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Guido Da Montefeltro

Guido da Montefeltro

Guido I da Montefeltro, nato circa nel 1220, signore della contea di Montefeltro, fu un intelligente uomo politico ed un abile condottiero, lodato sia da Dante Alighieri sia da Giovanni Villani. Ghibellino, si distinse per parecchie imprese in difesa del suo partito. Un caso può essere la battaglia di San Procolo, nel 1275: dopo un tentativo, fallito, della guelfa Bologna di attaccare la ghibellina Forlì, i ghibellini, sotto il comando di Guido da Montefeltro, di Maghinardo Pagani e di Teodorico degli Ordelaffi, si diressero verso Bologna: i guelfi furono sconfitti presso il fiume Senio, al ponte di San Procolo. La rotta fu tale che il carroccio dei bolognesi venne portato in trionfo a Forlì. L'impresa più famosa, però, ricordata anche da Dante, che di Forlì dice: "la terra che fe' già la lunga prova / e di Franceschi sanguinoso mucchio" (Inferno XXVI, 43-44), è la sconfitta, nel 1282, dell'esercito di Francesi che il Papa Martino IV aveva inviato contro la città di Forlì, roccaforte dei ghibellini, per cui ebbe anche l'aiuto dell'astronomo, allora celeberrimo, Guido Bonatti. Dopo una vita di lotte, entrato infine nell'Ordine francescano, morì nel monastero di Assisi nel 1298. Montefeltro, Guido Montefeltro, Guido Montefeltro, Guido

1220

Eventi

Nati

Morti

020 ko:1220년

Dante Alighieri

Dante Alighieri, (Firenze, 1265 - Ravenna, 14 settembre 1321), è stato un poeta e scrittore e uomo politico fiorentino; è considerato il primo grande poeta della lingua italiana: per questo motivo fu definito il sommo poeta.
Ebbe una vita per molti versi travagliata e morì quando si trovava esiliato dalla sua città natale. Dante è l'autore della Divina Commedia1, considerato il capolavoro per antonomasia della letteratura di tutti i tempi. Il suo nome è, secondo la testimonianza di Jacopo Alighieri, un ipocorismo per Durante: :"Durante, olim vocatus Dante".
Nei documenti, al nome di Dante può seguire il patronimico Alagherii o il gentilizio de Alagheriis, mentre la variante Alighieri si afferma solo con l'avvento di Boccaccio.

Biografia

La data di nascita di Dante è sconosciuta, anche se si può cercare di ricavarla con maggiore precisione attraverso alcune allusioni autobiografiche fatte nella Vita Nova, nell'Inferno e nel Purgatorio. Alcuni versi del Paradiso ci dicono poi che egli nacque sotto il segno dei Gemelli, quindi in un periodo compreso fra il 14 maggio e il 13 giugno. Nacque comunque in una importante famiglia fiorentina (il cui cognome era Alaghieri), con legami alla corrente dei Guelfi, un'alleanza politica coinvolta in una complessa opposizione ai Ghibellini; gli stessi Guelfi erano divisi in Guelfi bianchi e Guelfi neri. Dante diceva che la sua famiglia discendesse dagli antichi Romani (Inferno, XV, 76), ma il parente più lontano di cui egli fa nome è Cacciaguida degli Elisei (Divina Commedia Paradiso, Canto XV, 135), vissuto intorno al 1100. Suo padre, Aleghiero o Alaghiero di Bellincione, era un Guelfo bianco, ma non patì vendette dopo che i Ghibellini vinsero la battaglia di Montaperti e questa salvezza rivela un certo prestigio della famiglia o personale. La madre di Dante era Donna Bella degli Abati; "Bella" corrisponde a Gabriella, ma significa anche "bella d'aspetto" mentre Abati (il nome di una famiglia potente) significa "frati". Ella morì quando Dante aveva 5 o 6 anni ed Alighiero presto si risposò con Lapa di Chiarissimo Cialuffi. (É incerto se realmente l'abbia sposata, poiché i vedovi avevano limitazioni sociali in materia). La donna mise al mondo due bambini: il fratello di Dante, Francesco e sua sorella Tana (Gaetana). Quando Dante aveva 12 anni, nel 1277, fu concordato il suo matrimonio con Gemma, figlia di Messer Manetto Donati, che successivamente sposò. Contrarre matrimoni in età così precoce era abbastanza comune ed era una cerimonia importante, che richiedeva atti formali sottoscritti davanti ad un notaio. Dante ebbe parecchi figli con Gemma. Come accade spesso con la gente famosa, molti bambini finsero di essere figli naturali di Dante; tuttavia, è probabile che solo Jacopo, Pietro ed Antonia fossero i suoi reali figli. Antonia divenne una suora con il nome di Sorella Beatrice. Un altro uomo, Giovanni, reclamò la sua figliolanza da Dante e fu in esilio con lui, ma alcuni dubbi sono stati avanzati circa il suo reclamo. Manetto Donati Dante amò Beatrice - la nobildonna fiorentina Bice, della famiglia dei Portinari di Portico di Romagna (FO), morta di parto a 25 anni, nel 1290 -, che vide in tre occasioni, senza mai avere l'opportunità di parlarle. Dante la cantò come donna angelicata e simbolo della grazia divina, prima nella Vita Nova e poi nella Divina Commedia. Le opere di Dante rivelano un'erudizione che copre quasi l'intero panorama del sapere del suo tempo, sembra che intorno al 1287 abbia frequentato l'Università di Bologna. Durante i conflitti politici dell'epoca, il poeta si schierò con i guelfi contro i ghibellini, partecipando nel 1289 ad alcune azioni militari (a Campaldino contro Arezzo e nella presa di Caprona contro Pisa). Alighieri iniziò l'attività politica nel 1295, iscrivendosi alla corporazione dei medici e degli speziali. Quando la classe dirigente guelfa si spaccò tra Bianchi e Neri (i Neri, legati al papa per interessi economici ne ammettevano l'ingerenza negli affari interni di Firenze, i Bianchi perseguivano l'indipendenza politica e rifiutavano ogni ingerenza papale), Dante si schierò con i Bianchi, ricoprì vari incarichi e, nel 1300, nominato priore (uno dei sei), per mantenere la pace in città, approvò la decisione di esiliare i capi delle due fazioni in lotta. Fu uno dei tre ambasciatori inviati a Roma per tentare di bloccare l'intervento di papa Bonifacio VIII a Firenze, non era quindi in città quando le truppe angioine consentirono il colpo di stato dei Neri (novembre 1301). Accusato di baratteria (concussione) fu condannato a morte in contumacia (marzo 1302) e costretto all'esilio (nel quale furono coinvolti anche i figli) che durò fino alla morte. Alla notizia dell'elezione al trono imperiale di Enrico VII di Lussemburgo, sperando nella restaurazione della giustizia entro un ordine universale si avvicinò ai ghibellini, ma la spedizione dell'imperatore in Italia fallì. Durante l'esilio, Dante fu ospite di varie corti e famiglie dell'Italia centro-settentrionale, fra cui i ghibellini Ordelaffi, signori di Forlì, dove probabilmente si trovava quando Enrico VII entrò in Italia. In particolare, falliti i tentati colpi di mano del 1302, in qualità di capitano dell'esercito degli esuli, organizzò, insieme a Scarpetta degli Ordelaffi, capo del partito ghibellino e signore di Forlì, un nuovo tentativo di rientrare in Firenze. L'impresa, però, fu sfortunata: il podestà di Firenze, un altro forlivese (nemico degli Ordelaffi), Fulcieri da Calboli, riuscì ad avere la meglio nella battaglia di Castel Puliciano. Dopo ciò, Dante, deluso, anche se tornò a Forlì ancora nel 1310-1311 e nel 1316 (data incerta, quest'ultima), decise di fare "parte per se stesso" e di non contare più sull'appoggio dei ghibellini per rientrare nella sua città. Nel 1312, quando aveva già concluso il Purgatorio, si recò, insieme ai figli, a Verona presso Cangrande della Scala, dove rimase fino al 1318. Nel 1315 rifiutò di accettare le umilianti condizioni di un'amnistia che gli avrebbe consentito di tornare a Firenze. Da Verona si recò a Ravenna, presso Guido Novello da Polenta, dove riunì un gruppo di allievi tra cui il figlio Iacopo, che si accingeva alla stesura del primo commento dell'Inferno. Morì il 14 settembre del 1321 a Ravenna, di ritorno da un'ambasceria a Venezia, allora in attrito con Ravenna ed in alleanza con Forlì: gli storici pensano che sia stato scelto Dante per quella missione, in quanto amico degli Ordelaffi, signori di Forlì, e quindi in grado di trovare meglio una via per comporre le divergenze.

Devoto a Virgilio

Forlì
Sconvolgente "Comedia"
(poche le vie di fuga)
Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l'etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente. Giustizia mosse il mio alto fattore;
fecemi la divina podestate,
la somma sapienza e 'l primo amore. Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro:
lasciate ogne speranza, voi ch'intrate. Dante Alighieri,
La Divina Commedia,
Inferno, Canto III
Poco si sa circa gli studi di Dante; si presume che egli abbia studiato in casa. Quasi sicuramente studiò la poesia toscana, nel momento in cui la Scuola poetica siciliana, un gruppo culturale originario della Sicilia, stava cominciando ad essere conosciuta in Toscana. I suoi interessi lo portarono a scoprire i menestrelli ed i poeti provenzali e la cultura latina. Evidente è la sua devozione particolare per Virgilio (Tu se' lo mio maestro e 'l mio autore; tu se' solo colui da cu'io tolsi lo bello stilo che m'ha fatto onore, scriverà nella Divina Commedia, Inferno, Canto I) Dovrebbe essere sottolineato che durante il "Medioevo" (Secolo Oscuro), le rovine dell'Impero Romano decaddero definitivamente, lasciando dozzine di piccoli stati, così la Sicilia era tanto lontana (culturalmente e politicamente) dalla Toscana quanto lo era la Provenza: le regioni non condividevano una lingua, una cultura, o collegamenti facili. È possibile supporre che Dante fosse per il suo periodo un intellettuale aggiornato, acuto e con interessi, come si direbbe oggi, internazionali.

