:: wikimiki.org ::
| Impero Russo |
Impero russo
La Russia Imperiale (Росси́йская Импе́рия, detta anche Impero Russo) copre il periodo della storia russa che va dall'espansione dello stato di Moscovia, sotto Pietro il Grande, in un impero, che si estendeva dal Mar Baltico all' Oceano Pacifico, fino alla deposizione di Nicola II di Russia, l'ultimo Zar, all'inizio della Rivoluzione Russa del 1917.
Alcuni storici comunque considerano l'Unione Sovietica, fino alla sua caduta nel 1991, come la naturale continuazione dell'Impero (questo scegliendo per il termine impero il suo significato più ampio, ossia non un tipo di governo monarchico ma il potere di una certa classe o di una certa nazione su un vasto territorio). Fissare il periodo dell'Impero Russo è quindi oggetto di contese, mentre fissare il periodo della Russia Imperiale è più semplice.
Per motivi di semplicità di esposizione è possibile suddividere comunque questo periodo storico in più fasi.
Unione Sovietica
Inizi della Russia Imperiale
- Pietro il Grande e l'impero
- L'epoca delle rivoluzioni di palazzo
- Espansione della Russia imperiale - Caterina II
Governo dell'Impero
- Guerra e pace in Russia, 1796-1825
- La Russia di Nicola I
Trasformazione della Russia nel XIX secolo
- Sviluppo economico russo nel XIX secolo
- Le riforme in Russia e i loro limiti, 1855-1892
- La politica estera russa dopo la Guerra di Crimea
- Movimenti rivoluzionari russi del XIX secolo
- La nascita dei partiti politici russi alla fine del XIX secolo
- Imperialismo russo in Asia e Guerra Russo - Giapponese
Gli ultimi anni dell'autocrazia
- La rivoluzione del 1905
- I governi Stolypin e Kokovtsov
- La politica estera della Russia, 1906-14
- La Russia in guerra, 1914-16
- La fine dello zarismo in Russia
Cronologia degli Zar
(tra parentesi gli anni di regno)
- Pietro I detto il Grande (1689 - 1725)
- Caterina I (1725 - 1727)
- Pietro II (1727 - 1730]]
- Anna I (1730 - 1740)
- Ivan VI (1740 - 1741) minore, reggenza di Anna II
- Elisabetta (1741 - 1762]]
- Pietro III (1762)
- Caterina II (1762 - 1796)
- Paolo I (1796 - 1801)
- Alessandro I ( 1801 - 1825)
- Nicola I (1825 - 1855)
- Alessandro II (1855 - 1881)
- Alessandro III (1881 - 1894)
- Nicola II (1894 - 1917)
Russia Imperiale
ja:ロシア帝国
th:จักรวรรดิรัสเซีย
Pietro il Granderight
Pietro I Romanov (Pyotr Alexeyevich Romanov) (Пётр Алексе́евич Рома́нов) detto Pietro il Grande (30 maggio 1672 – 28 gennaio 1725), zar di Russia e Imperatore di Russia dal 27 aprile 1682 alla sua morte.
All'inizio del suo regno viene associato al trono con il fratellastro Ivan V a causa dell'inabilità di questo, portatore gravi handicap fisici e mentali, a reggere realmente il trono.
Dalla morte di Ivan V, avvenuta nel 1696, Pietro regna da solo fino al 1724 quando unisce a se, nel governo della Russia, sua moglie Caterina I.
Gioventù
Pietro, figlio di Alessio I e della sua seconda moglie Nataliya Kyrillovna Naryshkina nasce a Mosca. Alessio I ha prima sposato Maria Miloslavskaya da cui ha avuto cinque figli e otto figlie ma al momento della nascita di Pietro solo due dei maschi erano ancora in vita (Fedor e Ivan). Alessio ha ancora due figlie da Nataliya prima di morire nel 1674 cedendo il trono al maggiore dei maschi che diviene zar con il nome di Fedor III.
Il regno di Fedor, privo tra l'altro di particolari eventi, termina dopo soli sei anni. Lo zar, debole e malatticcio non lascia eredi è questo genera una disputa, tra le famiglie delle due consorti di Alessio I, sulla successione. Ivan, figlio della prima moglie è il primo in linea di successione ma è un invalido malfermo di mente. Di conseguenza l'assemblea dei boiari sceglie Pietro, figlio della seconda moglie di Alessio I, di appena dieci anni come futuro zar sotto la reggenza della madre.
A questa scelta si oppone Sophia Alekseyevna, figlia di primo letto di Alessio I, che si ribella con l'appoggio degli strelizi (un corpo militare d'elite, in pratica la guardia personale dello zar).
Nel conflitto che ne segue molti parenti ed amici di Pietro vengono uccisi e lui stesso assiste alla morte di uno zio massacrato dalla folla.
Sophia ottiene che Pietro ed Ivan siano proclamati entrambi zar con Ivan proclamato maggiore tra i due. Essenso i due sovrani minori la stessa Sophia ottiene la reggenza e per sette anni governa come un autocrate.
Pietro non sembra particolarmente interessato dal fatto che qualcun altro governi al suo posto. Si impegna in numerosi passatempi come la costruzione di navi e le regate. Le navi che costruisce vengono poi usate per finte battaglie. Sua madre cerca di forzarlo ad assumere un atteggiamento meno anticonformista e combina il suo matrimonio, nel 1689 con Eudoxia Lopukhina. L'unione è un completo fallimento e dopo dieci anni Pietro costringe la moglie a farsi monaca in modo da liberarsi da quel matrimonio.
Nell'estate del 1689 Pietro pianifica di togliere il potere alla sorellastra Sophia la cui posizione è indebolita dall'insuccesso nella guerra in Crimea. Quando Sophia scopre i piani del fratellastro inizia a cospirare con i capi degli strelizi ma è ormai troppo tardi: la maggioranza degli strelizi segue il giovane zar e Sophia viene detronizzata.
Pietro sceglie di continuare la commedia della coreggenza con il fratellastro.
Malgrado tutto però non ha ancora il completo controllo della gestioni degli affari della Russia, parte del potere è infatti ancora nelle mani della madre Nataliya Naryshkina. Solo con la morte di questa nel 1694 Pietro diviene del tutto indipendente.
Formalmente Ivan V rimane coreggente con lui benché non abbia in realtà alcun potere. Alla morte di Ivan, nel 1696, Pietro rimane i solo governante della Russia.
I primi anni di regno
Fin dall'inizio, Pietro, promuove ampie riforme volte a modernizzare la Russia. Notevolmente influenzato dai suoi consiglieri occidentali, riorganizza l'esercito russo sul modello di quelli europei e da inizio ai progetti per far diventare la Russia una potenza marittima. Pietro incontra molt opposizione alla politica di riforme ma reprime con decisione, anche brutale, qualsiasi ribellione contro la sua autorità.
Allo scopo di migliorare la posizione della Russia sul mare Pietro cerca di ottenere il controllo di un maggior numero di sbocchi. In un primo tempo la Russia possiede sbocco solamente sul Mar Bianco mentre il Mar Baltico è saldamente controllato dalla Svezia.
Pietro decide allora di puntare verso sud e cerca di acquisire il controllo del Mar Caspio, ma per fare ciò deve prima espellere i Tatari dalle aree circostanti. Deve quindi, per realizzare i propri piani, entrare in guerra con il Khanato di Crimea e di conseguenza con l'Impero Ottomano.
Il primo obiettivo di Pietro è la cattura della fortezza di Azov nei pressi del fume Don. Nell'estate del 1695 organizza la campagna d'Azov per conquistare la fortezza ma i suoi tentativi si concludono con un fallimento. Pietro ritorna a Mosca nel novembre dello stesso anno ed immediatamente ordina la costruzione di grandi navi. Nel 1696 lancia una nuova offensiva appoggiata da una flotta di circa trenta navi e nel luglio 1696 cattura Azov.
Lo zar pienamente consapevole che la Russia non può affrontare da sola l'impero Ottomano. Nel 1697 Pietro viaggia in Europa, con una vasto seguito di consiglieri, la Grande Ambasceria per cercare aiuto dai monarchi Europei. Le speranze si rivelano però vane: la Francia è tradizionalmente alleata del sultano mentre l'Austria desidera mantenere la pace ad est mentre è impegnata nelle guerre all'ovest. Oltretutto Pietro scegli un momento poco adatto, gli europei sono molti più interessati alla mancanza di eredi del re di Spagna Carlo II che alla caccia all'infedele sultano ottomano.
Benchè abbia fallito il suo obiettivo principale: creare un'alleanza anti-ottomana, la Grande Ambasceria prosegue il suo viaggio attraverso l'Europa. Visitando l'Inghilterra, il Sacro Romano Impero e la Francia Pietro viene a contatto con la cultura dell'occidente. Egli studia la costruzione di navi a Deptford e ad Amsterdam e di artiglierie a Konigsburg. Il suo viaggio termina nel 1698 quando deve tornare in Russia a causa della ribellione degli strelizi. La ribellione è, in realtà, schiacciata ancora prima del ritorno dello zar, lo truppe a lui fedeli perdono un solo soldato negli scontri. Pietro comunque agisce con estremo rigore e brutalità verso gli ammutinati, oltre 1200 di essi sono torturati e giustiziati con lo zar stesso che agisce come boia. Gli strelizi sono dispersi e la sorellastra di Pietro Sophia, anima della ribellione, è costretta a diventare monaca ed a rinchiudersi in un convento.
Subito dopo il suo ritorno Pietro pone termine al suo matrimonio con Eudoxia Lopukhina da cui ha avuto tre figli benchè solamente uno, lo zarevich Alessio, sia ancora in vita.
Il lungo viaggio in Europa convince lo zar che le abitudini dell'Europa occidentale sono, in generale, superiori alla tradizione russa. Egli ordina a tutti i suoi cortigiani ed ufficiali di tagliarsi le lunghe barbe e di vestire all'occidentale. I boiari che intendono conservare la barba, quasi un simbolo del loro status, devono pagare una tassa di cento rubli all'anno.
Nel 1699 Pietro abbandona anche il tradizionale calendario russo, in cui l'anno inizia il primo settembre, in favore del Calendario Giuliano. Anche il calcolo degli anni viene riformato e come punto d'inizio viene abbandonata la supposta data della creazione del mondo in favore di quella della nascita di Cristo
La grande guerra del nord
Essendo fallita la prospettiva di una campagna congiunta contro l'Impero Ottomano, Pietro stipula un trattato di pace con questo e rivolge nuovamente le sue attenzioni al Mar Baltico il cui controllo è stato acquisito dalla Svezia intorno alla metà del XVII secolo.
