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| Hockey Su Prato |
Hockey su prato
L'hockey su prato è uno sport di squadra in cui due formazioni di 11 giocatori muniti di bastoni ricurvi si fronteggiano con l'obiettivo di mandare una palla di piccole dimensioni nella porta avversaria, difesa da un portiere.
Lo sport
È una disciplina sportiva che ha molte somiglianze con il calcio, nonostante si usi un attrezzo per colpire la palla. Il terreno di gioco è preferibilmente in materiale sintetico (malgrado il prato) ma di dimensioni simili a quello del calcio.
Gli 11 giocatori possono essere sostituiti con panchina di 5 elementi — le sostituzioni sono continue e senza limitazioni.
La partita, diretta da due arbitri, è composta da due tempi di 35 minuti con un intervallo di 10 minuti.
Le regole principali sono semplici. Per esempio, è vietato giocare la palla con la parte tonda del bastone o alzare il bastone sopra l'altezza delle spalle nell'esecuzione di un tiro, oppure toccare la palla con qualsiasi parte del corpo — escluso il portiere all'interno delle propria area di tiro.
Interessante notare che nell'hockey su prato non esiste la posizione di fuori gioco, in modo da favorire tattiche improntate alla velocità e ai ribaltamenti continui di fronte d'attacco.
Il buon giocatore deve possedere tre qualità tecnico-tattico-fisiche basilari: destrezza, agilità e capacità di valutazione tattica del gioco.
Ma una caratteristica di questo sport è da ricercare in ambito culturale. L'hockey è, infatti, un sport che si considera da veri gentiluomini, dove le doti morali e comportamentali sono messe al primo posto.
Origini
L'hockey su prato è un gioco che ha origini antichissime, diffuso in tutto il mondo, anche se poco noto in Italia.
Tracce di giochi con bastone e palla sono attestate presso ogni civiltà. Dovunque (anche in Grecia) sono state rinvenute sculture, dipinti, manufatti decorati con scene raffiguranti giochi simili all'hockey. Ma è soprattutto in Europa, Isole Britanniche e Francia in primis, che l'hockey su prato ha trovato terreno fertile. E nell'Europa medioevale l'hockey era assai popolare.
Tra il 1863 ed il 1875, in Inghilterra, l'hockey moderno, insieme al football e al rugby, predr forma definitiva, con la nascita della relativa federazione. Nel 1861 nacque il primo club di hockey e in pochissimo tempo, con l'ingresso di tante altre formazioni, viene tracciato il primo regolamento ufficiale di gioco.
Sotto la spinta dell'imperialismo britannico, l'hockey su prato si diffuse in tutto il mondo e in special modo proprio nelle colonie. Infatti, è fra gli sport attualmente più popolari in India, Pakistan, Australia e Nuova Zelanda, nazioni che da sempre fanno parte, assieme alle europee Germania, Olanda, Inghilterra, del vertice dell'hockey mondiale.
In Italia
L'anno di nascita dell'hockey su prato italiano è da ricondurre al 1935: sotto la spinta delle imminenti Olimpiadi di Berlino, le autorità sportive dell'epoca decisero che era giunto il momento di introdurre definitivamente questo sport nel Bel Paese. Posero la nascente disciplina fra gli sport da praticare (Federazione Pattinaggio). Entrata a far parte della Federazione Italiana Pattinaggio a Rotelle nel 1936, questa disciplina raggiunse nell'ambito della Federpattinaggio la sua "autonomia tecnico-organizzativa" nell'Assemblea di Spoleto del febbraio 1957 con la costituzione di una apposita Commissione Nazionale per l'Hockey su Prato (che rimase in vita fino al 1960). La Commissione era presieduta da Giovanni Battista Brinchi Giusti.
Negli anni Cinquanta, l'arrivo di tecnici stranieri, su iniziativa di Mario Zovato, favorirono una crescita del livello tecnico che portò la squadra nazionale a partecipare ai Giochi Olimpici del 1952 e del 1960. L'organismo assunse quindi dal 1967 al 1970 - sempre all'interno della Federazione Italiana Hockey e Pattinaggio - la denominazione di Commissione per l'Hockey su Prato e dal 29 gennaio 1970 al 1973 quello di Commissione Italiana Hockey su Prato. Riconosciuta dal CONI quale "aderente" il 29 settembre 1973 come Federazione Italiana Hockey su Prato (FIHSP), divenne effettiva il 18 gennaio 1978. Dal 18 novembre 1984 ha preso la denominazione Federazione Italiana Hockey (FIH).
In Inghilterra
E il paese dove l'hockey su prato ha visto gli albori, che ha introdotto delle regole, la connotazione di sport "da gentiluomini" e che poi lo ha esportato in tutto il mondo come si comporta?
Già dal 1895 le hockeiste, in Inghilterra, dopo aver "scandalosamente" stabilito di adottare le medesime regole di gioco (ma col gonnello) della già costituita Hockey Association (maschile), chiesero con forza di entrare a farne parte, ricevendo un netto rifiuto.
Nacque la separatissima federazione femminile inglese (ancora oggi vige la norma che nessun uomo possa avere cariche direttive nelle società e nella federazione femminile inglese) e successivamente la federazione internazionale esclusivamente femminile (IFWHA), la quale solo nel 1982 accettò di fondersi con la Federazione Internazionale di Hockey.
Olimpiadi
L'hockey su prato è sport olimpico dalle Olimpiadi di Londra del 1908.
L'Italia ha partecipato nel 1952 e nel 1960 (quale paese organizzatore).
Categoria:Hockey
Categoria:Sport olimpici
Categoria:Sport di squadra
Sport di squadraUno sport di squadra è uno sport in cui il singolo evento (incontro, partita) si svolge tra due, o più, squadre opposte, che cercano di prevalere l'una sull'altra mediante il conseguimento di un punteggio, ottenuto dalla realizzazione di un determinato obiettivo. Ogni sport specifico ha un suo obiettivo (o obiettivi) che produce un punteggio (rete, meta, canestro, ecc.). Contestualmente, ogni squadra cerca di impedire agli avversari di realizzare tali obiettivi.
Elenco degli sport di squadra
- Bandy
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- Calcio a 5
- Calcio balilla (Biliardino)
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- Football Americano
- Football canadese
- Football a 8
- Flag football
- Touch football
- Football Australiano
- Hockey
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- Hockey su ghiaccio
- Hockey su pista
- Hockey su prato
- Sledge hockey
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- Pallacanestro in carrozzina
- Pallamano
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Categoria:Liste
Calcio (sport)
Il calcio è un gioco sportivo a squadre, in cui si fronteggiano due squadre composte ciascuna da undici giocatori. Di origine antica, probabilmente già abbozzato durante il Medioevo in Italia (vedi Calcio fiorentino), la sua affermazione moderna si ebbe in Inghilterra, a metà del XIX secolo.
Il calcio si gioca su un campo d'erba (in futuro sarà possibile giocare su superfici di erba sintetica) delimitato ai lati da righe bianche fatte di gesso o vernice bianca. Lo scopo del gioco è di far entrare una palla di cuoio nella porta avversaria, delimitata da due pali verticali congiunti da una traversa superiore che li unisce. La palla può essere colpita con qualsiasi parte del corpo, braccia e mani escluse. Per lò più si usano i piedi. Il portiere è l'unico giocatore che può toccare il pallone con le mani, ma solamente all'interno della propria area di rigore.
