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Kyoto
Kyōto (京都市; Kyōto-shi) è una città del Giappone, di quasi 1,5 milioni di abitanti, che nel passato è stata capitale del paese e oggi è il capoluogo della omonima Prefettura. È un centro culturale e universitario.
Giappone
Storia
Fu fondata nel 794 dal Imperatore Kammu quando la capitale vi fu trasferita da Nara. L'imperatore Kammu impose alla nuova capitale il nome di Heian Kyo 平安京. Comunemente però era nota come Miyako oppure Kyo, due diverse pronunce del carattere 京 - "capitale". Fu sede imperiale quasi ininterrottamente fino al 1868, quando l'imperatore Meiji si trasferì a Tokyo.
Ha una struttura quadrata, con strade ad angolo retto, secondo il modello urbanistico cinese. Il palazzo imperiale sorgeva nel quadrante settentrionale della città. A causa dell'eccessiva umidità la parte occidentale si spopolò.
Ashikaga Takauji ha fondato il suo shogunato a Kyoto. Durante la guerra Onin (1467-1477) Kyoto fu funestata da terribili combattimenti che portarono alla devastazione di interi quartieri. La città fu ricostruita verso la metà del XVI secolo. Toyotomi Hideyoshi edificò un palazzo vicino al palazzo imperiale e di lì regnò sul Giappone. Anche Tokugawa Ieyasu fece costruire il castello di Nijo vicino al palazzo imperiale.
La città non è stata bombardata nella seconda guerra mondiale e quindi il centro storico è rimasto pressochè intatto nella forma successiva alla ricostruzione.
Geografia
La parte storica della città è circondata da verdi colline e attraversata da nord a sud, dal fiume Kamo.
Turismo
Kamo
La città è giustamente famosa per i giardini zen. Sono annessi ai templi e costituiscono un raffinatissimo abbellimento estetico, ma anche uno stimolo per la meditazione. Sono costituiti entro spazi abbastanza ridotti nei quali viene riprodotto un paesaggio, utilizzando ghiaia, pietre, muschio e piante.
zen
Il giardino più noto è quello del tempio Ryoan-ji, dove in uno spazio di soli trecento metri quadrati è racchiuso un paesaggio formato da ghiaia su cui sono posate quindici pietre di varia forma. Il giardino, detto kare sansui (giardino secco) rappresenta, secondo alcuni, la superficie del mare costellata di isole, oppure una distesa di nuvole o di nebbia dalla quale spuntano delle montagne. La superficie della ghiaia è periodicamente rastrellata e quindi percorsa da linee parallele dritte o curve che rendono l'insieme particolarmente equilibrato, oltre a dare il senso dell'impermanenza. Quindi non è un'opera d'arte fissa ma mutevole, così come è mutevole la realtà.
Le quindici pietre sono posizionate in modo che da qualsiasi punto si guardi il giardino non si possano vedere tutte, cioè qualcuna resta celata, a simboleggiare il fatto che la realtà, per quanto la si scruti, rimane sempre in parte nascosta.
Altri giardini utilizzano sfondi di vegetazione che servono ad ampliare la profondità, dando l'illusione di una distanza che non c’è. Oppure utilizzano distese di muschio di vari tipi. Alcuni scorci sono di una perfezione assoluta che fa dimenticare l'estrema esiguità degli spazi. Anche la ricerca e la selezione delle rocce sono state compiute con grande pazienza e con grande cura. La tecnica per la creazione di questi giardini raggiunse il suo apice nel corso del XVI secolo, cioè nella stessa epoca in cui vennero codificate le regole della cerimonia del tè (cha no yu) e presero forma definitiva molte altre espressioni artistiche.
cha no yu
cha no yu
Al centro della città sorge il castello, eretto a partire dal 1603 da Tokugawa Ieyasu. Le cinque costruzioni principali sono collegate da lunghi corridoi con pavimenti formati da tavole che emettono particolari cigolii quando sono calpestate (pavimento degli usignoli) al fine di impedire che si avvicinassero visitatori inaspettati.
La villa di Katsura Rikyu è il più importante esempio di architettura residenziale giapponese della fine del Cinquecento. Sorge tra il fiume Katsura e le colline Nishiyama. La costruzione iniziò nel 1590 per volontà di Hideyoshi Toyotomi. Il giardino che la circonda è un capolavoro opera dello stesso architetto che progettò la villa, Kobori Enshu, il quale per accettare l'incarico pose tre condizioni: fondi illimitati, tempi di esecuzione a propria discrezione e divieto di qualsiasi visita o interferenza da parte del committente, durante i lavori.
La stazione ferroviaria è stata completata nel 1997 su progetto dell'architetto Hiroshi Hara. Imponente ed estremamente ardita nelle linee, ha suscitato non poche perplessità per il suo accostamento con una città in cui le costruzioni sono per la maggior parte di altezza ridotta.
Gemellaggi
Kyoto è gemellata con le seguenti città:
- Boston, Massachusetts, USA
- Parigi, Francia
- Colonia, Germania
- Firenze
- Kiev, Ucraina
- Xi'an, Cina
- Guadalajara, Messico
- Zagabria, Croazia
Collegamenti esterni
- [http://www.city.kyoto.jp/koho/index_e.html www.city.kyoto.jp Official site of Kyoto City]
- [http://wikitravel.org/en/article/Kyoto Kyoto travel guide at Wikitravel]
Categoria:Città del Giappone
Categoria:patrimoni dell'umanità in Giappone
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Giappone
Il Giappone (in giapponese 日本 Nihon o Nippon), detto anche Paese del Sol Levante come appare nella sua bandiera, è uno stato insulare dell'Asia orientale (377,835 km², 127.214.499 abitanti).
Il Giappone si estende sulla maggior parte dell'arcipelago giapponese, nell'Oceano Pacifico nord-occidentale, al largo delle coste della Cina e della Corea. La sua capitale è Tokyo (antico nome Edo).
Il Giappone rivendica le isole Curili meridionali e ha un contenzioso sull'isola di Takeshima o Tokto, che appartiene alla Corea del Sud.
Storia
Geografia
Geografia fisica
L'arcipelago è costituito da 4 isole principali: Hokkaido, Honshu, Kyushu, Shikoku, formanti un vasto arco aperto verso nord-ovest e accompagnate da un migliaio di isole minori, oltre un gran numero di isolotti e scogli. La morfologia del suolo è complicata dal succedersi di corrugamenti e dislocazioni, dall'intensa attività vulcanica e dall'azione erosiva del glacialismo e dei corsi d'acqua.
Il 75% del terreno è montuoso. I rilievi sono costituiti da una serie di catene che formano l'ossatura longitudinale dell'intero arco insulare; a questa si contrappone, nell'Honshu centrale, la catena delle Alpi Giapponesi, fortemente inclinata rispetto alla direzione precedente e comprende cime di altezza superiore ai 3000m. Isolato a sud-ovest il cono del Fuji (Fuji-san 富士山, 3.776 m), il monte più alto del paese.
Altre montagne degne di nota sono:
- Shirane (2.578 m)
- Asahi-dake 旭岳 (2.290 m)
- Chōkai-san 鳥海山 (2.236 m)
- Horoshiri-dake 幌尻岳 (2.052 m)
- Kiju-san (1.791 m)
Nell'arcipelago sono presenti quattro fasce vulcaniche comprendenti 165 coni, di cui una sessantina ancora attivi, causa di frequentissimi movimenti sismici, spesso disastrosi.
Se si eccettua la vasta depressione nell'Honshu centrale (detta Fossa Magna) tra le baie di Ise e di Wakasa, le sole zone pianeggianti sono rappresentate da strette cimose costiere per la maggior parte formate da depositi alluvionali. La più estesa (Kanto) è quella intorno al corso inferiore del fiume Tone a nord di Tokyo.
Le coste che si estendono per circa 27.000 km, sono prevalentemente a terrazze rocciose e sono accompagnate da isole. Limitate quelle basse e sabbiose, con formazione di lagune e laghi costieri. Quelle prospicienti il Mar del Giappone sono relativamente poco articolate; le altre sono invece caratterizzate da numerosissime frastagliature, che sovente si allargano a formare vaste e profonde insenature, quali la baia di Uchiura (Hokkaido), di Tokyo, Suruga, Ise, Osaka, Hiroshima (Honshu), di Tosa (Shikoku).
Idrografia
Dato l'aspetto della regione, non esistono grandi laghi tranne il Biwa, l'Inawashiro
e il Kussharo e i fiumi, in rapporto alla conformazione delle isole e all'orografia molto frammentata, hanno carattere torrentizio, mancanti di bacini estesi e quindi non navigabili. I fiumi principali si sviluppano nell'Honshu, tributano al Pacifico il Tone, che drena la sezione centrale dell'isola estendendo il suo bacino sulla piana del Kanto, e il Kitami, mentre scende al Mar del Giappone il Shinano.
Diversamente da questi e da pochi altri che sviluppano i loro bacini in valli longitudinali, come l'Ishitaki e il Teshio, nell'Hokkaido, il resto dei fiumi giapponesi hanno corsi più o meno diretti tra lo spartiacque e la costa, verso la quale mantengono una direzione normale. Si capisce come il loro ruolo, nella geografia del Giappone, sia piuttosto modesto. Il loro corso, giovanili nelle zone montagnose
interne, presso la costa si distendono nelle piane alluvionali, diventando elementi di attrazione demografica. Altri fiumi sono: Shikoku, Yoshino, Shinanu.
Hanno un ruolo fondamentale come fonti idriche per l'irrigazione. Gran parte delle risaie irrigue sfruttano le acque fluviali, specie nelle pianure costiere, che rappresentano le principali zone agricole del paese. Ricche e numerose sono in tutto il Giappone le sorgenti, tra cui abbondano quelle termali e termo-minerali, legate alla natura vulcanica delle isole.
Clima
Per il suo notevole sviluppo latitudinale e per la varietà degli influssi, il Giappone presenta un clima molto vario da parte a parte, nonostante la sua marittimità. Anche i mutamenti stagionali del clima sono sensibili e a un'estate di tipo tropicale o subtropicale che investe quasi per intero le isole, succede un inverno freddo e piovoso che si fa sentire anche nella parte sud-orientale, la più tropicale dell'arcipelago.
Il meccanismo degli influssi è piuttosto complesso, essendo collegato ai movimenti delle seguenti masse d'aria: le masse d'aria marittima polare (del Mare di Ohotsk), le masse d'aria continentale siberiana, le masse d'aria marittima tropicale (masse di Bonin), le masse equatoriali e quelle tropicali continentali (dello Chang Jiang).
