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Giganti

Giganti

I Giganti sono figure della mitologia greca, nati dal sangue della mutilazione subita da Urano. Esiodo li considera come figli di Gea, in quanto artefice dell'atto violento. NellOdissea, Omero ne cita alcuni che portarono alla rovina il re Eurimedonte ed i suoi sudditi. Il mito della lotta tra i giganti e gli dei è molto antico e si ritrova frequentemente, riflettendo la lotta fra la barbarie e l'ordine o l'opposizione fra l'uomo e le forze della natura.
Gea incitò i Giganti a battersi contro gli dei per gli affronti subiti. Diede loro una pianta che li avrebbe resi immortali, finché un umano non si fosse unito agli dei.
Zeus scoprì il segreto dell'erba, ordinò al sole e alla luna di non splendere più per poterla cogliere e chiese al figlio Eracle di aiutarli a sconfiggere i Giganti.
Gli dei riuscirono a vincere, Eracle uccise Alcione. Porfirio approfittò della confusione per cercare di strappare le vesti di Era, ma Zeus lo fulminò.
Atena uccise Encelado, mentre Efesto riforniva gli dei di ferri roventi. Dioniso si avvalse dei sortilegi del vino per inebriare ed uccidere i nemici. Categoria:Mitologia greca ja:ギガス

Mitologia greca

La mitologia greca raccoglie le leggende delle divinità e degli eroi della Grecia antica. Tutti questi personaggi sono stati creati e diffusi dalla tradizione orale e poetica, arrivando a mescolarsi o sostituirsi con la storia della Grecia classica. In tutte le leggende, le divinità greche vengono descritte con un aspetto umano, ma immortali e con poteri sovrannaturali. Ognuno di essi aveva capacità peculiari ed aveva una propria genealogia.

La genesi del mondo greco

All'inizio esisteva solo il Caos, da esso si separarono tutti gli elementi.
Nacquero Gea la Terra, Eros l'amore, il Tartaro (l'inferno), l'Erebo (la tenebra) e Nyx(la Notte).
Da Erebo e Nyx (la Notte)nacquero l'Etere (il Giorno) ed Emera (la Luce), mentre da Gea nacquero Urano (il cielo) e Ponto (il mare). Urano e Gea furono i primi veri genitori del mondo mitologico greco, da loro nacquero gli Ecatonchiri, esseri soprannaturali con 50 teste e 100 braccia. A loro seguirono i Ciclopi, talmente disgustosi, che il padre decise di nasconderli nelle viscere della Terra. Per ultimi nacquero i Titani. Gea era indignata col suo sposo per aver nascosto i propri figli sotto terra e chiese l'aiuto dei Titani per punirlo. Il primo a rispondere fu Crono, che aggredì Urano mentre dormiva. Con un falcetto gli tagliò i testicoli, dal sangue che cadde sulla terra e sul mare, nacquero i Giganti, le Erinni e Afrodite naque dalla spuma del mare.

Zeus e gli dei dell'Olimpo

Crono sposò la sorella Rea, ma, per evitare di essere detronizzato da uno dei suoi figli come indicato da una predizione, li divorava tutti.Rea scoperto di dover partorire il suo sesto figlio si ritirò in Arcadia, dove nacque Zeus.
Crono scoperta la nascita andò su tutte le furie e ordinò di cercare il bimbo. Rea per proteggere Zeus, diede una pietra avvolta in fasce e Crono ingoiò la pietra. Una volta cresciuto, Zeus si vendicò del padre, aiutato dai Titani e dagli Ecatonchiri, costrinse il padre, tramite una pozione versata nel calice, a restituire tutti i figli ingoiati. Iniziò così la guerra tra vecchi e nuovi dei. I Titani fedeli a Crono, guidati da Atlante sfidarono Zeus e i suoi fratelli con i Titani ribelli. Zeus, per vincere la guerra si rivolse ai Ciclopi, liberandoli dalla loro prigionia imposta da Crono. I Ciclopi così donarono a Zeus, un fulmine, a Poseidone, un tridente e ad Ade un elmo che lo rendeva invisibile. Così armati riuscirono a colpire Crono e a ucciderlo mentre i Ciclopi sconfiggevano i Titani.

Animali


- Aello
- Amaltea
- Arione
- Arpie
- Celeno
- Cerbero
- Cinghiale di Calidone
- Cinghiale di Erimanto
- Echidna
- Idra di Lerna
- Minotauro
- Ocipete
- Pegaso
- Pitone
- Scilla
- Sfinge
- Sirena

Dei

Si veda: Lista degli dei greci

Genealogia degli dei dell'Olimpo

La genealogia degli dei dell'Olimpo è molto controversa, ogni autore ha la propria.
Nell'immagine qui sotto riportata viene indicata quella riportataci da Omero. Omero

Festività


- Carneia
- Cronia
- Purificazione

Leggende


- Giudizio di Paride
- I sette contro Tebe
- Le dodici fatiche di Eracle
- Teogonia
- Vello d'oro

Località


- Acheronte
- Acropoli
- Alfeo
- Areopago
- Argo
- Atene
- Campi Elisi
- Caos
- Cinzio
- Colchide
- Creta
- Delfi
- Ditte
- Dodona
- Elicona
- Eleusi
- Eretteo
- Giardino delle Esperidi
- Ida
- Isole dei beati
- Labirinto di Cnosso
- Lete
- Micene
- Olimpo
- Oracolo di Delfi
- Oracolo di Dodona
- Parnaso
- Stige
- Stinfalia (lago)
- Tartaro
- Tebe
- Tiro
- Troia

