Home About us Products Services Contact us Bookmark
:: wikimiki.org ::
Ionia

Ionia

La Ionia è un'antica regione dell'Asia Minore. Comprendeva la zona costiera centrale e parte delle isole adiacenti.
Deve il suo nome alle popolazioni che la occuparono, gli Ioni, che sottomisero le popolazioni locali (Pelasgi, Lidi, Leleghi, ecc.) Comprendeva dodici città alleate, riunite intorno al centro religioso di Mycale. Altri centri importanti furono Mileto, Efeso, Colofone, Chio e Samo. La popolazione locale viveva di agricoltura e di allevamento. La costa frastagliata favorì il commercio. La fortuna della regione terminò nell'VIII sec. a.C., quando Lidi e Cari ripresero possesso del loro territori. Nel 545 a.C le città ioniche finirono sotto l'impero persiano, quindi sotto quello di Alessandro Magno e successivamente entrarono a far parte dell'impero romano. Categoria:Turchia

Asia Minore

Per il nome proprio di persona, si veda Anatolia (nome) ---- Anatolia (nome) e il Mediterraneo.]] Mediterraneo Anatolia (dal greco: ἀνατολή: sorgere del sole), denominata dai Romani Asia Minore, è una regione geografica dell'Asia sudoccidentale e corrisponde all'odierna Turchia asiatica. Grazie alla sua posizione strategica di comunicazione fra Asia ed Europa, l'Anatolia è stata la culla di numerose popolazioni e civiltà fin dall'età preistorica: insediamenti neolitici si trovano a Çatal Hüyük, Cayönü, Nevali Cori, Hacilar, Göbekli Tepe e Mersin. Lo stesso insediamento di Troia risale al Neolitico, e continua fino all'età del ferro. Fra le civiltà che si sono succedute nel controllo della zona, ricordiamo gli Ittiti, i Frigi, i Lidi, i Persiani, i Celti, i Greci, gli Armeni, i Romani, i Goti, i Curdi, i Bizantini, i Turchi Selgiuchidi e i Turchi Ottomani. A causa di questa commistione di popolazioni, nella regione si sono diffuse numerose lingue e ceppi linguistici: alcuni studiosi ipotizzano che l'Anatolia sia stato il centro di diffusione delle lingue Indo-Europee verso l'Europa. Oggigiorno l'Anatolia fa parte interamente della Turchia e i suoi abitanti parlano il turco, a causa dell'islamizzazione conseguente alla conquista della regione da parte dei Turchi Selgiuchidi e Ottomani fin dal tardo Medioevo. Nonostante ciò, nella zona sud-orientale, presso i confini con Iraq e Iran, permane una forte minoranza di etnia e lingua curda. Categoria:Asia ja:アナトリア半島 ko:소아시아 simple:Asia Minor th:อนาโตเลีย

Ioni

Gli Ioni costituivano uno dei gruppi etnici della antica Grecia, con un loro proprio dialetto. Altri gruppi erano i Dori, gli Eolici e gli Achei. Categoria:Popoli dell'antica Grecia

Pelasgi

Gli autori dell'antica Grecia usavano il nome Pelasgi per indicare i gruppi che precedettero gli Elleni e dimorarono in diverse zone dell'Anatolia, del Mar Egeo e della Grecia, come loro vicini. I Pelasgi parlavano una lingua diversa dal greco.
Da allora gli studiosi hanno usato il termine "Pelasgi" in modo abbastanza indiscriminato, per indicare tutti gli abitanti autoctoni di queste aree prima dell'arrivo dei greci, e in tempi recenti puo riferirsi alle popolazioni indigene pre-indoeuropeee del Caucaso e dell'Asia minore.

La tradizione classica

Omero

Il nome Pelasgi, che furono gli antenati degli albanesi odierni, appare per la prima volta nei poemi di Omero. I Pelasgi sono indicati nell'Iliade tra gli alleati di Troia.
Nella parte del poema omerico noto come il catalogo delle navi ,organizzato secondo un rigido schema geografico, essi sono citati tra le città dell'Ellesponto ed i Traci del sud-est dell'Europa ( Iliade ,canto II, versi 840- 843), ossia sul confine tra Tracia e Ellesponto.
Omero chiama la loro citta, o distretto, Larissa, e la dice fertile e i suoi abitanti famosi per la perizia nel combattimento sulle navi. Omero riporta anche i nomi dei loro capi: Iippotoo e Pileo, figli di Leto Teutamide.
Sempre nell'Iliade (canto X versi 428-429) è descritto il loro accampamento tra la città di Troia ed il mare, anche se ciò non è di nessuna rilevanza per collocare geograficamente i Pelasgi in tempo di pace.
LOdissea (canto XVII, versi 175-177) posiziona i Pelasgi a Creta, insieme a due popoli indigeni ed a due popoli immigrati (Achei e Dori), ma non dice a quale di queste due categorie appartengano i Pelasgi.
Due altri passaggi dell'Iliade (Canto II, versi 681-684 e canto XVI, versi 233-235) attribuiscono l'epiteto di
pelasgo ad un distretto chiamato Argo nei pressi del Monte Othrys, nella parte meridionale della Tessaglia ed al tempio di Zeus a Dodona; nessuno dei due passaggi cità però realmente i Pelasgi; Elleni e Achei popolano la tessala Argo e Dodona ospita Perebi ed Enieni (canto II verso 750) che non sono descritti come Pelasgi.
Si vede quindi come "Pelasgo" viene usato sia nel significato di
abitato precedentemente dai Pelasgi che in quello di epoca dimenticata.

Strabone ed Esiodo

Strabone cita Esiodo in relazione al riferimento omerico, chiamando Dodona "sede dei Pelasgi"; egli cita anche un eponimo Pelasgo, il padre dell'eroe dell'Arcadia, Licaone.
Dopo Esiodo un certo numero di autori classici cerca di rimpolpare la sua breve citazione.
Asio, descrive Pelasgo come il primo uomo, generato della terra allo scopo di creare la razza umana.

Ecateo

Un antico poeta, Ecateo, fa diventare Pelasgo re della Tessaglia (con riferimento a
Iliade canto II, verso 681-684) , Acisilao attribuisce questo passaggio omerico ad Argo ed inserisce il Pelasgo di Esiodo, padre di Licaone, nella genelogia del Peloponneso.

Ellanico

Ellanico conferma questa attribuzione una generazione dopo ed identifica questi
Argivi o Pelasgi Arcadi con i Pelasgi Tessali di Ecateo.

Eschilo

Eschilo considera Pelasgo nato dalla terra (Supplici), come Asio,e signore di un regno che si estende da Argo a Dodona e Strymon, ma, nel
Prometeo ,la terra dei Pelasgi è semplicemente Argo.

Sofocle

Sofocle riprende lo stesso punto di vista e per la prima volta introduce il termine Tirreni (intendendo gli Etruschi, nella storia, apparentemente come sinonimo di Pelasgi.

