Home About us Products Services Contact us Bookmark
:: wikimiki.org ::
Giardino Delle Esperidi

Giardino delle Esperidi

Il Giardino delle Esperidi è una località della mitologia greca. Era situato in un luogo remoto dell'occidente, sul monte Atlante, e vi era custodito un melo, dai frutti d'oro.
L'albero era un dono di Gea a Era, in occasione del suo matrimonio con Zeus.
Era lo aveva affidato in custodia ad Atlante e alle sue figlie, le Esperidi.
A sua custodia aveva posto anche il drago Ladone.
Nessun mortale sapeva dove si trovasse, fino a che Euristeo non ordinò ad Eracle di portargli i pomi d'oro, come ultima delle sue fatiche. Atlante fu poi costretto ad abbandonare il suo compito di custode, costretto a sostenere sulle spalle la volta del cielo, in quanto partecipò alla rivolta dei titani contro gli dei dell'Olimpo.

Voci correlate


- Ercole nel giardino delle Esperidi di Pieter Paul Rubens (1638 circa) Categoria:Luoghi mitici e leggendari Categoria:Luoghi della mitologia greca

Giardino

Un giardino è un luogo preposto alla coltivazione di piante da frutto, da fiore o da arredamento situato intorno o in un luogo vicino a una costruzione umana.

Storia

Anche se dall'avvento dell'agricoltura l'uomo impara a servirsi delle piante, dobbiamo aspettare il Medioevo per avere una prima forma di giardino, all'interno delle proprietà monacali e nelle immediate vicinanze di castelli e corti. Questi appezzamenti sono coltivati a ortaggi ed erbe medicinali, compresi qualche alberi da frutto. E tutti rigorosamente all'esterno delle mura cittadine (tranne qualche rara eccezione), poichè al suo interno non c'è molto spazio. Solo dal XIII secolo cominciano a diffondersi giardini e frutteti all'interno dei cortili nelle case patrizie: la spiegazione è da ricercare nella voglia dei nobili di ricreare una parte della campagna (dove era usanza passare 4 mesi all'anno) in città. Lhortus conclusum (ovvero orto chiuso, circondato da mura) è l'ideale da riprodurre, un'immagine idilliaca di un terreno pianeggiante di forma regolare cinto da alte mura, che racchiude al suo interno prati verdi, fiori, erbe e frutteti, cornice ideale per una fontana di acqua purissima, da collocarsi sempre al centro dell'hortum. Uno sfondo ideale per gli amori cortesi tanto celebrati nella letteratura del periodo. XIII secolo Nel XV secolo l'idea di giardino all'italiana assume un significato profondamente decorativo e architettonico, che trova la sua forma "primitiva" più illustre nel giardino di Careggi, villa Medicea. Si comincia ad usare i viali come assi prospettici che connettono le varie parti del giardino e viene data particolare attenzione agli effetti panoramici, accentuati con giardini pensili, terrazze e scenografiche scalinate. È un ritorno alle forme architettoniche di gusto classico (siamo nel Rinascimento) e si nota una spiccata passione per l'ars topiaria. L'evoluzione anche culturale porterà la creazione, nel Cinquecento, di giardini attentamente asserviti alla geometria delle forme: nasce l'architettura vegetale, dove minerali e vegetali sono usati allo stesso modo, al servizio dell'uomo. Ma già solo un secolo dopo (e in Veneto, grazie anche alle ville palladiane, nello stesso Cinquecento) la forma perfetta ciqnuecentesca vciene modificata e ammorbidita. Il giardino barocco presenta aiuole e terrazze che solo vicino al palazzo mantengono il rigore geometrico: via via che ci si allontana le forme si fanno più sinuose e compaiono ovali e forme irregolari morbide. Veneto] A questo punto bisogna lasciare l'Italia e arrivare fino in Francia, alla corte del Re Sole, quando Versailles rivaleggia con Vaux-le-Vicomte per la bellezza e la grandiosità dei suoi giardini, progettati da Andrè Le Notre, che prenderanno appunto il nome di giardino alla francese. Tuttavia L'arte dei giardini in Francia è pesantemente influenzata riceve dal Rinascimento italiano e dagli stessi giardini all'italiana. È Caterina de' Medici a chiedere la risistemazione dei giardini delle Tuileries secondo i gusti italiani, rivisitanti e interpretati dal prolifico Le Notre. Il giardino francese si differenzia da quello italiano principalmente per la mancanza di terrazzamenti (facilmente comprensibile dalla morfologia del suolo francese, solitamente pianeggiante) e i pendii dolci , un grande studio sulle viste prospettiche con ampissimi viali e grandi canali d'acqua e non ultimo, una vegetazione che prevale sull'architettura, ovvero scenografiche quinte di boschi (lontane, ma sempre presenti). Caratteristica tipica dei giardini alla francese è l'uso dei cosidetti parterre de broderie, ricami disegnati su aiuole con sabbie colorate (bianche, rosse, gialle, beige) usando piccole siepi, solitamente di bosso nano. Il XVIII secolo vede arrivare in Inghilterra una nuova concezione di progettare i giardini, che durerà fino a buona metà del secolo successivo (e verrà esportata in tutto il mondo): il giardino paesaggistico, che sarà poi scenario ideale per il movimento socio-culuturale del Romanticismo. Completamente opposto ai giardini alla francese e all'italiana, questo giardino ha come caratteristica principale l'illusorea apparenza di essere un territorio naturale quasi selvaggio e lasciato al caso. Niente di più falso! Gli architetti del verde inglesi (comincia infatti a nascere questa professione, soprattutto grazie a maestri come Charles Bridgham, Lord "Capability" Brown e il grande William Kent) aboliscono l'ars topiaria, i terrazzi, i boschetti le aiuole e i canali per fare spazio a un giardino con dolci pendii, alberi isolati o a gruppi, ruscelletti e addirittura false rovine romane, gotiche o tempietti che si specchiano su piccoli laghi. Nasce il landscaping, l'arte di fondere il giardino con il paesaggio e questo grazie a una nobiltà e alta borghesia che non disdegna di occuparsi delle tenute agricole e, anzi, ne è fiera. Gli intellettuali britannici esaltano questo nuovo modo di progettare giardini, contrapponendola alla rigidezza dei giardini alla francese e credendola la realizzazione dell'equilibrio raggiunto dalla società inglese loro contemporanea, che nei giardini si riflette armonica e naturale. Questi giardini vengono anche chiamati "georgiani". Da aggiungere: giardini urbani, giardini zoologici e botanici

Tipologie


- Orto (coltivato ad ortaggi)
- Frutteto (con alberi da frutto)
- Giardino all'italiana
- Giardino alla francese
- Giardino d'inverno (od orangerie)
- Giardino paesistico britannico
- Giardino naturale e giardino ecologico
- Giardino zoologico
- Giardino botanico
- Parco urbano moderno
- Giardino zen Categoria:agricoltura Categoria:architettura ja:庭園


Mitologia greca

La mitologia greca raccoglie le leggende delle divinità e degli eroi della Grecia antica. Tutti questi personaggi sono stati creati e diffusi dalla tradizione orale e poetica, arrivando a mescolarsi o sostituirsi con la storia della Grecia classica. In tutte le leggende, le divinità greche vengono descritte con un aspetto umano, ma immortali e con poteri sovrannaturali. Ognuno di essi aveva capacità peculiari ed aveva una propria genealogia.

La genesi del mondo greco

All'inizio esisteva solo il Caos, da esso si separarono tutti gli elementi.
Nacquero Gea la Terra, Eros l'amore, il Tartaro (l'inferno), l'Erebo (la tenebra) e Nyx(la Notte).
Da Erebo e Nyx (la Notte)nacquero l'Etere (il Giorno) ed Emera (la Luce), mentre da Gea nacquero Urano (il cielo) e Ponto (il mare). Urano e Gea furono i primi veri genitori del mondo mitologico greco, da loro nacquero gli Ecatonchiri, esseri soprannaturali con 50 teste e 100 braccia. A loro seguirono i Ciclopi, talmente disgustosi, che il padre decise di nasconderli nelle viscere della Terra. Per ultimi nacquero i Titani. Gea era indignata col suo sposo per aver nascosto i propri figli sotto terra e chiese l'aiuto dei Titani per punirlo. Il primo a rispondere fu Crono, che aggredì Urano mentre dormiva. Con un falcetto gli tagliò i testicoli, dal sangue che cadde sulla terra e sul mare, nacquero i Giganti, le Erinni e Afrodite naque dalla spuma del mare.

