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Jugoslavia

Jugoslavia

Jugoslavia è un termine usato per indicare tre diverse entità politiche nel corso del XX secolo sviluppatesi nella penisola Balcanica.
- Il primo fu il Regno di Jugoslavia formatosi nel 1918
- Il secondo fu uno stato socialista costituito immediatamente a seguito della seconda guerra mondiale e successivamente chiamato Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia
- Il terzo fu la Repubblica Federale di Jugoslavia formatosi nel 1992 dall'unione delle repubbliche di Serbia e Montenegro (compreso le regioni autonome di Vojvodina e Kosovo. Nel 2003 cambiò ufficialmente nome in Serbia e Montenegro.

Voci correlate


- Serbia e Montenegro
  - Serbia, Montenegro, Cossovo (o Kosovo)
- Slovenia (dichiarò la propria indipendenza il 25 giugno 1991)
- Croazia (dichiarò la propria indipendenza il 25 giugno 1991)
- Bosnia-Erzegovina
- Macedonia Categoria:Nazioni scomparse ja:ユーゴスラビア

XX secolo

I millennio | II millennio | III millennio

XVII secolo | XVIII secolo | XIX secolo | XX secolo | XXI secolo | XXII secolo | XXIII secolo

Anni 1900 | Anni 1910 | Anni 1920 | Anni 1930 | Anni 1940
Anni 1950 | Anni 1960 | Anni 1970 | Anni 1980 | Anni 1990
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Avvenimenti


- La rivoluzione Russa
- Guerre:
  - Guerra Boera
  - Prima guerra mondiale : (1914-1918)
  - Guerra civile spagnola, Guerra cino-giapponese
  - Seconda guerra mondiale : (1939-1945)
  - Guerra di Corea, Guerra del Vietnam
  - Guerra Iran-Irak : (1979-1988)
  - Guerra fredda,
- Decolonizzazione
- Conquista dello spazio

Personaggi Significativi


- Albert Einstein, Kurt Gödel, Jean-Paul Sartre, John von Neumann, Niels Bohr
- Gandhi, Nasser, Winston Churchill, Charles de Gaulle, Franklin Delano Roosevelt, Mikhaïl Gorbatchev, Adolf Hitler, Pol Pot, Stalin, Lenin, Mao Zedong, Che Guevara
- John Maynard Keynes, Henry Ford
- Pablo Picasso, Franz Kafka, James Joyce, William Faulkner, Marcel Proust, Charlie Chaplin, Federico Fellini, Walt Disney, Samuel Beckett, Agatha Christie, Igor Stravinsky, Béla Bartók, Frank Sinatra
- Papa Giovanni Paolo II

Invenzioni, scoperte, innovazioni


- L'automobile
- La bomba atomica
- Il cinema
- Il computer
- Il transistor
- Il laser
- Il DNA
- I limiti della ragione: c e il limite della velocità di propagazione delle informazioni, il principio di indeterminazione di Heisenberg, il teorema di incompletezza dei sistemi logici, la teoria del caos, i problemi di decidibilità e calcolabilità.
- L'aereo Categoria:XX secolo ja:20世紀 ko:20세기 simple:20th century

Penisola balcanica

La Penisola Balcanica conosciuta anche semplicemente come i Balcani è una penisola dell'Europa orientale delimitata a nord dalla Pannonia, a SO dal mare Adriatico e dal mar Ionio, a SE dal mare Egeo, a est dal Mar Nero. E' prevalentemente montuosa e ricca d'acqua. E'un crogiolo di popoli, etnie, lingue e religioni e dalla storia sempre burrascosa. Il premier britannico Winston Churchill ne diede una descrizione che può valere ancora oggi: I Balcani producono più storia di quanta ne possono digerire. categoria:Europa ja:バルカン半島 ko:발칸 반도 th:คาบสมุทรบอลข่าน

Regno di Jugoslavia

Il Regno di Jugoslavia fu uno stato della Penisola balcanica in Europa, esistito dal 1918 fino al 1941, guidato dalla dinastia reale serba dei Karadjordjevic.

Formazione e nascita

La "Jugoslavia" nacque come Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni (in croato: Kraljevina Srba, Hrvata i Slovenaca, in serbo: Краљевина Срба, Хрвата и Словенаца, in sloveno: Kraljevina Srbov, Hrvatov in Slovencev ed in macedone: Кралство на Србите, Хрватите и Словенците ) all'indomani del Congresso di Parigi del 1918, a conclusione della Prima Guerra Mondiale. Il nuovo Regno fu proclamato il 1 dicembre 1918 dal principe reggente Alexander Karadjordjevic, sotto il re Pietro I Karadjordjevic. La Croazia, il territorio sloveno, la Bosnia e l'Erzegovina (annesse all'Impero Austro-Ungarico nel 1905 e riunite nello Stato degli Sloveni, dei Croati e dei Serbi) ed il Montenegro, chiesero già in precedenza l'unione con il Regno di Serbia. Già all'inizio della sua esistenza il neonato stato jugoslavo attraversò alcuni problemi, in quanto la sua estensione, secondo i principi del presidente americano Wilson doveva essere molto maggiore, includendo tutte le popolazioni slave meridionali all'infuori dei bulgari. Tuttavia dovette scontrarsi con l'opposizione dell'Italia e dell'Ungheria. I territori slavi nella neonata repubblica austriaca votarono per la non-annessione al nuovo Regno, mentre l'Ungheria non accettò le nuove frontiere fino al trattato di Neuilly (1919).

La disputa italo-jugoslava

La disputa più seria avvenne però con l'Italia. L'Italia, in base al Patto di Londra del 26 aprile 1915, rivendicava la penisola d'Istria e la Dalmazia, ma non ebbe l'approvazione degli Stati Uniti, perché si trattava di territori abitati in prevalenza da popolazioni slave, e dal Congresso di Parigi ne uscì con un nulla di fatto. La questione venne risolta con il Trattato di Rapallo del 12 novembre 1920: all'Italia vennero assegnate Trieste, l'Istria, alcune isole dalmate e la città di Zara, mentre il nuovo regno annetteva la Dalmazia. Nel 1919 la città di Fiume fu occupata da un contingente armato sotto la guida del poeta Gabriele d'Annunzio. Fiume fu dichiarata "città libera", ma le pretese di entrambi gli stati furono alla fine risolte con il Trattato di Roma del 27 gennaio 1924, con il quale Fiume veniva annessa all'Italia. Il processo di formazione territoriale era completato, la nuova nazione aveva una superficie di poco inferiore alla futura Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia ed una popolazione di circa 13 milioni di abitanti.

Politica del nuovo Stato

Immediatamente dopo la proclamazione del 1 dicembre 1918 i negoziati tra il Consiglio Popolare (dello Stato degli Sloveni, dei Croati e dei Serbi) ed il governo serbo risultarono in perfetto accordo sul nuovo governo che doveva essere guidato da Nikola Pašić. Comunque quando questo accordo venne rimandato al reggente, fu rifiutato, producendo così la prima crisi di governo del nuovo stato. Tutti i partiti considerarono ciò una violazione dei principi parlamentari ma la crisi venne risolta quando si raggiunse l’accordo di sostituire Pašić con Stojan Protić, che era uno dei leader del Partito Radicale di Pašić. Il nuovo governo cominciò il suo operato il 20 dicembre 1918. (fonte: Branislav Gligorijević Parlament i političke stranke u Jugoslaviji 1919 1929) In questo periodo antecedente l'elezione dell'Assemblea Costituente, una Rappresentanza Provvisoria servì come parlamento, formata da delegazioni dei vari corpi amministrativi che già esistevano prima della creazione del nuovo stato. Un avvicinamento dei partiti dell'opposizione serba con i partiti politici dall'ex Austria-Ungheria portò alla formazione del Partito Democratico, che dominò la Rappresentanza Provvisoria ed il governo. Dato che il Partito Democratico, guidato da Ljubomir Davidović spinse per un programma di governo altamente centralizzatore, vari delegati croati si spostarono all'opposizione. Comunque anche gli stessi radicali non erano contenti di aver ottenuto solo tre ministeri, mentre i Partiti Democratici undici, ed il 16 agosto 1919 Stojan Protić diede le dimissioni. Ljubomir Davidović quindi formò una coalizione con i Social-Democratici. Questo governo aveva la maggioranza ma il quorum della Rappresentanza Provvisoria era la metà più un voto. Quindi l'opposizione cominciò a boicottare il parlamento e dato che il governo non riuscì mai a garantire questo risultato a tutti i loro sostenitori, diventò impossibile riunire il parlamento secondo il quorum. Davidović si dimise velocemente, ma poiché nessun altro riuscì a formare un governo, egli ridiventò primo ministro. Dato che l’opposizione continuava il boicottaggio, il governo decise che non c'era altra alternativa che governare per decreto. Ciò venne denunciato dall'opposizione che cominciò a farsi chiamare Comunità Parlamentare. Davidović stesso capì che la situazione era insostenibile e chiese al Re di far tenere immediatamente le elezioni per l'Assemblea Costituente. Quando il Re rifiutò, capì che non aveva altra alternativa che dimettersi. La Comunità Parlamentare quindi formò un governo guidato da Stojan Protić, che cercò di restaurare le norme parlamentari e di mitigare la centralizzazione del precedente governo. La loro opposizione al precedente programma governativo di radicali riforme agrariare li rendeva anche più uniti. Poiché molti gruppi minori cambiarono parte, Protić aveva però una piccola maggioranza. Comunque il Partito Democratico e i Social-Democratici adesso boicottavano il parlamento, e Protić non fu in grado di raggiungere un quorum. Da qui la Comunità Parlamentare, in quel momento al governo, fu costretta a governare per decreto. Dato che la Comunità Parlamentare violava il principio base per cui si era unita, essa si trovava in una posizione estremamente difficile. Nell' aprile 1920, scoppiarono diffuse proteste di lavoratori, compreso uno sciopero delle ferrovie e secondo Gligorijević questo forzò i due maggiori partiti a ricomporre le loro divergenze. Dopo riuscite negoziazioni, Protić si dimise per far posto a un nuovo governo guidato dalla personalità neutrale di Milenko Vesnić. I socialdemocratici non seguirono nel governo i loro precedenti alleati del Partito Democratico perché si opponevano alle misure anti-comuniste a cui si accingeva il nuovo governo. I dissidi che avevano diviso i partiti in precedenza erano ancora vivi e fonte di problemi. Il Partito Democratico continuava a insistere nelle sue richieste di centralizzazione e sulla necessità di una radicale riforma agraria. Un disaccordo sulla legge elettorale portò infine il Partito Democratico a votare contro il governo in Parlamento e il governo fu battuto. Anche se questa votazione non raggiunse il quorum di validità, Vesnić la usò come pretesto per dimettersi. La sua azione produsse il risultato che Vesnić sperava e il Partito Radicale accettò le richieste di centralizzazione mentre il Partito Democratico acconsentì a lasciar cadere le sue richieste di riforma agraria e Vesnić fu di nuovo alla guida del governo. La Comunità Croata e il Partito del Popolo Sloveno non erano peraltro affatto contenti del fatto che i Radicali acconsentissero alla centralizzazione. Per lo stesso motivo non era contento Stojan Protić e uscì dal governo a causa di questo punto. Nel settembre 1920 scoppiò in Croazia una rivolta di contadini, la cui causa immediata era la marchiatura del bestiame dei contadini. La Comunità Croata accusò le politiche centralizzatrici del governo e del ministro Svetozar Pribićević in particolare.