Oggetti


- Abadir
- Ambrosia

Personaggi ed eroi


- Abante, centauro
- Abante, figlio di Ippotoone
- Abante, figlio di Linceo
- Abante, figlio di Melampo
- Abante, figlio di Poseidone
- Achille, figlio di Peleo
- Acrisio
- Admeto
- Adone
- Adrasto
- Aedone
- Afareo
- Agamennone
- Agave
- Agenore
- Agraulo
- Aiace il grande
- Aiace di Locride
- Alcesti
- Alcinoo
- Alcione
- Alcippe
- Alcmena
- Alcmeone
- Alirrozio
- Aloadi
- Altea
- Altemene
- Amico
- Amimone
- Amintore
- Anceo figlio di Licurgo
- Anceo figlio di Poseidone
- Anchise
- Androgeo
- Andromaca
- Andromeda
- Anfiarao
- Anfimaro
- Anfione
- Anfitrione
- Anfitrite
- Anfizione
- Antenore
- Anteo
- Anticlea
- Antigone
- Antinoo
- Antiope figlia di Nitteo
- Antiope regina delle Amazzoni
- Apsirto
- Aracne
- Aretusa
- Arge
- Argo
- Argonauti
- Arianna
- Aristeo
- Ascalafo, figlio di Ares
- Ascalafo, figlio di Acheronte
- Ascanio
- Assaraco
- Asterione
- Astianatte
- Atalanta
- Atamante
- Atreo
- Atteone
- Attore
- Augia
- Autolico
- Autonoe
- Bauci
- Bellerofonte
- Belo
- Briareo
- Briseide
- Busiris
- Cadmo
- Calais
- Calamo
- Calcante
- Calciope
- Calcodonte
- Calipso
- Calliope
- Callisto
- Caronte
- Carpo, figlio di Clori
- Cassandra
- Cassiopea
- Castalia
- Castore
- Catreo
- Cecrope
- Cefalo
- Cefeo
- Celeo
- Cenis
- Centauro
- Cercopi
- Chione
- Chirone
- Ciclope
- Circe
- Cisseo
- Clio
- Clitennestra
- Cometo
- Coronide
- Cranao
- Creonte
- Creusa, figlia di Eretteo
- Creusa, figlia di Priamo
- Criseide
- Cureti
- Dafne
- Dafni
- Danaidi
- Danao
- Dardano
- Dedalione
- Dedalo
- Deianira
- Deidamia
- Deifobo
- Deioneo
- Deipile
- Demofoonte
- Deucalione, figlio di Minosse
- Deucalione, figlio di Prometeo
- Diomede figlio di Ares
- Diomede figlio di Tideo
- Diomedea
- Dioscuri
- Dirce
- Doro
- Eaco
- Ecatonchiri
- Echione, uno degli Sparti
- Echione, figlio di Ermes
- Eco
- Ecuba
- Edipo
- Eete
- Eezione
- Efialte
- Egeo
- Egialeo
- Egina
- Egisto
- Egitto
- Eidomene
- Elefenore
- Elena
- Eleno
- Elettra figlia di Agamennone
- Elettra figlia di Atlante, una delle Perseidi
- Elettrione
- Eliadi
- Elle
- Elleno
- Endimione
- Enea
- Eolo
- Epigoni
- Epimeteo
- Eracle
- Eraclidi
- Erato
- Erebo
- Eretteo
- Erittonio
- Ermione
- Ero
- Eteocle
- Etra
- Ettore
- Eufemo
- Eumeo
- Eumolpo
- Eurialo
- Euridice, ninfa moglie di Orfeo
- Euridice, madre di Alcmena
- Euridice, madre di Danae
- Euridice, madre di Laomedonte
- Euriloco
- Euristeo
- Eurito
- Europa, figlia di Agenore
- Europa, figlia di Oceano
- Europa, figlia di Tizio
- Febe, figlia di Leucippo
- Fedra
- Fenice, figlio di Agenore
- Fenice, figlio di Amintore
- Fetonte
- Filammone
- Filemone
- Filomela
- Filottete
- Fineo, figlio di Agenore
- Fineo, figlio di Belo
- Folo
- Frisso
- Galatea
- Ganimede
- Gerione
- Giacinto
- Giasone
- Giganti
- Giocasta
- Glauco figlio di Bellerofonte
- Glauco figlio di Minosse.
- Glauco figlio di Poseidone
- Glauco figlio di Sisifo.
- Gordio
- Gorgoni
- Graie
- Icario
- Icaro
- Idas
- Idomenea
- Idomeneo
- Ificlo
- Ifigenia
- Ifito
- Illo
- Ismeme, figlia di Edipo
- Ino
- Io
- Ione
- Ipermnestra
- Ippodamia, figlia di Adrasto
- Ippodamia, figlia di Enomao
- Ippolita
- Ippolito
- Ippomene
- Ippotoone
- Ismene
- Issione
- Laerte
- Laio
- Laocoonte
- Laomedonte
- Leandro
- Learco
- Leda
- Leto
- Leucippo, figlio di Enomao
- Leucippo, re di Messenia
- Libia
- Licaone, figlio di Ares
- Licaone, figlio di Pelasgo
- Licaone, figlio di Priamo
- Lico
- Licomede
- Licurgo
- Linceo
- Lino, figlio di Apollo
- Lino, personaggio dell'Iliade
- Lino, figlio di Ismeno
- Lino, figlio di Urania
- Lisimaca
- Litierse
- Marsia
- Mechisteo
- Medea
- Medusa
- Meganira
- Megara
- Melampo
- Melanione
- Meleagro
- Melicerte
- Memnone
- Menelao
- Menezio, figlio di Attore
- Menezio, figlio di Giapeto
- Metanira
- Mida
- Minosse
- Mirmidone
- Momo
- Mopso indovino degli Argonauti
- Mopso figlio di Manto
- Narciso
- Nauplio
- Nausicaa
- Neleo
- Neottolemo
- Nesso
- Nestore
- Niobe
- Nitteo
- Oineo
- Onfale
- Oreste
- Orfeo
- Orione
- Oritia
- Oto
- Palamede
- Pallante gigante
- Pallante titano
- Pallante eroe attico
- Pandora
- Paride
- Partenopeo
- Pasifae
- Patroclo
- Pelia
- Pelope
- Pelopia
- Penelope ninfa
- Penelope moglie di Ulisse
- Penteo
- Pentesilea
- Peribea
- Pericle
- Perseo
- Pigmalione
- Piritoo
- Pirra
- Pitteo
- Polinice
- Polissena
- Polluce
- Preto
- Priamo
- Procri
- Promaco
- Prometeo
- Protesilao
- Pterelao
- Radamante
- Reso
- Salmoneo
- Sarpedonte
- Semele
- Sibilla
- Sisifo
- Sparti
- Stelèo
- Stenelo
- Talo
- Tamiri
- Tantalo
- Telamone
- Telefassa
- Telefo
- Telegono
- Temisto
- Tersandro
- Teseo
- Teucro, figlio di Scamandro
- Teucro, figlio di Telamone
- Tideo
- Tieste
- Tindaro
- Tiresia
- Tiro
- Tisameno
- Titone
- Tizio
- Troilo
- Ulisse
- Urania
- Xuto
- Zete
- Zeto

Popoli


- Abanti
- Achei
- Amazzoni
- Cimmeri
- Dori
- Feaci
- Iperborei
- Lapiti
- Mirmidoni
- Tafi

Bibliografia

[http://www.adelphi.it/catalogo/schedaLibro.asp?id=2400&isbn=8845918920&v=s&metaTitolo=Le%20nozze%20di%20Cadmo%20e%20Armonia%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20%20&metaAutore=Roberto%20Calasso| Le Nozze di Cadmo e Armonia] di Roberto Calasso

Collegamenti esterni

Voci correlate


- Religione greca
- Mitologia
- Mitologia romana
- Lista di divinità Categoria:Mitologia greca ja:ギリシア神話 ko:그리스 신화


Urano (mitologia)

Urano è una figura della mitologia greca, era figlio di Gea. Era la rappresentazione del cielo stellato. Nacque nel momento in cui Gea sorse dal Caos.
Urano sposò la madre: la pioggia del cielo rese fertile la terra e le fece dare molti frutti.
Gea e Urano generarono i Titani, i Ciclopi e gli Ecatonchiri.
Urano era geloso dei figli, li rinchiuse quindi al centro della terra. Gea non sopportava la situazione e si alleo col più coraggioso di loro, Crono.
Crono mutilò i genitali di Urano e ne prese il trono. Il sangue di Urano che cadde sulla terra diede vita ai Giganti e alle Erinni, quello caduto in mare ad Afrodite. La versione romana di Urano è Caelus. Categoria:Divinità greche ja:ウラノス

Esiodo

Esiodo è un poeta greco, le sue opere risalgono al periodo tra la fine dell'VIII secolo e l'inizio del VII secolo a.C..
La sua opera è quindi nettamente posteriore a quella di Omero.