L'inverno è massimamente soggetto, in tutta la sezione settentrionale, alle masse d'aria di origine siberiana, che portano freddi venti di nord-ovest. Sopra il Mare del Giappone questi venti assorbono molta umidità che scaricano sui rilievi occidentali del Honshu, dove si hanno rilevanti precipitazioni invernali, spesso a carattere nevoso. Agli influssi dell'anticiclone siberiano succede, nella tarda primavera, lo stanziamento dell'anticiclone marittimo polare, con masse d'aria umide e fredde; scontrandosi con le masse d'aria di Bonin, tropicali, formano un fronte depressionario detto di Bai u,
responsabile delle abbondanti precipitazioni estive che si scaricano soprattutto sul Giappone sud-occidentale.
In genere l'estate giapponese è umida e nebulosa, anche se non ovunque necessariamente piovosa, la stagione si chiude in settembre con l'arrivo dei tifoni, che risalgono le coste dell'Asia orientale, determinati dallo scontro di aria umida equatoriale con aria fredda continentale. Essi apportano precipitazioni abbondanti lungo la costa meridionale dell'arcipelago e spesso hanno carattere violento e rovinoso.
Autunno e primavera si configurano come le stagioni più calme e dolci del clima giapponese, i cui contrasti sono indicati dalle differenze tra temperature estive ed invernali.
Le aree più piovose sono il versante interno dell'Honshu (2000 mm annui, in gran parte nevosi) e il versante esterno del Kyushu e del Shikoku (2000 mm). Le precipitazioni diminuiscono verso nord lungo la costa del Pacifico (a Tokyo 1500 mm), che si abbassano ancora nell'Hokkaido (Sapporo 1000 mm).
Nel quadro climatico del Giappone una influenza non trascurabile hanno le correnti marine che lambiscono l'arcipelago: la calda Curoscivo (che ha azione umidificatrice e moderante nelle zone costiere meridionali) e la fredda Ogascivo (che influenza soprattutto l'Hokkaido). All'incontro delle correnti si formano le condizioni adatte alla formazione di plancton, rendendo pescosissimi questi tratti di costa giapponese.
Temperatura e precipitazioni
Ogascivo
Geografia umana
Popolazione
Densità: 334 per km²
Etnie
Giapponesi 99%, altri (coreani, cinesi) 1%.
Urbanesimo
In generale i maggiori insediamenti si hanno nella fascia litoranea e ciò perché l'interno del paese è montagnoso e poco agevole; l'organizzazione territoriale ha i suoi perni nelle metropoli della costa, sviluppatesi in rapporto alle loro attività commerciali e industriali, dove si elaborano quei prodotti che stanno alla base dell'economia giapponese. Questo riversamento sulle coste degli uomini e delle attività vale per tutte le isole, ma in particolar modo per Honshu, la più densamente popolata con 429 abitanti per km². Ciò si deve al grande sviluppo che ha avuto l'urbanesimo, che allinea tutta una serie di metropoli lungo la costa orientale con densità che raggiungono in certe prefetture i 600 abitanti per km² e in qualche caso superandole. Alle forti densità del litorale del Pacifico fanno riscontro i valori relativamente più bassi della costa del Mar del Giappone, dove pochi sono i grandi centri urbani.
Le zone più spopolate sono quelle interne montagnose del Honshu e soprattutto dell'Hokkaido. Le generali elevate densità del Giappone si spiegano con l'alto indice di urbanizzazione del paese, dove ormai il 23% della popolazione è considerata rurale. Questa vive ancor oggi nel baraku, il tipico villaggio nipponico, che conserva in molti casi quegli aspetti tradizionali legati a una precisa e autonoma organizzazione. Il baraku è formato in generale da abitazioni compatte e fa capo al tempio shintoista. Alle epoche di colonizzazioni imposta si devono i numerosi villaggi di strada e i villaggi inquadrati entro la maglia delle divisioni jori del terreno. Le città ospitano oggi il 76,9% della popolazione.
La misura dell'urbanesimo del Giappone può essere data dalla graduatoria delle città (10 con più di 1.000.000 di abitanti e 11 con oltre 500.000). In questo campo il paese conta la città più popolosa della Terra, Tokyo, con un'area metropolitana di 12 milioni di abitanti. La capitale è la più settentrionale delle grandi città che si allineano sulla costa orientale dell'Honshu: Kyoto, Osaka, Kobe, Nagoya, Shizuoka, Kawasaki, Yokohama, ecc.
Nell'ambito del complessivo schieramento urbano si possono individuare delle conurbazioni distinte, tra cui si impongono quella che fa capo al triangolo di Kyoto-Osaka-Kobe, quella di Nagoya-Gifu, quella di Tokyo-Yokohama. Altre concentrazioni si trovano lungo le coste del Kyushu; la principale è quella di Kitakyushu-Fukuoka, cui si associa la città di Shimoneseki, quella di Nagasaki-Sasebo, di Kumamoto-Kagoshima. Relativamente meno sviluppato è l'urbanesimo di Shikoku, dove le città maggiori si allineano sulla costa del Mare Interno. Nel nord dell'Honshu grossi centri sono gli sbocchi portuali di Sendai, Akita e Aomori (quest'ultima funge da collegamento tra Honshu e Hokkaido). Le città dell'Hokkaido sono tutte recenti ma sviluppatissime, come Hakodate e Sapporo, nella più popolosa pianura dell'isola. Le città giapponesi hanno volti e strutture più o meno uguali. Molte di esse sono sorte come sedi feudali e sono dominate dal castello del daimyō, che ne è il centro simbolico, al di fuori del quale non esistono nuclei coordinatori del tessuto urbano. La città è formata da una giustapposizione di quartieri con funzioni diverse, che li qualificano. Alla funzionalità per quartiere si aggiunge quella generale delle città nell'ambito del Paese. In tale quadro Tokyo fa parte a sé per il suo ruolo molteplice, la dimensione mondiale dei suoi interessi culturali, commerciali, industriali, finanziari.
Religione
Shintoisti 76%, buddhisti 16%, altri 8%.
Geografia politica
La struttura amministrativa del paese consta di 44 prefetture (ken), 2 prefetture urbane (fu, Kyoto e Osaka) e una metropoli (to, Tokyo) (vedi anche Prefetture del Giappone)
Economia
Una espansione economica iniziata negli anni 1950 e praticamente ininterrotta ha permesso al Giappone di divenire la seconda potenza mondiale dopo gli Stati Uniti con un prodotto lordo pro capite di 38.160 $ annui.
Punti di forza:
- grande produttore high-tech e automobilistico.
- Impegno in ricerca e sviluppo di lungo termine.
- Capacità di sviluppare idee importate da UE e USA.
- Diffusione globale delle imprese, con stabilimenti anche in UE e USA.
- I keiretsu tengono gli stranieri fuori dal mercato giapponese.
- Grande attenzione alle tematiche della gestione della produzione industriale: sono giapponesi molte delle teorie attualmente utilizzate nelle imprese del "primo mondo", come il "Just in time", le filosofie di miglioramento continuo kaizen, e il Total Quality Management.
Punti di debolezza:
- Pesante dipendenza dal petrolio importato.
- Il surplus di bilancia commerciale è fonte di tensioni internazionali.
- Sistema finanziario bisognoso di riforme, appesantito da un elevato tasso di cattivi debiti e da scarsa trasparenza.
- Il sistema industriale è indebolito dalla presenza di un gran numero di piccole e medie imprese che vivono al riparo di barriere commerciali e con forti protezioni politiche (p.e. costruzioni).
- L'agricoltura condiziona fortemente la vita politica del paese malgrado la sua declinante importanza economica.
Basi dell'economia
Lo sviluppo è stato particolarmente rilevante nel decennio 1961-1970, durante il quale il tasso medio di accrescimento annuo del prodotto nazionale si è aggirato sul 10%, di gran lunga superiore a quello dei grandi paesi altamente industrializzati. L'economia poggia eminentemente sull'industria, che ha raggiunto livelli eccezionali e che ha trasformato radicalmente le strutture produttive di un paese rimasto fondamentalmente agricolo quando già altrove, in Europa e in America, si era da tempo realizzata la rivoluzione industriale. Essenzialmente il formidabile sviluppo giapponese è riconducibile alla felice associazione dell'abbondanza di manodopera e dell'ampia reperibilità di capitali all'interno del paese. Non minor peso hanno avuto da un lato la stabilità politica e la tranquillità del clima sociale, dall'altro l'azione governativa, che ha saputo formulare adeguati programmi operativi e ha concesso opportune agevolazioni fiscali e creditizie alla industrie.
Pur rimanendo fedele al principio dell'economia liberista, il governo ha sempre avuto fin dall'epoca Meiji un ruolo decisivo per orientare i piani di sviluppo. Dopo la guerra questo ruolo di guida si è accentuato. L'industrializzazione, che sin da principio ha riguardato essenzialmente i settori di base (siderurgia, chimica, petrolchimica, metalmeccanica, macchinari e impianti industriali, navi e automobili), è stata facilitata dall'esistenza di aree adatte all'insediamento degli stabilimenti.
Con gli anni settanta lo spettacolare sviluppo produttivo ha registrato un rallentamento del ritmo di crescita e il Giappone è stato investito dalla gravissima crisi dei rincari energetici; tuttavia non solo la recessione economica giapponese non ha mai raggiunto la gravità denunciata in Occidente, ma l'apparato produttivo nel suo complesso rivela una dinamicità e una vitalità che lo distinguono nettamente dagli andamenti delle altre economie altamente industrializzate.
Per combattere il costo sempre crescente delle materie prime e la concorrenza ormai pericolosa presentata da alcuni paesi (Taiwan, Corea del Sud) nel settore della siderurgia, della metalmeccanica e in genere dell'industria pesante, la produzione si è sempre più andata orientando verso settori ad alta tecnologia e a basso contenuto di materie prime e di consumo energetico, principalmente verso l'elettronica, l'informatica, le telecomunicazioni, la meccanica di precisione altamente sofisticata, l'aeronautica, la tecnologia spaziale, la farmaceutica e in genere la chimica fine, ecc., settori nel quale il mercato internazionale è tuttora apertissimo. Contemporaneamente, per alleggerire le attualmente molto elevate importazioni di petrolio, colossali investimenti vengono destinati al settore della ricerca sia per l'ottenimento di maggiori risparmi energetici durante i processi produttivi sia per un migliore sfruttamento delle fonti di energia alternativa privilegiando soprattutto l'energia nucleare.