Dall’Assemblea Costituente alla Dittatura

Una delle poche leggi approvate dalla Rappresentanza Provvisoria fu la legge elettorale per l'assemblea costituente. Durante i negoziati che precedettero la fondazione del nuovo stato si era convenuto che il voto fosse segreto e basato sul suffragio universale. Non avevano in realtà considerato che il termine universale potesse includere le donne finché alla creazione del nuovo stato prese vita un movimento per il suffragio femminile. I socialdemocratici e il Partito del Popolo Sloveno appoggiavano il suffragio femminile ma i Radicali vi si opponevano. Il Partito Democratico era disponibile a considerare l'idea ma non disposto a sostenerla fino in fondo, così la proposta non ebbe seguito. Fu accettata in linea di principio una rappresentanza in senso proporzionale ma il sistema scelto, (il D'Hondt con collegi molto piccoli) favorì i grandi partiti e i partiti a spiccato carattere regionale. Le elezioni si tennero il 28 novembre 1920. L'esito fu che il Partito Democratico ottenne la maggioranza dei seggi, più dei Radicali, ma di poco. Per un partito che era stato la forza dominante durante la Rappresentanza Provvisoria questo si traduceva in una sconfitta. Inoltre essi avevano governato in modo decisamente cattivo in tutte le aree dell'ex Impero Austro-Ungarico. Questo ridusse la credibilità che la loro politica centralizzatrice fosse rappresentativa dell'intero popolo jugoslavo. I Radicali non si erano comportati meglio in quelle regioni ma questo non era per loro un problema altrettanto importante poiché si erano presentati apertamente, in campagna elettorale, come un partito serbo. I due più cospicui incrementi di voti furono ottenuti dai due partiti anti-sistema. I dirigenti del Partito Contadino Croato erano stati liberati dalla prigione solo all'inizio della campagna elettorale ma, secondo Gligorijević, questo si rivelò per loro più vantaggioso di una campagna elettorale attiva. Gli altri vincitori furono i comunisti, che erano andati particolarmente bene in Macedonia. I seggi restanti vennero presi da piccoli partiti che nel migliore dei casi erano scettici circa la piattaforma centralizzatrice del Partito Democratico. I risultati lasciarono Nikola Pasić in una posizione molto forte, poiché i democratici non avevano altra scelta che allearsi con i radicali, se volevano far pasare la loro idea di una Jugoslavia centralizzata, mentre Pasić fu sempre attento a tenere aperta l'opzione di un accordo con l'opposizione croata. I democratici assieme ai radicali, non erano abbastanza forti da far passare da soli la costituzione, e strinsero un'alleanza con l'Organizzazione Musulmana Jugoslava. Il Partito Musulmano cercò e ottenne delle concessioni sulla conservazione della Bosnia nei suoi confini e su come la riforma terriera avrebbe colpito i possidenti musulmani in Bosnia. Poiché il Partito Contadino Croato si rifiutò di giurare fedeltà al re, sulla base del fatto che ciò presumeva che la Jugoslavia sarebbe stata una monarchia (qualcosa, essi sostenevano, che solo la costituente poteva decidere), essi non poterono prendere posto ai loro seggi. Gran parte dell'opposizione, anche se inizialmente prese posto, dichiarò dei boicottaggi col passare del tempo, e così ci furono pochi voti contrari. Comunque la costituzione necessitava del 50% più uno dei voti per essere approvata, indipendentemente da quanti partecipavano al voto. Solo delle concessioni fatte all'ultimo minuto a Džemet, un gruppo di musulmani della Macedonia e del Kossovo la salvarono. Nel 1921, la costituzione venne approvata, e stabiliva una monarchia unitaria. I politici serbi vedevano la Serbia come rappresentante dell'unità jugoslava, così come il Piemonte lo era stato per l'Italia, e la Prussia per l'Impero Tedesco. Nel corso degli anni seguenti, la resistenza croata contro una politica serbocentrica aumentò. Stjepan Radić, capo del Partito Contadino Croato, venne imprigionato per motivi politici. Dopo il suo rilascio nel 1925, fece ritorno in parlamento. Nella primavera del 1928 Stjepan Radić e Svetozar Pribičević condussero un'aspra battaglia parlamentare contro la ratifica della Convenzione di Nettuno con l'Italia. In essa mobilizzarono l'opposizione nazionalista anche in Serbia, ma provocarono una violenta reazione della maggioranza di governo, che comprese anche minacce di morte. Il 20 giugno 1928, un membro della maggioranza di governo, il deputato montenegrino Puniša Račić, sparò a cinque membri del Partito Contadino Croato, tra cui Stjepan Radić. Due giacquero morti sul pavimento dell'asemblea, mentre la vita di Radić restò appesa ad un filo. L'opposizione si ritirò completamente dal parlamento, dichiarando che non avrebbe fatto ritorno in un luogo dove diversi dei suoi rappresentanti erano stati uccisi, e insistette per nuove elezioni. Il 1 agosto, durante un incontro a Zagabria, rinunciarono alla dichiarazione del 1 dicembre 1920. In questo modo richiedevano che i negoziati per l'unificazione ricominciassero da zero. L'8 ottobre morì Stjepan Radić.

La Dittatura del 6 Gennaio

Non molto tempo dopo, il 6 gennaio 1929, in risposta alla crisi politica innescata dalla sparatoria, Re Alessandro abolì la costituzione, prorogò il parlamento e introdusse una dittatura personale (la cosidetta "Dittatura del 6 gennaio", Šestojanuarska diktatura). Egli inoltre cambiò il nome della nazione in Regno di Jugoslavia e il 3 ottobre cambiò le suddivisioni interne usando le banovine. Nel 1931 Alessandro decretò una nuova costituzione che rese il potere esecutivo un dono del re. Le elezioni sarebbero state a suffragio universale (anche se questo ancora non comprendeva le donne). Il previsto ballottaggio segreto venne abbandonato e la pressione sui dipendenti pubblici perché votassero per il partito al governo, divenne una carateristica di tutte le elezioni tenutesi sotto la costituzione di Alessandro. Inoltre, metà della camera alta era nominata direttamente dal re e la legislazione poteva diventare legge con l'approvazione di una sola delle due camere, se era anche approvata dal monarca. Il 9 ottobre 1934, il re venne assassinato a Marsiglia, Francia da esiliati jugoslavi, membri radicali dei partiti politici che Alessandro aveva bandito in precendenza (sopratto il VMRO). Dato che Pietro II, il figlio maggiore di Alessandro era minorenne, un consiglio di reggenza a tre, come specificato nel testamento di Alessandro, prese il posto del re. Il consiglio venne dominato dal cugino del re il Principe Pavle (Paolo).

Crollo

Il 25 marzo 1941, il Principe Reggente Paolo firmò il Patto Tripartito a Vienna. A causa di questa decisione, si ebbero dimostrazioni di massa a Belgrado e, dopo ciò, suo nipote, insieme con un gruppo di ufficiali anglofili e politici di classe media, attuarono un colpo di stato, il 27 marzo 1941. Il generale Dušan Simović divenne primo ministro e la Jugoslavia uscì dalla sfera dell’Asse. Anche se i nuovi governatori si opposero al Terzo Reich, avevano anche paura che se Hitler avesse attaccato la Jugoslavia, il Regno Unito non sarebbe stato in grado difenderla. Per la sicurezza del paese, dichiararono che la Jugoslavia avrebbe aderito al Patto Tripartito. Senza considerare ciò, nell’Aprile 1941 le Potenze dell'Asse invasero il Regno di Jugoslavia e lo conquistarono velocemente. La famiglia reale, incluso il Principe Paolo, si rifugiò all’estero. Il Regno di Jugoslavia venne presto diviso dall’Asse in varie entità: l’Ungheria, la Bulgaria e l’Italia si annetterono alcune aree di confine, la Croazia divenne indipendente con il nome di Stato Indipendente di Croazia e uno stato serbo fantoccio fu istituito sotto l’amministrazione di Milan Nedić, che ancora riconosceva Pietro II come re. Pietro II, che era fuggito in esilio, era ancora riconosciuto come re dell’intera nazione dagli Alleati. Comunque, durante la guerra il potere effettivo passò nelle mani dei partigiani comunisti di Tito. Il 16 giugno 1944, venne firmato l’accordo Tito-Šubašić con il quale de facto e de jure veniva riconosciuto il governo partigiano della Jugoslavia. All’inizio del 1945, dopo che i tedeschi avevano abbandonato la nazione, il Regno venne formalmente restaurato, ma le nuove autorità comuniste proclamarono ben presto la Jugoslavia Federale Democratica il 2 dicembre 1945. La nuova Jugoslavia copriva pressappoco lo stesso territorio del Regno, ma non sarebbe mai più stata un regno.

