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Islam

Islam

L'Islamismo (da Islam = sottomissione, pron. "Islàm", إسلام) è una religione monoteista sorta nel VII secolo d. C. in seguito alla predicazione di Maometto (in arabo Muhammad, pronunciabile dialettalmente anche Mohammed), considerato l'ultimo e definitivo profeta inviato da Dio (in arabo Allāh) ai musulmani. L'Islamismo non ammette e non conosce clero e quindi gerarchie clericali (salvo, in parte, in ambito sciita) dal momento che non crede possa esistere alcun intermediario fra Dio e le Sue creature. Questo fa sì che il discrimine fra quanto è considerato consono all'Islam e quanto gli è contrario potrà scaturire solo dall'approfondito dibattito fra esperti "dottori" ( 'ulamā' ) delle cosiddette "scienze religiose" ( 'ulūm dīniyya ) e dalla formazione di una maggioranza di consensi che, quindi, può mutare, originando una nuova maggioranza di opinioni. In senso letterale, la parola "Islàm" significa sottomissione, abbandono o obbedienza a Dio.

Testi fondamentali

I testi fondamentali a cui fanno riferimento i musulmani sono, in ordine di importanza:
- il Corano, considerato dai musulmani dettato parola per parola, in arabo, da Dio (Allah);
- la Sunna (lett. "consuetudine"), basata su hadīth (tradizioni). Essa raccoglie i detti di Muhammad ed è rintracciabile nei Sei libri (al-kutub al-sitta), i più importanti dei quali sono quelli di Bukhārī e di Muslim ibn al-Hajjāj mentre gli altri furono composti da Ibn Mājah, al-Nasā'ī, al-Tirmidhī e Abū Dāwūd al-Sījistānī. La Sunna raccoglie gli episodi della vita di Muhammad, le sue parole e i suoi atti. I musulmani credono che siano d'ispirazione divina, ma corrotti dal tempo o dagli uomini:
- il Vangelo;
- i Salmi;
- la Tōrāh; Il dilemma se trattare gli induisti come politeisti cui offrire l'opportunità fra conversione o morte fu superata grazie all'interpretazione di numerosi dotti musulmani, secondo cui anche i Veda sarebbero stati un testo d'origine divina, per quanto particolarmente corrottisi. I musulmani ritengono che Muhammad abbia ricevuto il Corano da Dio attraverso l'Arcangelo Gabriele, che glielo avrebbe rivelato in lingua araba; è per questo che i fondamentali atti liturgici islamici sono recitati in tale idioma in tutto il mondo musulmano. Dopo la Rivelazione ricevuta da Muhammad l'Islamismo crede, per dogma, che nessun altro profeta sarà più identificato da Dio fra gli uomini. Il primo profeta islamico sarebbe stato Adamo e, dopo di lui, si ricordano tra gli altri Nūh (Noè), Ibrāhīm (Abramo), Ishāq (Isacco), Ismā‘īl (Ismaele), Ya‘qūb (Giacobbe), Yūsuf (Giuseppe), Mūsà (Mosè), Dāwūd (Davide), Sulaymān (Salomone), Yahyà (Giovanni Battista) e, prima di Muhammad, ‘Īsà ibn Maryam, Gesù di Nazareth, figlio di Maryam, (Maria), considerata nel Corano come esempio sublime di devozione femminile a Dio. I musulmani dichiarano che l'Islamismo discende dalle tradizioni religiose del patriarca biblico Abramo che fu considerato da Muhammad come il suo più autorevole predecessore. È per questo che, in chiave puramente religiosa, l'Islamismo viene classificato come religione abramitica, al pari dell'Ebraismo e del Cristianesimo.

Gruppi religiosi

I musulmani vengono differenziati in:
- Sunniti, che sono la grande maggioranza in quasi tutti i paesi islamici.
- Sciiti, che costituiscono la minoranza più consistente (circa il 10%). Essi si richiamano all'eredità di ‘Alī ibn Abī Tālib, cugino e genero di Muhammad, e di suo figlio al-Husayn b. ‘Alī. Gli sciiti si dividono in:
  - un gruppo maggioritario (duodecimano, imamita, ithna'ashariyya),
  - un gruppo minoritario (ismailita, settimano, sab‘aiyya)
  - un gruppo ancor più esiguo, detto "zaydita", che teorizza la possibilità che a guidare legittimamente la Comunità Islamica (Umma) sia qualsiasi discendente del Profeta purché questi agisca con impegno militante e non si limiti a un'attività puramente teoretica. Dominante in Persia, lo sciismo è maggioritario in Iraq, in Libano e in Bahrayn. Gruppi di ismailiti sono presenti in India mentre lo Zaydismo è prevalente in Yemen. Di derivazione islamica ma considerati eterodossi sono invece:
- gli Alawiti, appartenenti a una setta minoritaria d'ispirazione sciita ma con forti tratti gnosticheggianti. Esprime il gruppo dirigente in Siria dall'epoca del Presidente Hafiz al-Asad.
- i Drusi, sorti in età fatimide, all'epoca dell'Imàm al-Hākim e presenti in Libano, nella regione montagnosa dello Shuf, in Siria (Golan) e Israele.
- gli appartenenti all'Ahmadiyya di Lahore, fondata da Mirza Ghulam Ahmad, presenti in India.
- I Bahai, a loro volta gemmati dal Babismo, costretti dalla Rivoluzione Islamica dell'Iran a rifugiarsi in India e in Occidente (soprattutto Canada e Stati Uniti).

Concezione del mondo

Una parte consistente dell'Islamismo divide il mondo in tre parti:
- La Casa della Pace, "Dār al-Salām" o "Dār al-Islām", "la Casa dell'Islam", dove vivono i musulmani secondo la Legge islamica e i popoli sottomessi (dhimmi ), appartenenti a fedi diverse da quella islamica e sottoposti al pagamento di un tributo personale, la jizya, che garantisce loro la "protezione" da parte dello Stato islamico.
Le interpretazioni dei teologi musulmani differiscono sulla possibilità di accettare come dhimmi popoli con religioni differenti da quella dei cristiani, degli ebrei, degli zoroastriani e dei sabei ma, storicamente, si accettò anche l'Induismo come religione proteggibile in quanto esso poteva vantare un testo scritto (i Veda) che si considerò anch'esso ispirato divinamente.
- La Casa della Tregua, "Dār al-Hudna", dove vivono i popoli non sottomessi con i quali è stata conclusa una tregua temporanea nell'attesa di riprendere le ostilità per l'affermazione universale dell'Islamismo.
- La Casa della Guerra, "Dār al-harb", dove vivono tutti i popoli non sottomessi.

Voci correlate


- Storia dell'Islamismo
- Cinque pilastri dell'Islamismo
- Cristianesimo e Islamismo
- Egira
- Guerra santa
- Jihad
- Maometto
- Sufismo
- Unione delle Comunità ed Organizzazioni Islamiche in Italia

Collegamenti esterni

Punti di vista islamici


- [http://english.islamway.com islamway.com]
- [http://www.islam-online.it Portale italiano sull'Islam]
- [http://www.rabita.ch sito islamico svizzero]
- [http://www.alhuda.it Moschea di Roma]

Punti di vista non islamici


- [http://www.alleanzacattolica.org/acs/rapporto_98/iran.htm La libertà religiosa nei Paesi a maggioranza Islamica - rapporto 1998]
- [http://www.faithfreedom.org FaithFreedom]
- [http://www.swami-center.org/en/text/islam.html Fundamentals of the Islamic Ethics]
- [http://wwwuser.gwdg.de/~mriexin/euroislam.html L'Islam in Europa occidentale] categoria:Islam ja:イスラム教 ko:이슬람교 ms:Islam simple:Islam th:ศาสนาอิสลาม

VII secolo

I millennio AC | I millennio | II millennio

IV secolo | V secolo | VI secolo | VII secolo | VIII secolo | IX secolo | X secolo

Anni 600 | Anni 610 | Anni 620 | Anni 630 | Anni 640
Anni 650 | Anni 660 | Anni 670 | Anni 680 | Anni 690

Avvenimenti


- In Medio oriente, nasce l'Islam
- Costantino IV, Imperatore di Bisanzio, sconfigge gli arabi per mare con l'uso del Fuoco Greco
- Gli arabi incendiano la Biblioteca di Alessandria, che da allora in poi non risorgerà più dalle ceneri.
- Nascono gli ordini di monaci amanuensi

Personaggi significativi


- Maometto (La Mecca, ca. 570 - Medina, 632)
- Costantino IV Imperatore Bizantino.
- Foca, idem.

Invenzioni, scoperte, innovazioni


- Gli Arabi diffondono la cultura
- Scuola di arte, letteratura e scienze presso le abbazie Categoria:VII secolo ja:7世紀 ko:7세기

Lingua araba

La lingua araba è una lingua del gruppo semitico. Il suo alfabeto consiste di 28 consonanti più un grafema particolare (hamza). Tre di queste consonanti hanno un valore semi-consonantico (o semi-vocalico, se si preferisce), servendo anche a indicare l'allungamento degli unici tre suoni vocalici esistenti nell'arabo classico (fusha): a , u , i ------> ي , و , ا In realtà nei vari dialetti ( amma ) i suoni vocalici "e" e "o" trovano appieno accoglienza. Questo rende particolarmente ardua la soluzione della traslitterazione in alfabeto latino perché, se in arabo classico il nome "Muhammad" prescriverebbe l'uso appunto delle vocali "u" e "a", nel parlato ciò non è detto avvenga. Si avrà allora (in modo perfettamente legittimo) "Mohammed" o, addirittura (rispettando la realtà fonetica di certe aree arabofone) "M'hammed". Meno corretto - ma non in maniera dirimente - mescolare le cose e creare ad esempio "Muhammed" o "Mohammad". Sarebbe auspicabile, per uniformità, usare con coerenza il sistema "classico". Questo per evitare le varietà fonetiche che si presentano numerose, a seconda delle nazioni arabofone. La stessa cosa vale per l'articolo determinato arabo "al-" che, con circa metà delle lettere dell'alfabeto, assimila la prima consonante che incontra mentre resta invariato con le restante lettere. Auspicabile, per coerenza e maggior facilità di omogeneizzazione, evitare tale "assimilazione" e mantenere sempre l'articolo "al-", perché se è vero che questo non corrisponde alla realtà fonetica, corrisponderà invece in pieno a quella grafica. Le vocali brevi (a, u, i) sono indicate da tre diversi segni posti sopra o sotto la consonante che precede immediatamente quella vocale, con un piccolo tratto obliquo soprastante la "a", con uno identico ma sottostante la "i" e con una sorta di soprastante piccolo nove, con svolazzo però più accentuato, la "u". In arabo non esistono sillabe che iniziano con una vocale breve per cui, per rendere un suono vocalico iniziale, si dovrà usare la corrispondente semi-consonante (ad esempio, per rendere in caratteri arabi la parola "Franco" si dovrà traslitterarla "Ifrankū" o, semmai, "firānkū"). La lingua araba è la lingua ufficiale nei Paesi che aderiscono alla Lega Araba ed è considerata lingua sacra per essere stata impiegata nel Corano, testo sacro della religione islamica a cui aderisce più di un miliardo di musulmani. Araba ja:アラビア語 ko:아랍어 ms:Bahasa Arab simple:Arabic language th:ภาษาอาหรับ