Le partite durano 90 minuti e sono suddivise in due "tempi" di 45 minuti l'uno, intervallati da un riposo di circa 15 minuti. Prima della fine dei due tempi, l'arbitro decide se concedere alcuni minuti di recupero a causa dei tempi morti (sostituzioni, pause per infortuni, perdite di tempo) che si verificano abitualmente ed in genere non sono mai più di 6. Il tempo effettivo di gioco è sempre inferiore a 45 minuti poiché il cronometro non viene mai fermato, nemmeno a gioco fermo. L'arbitro è anche il cronometrista ufficiale della partita.
In competizioni che prevedono l'eliminazione diretta ed esigono un vincitore, si ricorre di solito a tempi supplementari (due di 15 minuti ciascuno con 5 minuti di intervallo) e, in caso di ulteriore parità, si passa ai calci di rigore per stabilire il vincitore.
Alcune varianti nel meccanismo dei tempi supplementari, introdotte dalla seconda metà degli anni '90 prevedono il silver gol: cioè la squadra che riesce a terminare in vantaggio il primo tempo supplementare si aggiudica l'incontro senza bisogno di disputare il secondo tempo supplementare, ed il golden gol, ovvero la prima squadra che segna nei supplementari si aggiudica l'incontro e la partita finisce immediatamente. Queste modifiche regolamentari sono state abolite nei primi anni del nuovo secolo.
Il calcio si gioca a livello professionistico in tutto il mondo. Milioni di persone vanno regolarmente allo stadio per seguire la propria squadra del cuore, ed altrettante persone guardano la partita in televisione. C'è anche un elevatissimo numero di persone che gioca al calcio a livello amatoriale.
Non c'è dubbio che la popolarità di questo sport continui a crescere continuamente. In Africa, Asia e Stati Uniti l'interesse sta sbocciando negli ultimi anni. Non a caso, nel 2010 il Sudafrica ospiterà la manifestazione più grande e prestigiosa del calcio: i Mondiali di calcio.
Nascita del calcio moderno
La patria del calcio moderno è l'Inghilterra e in particolare, i College inglesi. Nasce come sport d'elite: erano i giovani delle scuole più ricche e delle università a giocare al football. Le classi erano sempre composte da dieci alunni, e a questi si aggiungeva il maestro che giocava sempre insieme a loro. Ecco spiegato perché si gioca in 11. Il capitano di una squadra di calcio è una sorta di discendente del maestro della public school.
Inghilterra
Nel 1848, all'Università di Cambridge, H. de Winton e J.C. Thring, proposero, e ottennero, di fare una riunione con altri 12 rappresentanti di Eton, Harrow, Rubgy, Winchester e Shrewsbury. L'incontro fiume (durò 8 ore) produsse un importante risultato: vennero stilate le prime basilari regole del calcio.
Queste regole posero fine al dubbio che riguardava la parte del corpo con la quale colpire la palla: con le mani, con i piedi o entrambi indifferentemente? Le cosiddette regole di Cambridge favorivano chiaramente il gioco con i piedi e permettevano il gioco con le mani solo nel momento in cui era necessario catturare un pallone chiaramente indirizzato in porta, come un calcio di punizione.
Queste regole furono adottate da tutti eccetto che dall'Università di Rugby, i cui rappresentanti erano chiaramente a favore di un gioco più fisico e che consentisse di toccare il pallone anche con le mani. Si produsse così lo scisma che portò alla nascita del rugby, sport che prende il nome dall'Università che l'ha sviluppato.
Il calcio intanto si espandeva a macchia d'olio: in Inghilterra ben presto divenne lo sport per eccellenza della working class e non solo delle elite. Questo nuovo sport, divertente, semplice e stancante era l'ideale per sfogarsi dopo una settimana lavorativa.
Dall'Inghilterra il calcio venne esportato in tutta Europa. Furono le città portuali per prime a conobbero il football, poiché dalle navi provenivano gli inglesi. Non a caso quindi la più antica società calcistica italiana è il Genoa, fondata a Genova nel 1893, che conquistò anche il primo scudetto in palio. In questo periodo pionieristico, gli inglesi erano considerati veri e propri maestri: avere un allenatore e dei giocatori inglesi in squadra significava avere un vantaggio grandissimo sugli altri. Anche il Milan fu fondato da inglesi.
In Sudamerica, i marinai inglesi preferivano giocare a calcio tra di loro lasciando da parte la gente del posto. Ma rimanere fuori a guardare si rivelò decisivo: ben presto, brasiliani e uruguaiani diventarono ben più abili dei maestri nel praticare il calcio.
Il fenomeno ormai era di dimensioni intercontinentali, era necessario adattare le istituzioni calcistiche e chiarire in maniera pià dettagliata le regole. In questi anni infatti, erano svariate le interpretazioni del gioco del calcio.
Nascita della FIFA e regole del calcio
Il campo di gioco
L'arbitro
Una partita viene diretta dall'arbitro, che ha l'autorità di far rispettare le regole del gioco e le cui decisioni all'interno di una partita sono irrevocabili. L'arbitro è coadiuvato da due assistenti di linea e un quarto uomo (per i campionati di più alto livello) che si trova nei pressi delle panchine e può sostituire l'arbitro in caso che questi non possa continuare la direzione di gara.
Pallone in gioco e non in gioco
Tutte le linee disegnate sul campo di gioco, sono parte dell'area che delimitano.
Quindi un pallone che percorre una linea laterale è considerato in gioco, un pallone sulla linea dell'area di rigore è decretato essere all'interno l'area di rigore. In definitiva, il pallone deve superare totalmente la linea laterale o di fondo per essere considerato fuori dal gioco e deve superare totalmente la linea di porta per essere considerato in rete. Se anche una minima parte del pallone non ha oltrepassato la linea, è ancora in gioco. La figura dell' arbitro è cambiata parecchio negli ultimi anni, soprattutto dal punto di vista del look: si è passati infatti dal classico "uomo nero", vestito infatti da un paio di pantaloncini e da una giacca rigorosamente neri, a tenute adesso molto più sfavillanti che vanno dal bianco al verde, dal blu all' azzurro.
Falli e cattiva condotta
L'arbitro ha il potere di punire un calciatore ed anche un allenatore, o un qualsiasi dirigente presente in panchina, per cattiva condotta, gioco violento o proteste. Anche un giocatore in panchina può essere punito. Un arbitro può estrarre il cartellino giallo come ammonizione, e può estrarre il cartellino rosso che comporta l'espulsione del giocatore. Nel caso venga espulso un dirigente o un allenatore, questi viene allontanato senza l'esposizione del cartellino.
L'espulsione può avvenire direttamente, in genere per falli molto gravi o per comportamenti violenti e antisportivi, o in seguito alla seconda ammonizione ad uno stesso giocatore (somma di ammonizioni): due cartellini gialli equivalgono ad un rosso. Ad esempio il fallo da ultimo uomo, cioè quando si atterra un attaccante quando ha davanti a sé solo il portiere, comporta l'espulsione (cartellino rosso).
