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| Imperatore |
ImperatoreLa parola Imperatore discende dal latino imperator, che vuol dire comandante dell'esercito; era il titolo di Giulio Cesare, che poi passò al capo dello stato romano, con Augusto: inizialmente, l'Imperatore di Roma non era altro che il comandante in capo dell'esercito romano, titolare del comando o imperium militare. Dopo la fine dell'impero romano d'occidente questo titolo passò a designare il capo di un Impero, cioè di un dominio composto da più stati o popoli diversi.
Molti titoli simili, come Zar e Kaiser, non sono altro che la traduzione in altre lingue del latino Caesar, cioè Cesare, altro appellativo con cui i romani chiamavano gli imperatori, riferendosi alla loro discendenza da Giulio Cesare.
Voci correlate
Storia antica
- per l'Impero cinese vedi Storia della Cina con link alle diverse dinastie
- Impero persiano
- Impero romano
- Imperatori romani
- Impero delle Gallie o Impero Gallo-Romano
- Impero Romano d'Oriente o Impero bizantino
- Imperatori bizantini
- Imperatori del Giappone (vedi anche Storia del Giappone)
- Impero Ghana vedi Mali
- per l'Impero Bornu vedi Storia della Nigeria
Storia medioevale
- Sacro Romano Impero
- Imperatori del Sacro Romano Impero
- Lista degli stati del Sacro Romano Impero
- per l'Impero Mongolo vedi Gengis Khan
- Impero Mali vedi Mali
- Impero di Kanem-Bornu
- impero Songhai vedi Mali
- Impero bulgaro
- Impero Ottomano
- per l'Impero azteco vedi Aztechi
- Impero Inca
Storia moderna
- per l'Impero spagnolo vedi ...
- per l'Impero coloniale portoghese vedi Storia del Portogallo
- per l'Impero Fulani vedi Storia della Nigeria
- Russia imperiale o Impero russo
- Impero britannico
- per il Primo e per il Secondo impero francese vedi Storia della Francia
- per l'Impero coreano vedi Corea
- Impero austriaco
- Impero Germanico
- vedi anche Imperi Centrali
- per l'Impero dell'Africa Orientale Italiana vedi Vittorio Emanuele III di Savoia
Categoria:Storia
Gaio Giulio Cesare
Gaio Giulio Cesare (13 luglio, 100 AC - 15 marzo, 44 AC) generale e uomo politico romano. Le sue conquiste militari in Gallia estesero l'Impero Romano fino all'Oceano Atlantico e al Reno. La creazione da parte sua di un governo in quello che è noto come Primo Triumvirato (si veda appresso) diede il colpo di grazia all'agonizzante Repubblica Romana. Divenuto dittatore a vita iniziò molte riforme nella società e nel governo di Roma, lavoro interrotto prematuramente dal suo assassinio. Molte di quelle riforme furono successivamente realizzate da Augusto. Le azioni militari di Cesare ci sono note in dettaglio dai "Commentarii" scritti da lui.
La Gens Julia
Giulio Cesare nacque a Roma da un'antica e nota famiglia patrizia (Gens Julia) che si diceva discendente da Iulo (più noto come Ascanio), figlio del principe troiano Enea, che secondo il mito era figlio di Venere. Al culmine del suo potere, nel 45 AC Cesare iniziò la costruzione di un Tempio a Venere
Genitrice in Roma, per sottolineare il suo legame con la dea.
La famiglia di Cesare non era ricca, secondo gli standard della nobiltà romana, e questo avrebbe potuto rappresentare un serio ostacolo alla carriera di Giulio Cesare, che contrasse enormi debiti per ottenere le sue prime cariche politiche; inoltre nessun membro della sua famiglia aveva raggiunto posizioni di rilievo in tempi recenti, sebbene nella generazione del padre ci fosse una rinascita delle loro fortune.
La gioventù
Nell'86 AC morì il padre e nell'84 AC Cesare ripudiò la moglie Cossuzia per poter sposare nello stesso anno Cornelia, figlia di Lucio Cornelio Cinna. Il nuovo legame con una famiglia notoriamente schierata con i popolari , oltre che la sua parentela con Gaio Mario, erano causa di gravi problemi per il giovane Cesare negli anni della dittatura di Lucio Cornelio Silla che cercava in tutti i modi di ostacolare le ambizioni del giovane Cesare bloccandone l’entrata in carica come flamen dialis; la situazione si aggravò quando il dittatore nell'82 AC gli ordinò di divorziare da Cornelia perché questa non era patrizia; Cesare rifiutò e, temendo che Silla desse l'ordine di ucciderlo, come pare avesse effettivamente fatto, lasciò Roma, prima girando nella Sabina, poi, raggiunta la giusta età, partendo per il servizio militare in Asia come legato di Marco Minucio Termo.
Fu Minucio ad ordinare al giovane legato di recarsi presso la corte di Nicomede, sovrano del piccolo stato della Bitina. Di questa missione si parlò a lungo a Roma, dove si diceva che Cesare avesse avuto una relazione con il sovrano, e anche molto tempo dopo, i suoi soldati celebrando il trionfo della spedizione gallica cantavano “Cesare sottomise la Gallia, Nicomede sottomise Cesare”. Come legato di Minucio durante l’assedio di Mitilene Cesare partecipò per la prima volta ad uno scontro armato, distinguendosi per il suo coraggio tanto che gli fu assegnata la corona civica.
Rientrato a Roma Miniucio, Cesare rimase comunque in Asia Minore partecipando a vario titolo, in virtù del fatto di essere un patrizio romano, a diverse operazioni militari romane che si svolgevano in quella zona, come quella contro i pirati sotto il comando di Sefvilio Isaurico.
Prime esperienze politiche
Rientrò a Roma solo quando ebbe notizia della morte di Silla ( 78 AC ), e cominciò la sua carriera forense come pubblico accusatore e quella politica come esponente dei popolari (facilitato in ciò dall’essere nipote di Gaio Mario), nemico dichiarato degli ottimati.
Cesare sostenne l’accusa contro Gneo Cornelio Dolabella per concussione e contro Gaio Antonio Ibrida per estorsione nei confronti dei Greci; entrambi gli accusati erano membri influenti del partito degli ottimati e in entrambi i casi, anche se l’accusa fu portata con dovizia, perse; Cesare in questo modo si accreditò come importante rappresentante tra i popolari, anche se l’esito per lui negativo dei processi lo convinse a lasciare Roma una seconda volta.
Mentre si recava a Rodi per i suoi studi di Filosofia fu rapito dai pirati. Egli convinse i rapitori a chiedere un riscatto molto alto, aumentando così il suo prestigio in Roma. Dopo la sua liberazione organizzò una flotta, catturò i pirati e li fece condannare a morte per crocifissione.
Dopo aver retto la carica di questore in Spagna (69 AC), Cesare fu eletto edile curule nel 65 AC, pontefice massimo nel 63 AC e pretore nel 62 AC. Se è vero che fu implicato nella cospirazione di Catilina, non ne rimase danneggiato.
Cesare era stato anche al servizio del generale Pompeo, con il quale avrebbe più tardi diviso il potere. Dopo la morte della moglie Cornelia 68 AC, sposò Pompea, nipote di Silla, solo per divorziare da lei nel 62 AC dopo uno scandalo. Nel 61 AC Cesare fu governatore della provincia della Spagna ulteriore, e nel 60 AC fu eletto console.
Nel 59 AC, l'anno del suo consolato, Cesare formò una alleanza strategica con due altri capi politici, Crasso e Pompeo. Crasso era l'uomo più ricco di Roma; Pompeo era il generale con più successi. Cesare portò nella alleanza la sua popolarità politica e la sua guida. Pompeo sposò Giulia, la figlia di Cesare. Questa alleanza non ufficiale dagli storici fu chiamata Primo Triumvirato. Il triumvirato segnò la fine della Repubblica.
Guerra in Gallia
Nel 59 AC fu anche governatore della Gallia Narbonese, della Gallia Cisalpina e di Illiria. Come Proconsole in Gallia (58 AC - 49 AC) ingaggiò la guerra contro vari popoli, sconfiggendo gli Elvezi nel 58 AC, i Belgi ed i Nervii nel 57 AC ed i Veneti nel 56 AC. Nel 55 AC tentò una invasione della Britannia. Nel 52 AC sconfisse una coalizione di Galli guidati da Vercingetorige. I suoi commentari di questa campagne sono raccolti nel De bello gallico (La guerra Gallica).
Guerra Civile
Dopo la morte di Crasso ucciso nel 53 AC durante la guerra contro i Parti, si aprì una spaccatura fra Cesare e Pompeo. Invitato nel 50 AC dal Senato a sciogliere il suo esercito, Cesare rifiutò e scoppiò la guerra civile. Un indovino allertò Cesare circa la sua conquista. Gli fu raccomandata prudenza sul Rubicone, il fiume, nell'attuale provincia di Forlì, che allora segnava il confine che un generale non poteva passare in armi. Cesare lo traversò il 10 gennaio del 49 AC ("Alea iacta est" cioè "Il dado è tratto") ed inseguì Pompeo a Brindisi sperando di poter rimettere in piedi il loro accordo di 10 anni prima. Tuttavia Pompeo lo eludeva e Cesare compì una sorprendente marcia di 27 giorni fino in Spagna per incontrarvi il luogotenente di Pompeo. Poi si recò in oriente per sfidare Pompeo in Grecia dove il 10 luglio del 48 AC Cesare mancò di poco una catastrofica sconfitta di Pompeo. Avendolo finalmente sconfitto nella battaglia di Farsalo, in Grecia, nel 48 AC, fu nominato console per 5 anni, mentre Pompeo fuggiva in Egitto, dove fu assassinato da un sicario del re Tolomeo XIII.