Zeus e gli dei dell'Olimpo

Crono sposò la sorella Rea, ma, per evitare di essere detronizzato da uno dei suoi figli come indicato da una predizione, li divorava tutti.Rea scoperto di dover partorire il suo sesto figlio si ritirò in Arcadia, dove nacque Zeus.
Crono scoperta la nascita andò su tutte le furie e ordinò di cercare il bimbo. Rea per proteggere Zeus, diede una pietra avvolta in fasce e Crono ingoiò la pietra. Una volta cresciuto, Zeus si vendicò del padre, aiutato dai Titani e dagli Ecatonchiri, costrinse il padre, tramite una pozione versata nel calice, a restituire tutti i figli ingoiati. Iniziò così la guerra tra vecchi e nuovi dei. I Titani fedeli a Crono, guidati da Atlante sfidarono Zeus e i suoi fratelli con i Titani ribelli. Zeus, per vincere la guerra si rivolse ai Ciclopi, liberandoli dalla loro prigionia imposta da Crono. I Ciclopi così donarono a Zeus, un fulmine, a Poseidone, un tridente e ad Ade un elmo che lo rendeva invisibile. Così armati riuscirono a colpire Crono e a ucciderlo mentre i Ciclopi sconfiggevano i Titani.

Animali


- Aello
- Amaltea
- Arione
- Arpie
- Celeno
- Cerbero
- Cinghiale di Calidone
- Cinghiale di Erimanto
- Echidna
- Idra di Lerna
- Minotauro
- Ocipete
- Pegaso
- Pitone
- Scilla
- Sfinge
- Sirena

Dei

Si veda: Lista degli dei greci

Genealogia degli dei dell'Olimpo

La genealogia degli dei dell'Olimpo è molto controversa, ogni autore ha la propria.
Nell'immagine qui sotto riportata viene indicata quella riportataci da Omero. Omero

Festività


- Carneia
- Cronia
- Purificazione

Leggende


- Giudizio di Paride
- I sette contro Tebe
- Le dodici fatiche di Eracle
- Teogonia
- Vello d'oro

Località


- Acheronte
- Acropoli
- Alfeo
- Areopago
- Argo
- Atene
- Campi Elisi
- Caos
- Cinzio
- Colchide
- Creta
- Delfi
- Ditte
- Dodona
- Elicona
- Eleusi
- Eretteo
- Giardino delle Esperidi
- Ida
- Isole dei beati
- Labirinto di Cnosso
- Lete
- Micene
- Olimpo
- Oracolo di Delfi
- Oracolo di Dodona
- Parnaso
- Stige
- Stinfalia (lago)
- Tartaro
- Tebe
- Tiro
- Troia

Oggetti


- Abadir
- Ambrosia

Personaggi ed eroi


- Abante, centauro
- Abante, figlio di Ippotoone
- Abante, figlio di Linceo
- Abante, figlio di Melampo
- Abante, figlio di Poseidone
- Achille, figlio di Peleo
- Acrisio
- Admeto
- Adone
- Adrasto
- Aedone
- Afareo
- Agamennone
- Agave
- Agenore
- Agraulo
- Aiace il grande
- Aiace di Locride
- Alcesti
- Alcinoo
- Alcione
- Alcippe
- Alcmena
- Alcmeone
- Alirrozio
- Aloadi
- Altea
- Altemene
- Amico
- Amimone
- Amintore
- Anceo figlio di Licurgo
- Anceo figlio di Poseidone
- Anchise
- Androgeo
- Andromaca
- Andromeda
- Anfiarao
- Anfimaro
- Anfione
- Anfitrione
- Anfitrite
- Anfizione
- Antenore
- Anteo
- Anticlea
- Antigone
- Antinoo
- Antiope figlia di Nitteo
- Antiope regina delle Amazzoni
- Apsirto
- Aracne
- Aretusa
- Arge
- Argo
- Argonauti
- Arianna
- Aristeo
- Ascalafo, figlio di Ares
- Ascalafo, figlio di Acheronte
- Ascanio
- Assaraco
- Asterione
- Astianatte
- Atalanta
- Atamante
- Atreo
- Atteone
- Attore
- Augia
- Autolico
- Autonoe
- Bauci
- Bellerofonte
- Belo
- Briareo
- Briseide
- Busiris
- Cadmo
- Calais
- Calamo
- Calcante
- Calciope
- Calcodonte
- Calipso
- Calliope
- Callisto
- Caronte
- Carpo, figlio di Clori
- Cassandra
- Cassiopea
- Castalia
- Castore
- Catreo
- Cecrope
- Cefalo
- Cefeo
- Celeo
- Cenis
- Centauro
- Cercopi
- Chione
- Chirone
- Ciclope
- Circe
- Cisseo
- Clio
- Clitennestra
- Cometo
- Coronide
- Cranao
- Creonte
- Creusa, figlia di Eretteo
- Creusa, figlia di Priamo
- Criseide
- Cureti
- Dafne
- Dafni
- Danaidi
- Danao
- Dardano
- Dedalione
- Dedalo
- Deianira
- Deidamia
- Deifobo
- Deioneo
- Deipile
- Demofoonte
- Deucalione, figlio di Minosse
- Deucalione, figlio di Prometeo
- Diomede figlio di Ares
- Diomede figlio di Tideo
- Diomedea
- Dioscuri
- Dirce
- Doro
- Eaco
- Ecatonchiri
- Echione, uno degli Sparti
- Echione, figlio di Ermes
- Eco
- Ecuba
- Edipo
- Eete
- Eezione
- Efialte
- Egeo
- Egialeo
- Egina
- Egisto
- Egitto
- Eidomene
- Elefenore
- Elena
- Eleno
- Elettra figlia di Agamennone
- Elettra figlia di Atlante, una delle Perseidi
- Elettrione
- Eliadi
- Elle
- Elleno
- Endimione
- Enea
- Eolo
- Epigoni
- Epimeteo
- Eracle
- Eraclidi
- Erato
- Erebo
- Eretteo
- Erittonio
- Ermione
- Ero
- Eteocle
- Etra
- Ettore
- Eufemo
- Eumeo
- Eumolpo
- Eurialo
- Euridice, ninfa moglie di Orfeo
- Euridice, madre di Alcmena
- Euridice, madre di Danae
- Euridice, madre di Laomedonte
- Euriloco
- Euristeo
- Eurito
- Europa, figlia di Agenore
- Europa, figlia di Oceano
- Europa, figlia di Tizio
- Febe, figlia di Leucippo
- Fedra
- Fenice, figlio di Agenore
- Fenice, figlio di Amintore
- Fetonte
- Filammone
- Filemone
- Filomela
- Filottete
- Fineo, figlio di Agenore
- Fineo, figlio di Belo
- Folo
- Frisso
- Galatea
- Ganimede
- Gerione
- Giacinto
- Giasone
- Giganti
- Giocasta
- Glauco figlio di Bellerofonte
- Glauco figlio di Minosse.
- Glauco figlio di Poseidone
- Glauco figlio di Sisifo.
- Gordio
- Gorgoni
- Graie
- Icario
- Icaro
- Idas
- Idomenea
- Idomeneo
- Ificlo
- Ifigenia
- Ifito
- Illo
- Ismeme, figlia di Edipo
- Ino
- Io
- Ione
- Ipermnestra
- Ippodamia, figlia di Adrasto
- Ippodamia, figlia di Enomao
- Ippolita
- Ippolito
- Ippomene
- Ippotoone
- Ismene
- Issione
- Laerte
- Laio
- Laocoonte
- Laomedonte
- Leandro
- Learco
- Leda
- Leto
- Leucippo, figlio di Enomao
- Leucippo, re di Messenia
- Libia
- Licaone, figlio di Ares
- Licaone, figlio di Pelasgo
- Licaone, figlio di Priamo
- Lico
- Licomede
- Licurgo
- Linceo
- Lino, figlio di Apollo
- Lino, personaggio dell'Iliade
- Lino, figlio di Ismeno
- Lino, figlio di Urania
- Lisimaca
- Litierse
- Marsia
- Mechisteo
- Medea
- Medusa
- Meganira
- Megara
- Melampo
- Melanione
- Meleagro
- Melicerte
- Memnone
- Menelao
- Menezio, figlio di Attore
- Menezio, figlio di Giapeto
- Metanira
- Mida
- Minosse
- Mirmidone
- Momo
- Mopso indovino degli Argonauti
- Mopso figlio di Manto
- Narciso
- Nauplio
- Nausicaa
- Neleo
- Neottolemo
- Nesso
- Nestore
- Niobe
- Nitteo
- Oineo
- Onfale
- Oreste
- Orfeo
- Orione
- Oritia
- Oto
- Palamede
- Pallante gigante
- Pallante titano
- Pallante eroe attico
- Pandora
- Paride
- Partenopeo
- Pasifae
- Patroclo
- Pelia
- Pelope
- Pelopia
- Penelope ninfa
- Penelope moglie di Ulisse
- Penteo
- Pentesilea
- Peribea
- Pericle
- Perseo
- Pigmalione
- Piritoo
- Pirra
- Pitteo
- Polinice
- Polissena
- Polluce
- Preto
- Priamo
- Procri
- Promaco
- Prometeo
- Protesilao
- Pterelao
- Radamante
- Reso
- Salmoneo
- Sarpedonte
- Semele
- Sibilla
- Sisifo
- Sparti
- Stelèo
- Stenelo
- Talo
- Tamiri
- Tantalo
- Telamone
- Telefassa
- Telefo
- Telegono
- Temisto
- Tersandro
- Teseo
- Teucro, figlio di Scamandro
- Teucro, figlio di Telamone
- Tideo
- Tieste
- Tindaro
- Tiresia
- Tiro
- Tisameno
- Titone
- Tizio
- Troilo
- Ulisse
- Urania
- Xuto
- Zete
- Zeto

Popoli


- Abanti
- Achei
- Amazzoni
- Cimmeri
- Dori
- Feaci
- Iperborei
- Lapiti
- Mirmidoni
- Tafi

Bibliografia

[http://www.adelphi.it/catalogo/schedaLibro.asp?id=2400&isbn=8845918920&v=s&metaTitolo=Le%20nozze%20di%20Cadmo%20e%20Armonia%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20&metaAutore=Roberto%20Calasso| Le Nozze di Cadmo e Armonia] di Roberto Calasso

Collegamenti esterni

Voci correlate


- Religione greca
- Mitologia
- Mitologia romana
- Lista di divinità Categoria:Mitologia greca ja:ギリシア神話 ko:그리스 신화

Melo



- Eumalus

- Sorbomalus
Il melo è una pianta da frutto.

