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Juventus

Juventus

La Juventus F.C. è una delle due squadre di calcio di Torino e la più titolata e con più sostenitori d'Italia.

Fondazione e maglie

È stata fondata l' 1 novembre 1897 da un gruppo di studenti del liceo classico D'Azeglio di Torino, che erano soliti riunirsi attorno a una panchina di corso Re Umberto, vicino al liceo. La prima maglia era rosa con cravatta nera. Alla divisa a strisce verticali bianche e nere, adottata nel 1903, si passò per caso. Le divise venivano acquistate in Inghilterra, la patria del calcio moderno, e l'importatore italiano ricevette per sbaglio maglie diverse da quelle richieste, ovvero delle maglie che erano state ordinate dalla squadra inglese del Notts County. Erano maglie bianconere che da allora diventarono la divisa ufficiale della Juventus. Dal 1923 la proprietà della Juventus è passata alla famiglia Agnelli. In diverse occasioni i fratelli Giovanni e Umberto Agnelli hanno assunto la presidenza della squadra, di cui finanziavano gli acquisti di calciatori, per poi diventare presidenti onorari, titolo attribuito anche all'ex calciatore e presidente Giampiero Boniperti.

Vittorie, tifosi, denaro

Pur avendo vinto in ogni periodo della storia del calcio, ci sono alcuni periodi nella storia della Juventus in cui le vittorie risultano particolarmente concentrate. In particolare la Juventus ha vinto cinque scudetti consecutivi negli anni Trenta, sei scudetti e tutte le coppe internazionali tra la metà degli anni Settanta e la metà degli anni Ottanta, durante la presidenza di Giampiero Boniperti e con Giovanni Trapattoni in panchina, e cinque scudetti e alcuni trofei internazionali con Marcello Lippi in panchina. I periodi ricchi di successi sportivi hanno contribuito a rendere la Juventus la squadra più amata dai tifosi italiani e una delle più seguite in Europa e nel mondo. La popolarità è stata sfruttata dal punto di vista commerciale soprattutto dopo il 1994. Finita l'epoca della presidenza di Boniperti, la proprietà ha affidato la società a tre persone: Roberto Bettega, giocatore negli anni Settanta e nei primi anni Ottanta, che ha assunto la vicepresidenza della società, lasciando la presidenza senza incarichi operativi prima all'avvocato Vittorio Chiusano e, dopo la sua morte, all'avvocato Franzo Grande Stevens; Luciano Moggi (ex capostazione ed ex procuratore) in qualità di direttore generale e di responsabile degli acquisti e delle cessioni dei calciatori; e infine Antonio Giraudo, manager di fiducia di Umberto Agnelli, in qualità di amministratore delegato, responsabile della parte economico-finanziaria. Bettega, Giraudo e Moggi hanno dovuto rilanciare una società che subiva perdite pari al 50% del fatturato e non vinceva da anni nessun trofeo importante e hanno dovuto operare nel contesto di una proprietà non più intenzionata e spesso impossibilitata, dovendo pensare alle gravissime difficoltà economiche del gruppo FIAT, a coprire i deficit di bilancio. In poco più di un anno, ceduti alcuni giocatori di fama, che però pesavano molto con i loro stipendi sui costi della società, e puntato su calciatori fortemente motivati a vincere, sono arrivati i risultati sportivi ed economici. Il bilancio della Juventus ha raggiunto il pareggio e la Juventus ha rivinto il campionato dopo un decennio senza vittorie. Negli anni successivi la Juventus è riuscita a realizzare in diverse occasioni utili di bilancio, anche grazie a scelte, non sempre popolari tra tifosi e giornalisti, che hanno privilegiato la crescita dei ricavi, il contenimento dei costi e dei debiti attraverso la decisione di spendere, per l'acquisto di calciatori, solo il denaro incassato attraverso la vendita di altri giocatori. Nei primi anni del XXI secolo, con oltre 200 milioni di euro di fatturato, la Juventus è la terza società per ricavi in Europa, dopo Manchester United e Real Madrid. Inoltre per finanziare nuovi investimenti in un centro sportivo a Vinovo, nei pressi di Torino, e la ristrutturazione dello stadio delle Alpi, concesso per 99 anni dal comune, la Juventus ha ceduto parte delle proprie azioni che sono quotate alla borsa di Milano.

Altri periodi memorabili

Retrocessa nel 1912-13,
ma ripescata in ... Lombardia

Anche la Juventus conobbe la retrocessione (che però non scontò): accadde nel campionato 1912/1913, quando fu retrocessa perché classificatasi ultima del proprio girone che allora era regionale. Questa fu la classifica finale:
- Pro Vercelli 19 punti
- Casale 13
- Torino 11
- Piemonte 10
- Novara 4
- Juventus 3 Si svolse fra i soci un'assemblea straordinaria. Durante l'assemblea vi furono motti di disperazione fra tutti: i più volevano sciogliere la società piuttosto che subire l'umiliazione della retrocessione. Alla fine, un dirigente, l'ing. Malvano, annunciò una notizia: la Juventus era stata ripescata in Prima Divisione ed ammessa a giocare l'anno successivo nel girone della Lombardia, la quale aveva un numero dispari di squadre. In realtà, era successo che Malvano, già ex giocatore sia della Juventus che del Milan, aveva avuto lunghi contatti con l'allora vicepresidente federale Giovanni Mauro e con il fratello Francesco, dirigente interista, con i quali - purché la squadra torinese non giocasse in seconda divisione (non esistevano ancora Serie A e B nazionali) - aveva trovato un compromesso concordando di far giocare la squadra in Lombardia.
Oltre alle vittorie recenti e ai cinque scudetti consecutivi vinti negli anni Trenta, occorre ricordare due momenti in particolare della storia juventina: la stagione di Sivori e quella di Boniperti. In realtà si tratta di due facce di una stessa medaglia che ha ben stampato il volto di Giampiero Boniperti. Da calciatore Boniperti ha battuto ogni record per presenze e numero di gol nella storia della squadra che lo ha visto protagonista in attacco dai primi anni del dopoguerra ai primi anni Sessanta. Negli ultimi anni di carriera ha tuttavia cambiato ruolo, trasformandosi in centrocampista e lasciando il ruolo di attaccante a una strana coppia amatissima dai tifosi bianconeri: il gallese John Charles e l'argentino di origini italiane Omar Sivori. Il mastodontico Charles, tutto muscoli e potenza, roccioso in area di rigore e correttissimo verso gli avversari, si trova a fare coppia per alcune stagioni con l'agile Sivori, abilissimo nel dribbling, sfacciato e provocatore, capace di giocare con i calzettoni abbassati in gesto di sfida verso gli avversari e di reagire a cazzotti alle provocazioni altrui. È una coppia che non vince molto, ma colpisce non poco la fantasia dei tifosi. È anche un inno all'amore per il calcio e per la Juventus, cui Sivori dedicherà la sua fattoria argentina. Pochi anni dopo aver abbandonato il calcio professionistico, Giampiero Boniperti ritorna alla Juventus come presidente, voluto da Giovanni Agnelli per mettere ordine in una società in grande crisi di identità. È la fine degli anni Sessanta, e una breve collaborazione con Italo Allodi porta all'acquisto di alcuni giocatori che per diversi anni formeranno l'ossatura della Juventus. Ma è soprattutto a partire dal 1976 che, per dieci stagioni, la Juventus si dimostrerà vincente in Italia e in Europa. Nel 1976 viene assunto un giovane allenatore con un passato di buon mediano nel Milan, Giovanni Trapattoni. Trapattoni impara il mestiere di allenatore dal suo allenatore, Nereo Rocco, che incarna la tradizione calcistica italiana che trionfò negli anni Trenta ai mondiali di Francia e Italia. Il gioco delle squadre allenate da Trapattoni suscita spesso le critiche di chi vorrebbe le squadre italiane più aggressive e votate all'attacco, ma appare efficace e i risultati non mancano.
Nel 1976 la Juventus cede due giocatori quotati, Anastasi e Capello, rispettivamente a Inter e Milan, ricevendo in cambio due giocatori più vecchi, Boninsegna dall'Inter e Benetti dal Milan, e una cospicua somma di denaro. Pare un cattivo affare e invece non è così: la Juventus vince lo scudetto e la Coppa UEFA, battendo in finale l'Atletico di Bilbao (1-0 a Torino e 1-2 a Bilbao). È doppio record: nessuno aveva ottenuto 51 punti in un campionato a 16 squadre e nessuna squadra italiana aveva vinto una coppa con soli giocatori italiani. È anche l'inizio di un decennio che si concluderà con 6 campionati vinti e un altro record: la Juventus è la prima squadra europea a vincere tutte e tre le coppe (UEFA nel 1976/77, Coppa delle Coppe nel 1983-84, Coppa dei Campioni l'anno successivo).