Calci di rigore
Come già detto, se un giocatore subisce fallo che prevede la concessione di un calcio di punizione diretto all'interno dell'area avversaria, l'arbitro concede il calcio di rigore. Si tratta della massima punizione per una squadra, perché segnare un rigore è relativamente facile. L'attaccante deve tirare dal dischetto situato a 11 metri dalla porta, davanti a sé ha solo il portiere che non può muoversi dalla linea di porta se non lateralmente. Fin quando l'attaccante non ha toccato il pallone in avanti, nessuno può entrare all'interno dell'area ed il portiere non può muoversi in avanti.
L'arbitro fischia un calcio di punizione a favore della squadra che subisce fallo in qualsiasi zona del campo che non sia l'area di rigore (eccetto che si tratti di un calcio di punizione indiretto in area). La squadra che difende può formare una barriera la cui posizione e composizione viene decisa dal portiere, mentre la distanza minima dev'essere di 9,15 metri dalla posizione di battuta, salvo casi particolari in cui la distanza tra il punto in cui si deve battere la punizione e la linea di porta compresa tra i pali è minore di 9,15 metri.
Le scuole calcistiche nel mondo
Il calcio, come detto prima, si è sparso a macchia d'olio su tutto il pianeta coinvolgendo mille popoli diversi. Ciascuno con la propria storia e la propria identità, e quindi anche il proprio modo di interpretare il gioco.
Le scuole calcistiche sono proprio questo: diverse maniere di giocare a pallone, concezioni differenti del gioco. Le più tradizionali si trovano in Europa e Sud America, laddove il calcio si è sviluppato prima.
I maestri inglesi
La scuola inglese è stata a lungo quella dominante. Nei primi 50 anni del passato secolo, affrontare l'Inghilterra o una squadra di club inglese significava andare a lezione di calcio, prendere una enorme quantità di reti e segnarne pochissime, se non nessuna. La ragione è che gli inglesi adottarono prima di chiunque altro la tattica, si disponevano con ordine in campo, sapevano colpire il pallone in modi allora impensabili e, soprattutto, arrivarono prima di tutti gli altri al professionismo.
Nella fase moderna del calcio, la scuola inglese predica un calcio basato molto sulla fisicità, una tecnica di base piuttosto povera e una tradizione di centravanti e di difensori centrali fortissimi di testa, nati per raccogliere o contrastare i lanci lunghi dal centrocampo o dalle fasce. Questa tradizione inglese sta tuttavia scomparendo sotto la spinta di divesi modi di concepire il calcio introdotti in Inghilterra da giocatori e allenatori stranieri, soprattutto francesi nel campionato di calcio inglese che ha elevato, e di molto, il tasso tecnico almeno delle squadre più prestigiose.
La fine del dominio britannico: la grande Ungheria
L'iniziale dominio incontrastato degli inventori del calcio finì il 25 novembre 1953 quando la nazionale di calcio ungherese sconfisse, o forse è meglio dire che umiliò i maestri per 6-3, per giunta nella cattedrale del calcio: lo stadio di Wembley a Londra.
Gli inglesi fino a poco tempo prima si erano rifiutati di affrontare nazionali straniere e di partecipare alle competizioni internazionali, orgogliosi della propria superiorità. Quando le frontiere si riaprirono, gli ex maestri si resero conto di essere stati raggiunti ed abbondantemente superati dallo splendido gioco della scuola ungherese la cui nazionale nel 1938 aveva perso un campionato mondiale solo in finale contro l'Italia.
Ma la nazionale che vinse a Wembley fu senza dubbio la più forte degli anni '50 e a detta di molti, una delle più belle della storia di questo sport. Un anno prima del 6-3 questa squadra si era aggiudicata l'oro olimpico di Helsinki senza molte difficoltà. Gli ungheresi hanno sempre brillato per la loro tecnica sopraffina e le giocate spettacolari, ma nessuna nazionale o squadra di club raggiunse la competitività di quell'Ungheria.
Era una squadra basata sul blocco della Honved, la squadra dell'esercito magiaro. Una formazione composta da talenti come Ferenc Puskas (forse il migliore in assoluto, fece la fortuna del Real Madrid) e Sandor Kocsis in attacco insieme a Nandor Hidegkuti che giocava da centravanti mimetizzato da centrocampista. Da non dimenticare Laszlo Kubala che giocò a lungo nel F.C. Barcelona, considerato dai tifosi blaugrana il migliore della storia del loro club.
La Grande Ungheria perse la finale del Mondiale 1954 contro la Germania Ovest per 3-2. Non sono molti ad avere dubbi che per qualità del gioco, avrebbero meritato senza dubbio gli ungheresi.
La scuola italiana: tra difensivismo e spettacolo
Negli anni '60 si è affermata la scuola italiana. I teorici del gioco all'italiana sono stati Gipo Viani, Nereo Rocco ed Helenio Herrera che pure era argentino. Si tratta di un modo di giocare che predilige e cura molto più attentamente la fase di difesa, per non subire gol.
Le vittorie di Herrera con l'Inter e di Rocco col Milan hanno confermato nella pratica questa filosofia calcistica, anche se è pur vero che la scuola italiana aveva prodotto eccezionali giocatori di difesa come Giacinto Facchetti, Giovanni Trapattoni, Cesare Maldini, Tarcisio Burgnich e giocatori d'attacco dalla grande fantasia come Mario Corso, Gianni Rivera e Sandro Mazzola. Una scuola prevalentemente difensivista che ha sempre prodotto anche tanti grandi attaccanti e fantasisti.
Alla base della filosofia italiana c'è un attento studio dell'avversario e la grande importanza data alla tattica, due misure oggi adottate quasi ovunque nel mondo del calcio.
Pensando soprattutto a non subire reti, la scuola italiana ha modificato alla tattica introducendo la marcatura a uomo in ogni parte del campo e l'impiego sistematico del libero, un difensore d'emergenza senza obblighi di marcatura che giocava dietro la linea dei difensori. Adottare la marcatura a uomo con il libero significa in molti casi uccidere lo spettacolo e stroncare sul nascere ogni iniziativa avversaria. Il cosiddetto catenaccio.
Un metodo considerato anche ai nostri giorni in termini negativi, quasi come qualcosa di antisportivo, benché non vietato. Tuttavia è pure vero che il calcio italiano ha saputo produrre anche esempi di calcio spettacolare, come nel caso del Milan allenato da Arrigo Sacchi negli anni '80. Si è trattato di una squadra votata all'attacco e al gioco corale, ispirandosi alla scuola olandese degli anni settanta, e che tuttavia non ha trascurato certo la fase difensiva.
Il "calcio totale" degli olandesi
Arrigo Sacchi
Agli albori degli anni '70, in pieno clima di rivoluzione nella società, anche il calcio ebbe la sua. Si chiamava Olanda. La scuola olandese deve la sua affermazione soprattutto a due persone: l'allenatore dell'Ajax Rinus Michels e il calciatore Johan Cruyff, considerato uno dei migliori di sempre, senza il quale né la squadra di Amsterdam né la nazionale oranje avrebbero potuto tradurre sul campo, e con tanta efficienza, la propria forza innovativa.