Profeta

Il termine profeta deriva dal greco προφητής [profetès], e letteralmente vuol dire "colui che parla davanti", sia nel senso di parlare pubblicamente (davanti ad ascoltatori), sia nel senso di parlare anticipatamente (di qualcosa che deve ancora accadere). Nel linguaggio corrente il profeta si confonde spesso con il veggente o l'indovino, e comunque con chiunque fornisca informazioni su qualcosa che non è ancora successo, ma in senso proprio il profeta è una figura tipicamente religiosa, più o meno istituzionalizzata in diverse fedi, all'interno delle quali parla a nome della divinità.

Profeti nell'antico Israele

La Bibbia ebraica contiene 36 libri, dedicati ai profeti, i Neviìm. Costoro sono anche chiamati uomini di Dio, e fanno conoscere al popolo la volontà di Dio. Tradizionalemnte si distinguono, fra i libri della bibbia, i "quattro profeti maggiori" e "dodici profeti minori".

Nel cristianesimo

Il Cristianesimo riconosce i profeti dell'Antico Testamento, ma non annovera figure di profeti cristiani in senso proprio ed esclusivo, piuttosto riconosce qualità profetica ai discorsi di alcuni dei suoi santi, a cominciare dal Giovanni dell'Apocalisse, sebbene le interpratazioni di qeusto testo possano essere diverse.

La funzione del profeta

Nella Bibbia la funzione del profeta, più che di predire, è di ammonire il popolo di Israele che si è allontanato dal suo Dio; più in generale, nella religione ebraica l'esperienza mistica sconfina spesso in fenomeni di profetismo.
Nel cristianesimo, la comparsa di profeti ha spesso segnato l'inizio di movimenti ereticali, e riaffiora periodicamente nelle confessioni non cattoliche (esempio tipico, il mormonismo). Pur parlando entrambi di Dio, però, il profeta, a differenza del mistico, intende operare attivamente nella storia, e in questo senso esercita o intende esercitare, come ben vide Max Weber, una funzione politica, a partire da sollecitazioni etiche.
Figure profetiche compaiono quindi e vengono riconosciute per tali in ogni tempo, a prescindere dalle singole religioni, in situazioni storiche di forte e diffuso disagio rispetto alle condizioni materiali, politiche e religiose dominanti.

Nell'Islam

Nell'Islam viene dato un ruolo fondamentale a Maometto, considerato l'ultimo e il definitivo fra i profeti. L'Islam riconosce come profeti alcune figure bibliche, alcune delle quali indicate altrimenti come patriarchi, (tra cui Adamo, Noè, Abramo, Isacco, Ismaele, Giacobbe, Giuseppe, Mosè, Davide, Salomone, Giovanni Battista, Gesù di Nazareth, e Maria sua madre.

In altre religioni

Molte altre religioni storiche si fondano sul messaggio di un profeta:
- Zoroastro (Zaratustra) è il profeta persiano fondatore del mazdeismo (628 AC - 551 AC).
- Mahâvîra (Vardhamana) è il profeta indiano fondatore del giainismo (599 AC - 527 AC).
- Mani (Manes) è il profeta persiano fondatore del manicheismo (216 - 277).
- Joseph Smith è il profeta americano fondatore della Chiesa mormone (1805 - 1844).
- il Báb (Sayyid Ali Muhammad) è il profeta persiano fondatore del babismo (1819 - 1850).
- Bahá'u'lláh (Mirza Hosaynali Nuri) è il profeta persiano fondatore del bahaismo (1817 - 1892).

Voci correlate


- Eresie dei primi secoli
- Movimenti ereticali medievali
- Utopia
- Messia Categoria:Fedi, tradizioni e movimenti religiosi ja:預言者

Dio

Con Dio, nelle religioni e filosofie monoteiste, si intende l'essere supremo, eterno e infinito, creatore dell'universo. In questa accezione viene solitamente indicato con l'iniziale maiuscola. In particolare, nella tradizione ebraica, cristiana ed islamica, a Dio viene attribuito un carattere personale ed una rivelazione pubblica. Nelle religioni politeiste con dio (generalmente indicato con la lettera minuscola) si intende un'entità superiore all'uomo innanzitutto in potenza, in sapienza e spesso in moralità, quasi sempre (ma non necessariamente) immortale. In questo caso spesso viene ulteriormente identificato con il nome proprio: ad esempio nella religione greca - e nella relativa mitologia - il dio Apollo, la dea Atena, ecc. Riportiamo di seguito le tre religioni monoteiste, in ordine cronologico, per evidenziare la trasformazione col tempo del concetto di divinità.

Visione ebraica

Nella religione ebraica e nell'Antico Testamento Dio è visto come l'Essere Supremo, Creatore, Autore e Causa prima dell'universo, Governatore del mondo e degli uomini, Giudice supremo e Padre, la cui giustizia è temperata dalla misericordia, i cui propositi sono realizzati da agenti prescelti, che possono essere sia individui sia nazioni. Dio comunica la sua volontà attraverso profeti e altri canali stabiliti.

I nomi di Dio

Dio traduce l'ebraico El (nome anche di una divinità fenicia), Eloah, ed Elohim (grammaticalmente plurale, da cui varie ipotesi su di un politeismo originario). Si trova nei testi che lo studio filologico fa risalire alla corrente eloista del Pentateuco. La stessa radice si ritrova nell'ebraico e poi cristiano Elia e nell'attributo di Gesù come Em-anu-el(Dio-con-noi); ed anche nell'islamico Allah. A testimonianza dell'origine comune di cristianesimo, islam ed ebraismo, i loro nomi di Dio condividono la stessa origine. Appare pure il nome composto dalle lettere ebraiche י (yod) ה (heh) ו (vav) ה (heh) o יהוה (la scrittura ebraica è da destra a sinistra ). I vari modi di pronunciarlo sono dipendenti dalla Bibbia che si usa e dal fatto che nell'ebraico biblico non si scrivono le vocali, ma solo le consonanti, per cui ogni traduttore o editore deve usare un qualche criterio per inserire nel tetragramma le vocali che permettano di leggerlo in italiano o in un'altra lingua. Tali regole, poste arbitrariamente, non sono quelle dell'originale ebraico poichè la tradizione corrispondente si è persa nel corso dei secoli: per questo motivo gli ebrei ancora oggi non leggono questo nome in maniera diretta e ogni volta che appare la parola la leggono Adonai, che significa Signore. Il nome significa "io mostrerò d'essere ciò che mostrerò d'essere" oppure "Io sono l'essenza dell'essere", come possiamo trovare in Esodo 3:14; il nome per indicare che Dio può manifestarsi nel tempo come tutto ciò che desidera, e che attualmente è fuori del tempo ogni cosa. Altra interpretazione del significato del nome di Dio è "Io sono colui che sono" anche se su questa interpretazione si obietta che l'ebraico usa una forma causativa del verbo e quindi il segnificato "egli fa essere" sembra maggiormente accreditato.

Dalla monolatria al monoteismo

La fede del popolo ebraico è in un primo momento un culto di monolatria (conosciuto anche come enoteismo): ogni popolo ha il suo Dio, ma il Dio del popolo ebraico è l'unico che Israele adora e serve. Sono eco di questa concezione passi biblici come quelli che dicono: "Il Signore è il nostro Dio, il più grande di tutti gli dei". Ci si riferisce a lui come il "Dio dei nostri padri", "il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe". È solo al tempo dell'Esilio babilonese (VI secolo AC) che Israele passa della monolatria al monoteismo: c'è un solo Dio, tutti gli altri sono apparenza.

Gli "attributi" di Dio

Il Dio degli ebrei è creatore di tutte le cose, che ha plasmato dal nulla. Il profeta Ezechiele, rappresentando la maestosità del Creatore e della sua perfetta organizzazione in un simbolico carro celeste, parlò della presenza di quattro creature viventi, cherubini, ai lati di questo carro. Ogni creatura aveva quattro facce che rappresentano i quattro principali attributi di Dio. In particolare le figure descritte da Ezechiele sono:
- una faccia d'aquila; che simboleggia la profonda sapienza di Dio (Proverbi 2:6);
- una faccia di toro; che con la sua leggendaria potenza ben raffigura l'onnipotenza di Dio (Giobbe 37:23);
- una faccia di leone; simbolo della coraggiosa giustizia di Dio (Deuteronomio 32:4);
- una faccia d'uomo; simbolo dell' amore di Dio, in quanto l'uomo è l'unica creatura in grado di manifestare intelligentemente questa qualità.

L'azione di Dio nella storia

Il Dio degli ebrei è un Dio impegnato in loro favore (all'inizio), e verso tutti gli uomini (tempi più tardi). Israele nasce come popolo quando sperimenta che Dio lo libera della schiavitù d'Egitto. Da quel momento in avanti Dio è colui che dice "presente" (La radice del nome è la stessa radice del verbo essere coniugato al presente indicativo = Io Sono = Io sono qui con te), ed è al suo lato per accompagnarlo e salvarlo. Anche le circostanze dolorose, come cadere in mano dei nemici o l'Esilio babilonese, sono interpretate come un'azione di Dio che corregge il suo popolo a causa dei suoi peccati.