La Juventus e la Nazionale

La supremazia calcistica della Juventus nel decennio di Trapattoni si misura anche nella partecipazione dei calciatori bianconeri alle due emozionanti avvenuture della Nazionale in Argentina (1978) e Spagna (1982). Sono almeno sei o sette in ogni gara i giocatori della Juventus: Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Cuccureddu, Tardelli, Benetti, Causio, Bettega e Rossi sono protagonisti di una o di entrambe le competizioni.
Nel 1982 Paolo Rossi vince la classifica dei marcatori del Mondiale, oltre che il titolo di campione del Mondo. Anche Totò Schillaci, nel mondiale del 1990, sarà capocannoniere. Roberto Baggio è il miglior giocatore della nazionale durante i Mondiali statunitensi.

Drammi

Non sono mancati nella storia bianconera i momenti drammatici. Il 29 maggio 1985 gli incidenti scoppiati a opera dei teppisti inglesi al seguito del Liverpool nella finale di Coppa Campioni allo stadio Heysel di Bruxelles provocano 39 morti, 32 dei quali italiani.
La serata si conclude con la vittoria della competizione, oscurata dalla tragedia e, negli anni successivi, dalle polemiche sull'opportunità di giocare la partita. Nel 1989 muore in un incidente stradale in Polonia, Gaetano Scirea, per anni libero e capitano della squadra, diventato poi osservatore della società. Nel 1995 le conseguenze di una grave forma di leucemia uccidono Andrea Fortunato, terzino sinistro della squadra. Nel 2003 muore di cancro alla prostata Giovanni Agnelli, da sempre uomo di riferimento per la società. Nel 2004 muore di cancro ai polmoni Umberto Agnelli, poco dopo essere subentrato al fratello Giovanni come uomo di punta della società.

Scandali

«L' epo è stata sicuramente acquistata» della Juventus, questo quanto afferma il giudice Giuseppe Casalbore nelle motivazioni della sentenza del processo alla società bianconera per abuso di farmaci. Per il giudice, il medico Agricola "non può aver fatto tutto da solo", ma Antonio Giraudo è stato assolto "perché la prova a suo carico non risulta completa e sufficiente".
Attualmente è in atto un ricorso in appello da parte della società Juventus per dimostrare l'infondatezza di tali accuse.

Vittorie e sconfitte emozionanti

Meno drammatica, ma sicuramente dolorosa per i tifosi è invece la storia della Juventus nella Coppa Campioni, ora UEFA Champions League. I numerosi scudetti hanno garantito ai bianconeri molte partecipazioni, spesso finite in modo infelice. Per sette volte la Juventus ha raggiunto la finale della più importante competizione europea, vincendo in due occasioni, a Bruxelles contro il Liverpool (1-0 rigore di Platini) nella drammatica serata dell'Heysel e a Roma, contro l'Ajax ai calci di rigore.
Altre cinque volte le cose sono andate male. Nel 1973 a Belgrado contro l'Ajax, sconfitta per 1-0; nel 1983 ad Atene contro l'Amburgo, ancora 1-0; poi nel 1998 a Monaco di Baviera, contro il Borussia Dortmund, sconfitta per 3-1 e l'anno successivo contro il Real Madrid, con il classico 1-0. Infine nel 2003 a Manchester contro il Milan è arrivata la quinta sconfitta ai calci di rigore. A queste sconfitte si devono aggiungere:
- una sconfitta in coppa delle Fiere con il Leeds con doppio pareggio in finale(2-2 /1-1);
- una sconfitta in coppa UEFA con il Parma (1-0/1-1) Per quattro volte, nel 1967, 1973, 1982 e nel 2002, la Juventus ha poi vinto il campionato all'ultima giornata, mentre nel 2000 in testa all'ultima giornata di campionato è stata superata dalla Lazio.

La Juventus e il pallone d'oro

Per otto volte giocatori della Juventus hanno vinto il pallone d'oro, prestigioso riconoscimento del periodico francese France Footbal. È un record: nessuna squadra europea ha fatto meglio. I vincitori sono stati: Omar Sivori (1961), Paolo Rossi (1982), Michel Platini (1983, 1984, 1985), Roberto Baggio (1993), Zinedine Zidane (1998) e Pavel Nedved (2003).

Soprannome

La squadra della Juventus ha come soprannome "Vecchia Signora", ma altro curioso soprannome, riservato soprattutto a giocatori e tifosi è "gobbi", nel dialetto piemontese "goeba". Il termine viene fatto risalire ad un curioso episodio: negli anni Cinquanta per una stagione durante le corse dei giocatori le maglie bianconere trattenevano l'aria, gonfiandosi e creando una sorta di gobba. Il soprannome, probabilmente creato dai rivali cittadini tifosi del Toro, ha le sue radici nel dialetto piemontese: infatti in tale dialetto il termine "goeba" è un modo usato per indicare sia la deformità fisica sia una persona dotata di tale deformità.