Lista dei Re

# Re Pietro I Karadjordjevic (1 dicembre 1918 - 16 agosto 1921) (reggente il Principe Alessandro nel nome del Re) # Re Alessandro Karadjordjevic (16 agosto 1921 - 9 ottobre 1934) # Re Pietro II Karadjordjevic (9 ottobre 1934 - 29 novembre 1945)
- in esilio dal 3 aprile 1941 #
- Reggente il Principe Paolo (9 ottobre 1934 - 27 marzo 1941)

Divisioni amministrative

Internamente, il Regno venne diviso in province dal 1929, ognuna di esse chiamata banovina. I loro confini vennero intenzionalmente tracciati cosicché non corrispondessero ai confini tra gruppi etnici o ai confini imperiali antecedenti la Prima Guerra Mondiale. Venne dato loro il nome a seconda di vari fiumi che li attraversavano. La capitale del regno era Belgrado. # Dravska Banovina (Banovina della Drava), con capitale Ljubljana # Savska Banovina (Banovina della Sava), con capitale Zagabria # Vrbaska Banovina (Banovina del Vrbas), con capitale Banja Luka # Primorska Banovina (Banovina sul mare), con capitale Spalato # Drinska Banovina (Banovina della Drina), con capitale Sarajevo # Zetska Banovina (Banovina della Zeta), con capitale Cettigne # Dunavska Banovina (Banovina del Danubio), con capitale Novi Sad # Moravska Banovina (Banovina della Morava), con capitale Niš # Vardarska Banovina (Banovina del Vardar), con capitale Skopje # La città di Belgrado, insieme con Zemun e Pančevo era anch'essa un’unità amministrativa. Nel 1939 la Banovina Hrvatska (Banovina di Croazia) venne istituita dalla Primorska Banovina and Savska Banovina, con alcune alterazioni della linea di confine. Come la Savska, la sua capitale era Zagabria. categoria:Storia contemporanea Categoria:Nazioni scomparse ko:유고슬라비아 왕국

Socialismo

L'espressione "socialismo" comprende oggi teorie politiche o economiche che raccomandano un rinnovamento dell'organizzazione sociale in una prospettiva di giustizia sociale. Per molti "socialista" equivale a "di sinistra". Con il socialismo hanno legami: # l'anarchismo, # il comunismo (marxismo, leninismo, stalinismo, maoismo), # l’ecologismo e # la socialdemocrazia. Dal punto di vista storico il socialismo è una corrente di pensiero legata ai movimenti politici che a partire dal XIX secolo lottarono per modificare la vita sociale ed economica delle classi meno abbienti ed in particolare del proletariato. Il movimento operaio da cui scaturì il socialismo pose per la prima volta il problema della giustizia sociale e dell'uguaglianza economica al centro dell'agenda politica. Trasformò radicalmente le forme della politica organizzandosi in partiti di massa e cercando di coordinare la propria attività politica a livello internazionale. Il socialismo si oppone inizialmente al liberalismo classico, che postula il liberismo in economia, chiedendo invece la nazionalizzazione o la socializzazione di tutte o parte delle attività economiche. Contesta l'idea delle neutralità delle istituzioni statali rispetto alla lotta di classe e si batte per un mutamento del ruolo dello Stato o, addirittura, nella versione avanzata da Karl Marx e ripresa dall'anarchismo, per la sua eliminazione. Sul piano internazionale il movimento socialista nasce come un movimento pacifista e favorevole all'autodeterminazione dei popoli, contrapponendosi al nazionalismo e all'imperialismo. Nella prassi tuttavia molti partiti socialisti o correnti di essi finiscono per abbandonare il pacifismo e l'internazionalismo, appoggiando le imprese belliche dei loro paesi con motivazioni patriottiche. Questo voltafaccia provoca in molti paesi polemiche e scissioni. Partiti e movimenti estremamente diversi fra loro si sono definiti socialisti: molti di essi sopravvivono ancora oggi e formano una delle più importanti correnti politiche in Europa, nonché la principale componente della sinistra europea. Il movimento socialista conosce numerosissime scissioni, accuse reciproche di aver tradito gli ideali originari, etc. etc. La scissione più importante è probabilmente quella verificatasi all'indomani della Rivoluzione d'Ottobre, che vede una larga fetta della sinistra dei partiti socialisti staccarsi e scegliere la denominazione comunista, già utilizzata in passato da alcuni teorici socialisti come Karl Marx. Per informazioni sul comunismo e su altre particolari correnti del socialismo si rimanda alle pagine relative, così come per l'illustrazione dettagliata delle dottrine dei vari pensatori socialisti.

Le origini. Il socialismo utopistico

I movimenti ottocenteschi derivano dalle lotte rivoluzionarie repubblicane, in particolare dall'esperienza della rivoluzione francese con il movimento dei Montagnardi e dei Sanculotti, e dalle rivolte contadine che dal Medioevo si ripetevano ciclicamente contro l'aristocrazia terriera; talvolta queste rivolte assumevano connotati religiosi che sfociavano nell'egualitarismo e nella comunione dei beni di produzione. Nel XIX secolo si ebbe il socialismo di Robert Owen in Inghilterra, mentre in Francia un'influenza sui primi movimenti l'ebbe anche il Sansimonismo (vedi Henri de Saint-Simon), una corrente politico-religiosa che divulgava il pacifismo e la comunione dei beni in una società che avrebbe dato ad ogni individuo il ruolo a lui più congeniale. Nello stesso filone si inserì Auguste Blanqui. I primi movimenti sono definiti socialismo utopistico ed hanno posto le basi della ideologia socialista, individuandone gli scopi e proponendo un modello volontario di vita sociale comune.

Il socialismo scientifico e le sue derivazioni

Il termine socialismo scientifico viene coniato da Karl Marx per indicare la sua visione del socialismo, illustrata nella sue numerose opere sulla società, la storia e l'economia. In opposizione al socialismo utopista Marx riteneva che la prassi del movimento operaio dovesse essere ispirata da una rigorosa analisi. A Marx si deve la nozione di lotta di classe, illustrata nel Manifesto del Partito Comunista. Marx si propone nelle sue opere di dimostrare come il capitalismo, gestito dalla borghesia opprimesse il proletariato (lavoratori industriali) nella fase storica in cui scriveva. Nell'opera Das Kapital (Il Capitale), Karl Marx analizza come i capitalisti comprassero forza lavoro dai lavoratori ottenendo il diritto di rivendere il risultato dell'attività produttiva come profitto (vedi marxismo per i dettagli); questo, secondo Marx, porta ad una ingiusta e insostenibile distribuzione della ricchezza. Per Marx era solo questione di tempo: le classi lavoratrici di tutto il mondo, presa coscienza dei loro comuni obiettivi, si sarebbero unite per rovesciare il sistema capitalista che le opprimeva, ridistribuendo le ricchezze loro ingiustamente sottratte. Lo considerava un risultato inevitabile di un processo storico in atto. Dalle rovine del capitalismo sarebbe sorta, dopo un periodo di transizione (dittatura del proletariato), una società in cui lo Stato avrebbe controllato i mezzi di produzione, la loro proprietà sarebbe passata alla società stessa nel suo complesso (lo Stato era destinato a dissolversi). La proprietà privata sarebbe stata limitata agli effetti personali. La conseguenza della proprietà collettiva dei mezzi di produzione sarebbe stata, nell'ottica di Marx, la fine della divisione della società in classi sociali e, di conseguenza, la fine dello sfruttamento e la piena realizzazione dell'individuo. L'ateismo, caratteristica del socialismo marxista, era una conseguenza logica del materialismo dialettico che il marxismo adottava come metodo. Le idee di Marx vengono sviluppate in molte direzioni diverse: alcuni pensatori prendono da Marx solo il metodo di analisi della società, mentre il nascente movimento socialista ne abbraccia con entusiasmo la parte rivoluzionaria, mettendo in secondo piano il pensiero dei socialisti non marxisti come gli anarchici Pierre-Joseph Proudhon o Michail Bakunin e i già citati utopisti. Fu nel segno di Marx che fu creata la Prima Internazionale Socialista (o Associazione internazionale dei lavoratori), l'organizzazione che raggruppava i movimenti socialisti di tutta Europa. Presto si evidenzia tuttavia una grande divisione tra i seguaci delle idee di trasformazione sociale di Marx e i socialisti in genere.

Il socialismo riformista

I cosiddetti socialisti riformisti o gradualisti come Karl Kautsky in Germania, Filippo Turati in Italia o i marxisti austriaci vedevano con favore le esperienze democratiche e repubblicane come possibile approdo delle istanze di cambiamento della società. I primi socialisti riformisti non mettevano in discussione l'idea che il socialismo fosse la naturale evoluzione della società occidentale, che come era evoluta dal feudalesimo al capitalismo borghese per la crisi del feudalesimo stesso, sarebbe dovuta evolvere naturalmente da capitalista in socialista per via delle contraddizioni interne del capitalismo. Ma ritenevano che il passaggio si sarebbe verificato gradualmente, attraverso una serie di riforme sociali.

Il revisionismo

Fu chiamata revisionista la corrente moderata e riformista del marxismo che sorse verso la fine del XIX secolo, originata dall'osservazione che il comportamento dell'economia capitalistica non sembrava corrispondere alle previsioni del marxismo. Dopo la depressione degli ultimi decenni del XIX secolo, era iniziato un nuovo periodo di prosperità che sembrava riabilitare il libero commercio e la fiducia nel capitalismo.