Agricoltura
Contrariamente agli altri settori economici e nonostante gli sforzi governativi per introdurre sistemi moderni, l'agricoltura (interessa il 12,8% del territorio) non ha certo conseguito sensibili progressi, né ha compiuto trasformazioni di rilievo nelle tecniche produttive. Occupa il 6,4% della popolazione attiva. In seguito alla riforma fondiaria, realizzata negli anni 1947-49 e che ha portato all'abolizione dei preesistenti latifondi, l'attività agricola è svolta essenzialmente da piccoli produttori terrieri. Data la generale limitatezza dei redditi agricoli, molti contadini lavorano anche in vicine aziende manifatturiere o comunque dedicano parte del loro tempo ad altre attività produttive; la polverizzazione fondiaria non consente di ottenere redditi elevati ne di realizzare grandi progressi in campo agricolo, benché sia sensibilmente cresciuto l'impiego tanto di macchine agricole che di fertilizzanti.
latifondi
Nonostante una certa modernizzazione, l'agricoltura è fondamentalmente rimasta con i suoi tipici caratteri asiatici, il che significa netta prevalenza della risicoltura intensiva su gran parte dell'arcipelago; essa però rende possibile due raccolti l'anno. Il riso occupa più di metà dell'arativo e, con una produzione annua di circa 131 milioni di quintali, riesce a coprire il fabbisogno interno, benché sia molto elevato l'impiego del riso per la fabbricazione del sake (liquore nazionale). Dopo varie sperimentazioni, i tecnici giapponesi sono riusciti a creare una varietà di riso che si adatta anche all'ambiente freddo dell'isola di Hokkaido; la maggior parte della produzione proviene però dalle aree irrigue del Shikoku, del Kyushu e del Honshu centro-meridionale. Un certo sviluppo ha assunto la coltivazione del frumento, praticata soprattutto nell'Hokkaido ma anche in altre isole come coltura invernale, che segue quella estiva del riso; la produzione è di 9,5 milioni di quintali e non copre la richiesta interna.
Abbastanza diffuso è anche l'orzo (3,4 milioni di q.), esso pure seminato dopo la raccolta del riso; molto meno rilevanti sono le produzioni degli altri cereali (mais, avena, miglio), mentre ben rappresentate sono le patate (35 milioni di q.) e le patate dolci (15 milioni di q.): tuttavia i consumi alimentari della popolazione sono in via di graduale trasformazione, soprattutto per le mutate richieste di chi vive in città. Così, mentre nel complesso è diminuito il consumo di riso, particolare importanza ha assunto la coltivazione di ortaggi, come pomodori (8 milioni di q.), cipolle (12 milioni di q), cavoli (29 milioni di q), ecc., coltivate sia nelle immediate vicinanze delle città sia in aree lontane ma particolarmente favorite dal clima, come le pianure costiere dell'Oceano Pacifico, influenzate dalla corrente di Curoscivo.
Altre colture. Anche la frutticoltura ha registrato un notevole incremento per l'accresciuta richiesta nazionale e per il rifornimento dell'industria conserviera, largamente al servizio dell'esportazione; si producono annualmente oltre 30 milioni di q. di agrumi (arance, mandarini, mandaranci, ecc.), 10 milioni di q. di mele, quindi, pere, pesche, uva, prugne, ecc. Tra le colture industriali è largamente diffusa quella del tè (1 milione di q.), coltivato sui pendii montuosi del Giappone centrale e meridionale e in gran parte esportato. Tra le colture oleaginose un buon posto occupa la soia (2,2 milioni di q.), quindi colza e arachidi; tra quelle tessili, tutte modeste, prevalgono lino e canapa. Benché la seta non sia più così prestigiosa come un tempo, in Giappone è molto praticata la gelsicoltura per l'allevamento del baco da seta (6.000 tonnellate di seta grezza annui); consistente è anche la produzione del tabacco (740.000 q.), che, con il luppolo, la canna e la barbabietola da zucchero, completa il quadro delle principali coltura industriali.
Elevatissimo è il patrimonio forestale, specie per un paese di cosi antico e fitto popolamento; ben il 67% della superficie nazionale è ricoperto da foreste, con prevalenza di conifere e latifoglie a seconda delle regioni e quindi delle varieta climatiche; le maggiori distese di conifere sono statali e strettamente controllate da un apposito organismo governativo allo scopo di non depauperare eccessivamente le risorse nazionali. La produzione annua di legname, largamente utilizzato come materiale da costruzione e per pasta da carta, si aggira sui 32 milioni di m³ si ricorre quindi in larga misura a legname d'importazione.
Allevamento
Come la maggior parte dei paesi dell'estremo oriente, anche in Giappone il ruolo dell'allevamento è molto limitato; le aree a prato e a pascolo permanente sono appena l'1,7% del territorio nazionale. Tuttavia, in relazione alle trasformazioni indotte dalle richieste urbane nel settore dell'alimentazione, e in particolar modo per la sempre crescente domanda di carni e latticini, il Giappone dispone oggi, soprattutto per bovini (4.7 milioni di capi), di complessi zootecnici moderni e razionali; dipende invece per lo più da piccoli agricoltori il tradizionale allevamento di suini (11,8 milioni) e quello dei volatili da cortili (334 milioni di capi).
Pesca
barbabietola da zucchero
La pesca, nonostante la decisione presa nel 1976 da parte di molti paesi di creare delle zone di pesca esclusiva, resta un settore di grandissima importanza per l'economia giapponese e dà lavoro a oltre 900.000 addetti; circa 11 milioni di tonnellate di pescato. L'attività è organizzata in modo moderno, con tecniche d'avanguardia e sperimentazioni con le quali si cerca di valorizzare tutte le risorse del mare, che per il Giappone è uno spazio vitale. La pesca è praticata sia da numerosissime imprese di piccole dimensioni, che la esercitano lungo le coste (gamberi, sgombri, molluschi, ecc.), sia da imponenti complessi industriali, cui si deve oltre il 70% del pescato totale. Questi complessi sono attrezzatissimi, con potenti flottiglie di battelli che solcano non solo i mari giapponesi, ma spaziano nel Pacifico, specie nella sezione settentrionale e che si spingono anche nell'Atlantico e nei mari antartici. Nei mari giapponesi le zone di pesca migliori sono quelle dove si incontrano le correnti Curoscivo e Ogascivo, ricche insieme di fauna ittica tropicale e di acque fredde; qui si catturano salmoni, merluzzi, aringhe, ecc., mentre nelle altre aree predomina il tonno. I porti di pesca attrezzati sono numerosi lungo le coste del Hokkaido, del Honshu e del Kyushu e ad essi sono annesse grosse industrie conserviere. Molto redditizia è anche la caccia alla balena, benché contraria agli accordi internazionali, definita dal governo giapponese "a scopo scientifico". Altre attività di sfruttamento del mare sono la raccolta di perle naturali e la coltivazione delle ostriche perlifere (a Toba). Questa tecnica fu messa a punto per la prima volta da Kokichi Mikimoto che era nato a Toba. Rilevante anche la raccolta di alghe usate per l'alimentazione.
Risorse minerarie
Le risorse minerarie del Giappone sono limitate, largamente insufficienti per le richieste nazionali. Gli unici minerali metalliferi di cui esistono buoni giacimenti sono quelli di zinco (127.000 t.) e di rame (13.000 t.); di minor rilievo sono quelle di piombo, oro (6100 kg), argento (150.000 kg), stagno, cromo, manganese, tungsteno, mercurio, ecc. Incosistenti sono le risorse di minerali ferrosi. Tra i minerali non metalliferi, buoni sono i giacimenti di zolfo (1,6 milioni di t.). Per quanto riguarda le risorse energetiche, il Giappone dispone quasi esclusivamente di carbone, di scarsa qualità e di difficile estraibilità. I maggiori depositi si trovano nel Kyushu e nel Hokkaido.
Energia
Il potenziale idrico, sfruttato più o meno interamente nei limiti della convenienza, fornisce poco più dell'11% del totale; la principale forma di energia è dunque ormai costituita dalle centrali termiche che operano con petrolio d'importazione e sono dislocate lungo le coste, dove sorgono anche le grandi raffinerie che alimentano i consumi delle aree industrializzate ed urbanizzate. Un notevole contributo proviene anche dalle centrali nucleari, con 50 installazioni attive dislocate in tutto il Paese.
Industria
Nel quadro generale dell'economia giapponese l'industria partecipa per circa il 42% alla formazione del reddito nazionale e occupa il 39% della popolazione attiva. Il Giappone è il secondo produttore di acciaio (115 milioni di t.) e di ghise e ferroleghe (80 milioni di t.). La distribuzione dei complessi siderurgici è piuttosto vasta, comunque le aree più privilegiate restano quelle costiere. Quanto alle lavorazioni metallurgiche, di rilievo quella dell'alluminio, che poggia interamente su bauxite d'importazione.
Potentissimo è il settore cantieristico, legato alle necessita marine del Giappone. I cantieri maggiori sono a Kobe, Nagasaki, Yokohama, Aloi, Osaka, Hiroshima, ecc. In espansione l'industria automobilistica, rappresentate da fabbriche (Toyota, Nissan, ecc.) che riescono ad esportare in tutto il mondo, annualmente si fabbricano oltre 12 milioni di autoveicoli (9,9 milioni di automobili). Molto importante anche l'industria ciclistica e motociclistica.
L'industria di precisione è forse la più peculiare del Giappone ed è il risultato di una oculatissima scelta economica, dato che i prodotti sono molto elaborati e poco ingombranti, mentre la produzione richiede numerosa e qualificata manodopera. Strumenti ottici giapponesi (macchine fotografiche e cinematografiche, binocoli, microscopi, proiettori, strumenti geodetici, ecc.) sono diffusi in tutto il mondo insieme con i prodotti della radiotecnica (radio e televisori) e con gli orologi, con una colossale avanzata sui mercati internazionali. Affermati anche i calcolatori e in generi i prodotti dell'industria elettronica.
Non meno poderosa è l'industria chimica, che dispone di numerosi impianti, dislocati nei pressi dei centri portuali; tra le principali produzioni si trovano l'acido solforico (6,8 milioni di t.), la soda caustica (1,3 milioni di t.), le materie plastiche e le resine (6 milioni di t.), i fertilizzanti azotati (1,3 milioni di t.), quindi coloranti, prodotti farmaceutici, ecc. Anche l'industria della gomma è ben rappresentata, con 3 milioni di t. di caucciù sintetico, utilizzato soprattutto nella produzione di pneumatici (155 milioni annui) e nelle calzature. Altro settore dell'industria di base in enorme sviluppo è quello cementifero (79 milioni di t.).
In espansione è l'industria della carta, si producono annualmente 10 milioni di t. di pasta di legno e 26 milioni di t. di carta. Il Giappone è uno dei massimi fornitori di fibre e tessuti; la tendenza in atto è quella di installare in altri paesi le industrie tessili, utilizzando manodopera a bassi prezzi. Il settore tradizionale è ancora il setificio (96 milioni di m²), ma rilevante anche il settore delle fibre tessili artificiali e sintetiche (rayon); limitato il settore lanificio, mentre sviluppatissimo il cotonificio. Sono molto attive le fabbriche delle ceramiche e quello del vetro, che trovano nel paese la gran parte delle materie prime necessarie. L'industria alimentare comprende zuccherifici, conservifici di pesce, frutta e verdura. Importante il settore delle bevande alcoliche (sake), della birra (62 milioni di hl); fiorente la manifattura del tabacco, che produce 300.000 milioni di sigarette, sigari, tabacco.