Non contento del vantaggio guadagnato, Cesare andò in Egitto, qui si impegnò nel sostenere il ruolo di Cleopatra, che divenne sua moglie anche se solo per la legge egiziana. Sconfisse poi gli ultimi sostenitori di Pompeo a Tapso (46 AC) e Munda (45 AC).
La Dittatura
45 AC
Dopo esser stato nominato Dittatore per 10 anni nel 46 AC, fu fatto Dittatore e Console a vita l'anno seguente (45 AC), e fu chiamato Padre della Patria (Pater Patriae). Prese inoltre il titolo di Imperatore. Al mese di quintilis fu cambiato nome in suo onore ed ancora oggi si chiama "luglio". Furono poste sue statue a fianco di quelle degli antichi re ed ebbe un trono d'oro in Senato ed in Tribunato.
La questione se Cesare fosse intenzionato, o meno, ad accettare il titolo di Re, per liquidare il titolo di "Dittatore", o invece sfuggire la questione partendo per il Mediterraneo orientale per combattere i Parti, ha causato molti dibattiti accademici. È sicuro, tuttavia, che la sua evidente arroganza ed ambizione gli procurò grande impopolarità ed il sospetto dei contemporanei.
La Morte
Cesare fu assassinato nel Teatro di Pompeo (dove si riuniva il Senato dopo che la sua sede era andata distrutta in un incendio), alle Idi di marzo (15 marzo) del 44 AC. Fu accoltellato da un gruppo di cospiratori che voleva preservare la repubblica dalle sue ambizioni monarchiche. Fra i cospiratori c'era Bruto, forse suo figlio naturale. Cesare cadde ai piedi della statua di Pompeo e le sue ultime famose parole sono riportate in vario modo:
- "Καὶ σὺ, τέκνον;" (Kai su, teknon? (Greco, "Anche tu, figlio?")
- Tu quoque, Brute, fili mi! (Latino, "Anche tu Bruto, figlio mio!")
- Et tu, Brute? (Latino, "Anche tu, Bruto?" e questa è la versione riportata da William Shakespeare nella tragedia Giulio Cesare.
Narra una leggenda che la moglie Calpurnia (che aveva sposato nel 49 AC) lo aveva messo in guardia per una premonizione, appena la notte precedente, ma Cesare aveva risposto: "Non dobbiamo aver paura che della paura".
Dopo la morte di Cesare, scoppiò una lotta di potere fra i suoi nipoti, il figlio adottivo Ottaviano, il suo luogotenente Marco Antonio ed i suoi assassini Bruto e Cassio. Ottaviano prevalse e divenne il primo Imperatore Romano, con il nome di Cesare Augusto.
Cesare come persona
Cesare Augusto
Tra gli innumerevoli ritratti che di lui ci sono stati conservati, particolarmente significativi sono due, quello del suo aspetto fisico, tracciato da Svetonio nelle sue Vite dei Cesari, e quello morale, tracciato dal suo grande avversario Cicerone in un passo della seconda Filippica.
Ecco quello di Svetonio:
: "Cesare era di alta statura, aveva una carnagione chiara, florida salute[...] Nella cura del corpo fu alquanto meticoloso al punto che non solo si tagliava i capelli e si radeva con diligenza, ma addirittura si depilava, cosa che alcuni gli rimproveravano. Sopportava malissimo il difetto della calvizie per la quale spesso fu offeso e deriso. Per questo si era abituato a tirare giù dalla cima del capo i pochi capelli[...] Dicono che fosse ricercato anche nel vestire: usava infatti un laticlavio frangiato fino alle mani e si cingeva sempre al di sopra di esso con una cintura assai lenta".
Non meno incisivo quello di Cicerone:
: "Egli ebbe ingegno, equilibrio, memoria, cultura, attività, prontezza, diligenza. In guerra aveva compiuto gesta grandi, anche se fatali per lo stato. Non aveva avuto per molti anni altra ambizione che il potere, e con grandi fatiche e pericoli l'aveva realizzata. La moltitudine ignorante se l'era conquistata coi doni, le costruzioni, le elargizioni di viveri e banchetti. I suoi li aveva acquistati con premi, gli avversari con manifestazioni di clemenza, insomma aveva dato ad una città, ch'era stata libera, l'abitudine di servire, in parte per timore, in parte per rassegnazione".
I suoi gusti nella sfera sessuale furono spesso motivo di pettegolezzo e canzonatura da parte sia dei suoi detrattori che dei suoi stessi soldati. Si vociferava che avesse un amico di nome Nicomede. Al suo ritorno a Roma, dopo la campagna di Gallia, qualcuno ironizzò sul fatto che "Cesare ha sottomesso La Gallia ma Nicomede ha sottomesso Cesare". La sua fama di rubacuori a tutto campo veniva sintetizzata dalla voce popolare secondo cui egli era "il marito di tutte le mogli e la moglie di tutti i mariti".
La sua opera di scrittore pone Giulio Cesare tra i più grandi maestri di stile della prosa latina, considerando anche i suoi commentari della guerra in Gallia (De bello gallico) e della guerra civile contro Pompeo e il Senato (De bello civili).
Queste narrazioni, apparentemente semplici ed in stile diretto, sono di fatto un annuncio molto sofisticato del suo programma politico, in modo particolare per i lettori di media cultura e la piccola aristocrazia in Italia e nelle province dell'Impero.
Le altre sue principali opere letterarie sopravvissute sono:
- I Commentari delle campagne per sottomettere i Galli: "La guerra in Gallia" (relativo al De bello gallico, 58 AC - 52 AC)) consta di sette libri, più un libro ottavo, composto probabilmente dal luogotenente di Cesare, Aulo Irzio, per completare il resoconto della campagna gallica;
- I commentari sulla Guerra civile contro le forze di Pompeo e del Senato: in tre libri Giulio Cesare spiega la guerra civile del 49 AC ed il suo rifiuto di ubbidire al Senato (De bello civili);
- un epigramma in versi su Terenzio (frammento)
Le opere perdute riguardano diverse orazioni (in una di esse - l'elogio funebre della zia Giulia - si affermava la discendenza della gens Iulia da Iulo-Ascanio e quindi da Enea e Venere), un trattato su problemi di lingua e stile (De analògia), terminato nell'estate del 54, vari componimenti poetici giovanili, una raccolta di detti memorabili e un poema sulla spedizione in Spagna nel 45; un pamphlet in due libri contro la memoria di Catone Uticense, scritto in polemica con l'elogio di Catone composto da Cicerone.
Infine, opere spurie sono, oltre al libro ottavo del De bello gallico, le ultime tre opere del cosiddetto Corpus Caesarianum, ossia
- De Bello Hispaniensis Sulla guerra in Spagna
- De Bello Africo Sulla guerra in Africa
- De Bello Alexandrino Sulla guerra in Medio Oriente ed Egitto
e i resoconti degli ultimi avvenimenti della guerra civile, composti da ufficiali di Cesare.
Il nome Cesare
Il nome "Cesare" rimane in molte lingue come sinonimo di Comandante, leader; il tedesco Kaiser ed il russo Zar derivano dal nome di Cesare, e ci furono molti successivi Imperatori con quel nome. Pare che la pronuncia latina del nome fosse qualche cosa di simile a "kai-sahr".
La radice stessa potrebbe non essere di origine latina: nella stele di Rosetta si trova un geroglifico egiziano che è stato trascritto come k-e-s-r-s e si suppone correlato al senso latino. Più interessante, è stato detto che il latino Cesare potrebbe essere di derivazione persiana Kasrá=Chosroës e della sua forma plurale Akásirah (titolo di quattro grandi dinastie di Re Persiani), fra cui Ahasuerus o Khshayarsha (Serse I, nipote di Ciro il Grande); eventuali relazioni con kisri e kasra sono state considerate come meno significative, anche perché più riferite ad epoche posteriori (Sassanidi).
:Nota: il praenomen "Gaio" è forma corretta rispetto al pur comune "Caio". La forma "Caio", infatti, si è diffusa a seguito di una errata interpretazione dell'abbreviazione epigrafica "C." (cfr., tra gli altri, Conte, Pianezzola, Ranucci, Dizionario della lingua latina, sub voce Gaius: «il fraintendimento dell'abbr., in cui la G si scriveva, per conservazione di grafia arcaica, C., ha generato la forma Caio»).
La memoria di Cesare
Sassanidi
L'umanesimo e il Rinascimento costruirono, nella cultura classica europea, un'immagine assai forte della storia romana e dei suoi personaggi, che per secoli furono vissuti come modello, esempio e paradigma di sentimenti sia privati che politici (basti pensare a Shakespeare), e che perdurò fino al periodo romantico.