Pietro, con l'appoggio di Danimarca, Norvegia, Sassonia e Polonia, dichiara quindi guerra alla Svezia che è guidata dal sedicenne re Carlo XII.
La Russia scopre ben presto di essere scarsamente preparata per affrontare la Svezia ed il primo tentativo di conquistare le coste del Baltico finisce nel disastro della battaglia di Narva (1700), che sembra mettere fuori gioco la Russia. Carlo XII approfittando del momento indirizza la sua azione contro Polonia e Sassonia.
Nel frattempo Pietro riorganizza il suo esercito e conquista quella che attualmente è conosciuta come Estonia. Sicuro di poterlo battere in qualsiasi momento, il re di Svezia ignora l'azione dello zar e continua a combattere in Polonia e Sassonia.
Mentre polacchi e svedesi sono impegnati a combattersi, Pietro fonda la grande città di San Pietroburgo (in onore di San Pietro apostolo) in Ingria, una regione catturata agli svedesi nel 1703 Egli proibisce la costruzione di edifici in pietra al di fuori da San Pietroburgo, che egli intende far diventare capitale della Russia, cosicché tutti gli scalpellini possano partecipare alla costruzione della nuova città. Nello stesso periodo Pietro si lega a Martha Skavronskaya che si converte alla religione ortodossa con il nome di Caterina; i due si sposano segretamente intorno al 1707.
In seguito alle numerose sconfitte il re polacco Augusto II abdica nel 1706 lasciando libero Carlo XII di rivolgere nuovamente le sue attenzioni alla Russia che invade nel 1708. Dopo il suo ingresso in Russia Carlo sconfigge Pietro nella battaglia di Golovchin, nel luglio 1708, ma nella seguente battaglia di Lesnava subisce, per la prima volta gravi perdite, quando Pietro distrugge una colonna di rinforzi svedesi proveniente da Riga. Privato del loro aiuto Carlo deve abbandonare il suo piano di marciare verso Mosca.
Non accettando l'idea di ritirarsi in Polonia o di tornare in Svezia,Carlo invade l'Ukraina. Abilmente Pietro si ritira verso sud distruggendo tutto ciò che potrebbe servire agli svedesi che vengono così a trovarsi in una difficile situazione a causa della mancanza di rifornimenti e della rigidità dell'inverno.
Nell'estate del 1709 Carlo rinnova i suoi sforzi per conquistare l'Ukraina ma si trova ad affrontare un nemico molto aggressivo e nella battaglia di Poltava (27 giugno 1709) Pietro raccoglie i frutti di anni di lavoro per potenziare l'esercito russo infliggendo al nemico gravi perdite (10000 morti) e catturando poi quanto rimane dell'esercito svedese.
L'esito di questa battaglia ribalta le sorti della guerra: in Polonia Augusto II rioccupa il trono mentre Carlo si rifugia nell'Impero Ottomano dove opera per convincere il sultano Ahmed III ad aiutarlo a riprendere la guerra.
Pietro incautamente dichiara guerra agli ottomani nel 1711 ma la campagna a sud ottiene risultati fallimentari al punto che la Russia, per ottenere la pace, deve cedere i porti sul Mar Nero conquistati nel 1697. In cambio il sultano espelle il re di Svezia.
A nord gli eserciti di Pietro hanno maggior fortuna e conquistano la Livonia respingendo gli svedesi all'interno della Finlandia, che verrà occupata in larga parte nel 1714.
La flotta russa riesce anche a violare le acque svedesi. Nell'ultima fase della guerra Pietro riceve anche l'aiuto dell'Hannover e del regno di Prussia.
Malgrado le sconfitte Carlo XII continua a combattere e solo la sua morte in battaglia, nel 1718 permetterà l'apertura di trattative di pace.
Nel 1720 la Svezia firma la pace con tutti i belligeranti tranne che con la Russia con cui firma poi il trattato di Nystad, nel 1721, che mette fine a quella conosciuta come la grande guerra del Nord.
La Russia ottiene l'Ingria, l'Estonia, la Livonia e parte della Carelia in cambio versa due milioni di riksdaler e rinuncia a parte della Finlandia. Allo zar viene comunque permesso di conservare alcuni terre finlandesi intorno a San Pietroburgo che dal 1712 è divenuta capitale.
Gli ultimi anni
Carelia]
Gli ultimi anni di regno di Pietro I sono contrassegnati da ulteriori riforme. Nel 1721, dopo aver concluso la pace con la Svezia, viene acclamato Imperatore di tutta la Russia. (alcuni gli propongono di prendere il titolo di Imperatore dell'Est ma egli rifiuta). Il titolo imperiale viene riconosciuto da Polonia, Svezia e Prussia ma non dagli altri monarchi europei. Nella mente di molti la parola imperatore connota superiorità sui semplici re. Molti regnati temono che Pietro voglia proclamare la sua autorità su di loro come, a suo tempo, l'imperatore del Sacro Romano Impero ha proclamato la sua supremazia su tutte le nazioni cristiane.
Pietro riforma anche il governo della Chiesa Ortodossa di Russia. Il capo tradizionale della chiesa è il patriarca di Mosca. Nel 1700, quando il seggio rimane vacante, Pietro non nomina un nuovo patriarca bensi un coadiutore che svolge tutto il lavoro. Nel 1721 istituisce il Santo Sinodo, un concilio di dieci ecclesiastici che prende il posto del patriarca e del coadiutore.
Nel 1722 Pietro crea un nuovo ordine gerarchico per la nobiltà conosciuto come Tavola dei Ranghi, in esso la posizione è, formalmente, determinata dalla nascita. Allo scopo di privare i boiari del loro potere Pietro afferma che la posizione può essere determinata dal merito nel servizio all'imperatore. Sempre con lo scopo di ridurre il potere dei boiari ha già, alcuni anni prima, soppresso l'assemblea dei nobili (forma di consiglio dello zar) sostituendola con un senato di dieci membri di sua nomina.
La Tavola rimane in vigore fino alla fine della monarchia in Russia nel 1917
Pietro introduce anche nuove tasse allo scopo di trovare i fondi per la costruzione di San Pietroburgo. Abolisce la tassa sulla terra e quella sulla famiglia sostituendole con un'imposta pro-capite. Le tasse sulla terra o sulla famiglia erano pagate solamente dai proprietari o da coloro che mantenevano una famiglia mentre la nuova tassa è pagata da tutti compresi servi e poveri.
Nel 1724 associa al trono Caterina, la sua seconda moglie, attribuendogli il titolo di Imperatrice anche se peraltro mantiene nelle sue mani tutto il potere.
Tutti i suoi figli maschi sono morti, il più vecchio Aleksey, è stato torturato ed ucciso per suo ordine nel 1718 a causa del suo rifiuto di aderire alla politica del padre. Anche la madre di Aleksey viene perseguita a causa di false accuse di adulterio. Molti amici di Aleksey sono torturati ed uccisi.
Nel 1725 è completata la costruzione del Peterhof, un palazzo nei pressi di San Pietroburgo che diventa famoso come la Versailles russa
La morte
Una legge del 1722 dà a Pietro il privilegio di scegliere il suo successore, ma egli non riesce ad applicarla in quanto muore improvvisamente nel 1725. La mancanza di chiare regole di successione porta ai molti conflitti e complotti che caratterizzano il periodo storico che è conosciuto come "l'era delle rivoluzioni di palazzo"'. A Pietro succede la moglie Caterina che ha l'appoggio sulla guardia imperiale. Dopo la sua morte nel 1727 il trono passa al nipote di Pietro I Pietro II (figlio di Alessio) con il quale termina la discendenza diretta maschile dei Romanov.
Dopo di lui la successione al trono è caotica, i seguenti due monarchi sono figli del fratellastro di Pietro I Ivan V, ed i discendenti diretti di Pietro riconquisteranno il trono solo nel 1741 con un colpo di stato.
Nessun figlio salirà direttamente al trono occupato da un genitore prima di Paolo I che succede a Caterina la Grande, nel 1796, oltre settanta anni dopo la morte di Pietro I.
Figli legittimi
Da Eudoxia Lopukhina
- Alessio (1690 – 1718)
- Alessandro (1691 – 1692)
- Paolo (1693 – 1693)
Da Caterina I
- Anna (1708 – 1728)
- Elisabetta (1709 – 1762)
- Natalia (1713 – 1715)
- Margherita (1714 – 1715)
- Pietro (1715 – 1719)
- Paolo (1717 – 1717)
- Natalia (1718 – 1725)
----
categoria:Biografie
categoria:Sovrani russi
ja:ピョートル1世 (ロシア皇帝)
ko:러시아의 표트르 1세
Oceano Pacifico
L'Oceano Pacifico, il più grande oceano del mondo, occupa circa un terzo della superficie terrestre, con un'area di 179 milioni di chilometri quadrati. Si estende da nord a sud per circa 15.500 chilometri, dal Mar di Bering nell'Artico fino ai margini ghiacciati del Mare di Ross nell'Antartide. La maggior larghezza in senso est-ovest viene raggiunta a circa 5 gradi di latitudine nord, con una distanza di 19.800 chilometri dall'Indonesia alle coste della Colombia. Il limite occidentale dell'oceano è in genere posto presso lo Stretto di Malacca. Il luogo più basso della superficie terrestre si trova nel Pacifico, presso la Fossa delle Marianne.
Il Pacifico contiene circa 25.000 isole (più di quante ce ne siano in tutti gli altri oceani messi insieme), la maggior parte nell'emisfero sud.
Lungo i bordi del Pacifico si trovano molti mari. I più grandi sono il Mar Cinese orientale, il Mar del Giappone, il Mar di Sulu, il Mar di Tasmania e il Mar Giallo. Lo Stretto di Malacca unisce il Pacifico con l'Oceano Indiano ad ovest, mentre lo Stretto di Magellano lo unisce con l'Oceano Atlantico ad est.
L'esploratore portoghese Ferdinando Magellano chiamò questo oceano Pacifico, a causa del mare molto calmo che trovò durante la sua traversata dallo Stretto di Magellano fino alle Filippine. Ma l'oceano non è sempre fedele al suo nome. Molti tifoni ed uragani tormentano le isole del pacifico, e le terre che lo circondano sono piene di vulcani e spesso scosse da terremoti. Gli tsunami, causati da terremoti sottomarini, hanno devastato molte isole e cancellato intere città.