Lo "stil novo" e Beatrice

A 18 anni, incontrò Guido Cavalcanti, Lapo Gianni, Cino da Pistoia e subito dopo Brunetto Latini; insieme essi divennero i capiscuola del Dolce Stil Novo. Brunetto successivamente fu ricordato nella Divina Commedia (Inferno, XV, 82), per quello che aveva insegnato a Dante. Altri studi sono segnalati, o sono dedotti dalla Vita Nuova o dalla Divina Commedia, per ciò che riguarda la pittura e la musica. Quando aveva ancora 18 anni incontrò anche Beatrice Portinari, la figlia di Folco Portinari. Si è detto che Dante la vide soltanto una volta e mai le parlò (ma altre versioni sono da ritenersi ugualmente valide). Folco Portinari È difficile riuscire a capire in cosa sia consistito questo amore, ma qualcosa di estremamente importante stava accadendo per la cultura italiana: è nel nome di questo amore che Dante ha dato la sua impronta al Dolce stil novo e condurrà i poeti e gli scrittori a scoprire il temi dell'amore, in un modo mai così enfatizzato prima. L'amore per Beatrice (come in modo differente Francesco Petrarca mostrerà per la sua Laura) sarà apparentemente il motivo per la poesia e per vivere, insieme alle passioni politiche.

Filosofia e politica

Quando Beatrice morì nel 1290, Dante cercò di trovare un rifugio nella letteratura latina. Dal Convivio sappiamo che aveva letto il De consolatione philosophiae di Boezio e il De amicitia di Cicerone. Egli allora si dedicò agli studi filosofici presso le scuole religiose come quella Domenicana in Santa Maria Novella. Prese parte alle dispute che i due principali ordini monastici (Francescani e Domenicani) pubblicamente o indirettamente tennero in Firenze, gli uni spiegando la dottrina dei mistici e di San Bonaventura, gli altri presentando le teorie di San Tommaso D'Aquino. La sua "eccessiva" passione per la filosofia gli sarebbe stata successivamente rimproverata da Beatrice nel Purgatorio. Dante fu anche soldato, e l'11 giugno1289 combatté nella battaglia di Campaldino che vide contrapposti i cavalieri fiorentini ad Arezzo; successivamente, nel 1294, avrebbe fatto parte della delegazione di cavalieri che scortò Carlo Martello d'Angiò (figlio di Carlo II D'Angiò) quando questi si trovava a Firenze. Dante stesso cita Carlo Martello d'Angiò nella Divina Commedia (Paradiso, Ct. VIII, 31 e Ct. IX, 1 - [http://www.soc-dante-alighieri.it/10-pubblicazioni/hochfeiler/paradiso/person/carlomar.htm vedi])

Opere

Dante è l'ultimo grande esponente della cultura medievale, che nella generazione successiva (Petrarca e Boccaccio) si stempera nell'umanesimo. La spiritualità di Dante è plasmata dal misticismo medievale, secondo il quale la Provvidenza regola le vicende umane, in vista della redenzione. In politica il poeta resta fedele alle tesi universalistiche (l'imperatore come guida politica, il papa come guida spirituale dell'umanità). Fin dalle prime prove Dante rivela una marcata tendenza alla sperimentazione, cimentandosi con vari registri; ciò risulta da due testi di non sicura attribuzione: il Fiore (così nominato dal primo editore), una parafrasi in 232 sonetti delle parti narrative del Roman de la Rose e il Detto d'amore, poemetto didascalico, di cui restano 280 versi.

La Vita Nuova

Le rime (canzoniere)

Alcune rime giovanili furono escluse dalla Vita Nuova. Un gruppo è costituito dalla "tenzone con Forese Donati" (sei sonetti, tre di Dante e tre di Forese), secondo i modi della lirica comico – realistica. Un altro gruppo è costituito dalle "rime pietrose" (1296), due canzoni e due sestine per una donna chiamata Pietra per la sua insensibilità. Si tratta di una difficile esercitazione. Il registro è differente da quello stilnovistico, la passione è sensuale, l'amore pare travalicare nell'odio ed il lessico e le rime sono aspri, i paesaggi raggelati, la natura ostile. Un terzo gruppo è formato da rime "sottili" che trattano di temi filosofici tra le quali la migliore è la canzone "Tre donne intorno al cor mi son venute". Dante colloquia con tre donne, personificazioni della Giustizia Divina, della Giustizia Umana e della Legge, esuli anch’esse per la loro integrità morale e ritrova nel proprio caso il destino comune all'umanità.

La Divina Commedia

I trattati dottrinali

umanesimo] Durante i primi anni dell'esilio Dante scrisse due trattati dottrinali rimasti incompiuti.
- Il Convivio (1304-1307 ca.) - è un'opera in volgare di divulgazione dottrinale destinata al ceto politico e sociale emergente nei comuni del tempo, scritta per la formazione di una classe dirigente adeguata ai propri compiti. Il Convivio doveva essere composto di 15 trattati (uno introduttivo e gli altri quattordici a commento ad altrettante canzoni) ma furono portati a termine solo i primi quattro, che avviarono la prosa filosofica in volgare. La scelta del volgare per un trattato era cosa nuova e funzionale alle finalità e ai destinatari dell'opera, infatti per la prima volta era affermata l'idoneità del volgare a sostituire il latino come lingua della cultura; inoltre Dante, per esporre la complessa materia dottrinale, dovette ricorrere ad una prosa ben diversa da quella poetica della Vita Nuova È la prima delle opere di Dante scritta subito dopo il forzato allontanamento di Firenze. È un prosimetro che tratta dell’amore e del cuor gentile e più generalmente del sapere. È scritta in volgare per essere appunto capita da chi non ha avuto la possibilità in precedenza di conoscere la scienza. L’incipit del convivio fa capire chiaramente che l’autore è un grande conoscitore e seguace di Aristotele, infatti, viene citato con il termine “Lo Filosofo”. L’incipit in questo caso spiega a chi è rivolta quest’opera e a chi non è rivolta. Coloro che non hanno potuto conoscere la scienza sono stati impediti da due tipi di ragioni: - Interne: MALFORMAZIONI FISICHE e VIZI E MALIZIA, - Esterne: CURA FAMILIARE E CIVILE e DIFETTO DI LUOGO DI NASCITA Dante ritiene beati i pochi che possono partecipare alla mensa della scienza, dove si mangia il “pane degli angeli”, e miseri coloro che si accontentano di mangiare il cibo delle pecore. Dante non siede alla mensa, ma è fuggito da coloro che mangiano il pastume e ha raccolto quello che cade dalla mensa degli eletti per crearne un altro banchetto. A questo convivio saranno invitati solo coloro che sono stati impediti da ragioni esterne, perché gli altri non avrebbero la capacità di capire. L’autore allestirà un banchetto e servirà una vivanda (i componimenti in versi) accompagnata dal pane (la prosa) necessario per assimilarne l’essenza. Saranno invitati a sedersi solo coloro che erano stati impediti da cura familiare e civile, mentre i pigri sarebbero stati ai loro piedi per raccogliere le briciole.
- Il De vulgari eloquentia (1303-1305 ca.) è un trattato in latino sull'uso del volgare come "lingua letteraria". Il progetto originario comprendeva almeno quattro libri con l'analisi dei vari livelli stilistici secondo la retorica medievale; ma l'opera si interrompe al XIV capitolo del secondo libro. Il De vulgari eloquentia, tratta secondo un'ottica tipicamente medievale l'origine delle lingue e la loro tipologia storico-geografica, poi affronta la questione di una lingua letteraria unitaria (apre la questione della lingua) offrendo preziose e specifiche indicazioni sulla realtà linguistica del primo Trecento. Dante classifica i dialetti italiani (volgari municipali) e cerca di individuare quello che ha le caratteristiche per imporsi come lingua letteraria. De vulgari eloquentia è rivolto alla popolazione borghese del 1300, ed espone il problema della lingua: quale volgare è più adatto per essere usato al posto del latino che ormai sta scomparendo? Dante nell’incipit di quest’opera inizia con una metafora che afferma l’uso di altre fonti al fine di comporre quest’opera, infatti, lui userà il suo “ingegno e gli scritti e la cultura di altri” per riempire una coppa così grande e per mescerne un dolcissimo idromele. Dante considera la lingua volgare quella lingua che il bambino impara dalla balia, a differenza della “grammatica” ovvero la lingua perfetta come quella latina. L’autore afferma che quella più nobile è la lingua volgare perché è stata la prima ad essere pronunciata dal genere umano, quindi una lingua naturale, mentre la grammatica è artificiale perché introdotta dall’uomo. Nel IV capitolo si apre la questione del primo uomo che pronunciò la prima parola, e questo fu Adamo, perché è sconveniente pensare che la prima fu la donna e per lo più parlò con il diavolo. Dante suppone che fu Adamo a parlare, rivolgendosi a Dio e la prima parola fu appunto un’invocazione al creatore. Tra tutti i volgari italiani, l’autore ne cerca uno che sia ILLUSTRE, CARDINALE, AULICO e CURIALE. Illustre perché dovrà portare gloria agli autori, Cardinale perché dovrà essere la base di tutte le parlate cittadine, Aulico e Curiale perché dovrebbe essere degno di essere parlato in una corte, ma non ritiene nessuno dei volgari italiani degni di questo scopo, nonostante abbiano un’antica tradizione letteraria come il toscano, il siciliano e il bolognese, inoltre considera il volgare romano il peggiore.
- Il De Monarchia è un trattato politico, completo e scritto in latino; probabilmente risale al 1312-1313, al tempo della discesa in Italia di Arrigo VII. L'opera confuta il potere temporale della Chiesa e delinea un modello politico basato sull'armonica collaborazione delle autorità universali, la Chiesa e l'Impero, per assicurare la giustizia e una vita ordinata, prefigurazione di quella celeste. L'imperatore dovrebbe provvedere al benessere ed alla guida materiale dei sudditi, il papa dovrebbe essere la loro guida spirituale. Le due autorità derivano direttamente da Dio e sono autonome (nessuna delle due può accampare diritti sull'altra). È un modello utopico ancora tipicamente medievale, mentre la realtà politica andava verso la formazione degli stati nazionali e, in ambito italiano, regionali. E' diviso in tre libri. Nel primo Dante vuole affermare la superiorità del potere temporale su quello spirituale pontificio, e riconosce l'impero come unica forma di governo capace di garantire unità e pace. Nel secondo riconosce la legittimità del diritto dall'impero da parte dei Romani. Nel terzo libro Dante dimostra che l'autorità del monarca dipende da Dio e non è soggetta all'autorità del pontefice. Altri trattati hanno avuto origine da occasioni specifiche:
- tredici Epistole, in latino, scritte anche per conto di chi lo ospitava. Di particolare rilievo è l'epistola XIII, scritta tra il 1316 e il 1320, per accompagnare l'invio e la dedica del Paradiso a Cangrande della Scala. Essa contiene le uniche indicazioni offerte da Dante per interpretare la sua opera maggiore e ripropone la teoria (presente nel Convivio) dei diversi livelli su cui si può e si deve intendere la Commedia (come ogni testo letterario).
- due Egloghe, in esametri latini di tipo virgiliano che riconfermano la dignità della poesia in volgare
- la Quaestio de aqua et terra (Discussione sull'acqua e sulla terra), una conferenza scientifico-filosofica (tenuta a Verona nel 1320) su un tema che suscitava grande interesse tra i dotti del tempo, cioè come le terre siano emerse dall'acqua. Dante sostiene che le sfere della terra e dell'acqua non sono concentriche.