Questo è particolarmente vero per Cesare, come si vede nella foto: unico tra i romani antichi, ai resti della sua ara nel Foro romano vengono costantemente presentati ancor oggi, in ogni stagione, piccoli omaggi floreali, soprattutto da parte di giovani, soprattutto stranieri.
Forse (anche) per memoria e gratitudine del suo latino così limpido.
Collegamenti esterni
- [http://digilander.libero.it/jackdanielspl/Cesare/english.html Julius Caesar], sito con molti link in diverse lingue verso i seguenti testi:
- [http://digilander.iol.it/jackdanielspl/Cesare/bellocivili.html De Bello Civili]
- [http://digilander.iol.it/jackdanielspl/Cesare/bellohis.html De Bello Hispaniensis]
- [http://digilander.iol.it/jackdanielspl/Cesare/belloafr.htm De Bello Africo]
- [http://digilander.iol.it/jackdanielspl/Cesare/belloale.htm De Bello Alexandrino]
Giulio Cesare
Giulio Cesare
Giulio Cesare
Giulio Cesare
Giulio Cesare
Giulio Cesare
Giulio Cesare
ja:ガイウス・ユリウス・カエサル
ko:율리우스 카이사르
simple:Julius Caesar
Augusto (imperatore romano)
Gaio Giulio Cesare Ottaviano (Roma, forse Velletri, 23 settembre 63 AC - Nola, 19 agosto 14) fu il primo imperatore romano.
Ci si riferisce a lui, prima che divenga imperatore, come a Ottaviano. Il nome/titolo di Augusto gli fu accordato dal Senato il 27 AC, ed a lui come imperatore ci si riferisce come Cesare Augusto, Ottaviano Augusto o semplicemente Augusto.
Biografia
Apparteneva per nascita alla gens Octavia, una ricca famiglia di Velletri, e fu adottato per testamento da Giulio Cesare, suo prozio, come figlio ed erede. La madre di Ottaviano, Azia era infatti figlia della sorella di Giulio Cesare. Il suo nome era in origine Caio Ottavio Taurino, ma secondo l'usanza romana, Ottavio prese il nome dello zio come parte del suo al momento dell'adozione. Quando Giulio Cesare morì Ottaviano aveva 18 anni. Insieme a Marco Antonio e Lepido formò il Secondo Triumvirato per governare Roma.
Nel 42 AC Antonio e Ottaviano si scontrarono con Cassio e Bruto, che avevano partecipato alla congiura per uccidere Cesare, e li sconfissero nella battaglia di Filippi (Macedonia orientale).
Successivamente nacquero i primi contrasti: il fratello di Antonio, Lucio Antonio si ribellò ad Ottaviano e fu sconfitto a Perugia nel 40 AC (bellum perusinum) e il trattato di Brindisi definì i limiti della sfera di influenza dei triumviri: ad Antonio l'Oriente, ad Augusto l'Occidente e a Lepido l'Africa. L'accordo fu suggellato dal matrimonio di Antonio con Ottavia, sorella di Ottaviano.
Nonostante il rinnovarsi degli accordi formali, i contrasti aumentarono, finché Ottaviano non sconfisse definitivamente Marco Antonio e la sua alleata Cleopatra, regina d'Egitto, nella Battaglia di Azio il 2 settembre del 31 AC.
Nel frattempo Ottaviano, già marito di Claudia, figlia di prime nozze di Fulvia, in seconde nozze moglie di Antonio (ripudiata nel 41 AC), aveva sposato prima Scribonia, madre dell'unica figlia Giulia, e poi, nel 38 AC, Livia Drusilla che dovette appositamente divorziare da Tiberio Claudio Nerone, dal quale aveva già avuto i figli Tiberio, il futuro imperatore, e Druso.
Dopo Azio, Ottaviano è di fatto il padrone dello stato, anche se formalmente Roma era ancora una Repubblica. Il Senato gli va man mano conferendo onori e privilegi.
La svolta si ha nel 27 AC: Ottaviano restituisce formalmente i poteri straordinari, che aveva assunto per la guerra contro Marco Antonio, nelle mani del Senato e del popolo Romano. In cambio gli vengono conferiti il titolo di Augusto e limperium (comando militare) sulle province non pacificate. Da questo momento le province sono dunque suddivise tra senatorie, rette dal Senato, e imperiali, rette da Augusto.
Potere imperiale
La costituzione del potere imperiale si andrà poi rafforzando negli anni successivi. In particolare nel 23 AC (ma secondo alcuni già dal 28 AC), gli fu conferita a vita la tribunicia potestas (gli speciali poteri dei tribuni della plebe nella costituzione repubblicana). Questa divenne la vera base costituzionale del potere degli imperatori: comportava infatti l'inviolabilità della persona e il diritto di intervenire in tutti i rami della pubblica amministrazione, e questo senza i vincoli repubblicani della collegialità della carica e della sua durata annuale.
Infine, quando il Pontefice Massimo di Roma, Lepido, morì egli ne prese il titolo divenendo il capo religioso di Roma.
La politica estera di Augusto fu dominata in Oriente dalla risoluzione diplomatica del conflitto con i Parti, con la restituzione nel 20 AC, da parte del re parto Fraate IV, delle insegne perdute da Crasso. In Occidente il tentativo di conquista della Germania fu fermato da Arminio che nel 9 DC annientò tre legioni guidate dal generale Varo nella Battaglia della Foresta di Teutoburgo.
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L'"optimum status"
L'ambizione di Augusto fu quella di essere fondatore di un optimus status, facendo rivivere le più antiche tradizioni romane e nel contempo tenendo conto delle problematiche dei tempi. Il mantenimento formale delle forme repubblicane, nelle quali si inseriva il nuovo concetto della personale auctoritas del Principe, serviva a risolvere i conflitti per il potere vissuti nell'ultimo secolo della Repubblica.
A questo sforzo politico si affiancò l'elaborazione in tutti i campi di una nuova cultura, di impronta classicistica, che fonde gli elementi tradizionali in nuove forme consone ai tempi. In campo letterario la rielaborazione del mito delle origini di Roma e la prefigurazione di una nuova età dell'oro trovano voce in Virgilio, Orazio, Livio, Ovidio, il circolo di letterati raccolto attorno a Mecenate.
Augusto preparò per tempo la propria successione: inizialmente pensò al nipote Marcello, figlio della sorella Ottavia e del suo primo marito, Claudio Marcello, al quale diede in sposa la figlia Giulia. Alla precoce morte di Marcello nel 23 AC Giulia andò in sposa a Marco Vipsanio Agrippa, suo generale e collaboratore e nel 17 AC Augusto ne adotta i figli, Caio e Lucio Cesari. Dopo la morte prima di Agrippa, nel 12 AC e poi dei nipoti, nel 2 e nel 4 DC adottò quindi il figliastro Tiberio che effettivamente gli succederà alla sua morte, dando origine alla Dinastia Giulio-Claudia.
Atti del Divino Augusto (Res Gestae Divi Augusti)
Augusto stesso lasciò alla sua morte un dettagliato resoconto delle sue opere nel testamento. Il testo ci è giunto trascritto in un'iscrizione incisa sulle pareti del tempio di Roma e Augusto ad Ancyra in Asia Minore (Monumentum Ancyranum) sia in latino che nella traduzione greca. Secondo il volere di Augusto il testo era stato inciso in origine su tavole di bronzo all'ingresso del suo Mausoleo. Altre copie incise sulle pareti dei templi a lui dedicati sono giunte ad oggi frammentarie.
In uno stile volutamente stringato e senza concessioni all'abbellimento letterario, Augusto riportava gli onori che gli erano stati via via conferiti dal Senato e dal Popolo Romano e per quali servizi da lui resi, le elargizioni e i benefici concessi con il suo patrimonio personale allo stato, ai veterani e alla plebe, e i giochi e rappresentazioni dati a sue spese, e infine gli atti da lui compiuti in pace e in guerra.
Il documento non menziona il nome dei nemici e neppure di nessun membro della sua famiglia, ad eccezione dei successori designati, Agrippa, Caio e Lucio Cesari e Tiberio,
Racconta Augusto che all'età di 19 anni costituì un esercito a sue spese e con la benedizione del
Senato. Nello stesso anno fu eletto Console. Con questi mezzi riuscì ad esiliare e punire gli assassini di Giulio Cesare, suo padre adottivo.
Si rende conto quindi delle sue conquiste militari e si ricorda l'atteggiamento verso i popoli vinti, ai quali venne concesso di continuare a seguire i propri costumi e di mantenere le precedenti forme di governo purché pagassero i tributi a Roma.