Il fondo oceanico
Il fondo oceanico del bacino centrale del Pacifico è relativamente uniforme, con una profondità media di 4.270 metri. Le irregolarità più grandi sono in genere montagne sottomarine estremamente ripide, con una cima piatta. La parte occidentale del fondo consiste di archi montagnosi che emergono dalla superficie dell'acqua come gruppi di isole, come le Isole Salomone e la Nuova Zelanda, e di profonde fosse, come la Fossa delle Marianne e la Fossa delle Filippine. La maggior parte delle fosse profonde si trova accanto ai margini della larga piattaforma continentale del Pacifico occidentale.
Lungo il margine orientale del bacino del Pacifico si trova il Rialzo Est del Pacifico, che è parte del sistema mondiale di dorsali sottomarine. Largo circa 3.000 km, il rialzo si trova a circa 3 km di altezza rispetto al fondo marino adiacente.
Poiché il bacino idrografico del Pacifico è relativamente piccolo, e a causa dell'immensità di questo oceano, la maggior parte dei sedimenti sono di origine autogenica o pelagica. I sedimenti terragenici, originatisi dall'erosione delle masse terrestri, sono confinati in piccole zone vicine alla terraferma.
Caratteristiche dell'acqua
La temperatura dell'acqua nel Pacifico varia da poco più del punto di congelamento nelle zone polari fino a circa 29°C vicino all'equatore. Anche la salinità varia con la latitudine. l'acqua vicina all'equatore è meno salata di quella alle medie latitudini, a causa delle abbondanti precipitazioni equatoriali durante tutto l'anno. Più a nord delle latitudini temperate la salinità torna a scendere.
La circolazione di superficie delle acque del Pacifico si svolge generalmente in senso orario nell'emisfero nord, e in senso antiorario nell'emisfero sud. La Corrente Equatoriale Nord, guidata verso ovest alla latitudine 15° nord dai venti, gira verso nord vicino alle Filippine e parte delle sue acque si muovono a nord con il nome di Corrente Auletiana, mentre il resto ritorna verso sud per riunirsi alla Corrente Equatoriale Nord. La Corrente Aleutiana si divide quando raggiunge il Nordamerica e forma la base della circolazione in senso antiorario nel Mare di Bering. Il suo braccio meridionale diventa la Corrente della California, che si muove lentamente verso sud.
La Corrente Equatoriale Sud, scorrendo verso ovest lungo l'equatore, si sposta verso sud ad est della Nuova Guinea, gira ad est alla latitudine di 50 gradi sud, e si unisce alle correnti principali del Pacifico del Sud, tra cui la Corrente Circumpolare Antartica che compie l'intero giro del globo. Quando si avvicina alle coste cileni, la Corrente Equatoriale Sud si divide: un ramo sorpassa il Capo Horn e finisce nell'Atlantico, mentre l'altro gira a nord per formare la Corrente del Perù (o di Humboldt).
Clima
Solo le zone più interne delle masse terrestri dell'Australia, della Nuova Guinea e della Nuova Zelanda evitano l'influenza climatica del Pacifico. Esistono cinque differenti regioni climatiche: la zona ovest, the trades, la regione dei monsoni, la regione dei tifoni, e the doldrums. A latitudini intermedie, sia a nord che a sud, flussi d'aria che si spostano verso ovest portano grandi variazioni stagionali di temperatura. Più vicino all'equatore, dove si trovano la maggior parte delle isole, venti stabili permettono di avere temperature relativamente costanti tutto l'anno, tra 21 e 27 gradi Celsius.
La regione dei monsoni si trova nel Pacifico occidentale, tra il Giappone e l'Australia. Le caratteristiche di questa regione climatica sono venti che soffiano dall'interno del continente verso l'oceano in inverno, e in direzione opposta d'estate. A causa di questo comportamento, la copertura nuvolosa e le precipitazioni sono molto influenzate dalla stagione. I tifoni causano spesso estesi danni nelle parti occidentali e sudoccidentali del Pacifico. Anche se meno definite rispetto alle altre, due grandi aree di bonaccia si estendono nell'oceano, una al largo delle coste occidentali dell'America Centrale, e l'altra nelle acque equatoriali del Pacifico occidentale. Entrambe si distinguono per la loro alta umidità, notevole copertura nuvolosa, deboli venti e frequenti bonacce.
Geologia
La Linea dell'Andesite è la principale caratteristica geologica del Pacifico. Separa le rocce profonde ed ignee del Bacino del Pacifico Centrale, per lo più basiche, dalle zone continentali parzialmente sommerse composte da rocce ignee acide.
La Linea dell'Andesite segue il bordo occidentale delle isole al largo della California e passa a sud delle Isole Aleutine, lungo il bordo est della penisola della Kamchatka, le Isole Kurili, il Giappone, le Isole Marianne, le Isole Solomon, e la Nuova Zelanda. La discontinuità prosegue in direzione nordest lungo il bordo occidentale della Cordigliera degli Albatros dal Sudamerica al Messico, ritornando alle isole al largo della California.
Tutte le estensioni orientali dei continenti dell'Asia e dell'Australia (Indonesia, Filippine, Giappone, Nuova Guinea, Nuova Zelanda) si trovano fuori dalla Linea dell'Andesite.
Lungo l'anello chiuso della Linea dell'Andesite si trovano la maggior parte delle fosse profonde, delle montagne vulcaniche sottomarine, e delle isole oceaniche vulcaniche che caratterizzano il Bacino del Pacifico Centrale. È qui che le lave basaltiche scorrono lentamente dalle fratture per formare enormi montagne vulcaniche a forma di cupola, la cui sommità erosa forma isole in archi, catene e gruppi. Fuori dalla Linea dell'Andesite, i fenomeni vulcanici sono invece di tipo esplosivo, e il cosiddetto cerchio di fuoco ha la maggior concentrazione mondiale di vulcani esplosivi.
Terraferma
L'estensione più grande di terra all'interno dell'Oceano pacifico è il continente australiano, che ha un'area leggermente più piccola di quella dell'Europa. Ad una distanza di 3.200 chilometri, in direzione sudest, si trova il grande gruppo di isole della Nuova Zelanda.
Quasi tutte le altre isole del Pacifico si trovano tra 30 gradi di latitudine nord e 30 di latitudine sud, dall'Asia sudorientale all'Isola di Pasqua. Il resto del Bacino del Pacifico non contiene in pratica terraferma. Il grande triangolo della Polinesia, che unisce le Hawaii, l'Isola di Pasqua e la Nuova Zelanda, contiene al suo interno i gruppi delle Marchesi, le Samoa, Tonga. A nord dell'equatore e ad ovest della linea di cambio di data si trovano le numerose piccole isole della Micronesia, incluse le Kiribati, le Isole Caroline, le Isole Marshall, e le Isole Marianne. Nell'angolo sudovest del Pacifico si trovano le isole della Melanesia, dominate dalla Nuova Guinea. Altri gruppi importanti nella Melanesia includono le Isole Bismarck, le Figi, la Nuova Caledonia, le Isole Salomone e Vanuatu. Questa suddivisione in Polinesia, Micronesia e Melanesia, vecchia del 1831 (Jules Dumont d'Urville), non corrisponde alle realtà bio-geografiche: le due zone ora riconosciute dagli scienziati sono l'Oceania vicina e l'Oceania lontana, zone che corrispondono a realtà diverse dal punta di vista botanico, zoologico e anche umano e culturale.
Le isole del Pacifico sono di quattro tipi fondamentali: isole continentali, isole alte, barriere coralline, e piattaforme coralline rialzate. Le isole continentali si trovano fuori dalla Linea dell'Andesite e includono la Nuova Guinea, le isole della Nuova Zelanda e le Filippine. Queste isole sono fisicamente associate con i continenti vicini. Le isole alte sono di origine vulcanica, e possono contenere dei vulcani attivi. Tra queste le Hawaii e le Isole Solomon.
Gli altri due tipi di isole sono il risultato del lavoro dei coralli. Le barriere coralline sono strutture subacquee che sono state costruite dai corali sopra la lava basaltica sotto la superficie dell'oceano. Una delle più grandi è la Grande Barriera Corallina, al largo dell'Australia nordorientale. Un secondo tipo è quello di una piattaforma corallina rialzata, che è in genere un po' più grande. Ne sono esempi Banaba e Makatea nel gruppo di Tuamotu nella Polinesia Francese.
Storia ed economia
In tempi preistorici vi furono importanti migrazioni umane nel Pacifico, prima tra tutte quella dei Polinesiani da Tahiti fino alle Hawaii e la Nuova Zelanda. L'oceano fu visto per la prima volta dagli Europei all'inizio del XVI secolo, prima da Vasco Nunez de Balboa (1513) e poi da Ferdinando Magellano, che attraversò il Pacifico durante la sua circumnavigazione (1519-22). Per il resto del XVI secolo, l'esplorazione fu condotta principalmente dalla Spagna, con navi che raggiungevano le Filippine, la Nuova Guinea e le Isole Solomon. Durante il XVII secolo la scena fu dominata dagli olandesi; Abel Janszoon Tasman scoprì nel 1642 la Tasmania e la Nuova Zelanda. Il XVIII secolo vide l'esplorazione russa in Alaska e nelle Isole Aleutine, i francesi in Polinesia, e gli inglesi con tre viaggi del capitano James Cook.
L'imperialismo crescente del XIX secolo risultò nell'occupazione della maggior parte del Pacifico da parte delle potenze occidentali. La nave esploratrice HMS Beagle portò importanti contributi scientifici negli anni 1830, con a bordo Charles Darwin. Un'altra nave famosa fu la HMS Challenger. Anche se gli Stati Uniti presero le Filippine nel 1898, arrivati al 1914 il Giappone controllava la maggior parte del Pacifico occidentale, ed occupò molte altre isole durante la Seconda guerra mondiale. Alla fine della guerra, l'oceano era dominato dalla marina militare americana.
Il pacifico comprende diciassette stati indipendenti: Australia, Fiji, Giappone, Kiribati, le Isole Marshall, Micronesia, Nauru, Nuova Zelanda, Palau, Papua Nuova Guinea, Filippine, Samoa, le Isole Salomone, Taiwan (disputata dalla Repubblica Cinese), Tonga, Tuvalu e Vanuatu. Undici di queste nazioni sono totalmente indipendenti solo dal 1960. Le Isole Marianne del Nord hanno un proprio governo, ma dipendono dagli Stati Uniti per la politica estera, e le Isole Cook e Niue hanno una relazione simile con la Nuova Zelanda. Inoltre nel Pacifico si trova lo Stato americano delle Hawaii e numerosi territori e possessioni di Australia, Cile, Francia, Giappone, Nuova Zelanda, Gran Bretagna e Stati Uniti.