Quando si parla di "calcio totale" ci si riferisce al gioco che mostrarono prima il PSV Eindhoven e subito dopo l'Ajax e la selezione olandese: qualcosa di mai visto prima, almeno non in maniera tanto sistematica. Ogni giocatore doveva saper interpretare tutti i ruoli: il difensore saliva ad attaccare, il portiere avanzava per rilanciare immediatamente l'azione, un attaccante poteva e doveva tornare indietro ad aiutare i compagni in fase di non possesso palla. Perché questo potesse verificarsi erano necessarie continue rotazioni di ruolo, con movimenti a scalare e complicati meccanismi tattici.
Ogni giocatore, anche un centrale difensivo o un portiere, doveva saper giocare benissimo il pallone e non buttarlo mai via; tutti e undici dovevano muoversi e correre costantemente per tutti i 90 minuti. Nei pochi momenti in cui i giocatori non correvano, era il pallone a farlo, con una rapida successione di passaggi, la cosiddetta melina, preludio di un'intensa accelerazione del gioco. Alcune di queste caratteristiche oggi appaiono piuttosto scontate per qualsiasi squadra professionista, ma fu l'Olanda a farle vedere per prima su un campo di calcio.
La nazionale olandese, chiamata anche l'arancia meccanica, poteva contare su altri grandi talenti come le due ali Johnny Rep e Rob Rensenbrink, il difensore esterno Ruud Krol, Johan Neeskens, considerato il "gemello" di Cruyff e altri ancora: una generazione particolarmente dotata, capitanata da Johan Cruyff. Simbolo del giocatore in grado di interpretare ogni ruolo e sapersi adattare ad ogni situazione, velocissimo e dal gran senso tattico. Di base era un centravanti e ha segnato diversi gol ovunque abbia giocato.
Con questi uomini, compreso l'allenatore Michels, l'Ajax vinse tre Coppe dei Campioni consecutive dal 1971 al 1973 e l'Olanda perse una finale Mondiale nel 1974 contro la Germania Ovest. Michels si prese la rivincita nel 1988 quando vinse il campionato europeo con un'altra grandissima generazione di calciatori.
Oggi la scuola olandese percorre la stessa strada tracciata 35 anni fa e continuano a nascere ottimi giocatori praticamente a getto continuo. Le loro caratteristiche sono quelle classiche di un giocatore orange: duttilità, tecnica, sapienza tattica.
Scuola tedesca: concretezza e vittoria
C'è una frase molto famosa di Gary Lineker, attaccante inglese degli anni '80, che potrebbe servire ad introdurre la scuola tedesca, e recita: "Il calcio è un gioco molto semplice, 22 uomini inseguono un pallone e, alla fine, vincono i tedeschi".
Il modello teutonico non riscuote grandi simpatie dai non tedeschi, un po' come succede agli italiani. Il motivo è molto simile: si tratta di un gioco basato sulla difensiva, che rinuncia all'iniziativa e non contempla lo spettacolo. Nel 1974, la finale mondiale Olanda - Germania Ovest rappresentò lo scontro tra due filosofie opposte di calcio. La Germania Ovest si preoccupò di difendersi dagli attacchi olandesi dando l'impressione di essere ben più debole della sua avversaria. Sotto di un gol, finì per rimontare e vincere la partita.
Ma quella non fu l'unica rimonta "impossibile" dei tedeschi, ad esempio nel 1954 accadde qualcosa di molto simile all'Ungheria che pure giocava un calcio di gran lunga più bello ed arioso di quello tedesco, che tuttavia poteva contare sul grande temperamento e spirito di sacrificio dei suoi giocatori, e una compattezza in campo invidiabile.
Negli anni '70 la Germania Ovest era formata dal blocco del Bayern Monaco, l'altra grande del decennio che, di fatto, prese il trono lasciato libero dall'Ajax. In quel Monaco giocavano Franz Beckenbauer e Gerd Müller. Il primo era un libero con una spiccata qualità tecnica, in grado di lanciare l'azione d'attacco e gestire i tempi del gioco. Il secondo, un centravanti non appariscente, né fisicamente né sul piano delle giocate, ma in grado di farsi trovare sempre pronto a mandare la palla in gol. Lo testimoniano le quantità immense di reti segnate.
I caratteri della scuola tedesca sono rimasti invariati fino ad oggi
La "scuola iberica"
Si tratta di una concezione di calcio condivisa da spagnoli e portoghesi, con alcune differenze. La scuola iberica si basa sullo spettacolo, sul possesso palla, sul gioco d'attacco e un ritmo più cadenzato rispetto al calcio centro-europeo. Real Madrid e F.C. Barcelona hanno portato questa filosofia ai livelli più alti, anche se soprattutto per merito di stelle straniere.
Il calcio portoghese condivide queste caratteristiche, con la differenza che adotta un gioco ancora più passeggiato e in attesa di una giocata di fino. In questo è molto più vicino al calcio brasiliano che europeo. La grande carenza della scuola portoghese è di non aver ma saputo produrre (ad eccezione del grandissimo Eusebio) centravanti prolifici. Questo handicap ha pesato moltissimo sulla carenza di vittorie a livello di nazionale.
La scuola francese
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Il calcio allegro dei brasiliani
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La scuola argentina a passo di tango
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Uruguay: gli italiani del Sudamerica
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Il calcio del secolo XXI: nuove scuole nascenti?
(sezione da sviluppare)
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Squadre di calcio nazionali
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- Nazionale di calcio congolese
Voci correlate
- Squadra di calcio
- Campo di calcio
- Campionato mondiale di calcio
- Campionato europeo di calcio
- Confederations Cup
- UEFA Champions League, già Coppa dei Campioni
- Albo d'oro: Campionato di Serie A
- Albo d'oro: Campionato di Serie B
- Albo d'oro: Campionato di Serie C
- Albo d'oro: Campionato di Serie D
- Coppa Italia
- Elenco di squadre di calcio italiane
- Elenco di squadre di calcio italiane (stagione 2004-2005)
- Elenco di squadre di calcio italiane (stagione 2003-2004)
- Calciatori celebri
- UEFA
- FIFA
- FIFA 100
- FIGC
- Lega Italiana Calcio
- Associazione Italiana Arbitri
- Campionato italiano di calcio Serie D
- Campionato italiano di calcio femminile
Competizioni Confederali
Le competizioni internazionali organizzate dalle confederazioni continentali:
- Europa: Campionato Europeo; UEFA Champions League; Coppa UEFA; Coppa Intertoto; Royal League Scandinava; Setanta Cup Irlandese
- Sud America: Copa América; Coppa Libertadores
- Africa: Coppa delle Nazioni Africane; CAF Champions League
- Asia: Coppa d'Asia; AFC Champions League; AFC Cup
- Nord/Centro America e Zona Caraibica: CONCACAF Gold Cup; CONCACAF Champions Cup
- Oceania: OFC Club Championship
Competizioni Nazionali
- Lista delle competizioni calcistiche in Europa
- Lista delle competizioni calcistiche in Sudamerica
- Lista delle competizioni calcistiche in Africa
- Lista delle competizioni calcistiche in Asia
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- Lista delle competizioni calcistiche in Oceania
Squadre Nazionali
- Lista delle squadre nazionali di calcio europee
- Lista delle squadre nazionali di calcio sudamericane
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- Lista delle squadre nazionali di calcio asiatiche
- Lista delle squadre nazionali di calcio nordamericane
- Lista delle squadre nazionali di calcio oceaniche
Squadre di Club
- Lista delle squadre di club europee
- Lista delle squadre di club sudamericane
- Lista delle squadre di club africane
- Lista delle squadre di club asiatiche
- Lista delle squadre di club nordamericane
- Lista della squadre di club oceaniche
Collegamenti esterni
- [http://www.fifa.com FIFA]
- [http://www.footballasia.com AFC]
- [http://www.cafonline.com CAF]
- [http://www.concacaf.com CONCACAF]
- [http://www.conmebol.com CSF]
- [http://www.oceaniafootball.com OFC]
- [http://www.uefa.com UEFA]
- [http://www.figc.it FIGC] (Federazione Italiana Giuoco Calcio)
- [http://www.aia-figc.it AIA] (Associazione Italiana Arbitri)
- [http://www.lega-calcio.it/ Lega Nazionale Professionisti] (Lega Calcio)
- [http://www.realsoccer.it/ www.RealSoccer.it] (Sito di informazione in italiano sul calcio nazionale e mondiale)
Categoria:Sport olimpici
Categoria:Sport di squadra
ja:サッカー
ko:축구
simple:Soccer football
Arbitro
Il termine arbitro può avere diverse applicazioni, che possono esulare il semplice ambito sportivo.