Cibi e piatti
I Giapponesi utilizzano come base per le proprie ricette il riso, che viene di norma cotto a vapore utilizzando degli appositi bollitori elettrici. Il riso risulta essere abbastanza colloso in modo da poter essere agilmente preso mediante i bastoncini, mezzo con cui mangiano.
In tavola vengono portati tutti i cibi, slegandosi dal concetto del primo, secondo, contorno, frutta ecc. ecc., e molti piatti sono conviviali, nel senso che vengono cotti oppure si attinge tutti da un piatto centrale.
Oltre al riso vengono utilizzate molte verdure cotte che in bocca risultano essere molto croccanti.
I piatti principali sono :
- Sushi, 寿司: polpettine di riso cotto al vapore quindi trattato con aceto di riso, zucchero e sale, con una guarnizione o ripieno di pesce (generalmente crudo), alghe, vegetali o uova.
- Sashimi 刺身: Fettine di pesce crudo
- Miso 味噌: Zuppa a base di riso e soia, può essere servita con Tofu, oppure verdure, carne
- Tōfu 豆腐: Specie di formaggio derivante dalla soia. Non ha sapore in quanto lo prende dai cibi a cui si accompagna
- Ramen ラーメン: Zuppa con carne, spaghetti di grano, uova e alghe crude
- Soba 蕎麦: spaghetti di grano saraceno serviti freddi
- Yakitori 焼鳥: spiedini di pollo
- Tempura 天麩羅: verdura o pesce in una pastella molto leggera, fritti per immersione
- Katsudon カツ丼: carne di vitello servito in una scodella con sotto una base di riso
- Tendon 天丼: come il katsudon ma con il tenpura al posto della carne
- Onigiri お握り: involtini a base di riso e alghe crude, solitamente di forma triangolare. Possono essere di solo riso oppure ripeni di pesce o carne. Molto diffusa e' la versione con all'interno l'umeboshi 梅干 una tipica prugna giapponese seccata con il sale, dal sapore aspro.
- Okonomiyaki お好み焼: la chiamano anche pizza giapponese, può essere composta da verdure e carne, con uova e salsa di soia, che si cuoce su una piastra direttamente al tavolo
- Yakiniku 焼肉: piccole fettine di carne, tipicamente maiale e vitello, cotte su una griglia direttamente al tavolo.
- Shabu shabu シャブシャブ: fettine di carne di vitello e maiale molto sottili che vengono lessate direttamente al tavolo.
- Sukiyaki 鋤焼: piatto conviviale che consiste in fettine sottili di carne bovina cotte in un largo contenitore, in cui si è lasciato sciogliere del grasso di rognone, insieme con verdure varie come porri, rape ed altro; il commensale preleva dal tegame la carne e le verdure e le immerge nella propria ciotola in cui, a piacere, ha versato salsa di soya ed un uovo crudo
Trasporti
Strade: 11,6 milioni di km.
Autostrade: 6.070 km.
Ferrovie: 20.175 km.
Canali navigabili: 1.770 km.
Tempura
La frammentazione insulare e il notevole sviluppo orografico hanno costituito un forte ostacolo alla realizzazione di una rete di vie di comunicazione; fin dai secoli più lontani la trama delle comunicazioni stradali si articolò lungo le coste, sulle quali ebbe sempre i suoi nodi principali. Il paese è dotato di oggi di un sistema sufficiente organico di vie di comunicazione, anche se non forse all'altezza della sua globale economia. Le ferrovie, in larghissima parte statali, si sviluppano per circa 26.000 km, concentrate sulle aree convergenti sulle città; celebri sono alcuni treni veloci detti Shinkansen, in particolare quello in servizio sulla linea del Tokaido (tra Osaka e Tokyo). Honshu è naturalmente l'isola meglio servita, ma numerosi traghetti e tunnel sottomarini assicurano raccordi ferroviari nell'intero arcipelago; dal 1979 il Giappone può contare sul più lungo tunnel ferroviario, il Daishimizu di oltre 22 km. Anche le strade si snodano soprattutto lungo le coste, allacciando tra loro le città costiere.
Porti. Dimensioni gigantesche e attrezzature tecnologicamente d'avanguardia caratterizzano i porti nazionali, il cui movimento è veramente poderoso; tra i maggiori scali marittimi, sono Chiba, Kobe, Yokohama e Nagoya; di poco inferiore il porto di Kawasaki. Gran parte del traffico marittimo è svolto da navi nazionali; la marina mercantile nazionale dispone di oltre 10.000 navi, con una stazza lorda di 27 milioni di t. Per le comunicazioni aeree internazionali il Giappone si avvale della compagnia Japan Air Lines (JAL), che effettua collegamenti diretti con tutto il mondo, incluse rotte transpolari e transiberiane; numerose le compagnie aeree minori, tra cui la Air Nippon Airways. I maggiori aeroporti sono quelli internazionali di Tokyo (Narita e Haneda) e di Osaka (Kansai).
Turismo
Quanto al turismo, sono oltre 4,2 milioni gli stranieri che annualmente visitano il Giappone, ma assai più alto il numero di Giapponesi che si recano all'estero. Il turismo in Giappone ha radici molto lontane, risale all'epoca di Edo quando l'aristocrazia feudale si recava per determinati periodi alla corte di Kyoto. Oggi il turismo che si sviluppa in Giappone riguarda quello interno e quello verso l'estero mentre è ancora limitato quello proveniente dall'estero.
Le principali mete verso l'estero sono gli Stati Uniti, Hong Kong, Taiwan dove è abbastanza diffusa la lingua giapponese poco conosciuta e parlata altrove. Oltre alle mete già citate abbiamo Cina, Singapore, Thailandia e Indonesia che negli ultimi anni hanno registrato degli aumenti vertiginosi di giapponesi. Con il sud-est asiatico, invece, il Giappone intrattiene rapporti economici e finanziari. L'isola di Bali presenta molte strutture ricettive per giapponesi con personale che sa proporre in modo adeguato gli spettacoli tradizionali. Le mete principali europee sono la Francia ma discreta importanza riveste anche l'Italia dove i giapponesi arrivano per assaporare la cultura occidentale.
Le strutture ricettive giapponesi sono molto sviluppate non in relazione alle entrate dall'estero, che come abbiamo detto sono abbastanza limitate, ma in relazione al turismo interno. Gli alberghi sono ancora divisi in alberghi "per giapponesi" e alberghi "per stranieri". Per quanto riguarda gli alberghi giapponesi presentano le "rykan", stuole di paglia, al posto di materassi, "tatami", locande a gestione familiare e dei villaggi vacanze situati sulle montagne oppure sulle rive dei laghi. Gli alberghi per stranieri, invece, appartengono a moderne catene alberghiere. Molti turisti, però, amano alloggiare nelle locande tradizionali per assaporare ancora meglio la tradizione del Pese.Il motivo del limitato flusso turistico dall'estero è dovuto sia alla difficoltà di raggiungere il territorio per la sua conformazione fisica e sia all'elevato tenore di vita che rende poco competitivi i soggiorni.
Esportazioni
Il commercio estero è forse il più straordinariamente organizzato dell'intero sistema economico giapponese. Elemento non meno straordinario, l'avanzata dei prodotti nazionali pare praticamente inarrestabile anche nei paesi altamente industrializzati, che pure sono, in piena crisi recessiva; sono comunque in forte progresso anche gli scambi con il Medio Oriente, la Cina e i paesi in via di sviluppo.
Usa 28%, Cina 11%, Taiwan 7%, Corea del Sud 6%, altri 48%.
Esporta: ferro e acciaio, autoveicoli, navi, strumenti ottici, apparecchi radio e televisivi, manufatti metallici, motociclette, fertilizzanti, fibre sintetiche, tessuti e prodotti dell'abbigliamento.
Importazioni
USA 22%, Cina 12%, Corea del Sud 4%, Indonesia 4%, Australia 4%, altri 52%.
Importa: petrolio, minerali metalliferi, legname ed altre materie prime, prodotti agricoli.
Cultura
Alfabetizzazione
Tasso di alfabetizzazione: 99%.
Studenti universitari: 3.900.000.
Istruzione
L'analfabetismo in Giappone è pressoché inesistente. La scuola primaria ha la durata di 6 anni, alla fine dei quali è obbligatoria la frequenza della scuola secondaria inferiore di tre anni. La secondaria superiore prevede un ulteriore ciclo di tre anni ad indirizzo generale o tecnico. L'istruzione superiore è affidata alle università, i cui corsi durano per lo più 4 anni, e a college con corsi biennali o triennali. Sia le università che i college sono organizzati per la formazione di docenti, mentre i college ad indirizzo tecnico forniscono tecnici in molti campi dell'ingegneria. Il Giappone occupa il secondo posto nel mondo nella proporzione fra università, scuole superiori e popolazione: ve ne sono circa 400 in tutto il paese. Le università sono statali, privati o dipendenti dalle autorità locali. Sedi di università statali: Chiba (1949), Sapporo (1918), Kobe (1949), Kyoto (1897), Fukuoka (1910), Nagoya (1939), Osaka (1931), Sendai (1907), Tokyo (1877). Sedi di università private a: Yokohama (1949), Osaka (1925), Tokyo (Kokugakuin 1882, Komazawa 1952, Meiji 1903, Nihon 1903, Waseda 1882), ecc. Molte le scuole superiori d'arte, musica, tecnica agraria, ecc.
Arte
1882
La produzione primitiva appartiene al complesso delle culture del Pacifico orientale e solo con l'inizio del Neolitico si fanno risentire gli influssi cinesi. Gli edifici più importanti dell'epoca sono i dolmen per le loro ricche suppellettili e la ceramica, ed i templi shintoisti. L'influsso della civiltà cinese aumenta a partire dal V secolo in concomitanza della diffusione del buddhismo, a cui si deve la ricca scultura in legno e bronzo dell'epoca ed i numerosi templi. Poi nel VII ed VIII secolo si sviluppa una corrente naturalista (affreschi nel Kondo di Nara ed i gruppi scultorei dei custodi delle porte).
L'evoluzione del naturalismo portò ad un arricchimento della decorazione e allo sviluppo della pittura (Koseno Kanaoka ed inoltre dall'affrancamento dall'influsso cinese ed al formarsi di un'arte cortigiana. Nell'epoca Kamakura (1185-1337) si ha una reazione per il ritorno al naturalismo ed a forme più semplici e severe. Ciò principalmente nella scultura ad opera di Kokei e Unkei, mentre per converso l'architettura e la scultura tendono, specie in un secondo tempo, ad appesantirsi.