La socialdemocrazia

Definiamo la socialdemocrazia quell'insieme di movimenti socialisti che accettano il concetto di economia di mercato, di proprietà privata e di muoversi all'interno delle istituzioni liberali. La socialdemocrazia si pone tra il socialismo riformista e il socialismo rivoluzionario, pur ponendosi in prospettiva critica nei confronti del capitalismo, non ritiene ancora tempo per una sua totale abolizione.
- Il ruolo che si assicurarono i partiti socialdemocratici nei decenni tra il XIX e XX secolo fu quello di lottare contro il riformismo borghese, che avrebbe portato la classe operaia a legarsi troppo al sistema capitalistico, e contro l'avventurismo rivoluzionario che avrebbe portato a scontrarsi con le strutture ancora solide del sistema. La socialdemocrazia non tende a farsi garante della sopravvivenza del sistema, ma di lavorare al suo interno per portare uno spirito di rinnovamento e di trasformazione costante.
- Gli anni tra i due conflitti mondiali, con la proposizione di due modelli forti come quello sovietico e quello fascista, segnarono un momento di flessione. Socialismo e comunismo giunsero spesso allo scontro frontale, in cui i socialisti vennero trattati da "socialtraditori" o "socialfascisti", per ritrovare successivamente un progetto comune contro il regime fascista e nazista.
- Nel secondo dopoguerra, la socialdemocrazia riassume in occidente un ruolo di forza politica dominante, capace di proporre significative trasformazioni, come la nazionalizzazione di alcuni settori produttivi, l'instaurazione di un'economia mista e il raggiungimento di forme di sicurezza sociale per i lavoratori.
- Le socialdemocrazie contemporanee sono partiti politici che hanno abbandonato l'idea della divisione della società in classi contrapposte e ogni progetto rivoluzionario di stampo ottocentesco; del vecchio modello rimane solo la prospettiva internazionalista che ribadisce il principio di un'azione comune tra tutte le forze socialiste dei singoli paesi, nel rispetto delle diverse storie nazionali, delle diverse situazioni economiche e della pluralità delle tradizioni culturali ed ideologiche.

Il socialismo rivoluzionario

I socialisti riformisti pensavano che il socialismo fosse la naturale evoluzione della società occidentale, che sarebbe dovuta evolvere naturalmente da capitalista in comunista per via delle contraddizioni interne del capitalismo, tramite una sequenza di riforme. Pur concordando su tale evoluzione, i socialisti rivoluzionari come Rosa Luxemburg in Germania o Giacinto Menotti Serrati in Italia pensavano invece che questo cambiamento non sarebbe mai avvenuto spontaneamente, ma avrebbe richiesto una rivoluzione. Dopo la Rivoluzione russa del 1917 e la terza internazionale del 1919 il socialismo rivoluzionario coincise sostanzialmente con il comunismo.

Voci correlate


- Einstein e il socialismo
- Comunismo
- Capitalismo Categoria:Ideologie politiche categoria:Storia contemporanea ja:社会主義 ms:Sosialisme simple:Socialism zh-min-nan:Siā-hoē-chú-gī

Seconda guerra mondiale

Con Seconda Guerra Mondiale si intende quel conflitto cominciato nel settembre 1939 con l'invasione della Polonia da parte delle truppe tedesche, allargatosi progressivamente con l'entrata in guerra di: Gran Bretagna, Francia, Italia, Unione Sovietica, Giappone, Stati Uniti e altri paesi, europei e non. Si concluse in Europa l'8 maggio 1945 con la resa incondizionata del Terzo Reich e nell'area del Pacifico il 15 agosto dello stesso anno con la capitolazione dell'Impero giapponese (anche se la firma della resa avvenne il 2 settembre) che subì pochi giorni prima gli unici due bombardamenti atomici della storia.
- Principali paesi coinvolti (con un asterisco sono indicati i paesi dell'Asse):
  - 1 settembre 1939 - 8 maggio 1945: Terzo Reich (Germania e Austria) (
- )
  - 1 settembre 1939: Polonia
  - 3 settembre 1939 - 8 maggio 1945: Gran Bretagna (e Australia)
  - 3 settembre 1939 - 8 maggio 1945: Francia
  - 17 settembre 1939 - 8 maggio 1945: Unione Sovietica
  - 30 novembre 1939 - 4 settembre 1944: Finlandia
  - 9 aprile 1940 - 4 maggio 1945: Danimarca e Norvegia
  - 10 giugno 1940 - 25 aprile 1945: Italia (
- fino all'8 settembre 1943)
  - 28 ottobre 1940 1945 - Grecia
  - 21 giugno 1941 - 1945: Ungheria (
- )
  - 7 dicembre 1941 - 15 agosto 1945: Giappone (
- ) e Stati Uniti

Introduzione

La Seconda Guerra Mondiale fu il più grande conflitto armato della storia, si estese virtualmente ovunque nell'intero pianeta e coinvolse più nazioni di qualsiasi altro, introducendo nuove e potenti armi, che ebbero il loro culmine nell'uso della bomba atomica. Nonostante il nome, non tutte le nazioni furono coinvolte; alcune mantennero la neutralità (come Eire, Svezia e Svizzera), altre erano insignificanti dal punto di vista strategico (come il Messico). La guerra colpì la popolazione civile più gravemente di qualsiasi altro conflitto precedente (portando così alla ribalta il concetto di guerra totale) e servì come sfondo per l'olocausto condotto dai nazisti nei confronti degli ebrei, così come per diverse altre significative uccisioni di massa di civili inermi. Queste comprendono il massacro di milioni di cinesi e coreani da parte dei giapponesi, e il bombardamento di obiettivi civili in Germania e Giappone da parte degli alleati, così come i bombardamenti delle città europee da parte della Germania. In totale, la seconda guerra mondiale causò circa 50 milioni di vittime (circa il 2% della popolazione del pianeta), più di ogni altra guerra.

Fasi preliminari

Il risentimento tedesco nei confronti del trattamento subito dopo la fine della prima guerra mondiale, e le susseguenti difficoltà economiche, permisero ad Adolf Hitler e al suo movimento estremista nazionalista (NSDAP) di prendere il potere in Germania e assumere il controllo totale della nazione. Ignorando i vincoli imposti dal Trattato di Versailles, egli ricostruì l'esercito tedesco. Rimilitarizzò la zona di confine con la Francia, ottenne l'unificazione di Germania e Austria, e si annesse parti della Cecoslovacchia (i Sudeti, la Conferenza di Monaco). Nel 1922 Benito Mussolini e il suo Partito Fascista avevano preso il potere in Italia e nel maggio 1939 strinsero il famoso Patto d'acciaio con la Germania. L'Impero giapponese invase la Cina nel settembre del 1931, usando la messa in scena del sabotaggio ferroviario di Mukden (si veda Incidente di Mukden) come pretesto per l'invasione della Manciuria. Anche se il governo giapponese si oppose all'azione, l'esercito fu in grado di agire in maniera indipendente e instaurò un governo fantoccio, creando uno stato separato: il Manchukuo. La Germania stipulò un trattato (Patto Molotov-Ribbentrop) con l'Unione Sovietica e nel 1939 avanzò pretese territoriali su parte della Polonia (il famoso Corridoio di Danzica). La Polonia rigettò le pretese e la Germania, il 1 settembre 1939, la invase con un pretesto (Incidente di Gleiwitz). Il 3 settembre, Regno Unito e Francia inizialmente riluttanti a morire per Danzica dichiararono guerra alla Germania. Si veda anche: Eventi precedenti alla seconda guerra mondiale sul teatro europeo

Teatro Europeo

Si veda anche: Teatro europeo della seconda guerra mondiale e Fine della seconda guerra mondiale in Europa

1939

Il periodo che va dal settembre del 1939 al maggio 1940 divenne noto come la Finta Guerra. Le forze tedesche vennero spostate a ovest dopo l'attacco alla Polonia, mentre il 17 settembre 1939 l'armata rossa sovietica metteva in atto un'invasione da est in applicazione del patto Molotov-Ribbentrop. La Francia si mobilitò lungo il suo confine, pesantemente difeso lungo la famosa Linea Maginot, mentre i britannici inviarono un corpo di spedizione in Francia. Eccetto per un breve attacco francese attraverso il Reno, ci furono poche ostilità, mentre ambo le parti ammassavano le proprie forze. Nel frattempo, il 30 novembre 1939, l'Unione Sovietica aveva invaso la Finlandia dando il via alla Guerra d'inverno che si concluse nel marzo 1940 con la cessione di alcuni territori finlandesi all'Unione Sovietica. Come più tardi risultò chiaro, il significato di questo attacco per l'URSS fu soprattutto dovuto alla consapevolezza che presto la Germania avrebbe attaccato e il retroterra finlandese avrebbe permesso alla Russia di difendere l'avamposto di Leningrado.