Bibbia e ateismo

A scanso di equivoci, nella Bibbia l'esistenza di Dio non è dimostrata ma presupposta, non ci sono tentativi di dimostrare la sua realtà. Lo scetticismo filosofico appartiene ad un periodo posteriore a quello in cui furono composti i libri della Bibbia, non ha senso discutere di ateismo prima dell'epoca dell'Illuminismo. I Greci si posero il problema dell'esistenza di Dio e Aristotele giunse a dimostrarne la necessità filosofica come motore immobile, causa prima non causata. Solo nel Qohelet o Ecclesiaste e nei salmi 14, 53 e 94 troviamo tracce di una qualche tendenza pessimista che può far pensare, da molto lontano, all'ateismo moderno.

Visione cristiana

Dio nel Cristianesimo comprende due punti di vista apparentemente contrastanti: da un lato si afferma la professione di fede ebraica sull'unicità di Dio (monoteismo), dall'altro si accoglie letteramente l'affermazione di Gesù "chi vede me vede il Padre". Le principali novità introdotte dall'Ebraismo sono il monoteismo e la trascendenza di Dio, che nel caso degli dei greci sull'Olimpo era una libera scelta; per il Dio cristiano è la sua stessa natura, un fatto necessario che però non esclude che oltre a essere nei cieli possa vivere anche in terra (il caso di Gesù e poi dello Spirito Santo fra gli uomini). Nel Vangelo secondo Giovanni si riporta l'affermazione di Gesù che rivela che Lui è nel Padre e il Padre è in Lui; l'evangelista Giovanni parla anche della Terza Persona della Trinità, un Consolatore (paraclito), lo Spirito Santo che il Padre avrebbe inviato ai suoi figli fino alla fine dei tempi dopo la crocifissione, morte e resurrezione di Gesù: tale promessa si compie per la tradizione cristiana e viene ricordata dai cattolici nel giorno di Pentecoste, che celebra appunto la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli. Il riferimento giovanneo costante alla Trinità e all'inabitazione trinitaria nell'uomo è da conciliare con la divinità dell'antico testamento, al cui interno i profeti fecero numerosi riferimenti ad un Messia che sarà figlio d'uomo ed eletto di Dio. La sintesi di varie Chiese cristiane è quella di un Dio Uno e Trino, una Persona sola e tre persone distinte (Padre, Figlio e Spirito Santo) distinte (ma non diverse): tale articolo di fede, insieme alla incarnazione, passione, morte e resurrezione di Gesù sono i misteri fondamentali della fede cristiana. Nei primi concili ecumenici, a partire dal IV secolo, si cerca di razionalizzare questo contrasto. Nel Credo di Nicea si professa un solo Dio, Padre onnipotente, creatore dell'universo e di ogni cosa, visibile o invisibile. Con questo si rimane nel solco dell'Ebraismo da cui il Cristianesimo è sorto. Il Credo però prosegue dichiarando che Gesù Cristo è "Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero", che è consustanziale a Dio, che al tempo stesso possiede la natura umana, e che anche lo Spirito Santo è Dio. Si viene a definire la dottrina trinitaria, la più caratteristica del cristianesimo, che lo separa dalla radice ebraica da cui è derivato. Le Chiese cristiane concordano nel parlare di mistero cristologico e mistero trinitario, ritenendo ineffabile la natura profonda di Dio, e che perciò fosse necessaria una rivelazione da parte di Dio stesso, non potendo la ragione umana arrivare a dedurlo. Questa dottrina è condivisa dalle tre maggiori forme di Cristianesimo: Cattolicesimo, Ortodossia e la maggior parte del Protestantesimo. La sua definizione ebbe luogo, come detto prima, a partire dal IV secolo, a seguito della disputa fra la chiesa "Ortodossa" e l'Arianesimo, ora estinto, che negava la natura divina di Gesù. l cristiani che non accettano la dottrina trinitaria sono detti "unitariani" e in prevalenza sono una branca minoritaria del Protestantesimo.

Visione islamica

Nell'Islam Dio (in arabo Allāh) è l'Essere Supremo che ha creato e seguita a creare l'universo e ogni cosa in esso contenuta. Per quanto riguarda il tempo l'Islam considera che vi sia una perfetta identificazione con Dio e che, quindi, non si tratta di una Sua creazione ontologicamente distinta. Dal convincimento che ogni cosa che sembra esistere - ivi compresa la materia bruta - è in realtà pervasa dallo Spirito di Dio ne deriva che anche gli atti umani sono opera del Creatore e che l'uomo ne abbia al massimo il "possesso" più che la "proprietà", avviando una discussione estremamente ardua sui limiti dell'azione umana che potrebbero portare a una sorta di fatalismo (tutto è determinato da Dio, tutto "è scritto" da Dio nel Suo Libro, il Corano, che s'identifica nella Sua parola, attributo non distinguibile e diverso dall'Essere supremo e che dunque è eterno a parte ante e a parte post). A Dio non è possibile contrapporre in alcun modo un principio del Male perché questo porterebbe a una concezione dualistica del mondo. Nell'Islam, che è assolutamente monistico lo spazio riservato al Maligno (Shaytān, Iblīs) è estremamente ridotto e quasi insignificante e la stessa natura "di fuoco" del diavolo non è neppure assimilabile a quella "di luce" degli angeli. Il Bene è Dio e la Sua la Volontà e il Male la negazione di Dio e il disubbidirGli. Il credente (mu'min) deve essere pertanto un muslim", ovvero un sottomesso assoluto al comando di Dio. Dio è assolutamente inconoscibile dall'uomo e quello che è dato sapere di Lui deriva direttamente dalla Sua Rivelazione testuale. Secondo l'Islam, Dio ha dato la Sua prima disposizione volitiva ad Adamo che è nell'Islam primo uomo e primo profeta. Nel prosieguo delle generazioni il tempo e l'azione talora maligna di alcuni uomini ha corrotto o falsato tale Rivelazione e Dio ha per questo motivo seguitato a mandare Suoi Inviati e Suoi profeti per riproporre l'insiene della Sua volontà. Di questa lunghissima catena profetologica Muhammad, il nostro Maometto, costituisce l'ultimo anello. Dopo di lui non vi sarà più alcun Inviato o alcun profeta e chiunque dovesse dichiarare riaperto il ciclo profetico si metterebbe automaticamente al di fuori di uno dei pochi dogmi islamici (come è avvenuto con la Ahmadiyya di Lahore o con i Drusi o con i Nusairi, solo per fare alcuni esempi). L'onnipotenza, l'onnipresenza, l'onniscienza di Dio si accompagnano alla Sua infinita misericordia e generosità, motivo per cui non si potrà mai asserire che Dio "è tenuto" a punire i malvagi con una pena eterna mentre si può affermare che un premio eterno è stato destinato dal Creatore alle Sue creature a Suo totale piacimento. Un passaggio teologicamente accettato afferma pertanto che l'Inferno non sarà eterno per i musulmani ma, a rigor di logica, l'eternità della pena non si potrà presupporre e pretendere neppure per il resto dell'umanità, perché questo sarebbe porre un inammissibile limite all'onnipotenza divina.

I nomi di Dio nell'Islam

Nello stesso Corano L'Essere supremo rivela di avere i nomi di Allāh e di Rahmān ma è chiaro che tali nomi possono essere perfettamente essere resi dal termine Iddio ("il" + "Dio") nella lingua italiana. Una lettura anodina del Corano induce molti musulmani a pretendere l'uso del termine arabo per chiamare il Creatore, anche quando si usi una lingua diversa dall'arabo ma a tale scelta si possono contrapporre due osservazioni. La prima riguarda il rischio di tracciare una linea concettualmente troppo differenziata fra il Dio ad esempio ebraico, quello islamico e quello cristiano, con un sottile rischio culturalmenre "razzistico". La seconda concerne il fatto che, dando ragione a questi assertori dell'obbligatorietà dell'uso del termine "Allāh", si dovrebbe per conseguenza usare il termine "God" o "Gott" quando si volesse parlare del Dio di cui parlano gli anglicani e di quello che adorano i luterani e del Tetragramma quando si voglia parlare del Dio dell'Antico Testamento. La cultura islamica parla di 99 "Bei Nomi di Dio" (al-asmā‘ al-husnà), che formano i cosiddetti nomi teofori, abbondantemente in uso in aree islamiche del mondo: ‘Abd al-Tahmān, ‘Abd al-Rahīm, ‘Abd al-Jabbār, o lo stesso ‘Abd Allāh, formati dal termine "‘Abd" ("schiavo di"), seguito da uno dei 99 Nomi divini anzidetti.

Gli attributi di Dio dell'Islam

Gli attributi divini (sifāt ) - coeterni ma senza che si possa alterare l'unità di Dio («né Lui né altro da Lui», affermano i teologi musulmani sunniti) - sono (per quanto riguarda quelli "personali", ossia nafsiyya): la vita, la scienza, la potenza, la volontà, l'udito, la vista e la parola, cui una parte del pensiero teologico sunnita aggiunge la persistenza. La questione dell'increatezza del Corano deriva dalla polemica riguardante detti attributi, perché all'affermazione che la Rivelazione era stata creata da Dio al momento della Sua creazione del genere umano si contrappose la tesi vincente del hanbalismo secondo cui, essendo la Rivelazione "parola di Dio" (kalimat Allāh), ne derivava una sua eternità (argomento affrontato in modo pressoché identico nell'Ebraismo per quanto riguarda la Tōrāh).

I Testimoni di Geova

Gli ebrei si rifiutano di pronunciarne il nome di Dio perchè non sono sicuri della vocalizzazione quindi quando leggono la Torah, il Tetragramma viene sostituito dalla parola Adonai, "Signore". In particolare la forma Yehowah è la vocalizzazione di alcuni studiosi detti masoreti che nel Medioevo produssero una versione della Bibbia vocalizzata. Non conoscendo neanche loro la pronuncia corretta, vocalizzarono il tetragramma con le vocali della parola Adonai. Da qui Yahowai e quindi Yehowah, da cui deriva l'italiano Geova, termine ora quasi esclusivamente utilizzato dai Testimoni di Geova anche se oggi accettano altre pronunce.