Questi passi delle Res Gestae mostrano i cardini dell'ideologia augustea. Ottaviano, uscito vincitore dalle guerre civili, impone la propria lettura storica. Il suo intervento nelle guerre civili non è di parte, ma in difesa e per conto del senato e dello stato. I provvedimenti e la guerra contro gli uccisori di Cesare, da cui Ottaviano era stato adottato, sono un atto di diritto e di pietà filiale. Ottaviano insiste sulla sua opera di pacificazione e sulle donazioni di terre ai veterani, con cui cerca di riportare un ordine sociale dopo anni di guerre. L'elenco delle cariche ricoperte e di quelle offerte, ma non accettate mostra il potere di acquisto a Roma e fa luce sulla situazione di asservimento della classe dirigente. Lo scrupolo con cui elenca le cariche religiose è indice di un nascente processo di sacralizzazione del potere, che trova espressione anche nel titolo di Augustus, degno di venerazione, ottenuto dal senato. Fondamentale nell'ideologia politica del principato la differenza che Ottaviano definisce auctoritas e potestas ("autorità" e "potere").
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All'età di diciannove anni per mia sola deliberazione ed a mie spese formai un esercito con il quale restituii la libertà alla repubblica dominata e oppressa da una fazione. Per questo il senato con decreti mi accolse nell'ordine suo attribuendomi il diritto di esprimere fra i consolari la mia sentenza e mi conferì il comando militare; e ordinò che io provvedessi, in qualità di pretore, insieme con i consoli, affinché lo stato non patisse danno. Il popolo in quell'anno medesimo mi fece console, essendo in guerra entrambi i consoli caduti, e triumviro con l'incarico di riordinare la repubblica.
Quelli che il mio padre trucidarono mandai in esilio punendo il loro delitto con procedimenti legali; e movendo poi essi guerra alla repubblica li vinsi due volte in battaglia.
Guerre per terra e per mare civili ed esterne in tutto il mondo combattei spesso; e vincitore lasciai in vita tutti quei cittadini che implorarono grazia. Quasi cinquecentomila cittadini romani in armi sotto le mie insegne; dei quali più di trecentomila inviai in colonie o rimandai nei loro municipi, compiuto il servizio militare; e a essi tutti assegnai terre o donai denaro in premio del servizio.
Due volte ricevette l'onore trinfale dell'ovazione e tre curili trionfi celebrai; e fui ventuno volte acclamato imperator, pur decretando altri numerosi trionfi a me il senato, ai quali tutti i rinunziai. [...] Triumviro per riordinare lo stato fui per dieci anni continui. Princeps senatus fui fino al giorno in cui scrissi queste memorie per anni quaranta. E fui pontefice massimo, augure, quidecemviro alle sacre cerimonie, settemviro degli epuloni, fratello arvale, sodale Tizio, feziale. [...] Nel mio sesto e settimo consolato, dopo di aver estinto l'avvampare delle guerre civili, avendo io per consenso universale assunto il potere supremo, trasferii dalla mia persona al senato e al popolo romano il governo della repubblica. Per questo mio atto, in segno di riconoscenza, mi fu dato il titolo di Augusto per deliberazione del senato. Dopo di allora a tutti sovrastai per autorità, ma potere non ebbi più ampio di quelli che in ogni magistratura mi furono colleghi.
- Ottaviano Augusto -
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Roma antica, un milione di abitanti
Nel resoconto della sua ascesa al potere si mette in evidenza il suo rifiuto di contrastare le regole tradizionali dello stato repubblicano e di assumere poteri arbitrari in modo illegittimo.
Si narra inoltre che sotto il suo governo venne incrementato il numero dei patrizi e fu ordinato un censimento della popolazione, da cui risultò che gli abitanti di Roma sfioravano il milione.
Narrando dei propri donativi, si asserisce che le elargizioni erano sempre dirette a più di 250.000 persone e che in quattro occasioni avesse aiutato la tesoreria pubblica.
Vengono poi citati gli edifici costruiti, tra cui la Curia (sede del Senato) ed i Templi di Apollo e del Divo Giulio. Su alcuni di questi edifici non fece apporre il suo nome.
Collegamenti esterni
- http://classics.mit.edu/Augustus/deeds.html
- http://www.usask.ca/antharch/cnea/DeptTransls/ResGest.html
- http://www.roman-emperors.org/auggie.htm
Augusto
Augusto
ja:アウグストゥス
ko:아우구스투스
ImperoUn impero (dal latino imperium) può essere definito come un insieme di regioni amministrate localmente da governatori, vicerè o vassalli nel nome di un imperatore. Per estensione si può classificare un impero come un grande stato multietnico governato da un singolo centro.
Il termine latino imperium indicava originariamente sia il potere che il territorio su cui tale potere veniva esercitato.
Impero è però un concetto complesso che ha connessioni con la storia, la politica, l’economia, il diritto, la linguistica; ma anche la logica e la mitologia avrebbero da dire la loro parte.
In realtà, più che un concetto, impero è un sistema semantico (cioè un sistema di significati). A tale proposito conviene partire con una definizione di Johan Galtung: “Un impero è un insieme articolato di conquiste militari, dominio politico, sfruttamento economico e penetrazione culturale”.
Hardt e Negri, nel libro Impero, in qualche modo definiscono l’impero tramite la sua controparte: la moltitudine, necessitando di tornare ad un concetto pre-moderno per identificare le masse che si contrappongono al potere dell’impero e limitandolo lo definiscono. Per l’origine del concetto di moltitudine è interessante leggere Virno: “Nel descrivere le forme della vita associata e lo spirito pubblico dei grandi Stati appena costituiti, non si parlò più di moltitudine, ma di popolo”.
L'impero e le forme di governo
Hardt e Negri scavano implicitamente un fossato abissale tra l’impero e la democrazia; non solo nell’impero non esiste la sovranità popolare, caratteristica essenziale della democrazia, ma non esiste nemmeno il popolo. Del resto nel linguaggio comune si parla di sudditi dell'impero, più che di cittadini.
Per quanto l’idea di impero venga tradizionalmente associata ad un potere di tipo monarchico che si estende oltre i confini di una nazione, essa è invece in qualche modo compatibile con il concetto di repubblica: nell’antica Roma la transizione dalla repubblica all’impero fu abbastanza graduale; visioni di tipo imperiale sono inoltre state usate ripetutamente sia per gli USA che per l’URSS (nominalmente repubbliche).
Un controesempio sul concetto di impero è l’Italia fascista, per quanto tale stato fosse giunto ad avere delle colonie, difficilmente essa viene vista come un impero, probabilmente più per la sua breve estensione spaziale /temporale che per l’assenza di un sistema di significati. Serve quindi una estensione temporale e spaziale, ed il sistema di simboli deve essere diffuso ed accettato anche nelle colonie.
L'impero e la guerra
L’impero ha solitamente bisogno di guerre continue per mantenere (e/o espandere) il suo potere. L’impero non è separabile dalla sua forza militare. Nel suo sistema di significati anche la pace può assumere una valenza sinistra. (“Fanno il deserto e lo chiamano pace”).
La lingua dell'impero
Nel sistema di significati, di valori e segni dell’impero la lingua è una componente essenziale: essa definisce e limita i concetti esprimibili nel territorio (o nei territori) dell’impero. Interessante a questo proposito (per quanto non rivolta specificamente all’impero) l'utopia negativa 1984 di Orwell, con la sua descrizione di una neolingua, associata al bipensiero. Più mirato a descrivere l'aspetto sistemico della lingua il libro Babel 17 di Delany, di ambientazione esplicitamente fantascientifica.
La legge dell'impero
Gli imperi sono spesso produttori di leggi, utili a diffondere uniformità di regole in territori variegati. La legge dell'impero coopera con la lingua nell'instaurare e mantenere l'egemonia culturale dell'impero. Esemplare è il Codice di Hammurabi, creato quando Hammurabi era riuscito a creare l'impero babilonese.
L’impero romano
Visibilmente l’impero romano è quello che ha impressionato di più l’immaginario collettivo, in particolare nella cultura occidentale. Fu abbondantemente studiato nel passato da Gibbon, che influenzò molti scrittori e pensatori (tra cui Asimov).
L’impero americano
Molti, ormai da anni, usano il concetto di impero con riferimento agli USA di oggi, per quanto tale associazione non sia da tutti condivisa. Un esempio è Slavoj Žižek nel libro Iraq: "Il problema degli Stati Uniti oggi non è che sono un nuovo impero globale, ma che non lo sono: in altre parole, pur pretendendo di esserlo, continuano ad agire come uno stato-nazione, perseguendo i propri interessi senza sosta.”
Appare comunque ben percettibile l’esistenza di un sistema semantico / simbolico degli USA, come pure sono facilmente ravvisabili nella politica estera degli USA i segni caratteristici dell’imperialismo.