Curiosità


- Dante aveva una memoria eccezionale: un signore a lui sconosciuto lo fermò una volta in piazza chiedendogli: «Qual è il cibo più buono del mondo?». «L'uovo», rispose Dante. Un anno dopo, nella stessa piazza, lo stesso signore lo reincontrò e gli domandò «Con che (condimento)?». «Con il sale», fu la conclusione dell'Alighieri.
- Nel 2005 è stato ultimato il restauro di un affresco fiorentino nella sede dell'Arte dei Giudici e dei Notai, vicino al Museo Bargello. Risalente al 1375, è il più antico ritratto di Dante conosciuto e smentisce l'affermazione del Boccaccio. La lunetta restaurata riporta quattro ritratti: Giovanni Boccaccio, Francesco Petrarca, e Zanobi da Strada, oltre a Dante. L'immagine del poeta è quella di un uomo non bello, scuro di carnagione e dal naso lungo, ma non aquilino.

Voci correlate


- Vita Nuova
- Divina Commedia

Collegamenti esterni


- [http://www.liverpoolmuseums.org.uk/picture-of-month/displaypicture.asp?venue=2&id=152 'Dante and Beatrice' (1883) - Henry Holiday]
- [http://www.classicitaliani.it/index042.htm Tutti gli scritti di Dante e altre opere correlate]
- [http://www.liberliber.it/biblioteca/a/alighieri/index.htm E-book di Dante su LiberLiber.it]
- [http://www.fauser.it/biblio/index042.htm Fauser.it - Progetto Dante]
  - [http://www.crs4.it/Letteratura/VitaNova/VitaNova.html Vita Nova - testo]
  - [http://www.fauser.it/biblio/index083.htm Rime - testo]
- [http://www.danteonline.it Sito su Dante a cura della Società Dantesca Italiana]: contiene estesa bibliografia, l'elenco dei manoscritti esistenti (alcuni dei quali sono visibili on-line).
- [http://www.liberliber.it/biblioteca/p/petrocchi/vita_di_dante/html/testo.htm Biografia di Dante su LiberLiber.it]
- [http://www.italica.rai.it/principali/dante/ Dante su Italica] Alighieri, Dante Alighieri Dante Alighieri Dante Alighieri ja:ダンテ・アリギエーリ ko:단테 알리기에리 simple:Dante Alighieri

Guelfi e Ghibellini

I termini guelfi e ghibellini indicano le due fazioni che dal XII secolo sostennero in Germania, nel contesto del conflitto tra chiesa ed impero, rispettivamente la casata di Baviera dei Welfen (pronuncia velfen, da cui la parola guelfo) e quella di Svevia degli Hohenstaufen, signori del castello di Waiblingen (da cui la parola ghibellino), in lotta per la corona imperiale dopo la morte dell'imperatore Enrico V (1125), che non aveva eredi diretti. I guelfi sostenevano una linea politica di autonomia contro ogni tipo di intromissione esterna e contro i privilegi nobiliari; a volte, furono guelfi coloro che sostenevano la Chiesa come figura in contrapposizione all'impero pur rimanendo "indipendentisti". I ghibellini si opponevano al potere del pontefice affermando la supremazia dell'istituzione imperiale: morto Enrico V, dunque, i primi posero sul trono di Germania Lotario, duca di Baviera appoggiato dal pontefice, cui i ghibellini contrapposero Corrado, duca di Franconia, che Papa Onorio II non esitò a scomunicare. Con l'elezione a Re di Germania di Federico I Hohenstaufen (detto il Barbarossa), nel 1152, e la successiva incoronazione imperiale nel 1155, la fazione ghibellina prevalse nel territorio dell'impero: poiché Federico intendeva riaffermare in Italia la supremazia imperiale che i comuni avevano sottratto all'impero con il sostegno del papato, sotto il suo regno (1152-1190) si verificò uno spostamento dei termini guelfo e ghibellino dall'area tedesca a quella italiana, dove essi indicarono rispettivamente i sostenitori della libertà dei comuni e i difensori della causa imperiale. In Italia, dunque, vi furono città come Firenze, Milano e Mantova che abbracciarono la causa guelfa, altre come Pisa, Siena e Lucca che sposarono la causa imperiale; all'interno delle città la stessa dicotomia, superando il tradizionale significato di lotta politica tra papato e impero, si ripropose poi nella lotta tra le fazioni guelfa e ghibellina della popolazione, entrambe volte ad esercitare dominio del comune. Per accrescere la loro forza sia le città guelfe sia quelle ghibelline si riunirono in leghe opposte le une alle altre: così dalla seconda metà del XIII secolo la guelfa Firenze ingaggiò contro la lega ghibellina delle altre città toscane (Arezzo, Siena, Pistoia, Lucca, Pisa), un lungo conflitto, che ebbe come termini estremi la battaglia di Montaperti del 1260 e quella di Altopascio del 1325. Nel corso del XIV secolo, i partiti guelfi e ghibellini si frammentarono al loro interno in fazioni (guelfi bianchi e guelfi neri), attestando una perdita della forza e della compattezza originarie; i due termini sopravvissero, e nei secoli successivi sarebbero stati riutilizzati per indicare linee politiche favorevoli o contrarie alla Chiesa, ma lo scenario storico entro cui si erano sviluppati si avviava ormai verso il declino: dilaniata dai particolarismi e dalle lotte civili, la realtà comunale cedeva infatti il passo a quella, di dimensione regionale o cittadina, delle signorie. Categoria:Storia

Bologna

Bologna (Bulåggna in bolognese) è un comune di 369.955 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia nonché della regione Emilia-Romagna. Antichissima città universitaria, ancora oggi è meta di moltissimi studenti che le conferiscono una ricchezza culturale e di idee nuove ed alternative, invidiabile per molte città del mondo. Famosa anche per le sue torri. Grande nodo ferroviario, con le due stazioni principali seguenti:
- Bologna Centrale (stazione viaggiatori di passaggio),
- Bologna San Donato (scalo di smistamento di testa, situato nel nord-est della città alla cintura ferroviaria merci).

Geografia

Bologna è situata in zona pianeggiante e collinare presso lo sbocco della valle del Reno.
Il territorio provinciale si estende dai margini meridionali della Pianura Padana ai monti degli Appennino tosco-emiliano, spaziando dai 54 m s.l.m. del centro città, ai 300 m s.l.m. di Sabbiuno e del Colle della Guardia (sempre in territorio comunale) ai 1945 m s.l.m. del Corno alle Scale. Il comune si suddivide amministrativamente in nove circoscrizioni di decentramento, a cui lo statuto attribuisce il nome di "quartieri": Borgo Panigale, San Donato, San Vitale, Sàvena, Navile, Porto, Saragozza, Santo Stefano, Reno. Il quartiere Navile corrisponde a parte del quartiere Lame e ai quartieri Corticella e Bolognina della suddivisione amministrativa precedente alla revisione statutaria, il quartiere Saragozza corrisponde all'ex quartiere Costa-Saragozza, il quartiere Reno agli ex quartieri Barca e Santa Viola, il quartiere Porto agli ex quartieri Marconi e Saffi e a parte dell'ex quartiere Lame, il quartiere Savena agli ex quartieri San Ruffillo, Murri e Mazzini.

Clima

Bologna presenta un clima continentale. Gli inverni sono rigidi e non mancano le precipitazioni nevose. Le estati calde e particolarmente afose a causa dell'umidità dell'aria. Le mezze stagioni sono miti e molto piovose.

Storia

circoscrizioni di decentramento La zona di Bologna risulta abitata fin dal IX secolo AC, come risulta dagli scavi effettuati a partire da metà '800 nella vicina Villanova, frazione di Castenaso. In questo periodo, e fino al VI secolo AC, l'insediamento appartiene alla fase indicata appunto come villanoviana ed è sparso in vari nuclei. Nel VII-VI secolo AC abbiamo testimonianze di un'apertura ai modelli artistici della vicina Etruria: anche la composizione etnica della popolazione cambia, passando dagli umbri agli Etruschi che la battezzarono Felsina. Successivamente (V-IV secolo AC), con la discesa dei Galli nella penisola gli Etruschi vengono progressivamente messi in minoranza, e il dominio gallico sulla zona durerà fino al 196 AC, anno in cui i Galli Boi vengono scacciati dai Romani. Nel 189 AC questi ultimi fondarono sul sito una colonia di diritto latino a cui diedero il nome di Bononia. Bononia Dopo la caduta dell'Impero, fu soggetta ad Odoacre, a Teodorico (493-526), a Bisanzio e infine, nel 727, ai Longobardi, nella cui ottica era solo un centro militare. Nel 774 la città capitola davanti a Carlo Magno, che la consegna al papa Adriano I. Ripopolatasi nel X secolo, Bologna inizia a nutrire aspirazioni comunali, che riuscirà ad affermare alla morte di Matilde di Canossa, nel 1115, ottenendo l'anno successivo una serie di concessioni giurisdizionali ed economiche dall'imperatore Enrico V. Il comune partecipò alla lotta contro il Barbarossa, conclusasi con la pace di Costanza nel 1183, dopo la quale conobbe una forte espansione, anche edilizia (periodo delle case-torri): fu uno dei principali centri di scambio commerciale grazie a canali che permettevano il transito di grandi quantità di merci. Il complesso sistema di approvvigionamento idrico di cui era dotata la città, mediante una sviluppata rete di canali tra le più avanzate in Europa, si riforniva d'acqua dai torrenti Savena e Aposa e dal fiume Reno. Questa energia idraulica serviva ad alimentare numerosi mulini per la fiorentissima industria tessile serica e per il trasporto di merci. Dei canali di Bologna (ora quasi tutti interrati) rimangono oggi tracce nella toponomastica. Nel 1088 fu fondata a Bologna quella che è riconosciuta come la prima università del mondo occidentale (Alma mater studiorum). Nel XIII secolo, Bologna fu coinvolta nelle lotte tra guelfi e ghibellini, con alterne fortune. Ad esempio: se, nel 1249, i bolognesi riuscirono addirittura a catturare Re Enzo, figlio di Federico II del Sacro Romano Impero; nel 1275, invece, dopo un tentativo, fallito, della guelfa Bologna di attaccare la ghibellina Forlì, le truppe ghibelline di Guido da Montefeltro, di Maghinardo Pagani e di Teodorico degli Ordelaffi, misero in fuga i bolognesi presso il fiume Senio, al ponte di San Procolo. La rotta fu tanto grave che il carroccio dei bolognesi venne portato in trionfo a Forlì. Forlì Nel 1337 ha inizio la signoria dei Pepoli, definita da alcuni studiosi una "criptosignoria" perché la famiglia cerca di governare ponendosi come primi tra pari piuttosto che come veri e propri signori della città. La signoria presenta forti elementi di continuità col passato, e resisterà fino al 28 marzo 1401 quando diventeranno signori di Bologna i Bentivoglio. Nel 1500 passa allo Stato Pontificio fino al 1796 quando arrivano a Bologna le truppe francesi ma, dopo il Congresso di Vienna (1815) la città ritorna alla Chiesa. Vi si stabiliranno gli Austriaci, per essere poi annessa al Regno d'Italia nel 1860. 1860 Gravemente danneggiata durante la seconda guerra mondiale, protagonista nella resistenza, dal dopoguerra la città è stata sempre un baluardo e fiore all'occhiello delle amministrazioni di sinistra (da cui l'appellativo Bologna la rossa). Bologna è stata fra le prime a sperimentare il concetto di trasporto pubblico gratuito e a istituire una rete civica con la fornitura di connessione Internet gratuita per i cittadini. Durante l'amministrazione di Renato Zangheri, il 2 agosto 1980 alle ore 10.25 una bomba esplose alla stazione centrale di Bologna causando 85 morti, per quella che passerà alla storia come Strage di Bologna. Nel 1999, con grande sorpesa, il centro sinistra perse le elezioni comunali a favore della coalizione di Giorgio Guazzaloca, ma dal 2004 il governo della città è di nuovo nelle mani del centro sinistra con Sergio Cofferati.