La pittura ebbe un secondo periodo di splendore con le scuole Sung, accostandosi alla produzione cinese ed adottando la tecnica del bianco e nero. Tokyo fu in epoca Tokugawa (1573-1868) il centro della vita culturale giapponese. Di grande pregio è la produzione delle maschere per il Nō e quella della scultura minuta in lacca ed avorio, e poi la produzione di porcellane. L'ascesa della borghesia determinò un'evoluzione della pittura che tralasciò l'affresco per dedicarsi alla decorazione.
L'ultima scuola giapponese, l'Ukiyo-e si dedicò principalmente con Harunobu e Hiroshige ad una rappresentazione realistica della vita, mentre l'architettura diventò sempre più barocca. Con l'arrivo della civiltà occidentale non si può più parlare di un'arte autonoma, ma l'arte giapponese si inserisce vigorosamente nelle più moderne correnti artistiche, specie architettoniche.
Per quanto riguarda le arti tradizionali giapponesi, che sono tutte permeate dalla filosofia zen, esse hanno costituito per secoli un unicum che non ha corrispondenza in occidente. Sono giunte fino a noi pressoché intatte e sono tuttora vive e vitali. Sono praticate in tutto il mondo da decine di migliaia di persone ed hanno costituito un vettore essenziale della conoscenza all'estero della cultura giapponese. Tutte sono fondate sul principio della "via" (dō) cioè su un cammino interiore da percorrere per giungere all'illuminazione. Ma aldilà della loro valenza filosofica, hanno comunque un contenuto estetico che può essere percepito autonomamente. Queste forme espressive costituiscono il nucleo più autentico della cultura giapponese e ad esse i giapponesi sono stati e sono molto legati. Elemento costante e centrale di esse è la rappresentazione istantanea della bellezza, espressa, il più sinteticamente possibile, col segno, la forma o il gesto. Le più note sono: il cha no yu (o chadō) la via del tè, l'ikebana (o kadō) la via dei fiori, lo shodō la via della calligrafia.
Musica
È di netta derivazione cino-coreana sia per quel che riguarda gli strumenti sia per l'impostazione teorica. La musica ha sempre costituito, per la sua spiccata politonalità, un elemento importantissimo per il Nō. Quella moderna, abbandonata la monofonia, non si distacca molto dalle correnti occidentali.
Strumenti tradizionali sono: gong, tamburi, flauti, shamisen (simili a chitarre).
Letteratura
shamisen
La letteratura nazionale deve molto all'influsso di due civiltà esterne, quella cinese e quella occidentale. Del primo periodo poco è rimasto: solo alcuni componimenti poetici e religiosi inseriti in opere storiche posteriori.
Tuttavia in questo periodo viene a formarsi il substrato su cui sorgerà la grande letteratura giapponese, poiché in questo periodo si va diffondendo nel paese la cultura cinese, con la diffusione della scrittura, dovuta principalmente alla diffusione del buddhismo (552).
L'epoca d'oro della letteratura sono i successivi periodi Nara ed Heian.
Del periodo Nara ci sono rimaste le opere storiche "Kojiki" e "Nihongi", poi documenti burocratici ed un'opera di poesia, il "Man'yōshū".
Poi si sviluppò una tipica letteratura cortigiana che a poco a poco si sottrasse agli influssi cinesi, dando vita a partire dal X secolo ad una produzione tipicamente nazionale, che raggiunse il suo vertice con il Genji Monogatari, scritto da Murasaki Shikibu (ca 978 - ca 1014), il capolavoro della letteratura giapponese e una delle massime opere a livello mondiale. La poesia presenta la raccolta "Kokin-shū", ma è la prosa con i monogatari (racconti) ad avere uno sviluppo notevole.
Non mancano però altri generi di prosa, come i nikki, diari, i sōshi, zibaldoni, ed alcune opere biografico-storiche.
Ma naturalmente i periodi dei torbidi civili susseguenti al 1183 ebbero una vasta ripercussione sulla cultura facendola decadere. Unici centri di cultura rimangono di monasteri buddisti, nei quali si sviluppa una letteratura religiosa ed intima ("Hojoki" ed "Tsure-zure-gusa") e poi una letteratura cavalleresca come "Heiji monogatari".
Unico isolato ma ottimo esempio di lirica è lo "Shin Kokin-Wakashū". Nel frattempo si sviluppa il dramma classico, il Nō, e sorge una letteratura popolare composta principalmente di novelle.
L'ascesa al potere dei Tokugawa segna l'inizio dell'epoca di pace ed insieme di un risveglio delle arti.
Tuttavia la letteratura si divide in due parti.
Da un lato la produzione popolare, con l'invenzione della stampa, assume uno sviluppo prodigioso, con Ihara Saikaku nasce il romanzo di costume, proibito per la sua immoralità nel 1791 e che lascerà il posto al più morale yomi-hon (libro di lettura). Nel XIV secolo si sviluppò anche il romanzo comico con Juppensha Ikku e Shikitei Samba.
La letteratura delle classi colte si riallaccia ancora alle tradizioni cinesi e predomina ancora il Nõ. Però già alla fine del XVIII secolo si andò formando una corrente più nazionalista, con Motoori Norinaga e Hirata Atsutane, che avrà una grande importanza nella resistenza agli stranieri. Contemporaneamente si sviluppò una forma di teatro, il Kabuki, una specie di dramma popolare ma nettamente inferiore a quello occidentale, e che lasciò per un breve periodo il posto al teatro della marionette Bunraku, di cui il maggiore esponente fu Chikamatsu Monzaemon.
Durante i primi decenni seguenti all'apertura delle frontiere il Giappone assorbì tutte le correnti di pensiero europee ed americane. La prima conseguenza fu la nascita del romanzo realista ad opera di Tsubouchi Shōyō.
Ad esso seguì il naturalismo con Tayama Katai.
Poi si sviluppò una letteratura esaltante la pace, rappresentata dal gruppo della Shirakaba e da Ryûnosuke Akutagawa, che venne travolta dalla guerra, al termine della quale si sviluppò una letteratura popolare nettamente apolitica.
La poesia si è adattata ai modelli occidentali con Kitahara Tokoku, ma presto sorse un movimento di reazione in favore della poesia indigena dei coniugi Yosano Tekkan e Yosano Akiko, concretizzatosi con una rivalutazione di vecchi drammi e commedie, anche se non manca un'opera più moderna derivata dallo spirito europeo e di cui principali esponenti sono Osanai Kaoru e Okamoto Kidõ.L'epoca storico-musicale sembra risalire al terzo millennio a.C..
Accanto all'arte aulica e sacra esisteva però un'espressione popolare basata su una scala di 12 suoni cromatici, la cui costruzione risale al 1500 a.C..
Dal sistema dei 12 toni si sviluppa però la possibilità teorica di estendere il numero delle disposizioni variamente trasportate e alternate fino a 84 scale diverse in seguito dal xiv al xvi secolo, la musica strumentale, corale e la danza danno luogo a primitive e popolari rappresentazioni sceniche.Tale presentazione tipicamente giapponese, altrettanto caratteristica quanto rudimentale e ferma, per il senso conservatore della razza gialla, sulle acquisite posizioni secolari, è ancora oggi eseguita con gli strumenti originali trasmessi ai nostri giorni ai tempi più remoti: il KOTO ( simile al salterio), la BINA ( specie di liuto), la SHAMISEN ( chitarra a 3 corde a plettro) oltre agli strumenti a fiato e a percussione.
Per molto tempo i musicisti giapponesi si sono nutriti di elementi prevalentemente germanici; dopo la prima guerra mondiale i favori si sono, invece,volti sempre più verso la musica francese e soprattutto italiana.
Sanità
Sistema sanitario pubblico.
Ambiente
Il 7% del territorio è protetto.
Trattati internazionali ambientali sottoscritti:
- protezione aree umide (Ramsar)
- CITES
- rifiuti tossici (Basilea)
- emissione di CFC (Protocollo di Montreal)
- biodiversità (CBD)
- effetto serra (Protocollo di Kyoto)
Parchi nazionali
- Chichibu Tama
- Fuji-Hakone-Hizu
- Ise-Shima
Flora
Alla divisione dell'arcipelago in diversi domini climatici, uno subtropicale e l'altro temperato, si deve la varietà degli aspetti vegetali del paese.
A tale varietà hanno anche contribuito le oscillazioni climatiche delle epoche passate, cui si deve l'introduzione di specie di domini ancora differenti. La foresta subtropicale è caratterizzata da specie sempreverdi, rappresentate da bambù, querce, alberi della canfora, ecc.
Queste e altre specie formano spesso, nel sud, una sorta di macchia o boscaglia rada (genya), derivata dalla degradazione della foresta primaria e nella quale prevale sovente il bambù nano (sasa) in fitta associazione; le specie subtropicali si spingono verso nord fin sulla costa dell'Honshu centrale.
La foresta temperata è la più estesa ed è rappresentata da latifoglie (pioppi, querce, frassini, castagni, faggi) e da conifere varie, con prevalenza di pino rosso.
Nelle zone elevate e nell'Hokkaido compaiono le conifere d'ambiente boreale (abeti vari) che nell'aree più fredde e a maggiori altitudini lasciano il posto alle praterie (agli stessi livelli si hanno anche macchie arbustive di pini) e alle tundre di ambiente nivale.
In un paese così popolato come il Giappone il manto vegetale naturale è stato largamente alterato dall'uomo; tuttavia, data la montuosità delle isole e il prevalere della popolazione lungo le coste, il manto boschivo è tuttora molto esteso, rappresentando ben il 68% dell'intera superficie dell'arcipelago; nelle zone montagnose interne meno accessibili vi sono estese aree boscose intatte.
Fauna
In Giappone ci sono molte specie di mammiferi, di uccelli, di rettili, di anfibi e pesci. Tra i primati di diffusione, la scimmia è prima in classifica.
Politica
Ordinamento monarchia costituzionale ereditaria (la costituzione è del 3 novembre 1946), la funzione dei poteri statali è conferita alle due camere della Dieta (Camera dei Deputati con 480 membri e durata di 4 anni, Camera dei Consiglieri di 252 membri e durata di 6 anni rinnovabile per meta dopo tre anni). L'imperatore è privo di poteri sostanziali ed è semplicemente simbolo dello stato e dell'unità del popolo. Il diritto di voto è universale per i cittadini con età maggiore di 20 anni.
Imperatore: Akihito.
Politica estera
Bibliografia
Collegamenti esterni
- [http://www.giapponegiappone.it Giappone] - Cultura e società
- [http://www.aignapoli.org Associazione Italo-Giapponese di Napoli]
- [http://www.jfc-to.org Japan Fan Club di Torino]
- [http://www.nipponico.com Nipponico.com]
- [http://spazioinwind.libero.it/culturatradizionalegiapponese/index.htm Un ponte sul Giappone tradizionale]
- [http://www.theforeigner-japan.com/ The Foreigner - Japan]
Voci correlate
- Giapponesi illustri
- Città
- Montagne
- Fiumi
- Laghi
- Mari
- Isole
als:Japan
ja:日本
ko:일본
ms:Jepun
simple:Japan
th:ประเทศญี่ปุ่น
zh-min-nan:Ji̍t-pún
794
Eventi
Nati
Morti
094
ko:794년
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Nara
Nara (奈良市) è una città del Giappone, di circa 320.000 abitanti, situata nell'isola di Honshu. è il capuoluogo della prefettura di Nara
e la maggiore città in questa prefettura.