Dottrine manichee

Molte posizioni riconducono la lotta fra il bene e il male a una lotta fra due forze di pari livello, eterna e senza un vincitore. Questa teorizzazione è sentita in varie sophie orientali e ha avuto una dottrina densa di conseguenze nel manicheismo. Il profeta Mani, rifacendosi alle idee di Zarathustra (latinizzato in Zoroastro), nella Persia del VII secolo AC (odierna Iran) fece molti proseliti con una dottrina che prevedeva un'eterna contrapposizione fra il principio del bene e del male: Ahura Mazda e Arimane. L'idea di due princìpi a fondamento dell'essere contrastava con il pensiero greco, che ricercò delle spiegazioni non dicotomiche all'esistenza del male, pensando il non-essere come qualcosa di relativo, minore e inevitabile conseguenza che necessitava dell'essere-bene per esistere, mentre l'essere poteva evitare il non-essere restando Uno e può evitarlo tornando in sé.

Voci correlate


- Lista di divinità
- Tetragramma biblico Categoria:Religione ko:하느님 simple:God

Sciismo

Gli Sciiti appartengono allo Sciismo, la principale branca minoritaria dell'Islam. I musulmani sciiti devono il loro nome all'espressione "shī‘at ‘Alī" (fazione di ‘Alī). Si sono divisi dai Sunniti in seguito all'assassinio perpetrato dalle forze califfali omayyadi di al-Husayn b. ‘Alī, figlio di ‘Alī b. Abī Tālib, avvenuto nel 680 a Karbalā’, in Iraq, seconda città santa sciita dopo Najaf, in cui fu sepolto suo padre, primo Imām sciita e quarto califfo dell'Islam. Gli Sciiti si differenziano dai Sunniti sulla questione della guida della comunità islamica (umma), dal momento che considerano unica legittimata a regnare la Famiglia del profeta Maometto (Ahl al-Bayt), mentre per i Sunniti qualsiasi fedele che si sia distinto per la sua fede può guidare un governo islamico. Col tempo si sono differenziati dai Sunniti anche su alcuni istituti giuridici (ammettono, ad esempio, la legittimità del matrimonio a tempo prefissato (mut‘a) e considerano che dal Corano raccolto all'epoca del califfo ‘Uthmān b. ‘Affān siano stati espunti alcuni passaggi e una sura intera che indicavano la successione di ‘Alī a Maometto), ma il fatto che non si siano differenziati dai Sunniti negli aspetti dogmatici non consente che si parli per essi di eresia ma solo di una variante dell'Islam. Essa è minoritaria in termini assoluti (10% massimo dei fedeli musulmani di tutto il mondo) ma maggioritaria in Iraq, in Libano e in alcune aree del Golfo Persico e del tutto prevalente in Iran, dove lo sciismo fu violentemente imposto dalla dinastia dei Safavidi (1501-1722).

Voci correlate


- Sunnismo
- Sufismo Categoria:Islam ja:シーア派 ko:시아파 ms:Syiah th:ชีอะหฺ

Ulema

Ulema (in lingua araba 'Ulamā', singolare 'Ālim) sono i dotti musulmani di "scienze religiose" (‘ulùm al-diniyya). Letteralmente il termine significa "sapienti, dotti, saggi" ma la loro scienza non è quella delle cosiddette scienze esatte bensì quella, ritenuta dall'Islam più significante della conoscenza della Volontà di Dio, il più delle volte difficile da penetrare. Di conseguenza al termine non può riferirsi il filosofo faylasuf che ama certamente la conoscenza nel convincimento che la ragione umana possa giungere a comprendere in tutto o in parte il Mistero divino. Cosa che, invece, la stragrande maggioranza dei musulmani considera assai improbabile, se non addirittura impossibile. Questo iter gnoseologico (conoscitivo) quindi può e deve avvenire secondo i dotti, solo percorrendo e applicando la lettera della Rivelazione, senza mai allontanarsene. Studi del Corano e della Sunna (che insieme formano, sotto un profilo giuridico, la Sharì‘a) sono quelli che formano la conoscenza della Via che Dio impone all'uomo di percorrere. Quanti si rifanno al misticismo - che meglio sarebbe definire per la realtà del pensiero islamico, "esoterismo" (sufismo) - o alla filosofia non sarebbero tecnicamente definibili col termine ‘ulamà’ .

Voci correlate


- Faylasuf Categoria:Islam ja:ウラマー ko:울레마

Lingua araba

La lingua araba è una lingua del gruppo semitico. Il suo alfabeto consiste di 28 consonanti più un grafema particolare (hamza). Tre di queste consonanti hanno un valore semi-consonantico (o semi-vocalico, se si preferisce), servendo anche a indicare l'allungamento degli unici tre suoni vocalici esistenti nell'arabo classico (fusha): a , u , i ------> ي , و , ا In realtà nei vari dialetti ( amma ) i suoni vocalici "e" e "o" trovano appieno accoglienza. Questo rende particolarmente ardua la soluzione della traslitterazione in alfabeto latino perché, se in arabo classico il nome "Muhammad" prescriverebbe l'uso appunto delle vocali "u" e "a", nel parlato ciò non è detto avvenga. Si avrà allora (in modo perfettamente legittimo) "Mohammed" o, addirittura (rispettando la realtà fonetica di certe aree arabofone) "M'hammed". Meno corretto - ma non in maniera dirimente - mescolare le cose e creare ad esempio "Muhammed" o "Mohammad". Sarebbe auspicabile, per uniformità, usare con coerenza il sistema "classico". Questo per evitare le varietà fonetiche che si presentano numerose, a seconda delle nazioni arabofone. La stessa cosa vale per l'articolo determinato arabo "al-" che, con circa metà delle lettere dell'alfabeto, assimila la prima consonante che incontra mentre resta invariato con le restante lettere. Auspicabile, per coerenza e maggior facilità di omogeneizzazione, evitare tale "assimilazione" e mantenere sempre l'articolo "al-", perché se è vero che questo non corrisponde alla realtà fonetica, corrisponderà invece in pieno a quella grafica. Le vocali brevi (a, u, i) sono indicate da tre diversi segni posti sopra o sotto la consonante che precede immediatamente quella vocale, con un piccolo tratto obliquo soprastante la "a", con uno identico ma sottostante la "i" e con una sorta di soprastante piccolo nove, con svolazzo però più accentuato, la "u". In arabo non esistono sillabe che iniziano con una vocale breve per cui, per rendere un suono vocalico iniziale, si dovrà usare la corrispondente semi-consonante (ad esempio, per rendere in caratteri arabi la parola "Franco" si dovrà traslitterarla "Ifrankū" o, semmai, "firānkū"). La lingua araba è la lingua ufficiale nei Paesi che aderiscono alla Lega Araba ed è considerata lingua sacra per essere stata impiegata nel Corano, testo sacro della religione islamica a cui aderisce più di un miliardo di musulmani. Araba ja:アラビア語 ko:아랍어 ms:Bahasa Arab simple:Arabic language th:ภาษาอาหรับ

Vangelo

La parola Vangelo è usata nella letteratura ellenistica del I secolo, nell'Antico e nel Nuovo Testamento. Essa ha molte sfumature di significato, che quest'articolo vuol mettere in luce. Più tardi la parola passa ad indicare il genere letterario degli scritti del Nuovo Testamento detti Vangeli.

Etimologia

"Vangelo" è una parola d'origine greca, εὐαγγέλιον, euangelion , che arriva all'italiano attraverso il latino evangelium. Vangelo significa letteralmente "lieto annuncio", "buona notizia".

Nell'Antico Testamento

In Isaia si parla del messaggero di lieti annunci. L'espressione "lieti annunci" contiene nella versione greca la stessa parola vangelo. Il contesto è quello del ritorno a Gerusalemme degli esiliati in Babilionia. Isaia è un passo profetico ripreso da Gesù quando si presentò nella sinagoga di Nazaret, sua città natale. Parla dell'azione dello Spirito di Dio sul consacrato (messia) del Dio ebraico. L'opera del messia sarà una buona notizia ("vangelo") per i poveri, consistendo nella loro liberazione. Appunto Gesù applicherà a sé e alla sua opera questo annuncio dell'antico testamento.

Nella letteratura ellenistica del I secolo

Nella letteratura ellenistica euaggélion significa "buon annuncio". Così in Giuseppe Flavio, Beh. 2,42 appare l'espressione deinòn euaggélion = "splendida notizia": quella data al procuratore Gessio Floro sull'aggravarsi della situazione in Gerusalemme all'inizio della guerra giudaica nel 66 d.C.

Nel Nuovo Testamento

Vangelo come annuncio del Regno

Troviamo il termine nei vangeli sinottici, in bocca allo stesso Gesù: :Il tempo è compiuto, e il Regno di Dio è vicino: convertitevi e credete alla buona notizia (vangelo) (Marco ). Qui la parola indica l'irruzione di Dio nella storia degli uomini attraverso la persona di Gesù di Nazaret. Lo stesso significato si trova in san Paolo nella Lettera ai Filippesi, dove lungo tutta la lettera ritorna l'idea del vangelo-buona notizia che si è diffuso nella comunità di Filippi: parla della sua gioia per la loro "cooperazione alla diffusione del vangelo" () e della "grazia che mi è stata concessa sia nelle catene, sia nella difesa e nel consolidamento del vangelo" (); riconosce che le sue "vicende si sono volte piuttosto a vantaggio del vangelo" (); è cosciente di essere stato "posto per la difesa del vangelo" (); invita i filippesi a comportarsi "da cittadini degni del vangelo" (); ecc. ecc. Lo stesso significato appare nella Lettera agli Efesini, dove risalta che il Vangelo è l'annunzio di Cristo, trasmesso dagli apostoli: :In lui (Cristo) anche voi, dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza e avere in esso creduto, avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso (). :I pagani cioè sono chiamati, in Cristo Gesù, a partecipare alla stessa eredità, a formare lo stesso corpo, e ad essere partecipi della promessa per mezzo del vangelo ().

Vangelo come kerigma

In altro contesto san Paolo usa invece la parola riferendosi all'annunzio fondamentale (kerigma) che egli faceva nelle comunità cristiane, annuncio incentrato nella Pasqua di Gesù. Nella Prima Lettera ai Corinzi () afferma: :Vi rendo noto, fratelli, il vangelo che vi ho annunziato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi, e dal quale anche ricevete la salvezza, se lo mantenete in quella forma in cui ve l'ho annunziato. Altrimenti, avreste creduto invano! Vi ho trasmesso, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. Appare già una leggera trasformazione semantica: dal messaggio della vicinanza di Dio e del suo regno siamo passati al contenuto della prima professione di fede, centrato sulla morte e risurrezione di Cristo.