Monumenti e luoghi di interesse

Sergio Cofferati

I portici, le mura e l'architettura

Sergio Cofferati Bologna è la città dei portici. Li si trova in quasi tutte le vie del centro e la loro origine è da attribuirsi alla forte espansione che ebbe la città nel tardo medioevo, quando la città e la fiorente università divennero un polo ambito per studiosi e letterati di tutta l'Europa, ma anche per la popolazione proveniente dalla campagna. Di qui la necessità di sfruttare al meglio gli spazi e aumentare la capienza delle case espandendo i piani superiori al piano terra, dapprima con la creazione di sporti in legno sorretti da travature, e successivamente da portici sorretti da colonne. Peraltro i portici, come anche in altre città vicinanti, costituirono anche un sistema pressoché spontaneo di camminamenti coperti, consentendo perciò di percorrere buona parte delle strade al riparo da pioggia e neve. La struttura romana della città non è più visibile dato che la fisionomia attuale del vasto centro storico si è sviluppata nel XI e XII secolo. Bologna ebbe tre cerchie di mura: la più antica era costruita in selenite e risale all'epoca di Teodorico. Queste furono distrutte per ordine di Federico Barbarossa e al loro posto vennero costruite le più ampie mura dei Torresotti (XII secolo). La terza e ultima più grande cerchia di mura risale al XIII e XIV secolo: e non ebbe mai una efficacia difensiva. Di essa - dopo il discutibile abbattimento avvenuto all’inizio del XX secolo - sono rimaste le dodici porte e alcuni piccoli tratti. Entro il tracciato di queste mura il tessuto urbano della città è rimasto in gran parte intatto: è questo che lo rende particolare, con i suoi 37 chilometri di portici.

Le torri

XX secolo Le torri gentilizie di Bologna di origine medioevale sono uno dei tratti più caratteristici della città. Nel medioevo si contavano più di 180 torri (una enormità rispetto all'estensione della città di allora). Di esse purtroppo se ne sono salvate solo diciassette. Fra le torri superstiti si possono citare la Torre Altabella (61 metri di altezza), la Torre Prendiparte (60 m), e le ben più note Torre degli Asinelli e Garisenda.
Le due torri sono i monumenti simbolo della città: la Torre degli Asinelli (alta 97 metri) e la Torre della Garisenda (in origine alta 60 metri, ora 48) edificate per volere di nobili ghibellini nel XII secolo. La più pendente delle due, la Garisenda, fu citata più volte da Dante, nella Divina Commedia (Inferno, XXXI, 136-140) e nelle Rime, a riprova del suo soggiorno a Bologna.

Le chiese

Divina Commedia In Piazza Maggiore si trova la gotica e imponente (è la quinta chiesa più grande del mondo) basilica di San Petronio (costruita fra il 1390 ed il 1659), che presenta un portale decorato da bassorilievi di Jacopo della Quercia: all'interno vi si trova una meridiana progettata da Giovanni Domenico Cassini.
Nella stessa area si trovano la fontana del Nettuno, opera del Giambologna; il Palazzo del Podestà (riedificato nel 1845); il duecentesco Palazzo di Re Enzo ed il Palazzo Comunale (XIII e XV secolo). Di notevole interesse le chiese di San Francesco (del XIII secolo, primo esempio di gotico francese in Italia, con adiacenti i monumenti funebri dei glossatori), e la chiesa di San Domenico (del XIII secolo, con la preziosa arca in cui sono conservate le spoglie del santo, realizzata da Nicola Pisano e recante statue di Michelangelo). Molto suggestivo il complesso di Santo Stefano, noto anche come "le Sette Chiese" (il nucleo originale fu edificato nel VIII secolo su un tempio pagano dedicato ad Iside; qui erano conservate fino al 2000 le spoglie di San Petronio, ora traslate nella omonima basilica). 2000 Notevoli anche la cattedrale San Pietro (ricostruita al XVII secolo); San Giacomo Maggiore (gotica, del 1263, con elegante portico rinascimentale); Santa Maria dei Servi (eretta tra il XIV ed il XVI secolo, con una Maestà di Cimabue e un suggestivo quadriportico); Santa Maria della Vita (è la chiesa del primo ospedale di Bologna, fondato nel 1260, al cui interno si trovano le preziosissime terracotte delle Marie Piangenti (il Compianto sul Cristo morto) realizzate da Niccolò dell'Arca nel 1463). Sul Colle della Guardia (a circa 300 m s.l.m. a sud-ovest del centro storico), si trova il caratteristico santuario della Madonna di San Luca (del 1723), che si raggiunge per una via porticata (del XVII e XVIII secolo) di 666 archi, che con i suoi 3,7 km pare essere il portico più lungo al mondo.

L'Archiginnasio

L'Archiginnasio di Bologna è uno dei palazzi più significativi della città: fu sede dell'antica Università, dal 1563 al 1803. Il palazzo fu costruito nel 1562 su progetto di Antonio Morandi (detto il Terribilia), ed è ricchissimo di storia e opere d'arte. Citiamo il complesso araldico murale (che si compone di più di 6000 stemmi studenteschi), ed il teatro anatomico (che risale al 1637, sala dedicata allo studio dell'anatomia a forma di anfiteatro, costruita in legno d'abete, soffitto a cassettoni, e decorata con statue). Dal 1838 è sede della Biblioteca Comunale.

Cultura

Nel 2000 Bologna è stata Capitale europea della cultura.

Musei e biblioteche

Bologna è una città dal sistema museale molto attivo ed espanso, costituito da ben 43 musei (per lo più Comunali e Universitari) sempre curati ed aggiornati e nei quali, accanto alle ricche collezioni permanenti, stazionano spesso importanti e interessanti mostre.
I pricipali musei sono: le Collezioni Comunali d'Arte, il Museo Civico Archeologico (con collezioni di epoca romana, etrusca e preistorica), il Museo Civico Medievale, la Pinacoteca Nazionale di Bologna (con opere dei Carracci, Giotto, Vitale da Bologna, Raffaello, Guido Reni, Parmigianino), il Museo Morandi, il Museo Civico d'Arte Industriale Davia Bargellini, il Museo del Patrimonio Industriale alla Fornace Galotti, la Galleria Comunale d'Arte Moderna di Bologna. L'Università ha un numero elevatissimo di propri musei e biblioteche, quasi uno per ogni facoltà, a cui si aggiungono i musei religiosi.
Fra le biblioteche si segnalano la Biblioteca Comunale dell'Archiginnasio e la moderna Biblioteca Sala Borsa (inaugurata nel 2001).
Di notevole interesse è anche la Cineteca di Bologna, istituzione comunale dedicata al cinema ed alla filmografia.
Cineteca di Bologna ]] Di recente costituzione è anche l'interessante Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna, che, insieme al Conservatorio Giovanni Battista Martini detiene un notevole insieme di collezioni musicali (libri, strumenti musicali, quadri).

Teatri

Il teatro è stata una forma di intrattenimento molto diffusa a Bologna fino dal Cinquecento. Il primo teatro pubblico fu il Teatro della Sala, attivo a partire dal 1547 nel Palazzo del Podestà. Una figura molto importante del teatro bolognese e italiano fu Alfredo Testoni, il commediografo autore del "Cardinale Lambertini", grande successo teatrale sin dal 1905, riproposto poi sullo schermo dall'attore bolognese Gino Cervi. Nel 1998 il Comune di Bologna ha dato vita al progetto "Bologna dei Teatri", un'associazione che riunisce le principali strutture teatrali della città. Si tratta di un circuito di teatri dall'offerta culturale variegata, che spazia dalla commedia dialettale bolognese alla danza contemporanea, ma con una strategia di comunicazione e promozione unitaria. In concreto, gli spettacoli in cartellone nei vari teatri aderenti al progetto vengono pubblicizzati settimanalmente attraverso una locandina unica. I principali teatri di Bologna sono:
- Arena del Sole, dotato di due sale, con un repertorio generalista popolare e internazionale
- Teatro Alemanni, il tempio della commedia dialettale bolognese
- Teatro delle Celebrazioni, con un cartellone dedicato ai comici e alla danza contemporanea
- Teatro Comunale di Bologna, che ospita spettacoli musicali di opera lirica e musica sinfonica
- Teatro Dehon, che offre il cartellone più ampio, come generi teatrali e durata della stagione, e ospita le produzioni della compagnia del teatro
- Teatro Duse, teatro di prosa
- Teatro Testoni, dedicato agli spettacoli per i bambini e i ragazzi Altri teatri o luoghi di spettacolo:
- Europauditorium
- Humusteater
- Teatro Manzoni, che ospita il programma di balletto organizzato dal Teatro Comunale
- Teatro Medica Palace
- Teatro del Navile
- Teatro delle Moline
- Teatro Polivalente Occupato (T.P.O.)
- Teatro San Leonardo, laboratorio permanente di ricerca e sperimentazione affidato a Leo de Berardinis
- Teatro Ridotto
- Teatri di Vita, teatro-danza contemporaneo

Università

Teatri di Vita, antica sede dell'Ateneo]] L'Alma mater studiorum - Università di Bologna è considerata la più antica università del mondo occidentale. La data della sua fondazione è stata fissata convenzionalmente nell'anno 1088 da una commissione composta, tra gli altri, da Giosuè Carducci. Attualmente conta più di 100.000 studenti (che su meno di 400.000 abitanti sono un numero considerevole) e 23 facoltà. La vita della città e quelle dall'Università sono intimamente connesse fin dal medioevo, facendole meritare l'appellativo di Bologna la dotta.