1940

Il 9 aprile 1940 la Germania invase e annientò in breve la resistenza di Norvegia e Danimarca. Nel maggio 1940 le truppe tedesche attaccarono i Paesi Bassi e il Belgio e da qui, passando per la Foresta delle Ardenne e aggirando completamente la Linea Maginot entrarono in Francia dando il via alla Battaglia di Francia. La loro tattica della blitzkrieg (guerra lampo) riuscì a sconfiggere i francesi e le armate britanniche in Francia. L'esercito britannico evacuò da Dunkerque lasciandosi dietro il proprio equipaggiamento, e il governo francese trattò la pace, che lasciò la Germania in possesso del nord e il Governo di Vichy in carica al sud. Nel giugno 1940 l'Unione Sovietica occupò la Lituania, l'Estonia e la Lettonia. Non trovando vie per una pace con la Gran Bretagna la Germania iniziò una campagna di bombardamenti strategici che venne chiamata dai britannici the Blitz. Quella che passò alla storia come la Battaglia d'Inghilterra (10 luglio - 31 ottobre 1940) però non ottenne i risultati sperati: se inizialmente la Luftwaffe bombardava i centri di controllo della Royal Air Force, in seguito la tattica si trasformò nel semplice bombardamento terroristico di Londra. Ciò permise alle fabbriche inglesi di produrre aerei in gran quantità e alla RAF di ottenere il dominio dei cieli indispensabile per contrastare l'Operazione Leone Marino, l'invasione della Gran Bretagna già pianificata dal comando tedesco ma mai realizzata. Allo scopo di portare la Gran Bretagna alla sottomissione la Germania attuò anche un blocco navale, la Battaglia dell'Atlantico, svolta soprattutto dai famigerati U-boat. Secondo una teoria accreditata, in realtà Hitler perseguì malvolentieri la campagna contro la Gran Bretagna, ritenendo che l'avversario inglese fosse ormai fuori combattimento e che prima o poi avrebbe chiesto un armistizio. Tutti i suoi piani erano rivolti all'Est, alla campagna contro l'Unione Sovietica, e pertanto non allocò alla Battaglia d'Inghilterra tutte le risorse che avrebbe dovuto e potuto impiegare. Il 28 ottobre 1940 su personale iniziativa di Benito Mussolini l'Italia invase la Grecia partendo dalle basi in Albania. Sebbene in inferiorità numerica le forze greche respinsero gli invasori dando agli alleati la loro prima vittoria e costringendo Mussolini a chiedere aiuto ai tedeschi. I caduti italiani nel dissennato attacco alla Grecia furono più di 13.000. -

1941

Lo stallo venutosi a creare in Grecia fu affrontato e risolto con l'invasione tedesca della Jugoslavia. Questa tuttavia non era nei piani di Hitler, che dovette risolversi a un tale passo vista l'inefficacia dell'attacco italiano. Dovendosi concentrare sui balcani, la Germania dovette posporre l'invasione dell'Unione sovietica, già nei piani di battaglia fin dall'inizio del conflitto, e per Hitler strategicamente ben più importante. Il 20 maggio unità aviotrasportate tedesche iniziarono l'invasione dell'isola di Creta. La Battaglia di Creta si concluse il 1 giugno con la vittoria tedesca che però pagarono con 17.000 vittime la loro prima e unica invasione aviotrasportata. Proprio per le perdite riportate Hitler non ordinò mai l'invasione di Malta (Operazione Herkules), Cipro e del Canale di Suez. Il 22 giugno la Germania attaccò l'Unione Sovietica, con la quale aveva un patto di non aggressione, con l'Operazione Barbarossa. I russi furono colti ampiamente di sorpresa e i tedeschi conquistarono vaste aree di territorio, catturando centinaia di migliaia di soldati nemici. I sovietici si ritirarono, e riuscirono a portarsi dietro gran parte della loro industria pesante, togliendola dalla linea del fronte e riposizionandola in zone più remote. Una tenace e sacrificale difesa impedì alla Germania di catturare Mosca prima dell'arrivo dell'inverno. La Germania , che si aspettava di finire la campagna in pochi mesi, non aveva le proprie armate equipaggiate per il combattimento nel rigido inverno russo. Il 7 dicembre 1941 con un'operazione a sorpresa e senza preventiva dichiarazione di Guerra il Giappone bombardò il porto di Pearl Harbor distruggendo e affondando la maggior parte delle navi alla falda. La risposta Statunitense fu immediata, il giorno dopo l'esercito degli Stati Uniti d'America entrò in guerra contro il Giappone e i suoi alleati.

1942

Nella primavera del 1942 l'esercito tedesco portò nuovi attacchi, ma sembrò incapace di scegliere tra un attacco diretto a Mosca e la cattura dei pozzi petroliferi del Caucaso. Sul fronte russo combattevano anche i soldati del corpo di spedizione italiano, il CSIR che arrivò nell'estate del 1941, e che venne rinforzato dall'ARMIR giunto nell'estate del 1942, e resterà coinvolto in una disastrosa ritirata. Mosca venne ancora una volta risparmiata, e alla fine del 1942 i sovietici riuscirono a schiantare le linee del fronte dell'Asse a sud e a circondare la Sesta Armata Tedesca nella Battaglia di Stalingrado.

1943

Nel febbraio 1943, i miseri resti dell'esercito tedesco forte di 300.000 uomini si arresero a Stalingrado. Nella primavera del 1943 i tedeschi furono in grado di reagire con successo nella Terza Battaglia di Kharkov, ma la loro offensiva nella gigantesca Battaglia di Kursk (luglio 1943) fu così fallimentare che i russi furono in grado di contrattaccare e di recuperare il terreno perduto. Da quel momento in poi, l'Armata Rossa avrebbe avuto l'iniziativa ad est. Il disastro tedesco di Stalingrado venne seguito da uno simile in Tunisia, che risultò nella perdita dell'ultimo caposaldo dell'Asse in Nordafrica e nella cattura di un quarto di milione di soldati tedeschi e italiani (maggio 1943). Subito dopo gli Alleati usarono il Nordafrica come trampolino di lancio per l'invasione della Sicilia (luglio 1943) e dell'Italia continentale (settembre 1943), che Churchill descrisse come "il ventre molle dell'Europa". Il 25 luglio Mussolini fu destituito e sostituito con il Maresciallo Pietro Badoglio. L'Italia si arrese, firmando l'armistizio il 3 settembre, reso poi pubblico l'8 settembre, ma le truppe tedesche si mossero a disarmare gli italiani e a difendersi in Italia da soli. Essi stabilirono una serie di resistenti linee difensive sulle montagne, e i progressi alleati rallentarono.

1944

Mentre l'offensiva sovietica sul fronte orientale logorava le armate tedesche facendole arretrare oltre i confini originali dell'URSS, gli Alleati invasero la Francia settentrionale con l'Operazione Overlord nel giugno 1944 e liberarono gran parte della Francia e di Belgio e Olanda per la fine dell'anno. Contemporaneamente all'invasione della Francia, gli Alleati conquistarono Roma (4 giugno) e, in poche settimane, il resto dell'Italia Centrale. Dopo una disperata reazione dell'esercito tedesco nell'Offensiva delle Ardenne del dicembre 1944, gli Alleati entrarono in Germania nel 1945.

1945

Il quadro dei rapporti internazionali sorto attorno al secondo anno del conflitto vede nella seconda metà del '45 il suo definitivo deterioramento. Gli eventi militari cominciano a delineare l'imminente revisione delle alleanze, così che mentre l'armata tedesca subisce il suo definitivo annientamento sui tre fronti europei, già si vengono chiarendo quali sono i veri interessi in gioco da parte di Stati Uniti e Unione Sovietica. Non c'è dubbio che un ruolo importante nel cambiamento dello scenario mondiale lo ebbe il nuovo presidente degli Stati Uniti, Harry S. Truman, portatore di interessi e tendenze sociali che da anni covavano un profondo risentimento per i principi ispiratori del riformismo rooseveltiano del New Deal. E soprattutto per la sua tolleranza verso il "nemico" per antonomasia: l'URSS. In quest'ottica, la storiografia contemporanea, avvantaggiata dalla conoscenza di documenti diplomatici solo recentemente desecretati, tende a leggere tutta la fase finale del conflitto mondiale, e soprattutto gli eventi legati alla Guerra civile in Grecia e alla liberazione dell'Italia del nord, più nell'ottica della politica di contenimento del comunismo che in quella più ideale, e finora indiscussa, di un ristabilimento incondizionato della libertà e della democrazia. I compromessi degli Alleati con la mafia siciliana, l'intolleranza nei confronti dei partigiani greci, le trattative già in atto fin dal '45 con i gerarchi nazisti minori, i bombardamenti indiscriminati operati in Italia e Germania a guerra quasi conclusa come forma di ammonimento nei confronti dell'Armata Rossa: tutto concorre a tracciare un quadro politico già definito nei termini di un confronto tra i "blocchi", per il quale tutto era considerato lecito, da entrambe le parti. Anche l'uso della bomba atomica. Ormai è accertato, infatti, che il Giappone non costituiva più, almeno dall'inizio dell'anno, una seria minaccia per nessuno; che esso era alla disperata ricerca di uno spiraglio attraverso il quale uscire con un minimo di onore dalla guerra, e che questo spiraglio gli fu sistematicamente negato dall'apparato politico-militare statunitense. Lo scopo del presidente Truman era di impadronirsi del Giappone prima di Stalin, e a questo fine erano già pronte 10 armi nucleari. Alla conferenza apertasi a luglio nel sobborgo berlinese di Potsdam, Truman e Stalin non avevano più nulla da dirsi: ciascuno dei due perseguiva già piani strategici e politici in netta rotta di collisione. E Churchill, forse il vero grande stratega di tutta l'immensa tragedia appena conclusa, era appena stato "licenziato" dai suoi concittadini, stanchi di guerra e di retorica.