Vangelo come forza di libertà in Cristo

Diversamente, nella Lettera ai Galati, nata nel contesto della lotta di Paolo contro l'obbligo della circoncisione, "vangelo" significa la condizione di libertà dalla legge che Cristo ha portato, libertà che è messa in pericolo dalle pretese dei giudaizzanti di imporre la circoncisione ai cristiani provenienti dal paganesimo: :Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro vangelo. In realtà, però, non ce n'è un altro; solo che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema! ().

Il genere letterario "Vangelo"

A partire dal II secolo poi Vangelo passa ad indicare il genere letterario che racconta la vita di Gesù, i suoi insegnamenti, le sue opere, la sua morte e resurrezione (vedi la voce Vangeli). Questo genere letterario si distingue da quello delle biografie: queste hanno di mira fornire un'informazione completa sulla vita di una persona; invece nei vangeli la finalità è trasmettere la predicazione della chiesa dei tempi [apostoli|apostolici]] riguardante colui che considerava il suo Signore e Messia, Gesù di Nazareth, incarnato, morto e risorto per la salvezza degli uomini. Non stupisce quindi il fatto che nei vangeli non compaiono le informazioni sui primi trent'anni di vita di Gesù. E dove Matteo e Luca riportano alcuni episodi della sua infanzia, lo fanno in funzione teologica, per far risaltare l'identità di Gesù come Signore (Luca), e il compimento in lui delle scritture (Matteo).

Collegamenti esterni

[http://www.ebible.it/temi/vangeli/lessico.htm "Vangelo": lessico e significati (su eBible.it)] Categoria:Vangelo Categoria:Vangeli ja:福音 ko:복음서

Toràh

Torah è una parola ebraica che significa legge, insegnamento. Con questo termine si indicano i primi 5 libri del Tanakh, conosciuti anche col nome greco di Pentateuco (pente in greco significa cinque, teuchos significa libro), forse in riferimento ai 5 rotoli di pergamena in cui sono scritti. Con il medesimo termine, l'ebraismo indica anche la Legge ebraica intesa in senso generale. Più precisamente si utilizza la dicitura Torah shebiktav (traduz. La legge che è scritta) per indicare i 5 libri del Pentateuco e la dicitura Torah shebehalpeh per indicare tutto l'insieme di tradizioni orali codificate successivamente. I libri della Torah sono:
- Genesi (Gen) (בראשית, Bereshit: "In principio...")
- Esodo (Es) (שמות, Shemot: "Nomi")
- Levitico (Lv) (ויקרא, Vayikra: "Ed egli chiamò...")
- Numeri (Nm) (במדבר, Bamidbar: "Nel deserto..."), e
- Deuteronomio (Dt) (דברים, Devarim: "Parole", o "Discorsi") (I nomi ebraici sono presi dalle parole iniziali del primo verso dei rispettivi libri. Vedi, ad esempio, Genesis 1:1.) È consuetudine completare la lettura della Torah in un anno e per questo scopo essa è stata suddivisa in 54 parashoth, (plurale di parashà/porzione) quanti sono i sabati in un anno. Le parashoth prendono il nome dalla prima o da una delle prime parole con cui hanno inizio.

Struttura dei 5 libri

La Torah non è una completa e sistematica legislazione, ma una base filosofica di tipo generale e un gran numero di leggi specifiche. Queste leggi sono spesso la reminiscenza di abitudini esistenti nell'antico oriente, ma hanno delle importanti variazioni concettuali rispetto ad esse. La struttura del libro del Deuteronomio è differente dai precedenti, così talvolta i primi libri della Bibbia sono conosciuti come Tetrateuco (4 libri). Dal punto di vista storico il sesto libro della bibbia, il libro di Giosuè, è la prosecuzione del Deuteronomio, per cui qualche autore parla di Esateuco. I Samaritani avevano la loro versione della Torah contenente molte varianti, molto più vicine alla versione greca dei Settanta che al testo Masoretico, portando alla conclusione che il testo samaritano si avvicina a versioni che erano comuni in Palestina ma sono state rigettate dai Masoreti.

Il punto di vista ebraico sulla Torah

La Torah è il documento primario dell'ebraismo ed è la sorgente delle 613 mitzvot (613 precetti) e della maggior parte della sua struttura etica. Secondo la tradizione questi libri furono dati a Mosè da Dio sul Monte Sinai, il dettato include sia le citazioni che ogni parola contenuta nel testo, anche frasi del tipo: Dio parlò a Mosè.... I rabbini hanno considerato che non soltanto le parole forniscono un messaggio divino ma sono anche portatrici di un messaggio che si estende oltre loro. Hanno sostenuto che anche il più piccolo segno della lettera ebraica è stato messo là da Dio come insegnamento. A monito di questo viene posta una yod nella frase: Io sono il Signore tuo Dio ed in quella spesso ripetuta: E Dio disse a Mosè poiché la yod è il più piccolo segno indipendente dell'alfabeto ebraico. Nella stessa maniera rabbi Akiva, che morì nell'anno 135 disse che aveva imparato una nuova legge da ogni et della Torah (Talmud, trattato Pesachium 22b); la parola et non ha alcun significato da sola, serve soltanto a segnalare il caso accusativo. Cioè per concludere, secondo la tradizione ebraica ortodossa la frase E Dio disse a Mosè è tanto importante quanto lo è quello che Dio ha detto a Mosè. Una interpretazione della Cabala è che la Torah costituisca il lungo nome di Dio che si è spezzato in più parole per permettere alle menti umane di comprenderlo, ma non è l'unico modo in cui può essere spezzato: secondo gli Ebrei Ortodossi le lettere e i suoni della Torah possono dare origine a significati differenti se spostati.

Il punto di vista cristiano

Anche i cristiani credono che la Torah sia parola di Dio, ma la maggior parte non crede che sia stata dettata direttamente da Lui a Mosè in una volta. Comunque la cristianità tradizionale afferma che mentre le citazioni di Dio sono letteralmente pronunciate da Lui, il resto del testo non sarebbe una citazione diretta ma parole umane scritte da un profeta sotto l'ispirazione divina. Così l'intera Torah è dovuta ad una santa rivelazione ma non è tutta una citazione. La credenza cristiana che Gesù è sia completamente umano che completamente divino ha una analogia molto vicina al punto di vista dei cristiani riguardo la scrittura.

L'origine della Torah

Come affermato in precedenza il punto di vista tradizionale è che la Torah è stata dettata direttamente da Dio a Mosè e messa per iscritto prima della morte di Mosè. Alcuni studi moderni iniziati alla fine del XIX secolo affermano che il testo della Torah sembra essere stato redatto unendo differenti precedenti sorgenti: questa teoria è nota come Ipotesi Documentale, anche chiamata teoria JEDP.

Traduzioni

Traduzioni di questi libri esistono da più di 2000 anni, la più antica e famosa delle quali è quella greca detta dei settanta che secondo la leggenda si dice sia stata voluta da un faraone della dinastia tolemaica. La più conosciuta traduzione dell'antichità è forse quella del Targum di Onkelos il Proselita, la quale è ancora usata come strumento per gli studi della Torah e citata ampiamente da Rashi in dibattiti di etimologia. La Torah, che sta alla base del Vecchio Testamento cristiano, ebbe la sua ufficializzazione terminologica solo intorno al VII secolo dC. Infatti prima di tale periodo della Torah esistevano più versioni che differivano nelle interpretazioni delle singole parole. Causa di ciò risiede nella natura consonantica della lingua ebraica. L'ebraico scritto infatti non ha vocali, queste sono inserite mentalmente da chi legge a seconda del contesto. Un esempio in italiano potrebbe essere dato dalle due lettere "CS", le cui possibili vocalizzazioni possono essere, a causa del contesto, "CaSa", "CoSa", "CaSo", "CoSo". Prima del VII secolo dC ognuna delle quattro parole sarebbe potuta essere accettata, in quanto potenzialmente corretta.

Voci correlate


- Tanach
- Bibbia
- Mosè

Collegamenti esterni


- [http://www.e-brei.net/ Ebraismo italiano] Categoria:Bibbia ebraica Categoria:Antico Testamento Categoria:Testi sacri ja:モーセ五書 ms:Taurat

Veda

I Veda sono un'antichissima raccolta di opere sacre di estrema importanza presso la religione induista, che consistono essenzialmente in canti rituali e recitazioni le quali hanno lo scopo di vitalizzare e spiritualizzare ogni fase della vita e dell'attività dell'uomo. Si ritiene che siano il Testo sacro più antico che sia pervenuto ai giorni nostri. Il termine "Veda" (dalla radice sanscrita vid, "sapere", "conoscere") significa letteralmente "conoscenza", e sta qui ad indicare la suprema conoscenza di Dio, o Brahman. Fra tutti gli immensi testi dell'India, i Veda sono le uniche Scritture alle quali non viene attribuito alcun autore. Il Rig Veda riconduce gl'inni ad un'origine celeste e ci dice che essi sono stati tramandati da "tempi antichi" e rivestiti di un linguaggio nuovo. Divinamente rivelati di era in era ai Rishi (considerati dei veri e propri veggenti) i quattro Veda sono detti possedere nityatva, "validità senza tempo".

La suddivisione dei Veda

I Veda sono essenzialmente quattro; l'organizzatore e suddivisore dei Veda, che consentì ai mortali di comprendere la divina conoscenza in essi contenuta, è considerato il mitico saggio Vyasa, autore del Mahabharata e dei Purana.

Yajur Veda

Lo Yajur Veda è un trattato di formule inerenti al sacrificio.

Sama Veda

Il Sama Veda è un trattato sulla musica in particolare le melodie.

Atharva Veda

L'Atharva Veda è il trattato di medicina e formule magiche.

Rig Veda

Il Rig Veda è il trattato più importante dei quattro perché si basa sull'aspetto filosofico. È stato datato al XV secolo a.C. suddiviso in quattro elementi Agni (fuoco), Dyaue (cielo), Vayu (vento) e Surya (sole) si basa sull'adorazione di qualsiasi forma di vita e evento naturale.

Voci correlate


- Vedanta
- Upanishad
- Brahman
- Vidya Categoria:Testi Sacri dell'Induismo ja:ヴェーダ ko:베다

Adamo

. Affresco della Cappella Sistina (1511); una delle più famose opere d'arte del mondo.]] Adamo (אָדָם in ebraico, e آدم (ʾĀdam) in Arabo) significa uomo, uomo terreno, terroso, o rosso, è il nome del primo uomo secondo l'ebraismo, il cristianesimo e l'islam.