Imperi nella storia
- Potenze dell'Asse (1936 - 1945)
- Maggiore sfera di co-prosperità dell'Asia orientale (1940 - 1945)
- Terzo Reich (1933 - 1945)
- Impero Abissino ( - 1974)
- Impero accamenide (comunemente conosciuto come Impero Persiano) (c. 550 - 330 AC)
- Impero Accadiano (c. 2350 - 2150 AC - l'impero più antico)
- Impero Americano
- Impero Arabo (circa 630 - 1258)
- Impero Assiro (c. 900 - 612 AC)
- Impero Ateniese
- Impero Austro-Ungarico (1867-1918)
- Impero Austriaco (1804-1867)
- Impero Azteco (1375 - 1521)
- Impero Brasiliano (1822 - 1889)
- Impero Britannico (circa 1583 - - ) De jure -
- Raj Britannico (1858 - 1947) (Imperiale: 1877 - 1947)
- Impero Bizantino (395 - 1453)
- Impero Centrafricano (1977 - 1979)
- Impero Cinese (221 AC - 1912)
- Impero coloniale danese
- Impero coloniale olandese
- Impero Egizio (1550 AC-1070 AC)
- Impero Elamita
- Impero Francese
- Primo Impero francese (1804 - 1815)
- Secondo Impero francese (1853 - 1871)
- Impero coloniale francese (circa 1605 - anni 1960 )
- Impero tedesco (1871 - 1918)
- Impero coloniale tedesco (1884 - 1918)
- Impero del Ghana
- Impero Ghaznavida
- Orda d'oro (1378 - 1502)
- Impero Gupta
- Impero Haitiano (1804 - 1806)
- Impero Hittita (c. 1460 AC- 1180 AC)
- Sacro Romano Impero (843 – 1806)
- Impero Inca (1438 - 1533)
- Impero coloniale italiano
- Ilkhanato (c. 1256 - 1338)
- Impero Giapponese
- Impero Khmer (802 - 1462)
- Impero del Congo
- Impero Coreano (1897 - 1910)
- Impero Macedone (circa 338 AC - 309 AC)
- Impero Magadhano
- Impero Majapahita
- Impero del Mali
- Impero Malinke
- Impero Maratha (1674 - 1761)
- Impero Mauryano
- Impero Messicano (1822 - 1823, 1864 - 1867)
- Impero Mogul (1526 - 1857)
- Impero Mongolo (1206 - 1294)
- Impero Babilonese (c. 1900 AC - 1600 AC)
- Impero Ottomano (1281 - 1923)
- Impero Persiano
- Impero Portoghese (1495 - 1975)
- Impero Romano (27 AC – 476 DC)
- Impero Russo ( - 1917)
- Impero Sassaniano (224 - 651)
- Impero Serbo (1345-1371)
- Impero Seleucida (323 BC - 60 AC)
- Impero Seljuk (c.1037 - 1194)
- Impero Songhai
- Impero spagnolo (1492 - 1975)
- Impero svedese (1561 - 1878)
- Impero Teotihuacano
- Impero Timurid (1401 - 1505)
- Impero Ur III (c. 2100 - 2000 AC)
- Impero Veneziano
- Impero Vietnamese ( - 1945)
- Impero Vijayanagara (c. 1350 - 1700)
- Il Regno Unito ha ancora molti territori oltremare, ed anche i territori del commonwealth sono considerati colonie completamente sovrane in quanto riconoscono il sovrano britannico come capo di stato.
- De facto, L'impero britannico è finito negli anni 1960
Voci correlate
- Imperialismo
Bibliografia
- Edward Gibbon, Declino e caduta dell'impero romano
- Michael Hardt e Antonio Negri, Impero, Rizzoli
- Paolo Virno, Grammatica della moltitudine, DeriveApprodi, 2002, ISBN 88-87423-80-6
- Isaac Asimov, Trilogia galattica
- Samuel Delany, Babel 17
- George Orwell, 1984
- Slavoj Žižek, Iraq, Cortina, 2004
Collegamenti esterni
- [http://italy.peacelink.org/pace/articles/art_7301.html Nessun impero dura per sempre] di Johan Galtung
Categoria:Forme di governo
Categoria:Storia
ja:帝国
Storia della Cina
Il primo Imperatore cinese e la dinastia Qin
Nel 246 a.C. Ying Zheng divenne re dello stato di Qin e ben presto, grazie alle sue grandi doti strategiche, a un forte esercito e spesso ricorrendo all'inganno e all'assassinio degli avversari, sconfisse gli altri 6 regni che occupavano il territorio cinese: Zhao, Han, Wei, Yan, Qi e Chu. Con la sconfitta di Qi, nel 221 a.C. Ying Zheng realizzò infine l'unificazione della Cina e assunse il titolo di Qin Shi HuangDi (Primo Imperatore della Dinastia Qin). Questo atto fu una sfida alla tradizione perché fino ad allora i termini Huang e Di erano stati utilizzati esclusivamente per indicare i grandi imperatori della più remota antichità, che avevano dato origine alla civiltà. Ying Zheng si poneva così sul loro stesso piano, sottolineando il fatto che non aveva bisogno della tradizione per legittimare il proprio potere. Si accinse quindi a realizzare una serie di riforme, sotto il consiglio del primo ministro legista Li Si, che avrebbero lasciato un'impronta indelebile nella storia cinese. L'antica aristocrazia venne esautorata, le famiglie nobili furono costrette a trasferirsi nella capitale Xianyang, l'intero territorio venne diviso in distretti raccolti in governatorati, tutte le unità di misura vennero unificate così come la moneta e la scrittura. Per favorire la comunicazione tra le diverse regioni venne imposto un unico scartamento assiale per i carri e fu costruita un'ampia rete stradale per un totale di circa 6.000 km. Shi Huang Di produsse un rinforzamento delle difese settentrionali del paese innalzate per proteggere il paese dalla incursioni dei cosiddetti barbari Hsiungnu. L'opera, secondo lo storico cinese Sima Qian, venne affidata al generale Meng Tian e al suo esercito di 300.000 uomini. L'obbiettivo imperiale doveva essere quello di collegare i vari pezzi di muraglia già esistenti ottenendo, come risultato, la Grande muraglia.
Affinché nessuno potesse dubitare della sua autorità invocando la tradizione, accolse la proposta di Li Si e nel 213 a.C. decretò che tutti i testi antichi fossero bruciati per cancellare il ricordo del passato, fatta eccezione per quelli di argomento scientifico e tecnico.
I fattori che determinarono la caduta della dinastia furono numerosi, innanzitutto la frenesia con cui Shi Huang Di aveva attuato la sua politica e la spietatezza dei metodi punitivi da lui adottati, come il principio della responsabilità collettiva (se una persona commette un reato, tutto il suo clan d'appartenenza ne sarà colpevole). Migliaia di contadini erano stati costretti ad abbandonare i campi per andare a combattere o per partecipare ai lavori di costruzione della Muraglia, delle strade, dei canali e dei palazzi imperiali. Le realtà locali furono sconvolte anche a causa dell'unificazione della moneta e del sistema di scrittura.
La dinastia non sopravvisse alla morte del suo primo imperatore nel 210 a.C., il governo non fu in grado di gestire la situazione e l'azione della corte fu pressoché paralizzata da intrighi a corte e lotte per il potere. A seguito di un complotto attuato dal primo ministro Li Si e dall'eunuco Zhao Gao, l'erede al trono fu costretto a suicidarsi. Zhao Gao si sbarazzò anche di Li Si, che fu imprigionato e messo a morte. Al trono fu posto Er HuangDi (Secondo Imperatore), secondogenito di Shi HuangDi, che venne anch'egli presto ucciso. Il potere passò a Zi Ying, nipote del primo Imperatore, il quale non osò assumere il titolo di Terzo Imperatore.
Mentre il governo era dilaniato da lotte intestine, nel 209 a.C. scoppiò una grande rivolta popolare che si espanse per tutto l'Impero. Le forze principali dei ribelli erano comandate da Xiang Yu, che nel 206 ottenne la resa di Qin, mise a sacco la capitale e fece uccidere l'Imperatore Zi Ying, e da Liu Bang, che trasferì la capitale a Chang'An e, nel 206 a.C., si proclamò Imperatore della nuova dinastia Han, assumendo in seguito il nome di GaoZu.
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Impero romano
L'Impero romano succedette alla Repubblica Romana, controllò il mondo Mediterraneo e gran parte del Nord Europa dopo il 31 AC; entrò in crisi nel III secolo DC e si riorganizzò su basi autocratiche, spostando il proprio baricentro in oriente, dove con l'imperatore Costantino ebbe una nuova capitale. In seguito l'impero venne diviso in un impero d'oriente e un impero d'occidente, ma Roma non fu più capitale, neanche dell'occidente. L'ultimo imperatore romano nella metà occidentale dell'Impero fu deposto nel 476. La parte orientale dell'Impero sopravvisse senza interruzioni, ma con graduale perdita di territori fino al 1453 quando Costantinopoli cadde sotto il dominio dei Turchi (si veda Impero Bizantino). Gli stati successori in occidente (Regno franco e Sacro romano impero) ed in oriente (la Russia degli Zar) continuarono ad usare i titoli adottati dall'Impero romano, fino all'epoca delle rivoluzioni.
Influenze dell'Impero romano sul modo di governare, la legge, l'architettura e molti altri aspetti della vita risultano inevitabili.
L'ascesa di Augusto e gli imperatori Giulio-Claudi
Quando la Repubblica Romana (509 AC - 31 AC) arrivò alla fine, Caio Giulio Cesare Ottaviano, pronipote di Giulio Cesare e da lui adottato, rafforzò la sua posizione con la sconfitta del suo unico rivale per il potere, Marco Antonio, nella battaglia di Azio. Anni di guerra civile avevano lasciato Roma quasi senza legge. Tuttavia Roma non era ancora preparata ad accettare il controllo di un despota.