Sport

Lo sport di vertice a Bologna è la pallacanestro. Negli anni Novanta la città si è guadagnata l'appellativo di Basket City ("la città della pallacanestro") grazie alla contemporanea militanza ai vertici della Serie A1 delle due squadre bolognesi Virtus e Fortitudo. Anche il calcio, come in tutte le città italiane, è molto popolare. Il Bologna Football Club 1909, la principale squadra della città, nel corso della sua storia ha vinto 7 scudetti; tuttavia, a causa della retrocessione avvenuta nella stagione 2004/2005, attualmente milita in Serie B. Bologna ha, e ha avuto in passato, squadre di vertice in altri sport. La Fortitudo Baseball ha vinto sette campionati italiani (l'ultimo nel 2005), quattro Coppe Italia e due Coppe dei Campioni. Tra le personalità bolognesi dello sport, si ricordano la velocista Ondina Valla (la prima donna italiana a vincere un oro olimpico), il calciatore Giacomo Bulgarelli, lo sciatore Alberto Tomba, l'arbitro di calcio Pierluigi Collina, il pilota automobilistico Alex Zanardi Bologna è stata sede delle due semitappe della 1^ tappa del Giro d'Italia 1994 (22 maggio), una prova in linea vinta da Endrio Leoni ed una cronometro individuale vinta dal francese Armand De Las Cuevas.

Gastronomia

Armand De Las Cuevas La fama gastronomica di Bologna risale al medioevo: erano presenti in città potenti famiglie signorili, presso le cui corti servivano i cuochi più celebrati. Ma la tradizione gastronomica bolognese è strettamente legata all'Università: la mescolanza di numerosissimi studenti e professori di nazionalità diverse arricchì la cultura gastronomica, e rese necessaria una buona organizzazione dell'approvvigionamento alimentare. Nel trecento si contavano in città ben 150 osterie e 50 alberghi, che venivano riforniti dalle fertili campagne circostanti ma anche da lontano, per vie d'acqua (tramite i canali della città, che erano collegati al Po e di qui al mare).
Il detto Bologna la grassa va quindi a braccetto con il detto Bologna la dotta.
La cucina Bolognese (così come la cucina emiliana in genere) è nota per la sua varietà ed opulenza: i piatti tipici sono a base di carne (in particolare maiale) e pasta all'uovo. Sono particolarmente famosi i saporiti la mortadella, i tortellini, le lasagne, il ragù (tipicamente usato per condire le tagliatelle).
La leggenda racconta che i tortellini siano stati modellati sulla forma dall'ombelico di Venere. Le tagliatelle, sempre secondo la leggenda, furono create a somiglianza dei lunghi capelli biondi di Lucrezia Borgia in occasione delle sue nozze con il Duca di Ferrara, Alfonso I d'Este. L'Accademia Italiana della Cucina e l'associazione Confraternita del Tortellino hanno depositato a partire dagli anni 70 le ricette ufficiali di alcuni piatti tipici presso la Camera di Commercio di Bologna. Si tratta di:
- La tagliatella di Bologna
- Ripieno dei tortellini di Bologna
- Ragù bolognese
- Certosino di Bologna
- Lasagne verdi alla bolognese
- Il friggione
- Spuma di mortadella
- Galantina di pollo (o di cappone)
- Cotoletta alla bolognese
- Gran fritto misto alla bolognese

Amministrazione


- Sindaco: Sergio Gaetano Cofferati, dal giugno 2004.
- Comune: Centralino 051 20.31.11
- Classificazione climatica: zona E, 2259 GR/G

Voci correlate


- Aeroporto di Bologna
- Dialetto bolognese
- Processo di Bologna
- Scuola bolognese dei cantautori


- [http://maps.google.com/maps?q=Bologna,+Italy&ll=44.494286,11.344113&spn=0.023157,0.035306&t=k&hl=en Googlemap: Mappa satellitare del centro di Bologna]
- [http://sit.comune.bologna.it/turismo/ricerca.htm Mappa turistica di Bologna]
- [http://www.bibliotecasalaborsa.it/home.php Biblioteca Sala Borsa]
  - [http://www.bibliotecasalaborsa.it/content/percorsi/raccontoresistenza.html Episodi di guerra e resistenza a Bologna]
- [http://www.cinetecadibologna.it/ Cineteca di Bologna]
- [http://www.museomusicabologna.it/info.htm Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna]
- [http://www.bookfair.bolognafiere.it/ Mostra degli Illustratori di Libri per Ragazzi]
- [http://www.bulgnais.com/fotobologna.html Foto di Bologna]
- [http://www.bolognalacittadelcibo.it/ Bologna la città del cibo]
- [http://www.itineraribologna.it Itinerari Bologna]
- [http://www.bologna-in.com Alla Scoperta di Bologna]
- [http://www.bolognaracconta.com/ bolognaracconta.com]
- [http://www.amicidelleacque.com/ Associazione amici delle vie d'acqua e dei sotterranei di Bologna]
-
Categoria:Comuni della provincia di Bologna Categoria:Comuni dell'Emilia-Romagna Categoria:Comuni italiani ja:ボローニャ

Forlì

Forlì, in dialetto forlivese "Furlè", è un comune di 110.209 abitanti della provincia di Forlì-Cesena, capoluogo della provincia di Forlì e Cesena, già capoluogo, per quasi tutto il XX secolo, della provincia di Forlì, nome sotto il quale era compreso anche il territorio ora facente parte della provincia di Rimini. Forlì è una città Emiliano-Romagnola ed in particolare si trova in Romagna, di cui è, come dice Dante nel De Vulgari eloquentia, "meditullium", cioè l'area centrale. Questo primato è anche inguistico anche se in questo caso il forlivese deve spartire questa centralità con il faentino costituendo assieme a quest'ultimo il dialetto romagnolo tipico (anche se fra i due esistono comunque differenze), visto che il romagnolo tende a perdere questa o quella peculiarità a mano a mano che si avanza verso la periferia della Romagna e che la lingua subisce, per ciò, gli influssi delle zone circostanti.

Storia

Personaggi illustri

Luoghi d'interesse


- Piazza Aurelio Saffi: ai tempi del forum romano era solo un largo spazio ai confini della centuriazione, lungo la via Emilia verso Rimini. Diventa, come a tutt'oggi, luogo centrale della città nel Medioevo e viene conosciuta col nome di piazza Maggiore; dopo l'unificazione viene dedicata a Vittorio Emanuele II, per poi assumere il nome attuale con l'avvento della repubblica. Sul lato a ovest sorge la Residenza comunale, un tempo palazzo degli Ordelaffi, già signori della città; l'edificio è stato notevolmente rimaneggiato nei secoli, la facciata odierna risale ai primi anni dell'Ottocento. Sul lato opposto, a nord-est, sorge l'Abbazia di San Mercuriale: chiesa di architettura romanica, in mattoni, costruita sul primo luogo di culto cristiano a Forlì; il campanile è famoso per essere uno dei più alti d'Italia, in stile romanico. Il chiostro fu aperto al passaggio pubblico durante il Ventennio, quando architetti e urbanisti del regime fascista ridisegnarono ampie parti della città e della piazza stessa, come si può notare dalle costruzioni, verso nord, del Palazzo delle Poste e del Palazzo degli Uffici statali. Sul versante sud, altri due pregevoli palazzine rinascimentali: il palazzo del Podestà e l'adiacente palazzo Albertini. [http://www.turismoforlivese.it/index.asp?id=5030402&nscheda=0000000101787&lingua=IT Abbazia di San Mercuriale]
- Piazza del Duomo/Piazza Ordelaffi: i due spiazzi contigui sono sovrastati dalla fabbrica del Duomo, già chiesa di S.Croce, la cattedrale cittadina. A nord di piazza Ordelaffi si trova l'imponente palazzo Paolucci-Piazza, antica famiglia nobiliare, ora sede della Prefettura, palazzo del XVII secolo. Al centro di piazza del Duomo si erge la colonna votiva della Madonna del Fuoco, protettrice della città; fu eretta originariamente in piazza Saffi, da dove fu spostata alla fine dell'Ottocento per lasciar posto al monumento commemorativo del patriota forlivese.
- Corso della Repubblica: è la principale strada cittadina. Costituisce il ramo della via Emilia verso est interno al centro storico. Vi sorge la barocca chiesa di Santa Lucia, protettrice della vista e festeggiata il 13 dicembre, nonché la biblioteca e la sede dei principali musei comunali, compresa la pinacoteca nell'imponente palazzo Merenda, già sede dell'antico ospedale cittadino.
- Corso Giuseppe Mazzini: via di porticati e negozi, congiunge piazza Saffi con la via Ravegnana per Ravenna, verso nord, dove un tempo sorgeva la Porta di San Pietro. Importante la chiesa del Carmine, che ospita il convento dei carmelitani: l'ingresso presenta un pregevole fregio in marmo d'Istria, in origine abbellimento dell'entrata del Duomo.
- Corso Giuseppe Garibaldi: il corso più lungo, da piazza Saffi arriva a Porta Schiavonia e costituisce la parte di via Emilia verso ovest e verso Faenza e Bologna. Notevoli palazzi signorili si sono conservati fino a oggi: il Monte di Pietà (quattrocentesco), palazzo Albicini, palazzo Gaddi, con notevoli affreschi di Felice Giani (sede di alcuni musei comunali: etnografico e del teatro), palazzo Reggiani. All'altezza di piazza Melozzo, in corrispondenza della chiesa, già cattedrale, della SS.Trinità - dove sono conservati, oltre all'antica cattedra di S. Mercuriale, i resti del pittore forlivese -, sono state trovate le testimonianze del centro romano: lì sorgeva l'incrocio fra cardum e decumanum maximum. Al termine del corso si arriva a Porta Schiavonia, unico dei quattro ingressi rimasti in piedi: le altre barriere, insieme alle mura medievali, sono state demolite in epoca fascista per permettere lo sviluppo della rete stradale e la costruzione dei viali di circonvallazione del centro storico; l'aspetto attuale della porta risale al Settecento.
- Corso Armando Diaz: da piazza Saffi porta al piazzale di Porta Ravaldino, non più esistente, e al viale dell'Appennino che, verso sud, collega la città a Predappio e Castrocaro Terme. Vicino al centro sorgono il palazzo Orsi Mangelli, ora sede centrale del polo universitario decentrato dell'ateneo di Bologna, e il teatro comunale intitolato al drammaturgo forlivese Diego Fabbri. Il tratto finale affianca la possente Rocca di Ravaldino, cittadella centrale nel sistema difensivo delle mura medievali già ai tempi degli Ordelaffi e centro di governo, in particolare sotto Caterina Sforza: la Rocca fu il principale teatro dello scontro con le truppe frncesi e pontificie di Cesare Borgia. Altre Chiese di Forlì