Erodoto e Tucidide

Erodoto, come Omero, usa il termine "pelasgi" sia in modo connotativo che in modo denotativo. Egli descrive i Pelasgi a lui contemporanei, che parlano una lingua comprensibile come stanziati a Placie e Scylace, sulla costa asiatica dell'Ellesponto, e vicino a Creston sullo Strymon; in questa area avrebbero i Tirreni come vicini (Guerra Persiana I.57).
Erodoto allude anche ad altre zone dove i Pelasgi vivono sotto altri nomi; Samotracia e Antandro nella Troadesono probabilmente esempi di ciò.
Trattando di Lemnos ed Imbros, descrive una popolazione pelasgica che gli ateniesi avrebbero da poco soggiogato (intorno al 500 AC), ed in connessione con ciò narra la storia di antiche incursioni di questi Pelasgi in Attica e del loro temporaneo stanziamento nell'Ellesponto Pelasgico. Tutti questi fatti sarebbero avvenuti nel tempo in cui "gli ateniesi incominciarono, per primi, a definirsi greci".
In altri casi "Pelasgi", Erodoto, indica tutto ciò che è vissuto in Grecia prima dei greci ( in questo senso tutta la Grecia è definibile pelasgica).
I più chiari esempi di testimonianze del Pelasgi in riti, usi e strutture antiche si trovano in Arcadia, la regione "Ionica" nel nord-est del Peloponneso, ed in Attica, che è stata toccata per ultima dalla ellenizzazione.
Nella stessa Atene il muro originario dell'Acropoli ed una zona di fondazioni al di sotto di esso sono venerate nel quinto secolo AC come "Pelasgiche".
Anche Tucidide riporta questo fatto.
In conclusione possiamo notare che tutti gli esempi di Erodoto su Pelasgi a lui contemporanei si riferiscono ai Pelasgi della Tracia omerica e che la testimonianza di Tucidide conferma la grande differenza tra i Pelasgi e le popolazioni Tirreniche e anche che Tucidide adotta la stessa teoria generale sulla Grecia antica, con il perfezionamento che riguarda il nome Pelasgi, prima specifico e poi via via diventato di uno generico.

Eforo

Lo storico Eforo riferisce di un brano di Esiodo che attesta la tradizione di un popolo dei Pelasgi in Arcadiae sviluppa la teoria che fosse un popolo di guerrieri diffusosi da una "patria" che aveva annesso e colonizzato tutte le regioni della Grecia in cui gli autori antichi fanno cenno a loro, da Dodona a Creta alla Troade fino in Italia, dove i loro insediamenti sono ben riconoscibili ancora nel tempo degli Elleni e sono in stretta relazione con i "Tirreni".

Vari

Copiose informazioni aggiuntive vengono da scrittori posteriori che interpretano leggende locali alla luce della teoria di Eforo o spiegano il nome
Pelasgoi,come Filocoro che sviluppa una etimologia "popolare"in una teoria sulle loro migrazioni stagionali, o come Apollodoro che afferma che Omero chiama Zeus Pelasgo "perché egli non è lontano da alcuno di noi".
La connessione tra Pelasgi e Tirreni, suggerita da Ellanico e Sofocle, diviene confusione tra essi quando, nel III secolo AC i pirati di Lemnos ed i loro parenti Attici vengono semplicemente chiamati Tirreni e tutti i muri di antiche fortezze, in Italia,(come quelli del Colle Palatino a Roma), sono considerati tracce di colonie
Arcadiche.
La caratteristica struttura della muratura della cittadella di Atene ha fatto si che tutte le costruzioni in blocchi non squadrati e senza l'uso di malta abbiano avuto il nome, dall'Asia Minore alla Spagna, di "muratura pelasgica" esattamente come talvolta sono dette "ciclopiche".

Teorie moderne

Partendo dal nome di una tribù, sia gli storici classici che gli attuali archeologi hanno preso l'abitudine di chiamare Pelasgi tutti gli abitanti delle terre intorno al Mar Egeo ed i loro discendenti prima dell'arrivo delle ondate di invasori che parlavano greco durante il II millennio AC.
I risultati degli scavi di Catalhoyuk realizzati di James Mellaart, nel 1955 e da Fritz Schachermeyr, nel 1979 portano a concludere che i Pelasgi sono migrati dall'Asia Minore nel bacino dell'Egeo nel IV millennio AC.
Altri studiosi hanno attribuito ai Pelasgi un certo numero di caratteristiche culturali e linguistiche non-indoeuropee:
- presenza di prestiti liguistici non-indoeuropei nel greco, introdotti nel suo sviluppo preistorico
- presenza di toponimi non greci nella regione contenenti la sequenza "-nth-" (esempio Corinth), oppure "-tt-", in Attica, o "-ss-"(esempio Lasissa)
- alcuni miti e divinità (spesso dee) che non hanno corrispondenza in altri popoli indoeuropei come germani, celti o indiani
- un piccolo numero di iscrizioni in una lingua non greca. Quelle meglio conosciute provengono da Lemnos. Queste iscrizioni utilizzano una versione dell'alfabero greco occidentale simile a quello delle iscrizioni estrusche.
Tutte queste evidenze non sono però sicuramente riferibili allo stesso popolo.
Ad esempio, alcune osservazioni suggeriscono che i toponimi con "-ss-" possano avere relazioni con gli Ittiti come ad esempio Parnassus (Parnaso) che può essere correlato con la parola ittita
parna, che significa casa.
La mancanza di elementi di prova risalenti al II millennio AC, non permette che tra gli studiosi vi sia un consenso unanime sulle relazioni tra questi elementi
pelasgici ed i popoli della regione.
Malgrado ciò sono state fatte svariate ipotesi talvolta alimentate dal desiderio di associare i Pelasgi con i più antichi abitanti conosciuti dell'Europa.

Robert Graves

Il poeta e studioso di mitologia Robert Graves, nel suo saggio sulla Mitologia greca afferma che alcuni elementi di questa mitologia sono originari del popolo del Pelasgi, principalmente le parti relative all'idea di
Dea Bianca, un archetipo della divinità della terra. In supporto di questa sua tesi porta la sua interpretazione di alcuni testi antichi: irlandesi, gallesi, greci, biblici, gnostici e mediovali.
La maggior parte degli studiosi considera le tesi di Graves con molto sospetto, mentre alcuni circoli letterari e molti gruppi neopagani le abbiano pienamente accettate.

Zacharia Mayani

L'autore francese Zacharia Mayani ha proposto la tesi che la lingua etrusca abbia dei collegamenti con la lingua albanese. Questa teoria è stata avvallata dal leader albanese Enver Hoxa, per ragioni propagandistiche, ed estesa ad includere i Pelasgi. La maggior parte degli studiosi ha ritenuto gli argomenti di Mayani estremamente fragili. Mayani pero non e il primo a dire certe cose ma Vlora Falaschi, Giuseppe Catapano, Stanislao Marchiano, Jean Cloude Faverial, Robert D'Angely, Aristides P. Kolias, Eqrem Cabej e Alban Kraja con il suo interessantissimo saggio storico "24 imperatori albanesi alla guida di Roma". Ma anche molti altri studiosi confermano la stessa cosa ma con molto piu dettaglio.

Polat Kaya

Uno studioso turco, Polat Kaya, ha recentemente proposto una traduzione di una delle iscrizioni di lemnos, basata sulla sua teoria che si tratti di una lingua in relazione con il turco. Nel periodo a cui sono attribuite le iscrizioni i popoli turchi erano però stanziati a molte migliaia di chilometri nel nord est della Siberia. Essi iniziarono a migrare verso ovest solo intorno al 300. Questo fatto toglie molta verosimiglianza alla traduzione di Kaya. Categoria:Popoli dell'antica Grecia


Efeso

Efeso è un'antica città sulla costa dell'Asia Minore (Turchia), situata alla foce del fiume Caistro (odierno Küçük Menderes), le sue rovine si trovano presso la città di Selçuk. Selçuk Una delle più note località archeologiche del Mediterraneo, fondata dagli Ioni, faceva parte della Ionia.
Fece parte dell'impero di Alessandro Magno e nel 129 la città divenne il capoluogo della provincia romana di Asia.
Sotto i Romani, così come molte altre città di frontiera dell'Impero, conobbe grande prosperità, e a ricordarci quel periodo restano le imponenti rovine della biblioteca di Celso
Ebbe un ruolo importante per la cristianità e fu sede anche di alcuni concili.
Nel 263 venne saccheggiata dai Goti, per passare successivamente sotto Bisanzio. Fu nuovamente saccheggiata nel 655 dagli Arabi. Fu occupata dai Turchi nel 1308 e ridotta ad un cumulo di rovine. Era provvista di un porto, oggi interrato, e ospitava il Tempio di Artemide, una delle sette meraviglie del mondo.