Storia

L'area d'origine viene ritenuta l'Asia orientale, da dove poi il melo si sarebbe diffuso nell'area Caucasica. In quest'ultima area sarebbero avvenuti incroci naturali tra le varie specie originando diverse varietà ancora oggi esistenti (gruppo delle Mele Renette). Il melo era già coltivato in Egitto lungo il Nilo, importato dalla Siria, nel 13 secolo AC Lo studio pomologico delle cv iniziò solo nel periodo rinascimentale. La coltivazione del melo interessa tutti i continenti, ma la produzione mondiale è concentrata per oltre il 70% in Europa e Asia. La produzione mondiale si attesta su 400 milioni di quintali, di cui 225 in Europa, 105 in Asia, 45 in America (il melo predilige una fascia temperata fredda, infatti anche quando si parla di America si intende America del nord). In Europa: Urss 75 mil. di q, Francia 24, Italia 20. In Italia: Trentino Alto Adige 8, Emilia 5, Veneto 3, Campania 1,5 (coltivazione con tecniche particolari, è una melicoltura di nicchia). In Puglia ci sarebbero grossi problemi per la coltivazione del melo (infatti esistono solo pochi impianti finanziati dalla CEE) perché ricordiamo prima di tutto che la mela è un frutto che cresce in estate e quindi richiede acqua, e poi nel nostro clima risentirebbe troppo dell'influenza del Cossus Cossus e Zeuzzera Pyrina.

Biologia

Il melo appartiene al genere Pirus, subgenere Malus, con due sezioni: # Eumalus: frutti con calice persistente (quelle coltivate per il frutto). # Sorbomalus: frutti con calice caduco. Appartiene alla famiglia delle Rosacee e comprende circa una trentina di specie, delle quali solo poche hanno interesse colturale; alcune vengono utilizzate come piante ornamentali sia per i fiori, sia per i frutti intensamente colorati. Nel gruppo Eumalus troviamo specie Europee (M. pupila, M. silvestris, M. prunifoglia, M. spectabilis); e specie Americane (M. angustifoglia, M. coronaria) che sono utilizzate per caratteristiche di resistenza al freddo. Nel gruppo Sorbomalus troviamo la specie M. pulcherrima (floribunda) che ci da delle mele molto piccole ed è utilizzato come impollinatore. La maggior parte delle cv di melo per il consumo fresco appartengono al Malus communis ( = M. pumila, = M. dasycarpa); a cui appartengono le due importanti sottospecie M. pumila paradisiaca (melo paradiso) e M. praecox gallica (melo dolcino), utilizzate come portainnesti. Alla specie M. baccata resistente alla basse temperature, appartengono le mele da sidro. Gli alberi di melo sono monocauli, a foglia caduca, di buon sviluppo, con corteccia di colore grigio-cinereo piuttosto liscia. Le foglie sono semplici, lanceolate, con pagina inferiore tormentosa che ci sta ad indicare resistenza al freddo. I rami, le gemme (a legno e miste), i germogli e le foglie sono leggermente tormentosi. I rami sono brindilli (15-20 cm che nel caso in cui portino una gemma apicale mista vengono chiamati brindilli coronati) e lamburde. I fiori sono gialli (o rosati), grandi, presentano 5 stili derivanti da 5 logge; riuniti in corimbi; il fiore centrale presenta un'antesi anticipata rispetto agli altri dello stesso corimbo (comunque l'antesi è ad aprile). Numerose cv sono autoincompatibili (sterilità fattoriale) ma tutte sono intercompatibili, alcune fruttificano anche per via partenocarpica. Alcune specie come M. hupehensis sono riconosciute come apomittiche. L'impollinazione è entomofila. I frutti (sono falsi frutti derivati dal concrescimento di ovario e ricettacolo) sono pomi sferoidali, ellissoidali, costoluti con epicarpo variamente colorato (dal verde, al giallo e al rosso più o meno uniforme); la polpa è bianca o bianco-giallastra, di consistenza variabile, dolce, con componenti acidiche e aromatiche di diversa intensità. Il melo fruttifica prevalentemente sulle lamburde e sui brindilli, che portano una gemma mista.