Dal lodo arbitrale all'arbiter elegantiarum, questa parola ha rivestito - in epoche diverse ed in luoghi differenti - diversi significati (non ultimo quello di giudice - all'interno di un collegio arbitrale o di un gruppo di probi viri - in una contesa, una disputa o una semplice controversia).
Indica qui di seguito quelli che ritieni possano essere sviluppati in voci enciclopediche:
Lemmi
- Arbitro (calcio)
Tempo
Tempo - È possibile dire che un evento avviene dopo un altro. È inoltre possibile misurare quanto un evento è avvenuto dopo un altro. La risposta alla domanda "quanto dopo" è la quantità di tempo che separa i due eventi.
Uno dei modi di definire il concetto di dopo è basato sull'assunzione della causalità. Il lavoro compiuto dall'umanità per incrementare la comprensione della natura e della misurazione del tempo, con la creazione e il miglioramento dei calendari e degli orologi, è stato uno dei principali motori della scoperta scientifica.
La misura del tempo
L'unità di misura standard del Sistema Internazionale è il secondo. In base ad esso sono definite misure più ampie come il minuto, l'ora, il giorno, il mese, l'anno, il decennio, il secolo ed il millennio. Il tempo può essere misurato, esattamente come le altre dimensioni fisiche. Gli strumenti per la misurazione del tempo sono chiamati orologi. Orologi molto accurati, vengono detti cronometri. I migliori orologi disponibili sono gli orologi atomici.
Esistono svariate scale temporali continue di utilizzo corrente: il tempo universale, il tempo atomico internazionale (TAI), che è la base per le altre scale, il tempo universale coordinato (UTC), che è lo standard per l'orario civile, il tempo terrestre (TT), ecc. L'umanità ha inventato i calendari per tenere traccia del passaggio di giorni, settimane, mesi e anni. A volte come tempo si intendono anche le condizioni metereologiche.
Il tempo nell'ingegneria e nella fisica applicata
In fisica, il tempo è definito come distanza tra gli eventi lungo il quarto asse dello spazio-tempo. La relatività speciale mostrò che il tempo non può essere compreso se non come una parte dello spazio-tempo, una combinazione di spazio e tempo. La distanza tra gli eventi dipende dalla velocità relativa dell'osservatore rispetto ad essi. La Relatività Generale modificò ulteriormente la nozione di tempo introducendo l'idea di uno spazio-tempo curvo. Un'importante unità di misura del tempo in fisica teorica è il tempo di Planck (si veda unità di Planck per i dettagli).
Concetto di tempo in geologia
Il concetto di tempo in geologia è un argomento complesso in quanto non è quasi mai possibile determinare l'età esatta di un corpo geologico o di un fossile. Molto spesso le età sono relative (prima di..., dopo la comparsa di...) o presentano un margine di incertezza, spesso superiore al milione di anni. Sin dagli albori della geologia e della paleontologia si è preferito organizzare il tempo in funzione degli organismi che hanno popolato la Terra durante la sua storia: il tempo geologico ha pertanto struttura gerarchica e la gerarchia rappresenta l'entità del cambiamento nel contenuto fossilifero tra un età e la successiva.
Solo nella seconda metà del ventesimo secolo, con la comprensione dei meccanismi che regolano la radioattività si è iniziato a determinare l'età delle rocce fisicamente, associando cioè dei numeri ai limiti di età La precisione massima ottenibile non potrà mai scendere al di sotto di un certo limite in quanto i processi di decadimento atomico sono processi stocastici e legati al numero di atomi radioattivi presenti all'interno della roccia nel momento della sua formazione. Le migliori datazioni possibili si attestano sull'ordine delle centinaia di migliaia di anni per le rocce con le più antiche testimonianze di vita (nel Precambriano) mentre possono arrivare a precisioni dell'ordine di qualche mese per rocce molto recenti.
Un'ulteriore complicazione è legata al fatto che molto spesso si confonde il tempo geologico con le rocce che lo rappresentano. Il tempo geologico è un'astrazione, mentre la successione degli eventi registrata nelle rocce ne rappresenta la reale manifestazione. Esistono pertanto due scale per rappresentare il tempo geologico, la prima è la scala geocronologica, la seconda è la scala cronostratigrafica. In prima approssimazione comunque, le due scale coincidono e sono intercambiabili.
Il tempo nella filosofia e nella fisica teorica
Importanti questioni filosofiche sul tempo comprendono:
- Il tempo è assoluto o meramente relazionale?
- Il tempo senza cambiamento è concettualmente impossibile?
- Il tempo scorre, oppure l'idea di passato, presente e futuro è completamente soggettiva, descrittiva solo di un inganno dei nostri sensi?
Il paradosso di Zenone sfidò in modo sostanziale il concetto di tempo dell'antichità, e fu di aiuto nel motivare lo sviluppo del calcolo. Un motivo di contesa tra Newton e Leibniz riguardava la questione del tempo assoluto: il primo credeva che il tempo fosse, come lo spazio, un contenitore di eventi, mentre il secondo riteneva che il tempo, come lo spazio, fossero un apparato concettuale che descriveva le interrelazioni tra gli eventi. John Ellis McTaggart credeva, in modo abbastanza eccentrico e sulle basi di un'argomentazione debole, che il tempo e il cambiamento fossero illusioni. Parmenide (di cui Zenone era un seguace) aveva una convinzione simile, basata su argomenti altrettanto deboli ma più interessanti.
La teoria della relatività di Einstein collegava il tempo e lo spazio nello spazio-tempo in una maniera che aveva anche conseguenze filosofiche, rendendo più credibile l'idea di tempo bloccato, e di conseguenza influenzando i concetti di libero arbitrio e causalità.