Voci correlate


- Concilio di Efeso (431)
- Concilio di Efeso (449) Categoria:Turchia Categoria:Città antiche ja:エフェソス ko:에페소스

Colofone

Colofone è stata una città della Ionia fondata nell'VIII secolo a.C. che si trovava sulla strada che collegava Efeso a Smirne, sulla riva destra del fiume Halys (oggi Kizil Irmak). Gli Ioni (come già nei casi di Mileto, Efeso e Clazomene) dapprima si stabilirono nella più facilmente accessibile penisola di Nozio e solo in seguito si insediarono all'interno fondando la città di Colofone di cui Nozio divenne il porto anche se conservò una sua vita autonoma. La città fu probabilmente conquistata dal re di Lidia Gige all'inizio del VII secolo a.C. Fu poi sotto la dominazione persiana e in seguito fece parte della lega Delio-Attica. Rioccupata dai persiani nel 430 a.C. fu riconquistata nel 409 da Trasillo. Fu però liberata definitivamente dal pericolo persiano solo con la spedizione di Alessandro Magno. Passò poi sotto il potere di Lisimaco, re di Tracia, che nel 299 a.C. trasferì gli abitanti ad Efeso. Fu poi sotto la dominazione pergamena per passare quindi ai romani che nel 189 a.C. dichiararono liberi i colofoni di Nozio. La città fu una notevole potenza commerciale soprattutto nei secoli VI-V a.C. in gran parte grazie al commercio di una resina - la colofonia - che prese appunto il nome dalla città. Colofone ha dato i natali ai pittori Dioniso e Dionisodoro e ai poeti Mimnermo, Senofane, Ermesianatte e Nicandro, oltre ad essere una delle sette città che rivendicava i natali di Omero. Della città restano oggi importanti rovine (mura e necropoli) oltre che iscrizioni e monete d'argento e bronzo gran parte delle quali riportano l'effige di Apollo in onore del quale sorgeva un tempio, situato tra Colofone e Claros e riportato alla luce nel 1950, Scavi effettuati tra il 1922 e il 1925 hanno riportato alla luce la pianta della città che nel IV secolo a.C. venne ricostruita in base ad un rigoroso piano urbanistico come testimoniato da un'epigrafe dell'epoca. Categoria:Città antiche

Chio

Chio è il nome italianizzato di Chios, un'isola greca dell'Egeo orientale, di fronte alla costa turca. La popolazione ammonta a 52.900 abitanti (censimento del 2001), la superficie è di 910 km². Il capoluogo Khíos (detta anche Khora) è un importante porto. Altri centri sono Vrondados, Volissos, Kardamylla e Oinoussais, quest'ultimo situato su di una piccola isola a 5 km di distanza. L'isola è famosa per i suoi paesaggi e il clima mite. Fra le esportarzioni primeggia il mastice, seguono olive, fichi e vino. L'isola rappresenta anche una delle 51 prefetture in cui è divisa amministrativamente la Grecia.

Storia

Chios fu colonizzata dagli ioni, per poi passare ai persiani, alla Lega di Delo e all'impero bizantino. Divenuta parte dell'Impero latino d'oriente, fu poi ceduta ai genovesi. La plurisecolare dominazione ottomana culminò nella ribellione degli abitanti, che furono brutalmente massacrati nel 1822. Un quarto dei 30.000 abitanti dell'isola fu sterminato, in particolare nel villaggio di Mastichohoria, situato nel sud dell'isola. L'episodio suscitò grande clamore nell'Europa occidentale e venne ricordato dal celebre quadro di Eugène Delacroix conservato al Louvre, dalle opere di Lord Byron e Victor Hugo. Categoria:Grecia Categoria:Patrimoni dell'umanità in Grecia Categoria:Prefetture greche

Agricoltura

L'agricoltura è una tecnica, ed insieme una pratica, volta alla trasformazione di elementi primari (come l'acqua, la terra, l'ossigeno, l'energia, etc.) in generi alimentari. Da taluni è anche definita come scienza dello sfruttamento delle risorse naturali organiche. Nei secoli, e sino a tempi recenti anche nel Mondo Occidentale, l'agricoltura ha avuto sempre primaria importanza per lo sviluppo dei popoli e degli Imperi. Oggi è spesso degnata di un'attenzione superficiale nelle economie moderne, mentre resta fonte primaria di sussistenza e perno dello sviluppo economico dei paesi più poveri ed arretrati. L'importanza di questa pratica è dimostrata dal fatto di essere a tutti gli effetti una scienza e di essere ormai al confine con numerose altre scienze come la genetica e la biologia sia animale che vegetale. L'agricoltura moderna si basa sempre più sull'immissione di energia esterna al sistema sotto forma di fitofarmaci, meccanizzazione, fertilizzanti, ingegneria genetica, tecnologia; si parla quindi di agricoltura intensiva. Le pratiche agricole tradizionali, per lungo tempo abbandonate, paiono però aver ritrovato una certa dignità attraverso la cosiddetta agricoltura biologica. Ferme restando le implicazioni negative di una pratica agricola intensiva troppo spinta, la continua crescita dei fabbisogni alimentari mondiali, la necessità di mantenere bassi i prezzi degli alimenti, la riduzione della superficie coltivabile, l'esigenza di coltivare anche in zone nettamente sfavorevoli (talvolta anche per inquinamento) e di poter ottenere prodotti di qualità nutrizionale elevata, pongono gli operatori davanti ad una limitata rosa di scelte. Le pratiche tradizionali usate prima della rivoluzione verde avevano il difetto di non essere in grado di fornire prodotti in larga quantità ed economici, attraenti per i consumatori, ma soprattutto coerenti con gli standard qualitativi e di sicurezza imposti dalla legge nonché adatti ai processi di trasformazione industriale. Una parte di questa agricoltura tradizionale prende oggi il nome di agricoltura biologica, che ancora oggi costituisce comunque una nicchia di mercato (anche se di una certa rilevanza) e presenta prezzi accessibili solo alla fascia medio alta della popolazione. D'altra parte l'agricoltura intensiva presenta evidenti problemi di sostenibilità e per questo di anno in anno cresce l'esigenza di tecnologia di settore sempre più attenta alle problematiche ambientali. Tra le soluzione tecnologiche, si è avuto da un lato l'adozione di approcci di lotta integrata, dall'altro il miglioramento dei composti chimici (meno tossici e persistenti) e delle varietà impiegate. In questa ottica si collocano anche gli O.G.M., Organismi geneticamente modificati. Tradizionalmente, nella cultura italiana, l'agricoltura è popolarmente considerata principalmente riferita allo sfruttamento delle risorse vegetali a fini alimentari, mentre lo sfruttamento delle corrispondenti risorse di origine animale, l'allevamento, ne è quasi ritenuta antitetica, riflettendo il secolare dualismo pastore-contadino. Del resto, proprio l'Italia ha ospitato l'effiorescenza della cosiddetta civiltà contadina. A fini scientifici e giuridici, comunque, entrambe le materie sono comunemente riunite nella più vasta accezione di agricoltura. Le branche dell'agricoltura sono:
- Agronomia
  - Agrometeorologia
- Scienze del suolo
- Botanica
  - Fisiologia vegetale
  - Patologia vegetale
- Coltivazioni erbacee
  - Orticoltura
  - Floricoltura
- Coltivazioni arboree
  - Viticoltura
  - Olivicoltura
  - Silvicoltura
- Colture protette
- Chimica
  - Biochimica
- Economia e politica agraria
- Sviluppo rurale
- Ingegneria rurale
- Meccanica
- Zoologia
  - Genetica e Miglioramento genetico
  - Zootecnia
    - Entomologia
    - Patologia animale
  - Allevamento bovino
  - Allevamento suino
  - Allevamento ovino