- [http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=3681§ion=rubriche/Storia%20locale Le Chiese di Forlì: San Tommaso Apostolo]
- [http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=3682§ion=rubriche/Storia%20locale Le Chiese di Forlì: San Domenico]
- [http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=3683§ion=rubriche/Storia%20locale Le Chiese di Forlì: San Tommaso Cantuariense]
- [http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=3684§ion=rubriche/Storia%20locale Le Chiese di Forlì: Santa Maria dei Servi, detta di San Pellegrino]
- [http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=5875§ion=rubriche/Storia%20locale Le Chiese di Forlì: Santa Maria della Neve]
- [http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=12234§ion=rubriche/Storia%20locale Le Chiese di Forlì: Sant'Anna]
- [http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=20322§ion=rubriche/Storia%20locale Le Chiese di Forlì: Chiesa del Carmine]
- [http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=21600§ion=rubriche/Storia%20locale Le Chiese di Forlì: Chiesa e Monastero del Corpus Domini]
- [http://www.romagnaoggi.it/showarticle.php?articleID=25390§ion=rubriche/Storia%20locale Le Chiese di Forlì: antica Chiesa di San Biagio (sconsacrata)]

Frazioni

Bagnolo, Barisano, Borgo Sisa, Branzolino, Carpena, Carpinello, Casemurate, Caserma, Castiglione, Cava, Collina, Coriano, Durazzanino, Forniolo, Grisignano, Ladino, Magliano, Malmissole, Massa, Para, Pescaccia, Petrignone, Pianta, Pieve Acquedotto, Pievequinta, Poggio, Ponte Vico, Quattro, Ravaldino, Roncadello, Ronco, Rotta, Rovere, San Giorgio, San Leonardo in Schiova, San Lorenzo in Noceto, San Martino in Strada, San Martino in Villafranca, San Tomé, San Varano, Vecchiazzano, Villa Rovere, Villa Selva, Villafranca di Forlì, Villagrappa, Villanova

Amministrazione Comunale

Elezioni del 13/14 giugno 2004

- Sindaco: Nadia Masini
( Membro del partito DS )
- Giunta comunale:
Evangelista Castrucci - vice sindaco, sviluppo economico, commercio e mercati, turismo
Loretta Bertozzi - politiche di welfare
Giovanni Bucci - sport, rapporti internazionali
Lodovico Buffadini - bilancio, finanze, patrimonio, logistica
Palmiro Capacci - ambiente, energia, protezione civile
Elvio Galassi - lavori pubblici, programma opere pubbliche, aeroporto
Loretta Lega - politiche educative e formative
Tiziano Marchi - servizi generali, pubblica amministrazione, servizi informatici e demografici
Gianfranco Marzocchi - cultura, università
Sandra Morelli - mobilità, consumatori, verde, parchi e arredo urbano
Liviana Zanetti - decentramento, politiche giovanili, partecipazione civica, comunicazione e rapporti coi cittadini, pace e diritti umani
Gabriele Zelli - pianificazione territoriale, urbanistica, edilizia

Gemellaggi


- Aveiro (Portogallo)
- Bourges (Francia)
- Chichester (Regno Unito)
- Elektrenai (Lituania)
- Karlsruhe (Germania)
- Peterborough (Regno Unito)
- Plock (Polonia)
- Skövde (Svezia)
- Szolnok (Ungheria)

Galleria

Immagine:Main_square_SAFFI_Forli_Italy_December-2004.jpg|Piazza Aurelio Saffi Immagine:Piazza_Saffi.jpg|Piazza Aurelio Saffi Immagine:porta_schiavonia.jpg|Porta Schiavonia Immagine:rocca_ravaldino.jpg|Rocca di Ravaldino Immagine:piazzale_vittoria.jpg|Piazzale della Vittoria Immagine:San_mercuriale.jpg|Abbazia di San Mercuriale

Voci correlate


- Aeroporto di Forlì


- [http://www.comune.forli.fo.it/contenuti/stemma Storia dello stemma]
- [http://www.almanaccodiforli.it/ Sito dell'Almanacco di Forlì, volume che raccoglie un anno di cronaca della città e offre notizie sempre aggiornate su Forlì]
- [http://www.almanaccodiforli.it/forum Il forum di Forlì e dintorni]
- [http://www.romagnaoggi.it Portale di informazione sull'Emilia-Romagna, con tante news anche su Forlì]
- [http://www.atr-online.it/ ATR trasporti pubblici locali]
- [http://www.poloforli.unibo.it/ Alma mater studiorum Università di Bologna - polo didattico-scientifico di Forlì]
- [http://www.legacoopforlicesena.it/ Sito dell'associazione di cooperative Legacoop Forlì-Cesena]
- [http://www.casafc.it/ Sito casafc.it dedicato alla casa in provincia di Forlì-Cesena]
- [http://www.forlibasket.it/ Sito dedicato al basket forlivese]
- [http://www.salastampa.info/ La sala stampa virtuale di Forlì-Cesena
- È sede del Forlì Linux Users Group (LUG) [http://www.folug.org FOLUG]
- [http://www.fluidifikas.it Fluidifikas Basket Forlì] Categoria:Comuni della provincia di Forlì-Cesena Categoria:Comuni dell'Emilia-Romagna Categoria:Comuni italiani Categoria:Forlì ja:フォルリ

Guido da Montefeltro

Guido I da Montefeltro, nato circa nel 1220, signore della contea di Montefeltro, fu un intelligente uomo politico ed un abile condottiero, lodato sia da Dante Alighieri sia da Giovanni Villani. Ghibellino, si distinse per parecchie imprese in difesa del suo partito. Un caso può essere la battaglia di San Procolo, nel 1275: dopo un tentativo, fallito, della guelfa Bologna di attaccare la ghibellina Forlì, i ghibellini, sotto il comando di Guido da Montefeltro, di Maghinardo Pagani e di Teodorico degli Ordelaffi, si diressero verso Bologna: i guelfi furono sconfitti presso il fiume Senio, al ponte di San Procolo. La rotta fu tale che il carroccio dei bolognesi venne portato in trionfo a Forlì. L'impresa più famosa, però, ricordata anche da Dante, che di Forlì dice: "la terra che fe' già la lunga prova / e di Franceschi sanguinoso mucchio" (Inferno XXVI, 43-44), è la sconfitta, nel 1282, dell'esercito di Francesi che il Papa Martino IV aveva inviato contro la città di Forlì, roccaforte dei ghibellini, per cui ebbe anche l'aiuto dell'astronomo, allora celeberrimo, Guido Bonatti. Dopo una vita di lotte, entrato infine nell'Ordine francescano, morì nel monastero di Assisi nel 1298. Montefeltro, Guido Montefeltro, Guido Montefeltro, Guido

Ordelaffi

Gli Ordelaffi sono la famiglia che tenne, con interruzioni, la signoria della città di Forlì tra la fine del secolo XIII e gli inizi del secolo XVI. La famiglia prese il potere nella città di Forlì, roccaforte ghibellina, alla fine del XIII secolo. La signoria, estesa a Castrocaro, a Forlimpopoli e a Cesena, restò nelle loro mani fino al 1359 e di nuovo tra il 1376 e il 1480, con un effimero ritorno nel 1503-1504. La famiglia è di probabile origine germanica o veneta. Nelle cronache cittadine un Ordelaffi viene citato per la prima volta alla metà del XII secolo, essendosi trasferito in città, nella contrada Santa Croce, dai propri possedimenti nel contado. Come signori di Forlì sono citati nella Divina Commedia di Dante (Inf.XXVII, 45: La terra che fé già la lunga prova / e di Franceschi sanguinoso mucchio, / sotto le branche verdi si ritrova).
Nella citazione le "branche verdi" sono gli artigli del leone rampante dello stemma familiare degli Ordelaffi.

Linea di successione


- Teobaldo Ordelaffi (morto nel 1296).
- Scarpetta Ordelaffi (morto dopo il 1317), primo Ordelaffi signore di Forlì, dal 1295 fino al 1315.
- Pino I Ordelaffi, signore di Bertinoro dal 1306 al 1310.
- Francesco I Ordelaffi, conosciuto come Cecco I, fratello di Scarpetta, tenne la signoria tra il 1315 e il 1331.
- Francesco II Ordelaffi (morto nel 1373 o 1374), noto anche come Cecco II, tenne la signoria dal 1331, fino al 1359.
- Sinibaldo Ordelaffi (1336-1386), tenne la signoria dal 1376 fino alla morte.
- Giovanni Ordelaffi (1355-1399), capitano di ventura.
- Pino II Ordelaffi, tenne la signoria dal 1386 alla morte nel 1402.
- Francesco III Ordelaffi (1349-1405), tenne la signoria dal 1402 fino alla morte.
- Giorgio Ordelaffi (morto nel 1423, tenne la signoria dal 1411 fino alla morte.
- Tebaldo Ordelaffi (1413-1425), tenne la signoria dal 1423 fino alla morte.
- Antonio Ordelaffi, tenne la signoria tra il 1433 e il 1436 e ancora tra il 1438 e il 1448.
- Francesco IV Ordelaffi (1435-1466), detto Cecco IV, tenne la signoria dal 1448 alla morte.
- Pino III Ordelaffi (1440 -1480), fratello di Cecco IV, tenne la signoria dal 1466 alla morte.
- Sinibaldo II Ordelaffi (1467-1480), giovanissimo figlio di Pino III, e Cecco Ordelaffi (1461-1488) suo zio si contesero la signoria dopo la sua morte. Questa passò quindi nuovamente sotto il dominio pontificio.
- Antonio Maria Ordelaffi (1460-1504), figlio di Cecco IV, tenne la signoria tra il 1503 e la morte. Con la morte di Antonio Maria, il ramo principale della famiglia si estinse.