Antica capitale dal 710 al 794, ora è un luogo di alto interesse artistico e turistico. È stata dichiarata patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.
È caratteristica la presenza di cervi che girano liberamente per i parchi e chiedono in modo esplicito ai turisti cibo. Questo animale è un po' il simbolo della città tanto da essere riprodotto anche sui tombini delle strade.
Nel 708 l'imperatrice Gemmei ordinò la creazione della nuova capitale. Nel 710 la nuova città, chiamata Heijo-kyo (平城京), era fondata e la capitale fu spostata qui da Fujiwara. Gli imperatori che regnarono a Nara professavano il Buddhismo quindi edificarono molti templi dedicati a questo culto. Tra essi, sei grande templi si chiamano Nara Rokudai-ji (I sei grandi templi di Nara).
Il tempio Todai-ji (東大寺) (cioè letteralmente Grande tempio orientale), il più grande dei sei, è uno dei monumenti più importanti della città. Fu edificato dall' imperatore Shomu nel 752. È anche l'edificio in legno più grande al mondo. Al suo interno vi sono gigantesche statue che rappresentano il Buddha e i guardiani del tempio.
La statua del Buddha Daibutsu (大仏, lett. Grande Buddha) risale alla metà dell'VIII secolo. La scultura, realizzata in bronzo e oro, misura 16 metri d'altezza e pesa oltre 500 tonnellate.
Immagine:Tombino con cervi.jpg|Tombino con cervi
Immagine:Nara parco.jpg|Nara, parco
Immagine:Todai-ji Guardiano.jpg|Todai-ji Guardiano
Immagine:Todai-ji Budda.jpg|Todai-ji Buddha
Immagine:Todaiji.jpg|Tempio Todai-ji
Categoria:Città del Giappone
Categoria:Patrimoni dell'umanità in Giappone
ja:奈良市
1868
Eventi
- 17 settembre - Rivoluzione spagnola
Nati
- 13 maggio - Sumner Paine, tiratore olimpico statunitense († 1904)
- 6 giugno - Robert Falcon Scott, esploratore britannico († 1912)
- 28 luglio - Giuseppe Pellizza da Volpedo, pittore († 1907)
- 2 agosto - Costantino I di Grecia Re di Grecia († 1923)
- 7 agosto - Ladislaus Bortkiewicz, economista e statistico
- 28 ottobre - James Connolly, atleta e scrittore americano († 1957)
Morti
- 2 agosto - Jacques Boucher de Crèvecœur de Perthes, geologo, archeologo e antiquario francese
- 13 novembre - Gioachino Rossini compositore italiano
068
ko:1868년
Meiji imperatore del Giappone
Meiji (明治), che significa Governo illuminato, è il titolo rituale che fu assegnato all'imperatore Mutsuhito (Kyoto 1852 - Tokyo 1912). Come è tipico della tradizione giapponese, in cui le epoche storiche vengono collegate al periodo di regno, e quindi al nome, dell'Imperatore, l'era del suo regno viene definita epoca Meiji, ed è compresa tra il 1867 (anno in cui salì al trono) e il 1912 (anno della sua morte).
Era figlio dell'Imperatore Komei,
e padre del suo successore Imperatore Taisho.
Durante il suo regno il Giappone si modernizzò e aprì all'occidente: venne abolito il regime feudale che aveva caratterizzato l'epoca Tokugawa (le prefetture sostituiscono gli antichi feudi) ed ebbe inizio l'epoca industriale(senza passare da una vera e propia Rivoluzione industriale) grazie alle innovazioni portate dagli occidentali, che farà del Giappone una potenza mondiale. Per quanto riguarda il campo religioso, nel 1868 venne abolito il buddismo e lo shintoismo divenne religione di Stato, concendendo però al paese la libertà di religione.
La nuova Costituzione, promulgata nel 1889 e ispirata a quelle occidentali, lasciò all'Imperatore poteri esecutivi e militari, affidando però a due camere la gestione delle proprietà.
Furono intraprese anche due guerre: contro la Cina (1894-1895), che venne sconfitta e fu costretta a cedere Formosa, oltre che a pagare ingentissime riparazioni, e contro la Russia (1904-1905), la cui flotta venne distrutta nella Battaglia di Tsushima.
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categoria:imperatori giapponesi
ja:明治天皇
1467
Eventi
-
Nati
-
Morti
-
067
ko:1467년
1477
Eventi
- I soldati dell'Impero ottomano devastano Croazia, Slovenia e Carinzia (nell'odierna Austria), entrano in Italia varcando l'Isonzo e giungono fino al Piave.
Nati
- Nasce il pittore veneto Giorgione († 1510).
Morti
077
ko:1477년
Toyotomi Hideyoshi
Toyotomi Hideyoshi (giapponese: 豊臣秀吉, cognome originale Kinoshita 木下 e Hashiba 羽柴; (1536 - 18 settembre 1598), fu un daimyo del periodo sengoku che unificò il Giappone. Succedette al suo precedente signore Oda Nobunaga e portò fine al periodo Sengoku. É conosciuto anche per l'invasione della Corea. Durante il suo periodo iniziò molte modifiche culturali, tra cui la restrizione legale che permetteva ai soli membri della classe dei samurai di portare armi.
Il periodo del suo governo viene spesso detto periodo Momoyama, dal tome del castello di Toyotomi. Durò dal 1582 fino alla sua morte nel 1598 o (secondo alcuni studiosi) fino a che Tokugawa Ieyasu non assunse il potere dopo la Battaglia di Sekigahara nel 1600.
Salita al potere
1600
Toyotomi Hideyoshi nacque in quella che è ora Nakamura-ku, Nagoya nella provincia di Owari, sede del clan Oda. Non discendeva da una famiglia di samurai riconosciuta e quindi era privo di cognome, in gioventù il suo nome proprio fu Hiyoshimaru (日吉丸), sebbene ci siano alcune variazioni. Secondo Maeda Toshiie ed un missionario europeo chiamato Luis Frois, era polidattilo - possedeva due pollici sulla mano destra e non si tagliò il pollice extra come altri giapponesi del suo periodo avrebbero fatto. Da giovane si unì prima al clan Imagawa come servo del governante locale Matsushita, con il nome di Kinoshita Tokichiro (木下藤吉郎).
Successivamente si uni al clan Oda come servo, ma si fece notare per la sue capacità e salì rapidamente di grado diventanto uno dei principali generali di Oda Nobunaga assumendo infine il nome Hashiba (ottenuto unendo due caratteri, ognuno preso dal nome di due altri uomini di fiducia di Oda, Niwa Nagahide e Shibata Katsuie) Hideyoshi.
Alcune delle sue imprese al servizio di Oda Nobunaga, molte delle quali vennero ingigantite e romanticizzate, includono la leggendaria costruzione in una notte del Castello di Sunomata, il suo incontro con Takenaka Shigenaru e l'assedio del Castello di Takamatsu.
In seguito alla morte improvvisa di Oda Nobunaga e del suo figlio maggiore, Oda Nobutada per mano di Akechi Mitsuhide nel 1582 Hashiba sconfisse Akechi nella Battaglia di Yamazaki insediandosi come successore de facto del governo militare di Oda.
All'Incontro di Kiyosu per decidere il successore de jure di Oda, Hashiba isolò il candidato apparente Oda Nobutaka ed il suo sostenitore, il generale capo del clan Oda, Shibata Katsuie, supportando il giovane figlio di Nobutada, Oda Hidenobu. Riuscendo ad ottenere il sostegno di due altri anziani del clan Oda, Niwa Nagahide e Ikeda Itsuoki Hashiba riuscì a rinsaldare la posizione di Hidenobu, così come la sua propria influenza nel clan Oda. La tensione tra Shibata e Hashiba aumentò rapidamente e l'anno successivo nella Battaglia di Shizugatake Hashiba distrusse le forze di Shibata consolidando i proprio potere e assorbendo sotto il suo controllo la maggior parte del clan Oda.
Comunque l'altro figlio di Nobunaga, Oda Nobukatsu rimase ostile a Hashiba e si alleò con Tokugawa Ieyasu. Le due fazioni si scontrarono nell'inconcludente Battaglia di Komaki-Nagakute. La situazione rimase in stallo, nonostante le forze di Hashiba avessero ricevuto un colpo pesante. Infine Hashiba fece pace con Nobukatsu, eliminando ogni pretesto per la guerra tra i clan Tokugawa e Hashiba. Tokugawa infine si sottomise a Hashiba divenendone un vassallo.
D'altra parte Hashiba voleva il titolo di shogun perché questo era considerato il titolo del governante reale del Giappone. Comunque l'Imperatore non poteva conferirlo a qualcuno dalla discendenza così umile come quella di Hideyoshi. Hashiba cercò essere accettato come figlio adottivo dall'ultimo Shogun Muromachi, Ashikaga Yoshiaki, ma questo rifiutò. Incapace di assumere il titolo di shogun assunse nel 1585 la posizione di reggente (kampaku) come avevano fatto i Reggenti Fujiwara ed in quello stesso periodo sposò Lady Yodo, che gli avrebbe dato un figlio. Nel 1596, ricevette formalmente il nome di Toyotomi dalla corte imperiale.
Sucessivamente Toyotomi soggiogò la provincia di Kii e conquistò Shikoku dal clan Chosokabe (clan). Prese anche il controllo della Etchu e conquistò il Kyushu. Nel 1587 Toyotomi emise un'ordinanza che bandiva i missionari cristiani dal Kyushu, per mantenere un maggiore controllo sui daimyo Kiristan. Nel 1588 Toyotomi iniziò una caccia alle spade e proibì alle persone comuni di possedere armi. Queste misure fermarono effettivamente le rivolte contadine ed assicurarono una maggiore stabilità, a spese della libertà individuale. Con l'Assedio di Odawara contro il Tardo clan Hojo nel Kanto, conquista l'ultima sacca di resistenza alla sua autorità e pone fine al periodo Sengoku.
L'anno dopo, nel 1591 Toyotomi abdicò dalla carica di kampaku ed assume il titolo di taiko (reggente ritirato). Il suo figlio adottivo, Hidetsugu (in realtà suo nipote) gli successe come kampaku.