Curiosità

Da quando esiste il campionato a girone unico (stagione 1929/1930), la Juventus ha sempre militato nel campionato italiano di massima serie, record che condivide con l'Inter.
Nei 75 campionati di Serie A finora disputati, si è classificata 28 volte prima, 17 volte seconda e 8 volte terza; in sole 10 occasioni si è piazzata oltre il 5° posto, ottenendo il suo peggior piazzamento nella stagione 1961/1962 con il 12° posto finale.
Come l'Inter (che si classificò ultima nel suo girone nel campionato 1921/1922), la Juventus terminò all'ultimo posto nel girone piemontese nella stagione 1912-13, ma non fu retrocessa in serie B semplicemente perché all'epoca quella categoria non esisteva ancora. In quegli anni remoti le vincenti di ciascun girone regionale si affrontavano poi in una fase finale simile ai play-off, e la vincente si aggiudicava lo scudetto. Il girone unico nazionale (la Serie A) venne inventato nella stagione 1929-30 dopo l'avvento del fascismo.
È stata la prima squadra europea ad avere vinto tutte e tre le grandi competizioni continentali (Coppa Uefa, Coppa delle Coppe, Coppa dei Campioni, ora Champions League).
Dagli anni Venti in poi è sempre stata legata al destino della famiglia Agnelli, che oggi possiede circa 2/3 del capitale della società quotata in borsa. Nel campionato 2005/2006 ha battuto il proprio record (nonchè assoluto) di vittorie consecutive dalla prima giornata di campionato arrivando consecutivamente a 9 vittorie.

Lo Stadio

Disputa tutte le gare interne nello "Stadio delle Alpi", anche se in passato, in rarissime circostanze, ha preferito disputare alcuni incontri nello Stadio "Giuseppe Meazza" di Milano; in precedenza, fino al 1990 ha giocato nello Stadio Comunale, dove ha continuato ad allenarsi per alcuni anni fino a quando lo stadio non è stato venduto dal Comune di Torino al Torino.

I Campioni

Quello che segue è un sintetico elenco, suddiviso per epoche storiche, dei più grandi giocatori che hanno vestito la maglia della Juventus.

I campioni del quinquennio 1931-1935


- Torino Giampiero Combi
- Giampiero Combi Virginio Rosetta
- Virginio Rosetta Umberto Caligaris
- Umberto Caligaris Umberto Caligaris Raimundo Orsi
- Raimundo Orsi Raimundo Orsi Luis Monti
- Luis Monti Renato Cesarini
- Renato Cesarini Giovanni Ferrari
- Giovanni Ferrari Felice Borel

Gli anni Cinquanta e Sessanta


- Felice Borel Giampiero Boniperti
- Giampiero Boniperti Carlo Parola
- Carlo Parola Ermes Muccinelli
- Ermes Muccinelli Ermes Muccinelli Omar Sivori
- Omar Sivori John Charles

L'epoca di Boniperti e Trapattoni


- John Charles John Charles José Altafini
- José Altafini Luis Del Sol
- Luis Del Sol Helmut Haller
- Helmut Haller Roberto Boninsegna
- Roberto Boninsegna Roberto Bettega
- Roberto Bettega Antonello Cuccureddu
- Antonello Cuccureddu Fabio Capello
- Fabio Capello Giuseppe Furino
- Giuseppe Furino Pietro Anastasi
- Pietro Anastasi Franco Causio
- Franco Causio Zbigniew Boniek
- Zbigniew Boniek Michel Platini
- Michel Platini Liam Brady
- Liam Brady Stefano Tacconi
- Stefano Tacconi Michael Laudrup

I campioni del mondo del 1982


- Michael Laudrup Dino Zoff
- Dino Zoff Claudio Gentile
- Claudio Gentile Antonio Cabrini
- Antonio Cabrini Gaetano Scirea
- Gaetano Scirea Marco Tardelli
- Marco Tardelli Paolo Rossi

L'era Lippi


- Paolo Rossi Angelo Peruzzi
- Angelo Peruzzi Ciro Ferrara
- Ciro Ferrara Didier Deschamps
- Didier Deschamps Zinedine Zidane
- Zinedine Zidane Gianluca Vialli
- Gianluca Vialli Roberto Baggio
- Roberto Baggio Filippo Inzaghi
- Filippo Inzaghi Moreno Torricelli
- Moreno Torricelli Alessandro Del Piero

Il presente


- Alessandro Del Piero Alessandro Del Piero
- Alessandro Del Piero David Trézéguet
- David Trézéguet Pavel Nedved
- Pavel Nedved Gianluigi Buffon
- Gianluigi Buffon Zlatan Ibrahimović
- Zlatan Ibrahimović Gianluca Zambrotta
- Gianluca Zambrotta Emerson
- Emerson Patrick Vieira

Rosa 2005/2006

Allenatore: 2006 Fabio Capello
- Rosa 2004-05

Albo d'Oro

Campionato italiano (28)


- 1905 - 1925/26 - 1930/31 - 1931/32 - 1932/33
- 1933/34 - 1934/35 - 1949/50 - 1951/52 - 1957/58
- 1959/60 - 1960/61 - 1966/67 - 1971/72 - 1972/73
- 1974/75 - 1976/77 - 1977/78 - 1980/81 - 1981/82
- 1983/84 - 1985/86 - 1994/95 - 1996/97 - 1997/98
- 2001/02 - 2002/03 - 2004/05

Coppa Italia (9)


- 1937/38 - 1941/42 - 1958/59 - 1959/60 - 1964/65
- 1978/79 - 1982/83 - 1989/90 - 1994/95

Coppa dei Campioni/UEFA Champions League (2)


- 1984/85 - 1995/96

Coppa delle Coppe (1)


- 1983/84

Coppa Uefa (3)


- 1976/77 - 1989/90 - 1992/93

Supercoppa europea di calcio (2)


- 1985 - 1996

Coppa Intercontinentale (2)


- 1985 - 1996

Coppa Intertoto (1)


- 1999

Supercoppa Italiana (4)


- 1995-1997-2002-2003

Voci correlate


- Calcio
- Albo d'oro Campionato di Serie A

Collegamenti esterni


- [http://www.juventus.it/ Sito ufficiale]
- [http://www.fcitalia.com/juve/news/newsjuve.htm Juventus FC News] (FC Italia)
- [http://www.juventus1897.it Juventus1897.it] Juventus Football Club categoria:Torino ja:ユヴェントス simple:Juventus

Calcio (sport)