Lo sfruttamento delle risorse minerarie del Pacifico è ostacolato dalle grandi profondità dell'oceano. Nelle acque basse al largo delle coste australiane e neozelandesi, vengono estratti gas naturale e petrolio, mentre le perle vengono raccolte o coltivate lungo le coste di Australia, Giappone, Nuova Guinea, Nicaragua, Panama e Filippine, anche se si tratta di un industria in declino. La risorsa maggiore del Pacifico sono i suoi pesci. Le acque costiere dei continenti e delle isole più temperate forniscono salmone, sardine, pesce spada e tonno, più numerosi crostacei. Nel 1986, le nazioni che fanno parte del Forum del Sud Pacifico hanno dichiarato l'area libera dal nucleare, nel tentativo di fermare gli esperimenti nucleari e di prevenire lo stoccaggio delle scorie nucleari nel pacifico.
Bibliografia
- Barkley, R.A., Oceanographic Atlas of the Pacific Ocean (1969)
- Cameron, I., Lost Paradise (1987)
- Couper, A., Development in the Pacific Islands (1988)
- Crump, D.J., ed., Blue Horizons (1980)
- Gilbert, John, Charting the Vast Pacific (1971)
- Lower, J. Arthur, Ocean of Destiny: A Concise History of the North Pacific, 1500-1978 (1978)
- Oliver, D.L., The Pacific Islands, 3d ed. (1989)
- Ridgell, R., Pacific Nations and Territories, 2d ed. (1988)
- Soule, Gardner, The Greatest Depths (1970)
- Spate, O.H., Paradise Found and Lost (1988)
- Stanley, David, Moon Handbooks South Pacific (2004)
- Terrell, J.E., Prehistory in the Pacific Islands (1986).
Basato su testi di pubblico dominio del US Naval Oceanographer
Categoria:Oceani
Categoria:Ecosistemi
ja:太平洋
ko:태평양
simple:Pacific Ocean
th:มหาสมุทรแปซิฟิก
zh-min-nan:Thài-pêng-iûⁿ
Nicola II di Russia
]]
Nicola II Romanov fu l'ultimo zar di Russia. Nacque il 6 maggio del 1868 e divenne Imperatore di Russia nel 1894. Detronizzato nel 1917, a seguito della Rivoluzione d'Ottobre fu trasferito in una villa ad Ekaterinburg, sugli Urali, dove nel marzo 1918 fu trucidato insieme alla moglie la Zarina Alessandra d'Assia, cinque figli, tre servi e un dottore, per ordine dei capi bolscevichi da un commando guidato da Yakov Yurovski.
Categoria:Biografie
Categoria:Sovrani russi
ja:ニコライ2世 (ロシア皇帝)
Zar
Zar (in bulgaro цар, in russo царь; czar o tzar), fu il titolo usato per i governanti dell'Impero Russo dal 1546 al 1917, anno in cui lo zar Nicola II Romanov venne spodestato e ucciso dai rivoluzionari bolscevichi. Il primo ad adottare ufficialmente il titolo fu Ivan IV, come simbolo del cambiamento della natura della monarchia russa; fino a quel momento il titolo era quello di Principe di Moscovia. Nel 1721 Pietro I adottò il titolo di imperatore con cui lui ed i suoi discendenti sono conosciuti e che era considerato interscambiabile con il termine zar.
Nelle lingue slave spesso è stato usato il termine zar per tradurre la parola imperatore; per esempio il titolo di Imperatore del Giappone veniva tradotto come Zar del Giappone.
Il termine è stato usato anche in altri stati come la Serbia e la Bulgaria.
Titolatura completa
La titolatura completa degli zar di Russia iniziava con:
Per grazia di Dio, Imperatore e Autocrate di tutte le Russie seguiva poi una lista delle terre governate.
Ad esempio, in accordo con l'articolo 56 della Costituzione Russa del 23 aprile 1906, il titolo completo della Sua Maestà Imperiale è il seguente: Noi ------- per grazia di Dio, Imperatore ed Autocrate di tutte le Russie, di Mosca, Kiev, Vladimir, Norgorod, Zar di Kazan, Zar di Astrakhan, Zar di Polonia, Zar di Siberia, Zar del Chersoneso Taurico, Zar di Georgia, Signore di Pskov, Granduca di Smolensk, Lituania, Volinia, Podolia e Finlandia, Principe di Estonia, Livonia, Curlandia e Semigalia, Samogitia, Bielostock, Carelia, Tver, Jugra,Perm, Kirov, Bulgaria e altri territori, Signore e GranDuca di Novgorod, Chernigov; sovrano di Ryazan, Polotsk, Rostov, Jaroslav, Bielozero, Udoria, Odboria, Kondia, Vitebsk, Mstilav e di tutti i territori del nord; Sovrano di Iveria, Kartalinia e delle terre di Kabardinia e dei territori Armeni – sovrano ereditario e Signore della Circassia e Principe delle montagne e altro; Signore del Turkestan, erede di Norvegia, Duca di Schleswig-Holstein, Stormarn, Ditmarsch, Oldenburg, e così via, così via, così via.
Etimologia
La parola Zar deriva dal titolo latino Caesar attraverso l' antico slavo tsesar (цесарь).
Il termine è imparentato con la parola tedesca Kaiser e con Kaisar in Goto.
La contrazione della parola deriva dall'abitudine di abbreviare i titoli nei manoscritti ecclesiastici in antico slavo.
Titolatura della famiglia imperiale
Tsaritsa (Zarina) era il termine utilizzato per la consorte dello Zar.
Tsesarevich (letteralmente figlio dello zar) era usato per primogenito maschio. Il titolo completo era Naslednik Tsesarevich (erede dello zar), in modo informale veniva abbreviato in Nadlednik (Erede).
Tsarevich (Zarevich) era il termine per un figlio maschio. In origine il termine veniva usato al posto di Tsesarevich. Un figlio che non era erede al trono aveva formalmente il titolo di Velikii Kniaz (GranDuca). In seguito il termine fu anche utilizzato per i nipoti (solo per linea maschile).
Tsarevna era il termine utilizzato per indicare la figlia di uno zar, o di una zarina.
Tsesarevna era il termine per indicare la moglie dell'Erede (Tsesarevich).
Categoria:Russia
ja:ツァーリ
1917
Eventi
- 16 aprile - Russia: Lenin ritorna in patria
- 27 giugno - la Grecia partecipa alla I guerra mondiale
- 7 novembre - Russia: Colpo di stato Bolscevico durante la Rivoluzione Russa.
- 6 dicembre - Finlandia: dichiarazione d'indipendenza dalla Russia
23 e 24 ottobre - Si svolge la battaglia di Caporetto
Nati
- 5 gennaio - Adolfo Consolini, discobolo italiano
- 6 marzo - Will Eisner, cartoonist statunitense († 2005)
- 22 marzo - Irving Kaplansky, matematico
- 25 aprile - Ella Fitzgerald, cantante statunitense
- 21 maggio - Raymond Burr, attore canadese
- 7 giugno - Dean Martin, attore e cantante italo-americano
- 30 settembre - Buddy Rich, batterista jazz
- 4 ottobre - Violeta Parra, pittrice, poetessa e cantante cilena
- 10 ottobre - Thelonious Monk, jazzista statunitense
- 16 dicembre - Sir Arthur C. Clarke, scrittore di fantascienza britannico
Morti
- 14 aprile - Ludwik Lejzer Zamenhof, inventore dell'Esperanto
- 30 giugno - Antonio de la Gandara, pittore, disegnatore e pastellista francese
- 12 agosto - Eduard Buchner, chimico tedesco
- 27 settembre - Edgar Degas, pittore francese
- 3 ottobre - Giulio Monteverde, scultore italiano
- 15 ottobre - Mata Hari, ballerina esotica olandese
- 15 novembre - Emile Durkheim, pensatore francese
- 17 novembre - Auguste Rodin, scultore francese (n. 1840)
- per la Pace: International Committee Of The Red Cross
- per la Letteratura: Karl Adolph Gjellerup, Henrik Pontoppidan
- per la Fisica: Charles Glover Barkla
017
ja:1917年
ko:1917년
simple:1917
Unione Sovietica
L'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS), detta anche Unione Sovietica (Сов́етский Со́юз, Sovetsky Soyuz), fu tra il 1922 e il 1991 uno stato dell'Eurasia settentrionale.
La lista delle repubbliche costituenti l'Unione Sovietica è variata nel corso del tempo. Negli anni precedenti lo scioglimento dell'URSS ne facevano parte 15 Repubbliche Socialiste Sovietiche (RSS).
La più grande per superficie, economia, popolazione, e la più importante sul piano politico è la Russia. Anche il territorio dell'Unione Sovietica varia nel tempo, corrispondendo, nel periodo più recente approssimativamente a quello del tardo Impero Russo, senza tuttavia Polonia e Finlandia. L'organizzazione politica del paese prevedeva un solo partito politico ufficialmente riconosciuto, il Partito Comunista dell'Unione Sovietica. (PCUS)
Storia
La Russia è uno dei pochi paesi europei a non aver vissuto nel corso del XIX secolo una trasformazione politica oltre che economica e sociale in senso democratico e borghese.
Le tensioni tra le esigenze di cambiamento espresse da una parte della popolazione e un modello politico statico, basato su una monarchia autocratica sono all'origine di tre rivoluzioni.
La prima, senza esito, è del 1905, successiva alla sconfitta nella guerra contro il Giappone.
La seconda e la terza avvengono invece nel 1917, rispettivamente a marzo (febbraio secondo il calendario ortodosso) e novembre (ottobre), innescate da gravi problemi politico-sociali, un diffuso malcontento nei confronti della monarchia, e dalla tremenda crisi sofferta dalla Russia durante la prima guerra mondiale.
La seconda rivoluzione del febbraio 1917: Pietroburgo insorge contro il regime zarista e viene costituito un governo provvisorio multipartitico presieduto dal principe L'vov, che dura meno di un anno. Il 15 marzo lo zar Nicola II è costretto ad abdicare.
Il 7 maggio durante la VII conferenza panrussa del Partito operaio socialdemocratico la componente bolscevica propone di dare tutto il potere ai soviet degli operai, dei soldati e dei contadini che nel frattempo si andavano formando in tutto il paese.
Si forma poi un nuovo governo guidato da Kerenskij e fallisce un tentativo controrivoluzionario del generale Kornilov.