Ottaviano agì astutamente. Per prima cosa sciolse il suo esercito ed indisse elezioni. Ottaviano fu eletto alla
prestigiosa carica di console. Nel 27 AC, ufficialmente restituì il potere al
Senato di Roma, e si offrì di rinunciare alla sua personale supremazia militare ed
egemonia sull'Egitto. Non solo il Senato respinse la proposta, ma gli fu anche dato il controllo della
Spagna, Gallia e Siria. Poco dopo Il Senato gli concesse anche l'appellativo di "Augusto".
Augusto sapeva che il potere necessario per un governo assoluto non sarebbe derivato dal consolato. Nel 23 AC, rinunciò a questa carica, ma si assicurò il controllo effettivo assumendo alcuni poteri legati alle antiche magistrature repubblicane.
- Gli fu garantita a vita la tribunicia potestas, legata in origine alla magistratura di tribuno della plebe, che gli permetteva di convocare il Senato e decidere e porre questioni avanti ad esso.
- Ricevette inoltre limperium, ossia il comando militare, che gli dava autorità suprema in tutte le questioni riguardanti il governo del territorio.
Il 27 AC e il 23 AC segnano le principali tappe di questa vera e propria riforma costituzionale, con la quale si considera che Augusto assumesse concretamente i poteri propri di imperatore di Roma. Egli tuttavia più tipicamente usò titoli come "Principe" o "Primo Cittadino".
Con i nuovi poteri che gli erano stati conferiti, Augusto organizzò l'amministrazione dell'Impero con molta padronanza. Stabilì moneta e tassazione standardizzata; creò una struttura di servizio civile formata da cavalieri ed uomini liberi (mentre in precedenza erano prevalentemente schiavi) e previde benefici per i soldati al momento del congedo.
Fu un maestro nell'arte della propaganda, favorendo il consenso dei cittadini alle sue riforme. La pacificazione delle guerre civili fu celebrata come una nuova età dell'oro dagli scrittori e poeti contemporanei, come Orazio, Livio e soprattutto Virgilio. La celebrazione di giochi ed eventi speciali rafforzavano la sua popolarità.
Augusto inoltre per primo creò un corpo di vigili del fuoco, ed una forza di polizia per la città di Roma, che fu suddivisa amministrativamente in 14 regioni.
Il controllo assoluto dello stato gli permise di indicare il suo successore, nonostante il formale rispetto della forma repubblicana. Inizialmente si rivolse al nipote Marco Claudio Marcello, figlio della sorella Ottavia, al quale diede in sposa la figlia Giulia. Marcello morì tuttavia nel 23 AC: alcuni degli storici successivi ventilarono l'ipotesi, probabilmente infondata, che fosse stato avvelenato da Livia.
Augusto maritò quindi la figlia alla sua "mano destra", Agrippa. Da questa unione nacquero tre figli Caio Cesare, Lucio Cesare e Postumo (così chiamato perché nato dopo la morte del padre) e i due maggiori furono adottati dal nonno con l'intento di farne i suoi successori, ma morirono anch'essi in giovane età. Augusto mostrò anche favore per i suoi figliastri (figli del primo matrimonio di Livia) Tiberio e Druso, che conquistarono a suo nome nuovi territori nel nord.
Dopo la morte di Agrippa nel 12 AC, il figlio di Livia, Tiberio, divorziò dalla prima moglie, figlia di Agrippa e ne sposò la vedova, Giulia. Tiberio fu chiamato a dividere con l'imperatore la tribunicia potestas, che era fondamento del potere imperiale, ma poco dopo si ritirò in esilio volontario a Rodi. Dopo la morte precoce di Caio e Lucio nel 4 AC e 2 AC rispettivamente, e la precedente morte del fratello Druso maggiore (9 AC), Tiberio fu richiamato a Roma, e venne adottato da Augusto, che lo designava in tal modo proprio erede.
Roma
Il 9 agosto 14, Augusto morì. Poco dopo il Senato decretò il suo inserimento fra gli dei di Roma. Postumo Agrippa e Tiberio erano stati nominati coeredi. Tuttavia Postumo era stato esiliato e venne ben presto ucciso. Si ignora chi ordinasse la sua morte, ma Tiberio ebbe la via libera per assumere lo stesso potere che aveva avuto il padre adottivo.
I primi anni del regno di Tiberio furono pacifici e relativamente tranquilli. Tiberio assicurò il potere di Roma e la sua ricchezza. Nel 19 fu accusato della morte del nipote, il popolare Germanico. Nel 23 morì suo figlio, Druso minore. Sempre più Tiberio si ritirava in se stesso e diede il via ad una serie di processi ed esecuzioni per tradimento. Lasciò il potere nelle mani del comandante della guardia pretoriana, Elio Seiano. Tiberio stesso si ritirò a vivere nella sua villa di Capri nel 26 lasciando Seiano al potere. Seiano proseguiva le persecuzioni. Anche lui cominciò a consolidare il proprio potere; nel 31 fu nominato console insieme a Tiberio e sposò Livilla, nipote dell'Imperatore. Ma la sua potenza divenne eccessiva e la paranoia dell'Imperatore che aveva sfruttato tanto abilmente per il suo interesse, colpì questa volta lui. Seiano fu messo a morte, insieme a molti dei suoi amici lo stesso anno. Le persecuzioni continuarono fino alla morte di Tiberio nel 37.
37
Al momento della morte di Tiberio, molti dei personaggi che avrebbero potuto succedergli erano stati brutalmente uccisi. Il successore più logico (scelto anche da Tiberio) era il suo pronipote e figlio di Germanico, Caio (meglio conosciuto col nome di Caligola). Caligola iniziò il regno ponendo fine alle persecuzioni e bruciando gli archivi dello zio. Ma sfortunatamente cadde presto malato e a partire dal tardo 37 gli storici successivi riportano una serie di suoi atti insensati, alterando probabilmente in parte le vicende storiche. Pare che avesse ordinato ai suoi soldati di invadere la Britannia, ma avesse cambiato parere all'ultimo minuto, mandandoli invece a raccogliere conchiglie sulla riva del mare. Vernivano inoltre riportati i rapporti incestuosi che avrebbe avuto con le sue sorelle. Il suo ordine di erigere una sua statua nel tempio di Gerusalemme, sebbene fosse di normale amministrazione nelle province orientali il culto riservato al sovrano, scatenanò l'opposizione degli Ebrei. Nel 41, Caligola cadde vittima di una congiura, assassinato dal comandante della guardia Cassio Cherea. L'unico membro rimasto della famiglia imperiale era un altro nipote di Tiberio: Tiberio Claudio Druso Nerone Germanico, meglio noto come Claudio.
Claudio era stato a lungo considerato un debole ed un pazzo dal resto della famiglia. E tale fama, alla quale contribuì anche lo scrittore Tacito, gli rimase per tradizione. Egli non fu tuttavia né paranoico come lo zio Tiberio, né pazzo come il nipote Caligola, e fu invece capace di amministrare con responsabile capacità. Riorganizzò la burocrazia e mise ordine nella cittadinanza e nei ruoli senatoriali. Proseguì la conquista e colonizzazione della Britannia, creando nel 43 la nuova provincia, ed aggiunse all'Impero molte provincie orientali. In Italia costruì un porto invernale ad Ostia, creando magazzini per accumulare granaglie e cereali provenienti da altre parti dell'Impero e da usare nella cattiva stagione.
Sul fronte familiare, Claudio ebbe meno successo. La moglie Messalina lo tradiva e fu quindi messa a morte; successivamente sposò la nipote Agrippina. Questa, insieme con molti dei suoi liberti aveva uno straordinario potere su di lui e probabilmente lo uccise nel 54. Claudio nello stesso anno fu inserito fra gli dei. La morte di Claudio spianò la strada al figlio di Agrippina, il sedicenne Lucio Domizio Enobarbo, che adottato da Claudio aveva preso il nome di Tiberio Claudio Nerone Domiziano, noto come Nerone.
Inizialmente, Nerone lasciò il governo di Roma a sua madre ed ai suoi tutori, in particolare a Seneca. Tuttavia divenendo adulto, il suo desiderio di potere aumentò; fece giustiziare la madre ed i tutori. Durante il regno di Nerone ci fu una serie di rivolte e ribellioni in tutto l'Impero: in Britannia, Armenia, Partia e Giudea. L'incapacità di Nerone di gestire le ribellioni e la sua sostanziale incompetenza divennero rapidamente evidenti e nel 68, cosicché perfino la guardia Imperiale lo abbandonò. Nerone si suicidò, e l'anno 69 (noto come l'anno dei quattro Imperatori) fu un anno di guerra civile, con gli Imperatori Galba, Otone, Vitellio e Vespasiano al trono in rapida successione. Alla fine dell'anno, Vespasiano riuscì a consolidare il suo potere come Imperatore di Roma.
Si veda anche Albero genealogico Giulio-Claudio e [http://www.wikipedia.org/wiki/Roman_Emperors/JulioClaudian (l'albero genealogico degli Imperatori Giulio Claudi in inglese)]
Gli Imperatori Flavi
Vespasiano era stato un Generale Romano di notevole successo ed aveva amministrato molte
parti esterne dell'Impero.