Esigenze colturali, allevamento, propagazione

Nella distribuzione territoriale delle cv occorre tener presente il soddisfacimento del fabbisogno in freddo, che risulta spesso superiore alle 800 ore. Il melo tollera le basse temperature invernali (- 24 °C), mentre può risentire delle brinate primaverili, soprattutto nelle zone prealpine. Il melo viene propagato per innesto. Ai franchi, che insieme al paradiso comune e al dolcino comune, ottenuti per seme e che costituivano i portainnesti usati in passato, si sono sostituiti i portainnesti clonali, moltiplicati per via vegetativa (margotta di ceppaia o autoradicazione), e in particolare quelli caratterizzati da una ridotta vigoria o addirittura deboli. PORTAINNESTI:
- PARTENDO DA SEME:
  - Malus Communis (franco): molto vigoroso ritarda, l'entrata in fruttificazione.
  - Malus Baccata: arriva dalla Siberia e ci interessa per caratteristiche di resistenza al freddo.
  - Malus Hupehensis: portainnesto clonale ottenuto per autoradicazione.
- PARTENDO DA CLONI: :Vi è la serie East-Malling (M) e la serie Malling-Merion (MM) resistente all'afide lanigero. I portainnesti clonali usati oggi sono della serie M:
  - M 9 (paradiso giallo di Mets): debole con apparato radicale superficiale, induce precoce entrata in produzione, buona compatibilità anche se nel punto d'innesto si nota un ingrossamento.
  - M 27: molto debole, ha interesse solo per impianti con elevate densità (5000 piante/ha) :Altri della serie M: M 4, M 7, M 16 :Quelli della serie MM (numerazione da 100 in poi) sono:
  - MM 101: media vigoria, sensibile al marciume del colletto
  - MM 111: vigoroso, buona resistenza alla siccità per l'apparato radicale profondo, buone produzioni. :Altri portainnesti usati sono: la serie M.A.C., la serie Budagowski. Tutti questi portainnesti si propagano per margotta o per propaggine di trincea, ultimamente si ricorre alla talea o alla micropropagazione, la tecnica dell'autoradicazione ritarda la messa a frutto e dà piante vigorose. L'innesto è fatto a gemma dormiente o a marza (intarsio). Un ettaro di meleto produce anche 60 t. Negli ultimi decenni c'è stata una forte evoluzione delle tecniche di piantagione e delle forme di allevamento. Le piante devono essere allevate secondo forme atte a massimizzare la funzionalità del frutteto e non del singolo albero. I vecchi impianti con sesti larghi (6 x 7 m) sono stati sostituiti con quelli a più elevata densità per semplificare le operazioni colturali, una precoce messa a frutto, ed elevata qualità dei frutti. Le forme di allevamento attualmente utilizzate sono la palmetta (libera e anticipata), fusetto. Il fusetto è la forma più semplice in quanto è ridotta ad asse centrale sul quale sono inserite le brachette, abbastanza corte, nel numero di 6-8. Fondamentalmente il fusetto si ottiene spuntando l'astone quando questo si mette a dimora. Nei primi 2 anni si eseguono solo tagli di diradamento e interventi di inclinazione delle branche, che si fanno sviluppare irregolarmente lungo il fusto nel tratto compreso fra 70 e 150 cm da terra. Nelle cv standard sono ritenuti fondamentali gli interventi di piegatura dei germogli, mentre nelle cv spur l'inclinazione delle branche può essere ottenuta con l?utilizzo di semplici divaricatori. A partire dal 3° anno le branche vengono raccorciate con intensità inversa alla loro distanza dalla sommità della freccia. Dopo la fase di allevamento le piante vengono alleggerite nella parte apicale con interventi di potatura verde eseguiti prevalentemente in maggio. Nel complesso l'albero arriva a 2 - 3 m. Con le forme a fusetto la densità d'impianto può raggiungere le 5-6000 piante/ha, le distanze d'impianto sono 3,5 - 4 m tra le file e 1,2 - 2 m sulla fila (le distanze minime si usano per le spur). La palmetta è la forma più diffusa per l'allevamento del melo in parete in terreni fertili che raggiungono anche 3 - 4 m. Di solito alla messa a dimora gli astoni sono spuntati a 50-60 cm dal suolo. Nel 1° anno si lasciano vegetare liberamente i germogli che si sviluppano dalle gemme dell'astone, nell'inverno del 2° anno il ramo inserito più in alto viene scelto per costituire il prolungamento del fusto, mentre le 2 branche sottostanti vengono inclinate di 50° rispetto alla verticale. I restanti rami dopo essere stati diradati vengono curvati per evitare competizione con i 3 rami detti sopra. Per favorire una corretta formazione dell'albero sono utili la potatura sul verde e l'inclinazione dei rami. Il completamento della struttura scheletrica avviene in 2-3 anni dall'impianto. Rispetto al fusetto la potatura è più complicata per cui torna sempre utile l'uso di una struttura di sostegno (palo e tre fili) al fine di facilitare legatura e inclinazione delle branche. L'impianto è fatto con 4 m fra le file e 2-3 m sulla fila. Per quanto riguarda la potatura di produzione, il melo fruttifica prevalentemente sulle lamburde fiorifere; in alcune cv una certa produzione si può avere anche sui brindilli (con gemma apicale mista) e rami misti. I rami a legno non vanno raccorciati ma solo diradati dove risultino fitti o mal disposti. La frutta migliore di solito proviene dalle formazioni più giovani, pertanto la potatura deve assicurare un periodico rinnovamento di tali formazioni. In una pianta ben equilibrata la potatura dovrebbe consistere nell'asportazione di alcuni rami di 1 anno, raccorciamento delle branche di sfruttamento e delle formazioni fruttifere in via di esaurimento. Con l'introduzione di forme di allevamento contenute e elevate densità d'impianto si è ripristinata la potatura in verde, la potatura primaverile estiva viene eseguita per eliminare i succhioni che ombreggiano troppo la chioma. Nel melo il diradamento dei frutti si fa solo in quelle cv che allegano molto come quelle del gruppo delle GOLDEN DELICIOUS. Quando vi è necessità si usano diradanti chimici (NAA, NAD, SEVIN; che devono però essere sempre seguiti da ripasso manuale) al momento in cui il frutto centrale del corimbo ha raggiunto i 10 mm di diametro (40-50 gg dopo la fioritura, ha curva di accrescimento sigmoidale semplice). Molte cv di melo sono autoincompatibili o scarsamente autocompatibili, alcune di esse sono triploidi e producono polline scarsamente germinabile; però bisogna considerare che nel melo non esistono rapporti di interincompatibilità, per cui la scelta degli impollinatori riguarda solo la scelta di cv che fioriscono contemporaneamente e con polline germinabile. Ci sono grossi problemi con la Venturia Inaequalis (ticchiolatura) contro la quale si arriva a fare anche trattamenti 50 volte all?anno Ultimamente si è diffusa la tecnica dell'inerbimento interfilare e diserbo localizzato sulla fila. L'apporto di N deve essere limitato (70-80 kg/ha) specialmente nei frutteti inebiti, ove l'accumulo di sostanza organica che deriva dallo sfalcio dell'erba potrebbe causare con l'aggiunta di N problemi sulla vegetazione e sulla conservabilità dei frutti. Sono importanti anche Mg e Ca (importante per la successiva conservazione del frutto). La raccolta viene eseguita anche manualmente direttamente da terra negli impianti ad altezza limitata (allevamento a fusetto, cv spur, impianti ad elevata densità); con scale o con l?ausilio dei carri a piattaforme laterali nel caso degli alberi più sviluppati allevati a palmetta. La resa alla raccolta varia intorno a 1-2 q per operaio. La raccolta meccanica è utilizzata solo per le mele da sidro. L'epoca di raccolta è individuata con degli "indici di maturazione" (consistenza della polpa, residuo rifrattometrico, contenuto in amido), preposti per il melo. La mela è il frutto più destagionalizzato (lo troviamo tutto l'anno) ma ciò richiede la presenza di impianti che quindi ne limitano la diffusione. Dopo la raccolta i frutti sono conservati a T° di 0 -4°C con umidità relativa del 85-90%. Per conservazioni prolungate si ricorre a conservazioni in celle con atmosfera controllata (più ricca di CO2). Le mele sono destinate prevalentemente al consumo fresco, in Italia l'utilizzazione industriale riguarda la produzione di fette di mela per l'industria dolciaria) per la quale sono idonee le mele delle cv Golden Delicious, Rome Beauty, Imperatore. Altre destinazioni per le mele in industria sono: produzione di sidro, succhi limpidi, molto richiesti nei paesi del nord Europa, creme, fette di mela essiccate, produzione di alcool. Gli obbiettivi del miglioramento genetico riguardano l'ottenimento di piante resistenti ai rodilegni, al fuoco batterico (Ervinia Amylovora), alla ticchiolatura, oidio e afidi. Si guarda anche all'ottenimento di cv autocompatibili.

Cultivar

Il panorama varietale nazionale, è incentrato essenzialmente sulle cv da tavola a maturazione autunnale e invernale, che rappresentano circa il 90% della produzione. Limitata diffusione continuano ad avere le cv che maturano in estate che soffrono della concorrenza di pesche, susine ed uva e delle stesse mele invernali frigo conservate e del prodotto fresco che arriva dall?altro emisfero (Cile, Argentina). - Una prima classificazione viene fatta in base al corredo cromosomico: APLOIDI (17 cromosomi) DIPLOIDI (34 cromosomi) TRIPLOIDI (51 cromosomi) Queste ultime sono affette da sterilità citologica. - Si classificano anche in base alla colorazione di fondo della buccia: GIALLE, VERDI e ROSSE Si dice che la colorazione rossa arriva con il freddo. In particolare se la Golden Delicious ha una macchia rossa pallida vuol dire che è stata coltivata in altura. La Golden coltivata in pianura presenta rugginosità. - Un?altra classificazione è fatta in base al periodo di maturazione: MELE ESTIVE: con maturazione a luglio-agosto, raccolte al momento del consumo. Comprendono il 2-3% della produzione con MONDIAL GALA, ROYAL GALA, GALAXY tutte rosse. MELE AUTUNNALI: si raccolgono fra la fine di agosto e la fine di settembre. Comprendono il 70-75% della produzione (solo la GOLDEN DELICIOUS ne fa il 50%) con CLASSIC DELICIOUS (rossa), FLORINA (rossa) e PRIMERA (gialla) resistenti a ticchiolatura. MELE INVERNALI: si raccolgono in ottobre e sono pronte per il consumo a partire da dicembre-gennaio. Comprendono il 22-28% della produzione con ROME BEAUTY e IMPERATORE usate per fare le mele a fette e disidratate per dolci, GRANNY SMITH (verde), ANNURCA (rossa [napoletana]), FUJI (rossa). Comunque a prescindere dalla maturazione a ottobre non devono trovarsi ancora sull?albero perché iniziano le piogge che fanno perdere il prodotto. - Altro criterio di classificazione riguarda l?habitus vegetativo delle piante: STANDARD: con vegetazione tipica del melo SPUR: con alberi di limitato vigore, portamento compatto, internodi dei rami ravvicinati, molto ricchi di lamburde. INTERMEDI O SEMISPUR: presentano caratteristiche intermedie. - Altre classificazioni riguardano la destinazione del prodotto: Mele da tavola, da industria e da cuocere. In ordine d?importanza la cv più coltivata è la GOLDEN DELICIOUS (50%), seguita da DELICIOUS [delicious rosse] (20%), ROME BEAUTY ? IMPERATORE (12%), JONATHAN (5%), RENETTA DEL CANADA (4%). GOLDEN DELICIOUS: di medio vigore, molto produttiva, con rapida messa a frutto e poco alternante. Frutti sferoidali, con buccia gialla a volte con vene di rosso all?insolazione. Polpa bianco-giallastra, di media consistenza, aromatica e dolce. I frutti vengono raccolti nella 2° decade di settembre e la maturazione inizia a fine ottobre. GRUPPO DELICIOUS: [ DELICIOUS ROSSE] comprende numerose cv derivate da mutazioni gemmarie della STARK DELICIOUS: OREGON SPUR SPUR RED CHIEF EDEN SPUR ELITE CLASSIC DELICIOUS STANDARD EARLY RED ONE TOP RED Tutte le delicious rosse hanno in comune le caratteristiche del frutto, che è di forma tronco-conica, più o meno allungata, con buccia di colore rosso-carminio; la polpa è bianco-crema, mediamente sodo, zuccherina, aromatica e poco acidula. La raccolta dei frutti avviene, a seconda delle cv, a iniziare da settembre e la maturazione a partire dal mese di ottobre. GRUPPO IMPERATORE: alberi di media vigoria e molto produttivi; frutti grossi, sferoidali con peduncolo lungo, epicarpo giallo-verdastro e con colorazioni rosse. Polpa bianca, soda, succosa, zuccherina, acidula. La raccolta avviene da ottobre e la maturazione dai primi di gennaio. Parte della produzione è deviata all?industria. JONATHAN: alberi di medio vigore, autoincompatibile; frutti appiattiti, asimmetrici, con buccia sottile, estesamente soffusa di rosso, polpa bianco-crema, succosa. I frutti sono raccolti a inizio settembre e a fine mese sono maturi. GRUPPO RENETTE: la più conosciuta è la RENETTE DEL CANADA, che presenta alberi di medio vigore, produttivi ma incostanti; è una cv triploide e il polline germina poco. Frutti sferoidali, gialli e molto ricchi di lenticelle molto visibili. Polpa bianca-giallognola, tenera, acidula e aromatica. La raccolta inizia a settembre e i frutti che sono facilmente conservabili, cominciano a maturare dal mese di ottobre ANNURCA: vecchia cv campana, con alberi vigorosi, autoincompatibile e molto alternante. Frutti rossi quasi per intero, polpa bianca, soda, dolce-acidula. La raccolta è a ottobre ma le mele sono consumate a dicembre dopo che hanno assunto la caratteristica colorazione. MELE GALA: alberi di medio vigore con portamento assurgente e di produttività medio-elevata. I frutti sono medio-piccoli, con buccia gialla chiara striata di rosso; polpa bianca, croccante e ottima come qualità. La raccolta inizia a settembre e i frutti si consumano poco dopo. Le cv più note sono:ROYAL GALA, MONDIAL GALA, GALA MUST GRANNY SMITH: di origine australiana, molto vigorosa con limitato fabbisogno in freddo. Frutti sferoidali, verdi con lenticelle evidenti, polpa soda, croccante, di colore bianco-verdastro, succosa e molto acidula. La raccolta avviene a metà ottobre e il consumo inizia da metà dicembre.