Teatro Asiatico

Si veda anche: Teatro asiatico della seconda guerra mondiale I giapponesi avevano già invaso la Cina nel 1937, prima che la seconda guerra mondiale iniziasse in Europa. Con gli Sati Uniti e altre nazioni che bloccavano le esportazioni verso il Giappone, quest'ultimo decise di bombardare Pearl Harbor il 7 dicembre 1941 senza una preventiva dichiarazione di guerra. Il danno per la Flotta Americana del Pacifico fu grave, anche se le portaerei scamparono perché si trovavano al largo. Le forze giapponesi invasero simultaneamente i possedimenti britannici in Malesia e Borneo e le Filippine occupate dagli americani, con l'intenzione di assediare i pozzi petroliferi delle Indie Orientali Olandesi. L'isola fortezza britannica di Singapore venne catturata in quella che Churchill considerò una delle più umilianti sconfitte britanniche di tutti i tempi. Nel maggio 1942 l'invasione giapponese di Port Moresby, che se avesse avuto successo li avrebbe messi a portata di tiro dell'Australia, venne sventata dalle forze navali statunitensi nella Battaglia del Mar dei Coralli, divenendo sia la prima efficace opposizione ai piani giapponesi, che la prima battaglia navale combattuta principalmente tra portaerei. Un mese dopo la Marina statunitense prevenne l'invasione delle Isole Midway, questa volta distruggendo quattro portaerei, che l'industria giapponese non fu in grado di rimpiazzare, e mettendo in Giappone sulla difensiva. I capi alleati si erano accordati, ancora prima dell'ingresso degli USA nella guerra, che la priorità andava alla sconfitta della Germania. Cionondimeno, gli Stati Uniti e altre forze, inclusa l'Australia, iniziarono a metà del 1942 a riguadagnare i territori catturati, contro l'amara e determinata difesa delle truppe giapponesi. Guadalcanal venne assalita dal mare dai Marines statunitensi, mentre l'esercito guidato dal Generale MacArthur si sforzò di riprendere le zone occupate della Nuova Guinea. Le Isole Salomone furono riprese nel 1943, Nuova Bretagna e Nuova Irlanda nel 1944. Le Filippine furono attaccate nel tardo 1944 a seguito della Battaglia del Golfo di Leyte. La Marina statunitense attaccò anche i mercantili giapponesi, privando l'industria delle materie prime per cui il Giappone era entrato in guerra. L'efficacia di questa stretta aumentò quando gli USA catturarono le isole vicine al territorio principale del Giappone. L'Armata nazionalista Kuomintang di Chiang Kai-shek e l'Armata Comunista Cinese di Mao Zedong si accordarono per mettere da parte le differenze e opporsi al Giappone nelle aree occupate della Cina, ma senza cooperare. La cattura alleata di isole come Iwo Jima e Okinawa, vicine al Giappone, portò quest'ultimo nel raggio d'azione degli attacchi aerei e navali, e all'inizio del 1945, l'Unione Sovietica dichiarò guerra al Giappone, attaccando i suoi possessi in Manciuria ad agosto. Dopo il bombardamento di Tokyo con bombe incendiarie e l'attacco atomico contro Hiroshima e Nagasaki, I giapponesi si arresero.

Teatro africano e medio orientale

La campagna Nordafricana iniziò nel 1940, quando la piccola forza Britannica in Egitto fermò l'avanzata italiana dalla Libia e contrattaccò. L'avanzata britannica venne fermata nel 1941 quando le forze tedesche comandate da Erwin Rommel sbarcarono in Libia. In compenso, nel giugno 1941 l'esercito australiano e le forze alleate invasero la Siria e il Libano, catturando Damasco il 17 giugno. L'Afrika Korps di Rommel avanzò rapidamente ad est, portando l'assedio al vitale porto di Tobruk. Le truppe, principalmente australiane, che difendevano la città, resistettero finché vennero rilevate, ma una rinnovata offensiva dell'Asse portò alla cattura della città e spinse indietro l'Ottava Armata Britannica fino alla linea di El Alamein. La Prima battaglia di El Alamein ebbe luogo tra il 1 luglio e il 27 luglio 1942. La Germania era avanzata fino all'ultimo punto difendibile prima di Alessandria d'Egitto e del Canale di Suez. Comunque rimase a corto di rifornimenti e la difesa britannica fermò la sua spinta. La Seconda battaglia di El Alamein avvenne tra il 23 ottobre e il 3 novembre 1942 dopo che Montgomery aveva sostituito Auchinleck come comandante dell'Ottava Armata. Le forze del Commonwealth lanciarono l'offensiva e distrussero l'Afrika Korps. Rommel venne respinto indietro, e questa volta non si fermò fino a che non giunse in Tunisia. A complemento di questa vittoria, l'8 novembre 1942, truppe americane e britanniche sbarcarono in Marocco e Algeria durante l'Operazione Torch. Le forze locali della Francia di Vichy opposero poca resistenza prima di unirsi alle forze alleate. Infine, le truppe tedesche e italiane vennero prese tra le pinze di una doppia avanzata dall'Algeria e dalla Libia. Avanzando da est e da ovest, gli Alleati spinsero le forze dell'Asse completamente fuori dall'Africa e il 13 maggio 1943, i resti delle truppe italiane e tedesche in Nordafrica si arresero. Furono presi 250.000 prigionieri; quasi tanti come a Stalingrado. Il Nordafrica venne usato come punto di partenza per l'invasione della Sicilia e dell'Italia nel 1943.

Importanza storica

Contrariamente a quanto accadde con la prima guerra mondiale, i vincitori occidentali non chiesero compensazioni alle nazioni sconfitte. Al contrario, un piano creato dal Segretario di Stato statunitense George Marshall, il "Piano di Recupero Economico", meglio noto come Piano Marshall, chiese al Congresso degli Stati Uniti di allocare miliardi di dollari per la ricostruzione dell'Europa. Siccome la Società delle Nazioni aveva chiaramente fallito nel prevenire la guerra, un nuovo ordine internazionale venne costruito. Nel 1945 vennero fondate le Nazioni Unite. La porzione di Europa occupata o dominata dall'Unione Sovietica non beneficiò del Piano Marshall. Nel Trattato di Pace di Parigi, ai nemici dell'Unione Sovietica: Ungheria, Finlandia e Romania venne richiesto di pagare delle riparazioni di guerra per 300.000.000 di dollari ciascuna (in dollari del 1938) all'USSR e ai suoi satelliti. All'Italia ne furono chiesti 360.000.000, divisi principalmente tra Grecia, Jugoslavia e Unione Sovietica. Nelle aree occupate dall'Unione Sovietica alla fine della guerra, vennero installati regimi fantoccio comunisti (Ungheria e Cecoslovacchia sono per il momento escluse dal processo), contro le obiezioni degli altri alleati e dei governi in esilio. La Germania venne divisa in due stati, con la parte orientale che divenne uno stato comunista separato. Usando le parole di Churchill, "una Cortina di ferro è calata attraverso l'Europa". Come conseguenza, ciò portò all'impegno americano di proteggere l'Europa occidentale con la formazione della NATO e alla Guerra Fredda. Il rimpatrio, conformemente ai termini della Conferenza di Yalta, di due milioni di soldati russi che erano stati sotto il controllo delle forze armate britanniche e americane, risultò per molti di loro in una condanna a morte. L'imponente ricerca e sviluppo coinvolti nel Progetto Manhattan, allo scopo di ottenere rapidamente un'arma atomica funzionante, ebbe un profondo effetto sulla comunità scientifica, sia dal punto di vista puramente tecnico, che dal punto di vista filosofico e morale. Nella sfera militare, sembrò che la seconda guerra mondiale avesse marcato l'avvento dell'era della potenza aerea, principalmente a spese delle navi da guerra. Mentre il pendolo continua a oscillare in questa interminabile competizione, l'aviazione è ora una delle componenti fondamentali di ogni azione militare. La guerra fu anche una linea di demarcazione per gli eserciti di massa. Anche se enormi eserciti composti da truppe scadenti si sarebbero visti ancora (durante la Guerra di Corea e in diversi conflitti africani), dopo questa vittoria, tutte le principali potenze si affidarono a piccoli eserciti altamente addestrati. Dopo la guerra, molti alti esponenti della Germania Nazista vennero processati per crimini di guerra, così come per gli omicidi di massa dell'olocausto (commessi principalmente nella zona del Governatorato Generale), al Processo di Norimberga. Similarmente i capi giapponesi vennero giudicati nel Processo per crimini di guerra di Tokyo. In altre nazioni, ad esempio in Finlandia, gli Alleati chiesero che la leadership politica venisse giudicata in un "processo per le responsabilità di guerra", ovvero non per crimini di guerra. Una delle poche eccezioni è rappresentata dal'Italia, dove non si arriverà mai ad un processo contro i vari criminali di guerra. La sconfitta del Giappone, e la sua occupazione da parte delle forze americane, portò a un'occidentalizzazione del paese che fu molto più estesa di quanto non sarebbe stato altrimenti. Il Giappone si avvicinò di più alla democrazia di stampo occidentale. Questo grande sforzo porto il Giappone del dopoguerra al miracolo economico e a diventare la seconda economia mondiale. Anche la Germania, pur uscendo sconfitta dalla seconda guerra mondiale, riuscì a risollevarsi nel dopoguerra, diventando la principale forza economica europea.

Operazioni militari

Battaglie terrestri


- Campagna di Polonia "Piano Bianco"
- Campagna di Francia "Piano Giallo"
- Battaglia di Dunkerque "Operazione Dinamo"
- Battaglia d'Inghilterra
- Battaglia di Creta
- Operazione Barbarossa
- Battaglia di Stalingrado
- Battaglia di Kursk
- Prima battaglia di El Alamein
- Seconda battaglia di El Alamein
- Sbarco in Normandia, conosciuto anche come D-Day or Operazione Overlord
- Operazione Market Garden (Battaglia di Arnhem)
- Battaglia di Monte Cassino
- Offensiva delle Ardenne
- Battaglia della foresta di Hurtgen
- Battaglia di Berlino
- Battaglia di Leyte
- Battaglia di Luzon
- Battaglia di Mindanao
- Battaglia di Peleliu
- Battaglia di Saipan
- Battaglia di Tinian
- Battaglia di Guam
- Battaglia di Tarawa
- Conquista delle Marianne
- Battaglia di Iwo Jima
- Battaglia di Okinawa
- Battle del Ponte Lugou
- Battaglia di Tai er zhuang
- Battaglia di Changsha
- Battaglia dei Cento Reggimenti
- Guerra Unione Sovietica-Giappone
- Battaglia di Bir Hacheim
- Battaglia delle Alpi Occidentali

Battaglie navali


- Battaglia dell'Atlantico (1940)
- Battaglia di Guadalcanal
- Battaglia del Golfo id Leyte
- Battaglia di Capo Matapan
- Battaglia del Mar dei Coralli
- Battaglia delle Midway
- Prima battaglia di Narvik
- Seconda battaglia di Narvik
- Battaglia di Pearl Harbor
- Battaglia del fiume Plata
- Battaglia di Punta Stilo

Principali campagne di bombardamento


- Dresda
- Incursioni Baedeker
- Londra (The Blitz e le campagne delle V-1 e V-2)
- Hiroshima
- Nagasaki
- Tokyo
- Varsavia
- Rotterdam
- Amburgo
- Malta
- Coventry Vedi anche: Indagine sui bombardamenti strategici per l'impatto complessivo dei bombardamenti.