Voci correlate


- Rivoluzione verde
- OGM
- Agricoltura biologica
- Agricoltura biodinamica

Collegamenti esterni


- U.S. Department of Agriculture's Economic Research Service: [http://www.ers.usda.gov/ Home page della ricerca economia del Ministero dell'Agricoltura degli Stati Uniti] ja:農業 ko:농업 simple:Agriculture

VIII secolo AC

II millennio AC | I millennio AC | I millennio

XI secolo AC | X secolo AC | IX secolo AC | VIII secolo AC | VII secolo AC | VI secolo AC | V secolo AC

Anni 790 AC | Anni 780 AC | Anni 770 AC | Anni 760 AC | Anni 750 AC
Anni 740 AC | Anni 730 AC | Anni 720 AC | Anni 710 AC | Anni 700 AC
----

Avvenimenti


- Nascita delle prime città-stato greche
- 753 AC - Fondazione di Roma

Personaggi significativi


-

Invenzioni, scoperte, innovazioni


- Categoria:VIII secolo AC ja:紀元前8世紀 ko:기원전 8세기

Alessandro Magno

Alessandro Magno, in greco Μέγας Αλέξανδρος (Pella, Macedonia, 20 luglio 356 AC - Babilonia 10 giugno 323 AC) ufficialmente Alessandro III, re di Macedonia a partire dal 336 AC, fu uno dei più celebri conquistatori e strateghi del mondo antico. È conosciuto anche come Alessandro il Grande o Alessandro il Conquistatore. In soli dodici anni il celeberrimo condottiero - in greco Αλέξανδρος Γ' ο Μακεδών / Alexandros III o Makedôn (Alexandros, con il significato di protettore dell'uomo) - conquistò l'impero persiano, l'Egitto e altri territori spingendosi fino agli attuali Pakistan, Afghanistan e India settentrionale. Le sue vittorie sul campo di battaglia, accompagnate da una diffusione universale della cultura greca e dalla sua integrazione con elementi culturali dei popoli conquistati, diedero l'avvio al periodo ellenistico della storia greca. Il suo straordinario successo, già durante la sua vita, ma ancor più negli anni successivi alla sua morte, ispirò una tradizione letteraria nella quale egli appare come un eroe mitologico, assimilato ad Achille. Dopo la sua morte il suo regno fu suddiviso tra i generali che lo avevano accompagnato nella sua spedizione e si costituirono i regni ellenistici, tra cui quello tolemaico in Egitto, quello degli Antigonidi in Macedonia e quello dei Seleucidi in Siria, Asia Minore, e negli altri territori orientali. La vita e la figura di Alessandro Magno hanno presto assunto colorazioni mitiche. Storie a lui riferite si ritrovano non sono nelle letterature occidentali. Lo ritroviamo anche nel Corano con il nome di Dhu al-Qarnayn (il Bicorne o letteralmente Quello dalle due corna)

Educazione e famiglia

Dhu al-Qarnayn Alessandro era figlio del re Filippo II di Macedonia e della sua seconda o terza moglie, Olimpia, principessa di origine epirota. La famiglia di Filippo vantava una discendenza da Eracle e quella di Olimpia dall'eroe Achille. Secondo la leggenda, in parte da lui stesso alimentata dopo essere salito al trono, e riferita da Plutarco, il suo vero padre sarebbe stato tuttavia lo stesso dio Zeus. All'epoca della nascita di Alessandro sia la Macedonia che l'Epiro erano considerati stati semibarbari, alla periferia settentrionale del mondo greco. Filippo volle dare al figlio un'educazione greca e, dopo Leonida e Lisimaco di Acarnania, scelse come suo maestro nel 343 AC il filosofo Aristotele, che gli preparò appositamente un'edizione annotata dell'Iliade e gli restò legato, come amico e confidente, per tutta la vita. All'età di dodici o tredici anni si narra che il giovane Alessandro manifestasse la propria straordinaria natura riuscendo a domare da solo il cavallo Bucefalo: avendo infatti notato che era spaventato dalla propria ombra, lo mise col muso rivolto verso il sole prima di montargli in groppa. Nel 340 AC, a soli sedici anni, durante una spedizione del padre contro Bisanzio gli fu affidata la reggenza in Macedonia. L'anno successivo (339 AC), tuttavia, Filippo volle divorziare dalla madre di Alessandro, Olimpia, per sposare Euridice, nipote del suo generale Attalo, che prenderà quindi il nome di Cleopatra. Nel 338 AC Alessandro guidò la cavalleria macedone nella battaglia di Cheronea. Nel 336 AC Filippo venne assassinato durante le nozze della figlia Cleopatra con il re Alessandro I d'Epiro, da un ufficiale della sua guardia, di nome Pausania. Si riteneva tradizionalmente, seguendo il racconto di Plutarco che della congiura fossero almeno a conoscenza, se non direttamente coinvolti, sia Olimpia, che Alessandro, venuto a contrasto con il padre a causa del suo divorzio dalla madre, ma è invece possibile che l'assassinio sia stato istigato dal re di Persia Dario III, appena salito sul trono. Secondo Aristotele, che aveva vissuto a corte in qualità di precettore di Alessandro, Pausania, amante di Filippo, avrebbe ucciso il re macedone perché oltraggiato dai seguaci di Attalo, zio della nuova moglie Euridice. Il fatto che esistessero complici in attesa di Pausania in fuga, depone a favore dell'esistenza di un complotto organizzato e non semplicemente di un fatto privato. Dopo la morte di Filippo, Alessandro, all'età di 20 anni fu acclamato re dall'esercito e immediatamente si occupò di consolidare il suo trono, facendo sopprimere i possibili rivali. Perirono Aminta, il figlio di Perdicca III di cui Filippo era stato tutore, diversi fratellastri di Alessandro e Cleopatra, la giovane moglie di Filippo, il cui zio Attalo fu raggiunto da un sicario in Asia Minore. Costrinse poi rapidamente all'obbedienza le città greche già sottomesse dal padre e si fece riconoscere a capo della Lega di Corinto. Nel 335 AC consolidò i confini settentrionali combattendo contro gli Illiri. Durante la campagna si sparse la voce in Grecia che fosse rimasto ucciso in battaglia, provocando una nuova ribellione delle città greche. Con una marcia rapidissima Alessandro raggiunse Tebe e la rase al suolo risparmiando unicamente i templi degli dei e la casa del poeta Pindaro e ottenne la sottomissione delle altre città.