La terza rivoluzione, iniziata con la presa del Palazzo d'Inverno il 7 novembre 1917, ha successo e passa alla storia sotto il nome di Rivoluzione Russa. Viene istituita la Ceka e viene formato un governo rivoluzionario formato dai commissari dei consigli del popolo.
Il 18 gennaio 1918 viene sciolta l'assemblea costituente e il 3 marzo viene firmata la pace di Brest-Litovsk, che porta il paese fuori dalla prima guerra mondiale.
La decisione di firmare la pace provoca tensioni all'interno del Partito operaio, che si trasforma in Partito comunista russo, e le dimissioni dei commissari dissidenti, che in tal modo consegnano il potere ai bolscevichi.
Sempre nel 1918 viene organizzata l'Armata rossa, che sostituisce il vecchio e disgregato esercito.
La reazione delle forze escluse dal potere e delle potenze straniere non si fa attendere. Nella primavera del 1918 gli inglesi occupano i porti di Murmansk e Arcangelo, e i giapponesi il porto di Vladivostok. In seguito intervennero anche Francia e Stati Uniti. In Ucraina e Finlandia si instaurano regimi nazionalistici con l'aiuto tedesco, mentre in Russia nascono ben 18 governi opposti al governo sovietico.
La guerra civile, che dura dal 1918 al 1921, vede l'Armata rossa combattere in particolare con gli eserciti bianchi dell'ammiraglio Kolcak in Siberia e del generale Denikin nella Russia meridionale.
Dopo aver rischiato la sconfitta, a partire dal 1919 l'Armata rossa riesce a prevalere, conquistando la Crimea alla fine del 1920 e nel 1921 Caucaso, Georgia, Armenia e Azerbaijan.
La guerra finì con la vittoria dell'Armata Rossa e la fondazione dell'Unione Sovietica, il primo stato socialista del mondo, il 30 dicembre 1922, guidata dal leader bolscevico Vladimir Lenin.
L'Unione Sovietica fu il successore dell'Impero Russo ma era più piccolo a causa dell'indipendenza di Polonia, Finlandia e Stati Baltici. Lenin istituì una politica per la quale a queste conquiste dell'Impero Russo venne garantita l'indipendenza, e a molte altre venne concessa un'ampia autonomia.
Dopo la morte di Lenin, nel 1924, ci fu una lotta per il potere all'interno della leadership del partito tra chi sosteneva la necessità di un'allargamento della rivoluzione ad altri paesi (Germania, soprattutto) e chi teorizzava la possibilità e la necessità del "socialismo in un solo paese". Il segretario del Partito Josif Stalin, fautore del socialismo nazionale, emerse come nuovo capo. Stalin avviò un programma di rapida industrializzazione e di riforma agricola forzate, utilizzando lo stato come leva dell'accumulazione capitalistica russa, mantenendo un'impalcatura ideologica socialista. Per fare ciò ampliò drasticamente la portata della polizia segreta di stato (prima NKVD, poi GPU, e infine KGB), e fece sì che durante il suo governo, decine di milioni di persone venissero uccise o mandate nei Gulag. Particolarmente famoso è il periodo 1936-1939, conosciuto come periodo delle Grandi purghe.
Tra il 1938 e il 1940 l'Unione Sovietica occupò Estonia, Lettonia, Lituania, e alcuni territori di Finlandia, Polonia, Romania, Mongolia, e Ungheria. Sotto Stalin, L'Unione Sovietica emerse dalla seconda guerra mondiale (conosciuta in Unione Sovietica come la grande guerra patriottica), come una delle principali potenze mondiali, con un territorio che comprendeva gli Stati Baltici e una porzione significativa della Polonia di prima della guerra, unitamente ad una sostanziale sfera d'influenza nell'Europa orientale (vedi Impero Sovietico). Il confronto politico tra l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti persistette per molti anni e viene denominato con il termine Guerra Fredda.
Dopo la morte di Stalin, occorse un'altra lotta per il potere, con Nikita Khruščёv che ne risultò il vincitore. Uno dei punti più bassi nelle relazioni USA-URSS fu la Crisi dei missili di Cuba, quando Khruščёv iniziò a installare missili nucleari a medio raggio sull'isola di Cuba, in cui era da poco stato instaurato un regime socialista, simile a quello stalinista russo.
Khruščёv, che per tutto il suo periodo al potere, oscillò tra i poli opposti di una radicale destalinizzazione (conosciuta come "distensione") e di una difesa del vecchio ordine (come nel caso dell'invasione dell'Ungheria nel 1956) fu rimosso, nel 1964, da un colpo interno al partito, guidato da Leonid Brežnev, che governò fino alla sua morte nel 1982. Questo evento inaugurò quella che sarebbe stata conosciuta negli anni seguenti come "epoca della stagnazione".
Il Presidente Mikhail Gorbachev, negli anni '80, riformò drasticamente la natura oppressiva del governo sovietico con il suo programma di aperture detto glasnost, sotto il quale la popolazione non veniva più gettata in prigione per aver criticato il governo. Le sue riforme economiche, perestroika (ristrutturazione), significarono la fine dell'espansionismo russo; l'esercito russo si ritirò dall'Afghanistan, negoziò con gli Stati Uniti una riduzione degli armamenti, e il governo russo cessò di interferire negli affari degli altri governi est-europei.
Nel 1991, l'Unione Sovietica si dissolse, dopo un fallito colpo di stato, tentato dai vertici militari, che osteggiavano la direzione verso cui Gorbachev stava guidando la nazione.
Forze politiche liberali e democratiche, guidate da Boris Yeltsin, usarono il colpo di stato per mettere in un angolo Gorbachev (che era formalmente impegnato contro gli ideali dello stalinismo), bandendo il Partito Comunista e spezzando l'Unione.
L'Unione Sovietica venne sciolta formalmente dal Soviet Supremo il
26 dicembre 1991. Il giorno prima Gorbachev aveva rassegnato le proprie dimissioni da presidente dell'URSS.
Già in precedenza, nel corso del 1991, singole repubbliche avevano dichiarato la propria indipendenza:
- 9 aprile - Georgia
- 20 agosto - Estonia
- 21 agosto - Lettonia
- 25 agosto - Bielorussia
- 30 agosto - Azerbaijan
- 21 settembre - Armenia
Il 1 luglio venne sciolto ufficialmente il Patto di Varsavia.
In ordine cronologico, i capi dell'Unione Sovietica furono:
# Vladimir Il'ic Uljanov "Lenin" (1917-1924)
# Josif Vissarionovic Dzhugashvili "Stalin" (1924-1953)
# Georgij Malenkov (marzo - settembre, 1953)
# Nikita Khruščёv (1953-1964)
# Leonid Brežnev (1964-1982)
# Yuri Andropov (1982-1984)
# Konstantin Chernenko (1984-1985)
# Mikhail Gorbachev (1985-1991)
Politica
Articolo principale: Politica dell'Unione Sovietica
Dopo la rivoluzione, il Partito Comunista dell'Unione Sovietica (PCUS) mise fuori legge tutti gli altri partiti politici. Il governo della nazione doveva, in teoria, essere portato avanti da soviet locali e regionali eletti democraticamente. In pratica, comunque, ogni livello di governo era controllato da un corrispondente gruppo del Partito (vedi centralismo democratico). Il più alto organo legislativo era il Soviet supremo. Il più alto organo esecutivo era il Politburo. (Ulteriori informazioni sulle organizzazioni politiche dell'URSS si possono trovare nell'articolo: Organizzazione del Partito Comunista dell'USSR).
Il capo del Partito Comunista era il segretario generale, che era anche il capo di stato e il capo del governo dell'Unione Sovietica. Egli ricopriva talvolta anche altri incarichi, come quello di presidente, anche se non era sempre il caso.
vedi anche:
- Leader dell'Unione Sovietica
- Costituzione dell'Unione Sovietica
- Collasso dell'Unione Sovietica
Repubbliche
Articolo principale: Repubbliche dell'Unione Sovietica
Nei decenni finali della sua esistenza, l'Unione Sovietica era costituita da 15 Repubbliche Socialiste Sovietiche (RSS). Tre di queste in particolare, condivisero una parte di storia comune e venivano indicate come Repubbliche Baltiche. Tutte queste Repubbliche sono ora stati indipendenti, organizzate in maniera molto blanda sotto la Comunità degli Stati Indipendenti.
Geografia
L'Unione Sovietica copriva l'area delle 15 nazioni menzionate nella sezione precedente, per una superficie totale di 22.402.200 chilometri quadrati.
Economia
Articolo principale: Economia dell'Unione Sovietica
L'Unione Sovietica fu la prima nazione a basare la sua economia sui principi del comunismo, in cui lo stato possedeva tutti i mezzi di produzione e l'agricoltura era collettivizzata.
Demografia
Articolo principale: Demografia dell'Unione Sovietica
L'Unione Sovietica fu una delle nazioni più diversificate del mondo, dal punto di vista etnico, con oltre 100 distinte etnie nazionali che vivevano all'interno dei suoi confini. La popolazione totale venne stimata a 293 milioni nel 1991. L'Unione Sovietica era talmente estesa, che anche dopo che tutte le sue repubbliche hanno ottenuto l'indipendenza, la Russia, rimane la più grande nazione per superficie, ed è ancora abbastanza differenziata dal punto di vista etnico, comprendendo, ad esempio, minoranze di Tatari, Udmurti, e molte altre etnie non russe.
Religione
Articolo principale: Religione in Unione Sovietica
La separazione tra Stato e Chiesa venne deciso in URSS il 23 gennaio 1918 dai soviet. Lo Stato divenne ufficialmente ateo (vedi ateismo di Stato) e di conseguenza per esso era come se gli ecclesiastici e la religione non esistessero: la religiosità venne ridotta a semplice scelta privata e la chiesa ortodossa costretta a rinunciare a tutti i privilegi come l'esenzione dalla tasse e dal servizio militare ecc... Con la Costituzione sovietica del 1918 venne permesso il fare "propaganda religiosa e non religiosa", ma solo quest'ultima veniva finanziata dallo Stato.
Inoltre quelli che non svolgevano lavori socialmente utili (ecclesiastici, privati ecc...) venivano esclusi dal voto e non pagati. Quindi quest'ultimi, una volta esaurite le ricchezze che avevano, dovettero lavorare per non morire di fame. Infine venne messo il matrimonio civile obbligatorio, vennero distrutte le chiese che occupavano suolo pubblico e lasciate solo quelle costruite in desolate campagne e vennero abolite tutte le feste religiose come il Natale.