Voci correlate


- Botanica
- Specie botaniche in Italia Categoria:Dicotiledoni

Era (mitologia)

Era è una figura della mitologia greca, era la regina degli dei dell'Olimpo. Figlia di Crono e di Rea, sorella ed anche sposa di Zeus. Generò Ares, Ebe, Efesto e Ilizia. La sua origine è molto antica: era venerata prima dell'epoca delle migrazioni, ma come divinità autonoma, senza marito.
Nella religione olimpica, era la protettrice del matrimonio, presiedeva a tutte le attività delle donne e vegliava sui bambini.
Era non è un vero nome (rimasto sconosciuto), ma un titolo, "la Signora".
Sembra che il culto originale fosse così importante, da costringere gli invasori venuti dal nord ad inserirlo nella loro religione nel rango più elevato: fu così che Era divenne sposa di Zeus.
La mitologia ci racconta di un matrimonio non felice. Era non dimostrò il minimo affetto per i figli, tutte le leggende la mostrano come sposa bisbetica ed infelice, in continuo contrasto con un marito che non ha scelto, resa continuamente gelosa dalle continue infedeltà di Zeus, persecutrice crudele delle rivali e dei loro figli. Un giorno Zeus incontrò Era e se ne innamorò. Per sedurla si trasformò in cuculo, si lasciò infradiciare da un temporale da lui stesso scatenato sulle pendici della montagna in cui Era amava passeggiare.
Dopo la pioggia, la dea uscì per la sua passeggiata e si sedette ai piedi di un albero. Un uccellino tutto bagnato andò a posarsi sulle sue ginocchia, la dea lo raccolse tra le mani per riscaldarlo.
Fu a quel punto che Zeus riassunse la sua forma normale e la sedusse, promettendole di sposarla.
Una volta sposati, le liti si susseguirono senza fine. LIliade ci mostra i due coniugi schierati sui fronti opposti della guerra di Troia.
Era sostiene apertamente gli achei in quanto Elena e Paride le hanno recato offesa. Zeus cerca di rimanere neutrale, pur avendo degli obblighi nei confronti della madre di Achille, Teti. Questo suo atteggiamento è considerato da Era come ostile. I santuari dedicati ad Era di epoca storica si trovano ad Argo e sull'isola di Samo. L'isola rivendicava a se l'onore di aver dato i natali alla dea e di essere stata testimone dell'idillio con Zeus (come indicato da Omero nellIliade
, libro XIV).
Anche Argo rivendicava il ruolo di città natale della dea, giustificandola con la presenza dell'antico santuario a lei dedicato, lo Heraion, che si ergeva a circa 10 km dalla città.
La festa a lei dedicata era detta Heraia, si svolgeva ad Argo ed era accompagnata da giochi atletici. Categoria:Divinità greche dell'Olimpo ja:ヘラ ko:헤라

Atlante (mitologia)

Atlante è una figura della mitologia greca, era figlio di Giapeto e di Climene. Secondo Esiodo, fu costretto da Zeus a sostenere la volta celeste.
Nell'Odissea (libro I) viene indicato come colui che porta i pilastri del cielo.
Questa pena gli fu inflitta da Zeus per essersi alleato a Crono nella sua guerra contro gli dei dell'Olimpo. Nell'Odissea, viene indicato come padre di Calipso. Nelle fatiche di Eracle, Atlante accettò di andare a raccogliere i pomi d'oro delle Esperidi, a patto che l'eroe lo sostituisse nel suo compito. Ma poi Eracle (Ercole) durò fatica a convincere il titano a riprendere il suo fardello sulle spalle. Fu padre delle Pleiadi, delle Iadi e di Calipso. Perseo gli fece guardare la testa di Medusa e lo trasformò in montagna: il monte Atlante nell'attuale nord Africa.

Voci correlate


- Telamone Categoria:Divinità greche ja:アトラス

Drago

] I draghi sono creature mitico-leggendarie, presenti nell'immaginario collettivo di molte culture come esseri sia malefici che benefici.

Mitologia cinese

Nella mitologia cinese il drago è una bestia che è composta da varie parti di animali, ha il muso da coccodrillo, il corpo di serpente, la criniera e gli artigli da tigre, le corna da cervo. È considerato un essere positivo e di grande saggezza, tanto che il trono dell'imperatore cinese era detto il Trono del Drago, e la sua faccia il Volto del Drago. Le credenze cinesi affermano anche che alla morte di un imperatore, esso volasse in cielo sotto forma di drago, e che quando un drago si alza in volo la pressione delle zampe sulle nuvole provoca la pioggia. Infatti il re-drago cinese Lung Wang è considerato colui che provoca la pioggia.

Mitologia cristiana

Nell'iconografia cristiana il drago rappresenta il Diavolo e deriva da un drago dell'Antico Testamento che a sua volta deriva dal drago babilonese Tiamat, essere di sesso femminile. La leggenda più nota è quella di San Giorgio, patrono dell'Inghilterra, che a seconda delle versioni uccide o addomestica il drago, liberando una fanciulla. In Italia, il santo più noto per aver ucciso un drago, tanto da venir spesso rappresentato in tale atto, è San Mercuriale, primo vescovo e patrono della città e diocesi di Forlì. Forlì e il drago (dettaglio)]]

Mitologia norrena

Il drago è presente anche nei miti delle popolazioni scandinave, quasi sempre come essere malefico, come Fafnir, il drago che ruba e custodisce il tesoro dei Nibelunghi, oppure Niðhöggr che cerca di distruggere il mondo rosiccchiando le radici dell'albero Yggdrasill. Altro mostro serpentiforme è Jormungand, figlio di Loki e della gigantessa Angerbode, viene gettato da Odino nell'oceano. Jormungand è talmente grande da riuscire a circondare tutta la terra e a mordersi la coda da solo. Abbocca all'amo di Thor, mentre quest'ultimo è a pesca; dopo una cruenta lotta il dio riesce a mettere in fuga il mostro. Jormungand è predestinato ad uccidere ed a essere ucciso da Thor al momento del Ragnarök.

Cultura contemporanea

Attualmente i draghi sono diventati alcuni tra i protagonisti dei romanzi e giochi di tipo fantasy. Grazie agli scritti di J.R.R. Tolkien (Lo Hobbit e Il Silmarillion) la passione per il fantasy (dalla letteratura al gioco) è largamente diffusa. In questo contesto la figura dei draghi risulta essere emblematica e fortemente radicata nell'immaginario collettivo. Molti scrittori di fantasy del XX secolo hanno poi scritto di draghi: Margaret Weis e Tracy Hickman ne Le Cronache di Dragonlance, Il ciclo di Death Gate e ne Il ciclo della Pietra Sovrana. Tra i giochi il più noto è sicuramente Dungeons & Dragons, ma anche Warhammer Fantasy. Un drago sui generis (per la precisione un drago della fortuna, ispirato in parte alla tipologia cinese, è inoltre uno dei protagonisti del romanzo La storia infinita) di Michael Ende. Con un accento più fantascientifico, la scrittrice Anne McCaffrey ha dedicato un fortunato ciclo di romanzi ai Dragonieri di Pern. Sul pianeta Pern, anticamente una colonia terrestre, una casta di dragonieri cavalca veri e propri draghi, ottenuti con l'ingegneria genetica a partire da una forma di vita indigena, i quali oltre alla classica capacità di sputare fuoco possono viaggiare nello spaziotempo con il pensiero. Una parodia dei canoni mitologici sui draghi è rappresentata dal cartone animato italiano Grisù (1975). Alla figura del drago sono stati anche ispirati diversi film, tra cui ricordiamo:
-
Elliott, il drago invisibile di Don Chaffey (1977)
-
Il drago del lago di fuoco di Matthew Robbins (1982)
-
Dragonheart di Rob Cohen (1996)
-
Il regno del fuoco di Rob Bowman (2002) Categoria:creature leggendarie ja:ドラゴン simple:Dragon th:มังกร

Ladone


- Ladone - Dio fluviale della mitologia greca.
- Ladone - Drago della mitologia greca.