Prima di assumere il controllo del Giappone Toyotomi Hideyoshi tenne un atteggiamento diplomatico amcichevole nei confronti della Dinastia Ming ed aiutò il governo cinesse a combattere i pirati wako giapponesi lungo le coste del Mar Giallo, Mare Cinese del Sud e di Taiwan. Ma una volta assicuratosi il controllo della nazione iniziò la Battaglia di Bunroku per annettersi la Corea. Nell'aprile 1592
i suoi generali invasero la Corea. Nel giro di un mese i giappponesi controllavano praticamente l'intero paese. Comunque molto presto il popolo coreano si ribellò con l'aiuto della Dinastia Ming. La resistenza condotta da Yi Sun-shin forzò l'esercito giapponese a ritirarsi dalla Corea nel dicembre 1592.
Insoddisfatto Toyotomi ritentò nel 1596 di invadere la Corea con la Battaglia di Keicho. Questa volta i giapponesi incontrarono una ben preparata difesa congiunta coreano-cinese ed infine dovettero arrendersi. L'invasione della Corea diede vita ad un'eredità di mutua inimicizia tra la Corea ed il Giappone. Quasi un terzo dell'esercito giapponese di 150.000 uomini morì nel solo inverno del 1592, ma non abbandorono Seoul che nel 1593 dopo averla incendiata e rasa al suolo. Durante la seconda invasione ordinò ai suoi generali di uccidere tutti quelli che resistevano alle truppe giapponesi, donne e bambini inclusi, e di tagliare loro i nasi, di cui Toyotomi collezionò decine di migliaia in una grande pila conosciuta oggi con il nome ingannevole di "Tumulo delle Orecchie", situata vicina al suo Mausoleo, l'Hokoku-byo nel tempio Hokoku in Kyoto.
Nel 1598 alla sua morte l'armata giappponese si ritirò e le battaglie terminarono. L'ammiraglio Yi Sun-shin inseguì la flotta giapponese in ritirata e nello scontro finale della guerra metà della restante flotta giapponese venne affondata o comunque non fece ritorno. La futile guerra servì solo ad indebolire i clan fedeli a Toyotomi. In seguito alla sua morte gli altri membri del Consiglio dei cinque reggenti non riuscirono a tenere sotto controllo le ambizioni di Tokugawa Ieyasu. Il figlio minorenne e successore designato Toyotomi Hideyori perse ogni rivendicazione al potere detenuto dal padre e Tokugawa Ieyasu venne dichiarato Shogun in seguito alla Battaglia di Sekigahara.
Eredità culturale
Battaglia di Sekigahara]
É importante notare che Toyotomi Hideyoshi cambiò in molte maniere la società giapponese. Durante il periodo Sengoku divenne comune per i contadini diventare guerrieri o al contrario per un samurai darsi all'agricoltura, a causa della costante instabilità dovuta all'assenza di un governo centrale ed ad una pace sempre temporanea. Una volta assunto il controllo Toyotomi decretò che tutti i contadini dovessero essere completamente disaramati. Questo congelò il sistema di classi sociali per i 300 anni successivi. Inoltre ordinò che tutti l Giappone fosse misurato e fosse effettuato un censimento. Una volta fatto questo e registrati tutti i cittadini furono obbligati ad ottenere un permesso scritto per poter uscire dai confini della rispettiva provincia (o han). Queste misure vennero prese per assicurare un minimo di pace in un periodo in cui i briganti infestavano ancora le strade e la pace era una novità. Ma grazie alla rilevazione topografica del Giappone le sue risorse poterono essere sfruttate propriamente. Nel 1588 Toyotomi abolì effettivamente la schiavitù vietando la vendita di schiavi. Il lavoro contrattuale e sotto apprendistato sostituirono la schiavitù. (
Seconda guerra mondiale
Con Seconda Guerra Mondiale si intende quel conflitto cominciato nel settembre 1939 con l'invasione della Polonia da parte delle truppe tedesche, allargatosi progressivamente con l'entrata in guerra di: Gran Bretagna, Francia, Italia, Unione Sovietica, Giappone, Stati Uniti e altri paesi, europei e non.
Si concluse in Europa l'8 maggio 1945 con la resa incondizionata del Terzo Reich e nell'area del Pacifico il 15 agosto dello stesso anno con la capitolazione dell'Impero giapponese (anche se la firma della resa avvenne il 2 settembre) che subì pochi giorni prima gli unici due bombardamenti atomici della storia.
- Principali paesi coinvolti (con un asterisco sono indicati i paesi dell'Asse):
- 1 settembre 1939 - 8 maggio 1945: Terzo Reich (Germania e Austria) ( - )
- 1 settembre 1939: Polonia
- 3 settembre 1939 - 8 maggio 1945: Gran Bretagna (e Australia)
- 3 settembre 1939 - 8 maggio 1945: Francia
- 17 settembre 1939 - 8 maggio 1945: Unione Sovietica
- 30 novembre 1939 - 4 settembre 1944: Finlandia
- 9 aprile 1940 - 4 maggio 1945: Danimarca e Norvegia
- 10 giugno 1940 - 25 aprile 1945: Italia ( - fino all'8 settembre 1943)
- 28 ottobre 1940 1945 - Grecia
- 21 giugno 1941 - 1945: Ungheria ( - )
- 7 dicembre 1941 - 15 agosto 1945: Giappone ( - ) e Stati Uniti
Introduzione
La Seconda Guerra Mondiale fu il più grande conflitto armato della storia, si estese virtualmente ovunque nell'intero pianeta e coinvolse più nazioni di qualsiasi altro, introducendo nuove e potenti armi, che ebbero il loro culmine nell'uso della bomba atomica. Nonostante il nome, non tutte le nazioni furono coinvolte; alcune mantennero la neutralità (come Eire, Svezia e Svizzera), altre erano insignificanti dal punto di vista strategico (come il Messico).
La guerra colpì la popolazione civile più gravemente di qualsiasi altro conflitto precedente (portando così alla ribalta il concetto di guerra totale) e servì come sfondo per l'olocausto condotto dai nazisti nei confronti degli ebrei, così come per diverse altre significative uccisioni di massa di civili inermi.
Queste comprendono il massacro di milioni di cinesi e coreani da parte dei giapponesi, e il bombardamento di obiettivi civili in Germania e Giappone da parte degli alleati, così come i bombardamenti delle città europee da parte della Germania. In totale, la seconda guerra mondiale causò circa 50 milioni di vittime (circa il 2% della popolazione del pianeta), più di ogni altra guerra.
Fasi preliminari
Il risentimento tedesco nei confronti del trattamento subito dopo la fine della prima guerra mondiale, e le susseguenti difficoltà economiche, permisero ad Adolf Hitler e al suo movimento estremista nazionalista (NSDAP) di prendere il potere in Germania e assumere il controllo totale della nazione. Ignorando i vincoli imposti dal Trattato di Versailles, egli ricostruì l'esercito tedesco. Rimilitarizzò la zona di confine con la Francia, ottenne l'unificazione di Germania e Austria, e si annesse parti della Cecoslovacchia (i Sudeti, la Conferenza di Monaco).
Nel 1922 Benito Mussolini e il suo Partito Fascista avevano preso il potere in Italia e nel maggio 1939 strinsero il famoso Patto d'acciaio con la Germania.
L'Impero giapponese invase la Cina nel settembre del 1931, usando la messa in scena del sabotaggio ferroviario di Mukden (si veda Incidente di Mukden) come pretesto per l'invasione della Manciuria. Anche se il governo giapponese si oppose all'azione, l'esercito fu in grado di agire in maniera indipendente e instaurò un governo fantoccio, creando uno stato separato: il Manchukuo.
La Germania stipulò un trattato (Patto Molotov-Ribbentrop) con l'Unione Sovietica e nel 1939 avanzò pretese territoriali su parte della Polonia (il famoso Corridoio di Danzica). La Polonia rigettò le pretese e la Germania, il 1 settembre 1939, la invase con un pretesto (Incidente di Gleiwitz). Il 3 settembre, Regno Unito e Francia inizialmente riluttanti a morire per Danzica dichiararono guerra alla Germania.
Si veda anche: Eventi precedenti alla seconda guerra mondiale sul teatro europeo
Teatro Europeo
Si veda anche: Teatro europeo della seconda guerra mondiale e Fine della seconda guerra mondiale in Europa
1939
Il periodo che va dal settembre del 1939 al maggio 1940 divenne noto come la Finta Guerra. Le forze tedesche vennero spostate a ovest dopo l'attacco alla Polonia, mentre il 17 settembre 1939 l'armata rossa sovietica metteva in atto un'invasione da est in applicazione del patto Molotov-Ribbentrop. La Francia si mobilitò lungo il suo confine, pesantemente difeso lungo la famosa Linea Maginot, mentre i britannici inviarono un corpo di spedizione in Francia. Eccetto per un breve attacco francese attraverso il Reno, ci furono poche ostilità, mentre ambo le parti ammassavano le proprie forze.
Nel frattempo, il 30 novembre 1939, l'Unione Sovietica aveva invaso la Finlandia dando il via alla Guerra d'inverno che si concluse nel marzo 1940 con la cessione di alcuni territori finlandesi all'Unione Sovietica. Come più tardi risultò chiaro, il significato di questo attacco per l'URSS fu soprattutto dovuto alla consapevolezza che presto la Germania avrebbe attaccato
e il retroterra finlandese avrebbe permesso alla Russia di difendere l'avamposto di Leningrado.
1940
Il 9 aprile 1940 la Germania invase e annientò in breve la resistenza di Norvegia e Danimarca. Nel maggio 1940 le truppe tedesche attaccarono i Paesi Bassi e il Belgio e da qui, passando per la Foresta delle Ardenne e aggirando completamente la Linea Maginot entrarono in Francia dando il via alla Battaglia di Francia. La loro tattica della blitzkrieg (guerra lampo) riuscì a sconfiggere i francesi e le armate britanniche in Francia. L'esercito britannico evacuò da Dunkerque lasciandosi dietro il proprio equipaggiamento, e il governo francese trattò la pace, che lasciò la Germania in possesso del nord e il Governo di Vichy in carica al sud.
Nel giugno 1940 l'Unione Sovietica occupò la Lituania, l'Estonia e la Lettonia.
Non trovando vie per una pace con la Gran Bretagna la Germania iniziò una campagna di bombardamenti strategici che venne chiamata dai britannici the Blitz. Quella che passò alla storia come la Battaglia d'Inghilterra (10 luglio - 31 ottobre 1940) però non ottenne i risultati sperati: se inizialmente la Luftwaffe bombardava i centri di controllo della Royal Air Force, in seguito la tattica si trasformò nel semplice bombardamento terroristico di Londra. Ciò permise alle fabbriche inglesi di produrre aerei in gran quantità e alla RAF di ottenere il dominio dei cieli indispensabile per contrastare l'Operazione Leone Marino, l'invasione della Gran Bretagna già pianificata dal comando tedesco ma mai realizzata. Allo scopo di portare la Gran Bretagna alla sottomissione la Germania attuò anche un blocco navale, la Battaglia dell'Atlantico, svolta soprattutto dai famigerati U-boat. Secondo una teoria accreditata, in realtà Hitler perseguì malvolentieri la campagna contro la Gran Bretagna, ritenendo che l'avversario inglese fosse ormai fuori combattimento e che prima o poi avrebbe chiesto un armistizio. Tutti i suoi piani erano rivolti all'Est, alla campagna contro l'Unione Sovietica, e pertanto non allocò alla Battaglia d'Inghilterra tutte le risorse che avrebbe dovuto e potuto impiegare.