Il calcio è un gioco sportivo a squadre, in cui si fronteggiano due squadre composte ciascuna da undici giocatori. Di origine antica, probabilmente già abbozzato durante il Medioevo in Italia (vedi Calcio fiorentino), la sua affermazione moderna si ebbe in Inghilterra, a metà del XIX secolo. Il calcio si gioca su un campo d'erba (in futuro sarà possibile giocare su superfici di erba sintetica) delimitato ai lati da righe bianche fatte di gesso o vernice bianca. Lo scopo del gioco è di far entrare una palla di cuoio nella porta avversaria, delimitata da due pali verticali congiunti da una traversa superiore che li unisce. La palla può essere colpita con qualsiasi parte del corpo, braccia e mani escluse. Per lò più si usano i piedi. Il portiere è l'unico giocatore che può toccare il pallone con le mani, ma solamente all'interno della propria area di rigore. Le partite durano 90 minuti e sono suddivise in due "tempi" di 45 minuti l'uno, intervallati da un riposo di circa 15 minuti. Prima della fine dei due tempi, l'arbitro decide se concedere alcuni minuti di recupero a causa dei tempi morti (sostituzioni, pause per infortuni, perdite di tempo) che si verificano abitualmente ed in genere non sono mai più di 6. Il tempo effettivo di gioco è sempre inferiore a 45 minuti poiché il cronometro non viene mai fermato, nemmeno a gioco fermo. L'arbitro è anche il cronometrista ufficiale della partita. In competizioni che prevedono l'eliminazione diretta ed esigono un vincitore, si ricorre di solito a tempi supplementari (due di 15 minuti ciascuno con 5 minuti di intervallo) e, in caso di ulteriore parità, si passa ai calci di rigore per stabilire il vincitore. Alcune varianti nel meccanismo dei tempi supplementari, introdotte dalla seconda metà degli anni '90 prevedono il silver gol: cioè la squadra che riesce a terminare in vantaggio il primo tempo supplementare si aggiudica l'incontro senza bisogno di disputare il secondo tempo supplementare, ed il golden gol, ovvero la prima squadra che segna nei supplementari si aggiudica l'incontro e la partita finisce immediatamente. Queste modifiche regolamentari sono state abolite nei primi anni del nuovo secolo. Il calcio si gioca a livello professionistico in tutto il mondo. Milioni di persone vanno regolarmente allo stadio per seguire la propria squadra del cuore, ed altrettante persone guardano la partita in televisione. C'è anche un elevatissimo numero di persone che gioca al calcio a livello amatoriale. Non c'è dubbio che la popolarità di questo sport continui a crescere continuamente. In Africa, Asia e Stati Uniti l'interesse sta sbocciando negli ultimi anni. Non a caso, nel 2010 il Sudafrica ospiterà la manifestazione più grande e prestigiosa del calcio: i Mondiali di calcio.

Nascita del calcio moderno

La patria del calcio moderno è l'Inghilterra e in particolare, i College inglesi. Nasce come sport d'elite: erano i giovani delle scuole più ricche e delle università a giocare al football. Le classi erano sempre composte da dieci alunni, e a questi si aggiungeva il maestro che giocava sempre insieme a loro. Ecco spiegato perché si gioca in 11. Il capitano di una squadra di calcio è una sorta di discendente del maestro della public school. Inghilterra Nel 1848, all'Università di Cambridge, H. de Winton e J.C. Thring, proposero, e ottennero, di fare una riunione con altri 12 rappresentanti di Eton, Harrow, Rubgy, Winchester e Shrewsbury. L'incontro fiume (durò 8 ore) produsse un importante risultato: vennero stilate le prime basilari regole del calcio. Queste regole posero fine al dubbio che riguardava la parte del corpo con la quale colpire la palla: con le mani, con i piedi o entrambi indifferentemente? Le cosiddette regole di Cambridge favorivano chiaramente il gioco con i piedi e permettevano il gioco con le mani solo nel momento in cui era necessario catturare un pallone chiaramente indirizzato in porta, come un calcio di punizione. Queste regole furono adottate da tutti eccetto che dall'Università di Rugby, i cui rappresentanti erano chiaramente a favore di un gioco più fisico e che consentisse di toccare il pallone anche con le mani. Si produsse così lo scisma che portò alla nascita del rugby, sport che prende il nome dall'Università che l'ha sviluppato. Il calcio intanto si espandeva a macchia d'olio: in Inghilterra ben presto divenne lo sport per eccellenza della working class e non solo delle elite. Questo nuovo sport, divertente, semplice e stancante era l'ideale per sfogarsi dopo una settimana lavorativa. Dall'Inghilterra il calcio venne esportato in tutta Europa. Furono le città portuali per prime a conobbero il football, poiché dalle navi provenivano gli inglesi. Non a caso quindi la più antica società calcistica italiana è il Genoa, fondata a Genova nel 1893, che conquistò anche il primo scudetto in palio. In questo periodo pionieristico, gli inglesi erano considerati veri e propri maestri: avere un allenatore e dei giocatori inglesi in squadra significava avere un vantaggio grandissimo sugli altri. Anche il Milan fu fondato da inglesi. In Sudamerica, i marinai inglesi preferivano giocare a calcio tra di loro lasciando da parte la gente del posto. Ma rimanere fuori a guardare si rivelò decisivo: ben presto, brasiliani e uruguaiani diventarono ben più abili dei maestri nel praticare il calcio. Il fenomeno ormai era di dimensioni intercontinentali, era necessario adattare le istituzioni calcistiche e chiarire in maniera pià dettagliata le regole. In questi anni infatti, erano svariate le interpretazioni del gioco del calcio.

Nascita della FIFA e regole del calcio

Il campo di gioco

L'arbitro

Una partita viene diretta dall'arbitro, che ha l'autorità di far rispettare le regole del gioco e le cui decisioni all'interno di una partita sono irrevocabili. L'arbitro è coadiuvato da due assistenti di linea e un quarto uomo (per i campionati di più alto livello) che si trova nei pressi delle panchine e può sostituire l'arbitro in caso che questi non possa continuare la direzione di gara.

Pallone in gioco e non in gioco

Tutte le linee disegnate sul campo di gioco, sono parte dell'area che delimitano. Quindi un pallone che percorre una linea laterale è considerato in gioco, un pallone sulla linea dell'area di rigore è decretato essere all'interno l'area di rigore. In definitiva, il pallone deve superare totalmente la linea laterale o di fondo per essere considerato fuori dal gioco e deve superare totalmente la linea di porta per essere considerato in rete. Se anche una minima parte del pallone non ha oltrepassato la linea, è ancora in gioco. La figura dell' arbitro è cambiata parecchio negli ultimi anni, soprattutto dal punto di vista del look: si è passati infatti dal classico "uomo nero", vestito infatti da un paio di pantaloncini e da una giacca rigorosamente neri, a tenute adesso molto più sfavillanti che vanno dal bianco al verde, dal blu all' azzurro.

Falli e cattiva condotta

L'arbitro ha il potere di punire un calciatore ed anche un allenatore, o un qualsiasi dirigente presente in panchina, per cattiva condotta, gioco violento o proteste. Anche un giocatore in panchina può essere punito. Un arbitro può estrarre il cartellino giallo come ammonizione, e può estrarre il cartellino rosso che comporta l'espulsione del giocatore. Nel caso venga espulso un dirigente o un allenatore, questi viene allontanato senza l'esposizione del cartellino. L'espulsione può avvenire direttamente, in genere per falli molto gravi o per comportamenti violenti e antisportivi, o in seguito alla seconda ammonizione ad uno stesso giocatore (somma di ammonizioni): due cartellini gialli equivalgono ad un rosso. Ad esempio il fallo da ultimo uomo, cioè quando si atterra un attaccante quando ha davanti a sé solo il portiere, comporta l'espulsione (cartellino rosso).