Biografia

Nacque ad Ascra, in Beozia, figlio di un commerciante, originario di Cuma eolica, costretto a trasformarsi in agricoltore a causa della povertà.
Sulle orme del padre, divenne anche lui agricoltore, tanto che la sua Opere e giorni, dà una dettagliata descrizione della vita contadina del tempo.
Plutarco ci riporta della sua morte violenta, ucciso dai fratelli di una donna che sedusse o tentò di sedurre.

Attività

Esiodo -si narra- vinse il primo premio agli agoni poetici di Calcide in Eubea, superando lo stesso Omero.
Oltre alle Opere e giorni, Esiodo è sicuramente anche autore della Teogonia, il primo poema religioso greco. Quest'opera contiene numerose informazioni sulle origini dell'universo e sugli dei che contribuirono alla sua formazione.

Opere


- Le opere e i giorni
- Teogonia Categoria:Biografie Categoria:Poeti greci ja:ヘシオドス ko:헤시오도스

Gea

Gea o Gaia è una figura della mitologia greca; era la dea che personificava la Terra, madre di tutti gli esseri. Esiodo la indica come sorta dal Caos, dando vita alle forze naturali del mondo: mari, montagne e cielo (Urano).
Unendosi a Urano generò sei Titani e sei Titanidi, seguiti dai Ciclopi e dagli Ecatonchiri.
Con il fratello, Tartaro, diede vita all'orrenda figura di Tifone. Crono si rivoltò contro il padre e si alleò con Gea, infliggendogli la mutilazione dei genitali. Dal sangue che ne sgorgò, nacque una nuova generazione di mostri: i Giganti e le Erinni.
Gea e i suoi figli non si opposero solo ad Urano, ma anche agli Dei, simboleggiando l'ira della Terra per le offese compiute contro di essa. L'antica Grecia traeva il suo sostentamento dall'agricoltura, ogni appezzamento di terra coltivata e resa fertile si vedeva attribuire un potere magico, da cui derivava il culto per la Madre Terra.
Per questo motivo, Gea fu la prima dispensatrice di oracoli. Quando Apollo volle costituire il proprio oracolo a Delfi, fu costretto ad uccidere l'emblema di Gea, il serpente, che egli voleva soppiantare.
Nelle opere omeriche, Gea viene presa a testimone dei giuramenti: a lei non può sfuggire nulla di quanto accada sulla terra. Categoria:Divinità greche ja:ガイア

Omero

Omero (pronuncia: o-mé-ro) - Con questo nome viene tradizionalmente identificato l'autore di due capisaldi della letteratura di ogni tempo, l'Odissea e l'Iliade. Le più antiche notizie che si hanno su di lui lo indicano come nato a Chio. E di Chio lo riteneva il poeta Semonide di Amorgo, tenendo conto che Pindaro menziona Chio accanto a Smirne.

La nascita

Non è improbabile che l'indicazione di questa patria tradizionale, si fondi sull'attribuzione che gli antichi fecero ad Omero di un inno ad Apollo Delio ("Inni omerici"), nel quale l'autore, senza indicare il proprio nome, si descriveva come cieco e vivente nella rocciosa Chio. Inoltre, in Chio, si trovava una società di poeti chiamata Omerici, che si vantava di discendere da lui. Ma ben presto altre città si contesero l'onore di paese natale del poeta: Colofone, Cuma, Pilo, Itaca, Argo e Atene; furono comunque tutte attribuzioni arbitrarie. Sono giunte ai nostri giorni ben sette "Vite" di Omero, tutte romanzate e fantastiche.

Biografia attribuita a Erodoto

La più antica e particolareggiata, falsamente attribuita dagli antichi ad Erodoto, risale al V secolo a.C. In essa si racconta che Creteide, un'orfana di Cuma eolica, fu sedotta ed abbandonata, ed il suo tutore per sfuggire alla vergogna la condusse a Smirne. Creteide si recò ad una festa sacra alla foce del fiume Meles e qui partorì un bambino che chiamò Melesigene (dal nome del fiume). Un maestro elementare, Femio, prese a servizio Creteide, vivendo con lei e crescendo il bambino, che, col passare degli anni, dimostrò le proprie attitudine artistiche.

I viaggi

Ben presto Melesigene divenne oggetto di ammirazione, oltre che per i cittadini di Smirne, per tutti i frequentatori stranieri della città; fra gli altri un armatore, un certo Mente, lo prese in viva simpatia, dimostrandogli quanto gli sarebbe stato utile viaggiare e conoscere nuovi paesi e nuove genti. Il poeta si lasciò convincere ed andò in giro per il mondo. Ovunque andasse, osservava, interrogava, s'informava su tutto, prendendo appunti. Arrivò ad Itaca, di ritorno dall'Iberia e dall'Italia, e si ammalò agli occhi e Mente, costretto dagli affari a proseguire il viaggio, lo affidò ad un amico, Mentore, uomo ricco ed ospitale. Qui apprese molti particolari che riguardavano le avventure di Odisseo e ne fece tesoro. Guarito dalla malattia, si riunì a Mente, continuando il suo girovagare, finché a Colofone, si ammalò nuovamente perdendo la vista.

La cecità

Fu costretto quindi a rinunciare ai viaggi e si stabilì a Smirne, dedicandosi alla poesia. Non riusciva però ad guadagnare abbastanza per vivere e dovette trasferirsi a Cuma. Durante il viaggio, presso la bottega di un calzolaio a Neotico, improvvisò i versi «Abbiate riguardo per chi ha bisogno di ospitalità, voi che abitate l'eccelsa città, figlia di Cuma dai begli occhi, all'estremo piede di Sedene pieno di selve, voi che bevete l'ambrosia acqua del fiume divino, dell'Ermo vorticoso, di cui fu padre Zeus immortale». Tichio, il calzolaio, fu mosso da pietà ed ospito il poeta, che compose altre opere, "La spedizione di Amfiarao contro Tebe" ed altri inni agli dei.

Cuma

Melesigene si accorse che i guadagni diminuivano, si spostò a Cuma e compose il famoso epigramma per Mida: «Finché l'acqua fluisca e fioriscano i grandi alberi e il sole sorgendo risplenda e la fulgida luna, io qui restando sul lacrimato sepolcro annunzierò ai passanti che questa è la tomba di Mida». A Cuma ottenne grande successo quindi chiese di essere mantenuto dalla città, per renderla gloriosa con la sua poesia; perorò la sua causa all'assemblea, ma un principe si oppose, rilevando che se la città si fosse data a mantenere tutti i ciechi, avrebbe attirato su di sé tutti i disutili dei dintorni.

Il nome Omero

Ecco nascere il nome che lo renderà famoso per sempre: in lingua cumana "cieco" si diceva ομηρος. Ho mè Orôn, infatti, significa "Il non vedente". Altri studiosi attribuiscono alla parola ομηρος il senso di "ostaggio". Da quel giorno, non fu più chiamato Melesigene ma Omero. Omero abbandonò Cuma e riprese la sua vita errante, incontrando a Focea un maestro di scuola, Testoride, che si offrì di mantenerlo a sue spese purché Omero gli concedesse una copia di tutto ciò che aveva composto e che avrebbe composto in futuro.