Il 28 ottobre 1940 su personale iniziativa di Benito Mussolini l'Italia invase la Grecia partendo dalle basi in Albania. Sebbene in inferiorità numerica le forze greche respinsero gli invasori dando agli alleati la loro prima vittoria e costringendo Mussolini a chiedere aiuto ai tedeschi. I caduti italiani nel dissennato attacco alla Grecia furono più di 13.000.
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1941
Lo stallo venutosi a creare in Grecia fu affrontato e risolto con l'invasione tedesca della Jugoslavia. Questa tuttavia non era nei piani di Hitler, che dovette risolversi a un tale passo vista l'inefficacia dell'attacco italiano. Dovendosi concentrare sui balcani, la Germania dovette posporre l'invasione dell'Unione sovietica, già nei piani di battaglia fin dall'inizio del conflitto, e per Hitler strategicamente ben più importante.
Il 20 maggio unità aviotrasportate tedesche iniziarono l'invasione dell'isola di Creta. La Battaglia di Creta si concluse il 1 giugno con la vittoria tedesca che però pagarono con 17.000 vittime la loro prima e unica invasione aviotrasportata. Proprio per le perdite riportate Hitler non ordinò mai l'invasione di Malta (Operazione Herkules), Cipro e del Canale di Suez.
Il 22 giugno la Germania attaccò l'Unione Sovietica, con la quale aveva un patto di non aggressione, con l'Operazione Barbarossa. I russi furono colti ampiamente di sorpresa e i tedeschi conquistarono vaste aree di territorio, catturando centinaia di migliaia di soldati nemici. I sovietici si ritirarono, e riuscirono a portarsi dietro gran parte della loro industria pesante, togliendola dalla linea del fronte e riposizionandola in zone più remote. Una tenace e sacrificale difesa impedì alla Germania di catturare Mosca prima dell'arrivo dell'inverno. La Germania , che si aspettava di finire la campagna in pochi mesi, non aveva le proprie armate equipaggiate per il combattimento nel rigido inverno russo.
Il 7 dicembre 1941 con un'operazione a sorpresa e senza preventiva dichiarazione di Guerra il Giappone bombardò il porto di Pearl Harbor distruggendo e affondando la maggior parte delle navi alla falda. La risposta Statunitense fu immediata, il giorno dopo l'esercito degli Stati Uniti d'America entrò in guerra contro il Giappone e i suoi alleati.
1942
Nella primavera del 1942 l'esercito tedesco portò nuovi attacchi, ma sembrò incapace di scegliere tra un attacco diretto a Mosca e la cattura dei pozzi petroliferi del Caucaso. Sul fronte russo combattevano anche i soldati del corpo di spedizione italiano, il CSIR che arrivò nell'estate del 1941, e che venne rinforzato dall'ARMIR giunto nell'estate del 1942, e resterà coinvolto in una disastrosa ritirata. Mosca venne ancora una volta risparmiata, e alla fine del 1942 i sovietici riuscirono a schiantare le linee del fronte dell'Asse a sud e a circondare la Sesta Armata Tedesca nella Battaglia di Stalingrado.
1943
Nel febbraio 1943, i miseri resti dell'esercito tedesco forte di 300.000 uomini si arresero a Stalingrado. Nella primavera del 1943 i tedeschi furono in grado di reagire con successo nella Terza Battaglia di Kharkov, ma la loro offensiva nella gigantesca Battaglia di Kursk (luglio 1943) fu così fallimentare che i russi furono in grado di contrattaccare e di recuperare il terreno perduto. Da quel momento in poi, l'Armata Rossa avrebbe avuto l'iniziativa ad est.
Il disastro tedesco di Stalingrado venne seguito da uno simile in Tunisia, che risultò nella perdita dell'ultimo caposaldo dell'Asse in Nordafrica e nella cattura di un quarto di milione di soldati tedeschi e italiani (maggio 1943). Subito dopo gli Alleati usarono il Nordafrica come trampolino di lancio per l'invasione della Sicilia (luglio 1943) e dell'Italia continentale (settembre 1943), che Churchill descrisse come "il ventre molle dell'Europa". Il 25 luglio Mussolini fu destituito e sostituito con il Maresciallo Pietro Badoglio. L'Italia si arrese, firmando l'armistizio il 3 settembre, reso poi pubblico l'8 settembre, ma le truppe tedesche si mossero a disarmare gli italiani e a difendersi in Italia da soli. Essi stabilirono una serie di resistenti linee difensive sulle montagne, e i progressi alleati rallentarono.
1944
Mentre l'offensiva sovietica sul fronte orientale logorava le armate tedesche facendole arretrare oltre i confini originali dell'URSS, gli Alleati invasero la Francia settentrionale con l'Operazione Overlord nel giugno 1944 e liberarono gran parte della Francia e di Belgio e Olanda per la fine dell'anno. Contemporaneamente all'invasione della Francia, gli Alleati conquistarono Roma (4 giugno) e, in poche settimane, il resto dell'Italia Centrale. Dopo una disperata reazione dell'esercito tedesco nell'Offensiva delle Ardenne del dicembre 1944, gli Alleati entrarono in Germania nel 1945.
1945
Il quadro dei rapporti internazionali sorto attorno al secondo anno del conflitto vede nella seconda metà del '45 il suo definitivo deterioramento. Gli eventi militari cominciano a delineare l'imminente revisione delle alleanze, così che mentre l'armata tedesca subisce il suo definitivo annientamento sui tre fronti europei, già si vengono chiarendo quali sono i veri interessi in gioco da parte di Stati Uniti e Unione Sovietica.
Non c'è dubbio che un ruolo importante nel cambiamento dello scenario mondiale lo ebbe il nuovo presidente degli Stati Uniti, Harry S. Truman, portatore di interessi e tendenze sociali che da anni covavano un profondo risentimento per i principi ispiratori del riformismo rooseveltiano del New Deal. E soprattutto per la sua tolleranza verso il "nemico" per antonomasia: l'URSS.
In quest'ottica, la storiografia contemporanea, avvantaggiata dalla conoscenza di documenti diplomatici solo recentemente desecretati, tende a leggere tutta la fase finale del conflitto mondiale, e soprattutto gli eventi legati alla Guerra civile in Grecia e alla liberazione dell'Italia del nord, più nell'ottica della politica di contenimento del comunismo che in quella più ideale, e finora indiscussa, di un ristabilimento incondizionato della libertà e della democrazia. I compromessi degli Alleati con la mafia siciliana, l'intolleranza nei confronti dei partigiani greci, le trattative già in atto fin dal '45 con i gerarchi nazisti minori, i bombardamenti indiscriminati operati in Italia e Germania a guerra quasi conclusa come forma di ammonimento nei confronti dell'Armata Rossa: tutto concorre a tracciare un quadro politico già definito nei termini di un confronto tra i "blocchi", per il quale tutto era considerato lecito, da entrambe le parti. Anche l'uso della bomba atomica.
Ormai è accertato, infatti, che il Giappone non costituiva più, almeno dall'inizio dell'anno, una seria minaccia per nessuno; che esso era alla disperata ricerca di uno spiraglio attraverso il quale uscire con un minimo di onore dalla guerra, e che questo spiraglio gli fu sistematicamente negato dall'apparato politico-militare statunitense. Lo scopo del presidente Truman era di impadronirsi del Giappone prima di Stalin, e a questo fine erano già pronte 10 armi nucleari.
Alla conferenza apertasi a luglio nel sobborgo berlinese di Potsdam, Truman e Stalin non avevano più nulla da dirsi: ciascuno dei due perseguiva già piani strategici e politici in netta rotta di collisione. E Churchill, forse il vero grande stratega di tutta l'immensa tragedia appena conclusa, era appena stato "licenziato" dai suoi concittadini, stanchi di guerra e di retorica.
Teatro Asiatico
Si veda anche: Teatro asiatico della seconda guerra mondiale
I giapponesi avevano già invaso la Cina nel 1937, prima che la seconda guerra mondiale iniziasse in Europa. Con gli Sati Uniti e altre nazioni che bloccavano le esportazioni verso il Giappone, quest'ultimo decise di bombardare Pearl Harbor il 7 dicembre 1941 senza una preventiva dichiarazione di guerra. Il danno per la Flotta Americana del Pacifico fu grave, anche se le portaerei scamparono perché si trovavano al largo. Le forze giapponesi invasero simultaneamente i possedimenti britannici in Malesia e Borneo e le Filippine occupate dagli americani, con l'intenzione di assediare i pozzi petroliferi delle Indie Orientali Olandesi. L'isola fortezza britannica di Singapore venne catturata in quella che Churchill considerò una delle più umilianti sconfitte britanniche di tutti i tempi.
Nel maggio 1942 l'invasione giapponese di Port Moresby, che se avesse avuto successo li avrebbe messi a portata di tiro dell'Australia, venne sventata dalle forze navali statunitensi nella Battaglia del Mar dei Coralli, divenendo sia la prima efficace opposizione ai piani giapponesi, che la prima battaglia navale combattuta principalmente tra portaerei. Un mese dopo la Marina statunitense prevenne l'invasione delle Isole Midway, questa volta distruggendo quattro portaerei, che l'industria giapponese non fu in grado di rimpiazzare, e mettendo in Giappone sulla difensiva.
I capi alleati si erano accordati, ancora prima dell'ingresso degli USA nella guerra, che la priorità andava alla sconfitta della Germania. Cionondimeno, gli Stati Uniti e altre forze, inclusa l'Australia, iniziarono a metà del 1942 a riguadagnare i territori catturati, contro l'amara e determinata difesa delle truppe giapponesi. Guadalcanal venne assalita dal mare dai Marines statunitensi, mentre l'esercito guidato dal Generale MacArthur si sforzò di riprendere le zone occupate della Nuova Guinea. Le Isole Salomone furono riprese nel 1943, Nuova Bretagna e Nuova Irlanda nel 1944. Le Filippine furono attaccate nel tardo 1944 a seguito della Battaglia del Golfo di Leyte.
La Marina statunitense attaccò anche i mercantili giapponesi, privando l'industria delle materie prime per cui il Giappone era entrato in guerra. L'efficacia di questa stretta aumentò quando gli USA catturarono le isole vicine al territorio principale del Giappone.
L'Armata nazionalista Kuomintang di Chiang Ka | | |