Eracle

Eracle (Ercole per i romani) è una figura della mitologia greca, era un eroe greco dotato di forza straordinaria, figlio di Alcmena (sposa di Anfitrione) e di Zeus. Le sue avventure rispecchiano quelle di un eroe dei tempi antichi. La sua nascita è contesa tra Argo e Tebe.
Il mito più noto legato alla sua nascita riguarda Tebe, ma sembra quasi certo che la sua città natale fosse stata Argo.
Non esiste una leggenda ininterrotta che lo racconti dall'inizio alla fine, ma sono giunte a noi una serie di racconti che si incastrano tra loro quasi come un mosaico, senza per questo togliere fascino alla sua figura.

Nascita

Mentre Anfitrione stava combattendo, Zeus si presentò ad Alcmena sotto le sembianze del marito e si congiunse con lei nel corso di una notte che durò lo spazio di tre giorni, dalla loro unione, fu generato Eracle.
Zeus ripartì e Anfitrione ritornò dalla guerra da vincitore, generò anch'egli un figlio. Alcmena mise al mondo due gemelli: Eracle e Ificlo.
Come per tutti i figli illegittimi di Zeus, Eracle attirò l'odio di Era, un odio tanto forte da mettere a repentaglio la sua vita. Zeus lo fece portare sull'Olimpo da Ermes. Fece quindi addormentare Era, mettendogli il bambino al seno.
Quando Era si svegliò, respinse il bambino con ira, tanto che il suo latte si sparse nel cielo, formando la Via Lattea. Ma ormai era tardi: il latte di una dea che Eracle aveva bevuto lo resero immortale. Zeus poté così riportare il bambino ad Alcmena.

La prova

Via Lattea] Dopo qualche mese, Era manifestò nuovamente il suo odio, mettendo due serpenti nella camera in cui dormivano i due gemelli. I rettili si erano avvolti attorno ai due bambini, Ificlo, piangendo, diede l'allarme ai due genitori, che arrivarono nel momento in cui Eracle li stava strangolando, uno per mano.
Una seconda versione indica come i due serpenti, inoffensivi, fossero stati messi nella culla da Anfitrione, per sapere quale dei due gemelli fosse figlio di Zeus. Anfitrione, insospettito dal racconto della moglie che diceva di averlo visto il giorno prima del suo ritorno, aveva consultato Tiresia, che gli raccontò tutti gli avvenimenti. Eracle fu allevato con la massima cura, Anfitrione gli mise a disposizione i migliori maestri. Ma Eracle era ancora piccolo e non si rendeva conto della propria forza, tanto che un giorno uccise Lino che gli insegnava l'arte della musica, colpendolo con la sua lira.
Per creare un diversivo a questa sua immensa forza, venne mandato in una fattoria, dove rimase fino a diciotto anni. Divenne sempre più forte e grande, raggiungendo, secondo alcuni autori, la statura di 4 cubiti e 1 piede (2,33 m). Ma altri autori lo descrivono come un uomo di altezza normale ed è così che viene raffigurato dagli artisti greci.

Prima impresa di Eracle

La prima impresa di Eracle fu l'uccisione del leone del monte Citerone, che massacrava le greggi di Anfitrione. Dopo averlo ucciso, lo scuoiò e se ne mise addosso la pelle, usando la testa come elmo. Durante la sua fanciullezza, Tebe venne sconfitta dall'esercito di Orcomeno. Al suo ritorno, Eracle vide la sua città disarmata e costretta a pagare un tributo. Eracle prese in mano la situazione, si impadronì dei trofei che ornavano i templi armando tutti gli uomini in grado di combattere. Atena rimase ammirata nel vedere la sua risoluzione, gli sarà un'alleata preziosa. Le ostilità ripresero e l'esercito tebano si prese la rivincita su Orcomeno. Eracle arginò le acque del fiume Cefiso, facendole straripare ed allagando i campi coltivati dei nemici. Ma dopo la vittoria, decise di abbattere la diga, sebbene Anfitrione fosse stato ucciso in battaglia.

Matrimonio con Megara

Creonte, re di Tebe, colmò Eracle di onori elevandolo al rango di protettore delle città. Gli diede anche la figlia in sposa, Megara, mentre la sorella minore andò in sposa a Ificlo. I due fratelli ebbero numerosi figli (quelli di Eracle furono 8).

La pazzia e l'uccisione dei figli

Era, non ancora soddisfatta, prese di mira Eracle, facendolo impazzire. Eracle si gettò addosso a Iolao, il maggiore dei suoi nipoti e l'avrebbe ucciso se non fosse riuscito a sfuggirgli.
Eracle afferro quindi l'arco per uccidere dei nemici immaginari e, prima che potesse recuperare le sue facoltà mentali, aveva ormai ucciso due dei suoi figli e due figli di Iolao.
Quando Eracle vide le conseguenze della sua follia, decise di estraniarsi dal mondo, chiudendosi in un rifugio sotterraneo e rifiutando di vedere chiunque, piangendo la morte dei poveri bambini.
Solo il re di Tespia riuscì a fargli visita, compiendo su di lui i riti di purificazione. Eracle poté così andare presso l'oracolo di Delfi, per chiedere come potesse espiare le sue colpe.

Le dodici fatiche presso Euristeo

L'oracolo gli ingiunse di servire il re di Argo Euristeo: fu per lui che compì le famose dodici fatiche, a cui ne seguirono molte altre.
Finito il suo servizio presso Euristeo, ritornò a Tebe, si separò dalla moglie Megara (che andò in seconde nozze a Iolao) e cercò per sé una nuova sposa.

Eurito e la figlia Iole

Eracle venne a sapere che Eurito, figlio del re di Ecalia, voleva maritare la propria figlia, Iole. Eurito era un bravissimo arciere e promise la figlia a chiunque avesse dimostrato di saper usare l'arco meglio di lui.
Eracle lo sconfisse, ma Eurito lo accusò di aver usato frecce magiche, trattandolo come uno schiavo. Eracle abbandonò la città senza replicare, nonostante il suo desiderio di vendicarsi.
Intanto Eurito scoprì che dalle scuderie mancavano dodici giumente ed accusò Eracle di averle rubate, in cambio della mancata promessa di matrimonio. Affidò quindi al figlio Ifito di recuperare gli animali.
Ifito non credeva alla colpevolezza di Eracle e si mise alla ricerca degli animali perduti. Le giumente erano state rubate da Autolico, il principe dei ladri, che le aveva rivendute ad Eracle, senza che l'eroe ne potesse sospettare la provenienza.
Durante le sue ricerche, Ifito arrivò a Tirinto, la dimora di Eracle, al quale raccontò i fatti accaduti. Eracle promise di aiutarlo e lo ospitò nella sua casa.
Ifito vide le giumente del padre e tradì i suoi sospetti, in un eccesso d'ira, Eracle gettò giù dal tetto della propria casa Ifito, uccidendolo.

La profanazione del santuario

Il delitto era imperdonabile, in quanto commesso nella propria casa ai danni di un ospite.
Eracle doveva sottoporsi nuovamente al rito della purificazione, ma i suoi amici rifiutarono di compierli, l'unico a venirgli in aiuto fu Deifobo di Amicle, ma Eracle era così ossessionato dal delitto commesso, che decise di recarsi a Delfi per l'assoluzione. Ma non vi trovò conforto.
La pitonessa rifiutò di interrogare l'oracolo, dichiarando che non avrebbe mai risposto ad un essere come lui.
Eracle divenne furente, creando confusione nel santuario e impadronendosi del tripode sacro, gridando che si sarebbe fatto da solo il suo oracolo. Pizia invocò Apollo, il dio arrivò a Delfi ed affrontò Eracle, che gli si gettò incontro.
I due si batterono con grande furia, tanto da obbligare l'intervento di Zeus per separare i suoi due figli. Lascio alla Pizia il compito di scegliere la pena per la morte di Ifito e per la profanazione del santuario.

La schiavitù presso Onfale

Eracle fu nuovamente reso schiavo e fu acquistato per un anno da Onfale, regina di Lidia, ed il denaro andò ai figli di Ifito.
Numerose furono le imprese di Eracle per la sua padrona, ma questa volta la sua schiavitù non fu penosa. Onfale si innamorò di lui e, secondo alcune versioni, lo sposò ed ebbero tre figli.