Calci di rigore e calci di punizione

Calci di rigore Come già detto, se un giocatore subisce fallo che prevede la concessione di un calcio di punizione diretto all'interno dell'area avversaria, l'arbitro concede il calcio di rigore. Si tratta della massima punizione per una squadra, perché segnare un rigore è relativamente facile. L'attaccante deve tirare dal dischetto situato a 11 metri dalla porta, davanti a sé ha solo il portiere che non può muoversi dalla linea di porta se non lateralmente. Fin quando l'attaccante non ha toccato il pallone in avanti, nessuno può entrare all'interno dell'area ed il portiere non può muoversi in avanti. L'arbitro fischia un calcio di punizione a favore della squadra che subisce fallo in qualsiasi zona del campo che non sia l'area di rigore (eccetto che si tratti di un calcio di punizione indiretto in area). La squadra che difende può formare una barriera la cui posizione e composizione viene decisa dal portiere, mentre la distanza minima dev'essere di 9,15 metri dalla posizione di battuta, salvo casi particolari in cui la distanza tra il punto in cui si deve battere la punizione e la linea di porta compresa tra i pali è minore di 9,15 metri.

Le scuole calcistiche nel mondo

Il calcio, come detto prima, si è sparso a macchia d'olio su tutto il pianeta coinvolgendo mille popoli diversi. Ciascuno con la propria storia e la propria identità, e quindi anche il proprio modo di interpretare il gioco. Le scuole calcistiche sono proprio questo: diverse maniere di giocare a pallone, concezioni differenti del gioco. Le più tradizionali si trovano in Europa e Sud America, laddove il calcio si è sviluppato prima.

I maestri inglesi

La scuola inglese è stata a lungo quella dominante. Nei primi 50 anni del passato secolo, affrontare l'Inghilterra o una squadra di club inglese significava andare a lezione di calcio, prendere una enorme quantità di reti e segnarne pochissime, se non nessuna. La ragione è che gli inglesi adottarono prima di chiunque altro la tattica, si disponevano con ordine in campo, sapevano colpire il pallone in modi allora impensabili e, soprattutto, arrivarono prima di tutti gli altri al professionismo. Nella fase moderna del calcio, la scuola inglese predica un calcio basato molto sulla fisicità, una tecnica di base piuttosto povera e una tradizione di centravanti e di difensori centrali fortissimi di testa, nati per raccogliere o contrastare i lanci lunghi dal centrocampo o dalle fasce. Questa tradizione inglese sta tuttavia scomparendo sotto la spinta di divesi modi di concepire il calcio introdotti in Inghilterra da giocatori e allenatori stranieri, soprattutto francesi nel campionato di calcio inglese che ha elevato, e di molto, il tasso tecnico almeno delle squadre più prestigiose.

La fine del dominio britannico: la grande Ungheria

L'iniziale dominio incontrastato degli inventori del calcio finì il 25 novembre 1953 quando la nazionale di calcio ungherese sconfisse, o forse è meglio dire che umiliò i maestri per 6-3, per giunta nella cattedrale del calcio: lo stadio di Wembley a Londra. Gli inglesi fino a poco tempo prima si erano rifiutati di affrontare nazionali straniere e di partecipare alle competizioni internazionali, orgogliosi della propria superiorità. Quando le frontiere si riaprirono, gli ex maestri si resero conto di essere stati raggiunti ed abbondantemente superati dallo splendido gioco della scuola ungherese la cui nazionale nel 1938 aveva perso un campionato mondiale solo in finale contro l'Italia. Ma la nazionale che vinse a Wembley fu senza dubbio la più forte degli anni '50 e a detta di molti, una delle più belle della storia di questo sport. Un anno prima del 6-3 questa squadra si era aggiudicata l'oro olimpico di Helsinki senza molte difficoltà. Gli ungheresi hanno sempre brillato per la loro tecnica sopraffina e le giocate spettacolari, ma nessuna nazionale o squadra di club raggiunse la competitività di quell'Ungheria. Era una squadra basata sul blocco della Honved, la squadra dell'esercito magiaro. Una formazione composta da talenti come Ferenc Puskas (forse il migliore in assoluto, fece la fortuna del Real Madrid) e Sandor Kocsis in attacco insieme a Nandor Hidegkuti che giocava da centravanti mimetizzato da centrocampista. Da non dimenticare Laszlo Kubala che giocò a lungo nel F.C. Barcelona, considerato dai tifosi blaugrana il migliore della storia del loro club. La Grande Ungheria perse la finale del Mondiale 1954 contro la Germania Ovest per 3-2. Non sono molti ad avere dubbi che per qualità del gioco, avrebbero meritato senza dubbio gli ungheresi.

La scuola italiana: tra difensivismo e spettacolo

Negli anni '60 si è affermata la scuola italiana. I teorici del gioco all'italiana sono stati Gipo Viani, Nereo Rocco ed Helenio Herrera che pure era argentino. Si tratta di un modo di giocare che predilige e cura molto più attentamente la fase di difesa, per non subire gol. Le vittorie di Herrera con l'Inter e di Rocco col Milan hanno confermato nella pratica questa filosofia calcistica, anche se è pur vero che la scuola italiana aveva prodotto eccezionali giocatori di difesa come Giacinto Facchetti, Giovanni Trapattoni, Cesare Maldini, Tarcisio Burgnich e giocatori d'attacco dalla grande fantasia come Mario Corso, Gianni Rivera e Sandro Mazzola. Una scuola prevalentemente difensivista che ha sempre prodotto anche tanti grandi attaccanti e fantasisti. Alla base della filosofia italiana c'è un attento studio dell'avversario e la grande importanza data alla tattica, due misure oggi adottate quasi ovunque nel mondo del calcio. Pensando soprattutto a non subire reti, la scuola italiana ha modificato alla tattica introducendo la marcatura a uomo in ogni parte del campo e l'impiego sistematico del libero, un difensore d'emergenza senza obblighi di marcatura che giocava dietro la linea dei difensori. Adottare la marcatura a uomo con il libero significa in molti casi uccidere lo spettacolo e stroncare sul nascere ogni iniziativa avversaria. Il cosiddetto catenaccio. Un metodo considerato anche ai nostri giorni in termini negativi, quasi come qualcosa di antisportivo, benché non vietato. Tuttavia è pure vero che il calcio italiano ha saputo produrre anche esempi di calcio spettacolare, come nel caso del Milan allenato da Arrigo Sacchi negli anni '80. Si è trattato di una squadra votata all'attacco e al gioco corale, ispirandosi alla scuola olandese degli anni settanta, e che tuttavia non ha trascurato certo la fase difensiva.

