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Laurea

Laurea

La laurea è un titolo accademico italiano rilasciato da un'università o istituto universitario al termine di un ciclo della durata normale di tre anni accademici (da cui la denominazione di "laurea triennale" o "laurea di primo livello", in opposizione alla laurea specialistica o "di secondo livello", che è nota anche come laurea quinquennale anche se, in realtà, è un titolo separato che si consegue a séguito di corsi della durata biennale post-lauream) e in corrispondenza dell'ottenimento di 180 crediti formativi universitari. Prima della riforma universitaria varata in attuazione dell'articolo 17, comma 95 della legge 127/1997, la laurea poteva essere conseguita al termine di un ciclo di studi della durata di quattro, cinque o sei anni, a seconda della disciplina studiata. Con la legge 341/1990 furono introdotti i diplomi universitari, conseguibili al termine di corsi biennali o triennali (quelli biennali non sono mai stati attivati), e la laurea fu ribattezzata "diploma di laurea". L'attuale riforma recepisce i princìpi della convenzione di Bologna. Il possesso di questo titolo di studio consente l'accesso a corsi di laurea magistrale e a corsi di master di primo livello. Le prove finali delle lauree delle professioni sanitarie hanno valore di esame di Stato e come tali il loro superamento consente l'immediata iscrizione negli specifici albi professionali. Altre lauree dànno accesso agli esami di Stato per accedere ad altri albi. I corsi di laurea sono completamente separati da quelli di laurea magistrale, rispetto ai quali sono le singole sedi a determinare i criteri di ammissione. Durate il corso di laurea lo studente ha una rosa di insegnamenti e, ove previsti, laboratori a frequenza obbligatoria e stages. Al fine di essere promosso nello specifico insegnamento lo studente deve sostenere un esame finale (che può essere condotto oralmente con il docente o per iscritto) o aver sostenuto con successo, ove previste, prove intermedie che suddividono l'esame nel tentativo di spingere gli studenti a studiare durante l'anno e maturare effettivamente le ore di impegno previsto anche a casa quantificate dai crediti. È attualmente in corso un dibattito in merito alla qualità della preparazione degli studenti post-riforma: secondo alcuni gli studenti riceverebbero una preparazione più mirata e riuscirebbero a superare più agevolmente i corsi per la presenza di frequenti prove intermedie che li obbligano a studiare in maniera costante durante i corsi. Secondo altri semplicemente l'attuale impostazione ha semplificato i corsi, abbassando la preparazione. Al termine del corso di laurea, lo studente deve sostenere una prova finale, di fronte ad una commissione di laurea; le università determinano in maniera autonoma le modalità, ma la più frequente è la discussione di una dissertazione. Il voto di laurea viene espresso in centodecimi, con eventuale lode di solito assegnata, all'unanimità dei componenti della commissione, quando il punteggio aggiunto rispetto al voto di base (calcolato secondo la media ponderata in base ai crediti divisa per 3 e moltiplicata per 11) determini il superamento del 110. Al laureato spetta la qualifica accademica di dottore.
Con il vecchio ordinamento i voti dei diplomi di laurea rilasciati dalle facoltà di Ingegneria dei politecnici erano espressi in centesimi, e i voti di alcuni diplomi universitari avevano base diversa del voto (per esempio sessantesimi).

Origini

La riforma

La riforma universitaria varata in applicazione della legge 127/1997 ha modificato radicalmente il significato di questo titolo accademico, allineando il sistema universitario italiano a quello del resto dell'Unione Europea e negli Stati Uniti d'America, prevedendo un gradino intermedio nell'alta formazione dei cittadini. Fra le ragioni: l'anzianità elevata dei neolaureati italiani rispetto alla media europea (28-30 anni contro 20-21), il problema di promuovere la formazione interna nelle aziende a tale età, il fallimento di molte carriere scolastiche con un'elevata percentuale di rinunce agli studi nei primi anni. L'introduzione dell'autonomia universitaria ha favorito un'ampia diversificazione dell'offerta formativa. L'introduzione interna del sistema dei crediti, prima utilizzato solo per gli scambi internazionali, semplifica il riconoscimento degli studi svolti in università straniere, autonomamente o tramite gli stessi programmi di scambio (Socrates azione Erasmus, Alpha, Tempus, OverSeas etc.).
La diversificazione dei titoli di studio rilasciati dalle università (due livelli di laurea e tre tipologie di corsi post-lauream) consente agli studenti di diversificare e personalizzare il proprio percorso formativo. La laurea dà accesso ai corsi di master di I livello e ai corsi di laurea specialistica o magistrale. I criteri di accesso ai corsi di laurea specialistica e magistrale sono definiti dagli organi collegiali competenti delle singole università. I regolamenti della maggior parte dei corsi di laurea specialistica consentono in linea teorica l'accesso ai possessori di qualsiasi laurea, ma escludono di fatto i possessori di lauree di àmbiti disciplinari differenti in quanto fissano un ammontare massimo in crediti del debito formativo da calcolare all'accesso.