Nella Bibbia

In accordo tra quanto riportato nel libro biblico della Genesi, Adamo sarebbe il nome del primo uomo creato da Dio, dalla cui costola venne generata la prima donna, Eva (Genesi 2.21-22). Nel libro sono in realtà presenti due diverse tradizioni, nella seconda tradizione Eva viene creata contemporanesamente ad Adamo stesso (Genesi 1.27).

Nuovo Testamento

Anche nel Nuovo Testamento viene richiamata la figura di Adamo ed Eva. Ad esempio si cita il Vangelo di Matteo 19.4,5, oppure la Prima lettera ai Corinzi 15.45,47.

Nel Corano

Nel Corano compare, pur con significative varianti, un racconto derivato da quello della Genesi. Categoria:Antico Testamento Categoria:Bibbia ebraica ja:アダムとイヴ

Abramo

Abramo è un nome proprio di persona italiano maschile.

Etimologia

Deriva dall'ebraico abraham che significa "padre di un popolo".

Onomastico

Viene festeggiato il 9 ottobre.

Persone


- Abramo è un personaggio della Bibbia, il fondatore del popolo di Israele.
- Ibrahim è il nome arabo del biblico Abramo. Nella tradizione islamica tuttavia sono ricordate alcune significative differenze rispetto alla narrazione biblica, come quella che gli avrebbe in qualche modo fatto privilegiare il figlio Ismaele (in arabo Ismā‘īl), avuto dalla schiava Hagar/Agar.
- Abramo Lincoln

Curiosità

Categoria:Antroponimi ja:アブラハム ko:아브라함

Davide

Davide può essere riferito a:
- un nome proprio maschile (vedi Davide (nome))
- una figura biblica (vedi Davide (Bibbia))
- citato assieme a Golia in Davide e Golia

Maria, madre di Gesù

Maria (aramaico מרים, Maryām; greco dei LXX Μαριαμ, Mariam, Μαρια, Maria; Arabo: مريم, Maryem) è, nel cristianesimo e nell'islam, la madre di Gesù.

Maria nei vangeli

Nei vangeli sinottici

San Luca Evangelista è quello che - nel Nuovo Testamento - ne parla più diffusamente. Da lui si sa che Maria viveva a Nazareth, in Galilea. Promessa sposa di Giuseppe, ricevette dall'angelo Gabriele l'annuncio che avrebbe partorito il Figlio di Dio "senza conoscere uomo" (Luca 1,26-38), e diede il suo sì. In ciò è considerata da tutti i cristiani modello di tutti i credenti. Lo stesso Vangelo secondo Luca racconta la sua pronta partenza per Ain Karin, per aiutare la cugina Elisabetta, anziana, incinta di sei mesi. Da Elisabetta è chiamata "la madre del mio Signore". Maria risponde proclamando il Magnificat (Luca 1,46-55). Trovandosi a Betlemme, in Giudea, con suo marito Giuseppe per il censimento di Augusto, partorì lì in una stalla suo figlio Gesù. Il vangelo racconta il canto degli angeli e la visita dei pastori (Luca 2,1-20). Quando Gesù compie 12 anni Maria e Giuseppe lo portano a Gerusalemme, dove Gesù si perde nel tempio. Al ritrovarlo al terzo giorno, Maria è testimone della prima volta che Gesù ha coscienza di essere figlio del Padre (Luca 2,41-50). Il vangelo ci dice che Maria non comprende la testimonianza di Gesù. I Vangeli ce la presentano in vari momenti vicino a Gesù nel periodo del suo ministero pubblico. Gesù approfitta della presenza di Maria per mettere in evidenza che sua madre, fratello e sorella sono quelli che lo seguono e mettono in pratica la sua parola (Marco 3,35).

In Giovanni

Nel Vangelo secondo Giovanni è chiamata sempre "la Madre di Gesù". I biblisti cattolici ritengono che lì Maria sia il simbolo dell'Israele fedele, che aspetta da Gesù il dono del vino dell'alleanza nuova (Nozze di Cana, Giovanni 2,1-12), e che sotto la croce è affidata al discepolo che Gesù amava perché lo imiti nella fede (Giovanni 19,26-27)).

Negli Atti degli Apostoli

Gli Atti degli Apostoli ce la presentano in preghiera con gli apostoli e i discepoli in attesa della venuta dello Spirito Santo (1,14).

Nel primo millennio cristiano

La figura di Maria nel primo millennio del cristianesimo è stata oggetto alcune definizioni dogmatiche, comuni quindi alle Chiese orientali e occidentali, ad esempio:
- Nascita verginale: il concepimento di Gesù senza padre umano. Spesso questo dogma viene confuso con quello solo cattolico dell'immacolata concezione.
- Verginità perpetua: dopo la nascita di Gesù Maria non avrebbe avuto altri figli, rimanendo sempre vergine prima, dopo e durante il parto. I fratelli di cui si parla nel testo greco del Nuovo Testamento sarebbe un semitismo per indicare dei parenti stretti.
- "Theotokos" o Madre di Dio. Titolo dato al concilio di Efeso.

Nella Chiesa cattolica

I Cattolici si rivolgono a lei con molti titoli. In Italia viene normalmente chiamata Madonna (dal latino mea domina = mia signora). Fra le preghiere che le vengono rivolte la più comune è l'Ave Maria, cioè viene ripetuto con alcune aggiunte quello che fu, secondo il vangelo di Luca, il saluto dell'angelo al momento dell'annunciazione. Il Rosario è per i cattolici una meditazione dei misteri della vita di Cristo al fianco di Maria. Il magistero cattolico ha definito altri dogmi che la riguardano:
- l'Immacolata Concezione (nel 1854). (Maria è considerata priva del peccato originale fin dal concepimento). La definizione dogmatica pose fine ad una controversia che si era sviluppata a partire dal medioevo nella Chiesa latina.
- l'Assunzione (nel 1950). Maria è considerata aver partecipato anticipatamente della resurrezione che sarà di tutti i cristiani alla fine dei tempi. Al momento della sua morte, afferma il dogma proclamato dal papa Pio XII il 1° novembre 1950, la Vergine Maria venne trasportata, anima e corpo, in Cielo (venne "assunta", ricevuta, in Cielo). Pertanto al momento della conclusione della sua vita, momento chiamato anche "Dormizione", essa ricominciò subito a vivere, con il suo corpo risorto, nel Paradiso, accanto a suo Figlio Gesù. La riprova indiretta che questo è realmente avvenuto, secondo il magistero della Chiesa, è che non esiste in nessun punto della terra una "tomba" di Maria, che, se fosse esistita, avrebbe richiamato migliaia di fedeli. E sulla quale sarebbe stato elevato un meraviglioso santuario, tanta era la fama e le venerazione di cui era circondata la Vergine, dopo l'Ascensione di suo Figlio al Cielo. La definizione di questo dogma non fu causata da una controversia, ma sanzionò una credenza che era già diffusa nel primo millennio, ed infatti essa è ritenuta anche nelle Chiese ortodosse (la cosiddetta dormizione di Maria, pur senza essere da esse definita come dogma.

Nel Protestantesimo

Nel protestantesimo le opinioni riguardo a Maria sono molteplici, sebbene tutte ritengano eccessiva l'enfasi che viene data alla sua figura nella chiesa cattolica e, disapprovando il culto dei santi, ritengono che la "venerazione" di Maria sia lesiva dell'unica mediazione attribuita a Gesù. I riformatori del XVI secolo in generale mantennero i dogmi del primo millennio secondo la formulazione dell'epoca. Lutero ad esempio ha mantenuto la celebrazione delle maggiori festività di Maria rintracciabili nel vangelo secondo il calendario liturgico tradizionale, come l'annunciazione, la visitazione e la purificazione di Maria. Venne abbandonata la credenza dell'assunzione, tradizionalmente celebrata nella Chiesa cattolica, mentre l'immacolata concezione era all'epoca un'opinione non definita e non costituiva quindi motivo di conflitto con i cattolici. In seguito, con l'illuminismo e la teologia liberale, sono stati fatti oggetto di critica diverse formulazioni tradizionali, come la verginità perpetua, sostenendo che Maria ebbe anche altri figli dopo Gesù, basandosi sul fatto che nei vangeli si parla di fratelli di Gesù. Molti teologi protestanti di indirizzo liberale ritengono che l'intera parte iniziale del vangelo di Luca, in cui si parla in termini miracolosi della nascita verginale del Cristo, sia in realtà scritta in un linguaggio mitologico e di conseguenza la figura di Maria sia stata rielaborata nel corso dei secoli secondo questo genere letterario. Diverse chiese a indirizzo fondamentalista o letteralista e i testimoni di Geova, attenendosi strettamente alla lettera del testo evangelico, ritengono che Maria concepì virginalmente Gesù, che in seguito ebbe altri figli da Giuseppe e rifiutano i titoli e l'onore che la tradizione ecclesiastica ha dato a Maria.

Nell'Islam

I Musulmani venerano Maria e credono nella sua verginità, testimoniata nella Sura XIX del Corano, senza però considerarla Madre di Dio perché Gesù è per loro solo un profeta, il maggiore e l'ultimo prima di Maometto. Comunque, nel Corano la figura di Maria (Maryam) è preminente su tutte le altre figure femminili e viene citata molte volte; è anche l'unica donna citata nel Corano con un nome proprio. I musulmani la chiamano anche Sayyida, che vuol dire "Signora, Padrona" e corrisponde pressappoco al termine cristiano "Madonna".

Miracoli e apparizioni

Secondo la Chiesa cattolica è possibile che Maria o altri santi possano comunicare privatamente con gli uomini. Nella storia della Chiesa apparizioni di Maria sono innumerevoli. Tra le più famose si ricordano: Lourdes (11 febbraio 1858), Knock (21 agosto 1879), Fatima (1917), Medjugorje (1981), Guadalupe (1531), Rue du Bac (Parigi, 1830), La Salette (1846), Garabandal, Siracusa (1953). Ricerche archeologiche condotte alla fine del secolo scorso, sulla base delle visioni della stigmatizzata monaca agostiniana Anna Caterina Emmerich (1774 - 1824), hanno ritrovato a circa 9 Km a sud di Efeso la casa dove la tradizione dice che abitò e morì Maria di Nazareth.