L'Odissea

Omero accettò, componendo subito "La piccola Iliade" e la "Focide". Ma Testoride lo abbandonò, trasferendosi a Chio, dove si affermò con le poesie di Omero. Il poeta, informato dell'indegno comportamento, si recò immediatamente a Chio. Il viaggio fu avventuroso e dopo varia peripezie, riuscì a sbarcare nei pressi della città, a Bolisso, dove fu ospitato dal pastore Glauco. Glauco parlò di lui al suo padrone, che gli affidò l'educazione dei figli. Finalmente Omero riuscì a trascorrere un periodo di vita sereno, accumulando anche una certa sostanza, sposandosi, ed avendo due figlie. È questo il periodo in cui compose lOdissea.

La morte

Intanto, non appena a Chio arrivarono le opere di Omero che lo resero famoso, Testoride decise di allontanarsi dalla città.
Da tutta la Grecia accorreva gente per vedere Omero. Decise così di trasferirsi sul continente, trascorse l'inverno a Samo, quindi partì per Atene, ma a Ios si ammalò e morì.

Le altre biografie

Le altre "Vite", attribuite a Plutarco, a Proclo o anonime, non aggiungono molto di più e non meritano di maggiore fede.
Neanche il "Certame di Omero e di Esiodo" ci dà ulteriori particolari, giunto a noi in una redazione di età adrianea, ma avente un nucleo molto più antico. In quest'opera si immagina che i due poeti si siano incontrati per caso per onorare le esequie di Anfidamante, re dell'Eubea, dando luogo ad una competizione poetica vinta da Esiodo, premiato dal re in quanto esaltatore di agricoltura e pace in contrasto di chi aveva cantato di guerre e stragi.

Le vere notizie biografiche

In realtà, tutto il contenuto delle vite è leggendario. Del poeta sappiamo con certezza soltanto il nome, Omero, che può significare "cieco", "schiavo", od "ostaggio". Quale sia la sua reale valenza, però, è del tutto ignoto. Tutti gli storici moderni sono concordi, inoltre, nel giudicare assai incerto il luogo di nascita; la maggioranza propende per Chio o Smirne. Un dato della leggenda è verosimile, ovvero la sua vita errabonda. Le sue opere dimostrano la conoscenza di paesi e popoli che non può non essere diretta.
Povertà, cecità e ambiente plebeo, sono elementi della sua vita che molti critici rifiutano, in quanto vedono, specialmente nell'Iliade, opere cortigiane. Il passo dell'Iliade in cui si presagisce che la discendenza di Enea regnerà un giorno sui troiani, sembra essere profezia
ex eventu, dimostrando come Omero vivesse nella Troade nella corte di una dinastia che vantasse Enea come proprio iniziatore. L'età in cui visse il poeta, per gli antichi non è chiara, Erodoto riteneva che fosse vissuto prima di lui di almeno quattro secoli (IX secolo a.C.).

La questione omerica

La paternità della "questione omerica" viene attribuita a François Hédelin abate d'Aubignac (1604-1676), a Giambattista Vico (1668-1744) e a Friedrich August Wolf (1759-1824). Hédelin, è in alcune "Congetture accademiche sull'«Iliade»" (pubblicate postume nel 1715), dava un giudizio negativo della poesia dell'Iliade e riteneva che il poema fosse un centone (richiamando l'etimologia corrente della rapsodia "canti cuciti insieme"): un
esprit ingénieux, tra l'enorme mole di canti eseguiti nelle feste e nelle corti principesche, ne avrebbe raccolto una quarantina, apportandovi tagli, aggiunte, adattamenti e correzioni, spiegando così le ineguaglianze e le contraddizioni contenute. Vico, che non conosceva l'opera di Hédelin, scrisse nella seconda edizione della "Scienza nuova" (1730) la sua convinzione che i poemi omerici fossero « per più mani lavorati e condotti » e mettendo in dubbio l'esistenza di Omero, lo presentava come un simbolo. Nei "Prolegomena ad Homerum", Wolf si ispira a Hédelin, ma con un'indagine più profonda ed un maggiore rigore critico, sosteneva che all'epoca di Omero non si conoscesse la scrittura e che quindi un solo poeta non avrebbe potuto comporre e tramandare a memoria tante migliaia di versi: i poemi omerici erano una raccolta di poemetti popolari, raccolti in un secondo tempo, per un'opera commissionata da Atene (forse Pisistrato) nel VI secolo. Le prime due teorie rimasero quasi sconosciute, mentre quella di Wolf fece scalpore e segnò l'inizio della "questione omerica", iniziando una serie enorme di studi sull'opera di Omero. Nonostante una delle teorie di Wolf si dimostrò infondata (ricerche archeologiche dimostrarono l'esistenza della scrittura già alcuni secoli prima di Omero), la tesi di Omero simbolo fu ancora sostenuta. Le ipotesi di Lachmann trovano una certa analogia con quelle di Hédelin, secondo lui l'Iliade sarebbe composta da 16 canti popolari riuniti e poi trascritti per ordine di Pisistrato (Kleinliedertheorie). Opposta la tesi di Herrmann: i due poemi omerici deriverebbero da due nuclei originali ("Ur-Ilias" e "Ur-Odyssee"), a cui sarebbero state fatte aggiunte ed ampliamenti. La questione omerica è lontana dall'essere risolta, perché in realtà è insolubile. I dati che si possono considerare assodati sono:
- Iliade ed Odissea non sono opera dello stesso autore, rispecchiano civiltà, usi e costumi assai diversi
- uno fu il poeta autore dell'Iliade o, meglio, della gran parte dell'opera, che ebbe in seguito degli ampliamenti e l'aggiunta di qualche canto (sono sicuramente posteriori il catalogo delle navi nel libro II e il libro X)
- nessun motivo impedisce di pensare che l'autore di questa si chiamasse Omero, il quale forse fu di Smirne e visse nella Troade alla corte di un principe. I poemi omerici presuppongono la preesistenza di brevi poemi epici esametrci, preceduti da canzoni (probabilmente eoliche) composte in strofe di brevi versi, talvolta anche con la rima. categoria:biografie categoria:poeti greci ja:ホメロス ko:호메로스 ms:Homer simple:Homer th:โฮเมอร์