Voci correlate


- Classe di laurea
- Laurea triennale
- Laurea specialistica
- Laurea magistrale
- Master universitario
- Dottorato di ricerca
- Facoltà
- Università
- Lista di università
- Dottore

Collegamenti esterni


- [http://www.almalaurea.it/ Consorzio interuniversitario Almalaurea] Categoria:Università

Università

Una università (dal latino universitas, -atis) è un'istituzione costituita da un gruppo di strutture scientifiche finalizzate alla didattica e alla ricerca. Le università attribuiscono dei titoli accademici che si conseguono a sèguito di corsi cui si accede dopo aver terminato gli studi secondari. Per quanto in tutto il mondo siano esistite istituzioni di questo tipo, che possono farsi risalire all'Accademia platonica e alla Schola medica salernitana, oltre che ai vari simposi culturali presenti in Grecia (i più celebri dei quali sono l’etería di Alceo e il tíaso di Saffo), il termine “università” designa un preciso modello culturale che ha le sue origini nelle chiese e nei conventi europei, dove, nell'alto Medioevo, cominciarono a tenersi lezioni, con letture e commento di testi filosofici e giuridici. Presso i conventi più prestigiosi, varie categorie di docenti e studenti cominciarono ad organizzarsi in corporazioni o "universitates".