Il mostro di Poseidone e la guerra contro Laomedonte

Eracle ritornò a Tirinto, pronto per nuovo avventure. Laomedonte era incorso nell'ira di Poseidone, che gli aveva mandato un mostro che devastava i campi e maltrattava la popolazione. Il re di Troia consultò l'oracolo di Zeus, che gli suggerì di sacrificare sua figlia Esione, questo era l'unico modo per liberare la città dal mostro.
Mentre Eracle passava da quelle parti, vide Esione incatenata ad una roccia in riva al mare, la liberò e la riportò alla sua famiglia. Propose quindi a Laomedonte di liberarlo dal mostro in cambio dei cavalli divini di Zeus, ricevuti come ricompensa per il rapimento del figlio di Ganimede. Laomedonte accettò.
Atena gli venne in aiuto e suggerì ai troiani di costruire un terrapieno lungo la riva. Eracle vi si nascose, attendendo l'arrivo del mostro. Da lì Eracle uccise il mostro, non appena emerse dalle acque. Passato il pericolo, Laomedonte ingannò Eracle, dandogli due cavalli normali. Eracle scoprì l'inganno e lascio la città furente, maledicendo Laomedonte.
Tornò a Tirinto per reclutare dei guerrieri, tra questi Iolao, Oicleo di Argo, Peleo e Telamone.
La guerra fu vinta da Eracle e Laomendonte fu ucciso con tutta la sua famiglia, eccetto Podarce e Esione. Podarce fu salvato dalla sua onestà, in quanto cerco di contrastare l'imbroglio del padre, mentre Esione riscattò dalla schiavitù il fratello e sposò Telamone.
Podarce ereditò il regno di Troia e, in ricordo del riscatto della sorella, cambiò il suo nome in Priamo (che significa "riscatto").

La guerra nell'Elide

Le avventure troiane diedero ad Eracle il piacere del combattimento, tanto da attaccare il regno dell'Elide, per vendicarsi di Augia che gli aveva rifiutato il compenso stabilito per avergli pulito le stalle.
Eracle vinse e continuò il suo cammino verso Pilo, dopo averlo conquistato, diede il trono a Nestore figlio di Peleo. Gli episodi di questa guerra verranno raccontati da Nestore durante la guerra di Troia (Iliade, libro XXIII).

Matrimonio con Deianira

Infine Eracle si stabilì in Etolia, chiese la mano di Deianira figlia di Oineo, re di Calidone. Per ottenerla dovette combattere contro il dio fluviale Acheloo, che sconfisse.
Il matrimonio fu felice, ma fu interrotto da un altro evento drammatico: l'uccisione di un parente di Oineo. Questi fungeva da coppiere ed ebbe la sfortuna di sporcare Eracle mentre gli versava l'acqua sulle mani per lavarsi dopo il pasto; furente, Eralce lo spinse via con tanta forza da ucciderlo.

L'uccisione di Nesso

Eracle e Deianira decisero quindi di stabilirsi a Trachis, in Tessaglia. Durante il viaggio arrivarono ad un fiume, dove incontrano il centauro Nesso, che si offri di farli attraversare senza pericolo. Appena arrivato sull'altra riva, Nesso afferrò Deianira e fuggì con lei al galoppo.
Eracle prese l'arco ed uccise il centauro, vicino alla morte, Nesso disse a Deianira di raccogliere il sangue che sgorgava dalla sua ferita, in quanto quel sangue gli avrebbe assicurato l'amore eterno di Eracle, la donna prese un'ampolla che aveva con se e la riempì, pensando di poterla utilizzare in futuro.

La guerra contro Eurito e la morte di Eracle

Giunti a Trachis, Eracle volle prendersi la rivincita su Eurito, che lo insultò accusandolo di slealtà nella prova per ottenere la mano della figlia. Ma prima di dichiarare guerra, consultò l'oracolo di Dodona, ripetendo a Deianira il responso del dio Zeus: questa guerra avrebbe potuto essere la sua ultima impresa seguita da una vita tranquilla o dalla sua morte.
Eracle sconfisse Eurito, uccidendolo con tutta la sua famiglia ad esclusione di Iole, che mandò a Trachis presso Deianira.
Deianira accolse la principessa con molti dubbi. Ormai la guerra era vinta, perché risparmiare Iole? Eracle mandò un araldo a Deianira, affinché gli facesse avere dei vesti nuovi. La donna si ricordo del sangue del centauro e ne fece un unguento da spalmare sui vestiti.
La vendetta di Nesso era compiuta, nel suo sangue era presente il veleno dell'idra di Lerna, in cui Eracle aveva intinto la punta delle sue frecce e che quindi era passato nel suo sangue.
Non appena Eracle indossò i vestiti, si senti bruciare la pelle. Il veleno lo faceva soffrire crudelmente, tanto da sentire la morte vicina. Chiese al figlio Illo di preparargli un rogo in cima al monte Eta e gli promise anche che avrebbe sposato Iole.
Quando il rogo fu pronto, Illo e Iolao vi portarono Eracle, ma nessuno dei due ebbe il coraggio di appiccarvi il fuoco. Fu quindi Eracle a chiamare un pastore che di li passava, ordinandogli di accendere il rogo. Il pastore ubbidì, ed Eracle, riconoscente, gli donò le sue armi: arco, faretra e frecce. Quindi salì sul rogo, coprendosi con la sua pelle di leone.
Iolao, Illo e il giovane pastore, Filottete, iniziarono i loro lamenti funebri.
Mentre si alzano le fiamme del rogo, si senti il rombo di un tuono e prima di morire, Eracle fu portato dal padre Zeus sull'Olimpo.
Iolao fondo un santuario in onore del padre e Illo sposo Iole; Deianira, saputo di aver provocato involontariamente la morte del marito, si uccise.
Sull'Olimpo Eracle fu accolto calorosamente, Era si riconciliò con lui e lo adottò come figlio; qui Eracle sposò Ebe.

La figura di Eracle

Il nome di Eracle significa "la gloria di Era" facendo pensare ad una sua origine in terre in cui Era veniva venerata.
Eroe atletico, Eracle era considerato il leggendario fondatore delle Olimpiadi; Pindaro dedicò a questo tema versi grandiosi.
Era considerato il protettore degli essere umani e veniva invocato in caso di pericolo o di epidemie. Gli venivano anche attribuiti poteri medici e parecchie fonti termali gli erano consacrate. Il personaggio di Eracle ha molti corrispondenti in altre mitologie: Malqart tra i fenici, Ogmios nella trazione celtica, Vejrapani in India.
I romani lo chiamavano Ercole. Categoria:Personaggi della mitologia greca ja:ヘラクレス

Titani

I Titani e le Titanidi (o titanesse) sono figure della mitologia greca. Il nome Titano indica generalmente gli dèi e gli esseri nati dall'unione di Urano e di Gea, ma nel tempo ha ampliato il suo significato andando ad indicare anche le divinità figlie di Giapeto (Atlante, Prometeo, Epimeteo e Menezio) Secondo Esiodo il nome ha una accezione dispregiativa, poiché furono così chiamati dal loro padre Urano per odio. Nella genealogia degli dèi, costituiscono quindi la seconda generazione divina. Non sembra abbiano mai avuto un culto e regnarono fino alla lotta con Zeus ed i suoi alleati, che li vide soccombere. Furono precipitati da Zeus nel Tartaro ed affidati alla custodia degli Ecatonchiri.

I Titani in Esiodo

Secondo Esiodo facevano parte della categoria sei dèi fratelli
- Ceo
- Crio
- Crono
- Giapeto
- Iperione
- Oceano sei dee sorelle
- Febe
- Mnemosine
- Rea
- Teia o Tia
- Temi
- Teti i tre Ecatonchiri
- Cotto
- Briareo
- Gige i tre Ciclopi
- Bronte
- Sterope
- Arge È tuttavia ancora in dubbio se per Titani si debbano intendere anche tutte le altre creature nate dal contatto del sangue dei genitali di Urano con la terra, e quindi anche Afrodite. Categoria:Titani ja:ティタン ko:티탄 (신화)

Ercole (Pieter Paul Rubens)

"Ercole nel giardino delle Esperidi" è un dipinto ad olio su tela di cm 246 x 168,5 realizzato nel 1638 circa dal pittore Pieter Paul Rubens.
È conservato alla Galleria Sabauda di Torino.
In questo quadro viene raffigurata una delle fatiche di Ercole, quella che obbligava l'eroe a sottrarre alle Esperidi i pomi d'oro che Gea aveva donato a Giunone per le sue nozze e che quelle custodivano gelosamente ai confini occidentali della terra, e a portare tre di questi a Micene.
A guardia del giardino vi era il dragone Ladone, che Rubens dipinge morente ai piedi di Ercole. Categoria:Dipinti di Rubens

Pieter Paul Rubens

Pieter Paul Rubens (28 giugno 157730 maggio 1640), è stato un famoso pittore fiammingo. Nacque a Siegen in Vestfalia (ora parte della Germania); suo padre, Jan Rubens, era un giurista; la madre, Maria, figlia di un mercante di arazzi.