L'ingegnere J. W. Dunne sviluppò una teoria del tempo dove considerava la nostra percezione del tempo similarmente alle note suonate su un piano. Avendo avuto un numero di sogni premonitori, decise di tenere traccia dei suoi sogni e trovò che contenevano eventi passati e futuri in quantità equivalenti. Da questo concluse che nei sogni riusciamo a sfuggire al tempo lineare. Pubblicò le sue idee in An Experiment with Time del 1927, cui fecero seguito altri libri.
Il punto di partenza per una analisi profonda delle caratteristiche della fisica e della realta' oggettiva non e' affatto preciso ne' definibile ma d'altronde la speculazione filosofica qualora venisse applicata al concetto di tempo ( anche qualora non vi fosse il supporto della conoscenza della teoria della Relativita' Generale ) porta alla identificazione di diversi quesiti, molto importanti!
Il problema nasce dal porsi le domande seguenti:
"Cosa e' il tempo."
"Come si definisce una unita' di misura per esso (il tempo) prescindendo dalle conoscenze late della comune opinione."
E' nel tentativo di dare in maniera rigorosamente fisica risposta a queste domande che ci si accorge di come vengano a cadere innumerevoli preconcetti di varia natura. Sostanzialmente il tempo cosi' come viene interpretato non rende la possibilta' di adoperarlo quale grandezza fisica! Ci si rende conto di come esso sia strettamente legato al concetto di spazio e poi alle onde elettromagnetiche ( nel caso in cui ci si rifaccia alla luce come a quel portatore di informazioni che raggiunge la velocita' limite ) e poi, come conseguenza, ai campi generati dalle altre forze conosciute e immediatamente ne rimette in discussione tutte le convizioni fino ad ora ritenute pacificamente consolidate!
A proposito della difficoltà di definizione del tempo in fisica è da menzionare il lavoro dell'ingegnere Henri Salles che nel suo libro Does time exist? - an energetic implementation of motion dimostra che è possibile fare a meno del concetto di tempo per spiegare il movimento. Salles implementa un modello fisico della realtà basato unicamente sui concetti di spazio e di energia e mette in luce la mancanza di coerenza della fisica tradizionale che cade secondo lui nella speculazione matematica laddove costruisce teorie partendo da concetti non fondamentali perché non tangibili come quello di tempo.
La percezione del tempo
A volte si percepisce il passare del tempo come più rapido ("il tempo vola"), significando che la durata appare inferiore a quanto è in realtà; al contrario accade anche di percepire il passare del tempo come più lento ("non finisce mai"). Il primo caso viene associato a situazioni piacevoli, o di grande occupazione, mentre il secondo si applica a situazioni meno interessanti o di attesa (noia).
Inoltre sembra che il tempo passi più in fretta quando si dorme.
Voci correlate
- scale temporali:
- calendario
- tempo coordinato universale (UTC)
- tempo atomico internazionale (TAI)
- tempo terrestre (TT)
- tempo universale (UT)
- scala dei tempi geologici
- ora solare
- ora legale
- ora di Greenwich
- fuso orario
- tempo effemerico
- tempo siderale
- Strumenti di misura
- cronometro
- orologio
- orologio atomico
- orologio da polso
- orologio al quarzo
- pendolo
- meridiana
- clessidra
- orologio ad acqua
- Unità di misura
- secondo
- minuto
- ora
- giorno
- settimana
- mese
- anno
- Tecniche di datazione
- datazione radiometrica
- datazione al radiocarbonio
- dendrocronologia
- Periodi di tempo
- settimana
- quadrimestre
- secolo
- millennio
- periodo
- era
- epoca
- stagione
- tempo esponenziale
- tempo di risposta
- emivita
- periodizzazione
- eternità
- decennio
- Varie
- Sincronia
- ISO 8601
- varianza di Allan
TempoCategoria:Geologia
ja:時間
ko:시간
simple:Time
Italia
L'Italia è una repubblica dell'Europa meridionale, che si distende a sud delle Alpi, lungo una penisola tradizionalmente chiamata stivale per la sua forma, e con due isole principali: Sicilia (che costituisce un'estensione peninsulare con la Calabria) e Sardegna.
La capitale della Repubblica italiana è Roma, che divenne tale nel 1870, durante il Regno d'Italia; le precedenti capitali furono Torino (dal 1861 al 1865), e Firenze (dal 1865 al 1870). L'Italia conta circa 58 milioni di abitanti (stime ISTAT del 2005), con due milioni in più di donne, per una densità di quasi 196 abitanti per km2.
L'Italia è amministrativamente suddivisa in 20 regioni (di cui 5 a statuto speciale) e 110 province (una senza ente associato), alcune delle quali in fase di creazione.
Storia
La storia dell'Italia ha pesantemente influenzato la cultura e lo sviluppo sociale in Europa e nel resto del mondo. In Italia sono stati trovati importanti resti archeologici di attività umane risalenti alla preistoria. Molte civiltà sono nate in Italia: in particolare è importante lo sviluppo che si è avuto nelle zone del Lazio, della Toscana, della Basilicata e delle zone definite Magna Grecia. La civiltà più importante che è nata e si è sviluppata in Italia è ovviamente la civiltà Romana che con il suo Impero ha conquistato gran parte dell'Europa e del nord Africa e tutte le regioni che si affacciavano sul Mare Mediterraneo. Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, in Italia si assistette a un lungo interregno dove moltissime forze locali si combatterono per centinaia d'anni per cercare di ottenere la supremazia. Durante questo periodo si formarono le signorie e i vari stati che costellavano il suolo italiano. Sotto le signorie ebbe inizio il Rinascimento, un periodo storico costellato da relativa pace tra i vari stati e da un'esplosione delle arti che permisero ad artisti come Michelangelo, Raffaello, Tiziano, Palladio, ecc. di realizzare dei capolavori per abbellire le corti dei principi.
L'Italia moderna nacque come stato quando il 17 marzo 1861 la maggior parte degli stati della penisola e le due isole principali vennero unite sotto il re Vittorio Emanuele II della dinastia dei Savoia. Architetto dell'unificazione dell'Italia è il primo ministro del Re, Camillo Benso Conte di Cavour che dando mezzi e supporto (seppur non riconoscendolo direttamente) a Giuseppe Garibaldi consentì l'annessione del regno delle Due Sicilie all'Italia. Dall'unificazione rimaneva esclusa Roma e i territori limitrofi, che erano sotto il controllo del Papa; ma grazie a una rapida guerra il 20 settembre 1870 anche Roma venne annessa all'Italia. In seguito, con i Patti lateranensi del 1929, il Papa ottenne il possedimento di un'enclave dentro Roma che divenne lo Stato del Vaticano. Un'altra entità autonoma all'interno dei confini italiani è la citta di San Marino.
Dopo la prima guerra mondiale si affermò in Italia il partito Fascista che con l'appoggio delle classi agiate e con intimidazioni e colpi di mano prese il governo della nazione. Dopo la fine della seconda guerra mondiale il 2 giugno 1946 un referendum stabilì l'abbandono della monarchia come forma di governo e l'adozione della Repubblica parlamentare. La nuova costituzione venne resa operativa il 1 gennaio 1948.
L'Italia è un membro fondatore della NATO e dell'Unione Europea e ha partecipato a tutti i principali trattati di unificazione europea compreso l'ingresso dell'Euro nel 1999.