Con Stalin il processo di laicizzazione dello Stato fu completato. Le costituzioni del 1924 e del 1936 non affermarono più la libertà di propaganda religiosa e antireligiosa, ma solo la libertà di culto in privato. Inoltre Stalin stabilì che il condividere "superstizioni religiose" (ovvero fare processioni, credere ai miracoli ecc...) era punito con la prigione, con la deportazione nei gulag (se si continuava a manifestare ciò) o con la fucilazione se nei gulag veniva opposta resistenza (ciò era per tutti i deportati). Infine solo in alcuni posti sperduti venne concesso di fare cerimonie religiose. Ne derivò che dalle 54.000 chiese che c'erano nel 1917, nel 1939 ne rimanevano 700. Comunque l'essere religiosi non portò mai a persecuzioni; gli ecclesiastici che vennero fucilati fecero quella fine per opposizione politica.
Con Khruscev vennero tolte le misure più restrittive verso la chiesa, ma l'ateismo di Stato rimase, e pure molto consolidato. Fino al 1990, ovvero fino a quando Gorbacev permise la libera propaganda religiosa, la situazione restò più o meno immutata. Il governo sovietico non fece mai delle ricerche sulla percentuale di gente religiosa. Risultava però in URSS che il 99,9% della popolazione era atea e il 95% lo era stata sempre. Ma uno studio occidentale disse che i non credenti erano il 69%, mentre il rimanente 31% erano religiosi.
Cultura
- Cinema Sovietico
- Grande Enciclopedia Sovietica
Scienza e tecnologia
Nel 1957 l'Unione Sovietica realizzò e mise in orbita il primo satellite artificiale dell'umanità: lo Sputnik 1.
Festività
Russia imperiale (Pietro il Grande e l'impero)
----
La Russia tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento, è irreversibilmente inserita nel contesto Europeo grazie alle radicali riforme attuate da Pietro il Grande.
Nel 1689, quando Pietro I assunse l'effettivo potere, la Russia era ancora un Paese arretratissimo, scarsamente popolato, con poche città degne di tal nome, non aveva industrie e la sua economia si basava sulla produzione di legname, di pelli, di sale e su un'agricoltura rudimentale. Vaste aree, le cui risorse non erano ancora state sfruttate, erano praticamente deserte. Nessuno sbocco sul Mar Baltico e sul Mar Nero, l'unico sbocco geografico verso occidente era il porto di Arcangelo, bloccato dai ghiacci per metà dell'anno; i possedimenti svedesi della Finlandia, Ingria, Estonia e Livonia la separavano dal Baltico; a sud le frontiere distavano ancora parecchie centinaia di chilometri dal Mar Nero: la Crimea era infatti uno stato tributario dell'impero ottomano.
Ad isolare la Russia dall'occidente non era soltanto la sua posizione geografica, ma anche la sua storia e, soprattutto, le profondissime divergenze religiose. La ricca e potente Chiesa ortodossa aveva ereditato da Bisanzio un radicato sentimento di superiorità nei confronti della cristianità occidentale ed era una strenua avversaria dell'influenza straniera. Agli osservatori occidentali i Russi apparivano come un popolo asiatico, ed il contributo del Paese alla vita economica e politica europea era assai scarso.
Pietro I, durante tutto il suo regno (1689-1725) dovette combattere contro i pregiudizi e l'ignoranza di una società statica e s'impegnò a fondo per centralizzare e rendere efficienti le strutture statali, per aumentare la produzione, per introdurre in Russia idee e tecniche dell'occidente. I risultati della sua opera furono imponenti: Pietro I, che aveva ereditato dai suoi predecessori una Russia debole e "barbarica", lasciò ai suoi successori un paese dotato di notevole prestigio internazionale e avviato a ulteriori decisivi progressi.
Con la vittoria sugli Svedesi, nella Seconda guerra del Nord (1700-1721), con la fondazione di Pietroburgo sulle rive del Baltico, con la sua opera complessiva, egli legò la Russia all'Europa, preparò le condizioni per lo sviluppo della marina mercantile e militare, diffuse idee destinate a dare in futuro abbondanti frutti.
Ammodernamento forzato della Russia
La guerra contro la Svezia, stimolò l'attività riformatrice di Pietro anche se in parte la ostacolò e ne ritardò gli effetti positivi.
La marina e l'esercito furono riformati, fu sciolta la guardia privilegiata dello zar, dimostratasi infida e ribelle, e in buona parte gli strelizzi furono impiccati per ordine di Pietro I. Le strutture ancora feudali del vecchio esercito furono sostituite con un'organizzazione centralizzata molto più efficiente; vennero fondate scuole militari per l'addestramento degli ufficiali, mentre per il momento prevalevano gli ufficiali stranieri, soprattutto tedeschi. Fu notevolmente incrementata la produzione di armi leggere e di artiglierie, in modo da rendere la Russia indipendente da forniture estere.
Meno fortunate furono le iniziative dello zar per promuovere lo sviluppo della flotta militare e mercantile: nel 1715 fu inaugurata a Pietroburgo un'Accademia navale, ma il Paese, del tutto privo di tradizioni marinare, non seppe adeguarsi alle direttive dello zar, e solo verso la fine del XVIII secolo, la Russia raggiunse un certo prestigio forza sul mare.
Nel campo dell'economia i tentativi di migliorare la scarsa produttività agricola approdarono a risultati modesti, sia per il tenace tradizionalismo del paese, sia perché le iniziative di Pietro I, procedettero in modo disordinato, sotto l'assillo delle necessità immediate della guerra. Nel 1699 fu creata la ratusa, un organo amministrativo con il compito di incrementare l'industria e il commercio e, che sostituì i governatori provinciali nel controllo delle città. Lo zar volle che si facesse un inventario di tutte le ricchezze naturali dell'impero, che si sondasse il sottosuolo per il reperimento delle risorse minerarie e che si chiamassero dall'estero tecnici specializzati per l'introduzione in Russia delle più aggiornate tecniche produttive.
Durante il regno di Pietro il Grande sorsero nel Paese fabbriche e opifici, furono sfruttati per la prima volta i giacimenti ferrosi degli Urali meridionali, e la produzione siderurgica progredì a tal punto che, alla morte di Pietro I, la Russia era una dalle principali esportatrici di ferro in Occidente. Alcuni rami della produzione (tessili, carta, articoli chimici) furono in seguito abbandonati, sia perché il lavoro coatto forniva abbondante manodopera, ma non era in grado di assicurare un numero sufficiente di operai specializzati, sia perché difettavano i quadri per la direzione delle aziende. La guerra, inoltre, imponeva un aggravio del sistema fiscale e sottraeva capitali agli investimenti produttivi.
Pietro I, nel 1700, adottò il calendario giuliano, già superato dalla riforma gregoriana del 1582 ma ancora vigente in Inghilterra, impose l'uso dei numeri arabi, promosse la traduzione di libri stranieri, specie di fisica e di materie tecniche, fece pubblicare, dal 1703, un Bollettino (il primo giornale russo), destinato a spiegare e a propagandare le sue riforme; nel 1714 ordinò che in ogni provincia sorgesse una scuola primaria che insegnasse a leggere, scrivere e far di conto almeno ai figli dei proprietari terrieri, ma l'iniziativa non ebbe alcun seguito in questa classe sociale, attaccata ai propri pregiudizi.
Nel campo politico l'azione dello zar fu rivolta a centralizzare il sistema e a renderlo efficiente: al vertice dell'amministrazione fu posto, in luogo della Duma, un più docile Senato di nove membri, ciascuno dei quali presiedeva un Collegio. Tali collegi sostituirono, dal 1718, i vecchi, numerosi dipartimenti. La riforma mirava a subordinare i funzionari locali al senato e ai collegi.
Pietro I fu avversato dalla Chiesa greco-ortodossa, della quale egli condannava la xenofobia, l'odio per ogni innovazione, l'ignoranza e l'incapacità di utilizzare in modo socialmente proficuo il grande patrimonio di cui disponeva. Una serie di interventi, intesi a limitare lo strapotere della Chiesa, culminò nel 1721 con l'abolizione del patriarcato (una specie di equivalente ortodosso del pontificato romano), che fu sostituito da un Santo Sinodo, costituito da dieci sacerdoti, ma di fatto controllato dallo zar mediante un suo funzionario. Pietro I il Grande morì nel 1725, dopo aver dato alla Russia un peso incomparabilmente maggiore sul piano internazionale rispetto al passato.
categoria:Storia della Russia
Russia imperiale (L'epoca delle rivoluzioni di palazzo)
L'epoca delle rivoluzioni di palazzo copre il periodo di turbolenza nella monarchia Russa dalla morte di Pietro I (il Grande) nel 1725 fino all'incoronazione dello Zar che ripristina il potere della monarchia, Caterina II nel 1762 .
Pietro cambia le regole di successione al trono dopo aver ucciso il proprio figlio Aleksey, che si era opposto alle riforme paterne ed era diventato la figura-guida dei gruppi più conservatori. La nuova legge prevedeva che lo Zar potesse scegliere il suo successore, ma Pietro non riesce a fare questo prima della sua morte nel 1725. Nei dieci anni che seguono, l' assenza di chiare regole di successione lascia la monarchia aperta a intrighi, complotti, mosse e contromosse. Comunque il fattore cruciale per ottenere il trono è sempre il supporto della Guardia di Palazzo in St.Pietroburgo.
Dopo la morte di Pietro sale al trono sua moglie, Caterina I. Alla sua morte, nel 1727, viene incoronato Zar Pietro II, nipote di Pietro I. Nel 1730 Pietro II muore di vaiolo e Anna Ivanovna, figlia di Ivan V, che è stata co-reggente con Pietro sale al trono. La camarilla di nobili che mette Anna sul trono tenta di imporle numerose condizioni. Nella sua strenua lotta contro queste imposizioni Anna ha l'appoggio di altri nobili che temono l'evolversi dello stato in forma oligarchica. In questo modo il principio autocratico continua ad avere una forte influenza malgrado le strenue lotte per il trono.
Anna muore nel 1740 e un suo pronipote ancora minorenne viene proclamato Zar con il nome di Ivan VI. Dopo una serie di complotti questo viene rimpiazzato dalla figlia di Pietro I: Elisabetta (1741-1762). Durante il regno di Elisabetta, che ha in effetti maggior potere dei suoi predecessori, comincia ad emergere una cultura russa fortemente occidentalizzante. Tra gli eventi culturali di maggior rilevanza la fondazione dell'Università di Mosca (1755) e dell'Accademia di belle arti (1757) ed il primo eminente scienziato e studioso di origine russa, Mikhail Lomonosov.