La disfatta dell'impero Persiano

La prima spedizione greco-macedone inviata da Filippo II in Asia Minore, al comando del generale Parmenione, era stata respinta sulla costa dall'esercito persiano, comandato dal generale rodio Memnone e teneva la città di Abido, dove sarebbe dovuto sbarcare l'esercito greco. Nel 334 AC Alessandro, lasciato come suo rappresentante in Macedonia e in Grecia Antipatro, sbarcò presso Abido con un esercito di circa 35.000 uomini. Il nucleo era formato dall'esercito macedone, rafforzato dagli scarsi contingenti provenienti dalle città greche. Anche la flotta di 180 o 160 navi era fornita dalle città della Lega.

La battaglia del Granico (334 AC) e la conquista dell'Asia Minore

Antipatro Memnone sosteneva la tattica della terra bruciata, davanti alle truppe macedoni appena sbarcate, ma i satrapi persiani non vollero abbandonare i propri territori al nemico e preferirono un attacco immediato. Presso il fiume Granico, maggio del 334, si svolse il primo contatto tra gli eserciti. La tattica di Alessandro era chiara: aprire dei varchi nella fanteria nemica, lasciando poi spazio alla cavalleria per spezzare l'esercito persiano (che era disposto lungo le ripide rive del fiume), permettendo alla falange macedone di caricare con le sarisse e porre fine alla battaglia. Alle prime luci dell'alba, l'armata macedone si scagliò sui Persiani. Durante l'avanzata, Alessandro fu ferito alla testa e molti degli uomini della sua guardia personale persero la vita, ma il giovane re risultò comunque vittorioso. La battaglia si era finalmente risolta in uno scontro tra cavallerie, nel quale quella macedone ebbe la meglio, mettendo in fuga la controparte nemica. Molti dei nobili e generali persiani persero la vita nello scontro, tra di essi Farnace, il cognato di Dario. Solo 2.000 dei 20.000 mercenari greci agli ordini di Memnone furono risparmiati e mandati ai lavori forzati nelle miniere del Pangeo. L'Asia Minore era aperta alla conquista macedone: Sardi fu consegnata senza opporre resistenza e anche Efeso fu facilmente conquistata. Mileto fu presa dopo un breve assedio per terra e per mare e infine anche Alicarnasso dove si era rifugiato Memnone. Il governo della Caria fu affidato ad Ada, ultima sorella di Mausolo, dinasta di quella regione, che aveva appoggiato Alessandro. Tutte le città greche della costa salutavano in Alessandro il restitutore della libertà, mentre i regimi oligarchici, fedeli alla corte persiana, erano rimpiazzati da istituzioni democratiche ed entravano nella Lega di Corinto. Mentre il grosso dell'esercito svernava in Lidia al comando di Parmenione, Alessandro passava in Licia, in Panfilia, in Pisidia e in Frigia. Qui, nell'antica capitale Gordio si svolse l'episodio del celebre nodo gordiano. Pare che esistesse un antico carro il cui giogo era assicurato da un nodo inestricabile e che un oracolo avesse promesso il dominio dell'Asia a chi fosse riuscito a scioglierlo. Alessandro dopo alcuni tentativi risolse il problema estraendo la spada e tagliando il nodo con un colpo netto.

La battaglia di Isso (333 AC) e la conquista della Siria e della Fenicia

Nella primavera del 333 AC, morto il generale Memnone, e riunitosi con il grosso dell'esercito, Alessandro si accinse ad entrare in Siria. Il re persiano Dario III aveva radunato un esercito numeroso, tre o quattro volte superiore a quello greco, che aveva preso posizione nella pianura all'uscita dei passi montani delle "porte siriache" e i due eserciti si fronteggiarono per qualche tempo. A novembre, infine, il re persiano, temendo che l'inverno lo costringesse a ritirarsi nei quartieri invernali senza aver fermato Alessandro, e fiducioso della superiorità numerica del suo esercito, si spostò alle spalle dell'esercito macedone, nella pianura costiera di Isso, l'odierna Dörtyo. La scelta strategica di Dario non fu ottimale poiché non più di 60.000 poterono essere schierati nella ristretta pianura chiusa tra i monti del Tauro e il mare. Tauro Appena Alessandro caricò con la cavalleria leggera sull'ala sinistra, dove si trovava Dario con la sua guardia personale, il re persiano si diede alla fuga, compromettendo irrimediabilmente l'esito della battaglia (che pure stava volgendo a favore dei Persiani in altri punti). La battaglia si concluse con una completa disfatta dell'esercito persiano e vennero presi oltre ad un immenso bottino anche la madre, la moglie, due figlie e un figlio di Dario. Il Grande Re perse le sue migliori truppe, quasi tutti i più validi ufficiali del suo esercito e soprattutto il proprio prestigio di condottiero, distrutto dalla sua precipitosa fuga davanti al nemico. Alessandro si dedicò quindi alle città costiere, per eliminare le ultime basi della flotta persiana. Si sottomisero senza combattere Arado, Biblo e Sidone con le loro squadre navali, mentre Tiro oppose un'accanita resistenza e fu vinta solo dopo un assedio di sette mesi nel 332 AC. Per conquistare Tiro Alessandro si è servito dei detriti dell’antica città continentale, distrutta anni prima da Nabucodonosor II, per costruire una strada rialzata lunga 800 m e raggiungere così la città insulare. Anche Gaza cedette dopo due mesi di assedio. Gerusalemme invece aprì le porte e si arrese, secondo Giuseppe Flavio (Antichità giudaiche, XI, 337 [viii, 5]), ad Alessandro fu mostrato il libro biblico di Daniele, si pensa l'ottavo capitolo, dov’è indicato che un potente re greco avrebbe assoggettato e conquistato l’impero persiano. Alessandro aveva rifiutato le proposte di pace di Dario, preferendo la via della conquista all'accontentarsi dei numerosi territori fino a quel momento assoggettati. Invece di proseguire immediatamente verso l'Asia, Alessandro preferì entrare in Egitto al fine di coprire le spalle al suo esercito prima della spedizione successiva.

L'Egitto

Tra il 332 e il 331 AC fu accolto come un liberatore in Egitto. Infatti, era in quel paese africano che il giogo persiano era maggiormente avvertito e il meno accettato. Alessandro ricompensò gli Egiziani riordinando l'amministrazione non sul modello del satrapo persiano fino ad allora da lui adottato, ma nominando due governatori indigeni, Petisi e Doloaspi. L'amministrazione delle finanze fu invece affidata a un greco residente in Egitto, Cleomene di Naucrati. Ai macedoni e ai greci al seguito di Alessandro e ai membri della sua corte furono assegnate solo cariche militari, ma non civili. Alessandro dimostrò inoltre grande rispetto per gli dei del paese. A Menfi fece un sacrificio al bue Api, ingraziandosi così i sacerdoti egiziani e si recò fino all'oasi di Siwa nel deserto libico, dove esisteva un celebre santuario oracolare del dio Ammone (assimilato dai Greci a Zeus). Il responso dell'oracolo lo dichiarò figlio del dio, offrendogli un punto di partenza per l'istituzione di un culto divino centrato sulla sua persona. Nella regione del Delta del Nilo, su una stretta lingua di terra tra la palude Mareotide e il mare, dove a un miglio dalla costa sorgeva l'isola di Faro, decise la fondazione di Alessandria d'Egitto, la prima delle molte città a cui diede il suo nome.