Storia

Nel XII secolo la Chiesa era divenuta la guida intellettuale, spirituale e culturale del mondo. Questo nuovo importante ruolo fu la conseguenza del lavoro di riappropriazione del bagaglio culturale eredità del mondo antico, soprattutto attraverso il contatto tra l’Europa ed il mondo arabo. Cominciarono a tenersi lectiones magistralis in cui si discuteva prevalentemente di filosofia aristotelica, la parte più sistematizzata del sapere dell'antichità. Queste lezioni si diffusero rapidamente in Europa, acquistando ben presto il carattere di vere e proprie riunioni assembleari, tanto frequentate che richiesero ben presto una organizzazione più razionale. Esse vennero perciò regolamentate e protette da bolle imperiali e papali.
A Bologna, dall'istituzionalizzazione di uno di questi primi nuclei, nasce l'Alma mater studiorum (tale denominazione è stata sostituita a quella ufficiale data dal Ministero, "Università degli studi di Bologna", con decreto rettorale del 2000), considerata la più antica università del mondo. Non è nota una data certa di fondazione e il 1088 è stato scelto convenzionalmente nell'Ottocento da un comitato di storici guidato da Giosue Carducci per festeggiarne l'ottocentesimo anniversario. Una data certa è il 1158, quando Federico I promulga la costitutio habita, a sèguito della quale l'università diventa un luogo in cui la ricerca si sviluppa in modo indipendente da ogni altro potere. La presenza di numerosi studenti stranieri a Bologna (tuttora i fuorisede costituiscono la maggioranza della popolazione studentesca) conduce alla creazione di associazioni, chiamate appunto "universitates", costituite dagli studenti a tutela dei propri diritti. Sorgono così prima due universitates, quella dei citramontani (o italiani) e quella degli ultramontani. Con l'aumento degli studenti si produce una suddivisione prima in "nationes" (romani, campani, toscani e lombardi), poi in "subnationes". Queste ultime ammontavano a ben 17 nel XII secolo per gli italiani a 14 per gli ultramontani.
Prima della fondazione dell'Alma mater studiorum a Salerno esisteva già da una cinquantina di anni la Ippocratica Schola medica salernitana, istituzione accademica che godeva di grandissima fama ma ebbe una vita discontinua. Secondo alcuni storici, inoltre, l'Università di Pavia sarebbe più antica di quella di Bologna, poiché sorta da una cattedra di diritto presente da circa duecento anni prima. Un'università istituita di proposito, e non sorta da preesistenti scuole di diritto e retorica o nuclei sorti dall'accordo informale di discepoli e maestri, è stata la prima delle cinque università partenopee, voluta nel 1224 da Federico II e a lui intitolata nel 1987. Pochi anni dopo sorse l'Università di Padova, attorno a un nucleo di studenti costituitosi in uno studium a Vicenza nel 1222 a sèguito di contrasti sorti con le autorità locali a partire dal 1204 e successivamente trasferitosi. Il successo dell'Università di Bologna induce clero e governanti a moltiplicare le scuole e ad assumerne il controllo. Tutte le grandi università del XII secolo nascono per aggregazione, ufficializzata da atti governativi ed ecclesiali, di collegi e cattedre. Così, nel corso del '200 e del '300, negli stati europei vengono attivati numerosi istituti di istruzione superiore, anche se molti di breve vita. Ad esempio nel 1180, con due decreti di papa Alessandro III, nasce il primo nucleo dell'Università di Parigi; ai decreti seguono un privilegio di Filippo Augusto del 1200, un concordato del 1206 e l'assegnazione degli statuti ufficiali del legato del Papa nel 1215.
Nel 1167 re Enrico II richiama da Parigi un gruppo di studenti per fondare l'Università di Oxford, la cui fondazione ufficiale risale al 1284. L'aveva preceduta, nel 1249, l'Università di Cambridge, prima università britannica.
Nel 1218 viene fondata in Spagna l'Università di Salamanca, che nel corso del XVI secolo fu, con 6700 studenti, la più grande d'Europa. Da quest'università passò gran parte della cultura scientifica araba, prima di diffondersi nell’Europa centrale.
Anche l'ateneo federiciano nasce in contrapposizione a quello bolognese, a sèguito di contrasti tra l'impero romano e il papato.
Nel 1285 viene fondata l'Università di Coimbra, la prima del Portogallo.
Nel XIV secolo una preparazione teorica era ormai indispensabile per ricoprire gli incarichi di podestà nei comuni e per lo svolgimento delle professioni forensi e notarile.
Il 20 aprile 1303 papa Bonifacio VIII emana la bolla di istituzione a Roma di uno studium da cui avrà origine l'odierna università La Sapienza. Uno dei criteri che trasforma un'istituzione accademica in università è la trasformazione da "studio particolare", cioè che rilascia titoli a nome dell'autorità locale, in "studio generale", con validità dei titoli conferiti estesa a tutto il mondo cristiano o comunque all'intera nazione in cui è situata l'università. Ad esempio da un frammento degli statuti di Camerino, redatto presumibilmente nel 1355, pare che fossero attivi corsi di diritto canonico e civile, medicina e lettere, mentre la teologia veniva insegnata nei rispettivi conventi dai lettori agostiniani e domenicani. Lo status di università viene raggiunto nel 1377 con l'attribuzione di "studio generale" da parte di papa Gregorio XI. Nella seconda metà del '300 dall'Italia e dalla Spagna la cultura universitaria si diffonde verso l'Europa centrale e orientale. Nel 1348 viene fondata l'Università di Praga, nel 1364 l'Università Jagellonica a Cracovia, nel 1365 l'Università di Vienna e nel 1367 l'Università di Pécs, in Ungheria.
Nel 1386 nasce la prima università tedesca, l'Università di Heidelberg. Nel nuovo mondo la prima università è la Universidad national autónoma de México, istituita nel 1551.
La fondazione di università nelle colonie britanniche è relativamente recente: l'università della Pennsylvania viene fondata nel 1749 e quella di Sydney nel 1850. Vedi anche: Lista delle più antiche università tuttora in attività