Bibliografia

Apparizioni


- "I fenomeni B.V.M. - Le manifestazioni mariane in una nuova luce" di C.Malanga e R.Pinotti (1990) Maria Maria Maria ja:イエスの母マリア

Bibbia

La Bibbia (dal greco βιβλία, o biblìa, che significa libri) è il libro sacro della religione ebraica e di quella cristiana. È un testo formato da diversi libri differenti per origine e composizione, scritti in un lungo periodo di tempo. Il canone, cioè l'elenco dei libri da considerare ispirati, è stato oggetto di discussione nei secoli passati e ha portato a risultati diversi a seconda delle comunità religiose. L'insieme dei libri che compongono la Bibbia è conosciuto anche con il termine di Sacre Scritture.

Bibbia ebraica e samaritana

Vedi l'articolo principale Tanach La Bibbia ebraica, in ebraico Tanach, è divisa in 3 grandi parti:
- Torah
- Neviim (Profeti) a loro volta divisi in profeti anteriori e posteriori
- Ketuvim (Agiografi) Tutti i libri sono stati scritti principalmente in ebraico con alcune piccole parti in aramaico. Nell'ambito dell'ebraismo antico alcune correnti consideravano come sacra la sola Torah, e dall'antichità i samaritani hanno mantenuto una posizione simile, considerando canonici solo il pentateuco e il libro di Giosuè. Le comunità ebraiche di lingua greca seguivano invece un canone più ampio dell'attuale, il cosiddetto canone alessandrino, derivato dalla versione dei Settanta della Bibbia. Nel I secolo d. C. per l'ebraismo venne considerato come definitivo il canone palestinese, più ristretto di quello alessandrino, privilegiando come testo di riferimento il testo masoretico, cioè quello ebraico annotato dai rabbini in un processo continuato per diversi secoli.

Bibbia cristiana

La Bibbia cristiana comprende l'Antico Testamento, che corrisponde alla Bibbia Ebraica, ed il Nuovo Testamento, cioè la parte relativa a Gesù Cristo e alla Chiesa apostolica. La maggior parte delle chiese protestanti, seppure con differenze a seconda dei periodi, segue per l'Antico Testamento il canone ebraico. La chiesa cattolica e quelle ortodosse seguono invece il canone alessandrino (con qualche differenza). I libri che non appartengono al canone della Bibbia ebraica sono detti deuterocanonici dai cattolici e apocrifi dai protestanti, i quali il più delle volte li inserivano a parte fra i due testamenti. L'ordine e i titoli dei libri per tutte le confessioni cristiane sono tradizionalmente quelli della versione greca, mentre in ebraico i libri vengono chiamati con le parole iniziali e l'ordine è differente, ma è comune anche chiamarli con i nomi di origine greca. Anche per il Nuovo Testamento, in età antica, vi erano state differenze fra le varie chiese sul numero dei libri da recepire come ispirati. In particolare erano sorti dubbi sulle epistole non attribuite a Paolo di Tarso e sull'Apocalisse. Alcuni libri controversi non compresi nel canone furono chiamati antilegomena.

Contenuto

La Bibbia contiene generi letterari diversi fra loro. Non è casuale che la parola di origine (biblia) sia un plurale per indicare questa varietà di generi letterari. La scrittura del testo cominciò al tempo della prima deportazione babilonese degli Ebrei, quando la trasmissione fino ad allora orale rischiava di disperdersi. In particolare si intrecciano insieme due tradizioni orali, quelle del Nord e del Sud della Palestina; non è trascurabile neanche l'influenza delle culture orientali con cui vennero a contatto i primi scrittori in terra babilonese.

Antico Testamento

Vedi l'articolo principale Antico Testamento. L'Antico Testamento è la raccolta degli scritti epici del popolo ebraico. comprende al suo interno diversi generi letterari, con il racconto della creazione del mondo, le vicende dei patriarchi e del popolo ebraico, la legislazione mosaica, la predicazione dei profeti, i libri sapienziali e i salmi. Una possibile suddivisione in base al contenuto può essere quella in quattro parti, cioè il Pentateuco, i Libri Storici, i Libri Sapienziali e i Libri Profetici.

Nuovo Testamento

Vedi l'articolo principale Nuovo Testamento. Il Nuovo Testamento, facente parte della sola bibbia cristiana, redatto originariamente in greco, è composto dei quattro Vangeli, delle lettere dell'apostolo Paolo delle Lettere cattoliche, degli Atti degli Apostoli e dell'Apocalisse di San Giovanni apostolo ed evangelista, per un totale di ventisette scritti.

Lettura e interpretazione

L'interpretazione della Bibbia ha dato luogo a diverse scuole esegetiche, talvolta note a seconda delle regioni geografiche in cui sono sorte o delle lingue con cui venivano scritti i commenti.

Esegesi antica

ESEGESI EBRAICA
- Alessandrina: la scuola esegetica alessandrina rappresenta un punto di contatto del mondo ebraico con quello greco. Il tipo di lettura predominante era quello allegorico, con il quale veniva dato un significato etico e psicologico a molte parti della scrittura, come ad esempio alle leggi rituali ecc. Il maggiore esponente di questa scuola fu Filone di Alessandria, il quale a sua volta venne ripreso da teologi cristiani alessandrini dei secoli successivi.
- Le diverse scuole talmudiche (halakah e haggadah) vedi testi sacri ebraici. Esse hanno un forte interesse prevalentemente per la Toràh, dato il suo ruolo primario nell'ebraismo, e quindi privilegiano una lettura halakhika (legalista). ESEGESI CRISTIANA
- Scuola cristiana di Alessandria: il maggior esponente di questa scuola fu Origene. Come per l'omonima scuola giudaica ebbe un grande rilievo l'allegorismo e veniva data una lettura tipologica dell'Antico Testamento rispetto al Nuovo, cioè gli avvenimenti e i personaggi della Bibbia ebraica erano una figura e una prefigurazione del Nuovo Testamento.
- Scuola di Antiochia e Sira: in opposizione a quella alessandrina, veniva dato grande rilievo al senso letterale e storico, mantenendo un metodo esegetico sobrio e rigoroso. I maggiori esponenti di questa scuola furono Teodoro di Mopsuetia, Teodoreto di Ciro, Giovanni Crisostomo, che divenne patriarca di Costantinopoli, Diodoro di Tarso, Efrem Siro.
- Scuola Latina: fra coloro che scrivevano in latino sono da annoverare, tra i maggiori commentatori della Bibbia, Ambrogio, Agostino di Ippona, Girolamo, quest'ultimo autore anche della famosa traduzione latina della Vulgata.

Medioevo

Esegesi ebraica


- Salomone Rashi
- Moshe ben Maimonide

Esegesi cristiana


- Scolastica: nell'interpretazione più diffusa del medioevo alla Scrittura vengono dati solitamente quattro sensi: letterale, allegorico, morale e anagogico. Per la Chiesa cattolica l'organicità della ispirazione divina è sancita dalla tradizione (vedi anche enciclica Dei Verbum).

Fonti e versioni

Le versioni della Bibbia possono essere suddivise in due categorie: quelle antiche, importanti soprattutto per la critica testuale, e quelle moderne, che spesso hanno avuto un influsso considerevole nella letteratura e nella lingua in cui furono tradotte. Qui di seguito sono elencate le principali versioni (abbreviazioni: BE Bibbia ebraica, DC Deuterocanonici, NT Nuovo Testamento):

versioni antiche


- Rotoli del Mar Morto (BE +DC) È la versione più antica in ebraico dell'Antico Testamento, ritrovata nel XX secolo, e non presenta grosse differenze col Testo masoretico
- Testo masoretico (BE) Tra l'800 e il 1400 studenti ebrei di scuole rabbiniche, detti Masoreti, fecero l'enorme sforzo di comparare i testi di tutti i manoscritti biblici conosciuti allo scopo di creare un testo unico, la versione che nacque dal loro lavoro è detta testo masoretico. I masoreti inserirono anche vocali al testo, visto che i testi originali erano formati soltanto di consonanti, queste aggiunte hanno implicato a volte anche l'interpretazione di quanto era scritto, in quanto alcune parole avevano significati differenti a seconda della vocale usata.
- Pentateuco samaritano (Torah e Giosuè)
- Versione dei Settanta (o Septuaginta, o LXX) (BE+DC) È l'antica versione greca, scritta ad Alessandria d'Egitto ed usata dagli ebrei di lingua greca.
- Peshitta
- Vetus latina (BE+DC+NT) La più antica versione della Bibbia in latino è detta Vetus latina ed è la traduzione della versione dei Settanta, il traduttore non è noto ma si ipotizza che non sia opera di una sola persona e che sia stata scritta in diversi periodi di tempo.
- Vulgata (BE+DC+NT) San Girolamo fece una traduzione in latino, detta Vulgata a partire dai testi in lingua ebraica, in quanto aveva dei dubbi sulla versione dei Settanta, comunque per volere della Chiesa del tempo inserì anche i testi deuterocanonici mantenendo per questi la versione della Vetus latina.
- Gotica di Ulfila

Versioni moderne

La Bibbia è stata tradotta in quasi 400 lingue. Di seguito si riportano le versioni moderne più importanti in alcune lingue europee.

Italiano

Le traduzioni in italiano più antiche, manoscritte e parziali, risalgono al XIII secolo. Si segnalano di seguito solo quelle a stampa:
- Bibbia del Malermi (1471).
- Bibbia di Antonio Brucioli (1530).
- Bibbia di Giovanni Diodati (1641) realizzata sia sulla Vulgata che sui testi originali. Questa traduzione e le successive versioni rivedute sono il testo tradizionale del protestantesimo italiano.
- Bibbia di A. Martini (1778) (BE+DC+NT), dalla vulgata. Tra le traduzioni recenti, che a differenza delle precedenti e di quasi tutte le anteriori sono fatte sui testi originali, segnaliamo:
- Bibbia in 3 volumi, Marietti editore, a cura di Salvatore Garofalo.
- La Bibbia Concordata: 1968 Mondadori, curata da un gruppo di biblisti ebrei, cattolici, ortodossi e protestante che hanno 'concordato' il testo.
- Bibbia CEI (1971): viene usata nella liturgia cattolica.
- Nuovissima versione della Bibbia, Edizioni Paoline, curata da un gruppo di biblisti (1980).
- Bibbia in lingua corrente (1985), frutto di un lavoro di collaborazione interconfessionale tra cattolici e protestanti.
- Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture (versione dei testimoni di Geova).
- I libri di Dio, Oscar Mondadori, 2000. Divisa in sei volumi, è caratterizzata dall'assenza di note al testo, alla quale però si contrappone la presenza di ampi apparati introduttivi e brevi introduzioni esplicative ai vari brani. È opera di un gruppo di giovani docenti e ricercatori di varie università pontificie, che ha tradotto in un italiano moderno i testi originali.