Linee difensive


- Linea d'arresto Taunton
- Linea GHQ
- Linea gotica
- Linea Gustav
- Linea Maginot
- Linea Sigfrido
- Linea Stalin
- Vallo atlantico

Massacri


- Eccidio delle fosse Ardeatine
- Massacro di Marzabotto
- Massacro di Sant'Anna di Stazzema
- Massacro di Malmedy
- Massacro di Kiev (1941)
- Massacro di Katyn

Aspetti politici e sociali della guerra

Alcune considerazioni sulle dinamiche politiche in atto negli anni del conflitto

1941

Il 1941 è un anno-chiave nella storia della II Guerra Mondiale e dei suoi successivi esiti geo-politici. L'aggressione nazista contro l'Unione Sovietica e quella giapponese contro gli Stati Uniti paiono legate, alla luce degli eventi sopra riportati, da un sotterraneo filo conduttore. Alcuni dati ormai accertati sembrano confermare l'ipotesi che l'amministrazione del presidente Franklin Delano Roosevelt non solo fosse a conoscenza dei piani giapponesi per l'invasione del Pacifico, ma che addirittura abbia operato per provocare l'attacco nipponico, in un contesto sociale che vedeva l'opinione pubblica statunitense molto lontana dall'accettare la necessità di un ingresso americano nel conflitto europeo, e in un quadro internazionale di mutamenti politici ed economici che offriva agli Stati Uniti opportunità di espansione e supremazia globale mai prima verificatesi nella storia. Solo così si spiegano le numerose iniziative politiche e legislative messe in atto da Roosevelt fin dall'inizio dell'anno, tutte mirate alla preparazione di un futuro impegno bellico mai pubblicamente ammesso fino al momento fatale. Lo stesso si può dire per l'ambiguo comportamento di Stalin nei confronti di Hitler e del Giappone. Il dittatore sovietico firma il trattato di non aggressione con la Germania e contemporaneamente organizza la produzione del più versatile tra i mezzi corazzati - il T34 - apparsi su tutti i teatri di guerra, opponendo alla Wermacht una resistenza che stupì tutto il mondo, resa possibile anche dal fatto che egli poteva contare sulla conoscenza delle intenzioni giapponesi di spostare le ostilità dalla Russia verso le innumerevoli isole del Pacifico e le terre dell'Oceano Indiano. In mezzo, dunque, il Giappone e i suoi nuovi interessi petroliferi e coloniali, che per meglio amministrare le proprie forze non esita a "tradire" le attese di Hitler volte all'annientamento della Russia e a scoprire le proprie carte in una sorta di romanzesco "triplo gioco". In sostanza, sia gli USA che l'URSS sapevano che prima o poi sarebbero dovuti entrare in guerra, i primi per un preciso calcolo di convenienza (il popolo americano non dimostrò, fino all'ultimo, nessun interesse per la tragedia europea e preoccupazione nei confronti del nazismo); la seconda per una oggettiva necessità di difesa. Sia Roosevelt che Stalin apparvero, agli occhi dell'opinione pubblica, trascinati in quella che venne chiamata l'"Olimpiade della morte" contro la loro volontà. Sia l'uno che l'altro seppero dunque fare di necessità virtù, ed è presumibile che il loro accordo politico fosse basato su una reciproca esigenza di intesa e collaborazione, a prescindere dalle attese e dalle ragioni di Churchill e dell'Europa.

1942

Il 1942 passa decisamente "in sordina" sul fronte politico, mentre su quello bellico si consumano due decisivi disastri per l'esercito tedesco: la sconfitta di Rommel nell'Africa del nord e il fallimento del piano di invasione dell'URSS. E se i grandi capi di Stato, come Roosevelt e Churchill, possono cominciare a valutare seriamente la possibilità di una sconfitta dell'Asse (gli USA già pensano alla bomba atomica), i nuovi politici italiani "fiutano" in qualche modo che il vento sta cambiando, e che è giunto il momento di prepararsi al confronto diretto col nemico. Gli USA devono ancora assorbire l'impatto disastroso con la forza d'invasione messa in campo dal Giappone e, contemporaneamente, prepararsi a una gigantesca operazione finanziaria di sostegno verso l'Unione Sovietica. A tale scopo attuano il più grande investimento industriale della loro storia, quello che avrebbe poi posto le basi della politica economica della più grande potenza del periodo post bellico. Proprio per questo, F.D. Roosevelt comincia a operare sul piano diplomatico per segnare in modo discreto ma inequivocabile la leadership del suo paese in un panorama internazionale ripulito dall'orrore nazista. L'idea di un consesso di nazioni unite sotto i valori della pace e della libertà, matura infatti nell'ambito della convinzione anglo-americana che la vittoria avrebbe insignito le grandi potenze di un'autorità non solo militare ma anche morale e politica. Per il presidente americano il problema è stato, fin dall'inizio, non quello di vincere (chi mai avrebbe potuto fermare una potenza economica e militare come quella statunitense, resa inoltre "invulnerabile" dal suo stesso isolamento geografico?), ma di come gestire la vittoria nel modo più vantaggioso.

1943

Dal 3 gennaio del 1943 gli eventi evolvono precipitosamente verso il capovolgimento dei rapporti di forza. L'anno è infatti caratterizzato dalla rapida sconfitta dell'Italia e dall'uscita del regime fascista dal quadro militare internazionale. Proprio gli eventi italiani mettono in luce quale sarebbe stata la posta in gioco sul nuovo scenario mondiale che la sconfitta dell'Asse avrebbe determinato. Lo schema dei fatti appare complesso, ma in realtà il filo conduttore che li lega è di per sé semplice: Churchill ha ormai compreso che la Germania non può sconfiggere la Russia, e che per la controffensiva sovietica è ormai solo questione di tempo. In previsione dell'avanzata dell'Armata Rossa verso la Germania, il premier britannico ha quindi tutto l'interesse a contrapporre una "controinvasione" anglo-americana dal Mediterraneo, per sottrarre a Stalin i territori dell'Europa dell'est. Una tale manovra avrebbe dovuto colpire i tedeschi dai Balcani, per giungere all'occupazione di Romania e Germania orientale. L'alleato comunista sta già diventando il futuro avversario. Roosevelt, al contrario, vede ancora in Stalin un elemento di equilibrio fondamentale, sia perché Hitler è tutt'altro che finito, sia perché l'alleanza USA - URSS contro il Giappone gli sembra un fattore strategico determinante. Ed è quindi intenzionato a "giocare" la partita contro il nazismo sul fronte occidentale francese, quello più conveniente all'Unione Sovietica. Alla conferenza di Casablanca, i due statisti si presentano dunque con idee molto diverse, ma nessuno dei due esce pienamente vincitore dal confronto; anzi: la decisione lì concordata non risulterà di particolare utilità per gli scopi di nessuna delle due grandi potenze, e neppure particolarmente dannosa per Hitler, se non nel lungo periodo. Il piano "Husky" (così fu chiamato il piano di invasione della Sicilia) si rivelò infatti una manovra più tattica che strategica, tesa ad impegnare il più a lungo possibile su un terzo fronte le forze dell'Asse dopo la loro sconfitta in Africa, per dare modo a Stati uniti e Unione Sovietica di organizzare la grande offensiva finale da est e ovest. Dal punto di vista dell'Italia, le conseguenze dell'invasione anglo-americana sono di due tipi: da un lato la caduta del fascismo, che porterà con sé le note e drammatiche vicende della smobilitazione e della guerra di liberazione partigiana; dall'altro il determinarsi di una spaccatura ideologica tra nord e sud della Penisola, con il prevalere delle forze repubblicane di sinistra al nord e di quelle conservatrici (monarchico-cattoliche) al sud. In questo quadro si collocano le vicende, fino ad oggi negate alla conoscenza ufficiale degli storici, legate al movimento separatista siciliano, ai rapporti tra separatismo e mafia e tra mafia ed eserciti alleati. Va comunque ricordato che il lento processo di liberazione dell'Italia da parte degli anglo-americani mette progressivamente in luce il fondamentale problema dei rapporti di questi ultimi col Partito comunista italiano, se non con le forze genericamente di sinistra, che stanno progressivamente proponendosi - tra il '43 e il '46 - come forze politiche egemoni nell'Italia centro-settentronale. La politica americana del "contenimento" del comunismo ha dunque il suo battesimo non ufficiale in quel tragico contesto. La caduta del fascismo ha generato, parallelamente agli eventi sopra ricordati, tutta una serie di problematiche e dinamiche politiche che avranno un peso decisivo nella storia della Repubblica. Gli scioperi massicci nelle fabbriche del nord nei primi mesi del 1943, e il crollo del regime poi, destano nella classe imprenditrice un profondo stato di allarme circa il destino del patrimonio industriale, a suo parere minacciato dal risorgente "pericolo rosso" (la rinnovata paura di una rivoluzione bolscevica) e dalla minaccia della ritorsione tedesca. Se pur con finalità e sensibilità politiche diverse, di nuovo si viene a creare qualcosa di molto simile a un blocco sociale tra agrari meridionali e imprenditori settentrionali (Pirelli, Valletta), teso a salvaguardare non il fascismo in quanto tale, ma la continuità istituzionale degli apparati dello Stato, per favorire un dialogo immediato, senza "soluzione di continuità", con le forze anglo-americane. Come provano i documenti recentemente desecretati sia negli Stati Uniti che in Italia, non vi è mai stata in Italia una sostanziale rottura tra monarchia e repubblica, bensì una transizione incompleta che ha conservato quasi tutta la struttura amministrativa del vecchio regime, per precisa volontà dei partiti di centro, e quindi della Democrazia Cristiana, volta ad anteporre la lotta contro il comunismo ad ogni altro valore e obiettivo politico e sociale. Il 1943 si chiude con la Conferenza di Teheran. In contraddizione con quanto sta avvenendo in Italia, la politica estera USA conosce alla fine di quell'anno (e fino alla morte di F.D. Roosevelt) l'unico momento di vera coesistenza pacifica e unità di intenti con l'Unione Sovietica. Anche se non è possibile sapere quali fossero le vere intenzioni di Roosevelt nel lungo periodo, non c'è dubbio che le sue scelte politiche avranno come effetto di ridimensionare per sempre la già compromessa potenza inglese, a tutto vantaggio della sorgente potenza sovietica.