Biografia

Nel 1568, il padre dovette lasciare Anversa per Colonia a causa delle persecuzioni religiose della città cattolica contro i protestanti (inizialmente fu educato nella fede cattolica per poi manifestare simpatie per il protestantesimo).
A Colonia divenne segretario di Anna di Sassonia, moglie del principe Guglielmo I d'Orange il Taciturno, e divenne anche suo amante; ma quando la tresca si scoprì rischiò addirittura la vita e solo grazie all'intervento di sua moglie riuscì ad ottenere una condanna lieve.
Allora venne confinato a Siegen, ma l'anno dopo la nascita di Pieter Paul ottenne il permesso di tornare a Colonia dove rimase fino alla morte (1587).
Invece Maria torna ad Anversa con i tre figli rimasti: Pieter Paul (12 anni), Philipp (13 anni) e la sorella maggiore Blandina. Degli altri quattro figli tre erano morti in giovane età ed un altro aveva lasciato la famiglia.
left Paul iniziò a frequentare una buona scuola ma nel 1590 dovette abbandonare gli studi per aiutare economicamente sua madre e quindi fu assunto come paggio presso la contessa Lalaing.
L'anno successivo si dedicò alla pittura dopo un breve apprendistato prima con Tobias Verhaect e poi con Otto Van Veen, così da completare gli studi.
Nel maggio del 1600 partì per l'Italia dove rimase per i successivi otto anni affermandosi come pittore, principalmente al servizio di Vincenzo Gonzaga duca di Mantova.
Nel 1608 tornò ad Anversa richiamato dalla malattia della madre, ma arrivò quando lei era già morta.
Oramai considerava l'Italia come la sua patria ed avrebbe voluto tornarvi, ma il successo ottenuto ad Anversa fu così repentino da indurlo a restarvi e nonostante i numerosi viaggi compiuti in seguito, non ebbe più modo di visitare la nostra penisola.
Nel 1609 venne nominato pittore di corte dall'Arciduca Alberto e sua moglie Isabella, governatore delle Fiandre per conto della Spagna, e nello stesso anno sposò la prima moglie Isabella Brant.
Negli anni seguenti la vita di Rubens fu costellata da successi sia sul piano personale che professionale, ma ebbe la disgrazia di perdere la figlia nel 1623 (aveva anche due figli maschi) e l'amata moglie nel 1626.
Per conto dell'Arciduchessa Isabella si recò prima a Madrid e poi a Londra dove ebbe un ruolo primario nella negoziazione di pace tra Spagna ed Inghilterra.
Nel 1630 si risposò con la nipote della prima moglie (Hélène Fourment) e da lei ebbe cinque figli; l'ultimo nato otto mesi dopo la morte del padre.
Morì ad Anversa per un attacco di cuore il 30 maggio 1640 all'età di 62 anni, compianto da tutta la città non solo come grande artista, ma anche come grande uomo.

Attività artistica

1640 Oltre che grandissimo pittore, Rubens fu tra i migliori disegnatori dell'epoca.
La produzione va da rapidi schizzi a disegni perfettamente rifiniti.
Si serviva di vari mezzi, compreso l'inchiostro, utilizzato soprattutto per gli schizzi.
Disegnava anche a gesso: nero, rosso e qualche volta bianco. I ritratti costituiscono una parte sostanziale dell'immensa produzione artistica di Rubens, sono in genere imponenti e formali, ma egli realizzò anche immagini più intime della famiglia e degli amici. Il pittore si dedicò anche a scene di caccia, soprattutto tra il 1615 ed il 1620, comprendendo alcune delle composizione più dinamiche, in cui uomini ed animali sono avviluppati in complessi gruppi compatti, mentre quelli successivi tendono a essere composizioni con figure più rade e disposte in un ordine quasi geometrico.
Oltre a scene classiche, Rubens dipinse anche episodi della mitologia classica. Delle grandi opere realizzate da Rubens a scopo decorativo l'unica rimasta intatta nel luogo originario è il soffitto della Sala dei banchetti del palazzo londinese di Whitehall.
Le altre sono state spostaste oppure andate distrutte. Rubens da giovane dipinse anche paesaggi e il suo primo esemplare rimasto risale al 1615 circa.
Da allora continuò a dipingerli solo occasionalmente e fu soltanto dopo l'acquisto del castello di Steen nel 1635 che tale genere assunse maggiore importanza.

Opere

1635
- Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre (Peccato originale) (1599-1600)
- Deposizione nel sepolto (1601)
- Autoritratto con amici a Mantova (1602-1604)
- Ercole e Onfale (1603)
- La Trinità adorata dalla famiglia Gonzaga (1604-1605)
- La circoncisione (1605)
- Ritratto di Brigida Spinola Doria (1606)
- Ritratto di Gio-Carlo Doria a cavallo (1606)
- Ritratto di gentildonna con nano (1606 circa)
- Madonna della Vallicella (1606-1608)
- Susanna e i vecchioni (1607)
- Adorazione dei pastori (1607)
- Sansone e Dalila (1609)
- Autoritratto con la moglie Isabella Brant (1609-1610)
- Innalzamento della Croce (1610)
- Morte di Argo (1610-1611)
- Trittico della Deposizione dalla Croce (1611-1614)
- I quattro filosofi (1612 circa)
- Incredulità di San Tommaso (1613-1615)
- Battaglia delle Amazzoni (1615 circa)
- Romolo e Remo (1615-1616)
- Resurrezione di Cristo (Il sepolcro pasquale) (1616)
- Incontro di Abramo e Melchisedech (1616-1617)
- Cristo con i quattro grandi penitenti (1617 circa)
- Il peccato originale (1617 circa)
- Il ratto delle figlie di Leucippo (1618 circa)
- La Medusa (1618 circa)
- Due Satiri (1618-1619)
- Gesù in Croce tra i ladroni (Il colpo di lancia) (1620)
- Ritratto di Suzanne Fourment (1622)
- Perseo libera Andromeda (1622)
- Maria de’ Medici a Marsiglia (1622-1625)
- Enrico IV alla battaglia d'Ivry (1627)
- Minerva protegge la Pace da Marte (Pace e Guerra) (1629-1630)
- Trittico di Sant’Ildefonso (1630-1631)
- Ultima cena (1632 circa)
- Il giardino d'amore (1632-1633 circa)
- Hélène Fourment con il figlio Frans (1635 circa)
- Il castello di Steen (1635 circa)
- Kermesse fiamminga (1635-1638)
- Paesaggio con arcobaleno (1636)
- Hélène Fourment con due dei suoi figli (1636 circa)
- Ratto di Ganimede (1636-1638)
- L'origine della Via Lattea (1636-1638)
- Diana e Callisto (1637-1638)
- Hélène Fourment esce dal bagno (La piccola pelliccia) (1638 circa)
- Ercole nel giardino delle Esperidi (1638 circa)
- Deianira presta ascolto alla Fama (1638 circa)
- Le tre Grazie (1638?)
- Il serpente di bronzo (1638-1639)
- Il giudizio di Paride (1638-1639?)
- Autoritratto (1638-1639)

Musei

Elenco dei musei che conservano opere dell'artista:
- Académia de Bellas Artes de San Fernando di Madrid
- Alte Pinakothek di Monaco
- Galleria Borghese di Roma
- Galleria degli Uffizi di Firenze
- Mauritshuis dell'Aia
- Galleria Nazionale di Palazzo Spinola di Genova
- Galleria Sabauda di Torino
- Musée des Beaux-Arts di Caen
- Musée du Louvre di Parigi
- Museo del Palazzo Ducale di Mantova
- Museo del Prado di Madrid
- Museo di Belle Arti di Budapest
- Museum Rubenshuis di Anversa
- National Gallery di Londra
- National Gallery di Washington
- National Trust di Kingston Lacy
- Palazzo Pitti di Firenze
- Pinacoteca Capitolina di Roma
- Pinacoteca comunale di Fermo
- Pinacoteca di Brera, Milano
- Koninklijnk Museum voor Schone Kunsten di Anversa
- Kunsthistorisches Museum di Vienna
- Wallace Collection di Londra
- Wallraf-Richartz Museum di Colonia Rubens Pieter Paul Rubens, Pieter Paul Rubens, Pieter Paul ja:ピーテル・パウル・ルーベンス ko:페터 파울 루벤스

Categoria:Luoghi mitici e leggendari

Questa categoria raccoglie le voci che si riferiscono a luoghi mitici e leggendari, cioè ai luoghi (reali o immaginari) strettamente legati a miti e leggende di ogni epoca e civiltà. Vedi anche l'elenco di luoghi mitici e leggendari e le voci mitologia e leggenda. Luoghi mitici e leggendari Luoghi mitici e leggendari

Categoria:Luoghi della mitologia greca

Luoghi delle mitologia greca Mitologia greca

Template:Tooltip-sitesupport

Support Wikipedia

prag hotel firma Malaga accommodation prace magisterskie Doda i Virgin










































:: RELATED NEWS ::