Il "calcio totale" degli olandesi

Arrigo Sacchi Agli albori degli anni '70, in pieno clima di rivoluzione nella società, anche il calcio ebbe la sua. Si chiamava Olanda. La scuola olandese deve la sua affermazione soprattutto a due persone: l'allenatore dell'Ajax Rinus Michels e il calciatore Johan Cruyff, considerato uno dei migliori di sempre, senza il quale né la squadra di Amsterdam né la nazionale oranje avrebbero potuto tradurre sul campo, e con tanta efficienza, la propria forza innovativa. Quando si parla di "calcio totale" ci si riferisce al gioco che mostrarono prima il PSV Eindhoven e subito dopo l'Ajax e la selezione olandese: qualcosa di mai visto prima, almeno non in maniera tanto sistematica. Ogni giocatore doveva saper interpretare tutti i ruoli: il difensore saliva ad attaccare, il portiere avanzava per rilanciare immediatamente l'azione, un attaccante poteva e doveva tornare indietro ad aiutare i compagni in fase di non possesso palla. Perché questo potesse verificarsi erano necessarie continue rotazioni di ruolo, con movimenti a scalare e complicati meccanismi tattici. Ogni giocatore, anche un centrale difensivo o un portiere, doveva saper giocare benissimo il pallone e non buttarlo mai via; tutti e undici dovevano muoversi e correre costantemente per tutti i 90 minuti. Nei pochi momenti in cui i giocatori non correvano, era il pallone a farlo, con una rapida successione di passaggi, la cosiddetta melina, preludio di un'intensa accelerazione del gioco. Alcune di queste caratteristiche oggi appaiono piuttosto scontate per qualsiasi squadra professionista, ma fu l'Olanda a farle vedere per prima su un campo di calcio. La nazionale olandese, chiamata anche l'arancia meccanica, poteva contare su altri grandi talenti come le due ali Johnny Rep e Rob Rensenbrink, il difensore esterno Ruud Krol, Johan Neeskens, considerato il "gemello" di Cruyff e altri ancora: una generazione particolarmente dotata, capitanata da Johan Cruyff. Simbolo del giocatore in grado di interpretare ogni ruolo e sapersi adattare ad ogni situazione, velocissimo e dal gran senso tattico. Di base era un centravanti e ha segnato diversi gol ovunque abbia giocato. Con questi uomini, compreso l'allenatore Michels, l'Ajax vinse tre Coppe dei Campioni consecutive dal 1971 al 1973 e l'Olanda perse una finale Mondiale nel 1974 contro la Germania Ovest. Michels si prese la rivincita nel 1988 quando vinse il campionato europeo con un'altra grandissima generazione di calciatori. Oggi la scuola olandese percorre la stessa strada tracciata 35 anni fa e continuano a nascere ottimi giocatori praticamente a getto continuo. Le loro caratteristiche sono quelle classiche di un giocatore orange: duttilità, tecnica, sapienza tattica.

Scuola tedesca: concretezza e vittoria

C'è una frase molto famosa di Gary Lineker, attaccante inglese degli anni '80, che potrebbe servire ad introdurre la scuola tedesca, e recita: "Il calcio è un gioco molto semplice, 22 uomini inseguono un pallone e, alla fine, vincono i tedeschi". Il modello teutonico non riscuote grandi simpatie dai non tedeschi, un po' come succede agli italiani. Il motivo è molto simile: si tratta di un gioco basato sulla difensiva, che rinuncia all'iniziativa e non contempla lo spettacolo. Nel 1974, la finale mondiale Olanda - Germania Ovest rappresentò lo scontro tra due filosofie opposte di calcio. La Germania Ovest si preoccupò di difendersi dagli attacchi olandesi dando l'impressione di essere ben più debole della sua avversaria. Sotto di un gol, finì per rimontare e vincere la partita. Ma quella non fu l'unica rimonta "impossibile" dei tedeschi, ad esempio nel 1954 accadde qualcosa di molto simile all'Ungheria che pure giocava un calcio di gran lunga più bello ed arioso di quello tedesco, che tuttavia poteva contare sul grande temperamento e spirito di sacrificio dei suoi giocatori, e una compattezza in campo invidiabile. Negli anni '70 la Germania Ovest era formata dal blocco del Bayern Monaco, l'altra grande del decennio che, di fatto, prese il trono lasciato libero dall'Ajax. In quel Monaco giocavano Franz Beckenbauer e Gerd Müller. Il primo era un libero con una spiccata qualità tecnica, in grado di lanciare l'azione d'attacco e gestire i tempi del gioco. Il secondo, un centravanti non appariscente, né fisicamente né sul piano delle giocate, ma in grado di farsi trovare sempre pronto a mandare la palla in gol. Lo testimoniano le quantità immense di reti segnate. I caratteri della scuola tedesca sono rimasti invariati fino ad oggi

La "scuola iberica"

Si tratta di una concezione di calcio condivisa da spagnoli e portoghesi, con alcune differenze. La scuola iberica si basa sullo spettacolo, sul possesso palla, sul gioco d'attacco e un ritmo più cadenzato rispetto al calcio centro-europeo. Real Madrid e F.C. Barcelona hanno portato questa filosofia ai livelli più alti, anche se soprattutto per merito di stelle straniere. Il calcio portoghese condivide queste caratteristiche, con la differenza che adotta un gioco ancora più passeggiato e in attesa di una giocata di fino. In questo è molto più vicino al calcio brasiliano che europeo. La grande carenza della scuola portoghese è di non aver ma saputo produrre (ad eccezione del grandissimo Eusebio) centravanti prolifici. Questo handicap ha pesato moltissimo sulla carenza di vittorie a livello di nazionale.

La scuola francese

(sezione da sviluppare)

Il calcio allegro dei brasiliani

(sezione da sviluppare)

La scuola argentina a passo di tango

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Uruguay: gli italiani del Sudamerica

(sezione da sviluppare)

Il calcio del secolo XXI: nuove scuole nascenti?

(sezione da sviluppare)

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Voci correlate


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- Elenco di squadre di calcio italiane (stagione 2004-2005)
- Elenco di squadre di calcio italiane (stagione 2003-2004)
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Le competizioni internazionali organizzate dalle confederazioni continentali:
- Europa: Campionato Europeo; UEFA Champions League; Coppa UEFA; Coppa Intertoto; Royal League Scandinava; Setanta Cup Irlandese
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- Africa: Coppa delle Nazioni Africane; CAF Champions League
- Asia: Coppa d'Asia; AFC Champions League; AFC Cup
- Nord/Centro America e Zona Caraibica: CONCACAF Gold Cup; CONCACAF Champions Cup
- Oceania: OFC Club Championship

Competizioni Nazionali


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Squadre Nazionali


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Collegamenti esterni


- [http://www.fifa.com FIFA]
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- [http://www.lega-calcio.it/ Lega Nazionale Professionisti] (Lega Calcio)
- [http://www.realsoccer.it/ www.RealSoccer.it] (Sito di informazione in italiano sul calcio nazionale e mondiale) Categoria:Sport olimpici Categoria:Sport di squadra ja:サッカー ko:축구 simple:Soccer football

1 novembre

Il primo novembre è il 305° giorno del Calendario Gregoriano (il 306° negli anni bisestili). Mancano 60 giorni alla fine dell'anno.