Francese

La più famosa è la Bible de Jérusalem (1973), realizzata dalla celebre École Biblique de Jérusalem. È rinomata soprattutto per le sue introduzioni, per le dotte note a fondo pagina, e per la ricchezza di rimandi a margine. È stata tradotta, con il testo biblico o solo nella parte di commento e introduzione, in molte altre lingue. L'edizione italiana traduce tutto il materiale, a eccezione del testo biblico, per il quale adotta la traduzione ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana del 1974, approvata per l'uso liturgico.

Tedesco


- Bibbia di Lutero (1545).

Prescrizioni alimentari

Tra i molti precetti contenuti nell'Antico Testamento si trovano anche precetti che difficilmente sono ritenuti comprensibili oggi per chi non è ebreo o non sa nulla della religione ebraica, come la proibizione di mangiare tutti quegli animali acquatici che non hanno pinne né squame (Levitico, 11, 9-12). Considerando tali proibizioni alla lettera, nell'ebraismo ortodosso vige come conseguenza il divieto di mangiare aragoste, polpi, e calamari.

Voci correlate


- Antico Testamento
- Canone della Bibbia
- Libri deuterocanonici
- Nuovo Testamento
- Testi sacri ebraici
- Vangeli
- Vangeli apocrifi
- Vangeli gnostici

Collegamenti esterni


- [http://www.vatican.va/archive/bible/index_it.htm La bibbia ufficiale della Chiesa Cattolica in inglese, italiano e latino]
- [http://www.laparola.net La bibbia online]
- [http://www.watchtower.org/languages/italian/bibbia/index.htm La bibbia dei Testimoni di Geova.]
- [http://camcris.altervista.org/contrad.html Il cammino cristiano] - Esistono contraddizioni nella Bibbia?
- [http://www.mchiarello.homepage.t-online.de/chiarello Cronologia biblica] ja:聖書 ko:성서 ms:Bible simple:Bible zh-min-nan:Sèng-keng

Cristianesimo

Il Cristianesimo è la religione monoteista più diffusa al mondo.
Il cristianesimo si basa sulle rivelazioni che Dio, secondo la tradizione, avrebbe fatto al popolo di Israele (Antico Testamento, comune anche alla religione ebraica), e la predicazione e figura di Gesù di Nazareth, detto il Cristo,("Unto di Dio") dei primi cristiani e apostoli e delle prime chiese (Nuovo Testamento). Questa tradizione sarebbe rispecchiata nella Bibbia, considerata un testo ispirato. Il cristianesimo si fonda, inoltre, sulle diverse tradizioni delle Chiese che ne hanno fatto la storia.

Storia

Chiese d'occidente e Chiese d'oriente

Le chiese cristiane possono essere classificate in diversi modi. Una suddivisione abbastanza semplice è quella che distingue le chiese occidentali da quelle orientali.
- Le Chiese occidentali sono quelle derivate dalla Chiesa cattolica latina, la cui autorità si estendeva originariamente da Roma sulla parte occidentale dell'Impero Romano. Oltre alla stessa chiesa cattolica, di questo gruppo fanno parte tutte le chiese protestanti (termine che si riferisce al rapporto conflittuale di queste chiese con il cattolicesimo, ed in particolare con il papato) che da essa si sono staccate nel corso dei secoli. Fra di esse, le più importanti sono, indubbiamente, quelle nate nel XVI secolo con il movimento della Riforma (Luterani, Calvinisti, Anglicani ecc.), ma vi sono anche gruppi di origine diversa (ad es. i Valdesi).
- Ad oriente abbiamo invece le chiese ortodosse, emanazioni delle chiese di lingua greca nate originariamente nel territorio dell'Impero Romano d'Oriente. A differenza di quanto accadde in Occidente, per quanto la chiesa greca assumesse rilevanza particolare, essa non fu mai in grado di imporre la propria supremazia sulle chiese "sorelle", che rimasero autocefale. Allo stesso modo, anche le chiese fondate da missionari ortodossi (specialmente fra le popolazioni slave) si resero rapidamente autonome dalle rispettive chiese-madri, considerandosi allo stesso loro livello. Fra queste la più importante è indubbamente la Chiesa ortodossa russa.
- Infine, fra le chiese orientali vanno annoverate le cosiddette Chiese orientali antiche, derivate dalle dispute sul monofisismo e il nestorianesimo, teologicamente differenti dalle chiese ortodosse vere e proprie (entrambe nacquero durante le controversie cristologiche del V e VI secolo).
- Sono sorti pure altri culti del Cristianesimo, i quali o vogliono differenziarsi dai primi qui menzionati, oppure affermano di avere una linea storica separata. I più estesi fra questi sono i Testimoni di Geova ed i Mormoni, che, anche se ritenute derivazioni del protestantesimo anglosassone, sono fortemente caratterizzate e dalle figure individuali dei primi fondatori del XIX secolo, sia dalle convinzioni interne che le portano a ritenersi Chiese od Organizzazioni completamente nuove e/o esclusive dal punto di vista dottrinale ed organizzativo.
- Vi sono, infine, una serie di culti cristiani ormai estinti, soprattutto legati alle numerosissime eresie (variamente represse) che interessarono tutta la cristianità nella sua storia: fra gli altri, segnaliamo il cristianesimo ariano (che ebbe una grande importanza storica all'epoca delle invasioni barbariche) e l'eresia degli Albigesi (o Catari).

Classificazione secondo i Concili ecumenici

Un'altra possibile classificazione cronologica è quella basata sui Concili ecumenici riconosciuti e sugli scismi ad essi successivi.

Cristianesimo antico preniceno

Oltre alla Chiesa post apostolica, che in seguito si organizzò attorno ai cinque patriarcati di Roma, Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme, sono presenti diversi gruppi minoritari che in seguito si sono estinti, fra cui:
- Ebioniti
- Gnosticismo cristiano

Chiese dei 2 concili

Le Chiese dei 2 concili sono le cosiddette chiese nestoriane:
- Chiesa apostolica assira d'Oriente (o chiesa d'Oriente, o Chiesa persiana, o siro - orientale). La chiesa ha due branche: un patriarca catholicos a Kotchanès (Iran), sulla frontiera turco persiana, dove vivono circa 100.000 assiro caldei; la dignità patriarcale è ereditaria da zio a nipote. Esiste anche un patriarca a Baghdad (Iraq).
- Chiesa siriana Mar Thoma di Malabar a Muvattupula.

Chiese dei 3 concili

Le Chiese dei 3 concili sono nate dal rifiuto delle conclusioni del Concilio di Calcedonia del 451. Sono anche chiamate Chiese non calcedonesi e talvolta Chiese monofisite, sebbene non tutte lo siano.
- Chiesa ortodossa copta (Patriarcato d'Alessandria al Cairo)
- Chiesa ortodossa etiopica (Patriarcato catholicos di Addis Abeba)
- Chiesa siriaco ortodossa (Giacobita) (Patriarcato d'Antiochia a Damasco)
- Chiesa ortodossa siro malankara a Kottayan (Kerala)
- Chiesa apostolica armena (o gregoriana, o ortodossa) + Catholicosato di Cilicia residente a Antéliaa (Libano) + Catholicosato d'Etchmiadzine residente a Vagharchapad, vicino ad Erevan (Armenia) La maggior parte di queste chiese ha subito uno scisma in età moderna con la formazione di un patriarcato cattolico uniate parallelo.

Chiese dei 7 concili

Sono le chiese nate dallo scisma del 1054
- Chiesa greca o bizantina, da cui derivano le Chiese ortodosse autocefale (Chiesa russa, serba, rumena ecc)
- Chiesa cattolica, che ha considerato ecumenici i concili svolti dalla Chiesa latina anche dopo lo scisma. La Chiesa cattolica comprende anche chiese non latine che sono in comunione con Roma, le chiese orientali cattoliche.

Chiese della Riforma Protestante

Le chiese della Riforma protestante sono le chiese sorte dalla Chiesa latina nel XVI secolo in seguito alla riflessione teologica di Martin Lutero, Giovanni Calvino, Ulrich Zwingli e altri, nonché dall'appoggio politico e sociale che ebbero dai principi dell'Europa centro - settentrionale. Le chiese protestanti possono venire genericamente suddivise così:
- Chiesa Anglicana
- Chiese della Confessio Augustana o luterane
- Chiese riformate o calviniste
- Chiese Libere: Anabattista, Mennonita, Amish, Quacchera, Unitariana, ecc…

Diffusione

Nel 1993 il Vaticano stimò che il Cristianesimo fosse la religione più diffusa al mondo, con 2,1 miliardi di battezzati (1 miliardo di cattolici, 500 milioni di protestanti, 240 milioni di ortodossi, e 275 milioni d'altri), davanti all'Islam, a 1,1 miliardi, e all'Induismo, a 1,05 miliardi.
Bisogna considerare tuttavia che le statistiche si fondano su dati (ad esempio per quanto riguarda la Chiesa cattolica il battesimo per lo più dato in età infantile) che non danno informazioni sull'intensità del sentimento religioso degli adulti. E' noto che in Europa ad esempio l'aderenza alla pratica religiosa in età adulta é, ormai da parecchi anni, in forte calo, mentre negli Stati Uniti o al di fuori dell'Occidente esso appare in crescita, oppure, in certe aree del Terzo Mondo come il Sudamerica si sia avuta un'avanzata delle chiese evangeliche di tipo pentecostale a scapito del cattolicesimo tradizionale, quindi con movimenti e travasi fra le varie confessioni cristiane.

Voci correlate


- chiesa cattolica
- chiesa protestante
- chiesa ortodossa
- Chiese orientali antiche
- Dottrina cristiana
- Storia del Cristianesimo
- Musica e religione

Collegamenti esterni


- [http://www.christianismus.it/home/index.html Christianismus, sulle origini del Cristianesimo]