L'Italia è l'unica regione geografica che nonostante i cambiamenti apportati dalle varie rivoluzioni che si sono svolte nei millenni di storia abbia sempre mantenuto lo stesso nome: fin dal tempo dei Romani questa regione veniva chiamata Penisola Italica.
Geografia
L'Italia è una vasta penisola che si estende nel Mare Mediterraneo. Il suo territorio comprende anche la Sardegna e la Sicilia, due isole di grandi dimensioni, oltre a una serie di isole minori. Il mare che si trova a est della penisola è il mar Adriatico, a sud-est si estende il mar Ionio, a ovest, lungo tutta la penisola, si trova il mar Tirreno mentre a nord-ovest della penisola si estende il mar Ligure.
Le catene montuose coprono buona parte della nazione. Del sistema alpino appartiene all'Italia tutto il versante meridionale per una lunghezza di circa 1.000 km. Le vette più elevate si trovano nelle Alpi Occidentali, dove numerose sono le cime che superano i 4.000 m tra cui il Monte Rosa (4.637 m.), il Cervino (4.476 m.) e il Monte Bianco che con i suoi 4.810 m è la montagna più alta d'Italia. A sud delle Alpi si trova la Pianura Padana, una grande distesa alluvionale formata dal Po e dai suoi affluenti. La catena degli Appennini percorre tutta la lunghezza della penisola, dalla Liguria alla Sicilia, fino a concludersi nelle Madonie in quest'ultima regione, raggiungendo l'altezza massima con il Gran Sasso (2.912 m). L'Italia è famosa anche per la presenza di numerosi vulcani: i più famosi sono il Vesuvio vicino a Napoli, l'Etna vicino Catania che con i suoi 3.323 m. è il vulcano più alto d'Europa, e lo Stromboli.
Regioni italiane
L'Italia è suddivisa in venti regioni, cinque di queste (con asterisco) sono a statuto speciale.
regioni
- Valle d'Aosta / Vallée d'Aoste -
- Piemonte
- Liguria
- Lombardia
- Trentino - Alto Adige / Trentino-Südtirol -
- Veneto
- Friuli-Venezia Giulia -
- Emilia-Romagna
- Toscana
- Umbria
- Marche
- Lazio
- Abruzzo
- Molise
- Campania
- Puglia
- Basilicata
- Calabria
- Sicilia -
- Sardegna -
Clima
La regione italiana (compresa tra il 47° ed il 36° parallelo nord) si trova quasi al centro della zona temperata dell'emisfero boreale.
Da punto di vista climatico è, inoltre, favorita dalla grande massa d'acqua dei mari mediterranei che la circondano quasi da ogni lato. Tali mari costituiscono soprattutto per la nostra penisola (meno per quelle ellenica, iberica ed anatolica) un benefico serbatoio di calore e di umidità. Determinano infatti, nell'ambito della zona temperata, un clima particolare detto temperato mediterraneo.
Montagne
In quanto stretta tra la placca africana e la placca euroasiatica, l'Italia è territorio soggetto a terremoti. La pressione delle due placche ha provocato con il trascorrere dei millenni le formazioni rocciose che attraversano tutto il territorio Italiano. Per fare un esempio, le rocce che formano le Dolomiti in realtà sono dei minuscoli molluschi che per millenni hanno vissuto sul fondo del mare; la pressione della placca africana ne ha prodotto il sollevamento del fondo del mare.
Pianure
Solo 1/4 della superficie della regione italiana è occupato da pianure vere e proprie: tali infatti non possono essere considerate le conche appenniniche dell'Italia centrale, le strisce costiere dei golfi del mar Tirreno, le maremme, o le foci pianeggianti dei fiumi appenninici lungo l'Adriatico.
Le vere e proprie pianure italiane sono:
# la Pianura padana
# la Pianura pisana (val d'Arno inferiore)
# la Campagna romana (che si prolunga in direzione sud est nella bonifica pontina)
# la Pianura campana che si estende dal Golfo di Gaeta fino a sud del Vesuvio, verso Nocera e Torre Annunziata
# il Tavoliere delle Puglie retrostante al Golfo di Manfredonia
# la Piana di Catania in Sicilia, a sud dell'Etna
# il Campidano (Sardegna, che si estende dal Golfo di Cagliari a quello di Oristano)
Mari e arcipelaghi
quello di Oristano]]
Mar Mediterraneo
- Mar Adriatico
- Canale d'Otranto
- Mar Ionio (Stretto di Messina)
- Canale di Malta
- Stretto di Sicilia
- Mar Tirreno (Stretto di Messina), (Bocche di Bonifacio)
- Mar di Sardegna (Bocche di Bonifacio)
- Mar Ligure
- Isole maggiori
- Sicilia
- Sardegna
- Arcipelago Toscano
- Gorgona, Capraia, Isola d'Elba, Pianosa, Isola di Montecristo, Isola del Giglio, Giannutri
- Isole Ponziane (o Pontine)
- Ponza, Palmarola, Ventotene
- Isole Flegree
- Ischia, Procida
- Capri
- Isole Eolie (o Lipari)
- Lipari, Vulcano, Salina, Stromboli, Panarea, Alicudi, Filicudi
- Ustica
- Isole Egadi
- Levanzo, Favignana, Marettimo
- Pantelleria
- Isole Pelagie
- Lampedusa, Linosa (v.a. Malta)
- Isole Tremiti
- Caprara, Cretaccio, Pianosa, San Domino, San Nicola
- Arcipelago della Maddalena
- Sant'Antioco, San Pietro, Asinara, La Maddalena, Caprera, Tavolara
Fiumi
Tavolara
La conformazione fisica dell'Italia, con un elevato numero di montagne, fa sì che sia attraversata da molti fiumi, anche se nessuno di essi è estremamente lungo. Il maggiore come lunghezza e portata è il Po. Il Po attraversa la pianura padana e con i suoi affluenti l'ha creata, essendo la pianura padana di origine alluvionale (cioè prodotta dai detriti trascinati a valle dai fiumi). Come si può notare dalla cartina a destra la maggior parte delle montagne dotate di ghiacciai si concentrano nel nord del paese. Infatti la parte centrale del paese è attraversata dagli Appennini, montagne relativamente basse e quindi di norma dotate di fiumi dalla ridotta portata, tanto che nelle regioni meridionali spesso durante le estati si assiste in molte zone a una parziale mancanza d'acqua che crea notevoli disagi alla popolazione e alle coltivazioni.
Laghi e Lagune
- Laghi alpini e prealpini: Lago d'Orta (Cusio), Lago Maggiore (Verbano), Lago di Como (Lario), Lago di Lugano (Ceresio), Lago d'Iseo (Sebino), Lago d'Idro (Eridio), Lago di Garda (Benaco)
- Laghi dell'Italia centrale: Lago Trasimeno, Lago di Bolsena, Lago di Vico, Lago di Bracciano, Lago Albano, Lago di Nemi
- Laghi della penisola flegrea e del litorale domitio: Averno, Fusaro, Lucrino, Miseno, Patria
- Lagune e laghi costieri: Laguna di Grado, Laguna di Marano, Laguna di Venezia, Valli di Comacchio, Lago di Lesina, Lago di Varano Mare Piccolo di Taranto, Mare Grande di Taranto, Laguna di Sabaudia, Laguna di Orbetello, Stagno di Cagliari, Stagno di Marceddi, Stagno di Santa Giusta
Vulcani
Il numero dei vulcani, sia attivi che spenti, è una caratteristica della regione italiana.