Zeus

Zeus (in greco Ζεύς) è una figura della mitologia greca, era figlio di Crono e di Rea Il suo nome deriva dalla radice indoeuropea dieu (splendere), ricollegato al culto naturalistico solare dei primitivi.
Zeus nacque a Creta, secondo Omero era il figlio primogenito, mentre Esiodo lo indica come terzogenito; venne nascosto dalla madre in una grotta del monte Ditte, in quanto Crono era solito mangiare i propri figli, per evitare l'avverarsi della profezia che lo voleva destituito da un proprio figlio.
Versioni posteriori indicano la sua nascita in Arcadia, quindi trasferito a Creta e nascosto sul monte Ida. Fu nutrito dalla capra Amaltea e custodito dai Cureti, che fecero in modo che i suoi vagiti non potessero essere uditi.
Divenuto adulto, detronizzò il padre, con l'aiuto della madre Rea, nel corso di una guerra durata dieci anni. A lui si allearono i Giganti e gli Ecatonchiri. Divise in sorte il regno del padre tra i fratelli: Ade ottenne il mondo sotterraneo, Poseidone le acque interne e del mare, mentre Zeus ebbe il potere sul cielo. Tutti e tre erano interessati alla Terra e all'Olimpo. La prima sposa di Zeus fu Metide, la prudenza (secondo Esiodo). Appena rimase incinta, Urano e Gea avvisarono Zeus che, se fosse nato un maschio, questo avrebbe detronizzato il padre. Zeus ingoiò immediatamente Metide, ma il figlio di lei nacque comunque: fu la dea Atena.
La seconda sposa fu Temi, la legge, che gli diede le Moire e le Ore. La terza moglie fu Eurinome, madre delle Grazie. Successivamente Zeus si unì a sua sorella, Demetra, che diede al mondo Persefone. Quindi fu la volta di Mnemosine, che diede alla luce le Muse, quindi toccò a Leto, da cui nacquero Apollo e Artemide. Alla fine fu Era a divenire moglie di Zeus. Questo è l'ordine dei matrimoni di Zeus, o almeno quello che ci è stato tramandato da Esiodo. Omero, invece, indica Era come prima moglie di Zeus, aggiungendo alla lista anche Dione, che generò Afrodite. Altre tradizioni aggiungono alla liste delle spose di Zeus, Maia, che fu la madre di Ermes.
I figli di Zeus ed Era furono: Ares, Ebe e Ilizia. In origine Zeus era il dio dei fenomeni atmosferici, che ripuliva il cielo o che lo copriva di nuvole, dispensava la pioggia e scagliava i fulmini. In una regione come la Grecia, prevalentemente agricola, questo potere aveva una importanza di primissimo piano: Zeus acquistò pian piano la sua personalità, imponendosi come il primo degli dei e il signore supremo dei mortali. Zeus non era un dio creatore, ma un dio padre (pater familias), capo e protettore della famiglia degli uomini. Nella Grecia antica, divenne lo sposo di dee autoctone, affinché in Grecia si creasse l'ordine, dando alla famiglia il ruolo primario. Grecia] Il nome di Zeus era associato a molti attributi:
- Zeus Soter, padre e salvatore dell'umanità
- Zeus Herkeios, protettore della casa
- Zeus Xenios, custode delle leggi dell'ospitalità
- Zeus Ktesios, custode della proprietà
- Zeus Hamelios, protettore del matrimonio
- Zeus Chtonios, dio della terra e della fertilità
- Zeus Meilichios, venerato sotto forma di serpente
- Zeus Eleutherios, custode della libertà
- Zeus Poleios, la suprema divinità civica
- Zeus Bulaios, protettore dello stato e delle adunanze
- Zeus Efestios, difensore del focolare domestico
- Zeus Nephelegeretes, "colui che raduna le nuvola", signore del bello e del brutto tempo. Il culto più antico era quello tributatogli a Dodona, dove era presente anche un suo famoso oracolo. Da Dodona il culto passò ad Egina e da qui a tutta la Grecia.
La festa di Zeus, si celebrava con i Giochi olimpici. In Olimpia era presente il tempio più sontuoso, dove era custodita la gigantesca statua del dio opera di Fidia, in avorio e oro (Statua di Zeus a Olimpia). La figura di Zeus si identifica in molte altre mitologie: Giove presso i romani, il Dyaus Pitar degli ariani che scesero nell'India, il Thor germanico, il Deypatyros degli illirici. ::Zeus, signore del fulmine, inizio e principio, è la forza e il signore di tutto. È l'unico corpo regale in cui si muove l'universo, il fuoco, la terra, l'acqua, la paura ancestrale e l'amore dai cento piaceri ... ::::(Inno orfico)

Collegamenti esterni

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Sole

Il Sole è l'unica stella del nostro Sistema Solare. Attorno al Sole orbitano 9 oggetti principali : i pianeti terrestri e i giganti gassosi. Vi sono anche altri corpi minori tra cui gli asteroidi, una buona parte di meteoroidi, le comete, gli oggetti trans-nettuniani e polvere sparsa per lo spazio. Il suo simbolo astronomico è un cerchio con un punto al centro (Unicode:20px).

Caratteristiche

Il Sole è una stella appartenente alla sequenza principale, di tipo spettrale G2 (una nana gialla), poco più grande e calda di una stella di media grandezza, ma molto più piccola di una gigante blu o di una rossa. Una stella di tipo G2, prima di esaurire completamente tutto il suo combustibile, ha una vita di circa 10 miliardi di anni, ed attualmente il sole ha un'età, stimata grazie agli studi sulla nucleocosmologia, di circa 5 miliardi di anni. Al centro del Sole, dove la densità è di 150 g/cm3, le reazioni di fusione nucleare convertono ogni secondo 700 milioni di tonnellate di idrogeno in elio, rilasciando un'energia pari a 386 miliardi di miliardi di megawatts. Questa energia è pari alla massa di 5 milioni di tonnellate (le altre 695 vengono convertite in elio). Quindi il sole si alleggerisce ogni secondo di 5 milioni di tonnellate di materia. L'articolo nucleo solare tratta il nucleo con maggiore dettaglio. L'energia generata è rilasciata inizialmente attraverso raggi gamma e raggi X, ma viene convertita in radiazione elettromagnetica più "tranquilla", mentre viene trasportata verso l'esterno. Il trasporto dell'energia dal nucleo alla superficie del sole impiega anche 10 milioni di anni. Alla fine, essa lascia il sole come una radiazione di corpo nero alla temperatura di circa 5.500 °C. Una piccola parte dell'energia è emessa sotto forma di neutrini, energia cinetica e termica del vento solare, composta da materia espulsa dal sole, e una parte ancora più piccola va a formare il suo campo magnetico. I fisici sono capaci di riprodurre lo stesso processo di generazione di energia con le bomba nucleare a idrogeno. Un processo di fusione controllata permetterebbe di sfruttarla per ricavarne energia elettrica, cosa che potrebbe essere possibile in futuro utilizzando reattori nucleari a fusione. A causa dell'alta temperatura, tutta la materia del Sole è sotto forma di plasma. Il risultato è che il Sole non è un corpo solido, ed è soggetto ad una rotazione differenziale dove le diverse parti ruotano a velocità diverse : per esempio, l'equatore ruota più velocemente dei poli. La rotazione differenziale porta ad una distorsione delle linee di campo magnetico nel tempo, che raggiunto un livello critico, formano le macchie solari. Le macchie solari hanno un ciclo di circa 11 anni. Durante questo periodo vi è un picco massimo e minimo di macchie solari visibili. Il picco massimo corrisponde sulla terra ad un periodo più caldo, causato da un'intensa attività solare, mentre il picco minimo corrisponde ad un periodo più freddo. Studi effettuati su documenti del passato hanno dimostrato una correlazione tra il numero di macchie rilevate sulla superficie solare e le annate di cattivi raccolti. Il campo magnetico solare è estremamente complesso ed è soggetto a cicli periodici di attività e scomparsa, con frequenti inversioni dei poli magnetici. La superficie solare è estremamente turbolenta, viene chiamata fotosfera e, oltre alle macchie, ospita numerosi fenomeni come le eruzioni solari. La corona solare, situata subito sopra la superficie solare, è molto rarefatta, con appena 1011 atomi/m3, con una temperatura superiore al milione di gradi. Per sorvegliare ininterrottamente il Sole, l'Agenzia Spaziale Europea e la NASA hanno lanciato assieme, il Solar and Heliospheric Observatory (SOHO) il 2 dicembre 1995. La sonda è ancora in funzione e fornisce continuamente spettacolari immagini del Sole e della corona, molto utili agli scienziati che studiano il comportamento della nostra stella. L'osservazione del Sole può rivelare fenomeni come:
- macchie solari
- Facule
- eruzioni solari
- protuberanze solari
  - protuberanze quiescenti
  - protuberanze eruttive
- espulsione di massa dalla corona solare Attenzione: guardare direttamente il Sole può danneggiare la retina e la vista delle persone.