Palazzi e castelli


- Palazzo comunale di Forlì, esistente già nel XIV secolo e dove la famiglia trasferì la sua dimora nel 1412. Fu in seguito ampiamente rimaneggiato ed è attualmente sede del Municipio.
- Rocca di Ravaldino a Forlì, del XIV secolo.
- Rocca di Forlimpopoli, eretta tra il 1380 e il 1400, attuale sede del Museo Archeologico Civico.
- Castello di Predappio Alta, sorto nel X secolo e fortificato nel 1471 sotto il dominio di Pino Ordelaffi.
- Palazzo comunale di Bertinoro.

Collegamenti esterni


- [http://www.thedarkage.com/genealog/gen_or01.htm Albero genealogico] nel sito TheDarkAge
- [http://www.condottieridiventura.it/condottieri/o/1279%20%20%20%20%20%20SINIBALDO%20ORDELAFFI%20Signore%20di%20Forl%EC.htm Biografia di Sinibaldo Ordelaffi] nel sito Condottieri di ventura.
- [http://www.condottieridiventura.it/condottieri/o/1276%20%20%20%20%20%20GIOVANNI%20ORDELAFFI%20%20Di%20Forl%EC.htm Biografia di Giovanni Oderlaffi] nel sito Condottieri di ventura.
- [http://www.cedoc.mo.it/estense/mss/stemmi/ita556/html/fnv0143.html Stemma della famiglia] (sito della Biblioteca estense universitaria di Modena).

Bibliografia


- G. Pecci, Gli Ordelaffi, Fratelli Lega Editori, Faenza 1974. Categoria:Dinastie categoria:Regione Emilia-Romagna

Senio (fiume)

Il Senio è un affluente di destra del Po, in Romagna. Dal punto di vista storico, è ricordato per la battaglia che si svolse presso le sue rive nel 1275 tra i guelfi di Bologna ed i ghibellini di Forlì: dopo un tentativo, fallito, della guelfa Bologna di attaccare la ghibellina Forlì, i ghibellini, sotto il comando di Guido da Montefeltro, di Maghinardo Pagani e di Teodorico degli Ordelaffi, si diressero verso Bologna: i bolognesi furono sconfitti presso il fiume Senio, al ponte di San Procolo. Tanto grave fu la rotta, che il loro carroccio venne portato in trionfo a Forlì.

Dante Alighieri

Dante Alighieri, (Firenze, 1265 - Ravenna, 14 settembre 1321), è stato un poeta e scrittore e uomo politico fiorentino; è considerato il primo grande poeta della lingua italiana: per questo motivo fu definito il sommo poeta.
Ebbe una vita per molti versi travagliata e morì quando si trovava esiliato dalla sua città natale. Dante è l'autore della Divina Commedia1, considerato il capolavoro per antonomasia della letteratura di tutti i tempi. Il suo nome è, secondo la testimonianza di Jacopo Alighieri, un ipocorismo per Durante: :"Durante, olim vocatus Dante".
Nei documenti, al nome di Dante può seguire il patronimico Alagherii o il gentilizio de Alagheriis, mentre la variante Alighieri si afferma solo con l'avvento di Boccaccio.

Biografia

La data di nascita di Dante è sconosciuta, anche se si può cercare di ricavarla con maggiore precisione attraverso alcune allusioni autobiografiche fatte nella Vita Nova, nell'Inferno e nel Purgatorio. Alcuni versi del Paradiso ci dicono poi che egli nacque sotto il segno dei Gemelli, quindi in un periodo compreso fra il 14 maggio e il 13 giugno. Nacque comunque in una importante famiglia fiorentina (il cui cognome era Alaghieri), con legami alla corrente dei Guelfi, un'alleanza politica coinvolta in una complessa opposizione ai Ghibellini; gli stessi Guelfi erano divisi in Guelfi bianchi e Guelfi neri. Dante diceva che la sua famiglia discendesse dagli antichi Romani (Inferno, XV, 76), ma il parente più lontano di cui egli fa nome è Cacciaguida degli Elisei (Divina Commedia Paradiso, Canto XV, 135), vissuto intorno al 1100. Suo padre, Aleghiero o Alaghiero di Bellincione, era un Guelfo bianco, ma non patì vendette dopo che i Ghibellini vinsero la battaglia di Montaperti e questa salvezza rivela un certo prestigio della famiglia o personale. La madre di Dante era Donna Bella degli Abati; "Bella" corrisponde a Gabriella, ma significa anche "bella d'aspetto" mentre Abati (il nome di una famiglia potente) significa "frati". Ella morì quando Dante aveva 5 o 6 anni ed Alighiero presto si risposò con Lapa di Chiarissimo Cialuffi. (É incerto se realmente l'abbia sposata, poiché i vedovi avevano limitazioni sociali in materia). La donna mise al mondo due bambini: il fratello di Dante, Francesco e sua sorella Tana (Gaetana). Quando Dante aveva 12 anni, nel 1277, fu concordato il suo matrimonio con Gemma, figlia di Messer Manetto Donati, che successivamente sposò. Contrarre matrimoni in età così precoce era abbastanza comune ed era una cerimonia importante, che richiedeva atti formali sottoscritti davanti ad un notaio. Dante ebbe parecchi figli con Gemma. Come accade spesso con la gente famosa, molti bambini finsero di essere figli naturali di Dante; tuttavia, è probabile che solo Jacopo, Pietro ed Antonia fossero i suoi reali figli. Antonia divenne una suora con il nome di Sorella Beatrice. Un altro uomo, Giovanni, reclamò la sua figliolanza da Dante e fu in esilio con lui, ma alcuni dubbi sono stati avanzati circa il suo reclamo. Manetto Donati Dante amò Beatrice - la nobildonna fiorentina Bice, della famiglia dei Portinari di Portico di Romagna (FO), morta di parto a 25 anni, nel 1290 -, che vide in tre occasioni, senza mai avere l'opportunità di parlarle. Dante la cantò come donna angelicata e simbolo della grazia divina, prima nella Vita Nova e poi nella Divina Commedia. Le opere di Dante rivelano un'erudizione che copre quasi l'intero panorama del sapere del suo tempo, sembra che intorno al 1287 abbia frequentato l'Università di Bologna. Durante i conflitti politici dell'epoca, il poeta si schierò con i guelfi contro i ghibellini, partecipando nel 1289 ad alcune azioni militari (a Campaldino contro Arezzo e nella presa di Caprona contro Pisa). Alighieri iniziò l'attività politica nel 1295, iscrivendosi alla corporazione dei medici e degli speziali. Quando la classe dirigente guelfa si spaccò tra Bianchi e Neri (i Neri, legati al papa per interessi economici ne ammettevano l'ingerenza negli affari interni di Firenze, i Bianchi perseguivano l'indipendenza politica e rifiutavano ogni ingerenza papale), Dante si schierò con i Bianchi, ricoprì vari incarichi e, nel 1300, nominato priore (uno dei sei), per mantenere la pace in città, approvò la decisione di esiliare i capi delle due fazioni in lotta. Fu uno dei tre ambasciatori inviati a Roma per tentare di bloccare l'intervento di papa Bonifacio VIII a Firenze, non era quindi in città quando le truppe angioine consentirono il colpo di stato dei Neri (novembre 1301). Accusato di baratteria (concussione) fu condannato a morte in contumacia (marzo 1302) e costretto all'esilio (nel quale furono coinvolti anche i figli) che durò fino alla morte. Alla notizia dell'elezione al trono imperiale di Enrico VII di Lussemburgo, sperando nella restaurazione della giustizia entro un ordine universale si avvicinò ai ghibellini, ma la spedizione dell'imperatore in Italia fallì. Durante l'esilio, Dante fu ospite di varie corti e famiglie dell'Italia centro-settentrionale, fra cui i ghibellini Ordelaffi, signori di Forlì, dove probabilmente si trovava quando Enrico VII entrò in Italia. In particolare, falliti i tentati colpi di mano del 1302, in qualità di capitano dell'esercito degli esuli, organizzò, insieme a Scarpetta degli Ordelaffi, capo del partito ghibellino e signore di Forlì, un nuovo tentativo di rientrare in Firenze. L'impresa, però, fu sfortunata: il podestà di Firenze, un altro forlivese (nemico degli Ordelaffi), Fulcieri da Calboli, riuscì ad avere la meglio nella battaglia di Castel Puliciano. Dopo ciò, Dante, deluso, anche se tornò a Forlì ancora nel 1310-1311 e nel 1316 (data incerta, quest'ultima), decise di fare "parte per se stesso" e di non contare più sull'appoggio dei ghibellini per rientrare nella sua città. Nel 1312, quando aveva già concluso il Purgatorio, si recò, insieme ai figli, a Verona presso Cangrande della Scala, dove rimase fino al 1318. Nel 1315 rifiutò di accettare le umilianti condizioni di un'amnistia che gli avrebbe consentito di tornare a Firenze. Da Verona si recò a Ravenna, presso Guido Novello da Polenta, dove riunì un gruppo di allievi tra cui il figlio Iacopo, che si accingeva alla stesura del primo commento dell'Inferno. Morì il 14 settembre del 1321 a Ravenna, di ritorno da un'ambasceria a Venezia, allora in attrito con Ravenna ed in alleanza con Forlì: gli storici pensano che sia stato scelto Dante per quella missione, in quanto amico degli Ordelaffi, signori di Forlì, e quindi in grado di trovare meglio una via per comporre le divergenze.

Devoto a Virgilio

Forlì
Sconvolgente "Comedia"
(poche le vie di fuga)
Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l'etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente. Giustizia mosse il mio alto fattore;
fecemi la divina podestate,
la somma sapienza e 'l primo amore. Dinanzi a me non fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro:
lasciate ogne speranza, voi ch'intrate. Dante Alighieri,
La Divina Commedia,
Inferno, Canto III
Poco si sa circa gli studi di Dante; si presume che egli abbia studiato in casa. Quasi sicuramente studiò la poesia toscana, nel momento in cui la Scuola poetica siciliana, un gruppo culturale originario della Sicilia, stava cominciando ad essere conosciuta in Toscana. I suoi interessi lo portarono a scoprire i menestrelli ed i poeti provenzali e la cultura latina. Evidente è la sua devozione particolare per Virgilio (Tu se' lo mio maestro e 'l mio autore; tu se' solo colui da cu'io tolsi lo bello stilo che m'ha fatto onore, scriverà nella Divina Commedia, Inferno, Canto I) Dovrebbe essere sottolineato che durante il "Medioevo" (Secolo Oscuro), le rovine dell'Impero Romano decaddero definitivamente, lasciando dozzine di piccoli stati, così la Sicilia era tanto lontana (culturalmente e politicamente) dalla Toscana quanto lo era la Provenza: le regioni non condividevano una lingua, una cultura, o collegamenti facili. È possibile supporre che Dante fosse per il suo periodo un intellettuale aggiornato, acuto e con interessi, come si direbbe oggi, internazionali.