Durante il regno dei successori di Pietro la Russia è molto attiva nei giochi di potere dell'Europa. Dal 1726 al 1761 è alleata con l'Austria contro l'Impero Ottomano, appoggiato, di norma, dalla Francia. Nella Guerra di Successione Polacca (1733-1735) la Russia e l'Austria bloccano il candidato francese al trono di Polonia. In una gravosa guerra con l'Impero Ottomano (1734 -1739), la Russia acquisisce il porto di Azov. Il pieno inserimento della Russia nelle vicende europee avviene durante la Guerra dei Sette Anni (1756-1763) che venne combattuta in tre continenti tra Gran Bretagna e Francia con numerosi alleati da ambo i lati. In questa guerra la Russia permane nella sua alleanza con l'Austria ma questa cambia campo e si allea con la Francia contro la Prussia. Nel 1760 le forze russe sono alle porte di Berlino. Fortunatamente per il regno di Prussia Elisabetta muore nel 1762 ed il suo successore Pietro III firma un'alleanza con la Prussia a causa della sua grande ammirazione per il re prussiano Federico il Grande.
Pietro III ha un breve ed impopolare regno. Benché fosse nipote di Pietro I, suo padre era duca di Holstein – Gottorp, così che Pietro III era stato allevato in un ambiente luterano. I Russi lo considerano un forestiero. Non nascondendo il suo disprezzo per tutto ciò che è russo Pietro III crea molto risentimento imponendo metodi di addestramento prussiani nell'esercito russo, attaccando la Chiesa Ortodossa Russa e privando la Russia di una vittoria militare stabilendo l'alleanza con la Prussia. Facendo leva sullo scontento e temendo per la sua posizione la moglie di Pietro, Caterina, depone il marito con un complotto di corte ed il suo amante Aleksey Orlov successivamente lo uccide. Così nel 1762 Caterina diventa Caterina II, imperatrice di Russia.
categoria:Storia della Russia
Russia imperiale (La Russia di Nicola I)
Il nuovo Zar Nicola I, che sale al trono nel 1825, manca delle doti del fratello, Alessandro I, sia sotto l'aspetto intellettuale che spirituale. Egli vede il suo ruolo come quello di un autocrate paternalista che deve governare il suo popolo con qualunque sistema, se necessario.
Politica interna
Questo atteggiamento, di tipo paternalista, dominerà tutta la storia della Russia per il resto del secolo. Impressionato dalla rivolta dei Decabristi, Nicola I imprigiona la società russa in una struttura rigidamente controllata. La polizia segreta, il famigerato "Terzo Reparto" crea una rete di spie ed informatori; il governo esercita la censura sulle pubblicazioni e su tutti gli aspetti della vita pubblica e stretti controlli sul sistema educativo . Nel 1833 il ministro dell'educazione Sergey Uvanov concepisce un programma di autocrazia, ortodossia, nazionalismo come principale guida del regime. Il popolo deve mostrare lealtà all'illimitata autorità dello Zar, alle tradizioni della Chiesa Russo-Ortodossa e, in modo più vago, alla nazione Russa. Questi principi non servono per guadagnare l'appoggio della popolazione mentre invece portano alla repressione ed anche alla soppressione delle nazionalità non russe e delle religioni diverse da quella ufficiale. Per esempio il governo sopprime nel 1839 la Chiesa Uniate in Ucraina ed in Bielorussia.
L'enfasi che viene posta sul tema del nazionalismo genera un dibattito interno su quale debba essere il ruolo della Russia nel mondo. Una corrente di pensiero, detta degli "Occidentali", ritiene che la Russia sia arretrata e primitiva e che il progresso possa essere ottenuto solamente attraverso una maggiore occidentalizzazione. Un altro gruppo, quello dei Pan-Slavisti , è entusiasta di tutto ciò che è slavo sia in campo culturale che per quanto riguarda le tradizioni e vuole tenere lontano dalla Russia l'Occidente e la sua cultura. Gli slavofili vedono nella filosofia slava la fonte primaria dello spirito russo e guardano con sospetto il razionalismo ed il materialismo dell'occidente. Alcuni di essi ritengono che le comunità contadine russe, dette mir offrano una valida alternativa al capitalismo occidentale facendo della Russia un potenziale messia sia in campo sociale che morale.
Malgrado le reppresioni, in questo periodo fioriscono, in Russia, la letteratura e le arti. Attraverso i lavori di Aleksandr Pushkin, Nikolai Gogol, Ivan Turgenev, e numerosi altri, la letteratura russa acquista importanza anche a livello internazionale. Il balletto mette solide radici in Russia dopo la sua importazione della Francia e la musica classica giunge a piena maturità con i lavori di Mikhail Glinka.
Politica estera
In politica estera Nicola I si presenta come il protettore dei legittimi governanti e barriera contro qualunque forma di rinnovamento. Si offre di reprimere ogni ribellione nel continente europeo accettando l'etichetta di gendarme dell'Europa. Nel 1830, sulla scia dei moti francesi che hanno portato alla cacciata di Carlo X, i polacchi della Polonia Russa si ribellano chiedendo l'indipendenza. Nicola I stronca la ribellione, abroga la costituzione polacca e riduce la Polonia stessa ad una provincia russa. Nel 1848, quando tutta l'Europa è scossa da moti rivoluzionari la Russia rappresenta la prima linea della reazione. Nel 1849 Nicola I interviene in aiuto degli Asburgo e collabora nella repressione della rivolta in Ungheria, e sprona anche la Prussia a non accettare una costituzione di tipo liberale. Aiutando le forze conservatrici contro lo spettro della rivoluzione Nicola I pensa di dominare l'Europa.
Questi sogni di dominio sono comunque illusori. Mentre si presenta in Europa come il baluardo dello status quo, la Russia mantiene una politica aggressiva nei confronti dell'Impero Ottomano. Nicola I segue la tradizionale politica di risolvere quella che viene chiamata questione orientale attraverso la spartizione dell'impero Ottomano e stabilendo un protettorato sulle popolazioni di fede ortodossa nei Balcani, ancora in larga parte, nel 1820, sotto controllo turco. La Russia combatte con successo una guerra negli anni 1828 e 1829 e firma nel 1833 il trattato di Unkiar-Skelessi con l'Impero Ottomano.
Le maggiori potenze europee credono, erroneamente, che il trattato contenga clausole segrete sui diritti di transito di navi da guerra attraverso gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli. Attraverso la Convenzione sugli Stretti firmata a Londra nel 1841, esse confermano il controllo ottomano su questi siti di importanza strategica e proibiscono a qualunque potenza, compresa la Russia, di far attraversare gli stretti da navi da guerra.
La guerra di Crimea
Vedi l'articolo principale Guerra di Crimea
Forte del suo ruolo di repressore dei moti del 1848 e credendo, erroneamente, di avere l'appoggio diplomatico della Gran Bretagna, Nicola I provoca gli Ottomani, che dichiarano guerra alla Russia nel 1853. Temendo gli effetti di una sconfitta dei Turchi da parte della Russia, nel 1854 Gran Bretagna e Francia entrano nel conflitto, in quella che verrà chiamata Guerra di Crimea, come alleati dell'impero Ottomano. Anche il Regno di Sardegna si unisce all'impresa, che considera un buon trampolino di lancio per entrare a far parte del gioco politico europeo. L'Austria offre alla Turchia appoggio diplomatico e la Prussia sceglie di rimanere neutrale, lasciando così la Russia priva di alleati. Gli alleati europei sbarcano in Crimea e pongono sotto assedio la ben fortificata base russa di Sebastopoli. Dopo un anno di assedio la città cade mettendo così in luce le carenze militari della Russia. Prima che Sebastopoli cada, Nicola I muore, lasciando al suo successore Alessandro II la necessità di scegliere tra una politica di sostanziali riforme o la rinuncia, per la Russia, al ruolo di grande potenza.
categoria:Storia della Russia
Russia imperiale (Le riforme in Russia e i loro limiti, 1855-1892)
Gli anni che vanno dal 1855 fino al 1892 coprono il periodo storico che seguì direttamente il regno di Nicola I caratterizzato da un indirizzo prettamente reazionario. In questi anni la Russia attraversò un periodo di riforme. Lo Zar Alessandro II, che succedette a Nicola I fu inizialmente moderato conservatore consapevole di dover non avere alternative ad accettare alcuni cambiamenti. Durante il suo regno tutti gli aspetti della vita russa furono sottoposti a riforme. Dopo il 1866 a seguito di vari fatti interni alla Russia e di politica estera ebbe inizio una fase di restringimento delle precedenti aperture.
La fine della servitù della gleba
Nel 1861 lo Zar abrogò la servitù della gleba emancipando circa venti milioni di contadini. Le commissioni locali preposte all'emancipazione, dominate dei signori terrieri, effettuarono l'emancipazione quasi sempre a loro vantaggio limitando la libertà concessa agli ex-servi. Coloro che erano stati servi, di norma, rimanevano nei villaggio di origine ma veniva richiesto loro di pagare indennità per ottenere in usufrutto le terre, pagamenti che erano previsti per periodi anche di cinquant'anni .I proprietari terrieri che avevano emancipato servi vennero indennizzati attraverso obbligazioni di stato.
Il governo russo prevedeva che i 50000 signori terrieri che possedevano tenute con estensione maggiore di 1,1 chilometri quadri avrebbero continuato a gestire le loro tenute anche senza i servi ed avrebbero continuato anche a fornire il personale politico ed amministrativo necessario per la gestione della Russia. Il governo era anche convinto che i contadini avrebbero prodotto raccolti sufficienti sia per il loro consumo che per l'esportazione e che quindi avrebbero contribuito a ridurre il notevole debito estero della Russia. Queste aspettative avrebbero potuto essere realistiche se l'operazione fosse stata condotta in modo corretto ed efficiente ma le lentezze dell'apparato burocratico, comunque in mano alla nobiltà, ed i troppi interessi da parte dei proprietari terrieri generarono una situazione per cui sia i servi emancipati che i loro vecchi proprietari furono insoddisfatti. I contadini rimasero in arretrato con i pagamenti al governo in quanto le terre che avevano ricevuto erano le più povere e meno produttive ed in generale perché le tecniche agricole erano ancora primitive e non erano stati previsti finanziamenti per l'acquisizione di macchinari. Molti proprietari preferirono mettere in vendita le loro terre in modo da ricavarne un utile immediato in quanto non erano in grado, non avendo alcuna nozione di come gestire un'azienda agricola, di farle rendere senza i loro servi. Per di più il valore delle obbligazioni emesse dallo stato precipitò essendo legato ai pagamenti dei contadini emancipati.