Voci correlate


- Radiazione solare
- Energia solare
- Vento solare
  - Aurora boreale
  - Aurora australe
- Fotosfera
- Cromosfera
- Corona solare
- Eclisse solare
- Cronologia dell'astronomia solare
- Mitologia del Sole
- Centro per lo studio della variabilità solare di Monte Porzio Catone
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Eracle

Eracle (Ercole per i romani) è una figura della mitologia greca, era un eroe greco dotato di forza straordinaria, figlio di Alcmena (sposa di Anfitrione) e di Zeus. Le sue avventure rispecchiano quelle di un eroe dei tempi antichi. La sua nascita è contesa tra Argo e Tebe.
Il mito più noto legato alla sua nascita riguarda Tebe, ma sembra quasi certo che la sua città natale fosse stata Argo.
Non esiste una leggenda ininterrotta che lo racconti dall'inizio alla fine, ma sono giunte a noi una serie di racconti che si incastrano tra loro quasi come un mosaico, senza per questo togliere fascino alla sua figura.

Nascita

Mentre Anfitrione stava combattendo, Zeus si presentò ad Alcmena sotto le sembianze del marito e si congiunse con lei nel corso di una notte che durò lo spazio di tre giorni, dalla loro unione, fu generato Eracle.
Zeus ripartì e Anfitrione ritornò dalla guerra da vincitore, generò anch'egli un figlio. Alcmena mise al mondo due gemelli: Eracle e Ificlo.
Come per tutti i figli illegittimi di Zeus, Eracle attirò l'odio di Era, un odio tanto forte da mettere a repentaglio la sua vita. Zeus lo fece portare sull'Olimpo da Ermes. Fece quindi addormentare Era, mettendogli il bambino al seno.
Quando Era si svegliò, respinse il bambino con ira, tanto che il suo latte si sparse nel cielo, formando la Via Lattea. Ma ormai era tardi: il latte di una dea che Eracle aveva bevuto lo resero immortale. Zeus poté così riportare il bambino ad Alcmena.

La prova

Via Lattea] Dopo qualche mese, Era manifestò nuovamente il suo odio, mettendo due serpenti nella camera in cui dormivano i due gemelli. I rettili si erano avvolti attorno ai due bambini, Ificlo, piangendo, diede l'allarme ai due genitori, che arrivarono nel momento in cui Eracle li stava strangolando, uno per mano.
Una seconda versione indica come i due serpenti, inoffensivi, fossero stati messi nella culla da Anfitrione, per sapere quale dei due gemelli fosse figlio di Zeus. Anfitrione, insospettito dal racconto della moglie che diceva di averlo visto il giorno prima del suo ritorno, aveva consultato Tiresia, che gli raccontò tutti gli avvenimenti. Eracle fu allevato con la massima cura, Anfitrione gli mise a disposizione i migliori maestri. Ma Eracle era ancora piccolo e non si rendeva conto della propria forza, tanto che un giorno uccise Lino che gli insegnava l'arte della musica, colpendolo con la sua lira.
Per creare un diversivo a questa sua immensa forza, venne mandato in una fattoria, dove rimase fino a diciotto anni. Divenne sempre più forte e grande, raggiungendo, secondo alcuni autori, la statura di 4 cubiti e 1 piede (2,33 m). Ma altri autori lo descrivono come un uomo di altezza normale ed è così che viene raffigurato dagli artisti greci.

Prima impresa di Eracle

La prima impresa di Eracle fu l'uccisione del leone del monte Citerone, che massacrava le greggi di Anfitrione. Dopo averlo ucciso, lo scuoiò e se ne mise addosso la pelle, usando la testa come elmo. Durante la sua fanciullezza, Tebe venne sconfitta dall'esercito di Orcomeno. Al suo ritorno, Eracle vide la sua città disarmata e costretta a pagare un tributo. Eracle prese in mano la situazione, si impadronì dei trofei che ornavano i templi armando tutti gli uomini in grado di combattere. Atena rimase ammirata nel vedere la sua risoluzione, gli sarà un'alleata preziosa. Le ostilità ripresero e l'esercito tebano si prese la rivincita su Orcomeno. Eracle arginò le acque del fiume Cefiso, facendole straripare ed allagando i campi coltivati dei nemici. Ma dopo la vittoria, decise di abbattere la diga, sebbene Anfitrione fosse stato ucciso in battaglia.

Matrimonio con Megara

Creonte, re di Tebe, colmò Eracle di onori elevandolo al rango di protettore delle città. Gli diede anche la figlia in sposa, Megara, mentre la sorella minore andò in sposa a Ificlo. I due fratelli ebbero numerosi figli (quelli di Eracle furono 8).

La pazzia e l'uccisione dei figli

Era, non ancora soddisfatta, prese di mira Eracle, facendolo impazzire. Eracle si gettò addosso a Iolao, il maggiore dei suoi nipoti e l'avrebbe ucciso se non fosse riuscito a sfuggirgli.
Eracle afferro quindi l'arco per uccidere dei nemici immaginari e, prima che potesse recuperare le sue facoltà mentali, aveva ormai ucciso due dei suoi figli e due figli di Iolao.
Quando Eracle vide le conseguenze della sua follia, decise di estraniarsi dal mondo, chiudendosi in un rifugio sotterraneo e rifiutando di vedere chiunque, piangendo la morte dei poveri bambini.
Solo il re di Tespia riuscì a fargli visita, compiendo su di lui i riti di purificazione. Eracle poté così andare presso l'oracolo di Delfi, per chiedere come potesse espiare le sue colpe.

Le dodici fatiche presso Euristeo

L'oracolo gli ingiunse di servire il re di Argo Euristeo: fu per lui che compì le famose dodici fatiche, a cui ne seguirono molte altre.
Finito il suo servizio presso Euristeo, ritornò a Tebe, si separò dalla moglie Megara (che andò in seconde nozze a Iolao) e cercò per sé una nuova sposa.