Lo "stil novo" e Beatrice

A 18 anni, incontrò Guido Cavalcanti, Lapo Gianni, Cino da Pistoia e subito dopo Brunetto Latini; insieme essi divennero i capiscuola del Dolce Stil Novo. Brunetto successivamente fu ricordato nella Divina Commedia (Inferno, XV, 82), per quello che aveva insegnato a Dante. Altri studi sono segnalati, o sono dedotti dalla Vita Nuova o dalla Divina Commedia, per ciò che riguarda la pittura e la musica. Quando aveva ancora 18 anni incontrò anche Beatrice Portinari, la figlia di Folco Portinari. Si è detto che Dante la vide soltanto una volta e mai le parlò (ma altre versioni sono da ritenersi ugualmente valide). Folco Portinari È difficile riuscire a capire in cosa sia consistito questo amore, ma qualcosa di estremamente importante stava accadendo per la cultura italiana: è nel nome di questo amore che Dante ha dato la sua impronta al Dolce stil novo e condurrà i poeti e gli scrittori a scoprire il temi dell'amore, in un modo mai così enfatizzato prima. L'amore per Beatrice (come in modo differente Francesco Petrarca mostrerà per la sua Laura) sarà apparentemente il motivo per la poesia e per vivere, insieme alle passioni politiche.

Filosofia e politica

Quando Beatrice morì nel 1290, Dante cercò di trovare un rifugio nella letteratura latina. Dal Convivio sappiamo che aveva letto il De consolatione philosophiae di Boezio e il De amicitia di Cicerone. Egli allora si dedicò agli studi filosofici presso le scuole religiose come quella Domenicana in Santa Maria Novella. Prese parte alle dispute che i due principali ordini monastici (Francescani e Domenicani) pubblicamente o indirettamente tennero in Firenze, gli uni spiegando la dottrina dei mistici e di San Bonaventura, gli altri presentando le teorie di San Tommaso D'Aquino. La sua "eccessiva" passione per la filosofia gli sarebbe stata successivamente rimproverata da Beatrice nel Purgatorio. Dante fu anche soldato, e l'11 giugno1289 combatté nella battaglia di Campaldino che vide contrapposti i cavalieri fiorentini ad Arezzo; successivamente, nel 1294, avrebbe fatto parte della delegazione di cavalieri che scortò Carlo Martello d'Angiò (figlio di Carlo II D'Angiò) quando questi si trovava a Firenze. Dante stesso cita Carlo Martello d'Angiò nella Divina Commedia (Paradiso, Ct. VIII, 31 e Ct. IX, 1 - [http://www.soc-dante-alighieri.it/10-pubblicazioni/hochfeiler/paradiso/person/carlomar.htm vedi])

Opere

Dante è l'ultimo grande esponente della cultura medievale, che nella generazione successiva (Petrarca e Boccaccio) si stempera nell'umanesimo. La spiritualità di Dante è plasmata dal misticismo medievale, secondo il quale la Provvidenza regola le vicende umane, in vista della redenzione. In politica il poeta resta fedele alle tesi universalistiche (l'imperatore come guida politica, il papa come guida spirituale dell'umanità). Fin dalle prime prove Dante rivela una marcata tendenza alla sperimentazione, cimentandosi con vari registri; ciò risulta da due testi di non sicura attribuzione: il Fiore (così nominato dal primo editore), una parafrasi in 232 sonetti delle parti narrative del Roman de la Rose e il Detto d'amore, poemetto didascalico, di cui restano 280 versi.

La Vita Nuova

Le rime (canzoniere)

Alcune rime giovanili furono escluse dalla Vita Nuova. Un gruppo è costituito dalla "tenzone con Forese Donati" (sei sonetti, tre di Dante e tre di Forese), secondo i modi della lirica comico – realistica. Un altro gruppo è costituito dalle "rime pietrose" (1296), due canzoni e due sestine per una donna chiamata Pietra per la sua insensibilità. Si tratta di una difficile esercitazione. Il registro è differente da quello stilnovistico, la passione è sensuale, l'amore pare travalicare nell'odio ed il lessico e le rime sono aspri, i paesaggi raggelati, la natura ostile. Un terzo gruppo è formato da rime "sottili" che trattano di temi filosofici tra le quali la migliore è la canzone "Tre donne intorno al cor mi son venute". Dante colloquia con tre donne, personificazioni della Giustizia Divina, della Giustizia Umana e della Legge, esuli anch’esse per la loro integrità morale e ritrova nel proprio caso il destino comune all'umanità.

La Divina Commedia

I trattati dottrinali

umanesimo] Durante i primi anni dell'esilio Dante scrisse due trattati dottrinali rimasti incompiuti.
- Il Convivio (1304-1307 ca.) - è un'opera in volgare di divulgazione dottrinale destinata al ceto politico e sociale emergente nei comuni del tempo, scritta per la formazione di una classe dirigente adeguata ai propri compiti. Il Convivio doveva essere composto di 15 trattati (uno introduttivo e gli altri quattordici a commento ad altrettante canzoni) ma furono portati a termine solo i primi quattro, che avviarono la prosa filosofica in volgare. La scelta del volgare per un trattato era cosa nuova e funzionale alle finalità e ai destinatari dell'opera, infatti per la prima volta era affermata l'idoneità del volgare a sostituire il latino come lingua della cultura; inoltre Dante, per esporre la complessa materia dottrinale, dovette ricorrere ad una prosa ben diversa da quella poetica della Vita Nuova È la prima delle opere di Dante scritta subito dopo il forzato allontanamento di Firenze. È un prosimetro che tratta dell’amore e del cuor gentile e più generalmente del sapere. È scritta in volgare per essere appunto capita da chi non ha avuto la possibilità in precedenza di conoscere la scienza. L’incipit del convivio fa capire chiaramente che l’autore è un grande conoscitore e seguace di Aristotele, infatti, viene citato con il termine “Lo Filosofo”. L’incipit in questo caso spiega a chi è rivolta quest’opera e a chi non è rivolta. Coloro che non hanno potuto conoscere la scienza sono stati impediti da due tipi di ragioni: - Interne: MALFORMAZIONI FISICHE e VIZI E MALIZIA, - Esterne: CURA FAMILIARE E CIVILE e DIFETTO DI LUOGO DI NASCITA Dante ritiene beati i pochi che possono partecipare alla mensa della scienza, dove si mangia il “pane degli angeli”, e miseri coloro che si accontentano di mangiare il cibo delle pecore. Dante non siede alla mensa, ma è fuggito da coloro che mangiano il pastume e ha raccolto quello che cade dalla mensa degli eletti per crearne un altro banchetto. A questo convivio saranno invitati solo coloro che sono stati impediti da ragioni esterne, perché gli altri non avrebbero la capacità di capire. L’autore allestirà un banchetto e servirà una vivanda (i componimenti in versi) accompagnata dal pane (la prosa) necessario per assimilarne l’essenza. Saranno invitati a sedersi solo coloro che erano stati impediti da cura familiare e civile, mentre i pigri sarebbero stati ai loro piedi per raccogliere le briciole.
- Il De vulgari eloquentia (1303-1305 ca.) è un trattato in latino sull'uso del volgare come "lingua letteraria". Il progetto originario comprendeva almeno quattro libri con l'analisi dei vari livelli stilistici secondo la retorica medievale; ma l'opera si interrompe al XIV capitolo del secondo libro. Il De vulgari eloquentia, tratta secondo un'ottica tipicamente medievale l'origine delle lingue e la loro tipologia storico-geografica, poi affronta la questione di una lingua letteraria unitaria (apre la questione della lingua) offrendo preziose e specifiche indicazioni sulla realtà linguistica del primo Trecento. Dante classifica i dialetti italiani (volgari municipali) e cerca di individuare quello che ha le caratteristiche per imporsi come lingua letteraria. De vulgari eloquentia è rivolto alla popolazione borghese del 1300, ed espone il problema della lingua: quale volgare è più adatto per essere usato al posto del latino che ormai sta scomparendo? Dante nell’incipit di quest’opera inizia con una metafora che afferma l’uso di altre fonti al fine di comporre quest’opera, infatti, lui userà il suo “ingegno e gli scritti e la cultura di altri” per riempire una coppa così grande e per mescerne un dolcissimo idromele. Dante considera la lingua volgare quella lingua che il bambino impara dalla balia, a differenza della “grammatica” ovvero la lingua perfetta come quella latina. L’autore afferma che quella più nobile è la lingua volgare perché è stata la prima ad essere pronunciata dal genere umano, quindi una lingua naturale, mentre la grammatica è artificiale perché introdotta dall’uomo. Nel IV capitolo si apre la questione del primo uomo che pronunciò la prima parola, e questo fu Adamo, perché è sconveniente pensare che la prima fu la donna e per lo più parlò con il diavolo. Dante suppone che fu Adamo a parlare, rivolgendosi a Dio e la prima parola fu appunto un’invocazione al creatore. Tra tutti i volgari italiani, l’autore ne cerca uno che sia ILLUSTRE, CARDINALE, AULICO e CURIALE. Illustre perché dovrà portare gloria agli autori, Cardinale perché dovrà essere la base di tutte le parlate cittadine, Aulico e Curiale perché dovrebbe essere degno di essere parlato in una corte, ma non ritiene nessuno dei volgari italiani degni di questo scopo, nonostante abbiano un’antica tradizione letteraria come il toscano, il siciliano e il bolognese, inoltre considera il volgare romano il peggiore.
- Il De Monarchia è un trattato politico, completo e scritto in latino; probabilmente risale al 1312-1313, al tempo della discesa in Italia di Arrigo VII. L'opera confuta il potere temporale della Chiesa e delinea un modello politico basato sull'armonica collaborazione delle autorità universali, la Chiesa e l'Impero, per assicurare la giustizia e una vita ordinata, prefigurazione di quella celeste. L'imperatore dovrebbe provvedere al benessere ed alla guida materiale dei sudditi, il papa dovrebbe essere la loro guida spirituale. Le due autorità derivano direttamente da Dio e sono autonome (nessuna delle due può accampare diritti sull'altra). È un modello utopico ancora tipicamente medievale, mentre la realtà politica andava verso la formazione degli stati nazionali e, in ambito italiano, regionali. E' diviso in tre libri. Nel primo Dante vuole affermare la superiorità del potere temporale su quello spirituale pontificio, e riconosce l'impero come unica forma di governo capace di garantire unità