I principali vulcani tuttora attivi sono almeno quattro:
# il maggiore è l'Etna, che domina la Sicilia nord-orientale con il suocratere principale (3279m). Esso mantiene attivi pure altri crateri secondari, i quali si aprono sul lento declivio delle sue pendici.
# il Vesuvio (1277m) domina la città di Napoli ed il golfo omonimo, di cui costituisce un elemento paesaggistico noto in tutto il mondo. Famosa è la sua erezione avvenuta nel 79 a.C., quando venne completametne sepolta sotto la lava e le ceneri la regione di Ercolano e Pompei.
# Lo Stromboli eleva direttamente dal mare il suo cono eruttivo e fa parte delle isole Eolie. Nel medesimo arcipelago vi è pure Vulcano, oggi mediocramente attivo, dal quale hanno preso nome tutti i vulcani del genere.
Più numerosi, anche se meno grandiosi, sono invece i vulcani spenti ormai da molti secoli.
Sono specialmente disseminati in tutta la fascia dell'antiappennino toscano, dove le numerose sorgenti termali ed i famosi soffioni boraciferi (Larderello) non sono che le postume manifestazioni del vulcanesimo locale.
I Monti Amiata, nelle cui viscere abbondano i minerali, i monti Vulsini, Cimini e Sabatini situati sulla destra del fiume Tevere, ed i colli Albani, sulla sinistra del medesimo, sono anchessi residui di grandi vulcani, che hanno un tempo largamente profuso intorno le loro lave; attualmente perciò hanno pendici molto fertili.In cima a questi colli, entro gli antichi crateri, si trovano i maggiori laghi della penisola: lago di bolsena, (monti Vulsini), Lago di Vico (monti Cimini), lago di Bracciano (monti Sabatini), lago di Albano e lago di Nemi (colli Albani).
Nell'Antiappennino Campano, oltre al Vesuvio, una manifestazione postuma di attività vulcanica si incontra nei Campi Flegrei, situati poco a nord di Napoli; tali sono anche le solfatare di Pozzuali e di Agnano.
I monti di Roccamorfina (tra il Volturno ed il Liri), l'Epomeo nell'isola d'Ischia e gli isolotti vicini dell'arcipelago campano hanno pure origine vulcanica; cosìdicasi del monte Vulture, sulla destra dell'Ofanto in Basilicata, ed in parte dei colli Euganei e dei colli Berici della pianura veneta tra Verona e Padova.
Terremoti
I fenomeni sismici costituiscono, purtroppo, un primato italiano in Europa. Essi sono per lo più connessi a fenomeni vulcanici. Non tutte le regioni italiane vanno però egualmente soggette ai moti sismici; ma anche là dove il fenomeno si manifesta più volte in un anno, i danni non sono in genere gravi.
La regione alpina è quella che meno ne va soggetta, eccettuate le zone di Belluno, della Carnia e delle Alpi Marittime.
Dovuti spesso a a movimenti rapidi di enormi masse rocciose situate in profondità sotto la superficie terrestre, sono invece i frequenti e spesso disastrosi terremoti che avvengono nella zona degli Appennini.
Fra i più rovinosi terremoti si ricordano:
- 1908: terremoto di Messina
- 1915: Terremoto di Avezzano
- 1930: terremoto di Bologna
- 1932: terremoto dell'Abruzzo
- 1976: terremoto del Friuli
- 1980: terremoto dell'Irpinia
- 1997: terremoto in Umbria e Marche
- 2002: Terremoto di San Giuliano di Puglia
Ambiente
Protezione e Preservazione
Trasporti
Economia
L'Italia ha un'economia industriale, con una diversificazione comparabile a quella della Francia o del Regno Unito. La maggior parte delle grandi aziende sono concentrate nel nord e nel centro del paese, mentre la parte meridionale del paese risulta più orientata verso una produzione di tipo agricolo e turistica: i tentativi di industrializzazione del meridione hanno generalmente avuto scarsi risultati. Queste attività comunque non riescono a impiegare la totalità della forza lavoro. La disoccupazione nel sud Italia è mediamente del 20%, mentre nel nord Italia esistono zone con disoccupazione al 4%.
L'economia italiana è prevalentemente formata da piccole e piccolissime imprese: le poche grandi imprese sono gestite quasi sempre dalle famiglie dei fondatori o da gruppi stranieri, e il modello di public company non ha mai attecchito. Anche in campo finanziario, nonostante una tendenza alla concentrazione, le banche hanno dimensioni modeste rispetto ai grandi gruppi europei.
La maggior parte delle materie prime e il 75% dell'energia deve essere importato, dato che l'Italia non dispone di elevati giacimenti di materie prime.
Negli ultimi anni l'Italia è stata spesso invitata dall'Unione Europea a prendere misure incisive per ridurre il suo debito pubblico (uno dei più elevati in Europa) e le sue spese previdenziali. L'economia italiana attualmente affronta un periodo di recessione. Le azioni intraprese, basate soprattutto sul reperimento di risorse una tantum e sulla riduzione delle imposte per i contribuenti più ricchi, non hanno prodotto i risultati di rilancio dell'economia sperati.
- Lista dell'Imprese Italiane
Politica
Demografia
Lista dell'Imprese Italiane
Cultura
L'Italia è conosciuta nel mondo per l'arte la cultura e i monumenti che abbelliscono l'intera nazione. La torre di Pisa, il Colosseo, le città di Venezia e Firenze sono simboli Italiani conosciuti in tutto il mondo. L'Italia è famosa in tutto il mondo anche per cucina (pasta, pizza, ecc...) il vino, lo stile di vita, l'eleganza, il design, il teatro, la letteratura, la poesia, la musica (l'Opera in particolare), le sue caratteristiche feste e più in generale per il gusto.
Il rinascimento europeo nacque in Italia tra il XIV e il XV secolo. La letteratura fiorì e poeti come Dante, Petrarca, Torquato Tasso, Ludovico Ariosto, Giovanni Boccaccio e altri produssero capolavori di tale bellezza che influenzarono la cultura europea. Non solo la letteratura si sviluppò, ma grazie alla generosità dei principi (smaniosi di aumentare la loro influenza tramite l'arte) in quel periodo tutte le arti ebbero uno sviluppo notevole. Artisti come Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, Botticelli, ecc... permisero alla scultura, alla pittura e all'architettura di toccare nuove vette di bellezza e eleganza.
L'influenza di compositori italiani come Palestrina, Corelli, Monteverdi e Vivaldi fu epocale. Nel XIX secolo compositori come Gioacchino Rossini, Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini fecero fiorire l'Opera romantica. L'Italia continua a contribuire alla cultura occidentale con artisti, scrittori, registri, architetti, compositori e designer.
Il calcio è indubbiamente lo sport nazionale e gli Italiani sono famosi per la loro passione per questo sport. La nazionale Italiana ha vinto 3 Campionati mondiali di calcio, il primo nel 1934, il secondo nel 1938 e l'ultimo nel 1982.
:Per le arti vedi anche: Cinema italiano, Musica italiana
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