Le riforme nell'amministrazione
La riforma dei governi locali seguì da vicino l'emancipazione. Nel 1864 la maggior parte della amministrazione della parte europea della Russia fu strutturata in province e distretti governati dagli "Zemstva" (sing. Zemstvo) dove erano, teoricamente, rappresentate tutte le classi e che erano responsabili delle scuole locali, della salute pubblica, delle strade, delle prigioni, degli approvvigionamenti e di simili faccende. Nel 1870 furono introdotti i consigli cittadini elettivi o "dumy" (sing. "duma"). Dominati dai proprietari e controllati dai governatori provinciali e dalla polizia gli zemstva e le dume imposero tasse e pretesero manodopera gratuita in supporto alle loro attività.
Nel 1864 venne messa in atto anche la riforma giudiziaria. Nelle principali città vennero istituite corti di giustizia con giurie di stile occidentale. In generale il sistema giudiziario funzionò abbastanza bene ma il governo fece mancare sia i finanziamenti che una certa pressione culturale necessari per estendere il sistema ai villaggi, dove le forme tradizionali di giustizia continuarono ad operare con una minima interferenza del nuovo potere provinciale.
In aggiunta a ciò il governo istruì i giudici a valutare ciascun caso in modo indipendente senza tenere conto di decisioni precedenti, cosa questa che avrebbe permesso ai giudici di costituire un corpo di leggi indipendente dall'autorità statale, secondo il modello anglosassone.
La scuola e la cultura
Altre riforme di notevole importanza riguardarono il sistema educativo e l'ambito culturale. L'adesione dello Zar alle idee di rinnovamento sociale comportò la possibilità di una maggior libertà di stampa con l'alleggerimento di alcuni tipi di censura. Quando nel 1866 ebbe luogo un fallito attentato alla sua vita il governo reintrodusse la censura sulla stampa ma con minore severità che negli anni precedenti al 1855. Anche le università, che nel 1861 avevano ottenuto una certa autonomia, nel 1866 subirono restrizioni a questa. Nei confronti della scuola di base il governo russo cercò di forzare una impostazione conservatrice facendo approvare dagli zemstvo norme che imponevano l'uso della divisa anche per le scuole elementari. La mancanza di fondi però impedì la piena attuazione di tale progetto. Sui risultati in campo educativo influì anche l'opposizione, all'impostazione ufficiale, di parte degli insegnanti e dei dirigenti scolastici in quanto molti di questi avevano una formazione di tipo progressista.
Riforme in campo economico
Nella sfera della finanza la Russia fondò nel 1866 la Banca di Stato, con l'obiettivo di dare maggiore stabilità alle emissioni di denaro. Il Ministero delle Finanze supportò lo sviluppo delle ferrovie, anche per facilitare le esportazioni, ma usò molta cautela nel permettere al capitale straniero di operare in Russia. Nel 1882 il ministero fondò anche la Peasant Land Bank (Istituto di credito agrario), che aveva lo scopo di aiutare i contadini ad acquistare nuove terre. Nel 1885 il Ministero degli Affari Interni fondò, in contrapposizione con l'iniziativa del ministero delle finanze, la Noble's Land Bank (Istituto di credito riservato ai nobili) per prevenire preclusioni nel diritto di manomorta (ossia preclusioni al diritto dei nobili di riscattare ipoteche sulle loro terre senza vincoli di tempo).
Le riforme nell'esercito
Anche in campo militare il governo di Alessandro II cercò di operare quelle riforme che riteneva necessarie. Una delle ragioni principali che avevano portato all'emancipazione dei servi era quello di facilitare la transizione da un esercito di professione, e quindi permanente, che aveva alti costi di mantenimento, ad un esercito di leva, composto di riservisti e strutturato su base territoriale, mobilitato in caso di necessità. Per ottenere ciò era necessario disporre di una grande base di popolazione che avesse ricevuto i rudimenti dell'istruzione militare mentre prima dell'emancipazione i servi non ricevevano alcuna istruzione di questo tipo. L'inerzia dell'apparato burocratico rallentò la riforma dell'esercito almeno fino a quando la Guerra Franco-Prussiana del 1870 – 1871 non dimostrò l'importanza di un esercito basato su concetti moderni. Il sistema della leva obbligatoria, introdotto nel 1874, ebbe anche l'effetto di permettere a parte dei contadini di imparare a leggere e scrivere e di fornire alle donne che svolgevano il compito di infermiere, alcune nozioni base di educazione sanitaria. Malgrado questi timidi tentativi di ammodernamento l'esercito russo rimase arretrato sotto molti aspetti. Molti ufficiali, tutti provenienti dalle file della nobiltà, preferivano l'uso della baionetta alle pallottole, ritenendo che ricorrere ad un'arma a distanza fosse sintomo di codardia. Malgrado qualche risultato positivo, l'industria russa non fu in grado di tenere il passo con l'occidente riguardo alla produzione di fucili, cannoni e navi da guerra. Anche il progetto di modernizzazione della marina fallì nel suo obiettivo di sviluppare l'industria navale dopo il 1860.
La Russia dopo il 1881
Nel 1881 Alessandro II morì nell'attentato dinamitardo di un anarchico nichilista. Suo figlio Alessandro III diede inizio ad una politica reazionaria continuando il movimento di controriforma che, in parte, aveva già avuto inizio nel 1866. Il nuovo Zar rafforzò l'apparato poliziesco dando vita all'Okhrana, la famigerata polizia politica, dotata di poteri straordinari e posta direttamente sotto il controllo del Ministero degli Affari Interni. Il potere degli zemstvo e delle dume venne notevolmente ridotto dall'introduzione di sovrintendenti nominati direttamente dal Ministro degli Affari Interni e provenienti tutti dalla classe dei nobili. Alessandro III nominò il reazionario Kostantin Pobedonostsev, che era stato suo tutore, alla carica di procuratore presso il Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa e Ivan Delyanov ministro dell'istruzione.
Nel loro tentativo di salvare la Russia dal "modernismo" questi istituirono nuovamente la censura religiosa, perseguirono i non ortodossi e le popolazioni non russe fomentando l'anti semitismo e sopprimendo del tutto l'autonomia delle università. I loro attacchi ai progressisti ed a tutti coloro che non erano russi alienarono al regime gran parte della popolazione. I nazionalisti non russi ed in particolare Polacchi, Finlandesi, Lettoni, Lituani ed Ukraini risposero ai tentativi di "russificazione" portati avanti dal regime intensificando il loro nazionalismo. Molti ebrei emigrarono o si unirono a movimenti rivoluzionari. Organizzazioni segrete e movimenti politici continuarono a sviluppare la loro opera malgrado gli attacchi del regime contro di essi.
categoria:Storia della Russia
Russia imperiale (Movimenti rivoluzionari russi del XIX secolo)
Le riforme di Alessandro II ed in particolar modo l'attenuazione delle censura incoraggiò il dibattito politico e sociale. Il regime sperava così di ottenere attraverso l'influenza che i giornali e gli altri periodici avevano sull'opinione pubblica l'appoggio la sua politica interna ed estera. Questa maggior libertà permise anche a tutti gli oppositori del regime sia progressisti che nazionalisti di portare a conoscenza di un maggior numero di persone le loro opinioni che denunciavano l'imperialismo dello stato e le condizioni di vita dei contadini e degli operai, o che chiedevano una politica estera più aggressiva.
Tra il 1860 e i1 1880 i radicali russi, meglio conosciuti come populisti (Narokniki), focalizzarono la loro attenzione sui ceti contadini che essi identificarono come il popolo (narod).
Tra i leader populisti vi erano scrittori, idealisti ed anche sostenitori di linee d'azione più determinate come i nichilisti.
Nel 1860, Nikolai Chernyshevsky, il più popolare scrittore populista del periodo, ipotizzò che la Russia potesse scavalcare la fase capitalista e dirigersi direttamente verso il socialismo. La sua più importante opera Che fare? (1861 ) suggerisce la come risposta alla sua domanda il lavoro rivoluzionario tra i contadini in modo da creare una nuova generazione di rivoluzionari. Altri radicali come gli anarchici Michail Bakunin e Sergey Nechayev spingono per l'azione diretta.
Il pubblicista Petr Tkachev polemizza con in fautori del Marxismo affermando che una rivoluzione di popolo non è possibile in Russiaa causa dell'ignoranza delle masse, in cui Tkachev non riponeva alcuna fiducia, e quindi era neccessario educare una elite rivoluzionaria composta di soli intellettuali.
Contestando questa visione Petr Lavrov fece un appello "per il popolo" seguendo il quale negli anni 1873 e 1874 centinaia di idealisti si recarono nelle campagne nel tentativo di creare un movimento di massa tra i contadini. La campagna fallì a causa della diffidenza dei contadini per tutto ciò che veniva dalla città ed anche perché il governo incominciò a ritenere pericolose tali attività dei Populisti arrestando molti di loro e deportandoli in Siberia
I radicali riconsiderarono allora la loro strategia e nel 1876 formarono l'organizzazione detta Terra e libertà (Zemlya i volya ) che prendeva anche in considerazione per l'uso degli attentati nella lotta politica. Questo orientamento divenne più marcato tre anni dopo quando il gruppo si ribattezzò Volontà del Popolo (Narodnaya Volya ). Questo gruppo intendeva contrastare le azioni repressive del governo colpendo direttamente, attraverso attentati alla loro vita, i responsabili. Si trattava di vere e proprie condanne a morte spesso preannunciate a scopo di deterrente. Anche lo stesso Zar venne ritenuto responsabile delle repressioni e vari furono gli attentati alla sua vita fino a quello definitivo del 1881 in cui Alessandro II perse la vita.
Nel 1879 Georgi Plekhanov aveva costituito, all'interno di Terra e Libertà , il gruppo Ripartizione Nera (Cherniy Peredel ) (in russo i contadini erano chiamati popolo nero) che richiedeva la distribuzione della terra ai contadini. Questo gruppo si avvicinò progressivamente allo studio del marxismo cercando di adattarne i dettami ad una società pre-capitalista.
Volontà del popolo continuò la sua attività clandestina e nel 1887 un suo membro, Aleksandr Ulyanov, tentò di uccidere lo Zar Alessandro III. L'attentato fallì ed il suo esecutore fu catturato e giustiziato.
La morte di Aleksandr impressionò grandemente il fratello Vladimir che, influe | | |