Aveva sostenuto la candidatura imperiale di Galba; tuttavia alla sua morte, Vespasiano divenne il maggior aspirante al trono. Dopo il suicidio di Otone, Vespasiano riuscì a dirottare la
fornitura invernale del grano per Roma, mettendosi in ottima posizione per sconfiggere l'ultimo rivale, Vitellio. Il 20 dicembre 69, alcuni sostenitori di Vespasiano occuparono Roma. Vitellio fu ucciso dalle sue truppe, ed il giorno successivo il Senato confermò Imperatore Vespasiano.
Vespasiano fu praticamente un autocrate, ed ebbe molto meno appoggio dal Senato dei suoi predecessori
Giulio-Claudii. Questo è esemplificato dal fatto che lui stesso riferisce la sua salita al potere l'1 luglio quando
fu proclamato Imperatore dalle truppe, invece del 21 dicembre quando fu confermato dal Senato. Egli volle, negli anni successivi, espellere i Senatori a lui contrari.
Vespasiano riuscì a liberare Roma dai problemi finanziari creati dagli eccessi di Nerone e dalle guerre civili. Aumentando le tasse in modo drammatico (talvolta più che raddoppiate), egli riuscì a
raggiungere una eccedenza di bilancio ed a realizzare progetti di lavori pubblici. Egli fu il primo committente del Colosseo e costruì un Foro il cui centro era il Tempio della Pace.
Vespasiano fu inoltre effettivamente imperatore delle provincie. I suoi generali soffocarono ribellioni in Siria e Germania. Infatti in Germania riuscì ad allargare le frontiere dell'Impero, e gran parte della Bretagna fu portata sotto il dominio di Roma. Inoltre estese la Cittadinanza romana agli abitanti della Spagna.
Un altro esempio delle sue tendenze monarchiche fu la sua insistenza che gli succedessero i figli Tito e Domiziano; il potere imperiale non era visto allora come ereditario. Tito, che aveva avuto qualche successo militare all'inizio del regno di Vespasiano, fu visto come il supposto erede al trono; Domiziano era visto come meno disciplinato e responsabile. Tito affiancò il padre nei compiti di censore e console e lo aiutò nel riorganizzare i ruoli del Senato. Il 23 giugno 79, alla morte di Vespasiano, Tito fu immediatamente confermato imperatore.
Il breve regno di Tito fu marcato dai disastri: nel 79 l'eruzione del Vesuvio distrusse Pompei, e nell'80 un incendio distrusse gran parte di Roma. La sua generosità nella ricostruzione dopo le tragedie, lo rese molto popolare. Tito fu molto fiero dei suoi progressi nella costruzione del grande anfiteatro cominciato dal padre. Egli tenne la cerimonia inaugurale nell'edificio non ancora terminato durante gli anni 80, con un grandioso spettacolo in cui si esibirono 100 gladiatori e che durò 100 giorni. Tuttavia il Colosseo fu completato solo durante il regno di Domiziano. Tito morì nell'81 a 41 anni e ci furono voci che fosse stato assassinato dal fratello impaziente di succedergli.
Fu con Domiziano che i rapporti già tesi tra la dinastia flavia ed il senato si andarono sempre più logorando. Le cause di questo difficile sodalizio furono dapprima la divinizzazione del culto personale dell'imperatore secondo modalità tipicamente ellenistiche ed in seguito il divorzio dalla moglie Domizia, di estrazione senatoria. Anche sul fronte esterno le cose non andavano meglio; nonostante i successi della guerra britannica, finita nell'84, e la vittoria sui Catti, la guerra dacica (85-89) finì col pagamento dell'alleanza con Decebalo. Nell'89 Domiziano dovette reprimere la ribellione di Antonino Saturnino a Magonza. La parte finale del suo regno fu macchiata dalla condanna dei filosofi e, nel 95, dalla persecuzione contro i Cristiani. L'anno seguente Domiziano morì, vittima di una congiura.
Gli imperatori adottivi
Il periodo che va dalla fine del I alla fine del II secolo è caratterizzato da una successione non più dinastica, ma adottiva, basata sui meriti dei singoli scelti dagli imperatori come loro successori.
Nerva (96-98), un anziano senatore scelto come successore di Domiziano, adottò un eminente personaggio militare, Traiano. Durante l'impero di quest’ultimo (98-117), le conquiste derivanti dalle guerre daciche e dalle campagne contro i Parti, con la creazione di tre nuove provincie (Armenia, Mesopotamia e Assiria), consentirono all'impero di raggiungere la sua massima estensione.
A lui succedette Adriano (117-138), che accrebbe i poteri del principe rispetto a quelli del senato ed unificò la legislazione dell'impero. Negli anni del suo regno vi fu un periodo di pace, turbata esclusivamente dalla seconda rivolta giudaica (132-135), e l'imperatore si occupò della fortificazione dei confini settentrionali, con la realizzazione del Vallo di Adriano in Britannia ed il consolidamento del confine germanico.
Antonino Pio (138-161), capostipite della Dinastia degli Antonini, continuò la politica pacifica del predecessore, fu un saggio amministratore e riconfermò al senato le prerogative passate, tanto da meritarsi l'appellativo di pio.
Alla sua morte gli succedettero Marco Aurelio (161-180) e Lucio Vero, morto nel 169.
Il periodo del regno dell'imperatore filosofo non fu felice come i precedenti: dal 162 al 165 vi fu una guerra contro i Parti, nel 166 scoppiò una pestilenza, dal 167 al 175 le campagne contro Marcomanni e Quadi e la rivolta di Avidio Cassio in Oriente misero a dura prova le finanze dell'impero. I prodromi della crisi che investì l'impero romano nel III secolo si fecero maggiormente sentire con la successione al trono di Commodo (180-192).
Il figlio di Marco Aurelio incrinò l'equilibrio istituzionale raggiunto e con il suo atteggiamento dispotico favorì il malcontento delle province e dell'aristocrazia. Il suo assassinio diede il via ad un periodo di guerre civili.
L'ultimo periodo della pax romana può essere considerata l'età più felice dell'impero romano: tramite la politica di pace instaurata e la prosperità derivatane il governo imperiale attirò consensi unanimi, tanto che Nerva ed i suoi successori sono anche noti come i cinque buoni imperatori.
Lo sviluppo economico e la coesione politica ed ideale, raggiunta anche per l'adesione delle classi colte ellenistiche, che contraddistinsero il secondo secolo, non devono, comunque, trarre in inganno, in quanto da lì a poco l'impero comincerà a mostrare i primi sintomi della decadenza.
La tarda età imperiale
Durante il III secolo, le guerre civili, la crisi economica conseguente, l'indebolimento delle difese, la pressione dei barbari, i cambiamenti sociali e religiosi mettono in pericolo l'esistenza stessa dell'impero. Da tale crisi l'impero esce trasformato, ma saldo con Diocleziano, che ne modifica profondamente l'ordinamento.
Nei primi anni del secolo la dinastia dei Severi attua una politica accentratrice ed un processo di relativa democratizzazione. In tale programma si inserisce la Constitutio antoniniana promulgata da Caracalla (Marco Aurelio Antonino) nel 212 che, concedendo la cittadinanza romana a tutti gli uomini liberi residenti nell'impero, sana le disparità giuridiche, fiscali ed amministrative. Nel 235, l'assassinio di Alessandro Severo apre un periodo di anarchia militare, durante il quale si susseguono numerosissimi imperatori che restano in carica pochi mesi, o anche pochi giorni. In tale situazione prevalgono gli interessi particolari delle differenti parti dell'impero che cercano di risolvere con interventi pragmatici i problemi che il potere centrale non è in grado di risolvere. Le spinte eccentriche vengono in qualche modo frenate dall'imperatore Diocleziano istituendo la tetrarchia, un regime collegiale di due Augusti e due Cesari che amministrano raggruppamenti distinti di province dell'Impero, accresciute in numero e riunite in diocesi. In questa circostanza anche l'Italia viene suddivisa in province. Più in generale si verifica in questi anni una progressiva marginalizzazione delle aree più antiche dell'impero a vantaggio di un oriente, forte della tradizione ellenistica, assai più prospero quanto a politica amministrazione e cultura. Ciò crea i presupposti per il frazionamento dell'impero che avviene di fatto nel 395, alla morte di Teodosio I. La pressione dei barbari ai confini e l'enorme estensione degli stessi rende l'esercito garante della sopravvivenza dello Stato ed il comando delle truppe è affidato ad ufficiali di carriera, che sostituiscono nell'incarico i senatori, spezzando il già labile legame fra il potere costituzionale e quello militare ed aprendo agli ufficiali la possibilità di ottenere cariche di notevole importanza nell'amministrazione dello Stato. Inoltre la necessità di frequenti leve estende il reclutamento a cittadini di tutto l'impero e, poi, anche ai barbari. Lo spopolamento delle campagne, dovuto sia alla crisi militare, sia alla scarsità di manodopera servile, porta ad una crisi economica, aggravata dall'insicurezza delle vie di comunicazione che causa la riduzione dei commerci. La necessità di mantenere in efficienza gli eserciti comporta un inasprimento fiscale e la conseguente inflazione provoca un aumento dei prezzi che colpisce soprattutto le città. Pestilenze e catastrofi naturali aggravano la situazione con un imponente calo della popolazione.