Eurito e la figlia Iole

Eracle venne a sapere che Eurito, figlio del re di Ecalia, voleva maritare la propria figlia, Iole. Eurito era un bravissimo arciere e promise la figlia a chiunque avesse dimostrato di saper usare l'arco meglio di lui.
Eracle lo sconfisse, ma Eurito lo accusò di aver usato frecce magiche, trattandolo come uno schiavo. Eracle abbandonò la città senza replicare, nonostante il suo desiderio di vendicarsi.
Intanto Eurito scoprì che dalle scuderie mancavano dodici giumente ed accusò Eracle di averle rubate, in cambio della mancata promessa di matrimonio. Affidò quindi al figlio Ifito di recuperare gli animali.
Ifito non credeva alla colpevolezza di Eracle e si mise alla ricerca degli animali perduti. Le giumente erano state rubate da Autolico, il principe dei ladri, che le aveva rivendute ad Eracle, senza che l'eroe ne potesse sospettare la provenienza.
Durante le sue ricerche, Ifito arrivò a Tirinto, la dimora di Eracle, al quale raccontò i fatti accaduti. Eracle promise di aiutarlo e lo ospitò nella sua casa.
Ifito vide le giumente del padre e tradì i suoi sospetti, in un eccesso d'ira, Eracle gettò giù dal tetto della propria casa Ifito, uccidendolo.

La profanazione del santuario

Il delitto era imperdonabile, in quanto commesso nella propria casa ai danni di un ospite.
Eracle doveva sottoporsi nuovamente al rito della purificazione, ma i suoi amici rifiutarono di compierli, l'unico a venirgli in aiuto fu Deifobo di Amicle, ma Eracle era così ossessionato dal delitto commesso, che decise di recarsi a Delfi per l'assoluzione. Ma non vi trovò conforto.
La pitonessa rifiutò di interrogare l'oracolo, dichiarando che non avrebbe mai risposto ad un essere come lui.
Eracle divenne furente, creando confusione nel santuario e impadronendosi del tripode sacro, gridando che si sarebbe fatto da solo il suo oracolo. Pizia invocò Apollo, il dio arrivò a Delfi ed affrontò Eracle, che gli si gettò incontro.
I due si batterono con grande furia, tanto da obbligare l'intervento di Zeus per separare i suoi due figli. Lascio alla Pizia il compito di scegliere la pena per la morte di Ifito e per la profanazione del santuario.

La schiavitù presso Onfale

Eracle fu nuovamente reso schiavo e fu acquistato per un anno da Onfale, regina di Lidia, ed il denaro andò ai figli di Ifito.
Numerose furono le imprese di Eracle per la sua padrona, ma questa volta la sua schiavitù non fu penosa. Onfale si innamorò di lui e, secondo alcune versioni, lo sposò ed ebbero tre figli.

Il mostro di Poseidone e la guerra contro Laomedonte

Eracle ritornò a Tirinto, pronto per nuovo avventure. Laomedonte era incorso nell'ira di Poseidone, che gli aveva mandato un mostro che devastava i campi e maltrattava la popolazione. Il re di Troia consultò l'oracolo di Zeus, che gli suggerì di sacrificare sua figlia Esione, questo era l'unico modo per liberare la città dal mostro.
Mentre Eracle passava da quelle parti, vide Esione incatenata ad una roccia in riva al mare, la liberò e la riportò alla sua famiglia. Propose quindi a Laomedonte di liberarlo dal mostro in cambio dei cavalli divini di Zeus, ricevuti come ricompensa per il rapimento del figlio di Ganimede. Laomedonte accettò.
Atena gli venne in aiuto e suggerì ai troiani di costruire un terrapieno lungo la riva. Eracle vi si nascose, attendendo l'arrivo del mostro. Da lì Eracle uccise il mostro, non appena emerse dalle acque. Passato il pericolo, Laomedonte ingannò Eracle, dandogli due cavalli normali. Eracle scoprì l'inganno e lascio la città furente, maledicendo Laomedonte.
Tornò a Tirinto per reclutare dei guerrieri, tra questi Iolao, Oicleo di Argo, Peleo e Telamone.
La guerra fu vinta da Eracle e Laomendonte fu ucciso con tutta la sua famiglia, eccetto Podarce e Esione. Podarce fu salvato dalla sua onestà, in quanto cerco di contrastare l'imbroglio del padre, mentre Esione riscattò dalla schiavitù il fratello e sposò Telamone.
Podarce ereditò il regno di Troia e, in ricordo del riscatto della sorella, cambiò il suo nome in Priamo (che significa "riscatto").

La guerra nell'Elide

Le avventure troiane diedero ad Eracle il piacere del combattimento, tanto da attaccare il regno dell'Elide, per vendicarsi di Augia che gli aveva rifiutato il compenso stabilito per avergli pulito le stalle.
Eracle vinse e continuò il suo cammino verso Pilo, dopo averlo conquistato, diede il trono a Nestore figlio di Peleo. Gli episodi di questa guerra verranno raccontati da Nestore durante la guerra di Troia (Iliade, libro XXIII).

Matrimonio con Deianira

Infine Eracle si stabilì in Etolia, chiese la mano di Deianira figlia di Oineo, re di Calidone. Per ottenerla dovette combattere contro il dio fluviale Acheloo, che sconfisse.
Il matrimonio fu felice, ma fu interrotto da un altro evento drammatico: l'uccisione di un parente di Oineo. Questi fungeva da coppiere ed ebbe la sfortuna di sporcare Eracle mentre gli versava l'acqua sulle mani per lavarsi dopo il pasto; furente, Eralce lo spinse via con tanta forza da ucciderlo.

L'uccisione di Nesso

Eracle e Deianira decisero quindi di stabilirsi a Trachis, in Tessaglia. Durante il viaggio arrivarono ad un fiume, dove incontrano il centauro Nesso, che si offri di farli attraversare senza pericolo. Appena arrivato sull'altra riva, Nesso afferrò Deianira e fuggì con lei al galoppo.
Eracle prese l'arco ed uccise il centauro, vicino alla morte, Nesso disse a Deianira di raccogliere il sangue che sgorgava dalla sua ferita, in quanto quel sangue gli avrebbe assicurato l'amore eterno di Eracle, la donna prese un'ampolla che aveva con se e la riempì, pensando di poterla utilizzare in futuro.

La guerra contro Eurito e la morte di Eracle

Giunti a Trachis, Eracle volle prendersi la rivincita su Eurito, che lo insultò accusandolo di slealtà nella prova per ottenere la mano della figlia. Ma prima di dichiarare guerra, consultò l'oracolo di Dodona, ripetendo a Deianira il responso del dio Zeus: questa guerra avrebbe potuto essere la sua ultima impresa seguita da una vita tranquilla o dalla sua morte.
Eracle sconfisse Eurito, uccidendolo con tutta la sua famiglia ad esclusione di Iole, che mandò a Trachis presso Deianira.
Deianira accolse la principessa con molti dubbi. Ormai la guerra era vinta, perché risparmiare Iole? Eracle mandò un araldo a Deianira, affinché gli facesse avere dei vesti nuovi. La donna si ricordo del sangue del centauro e ne fece un unguento da spalmare sui vestiti.
La vendetta di Nesso era compiuta, nel suo sangue era presente il veleno dell'idra di Lerna, in cui Eracle aveva intinto la punta delle sue frecce e che quindi era passato nel suo sangue.
Non appena Eracle indossò i vestiti, si senti bruciare la pelle. Il veleno lo faceva soffrire crudelmente, tanto da sentire la morte vicina. Chiese al figlio Illo di preparargli un rogo in cima al monte Eta e gli promise anche che avrebbe sposato Iole.
Quando il rogo fu pronto, Illo e Iolao vi portarono Eracle, ma nessuno dei due ebbe il coraggio di appiccarvi il fuoco. Fu quindi Eracle a chiamare un pastore che di li passava, ordinandogli di accendere il rogo. Il pastore ubbidì, ed Eracle, riconoscente, gli donò le sue armi: arco, faretra e frecce. Quindi salì sul rogo, coprendosi con la sua pelle di leone.
Iolao, Illo e il giovane pastore, Filottete, iniziarono i loro lamenti funebri.
Mentre si alzano le fiamme del rogo, si senti il rombo di un tuono e prima di morire, Eracle fu portato dal padre Zeus sull'Olimpo.
Iolao fondo un santuario in onore del padre e Illo sposo Iole; Deianira, saputo di aver provocato involontariamente la morte del marito, si uccise.
Sull'Olimpo Eracle fu accolto calorosamente, Era si riconciliò con lui e lo adottò come figlio; qui Eracle sposò Ebe.