La battaglia di Gaugamela (331 AC) e la fine di Dario

Nella primavera del 331 AC Alessandro riprese la marcia verso oriente, dove Dario aveva raccolto un esercito nelle pianure dell'Assiria, nelle quali avrebbe meglio potuto sfruttare la propria superiorità numerica. L'esercito greco-macedone passò indisturbato prima l'Eufrate e quindi il Tigri. Il contatto con l'esercito di Dario avvenne il 20 settembre presso il villaggio di Gaugamela, non lontano dalle rovine di Ninive. La battaglia fu vinta da Alessandro, che per evitare di essere aggirato da un esercito tanto più numeroso del suo e disteso su un fronte lunghissimo, aveva schierato appositamente una seconda linea dietro il fronte di battaglia. La vittoria fu decisa dall'attacco della cavalleria all'ala destra, guidata dallo stesso re macedone, mentre il generale Parmenione teneva fronte sul lato opposto alla cavalleria nemica. Caddero nelle mani di Alessandro i magazzini e il tesoro dell'esercito e decine di migliaia di prigionieri. Il re Dario era fuggito nei territori montuosi della Media. Alla fine di ottobre Alessandro entrò in Babilonia dove ricevette la sottomissione del satrapo Mazeo, che fu lasciato al governo della provincia con accanto un comandante militare e un tesoriere greco. Si spostò quindi a Susa impadronendosi del tesoro che vi si conservava. Poté anche recuperare diverse opere d'arte che Serse aveva sottratto in Grecia nel 480 AC, tra cui il famoso gruppo statuario dei Tirannicidi Armodio e Aristogitone, che fece rispedire ad Atene. Dopo aver sconfitto un'ultima resistenza presso le porte persiane nelle attuali montagne dello Zagros entrò infine a Persepoli, la capitale del re, dove venne in possesso del tesoro reale e diede alla fiamme il palazzo di Serse, vendicando così la sua invasione della Grecia. Nel frattempo in Grecia, Antipatro aveva sconfitto nella battaglia di Megalopoli (autunno del 331 AC) il re spartano Agide, eliminando definitivamente l'ultima opposizione delle città greche al dominio macedone. Nel 330 AC Alessandro marciò su Ectabana, costringendo alla fuga il re Dario che vi aveva passato l'inverno. Questi, durante la fuga fu deposto dal satrapo della Bactriana, Besso, membro della famiglia reale achemenide che, poi, lo fece uccidere al sopraggiungere di Alessandro. Questi riportò indietro il cadavere del re persiano che fece seppellire con tutti gli onori nelle tombe reali. Ad Ectabana, Alessandro congedò i contingenti delle città greche. Il compito di vendicare l'invasione della Grecia da parte di Serse si era infatti ormai concluso.

La spedizione in India

Alessandro si considerava ora il continuatore della monarchia persiana, e come tale considerò suo dovere punire l'usurpatore Besso, che aveva tradito ed ucciso Dario per dichiararsi re con il nome di Artaserse V. Besso fu inseguito attraverso le regioni dell'Ircania, della Drangiana, oggi Afghanistan occidentale, e della stessa Bactriana, dove Besso fu infine sconfitto presso il fiume Osso (oggi Amu-darja). Una corte di giustizia persiana lo dichiarò colpevole di alto tradimento e venne quindi giustiziato ad Ectabana. In queste regioni fondò una serie di città con il nome di Alessandria, tra cui una presso l'odierna Herat e un'altra presso l'attuale Kandahar, in Afghanistan. Assoggettò la regione della Sogdiana e giunse quindi ai confini dell'odierno Turkestan cinese, dove fondò un'altra Alessandria che chiamò Eschate, o "Ultima" (odierna Chodjend). Soggiornò ancora a Samarcanda e nella Bactriana e sposò Rossane figlia di un comandante della regione, per rafforzarvi il suo potere.

Ostilità contro Alessandro

Il proposito di Alessandro di unificare in un solo popolo Macedoni e Persiani e soprattutto la sua idea del carattere divino della monarchia, gli cominciarono ad alienare le simpatie del suo seguito. L'opposizione si manifestò soprattutto quando decise di imporre il cerimoniale della proskynesis, proprio della corte persiana, anche ai suoi sudditi occidentali. La cerimonia prevedeva infatti che chiunque comparisse davanti al re si prosternasse davanti a lui per poi rialzarsi e riceverne il bacio, e dunque andava contro all'idea greca di omaggio accettabile da parte di un uomo libero ad un altro uomo. Nel 330 AC fu scoperta durante un soggiorno nella capitale della Drangiana una prima congiura contro Alessandro, nella quale fu coinvolto Filota, comandante della cavalleria e figlio di Parmenione, che quanto meno avendone avuta notizia non aveva avvisato il sovrano. Filota fu condannato per alto tradimento dal tribunale dell'esercito e Alessandro fece uccidere dai suoi sicari anche suo padre, il generale Parmenione, rimasto a Ectabana con una buona metà dell'esercito, per prevenirne una possibile ribellione. A Samarcanda nel 328 AC Alessandro inoltre uccise in stato di ebbrezza nel corso di un banchetto per una piccola disputa il suo amico d'infanzia Clito che gli aveva salvato la vita nella battaglia del Granico. Nel 327 AC fu inoltre scoperta una congiura tra i paggi del re, che furono tutti condannati a morte e giustiziati. Ne fece le spese anche Callistene, nipote di Aristotele e storiografo di corte, strenuo oppositore della cerimonia della proskynesis e maestro dei paggi, che venne tenuto per qualche tempo prigioniero e poi giustiziato, alienando ad Alessandro molte simpatie del mondo intellettuale e filosofico greco.

L'invasione dell'India

Come continuatore dell'impero achemenide, Alessandro vagheggiava un impero universale e si proponeva forse di arrivare con le sue conquiste fino al limite orientale delle terre emerse.
Gran parte dell'India settentrionale era stata sottomessa ai persiani al tempo di Dario I, che aveva fatto esplorare l'intera valle dell'Indo. In quel momento la regione era suddivisa in vari regni in lotta tra loro. Dopo aver preparato un nuovo esercito con truppe in gran parte asiatiche (solo gli ufficiali e i comandanti erano tutti greci o macedoni), nell'estate del 327 AC Alessandro varca i confini dello stato persiano e arriva all'Indo nel 326 AC presso l'odierna Kabul, accolto come alleato dal re di Tassila. Sconfisse quindi nella battaglia dell'Idaspe il re Poro (Purushotthama) che cadde suo prigioniero. Il re macedone fondò quindi le colonie di Nicea e di Bucefala. Alessandro aveva forse intenzione di arrivare fino alla vallata del Gange, ma l'esercito giunto sul fiume Ifasi (oggi Beas), stanco delle lunghe piogge tropicali, si rifiutò di seguirlo oltre verso est.

Il ritorno

Alessandro seguì quindi la valle dell'Indo fino alla sua foce, dove sorgeva la città di Pattala. Da qui spedì una parte dell'esercito, al comando di Cratero lungo la via dell'Afghanistan meridionale, mentre egli con un'altra parte seguiva la costa attraversando la regione desertica della Gedrosia (attuale Makran nel Pakistan meridionale). Inviò inoltre una flotta al comando del cretese Nearco per esplorare le coste del Golfo Persico sino alle foci del Tigri.