Storici antichi dell'Impero
In latino
- Livio - la sua è una storia della Repubblica Romana, ma scritta durante il regno di Augusto [http://www.thelatinlibrary.com/florus2.html Si veda collegamento esterno sulle opere]
- Svetonio [http://www.biblio-net.com/lett_cla/svetonio.htm Si veda collegamento esterno sulle opere]
- Tacito [http://www.biblio-net.com/lett_cla/tacito.htm Si veda collegamento esterno sulle opere]
- Ammiano Marcellino
In greco
- Eusebio di Cesarea
- Sozomen
Letteratura latina del periodo imperiale
- Lucio Apuleio
- sant'Agostino d'Ippona
- Orazio
- Virgilio
Studi del XVIII secolo e XIX secolo
- The History of the Decline and Fall of the Roman Empire, Edward Gibbon (1776 - 1788)
Studi moderni sull'Impero romano
- Brown, P., Società romana e impero tardo-antico, Roma-Bari 1986.
- J.B. Bury, A History of the Roman Empire from its Foundation to the death of Marcus Aurelius, 1913
- Jacques, F. - Scheid, J., Roma e il suo impero. Istituzioni, economia, religione, Laterza, Roma-Bari 1992.
- Jones, A.H.M., Il tardo impero romano. 284-602 d.C., Milano 1973-1981.
- Luttwak, E.N., La grande strategia dell'impero romano, Milano 1991.
- Mazzarino, S., L'impero romano, Roma-Bari 1995.
- Rémondon, R., La crisi dell'impero romano, Milano 1975.
- Rostovzev, M., Storia economica e sociale dell'Impero romano, Firenze 1980.
- Wacher, J. (a cura di), Il mondo di Roma imperiale, Roma-Bari 1989.
- Wheeler, M., La civiltà romana oltre i confini dell'impero, Torino 1963.
Voci correlate
- Consoli Repubblicani Romani
- Imperatori romani
- Limes
- Costantinopoli
- Impero Bizantino
- Imperatori Bizantini
- Pax Romana
- Strade Romane
- Letteratura latina
Sulle battaglie:
- Lista battaglie romane
Collegamenti esterni
- [http://www.imperium-romanum.it/IR/impero/urbe_colonie.htm Le città romane]
- [http://www.imperium-romanum.it/IR/principale.htm Imperium-Romanum]
- [http://www.signainferre.it Signa Inferre]
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Impero delle GallieImpero delle Gallie è il nome moderno che viene dato al reame che visse una breve vita durante la crisi del III secolo, dal 260 al 274, formato dalla secessione delle province di Gallia, Britannia, e Spagna. Viene anche conosciuto come Impero Gallo-Romano.
Il suo fondatore, Postumo, stabilì la capitale dell'Impero a Trier, in quella che ora è la regione della Renania-Palatinato, in Germania.
I suoi imperatori sono conosciuti principalmente per le monete che coniarono, e i loro nomi sono i seguenti:
:Postumo 260 - 268
:Laeliano 268
:Marco Aurelio Mario 268
:Vittorino 268 - 271
:Domiziano II 271
:Tetrico 271 - 274
:Faustino 273 - 274
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Imperatori bizantiniImperatori bizantini - È difficile determinare quando esattamente abbia fine l'Impero Romano ed inizi l'Impero Bizantino. Per ragioni amministrative l'Impero Romano venne diviso da Diocleziano nel 284 in due metà (d'Occidente e d'Oriente). Si può quindi considerare che il titolo di "primo" Imperatore Bizantino può essere attribuito, sia pure per diverse ragioni, ai seguenti grandi personaggi:
- Costantino I detto il Grande (il primo imperatore cristiano, che spostò la capitale a Costantinopoli)
- Valente (la battaglia di Adrianopoli è uno degli eventi tradizionali per indicare l'inizio del medioevo)
- Arcadio (considerando che Teodosio I è spesso considerato l'ultimo imperatore dell'Impero Romano unito)
- Zenone I (siccome l'ultimo imperatore d'occidente Romolo Augustolo venne deposto durante il suo regno)
Altri storici datano l'inizio dell'Impero bizantino ancora più tardi, con Eraclio (che rese il greco la lingua ufficiale), mentre i numismatici fanno notare come la riforma monetaria di Anastasio I nel 498, usasse il sistema di numerazione greco. Certamente, gli stessi Bizantini continuarono a considerare il loro impero come "Romano", per oltre un millennio.
Quelle indicate di seguito sono le dinastie degli imperatori bizantini dalla metà del IV secolo alla metà del XV.
Dinastia Teodosiana
- Valente, (328-378, al governo 364 - 378)
- Teodosio I il Grande, (346-395, al governo 379 - 395)
- Arcadio, (377-408, al governo 395 - 408)
- Teodosio II, il Giovane (401-450, al governo 408 - 450)
- Marciano, (392-457, al governo 450 - 457)
Dinastia Trace
- Leone I il Grande, (401-474, al governo 457 - 474)
- Leone II, (467-474, al governo 474)
- Zenone I Tarasio, (425-491, al governo 474 - 491)
- Basilisco (imperatore rivale), (morto nel 476, al governo 475 - 476)
- Anastasio I, (430-518, al governo 491 - 518)
Dinastia Giustinianea
- Giustino I il Grande, (450-527, al governo 518 - 527)
- Giustiniano I il Grande, (482-565, al governo 527 - 565)
- Giustino II, (520-578, al governo 565 - 578)
- Tiberio II Costantino, (540-582, al governo 578 - 582)
- Maurizio I Tiberio, (539-602, al governo 582 - 602)
- Foca il Tiranno, (morto nel 610, al governo 602 - 610)
Dinastia Eracliana
- Eraclio I, (575-641, al governo 610 - 641)
- Costantino III Eraclio, (612-641, al governo 641)
- Eraclio II o Eracleone Costantino, (626-641, al governo 641)
- Costante II Eraclio, (630-668, al governo 641 - 668)
- Costantino IV, Pogonato (il Barbuto),(649-685, al governo 668 - 685)
- Giustiniano II Rinotmeto (naso mozzo), (668-711, al governo 685 - 695)
- Leonzio II, (al governo 695 - 698)
- Tiberio III Apsimaro (al governo 698 - 705)
- Giustiniano II, Rinotmeto (restaurato, secondo governo 705 - 711)
- Filippico Bardane, (al governo 711 - 713)
- Anastasio II, (morto nel 721, al governo Artemius, 713 - 715)
- Teodosio III, (al governo 715 - 717) morto nel 722
Dinastia Isauriaca
- Leone III l'Isaurico, (675-741, al governo 717 - 741)
- Costantino V Copronimo, (718-745, al governo 741)
- Artabasdus (imperatore rivale, al governo 741 - 743)
- Costantino V Copronimo (restaurato, secondo governo 743 - 775
- Leone IV il Cazaro, (750-780, al governo 775 - 780)
- Costantino VI il Cieco, (771-797, al governo 780 - 797)
- Irene l'Ateniana, (755-803, al governo 797 - 802)
- Niceforo I il Generale Logoteta, (al governo 802 - 811)
- Stauracio, (al governo 811)
- Michele I Rangabè, (al governo 811 - 813)
- Leone V l'Armeno, (775-820, al governo 813 - 820)
Dinastia Amoriana (Frigia)
- Michele II il Balbo, (770-829, al governo 820 - 829)
- Teofilo II, (813-842, al governo 829 - 842)
- Michele III l'Ubriaco, (840-867, al governo 842 - 867)
Dinastia Macedone
- Basilio I il Macedone, (811-886, al governo 867 - 886)
- Leone VI il Saggio, (866-912, al governo 886 - 912 insieme al fratello Alessandro)
- Alessandro, (870-913, reggente 912 - 913 in nome di Costantino VII)
- Costantino VII Porfirogenito, (905-959, al governo 913 - 959)
- Romano I Lecapeno (co-imperatore), (870-948, al governo 919 - 944)
- Romano II, (939-963, al governo 959 - 963)
- Niceforo II Foca (912-969, al governo 963 - 969)
- Giovanni I Zimisce, (925-976, al governo 969 - 976)
- Basilio II il Bulgaroctono (il Massacra-Bulgari), (958-1025, al governo 976 - 1025)
- Costantino VIII, (960-1028, al governo 1025 - 1028)
- Romano III Argiro, (968-1034, al governo 1028 - 1034)
- Michele IV Paflagonico, (1010-1041, al governo 1034 - 1041)
- Michele V il Calafato, (1015-1042, al governo 1041 - 1042)
- Zoë, (978-1050, reggente 1028 - 1050)
- Costantino IX Monomaco, (1000-1054, al governo 1042 - 1054)
- Teodora, (980-1056, al governo 1054 - 1056)
- Michele VI Stratiotico, (al governo 1056 - 1057)
Dinastia dei Comneni
- Isacco I Comneno, (1007-1060, al governo 1057 - 1059)
Dinastia dei Ducas
- Costantino X Ducas, (1006-1067, al governo 1059 - 1067)
- Romano IV Diogene (1032-1072, al governo 1068 - 1071)
- Michele VII Parapinace, ( | | |