La figura di Eracle

Il nome di Eracle significa "la gloria di Era" facendo pensare ad una sua origine in terre in cui Era veniva venerata.
Eroe atletico, Eracle era considerato il leggendario fondatore delle Olimpiadi; Pindaro dedicò a questo tema versi grandiosi.
Era considerato il protettore degli essere umani e veniva invocato in caso di pericolo o di epidemie. Gli venivano anche attribuiti poteri medici e parecchie fonti termali gli erano consacrate. Il personaggio di Eracle ha molti corrispondenti in altre mitologie: Malqart tra i fenici, Ogmios nella trazione celtica, Vejrapani in India.
I romani lo chiamavano Ercole. Categoria:Personaggi della mitologia greca ja:ヘラクレス

Atena

, Parigi]] Atena (Αθηνά) è una figura della mitologia greca, figlia di Zeus e della prima sposa Metide. Era la dea della guerra, della sapienza, delle città e dei mestieri, fra cui sopratutto le arti tessili. Gea e Urano rivelarono a Zeus che se Metide gli avesse dato dei figli, questi avrebbero superato il loro padre, pregiudicando il suo dominio sugli dei. Zeus, che aveva già compiuto un tale atto contro il padre, non esitò ad inghiottire la moglie incinta tutta intera.
Giunto il momento della sua nascita, Zeus chiamò Efesto, gli ordinò di spaccargli la testa con un'ascia. Atena usci dal suo cranio con armi e scudo, lanciando grida così forti da squarciare il cielo. La tradizione vuole che questa nascita sia avvenuta sulle sponde del lago (o del fiume) Tritonis, in Libia.
Sin da principio Atena fu una dea guerriera, era armata con scudo e lancia, in testa aveva un elmo con un occhio e sul petto l'egida con la testa di Medusa al centro e i serpenti sull'orlo.
Protesse numerosi eroi guerrieri, come Achille, Ulisse, Diomede , Giasone, Eracle e Bellerofonte. Atena era una dea con molte attribuzioni, ad Atene, ma anche in molte altre città, era considerata la dea della pace; era protettrice degli artigiani e Arganè, l'industriosa. Proteggeva le filatrici e le ricamatrici; i vasai di Samo la veneravano in quanto creatrice della loro arte. Si narra a proposito della sua conoscenza delle arti tessili che una volta Atena punì la fanciulla lidia Aracne, che aveva osato sfidarla in una gara di tessitura. La dea la punì trasformandola in ragno (in greco Arachne) Atena rimase vergine (fatto ricordato dal Partenone, tempio dedicato ad Atena Parthenos), ciò nonostante ebbe un figlio da Efesto, Erittonio, che fu uno dei primi re di Atene.
La madre lo affidò alle figlie di Cecrope e fu lui ad istituirne il culto nella città che porta il nome della dea. Atena personifica altre virtù, come la saggezza dello spirito e la ragione da cui nasce il coraggio. Gli uccelli preferiti dalla dea erano le civette e le aquile, probabilmente retaggio delle sue origini cretesi. L'epiteto Pallade posto davanti al suo nome, non ha una chiara origine, forse apparteneva ad un'altra divinità, in seguito identificata con Atena. Altri epiteti celebri della dea erano Parthenos (la vergine), Poliade (come protettrice delle città), Tritogenia (in riferimento al suo presunto luogo di nascita, il lago Tritonide, in Libia, e Glaucopide, di dubbia interpretazione, che potrebbe significare "dagli occhi azzurri" o "dagli occhi grigi" o "dagli occhi verdi".

Immagini

Immagine:Atena_Museo_Pio_Clementino.jpg|Busto di Atena (Museo Pio Clementino, Vaticano) image:Athena ciste.jpg|Atena con elmo che tiene il serpente Erichthonios in una cista. Capolavoro romano di periodo imperiale (I-II secolo d.C., marmo. Louvre, Parigi) image:Athena type Velletri.jpg|Atena elmata del tipo «Athena di Velletri», opera romana (I secolo d.C., Louvre, Parigi) Categoria:Divinità greche dell'Olimpo ja:アテナ ko:아테나

Efesto

Efesto è una figura della mitologia greca, era il dio del fuoco e della metallurgia e fabbro divino. Era il protettore degli artigiani ed i suoi santuari erano più frequenti nelle regioni in cui si forgiavano metalli o in vicinanze di vulcani. Era un culto proveniente dall'Asia, dove i metalli erano abilmente lavorati. Omero lo descrive come il figlio zoppo di Zeus e di Era. Nell'Iliade vengono riportate due possibili spiegazioni a questa sua infermità. Nel libro I, Efesto prese le parti della madre in una discussione con il padre, e fu scaraventato da Zeus, giù dall'Olimpo. Cadde sull'isola di Lemno, dove fu raccolto e soccorso da Teti e da Eurinomo. Nel libro XVIII è lui stesso a raccontare, come la madre lo avesse gettato dall'Olimpo, non appena nacque, disgustata dalla sua deformità. Comunque sia non e da imputare ai genitori la sua disgrazia, in quanto, fatto importante nella sua leggenda, era nato zoppo. Nonostante questa infermità, un artigiano abile era molto apprezzato da una comunità di guerrieri. Tutte le armi che forgiava erano dotate di poteri magici. In numerose altre mitologie si riscontra la figura del fabbro magico. Nei racconti di Esiodo, viene indicato semplicemente come figlio di Era, senza riferimento al padre. La regina dell'Olimpo concepì Efesto di sua volontà, gelosa di Atena che Zeus mise al mondo da solo. Esiodo non attribuisce spose ad Efesto, mentre Omero lo indica sposato a Afrodite. Efesto aveva le sue fucine nelle viscere dell'Etna e nelle isole Eolie, a Vulcano e Lipari. I suoi aiutanti erano i Ciclopi monocoli. Categoria:Divinità greche dell'Olimpo ja:ヘパイストス ko:헤파이스토스

Categoria:Mitologia greca

Mitologia greca Mitologia greca ja:Category:ギリシア神話

Gourfaleur

Catégorie:Commune de la Manche Gourfaleur, une commune du département de la Manche, dans la région Basse-Normandie, en France.
- Code postal : 50750
- Code INSEE : 50213

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