L'ultimo periodo di regno e la morte

Golfo Persico Nel 324 AC il re con l'esercito riunito fece ritorno a Susa. Qui scoprì la cattiva amministrazione di molti dei satrapi che aveva lasciato al potere e anche di parecchi comandanti greci o macedoni. Il re procedette energicamente contro i colpevoli e sostituì molti satrapi locali con governatori macedoni. Per perseguire il suo scopo di fare di Greci e Persiani un solo popolo spinse ottanta alti ufficiali macedoni alle nozze con nobili persiane e altri diecimila veterani si sposarono con donne della regione. Egli stesso impalmò Satira, figlia di Dario, mentre un'altra figlia del gran re persiano andava in sposa al suo amico Efestione. Passò per la prima volta in rassegna il nuovo corpo militare di 30,000 giovani persiani, accuratamente scelti ed addestrati a formare una falange macedone. Diecimila veterani furono congedati e rimandati in Macedonia con Cratero, destinato a sostituire Antipatro venuto a contrasto in patria con la madre di Alessandro, Olimpia. Questi doveva ora recarsi in Asia con nuove reclute. Durante l'inverno la corte si ritirò ad Ectabana, secondo il costume della corte persiana e qui morì Efestione, al quale il re fece erigere un grandioso mausoleo a Babilonia. Nella primavera del 323 AC Alessandro condusse una spedizione contro il popolo montanaro dei Cossei ed inviò una spedizione per esplorare le coste del Mar Caspio. Intanto preparava una spedizione che egli stesso avrebbe guidato per conquistare e circumnavigare l'Arabia. Una misteriosa malattia lo colse tuttavia durante i preparativi, portandolo alla morte il 13 giugno del 323 AC, al tramonto. Così morì Alessandro, a quasi trentatré anni, nel tredicesimo anno del suo regno. Sulle cause della sua morte sono state proposte varie teorie, che includono l'avvelenamento da parte dei figli di Antipatro o da parte della moglie Rossane, o più probabilmente una ricaduta della malaria che aveva contratto nel 336 AC. Ebbe due figli, uno Eracle di Macedonia nato nel 327 AC da Barsine, figlia del satrapo Artabazus di Frigia, e Alessandro IV di Macedonia figlio della moglie Rossane, nato nel 323 AC. Gli storici successivi gli attribuirono anche numerosi amanti, tra i quali l'amico Efestione e Bagoas.

La successione

Al morente Alessandro fu chiesto il nome di colui che aveva scelto come successore. Egli diede una indistinta risposta nella quale certuni compresero Eracle, il figlio di Barsine, e altri Kratisto, ossia "il migliore". Subito dopo la sua morte l'esercito proclamò re il figlio avuto dalla moglie Rossane, Alessandro e il fratellastro Filippo Arrideo. Poiché tuttavia il primo era ancora in fasce e il secondo era infermo di mente, i comandanti del suo esercito - i Diadochi - elessero tra loro un reggente, Perdicca, che fu formalmente accettato dall'assemblea dei soldati. Nel 322 AC tuttavia Perdicca venne a conflitto con Tolomeo, uno dei diadochi e satrapo d'Egitto e mosse contro questi, ma durante la spedizione rimase ucciso. Successivamente i diadochi elessero come reggente Antipatro che tuttavia non fu accettato da tutti. Ne nacque una guerra civile nel corso della quale trovarono via via la morte i familiari ancora in vita di Alessandro, tra cui i due figli, la moglie Rossane, la madre Olimpia, la sorella Cleopatra e la sorellastra Euridice e il fratellastro Filippo.

Le fonti storiche e la leggenda

Le fonti storiche su Alessandro sono piuttosto numerose. Conosciamo l'esistenza di resoconti del suo storico di corte Callistene, del suo generale Tolomeo e del suo architetto militare Aristobulo, oltre che, poco dopo, di Clitarco, che sono tuttavia andati perduti. I cinque principali storici che successivamente trattarono delle sue vicende sono:
- Arriano, storico di Nicomedia ("Anabasis Alexandri", ovvero "Le campagne di Alessandro", scritto in greco)
- Curzio Rufo, storico latino ("Historiae Alexandri Magni", biografia di Alessandro in dieci libri, di cui rimangono gli ultimi otto)
- Plutarco di Cheronea, storico greco ("Vita di Alessandro" e due orazioni "Sulla fortuna" e "Sulla virtù di Alessandro")
- Diodoro Siculo, storico greco (i libri dal XVII al XXI della sua "Bibliotecha Historia" coprono le conquiste di Alessandro e la successiva storia dei Diadochi)
- Giustino ci ha invece lasciato un'epitome (o "riassunto") con molti errori ("Epitome della Storia Filippica di Pompeo Trogo"). Ciascuno di questi ci offre una differente immagine del re macedone e, come dice Strabone, "tutti coloro che scrissero di Alessandro preferirono il meraviglioso al vero". Alessandro divenne una leggenda mentre era ancora in vita ed episodi meravigliosi furono narrati già dai contemporanei che avevano assistito alle sue imprese. Nel secolo successivo alla sua morte i racconti leggendari sulla sua vita furono raccolti ad Alessandria d'Egitto in un "Romanzo di Alessandro", falsamente attribuito a Callistene (l'autore è a volte citato come "pseudo Callistene"). Questo testo ebbe grande diffusione per tutta l'antichità e durante il Medioevo, con numerose versioni e revisioni. In epoca tardo-antica venne tradotto in latino e in siriaco e da qui tradotto in moltissime lingue, compreso l'arabo, il persiano e le lingue slave, e costituisce forse la fonte della citazione di Alessandro nel Corano.

Bibliografia

Fonti storiche


- Arriano, Anabasi di Alessandro, 2 vvol., BUR, 1994 (ISBN 8817169986).
- Diodoro Siculo, Biblioteca Storica, :ll. I-V a cura di G.F. Gianotti, A. Corcella, I. Labriola, D.P. Orsi, Introduzione di L. Canfora, Palermo Sellerio 1986 (ISBN 8838903840); :ll. XI-XV a cura di I. Labriola, P. Martino, D.P. Orsi, Palermo Sellerio 1988 (ISBN 8838905231); :ll. XIV-XVII, a cura di T. Alfieri Tonini, Sellerio, Palermo 1985 (ISBN 881816001X); :ll. XVI-XX a cura di Orsi D. P., Labriola I., Martino P.A., Sellerio, Palermo 1993 (ISBN 883890801X); :ll. XXI-XL, a cura di Martino P., Sellerio, Palermo 2000 (ISBN 8838916020).
- Plutarco, Vite parallele. Alessandro. Cesare., BUR, 2000 (ISBN 8817118818).
- Ruffo C., Storie di Alessandro Magno, Fondazione Lorenzo Valla, 1998-2000. :vol.1 (ISBN 8804434686) :vol.2 (ISBN 8804474084)

Saggi e biografie


- Bosworth A.B., Alessandro Magno. L'uomo e il suo impero, Rizzoli, 2004 (ISBN 8817000957).
- Citati P., Alessandro Magno, Adelphi, 2004 (ISBN 8845919137).
- Droysen J.G., Alessandro il Grande, TEA,(ISBN 978887819593).
- Faure P., La vie Quotidienne des armées d'Alexandre. Hachette, Paris, 1982 (ISBN 2010082214).
- Frediani A., Le grandi battaglie di Alessandro Magno. L'inarrestabile marcia del condottiero che non conobbe sconfitte, Newton Compton, 2004 (ISBN 8854101656).
- Fox R.L., Alessandro Magno, Einaudi, Torino 1981 (ISBN 8806172506).
- Frugoni C., La fortuna di Alessandro Magno dall'Antichità al Medioevo, La Nuova Italia, Firenze, 1978.
- Gehrke H-J., Alessandro Magno, Il Mulino, 2002 (ISBN 978881508462).
- Mossé C., Alessandro Magno. La realtà e il mito, Laterza, 2005 (ISBN 978884206829).