Eventi


- 1512 - Il soffitto della Cappella Sistina, dipinto da Michelangelo, viene mostrato al pubblico per la prima volta.
- 1604 - Al Whitehall Palace di Londra, prima dellOtello di William Shakespeare.
- 1611 - Al Whitehall Palace di Londra, prima de
La Tempesta di William Shakespeare.
- 1683 - La colonia della Corona Britannica di New York viene divisa in 12 contee.
- 1755 - Terremoto di Lisbona del 1755: In Portogallo, Lisbona viene distrutta da un terremoto e dal conseguente tsunami, che uccide tra le sesanta e le novamtamila persone.
- 1765 - Il Parlamento Britannico impone lo Stamp Act sulle 13 colonie, allo scopo di aiutare il pagamento delle operazioni militari britanniche nel Nord America.
- 1800 - John Adams diventa il primo Presidente degli Stati Uniti ad abitare la Casa Bianca.
- 1848 - A Boston (Massachusetts), apre la prima scuola medica per donne.
- 1861 - Guerra civile americana: Il presidente statunitense Abraham Lincoln nomina George McClellan come comandante dell'esercito dell'Unione, sostituendo l'anziano generale Winfield Scott.
- 1876 - In Nuova Zelanda viene disciolto il sistema dei governi provinciali.
- 1884 - La conferenza Internazione sui meridiani che si svolge a Washington DC adotta il sistema dei fusi orari
- 1894 - Lo Zar Alessandro III di Russia muore e viene succeduto dal figlio Nicola II.
- 1914 - Prima guerra mondiale: Battaglia di Coronel. Si tratta della prima sconfitta navale britannica della guerra.
- 1922 - L'Impero Ottomano viene abolito e il suo ultimo sultano, Mehmed VI, abdica.
- 1943 - Seconda guerra mondiale: lancio dell'Operazione Goodtime, i Marines statunitensi invadono Bougainville nelle Isole Salomone.
- 1944 - Seconda guerra mondiale: lancio dell'Operazione Infatuate, l'esercito inglese sbarca a Walcheren in Olanda.
- 1950 - I nazionalisti portoricani Griselio Torresola e Oscar Collazo tentano di assassinare il presidente statunitense Harry S. Truman.
- 1952 - Operazione Ivy - Gli Stati Uniti detonano con successo la prima bomba all'idrogeno; nome in codice "Mike" ["m" for megaton], Sull'Isola Eniwetok nell'Atollo di Bikini, situato nell'Oceano Pacifico.
- 1960 - Durante la campagna elettorale per le presidenziali USA, John F. Kennedy annuncia l'idea dei Corpi della pace.
- 1962 - Esce in Italia il primo numero di Diabolik.
- 1962 - Viene lanciata nello spazio la prima sonda diretta verso Marte, ma la missione russa "Mars 1" sarà un fallimento: la sonda si perde a 106 milioni di chilometri dalla Terra
- 1969 - Dopo sette anni lontano dai vertici, "Suspicious Minds", di Elvis Presley raggiunge il primo posto nelle classifiche.
- 1973 - Scandalo Watergate: Leon Jaworski viene nominato come nuovo procuratore speciale del Watergate.
- 1981 - Antigua e Barbuda ottiene l'indipendenza dal Regno Unito.
- 1993 - Entra in vigore il Trattato di Maastricht, che stabilisce formalmente l'Unione Europea.
- 1994 - George Lucas abbandona le attività quotidiane della sua industria cinematografica per iniziare un anno sabbatico (in questo periodo scriverà il prequel in tre episodi di Guerre Stellari).
- 1997 - La Star Comics lancia la testata Dragon.
- 1998 - Viene istituita la Corte europea dei diritti dell'uomo.
- 2004 - Uccisa sui Pirenei Cannelle, l'ultima orsa femmina originaria del luogo. Il suo cucciolo è scappato ai cacciatori, ma gli esperti non sono fiduciosi sulla sua sorte.

Nati


- 1500 - Benvenuto Cellini, Scultore e scrittore († 1571)
- 1596 - Pietro da Cortona, pittore italiano
- 1661 - Luigi, il Grande Delfino di Francia
- 1757 - Antonio Canova, scultore italiano († 1822)
- 1761 - Angelo Anelli, librettista italiano
- 1778 - Gustavo IV Adolfo di Svezia († 1837)
- 1798 - Sir Henry Lee Guinness, industriale della birra
- 1871 - Stephen Crane, scrittore († 1900)
- 1877 - Roger Quilter, compositore († 1953)
- 1880
  - Alfred Wegener, meteorologo, geofisico († 1930)
  - Sholom Asch, scrittore († 1957)
  - Grantland Rice, scrittore sportivo († 1954)
- 1886 - Hermann Broch, scrittore austriaco († 1951)
- 1892 - Alexander Alekhine, scacchista († 1946)
- 1902 - Eugen Jochum, direttore d'orchestra († 1987)
- 1905 - Aldo Fabrizi, attore italiano
- 1921 - Ilse Aichinger, scrittrice austriaca
- 1923
  - Gordon R. Dickson, scrittore di fantascienza († 2001)
  - Victoria de los Angeles, soprano
- 1929 - Betsy Palmer, attrice
- 1931 - Elvino Scavolini, fondatore della ditta Scavolini Cucine († 2004)
- 1934
  - William Mathias, compositore († 1992)
  - Umberto Agnelli, fratello di Gianni, industriale italiano († 2004)
- 1935 - Gary Player, golfista
- 1940 - Ramesh Chandra Lahoti, Giudice supremo dell'India
- 1942 - Ralph Klein, politico canadese
- 1943 - Salvatore Adamo cantante italo-belga
- 1950 - Robert B. Laughlin, fisico americano, Premio Nobel
- 1952 - Larry Flynt, editore
- 1957 - Lyle Lovett, cantante
- 1962 - Antony Kiedis, cantante
- 1963 - Rick Allen, batterista (Def Leppard)
- 1967 - Sophie B. Hawkins, musicista
- 1972 - Toni Collette, attrice

Morti


- 1546 - Giulio Romano, pittore italiano
- 1700 - Carlo II di Spagna
- 1804 - Johann Friedrich Gmelin, naturalista tedesco (n. 1748)
- 1807 - Angelika Kauffman, pittrice svizzera (n. 1741)
- 1888 - Nikolai Przhevalsky, esploratore russo
- 1894 - Alessandro III di Russia
- 1903 - Theodor Mommsen, scrittore e vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 1902
- 1924 - William Tilghman, politico statunitense
- 1956 - Pietro Badoglio, politico italiano
- 1972 - Ezra Pound, poeta
- 1977 - Franco Albini, architetto italiano
- 1978 - Giuseppe Berto, scrittore italiano
- 1979 - Mamie Eisenhower, First Lady degli Stati Uniti
- 1982 - King Vidor, regista
- 1982 - James Broderick, attore
- 1983 - Anthony van Hoboken, musicologo
- 1985 - Phil Silvers, attore, comico
- 1993 - Severo Ochoa, biochimico spagnolo, Premio Nobel
- 1999 - Walter Payton, giocatore di football americano
- 2002 - Käte Jaenicke, attrice
- 2004 - Stefano Facchielli, musicista italiano, degli "Almamegretta"

Feste e ricorrenze

Nazionali

Religiose

Santi cattolici:
- Ognissanti
- San Benigno di Digione, sacerdote e martire
- San Cesario di Terracina, martire

Laiche

01 ja:11月1日 ko:11월 1일 ms:1 November simple:November 1 th:1 พฤศจิกายน


Torino

Torino (Turin in piemontese e in occitano) è la quarta città italiana con 902.000 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia e della regione Piemonte. Con i comuni dell'area metropolitana la popolazione è di circa 1.700.000 abitanti.