1944

Sul teatro bellico il 1944 è l'anno decisivo per le sorti dell'Europa. Mentre Roma viene liberata dai nazi-fascisti, gli anglo-americani sbarcano in Normandia aprendo il secondo decisivo fronte contro Hitler fortemente auspicato da Stalin. L'Armata Rossa può così dilagare incontenibile verso ovest giungendo in pochi mesi ai confini della Jugoslavia. È proprio questo sviluppo che più preoccupa il premier inglese W. Churchill, fortemente avverso, fin dagli inizi della sua carriera politica, al regime sovietico. Mentre infatti F.D. Roosevelt vede ancora una possibilità d'intesa con l'alleato orientale, tutto l'apparato di comando inglese intraprende dal mese di luglio una serie di iniziative che porteranno ad alcune drammatiche conseguenze: la prima è l'arrogante sconfessione delle iniziative politico-diplomatiche del governo provvisorio italiano, di nuovo abbassato al rango di Stato aggressore e posto sotto un'umiliante tutela; questo a causa del dialogo apertosi tra Badoglio e Stalin e, soprattutto, per la forte influenza politica che comincia ad assumere nel panorama italiano la figura di Palmiro Togliatti, segretario del Partito Comunista. Più incisivi ed immediati, invece, gli sviluppi militari in Grecia. Qui gli Alleati sbarcano quando già la Resistenza aveva sconfitto e cacciato i tedeschi, ma con un colpo di mano militare gli anglo-americani costringono i combattenti comunisti a ritirarsi dalla capitale Atene, e organizzano un referendum popolare che vede la vittoria della monarchia e delle forze della destra reazionaria. In questa cornice altamente precaria ed esplosiva, si inserisce la missione politica di Churchill a Mosca, durante la quale il premier inglese imposta con Stalin il quadro della futura spartizione europea, tracciando preventivamente i confini di quella che egli stesso poi chiamerà "Cortina di ferro". Prende avvio dunque proprio negli ultimi mesi del '44 quell'atmosfera di tensione internazionale tra Occidente e Oriente comunista che potrebbe aver definitivamente convinto Togliatti a "traghettare" i comunista italiani verso i principi della democrazia occidentale, ormai consapevole del disinteresse di Stalin per le sorti della rivoluzione al di fuori dell'URSS, e del pericolo che avrebbe comportato per migliaia di italiani la contrapposizione contro le forze di occupazione alleate.

1945

Il quadro dei rapporti internazionali sorto attorno al secondo anno del conflitto vede nella seconda metà del '45 il suo definitivo deterioramento. Gli eventi militari cominciano a delineare l'imminente revisione delle alleanze, così che mentre l'armata tedesca subisce il suo definitivo annientamento sui tre fronti europei, già si vengono chiarendo quali sono i veri interessi in gioco da parte di Stati Uniti e Unione Sovietica. Non c'è dubbio che un ruolo importante nel cambiamento dello scenario mondiale lo ebbe il nuovo presidente degli Stati Uniti, Harry S. Truman, portatore di interessi e tendenze sociali che da anni covavano un profondo risentimento per i principi ispiratori del riformismo rooseveltiano del New Deal. E soprattutto per la sua tolleranza verso il "nemico" per antonomasia: l'URSS. In quest'ottica, la storiografia contemporanea, avvantaggiata dalla conoscenza di documenti diplomatici solo recentemente desecretati, tende a leggere tutta la fase finale del conflitto mondiale, e soprattutto gli eventi legati alla Guerra civile in Grecia e alla liberazione dell'Italia del nord, più nell'ottica della politica di contenimento del comunismo che in quella più ideale, e finora indiscussa, di un ristabilimento incondizionato della libertà e della democrazia. I compromessi degli Alleati con la mafia siciliana, l'intolleranza nei confronti dei partigiani greci, le trattative già in atto fin dal '45 con i gerarchi nazisti minori, i bombardamenti indiscriminati operati in Italia e Germania a guerra quasi conclusa come forma di ammonimento nei confronti dell'Armata Rossa: tutto concorre a tracciare un quadro politico già definito nei termini di un confronto tra i "blocchi", per il quale tutto era considerato lecito, da entrambe le parti. Anche l'uso della bomba atomica. Ormai è accertato, infatti, che il Giappone non costituiva più, almeno dall'inizio dell'anno, una seria minaccia per nessuno; che esso era alla disperata ricerca di uno spiraglio attraverso il quale uscire con un minimo di onore dalla guerra, e che questo spiraglio gli fu sistematicamente negato dall'apparato politico-militare statunitense. Lo scopo del presidente Truman era di impadronirsi del Giappone prima di Stalin, e a questo fine erano già pronte 10 armi nucleari. Alla conferenza apertasi a luglio nel sobborgo berlinese di Potsdam, Truman e Stalin non avevano più nulla da dirsi: ciascuno dei due perseguiva già piani strategici e politici in netta rotta di collisione. E Churchill, forse il vero grande stratega di tutta l'immensa tragedia appena conclusa, era appena stato "licenziato" dai suoi concittadini, stanchi di guerra e di retorica.

Produzione e logistica

Gli Alleati vinsero, l'Asse perse, almeno in parte, perché gli Alleati avevano più risorse produttive, e furono in grado di trasformare queste risorse in un maggior numero di soldati e di armi rispetto all'Asse. Questo fu vero soprattutto per gli Stati Uniti, la cui economia stava uscendo da una crisi di sottoconsumo. Ma a questo fattore macroeconomico di base si devono aggiungere due importanti innovazioni: lo studio teorico sistematico dei problemi logistici, che diede vita alla ricerca operativa, una scienza completamente nuova in grado di studiare ed ottimizzare una serie di fenomeni legati alla distribuzione, alla composizione, al carico merci eccetera .

Elenchi


- Lista di nazioni coinvolte nella seconda guerra mondiale
- Lista delle vittime della seconda guerra mondiale per nazione
- Lista di personaggi associati alla seconda guerra mondiale
- Lista di armi comuni della seconda guerra mondiale
- Lista di armi non ordinarie della seconda guerra mondiale ---- Anni di guerra: 1939, 1940, 1941, 1942, 1943, 1944, 1945

Collegamenti esterni


- [http://www.progettonovecento.it Progetto Novecento - documenti declassificati dei servizi segreti] categoria:Seconda guerra mondiale categoria:Storia contemporanea als:Zweiter Weltkrieg

Repubblica Federale di Jugoslavia

La Serbia e Montenegro è un'unione statale (confederazione) della Penisola Balcanica in Europa composta dalle repubbliche di Serbia (Србија/Srbija) e Montenegro (Crna Gora/Црна Гора). Essa confina a Nord con Ungheria e Romania, a Est con Bulgaria, a Sud con Macedonia e Albania, a Sud-Ovest con il Mare Adriatico e ad Ovest con Croazia e Bosnia ed Erzegovina. L'assetto confederale attuale è nato dopo la guerra del Kosovo e i bombardamenti sulla Serbia. Ora l'unione è formata dalle due repubbliche di Serbia e di Montenegro. In quest'ultima è previsto un referendum sull'indipendenza, favorito dal governo montenegrino e ostacolato da quello federale e serbo, nel 2006. La Serbia è suddivisa a sua volta in due province autonome: la Vojvodina a nord di Belgrado, dove vivono tra l'altro consistenti minoranze ungheresi e croate, e il Kosovo-Metohija, nel sud stretto fra Albania e Macedonia, con una maggioranza di lingua albanese. Quest'ultima provincia è sottoposta al controllo dell'ONU con un governo autonomo ed è di fatto uno stato autonomo. I maggiori fiumi della confederazione scorrono in Serbia, che è attraversata da Danubio, il più importante, in cui confluiscono Tibisco, Morava e Sava.

Divisione politica

La Serbia e Montenegro comprendere quattro principali comprendere quattro distinte realtà politiche comprese in due repubbliche e in due province subordinate.
- Serbia (capitale: Belgrado)
  - Vojvodina - provincia autonoma della Serbia (capitale: Novi Sad)
  - Kosovo - provincia autonoma della Serbia sotto l'amministrazione delle Nazioni Unite (capitale: Priština)
- Montenegro (capitale: Podgorica) La capitale amministrativa e politica è Belgrado mentre quella giudiziaria è Podgorica.

Demografia

In Serbia e Montenegro sono presenti moltissimi gruppi etnici, tra i quali la maggior parte è costituita da Serbi (62.6%), Albanesi (16.5%) e Montenegrini (5%). Altre minoranze sono costituite da Ungheresi, Rom, Romeni, Croati e Slovacchi, quest'ultimi concentrati principalmente in Vojovidina. La presenza albanese è invece primaria in Kosovo e lungo il confine sud-est del Montenegro. Principali città (con più di 100.000 abitanti) - censimento maggio 2005
- Belgrado: 1.586.382
- Novi Sad: 302.294
- Niš: 252.275
- Priština: 251.784
- Kragujevac: 176.682
- Podgorica: 153.549
- Subotica: 150.488

Agricoltura

Si coltivano prevalentemente cereali, patate e barbabietole. als:Serbien-Montenegro ja:セルビア・モンテネグロ ko:세르비아 몬테네그로 ms:Serbia dan Montenegro th:ประเทศเซอร์เบียและมอนเตเนโกร zh-min-nan:Srbija kap O·-soaⁿ

1992

Eventi


- 7 gennaio - Un elicottero dell'ONU viene abbattuto dall'armata federale serba in Croazia: muoiono 4 soldati italiani ed un ufficiale francese
- 7 febbraio - Maastricht - I 12 stati della CEE