Narrativa


- Doherty P., trilogia edita da Newton Compton, : Alessandro Magno e la vittoria impossibile, 2002 (ISBN 88-8289-772-9), : Alessandro Magno e l'uomo senza Dio, 2003 (ISBN 88-8289-936-5), : Alessandro Magno e le porte degli Inferi, 2004 (ISBN 88-541-0095-1).
- Valerio Massimo Manfredi, trilogia Alexandros :Il figlio del sogno (ISBN 978880450968), :La sabbia di Ammon (ISBN 978880450969), :La fine del mondo (ISBN 978880450970).

Megalexandros nel cinema e nei media

In epoca contemporanea, la figura di Megalexandros è stata catturata e fatta propria anche dal cinema con il film distribuito nel novembre 2004 Alexander, diretto dal regista Oliver Stone ed interpretato dall'attore Colin Farrell, versione sufficientemente aderente alle biografie ufficiali. In realtà la figura del grande condottiero era stata già portata sul grande schermo nel 1956 nel film della MGM Alessandro il Grande di Robert Rossen (titolo originale Alexander the great), con l'interpretazione di Richard Burton, Fredric March e Claire Bloom.
- Sono state prodotte numerose serie televisive che hanno come argomento Alessandro.
- Dal 1969 al 1981, Mary Renault scrisse una sceneggiatura a basi storiche per una trilogia, avente come argomento la vita di Alessandro: Fuoco dal cielo (riguardante la sua adolescenza), Il ragazzo persiano (la sua conquista della Persia, la sua spedizione in India, e la sua morte, osservata dal punto di vista di un persiano eunuco di nome Bagoa), e Giochi funerari (sugli eventi che seguirono alla sua morte).
- Il gruppo metal Inglese Iron Maiden presenta una canzone intitolata "Alessandro il Grande" nel loro album Somewhere in Time (1986). La canzone descrive la vita di Alessandro, ma contiene una inesattezza: nella canzone si dice che la sua armata non l'avrebbe seguito in India.
- Una serie animata epica chiamata Reign: The Conquerer di Peter Chung di Aeon Flux ha debuttato su Cartoon Network nello show Adult Swim nel 2003.
- Baz Luhrmann aveva pianificato un film inconsueto su Alessandro Magno, con Leonardo Di Caprio, ma la realizzazione di Oliver Stone forse lo ha dissuaso [http://www.imdb.com/news/wenn/2004-11-01#2]
- Il musicista brasiliano Caetano Veloso ha incluso nel 1998 nel suo album Livro una canzone epica su Alessandro Magno chiamata "Alexandre".

Collegamenti esterni


- [http://www.pothos.org/ Alexander the Great's Home on the Web], portale su Alessandro
- [http://perso.wanadoo.fr/buddyop/alexandre/ Alexandre III Le Grand], portale con forum
- [http://www.3dsrc.com/alexandrelegrand/multimedia.php Materiale su Alessandro] conservato al Louvre
- [http://www.1stmuse.com/frames/ Alexander from history to eternity]
- [http://www.ancientlibrary.com/wcd/Category:Alexander_the_Great Documenti relativi ad Alessandro] su [http://www.ancientlibrary.com Ancient Library]
- [http://www.geocities.com/Athens/Oracle/4168/history/din_32.htm Dinastia macedone in Egitto]
- [http://www.american-pictures.com/genealogy/persons/per01162.htm#0 Una genealogia di Alessandro] Categoria:Alessandro Magno Categoria:Biografie Categoria:Condottieri Categoria:Sovrani macedoni ja:アレクサンドロス3世 ko:알렉산드로스 대왕

Flag of Wyoming

The flag of Wyoming consists of the silhouette of an American Bison in white on a blue field, bordered in white and red. The seal of Wyoming appears branded on the bison. The current flag was adopted in 1917 after a design competition. Wyoming Category:Wyoming

okucia metalowe katalog Hotel Genoa Nurkowanie Darmowe gry online










































:: RELATED NEWS ::
Projekt Xanadu
Xanadu ist ein 1960 begründetes Hypertext-Projekt von Ted Nelson; durch Xanadu sollte das Docuverse, eine universale Bibliothek mit zahllosen miteinander vernetzten Dokumenten entstehen. Das Hypertext-Konzept von Xanadu ist vergleichsweise komplex; beispielsweise ist ein Transklusions-Mecha
Joséphine de Beauharnais jr.
Joséphine de Beauharnais, auch Königin Josefina (
- 14. März 1807; † 7. Juni 1876) war Königin von Schweden und von Norwegen. Sie war die Tochter von Eugène Beauharnais, Herzog von Leuchtenberg, (Stiefsohn von Kaiser Napoleon I.)
Everger
Everger († 11. Juni 999 in Köln) war von 985 bis 999 Erzbischof des Erzbistums Köln. Über die Herkunft und das Geburtsdatum von Erzbischof Everger ist heute nicht mehr viel bekannt. Er hatte bevor er Erzbischof von Köln wurde jedoch schon Tätigkeiten im Umfeld des Kölner Domkapitels übernommen. Monat des Jahres im Gregorianischen Kalender. Er hat 31 Tage und ist nach dem römischen Kriegsgott Mars benannt, deshalb nannten ihn die Römer Martius. Der alte deutsche Name ist Lenzing bzw. Lenzmond, eine veraltete Schreibung ist Monat des Jahres im Gregorianischen Kalender, und hat 30 Tage. Am 22. September oder 23. September ist die Tagundnachtgleiche - die Sonne steht genau über dem Rechtsgrundsatz im Mittelalter. Aus Siedlungen rund um Burgen und Klöster, die etwa ab dem 11. Jahrhundert von freigekauften Leibeigenen und anderen Angehörigen des 3. Standes gegründet w
Proteasen
Peptidasen (Kurzform vom Peptidbindungshydrolasen) sind Enzyme, die Proteine oder Peptide spalten können. Dabei katalysieren sie die Hydrolyse von Peptidbindungen. Peptidasen werden häufig auch als Proteasen, Proteinasen oder proteolytische Enzyme bezeichnet.

Vorko

Peptidasen
Peptidasen (Kurzform vom Peptidbindungshydrolasen) sind Enzyme, die Proteine oder Peptide spalten können. Dabei katalysieren sie die Hydrolyse von Peptidbindungen. Peptidasen werden häufig auch als Proteasen, Proteinasen oder proteolytische Enzyme bezeichnet.

Vorko

Dyadische Dialektik
Die Dyadische Dialektik bezeichnet heute das vom Philosophen Karl Klemens Serol entworfene Fortschrittsprinzip. Angeleitet von der Erkenntnis, dass Entdeckungen in einem Fachgebiet vielfach nicht aus diesem selbst entstammen, sondern durch Übertragung von Ideen aus ganz anderen Fachgebieten entstehen, entwickelte Serol in seinem Hauptwerk "Über die Entstehung des Fortschritts durch Rückblick" das Prinzip der dyadischen Dialektik.
Das Prinzip lässt sich am einfachsten mit dem eines S
Nitriansky kraj
Der Nitriansky kraj (Neutraer Landschaftsverband) ist ein Verwaltungsgebiet (Landschaftsverband) in der südwestlichen Slowakei. Er grenzt im Süden an Ungarn sowie im Westen an den Trnavský kraj, im Norden an den Trenčiansky kraj und im Osten an den Banskobystrický kraj. Er hat
All Rights Reserved 2005 wikimiki.org