Geografia

PiemonteTorino sorge nella pianura approssimativamente delimitata dai fiumi Stura di Lanzo, Sangone e Po (che attraversa la città da sud verso nord). È anche bagnata dalla Dora Riparia. Il Po accentua la divisione tra la parte collinare della città e la parte di Torino collocata in pianura, compresa tra i 280 e i 220 metri s.l.m. che scende andando da ovest verso est.

Storia

Prima dell'epoca romana, l'area di Torino fu abitata dalla popolazione dei Taurini; il nome sembra derivare non tanto dal toro - che poi divenne comunque il simbolo della città - ma dalla parola celtica tau che significa "montagna". La città si sviluppò nel I secolo d.C. sull'accampamento romano di Castra Taurinorum, che in seguito venne dedicata ad Augusto (Augusta Taurinorum) e la città attuale conserva ancora nel centro la struttura di accampamento romano, con 3-4 assi orizzontali intersecati ad angolo retto da molte vie perpendicolari. Nel 69 la città fu parzialmente distrutta da un incendio nel corso dello scontro tra gli eserciti di Otone e di Vitellio. Nel VI secolo d.C. divenne un ducato longobardo; nel 773 fu conquistata dalle truppe di Carlo Magno e divenne una contea francese. Nel XII e XIII secolo fu un libero comune e nel 1280 passò alla Casa Savoia. Occupata dai francesi nel 15361562, tornò ai Duchi di Savoia con Emanuele Filiberto, il Duca Testa di Ferro, che vi trasferì la capitale del Ducato da Chambery (con il pretesto di accorciare il percorso del Cardinale Carlo Borromeo che voleva pregare sulla Sacra Sindone). All'inizio del XVIII secolo, durante le guerre per la successione spagnola, fu al centro di un lungo assedio da parte dell'esercito francese; eroe di quelle giornate fu Pietro Micca. L'assedio finì con la vittoria di Eugenio di Savoia sui francesi nel 1706. In conseguenza di tale vittoria, con il successivo Trattato di Utrecht (1713) il Ducato diventa Regno e nei decenni successivi si consolida il potere sabaudo (si veda in proposito la voce Regno di Sardegna). Nel 1798 Carlo Emanuele IV di Savoia fu costretto dai francesi di Napoleone ad abdicare e lasciare la città. In questo periodo la città subisce un importante trasformazione: infatti, per ordine di Napoleone, vengono abbattute le mura edificate a partire dalla metà del '500 e che avevano validamente protetto la città per oltre due secoli. Nel 1814, in seguito alle ripetute sconfitte subite dai francesi, i Savoia tornarono con Vittorio Emanuele I di Savoia. Negli anni 1850-60, le riforme politiche e sociali e l'opera di rinnovamento di Cavour, insieme ai movimenti democratici, posero le basi per la direzione del movimento risorgimentale e del processo di unificazione nazionale. Dopo il Risorgimento, fu capitale del Regno d'Italia dal 1861 al 1865, titolo che passò poi per un breve periodo a Firenze e infine, stabilmente, a Roma nel 1870. La perdita del ruolo centrale di capitale fu un duro colpo per la città, che dovette reinventarsi come capitale manifatturiera ed industriale, peraltro con successo anche grazie alla presenza di competenze nel settore già durante tutto l'800. Con l'inizio del XX secolo si aprì per Torino una fase di intenso sviluppo culturale e economico. Basti citare nel 1899 la fondazione della FIAT (Fabbrica Italiana Automobili Torino), nonché di numerosissime altre industrie automobilistiche (Lancia, Diatto...) e non. L'importanza dell'industria automobilistica ha persino oscurato le numerose iniziative in altri settori: basti ricordare l'industria dolciaria (Venchi Unica), conserviera (Cirio) e cinematografica (FERT). Forte impulso alla produzione industriale si ebbe, naturalmente, con la prima guerra mondiale e successivamente anche nel periodo fascista. Di questo periodo è da segnalare la completa trasformazione della centralissima via Roma, completamente rasa al suolo insieme agli isolati circostanti e ricostruita in forme parte neobarocche e parte razionaliste. Prima e durante la seconda guerra mondiale Torino divenne un centro nevralgico delle prime lotte sociali e dell'opposizione al fascismo. Nel 1943 fu al centro di un grande sciopero operaio, che si estese ad altre città e contribuì ad affrettare le caduta del regime. A causa della presenza di molte industrie pesanti (armamenti, veicoli, ma anche fonderie), subì pesanti bombardamenti ed estese distruzioni. Dopo la seconda guerra mondiale conobbe un ulteriore intenso sviluppo industriale, condividendo con Milano il primato del "miracolo economico", ma perse il ruolo culturale d'avanguardia svolto subito dopo la Liberazione. I decenni successivi portano a Torino molti immigrati prima dal Veneto e poi dal Sud Italia: la città si allarga tumultuosamente raggiungendo e superando la soglia del milione di abitanti, con conseguenze anche sul piano sociale. È un'epoca in cui più di ogni altra città italiana Torino si identifica con la sua industria, ma che oggi appare decisamente una fase superata; oggi Torino è divisa tra i forti segnali di rinnovamento urbanistico e culturale e i timori di un declino economico legato alla crisi dell'industria automobilistica. Sarà sede nel febbraio 2006 delle Olimpiadi Invernali.

Punti di interesse

Tra i suoi monumenti si ricordano l'ottocentesca Mole Antonelliana e la Cattedrale di San Giovanni Battista del XV secolo, che ospita la Sacra Sindone, nonché Palazzo Reale (sede dei Duchi e poi dei Re) e Palazzo Madama. Quest'ultimo merita una nota a parte. È infatti il vero centro metaforico e geografico della città. Le sue parti più antiche risalgono addirittura all'epoca romana (si tratta di due delle sue 4 torri, ora inglobate nella facciata): trasformato in castello nel medioevo con l'aggiunta di due ulteriori torri e rimaneggiato più volte in seguito, è stato abbellito all'inizio del '700 da una splendida facciata ad opera di Filippo Juvarra. La città di Torino e i suoi dintorni inoltre sono abbellite dalle numerose Residenze Sabaude, Patrimonio Mondiale dell'Umanita dell'UNESCO (Casa Savoia). Il