L'università italiana

Il Regno Sabaudo emana nel 1848 la prima legge organica di riforma degli studi superiori (detta legge Boncompagni), di indirizzo centralistico e laicistico. La legge prevede un controllo governativo delle scuole di ogni ordine e grado, sia statali sia libere, attraverso il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, cui competono gli ordinamento degli studi, i piani didattici, l'approvazione dei programmi dei corsi e dei libri e dei trattati adottati. La legge elimina anche il nulla osta vescovile per la nomina dei professori. Con la legge 22 Giugno 1857 e con il successivo regolamento furono aboliti i consigli universitari e i loro compiti affidati ai rettori e, per le parti di competenza, ai consigli di facoltà. Allo scopo di centralizzare e uniformare le varie realtà del regno in via di formazione, con il Regio Decreto n. 3725 del 13 Novembre 1859 (Legge Casati) e relativo regolamento venne rinnovata profondamente tutta la materia della pubblica istruzione. Viene introdotta l'obbligatorietà e la gratuità scolastica per i primi due anni per maschi e femmine. Per l'università, si introduce la nomina regia per i docenti ordinari, straordinari e i membri delle commissioni che devono esaminarli. Le legge istituì a Milano un istituto tecnico superiore (il futuro Politecnico), che conferiva i diplomi di ingegnere agronomo e meccanico. La legge Casati, variamente integrata ed emendata, costituirà l'orientamento dell'istruzione del Regno d'Italia sino alla riforma di Giovanni Gentile del 1923. Dal 1860 al 1861 è Ministro dell'Istruzione Terenzio Mamiani. Con l'aumentare degli stati annessi al Regno di Sardegna nel processo di unificazione nazionale aumentava anche il numero di università. L'annessione di gran parte dello Stato Pontificio apportò al Regno le università di Bologna, Ferrara, Urbino, Perugia, Macerata e Camerino. Università molto diverse tra loro per potenzialità e mezzi fatto che indusse molti a chiedere la soppressione di quelle minori accusate di poca serietà e di fare concorrenza alle più importanti con il ribasso delle tasse. Giosuè Carducci, Gobetti ed altri ancora si espressero in questo senso. In particolare, il senatore e professore di fisica dell'Università di Pisa Carlo Matteucci, aveva avuto la fortuna di conoscere a Parigi Humboldt, affermò: «poche università, ma buone!», intendendo esprimere la preoccupazione di mantenere allo Stato grandi istituti scientifici di importanza nazionale senza disperdere nelle autonomie l'istruzione superiore. In un suo disegno di legge, presentato al Senato 1861, individuava nell'eccesso degli istituti, «creati in ogni Stato della penisola in concorrenza gli uni con gli altri, con la conseguente dispersione degli uomini migliori, e nella ricerca di originalità nelle forme di organizzazione, il difetto principale delle istituzioni universitarie italiane e propone di costituire pochi e completi centri di studi superiori, gli unici abilitati a rilasciare le lauree, nei quali si raccogliessero i docenti più affermati, le collezioni più ricche e le migliori dotazioni per la ricerca e le applicazioni pratiche. Nel 1861, alla proclamazione del Regno d'Italia, sotto il governo Cavour, Francesco De Sanctis diventa il primo Ministro della Pubblica Istruzione dell'Italia unita, carica che manterrà anche sotto il governo Ricasoli fino al 1862. De Sanctis presentò al Senato, nel 1862, una proposta di legge sull'istituzione di scuole «normali» per la prepararazione dei docenti di ginnasi e licei. Egli si ispirava ad esempi come l'École normale di Parigi, i liberi seminari in Germania, il "seminario filologico" di Pavia e la Scuola Normale Superiore di Pisa. Il progetto, di soli cinque articoli, proponeva l'istituzione presso alcune università di scuole normali superiori, in cui l'insegnamento sarebbe stato affidato, con una piccola indennità aggiuntiva, agli stessi docenti universitari. Nel 1862 Carlo Matteucci viene nominato Ministro della Pubblica Istruzione, incarico che manterrà fino al 8 Dicembre dello stesso anno. Nel 1862, la legge predisposta da Matteucci e dal matematico Francesco Brioschi, suo collaboratore, stabilì che la direzione amministrativa e disciplinare fossero affidate al Consiglio accademico, organismo collegiale composto dal rettore e dai presidi delle facoltà. Si divisero inoltre le università italiane in due categorie, con una sensibile differenza nel trattamento economico dei professori, più elevati ai professori delle università di primo ordine e più modesti nelle altre. Gli insegnamenti rimasero però uguali, così come le tasse dovute dagli studenti. Il 1868 assume la carica di Ministro della Pubblica Istruzione sotto il Gabinetto di Luigi Menabrea, Emilio Broglio, che la ricoprirà fino al 1869. Broglio emana un nuovo "Regolamento universitario" tendente ad armonizzare quello di Brioschi e Matteucci con lo spirito della legge Casati. In esso, le facoltà, pur essendo suscitatrici di libera cultura, dovevano altresì provvedere ai fini professionali. Nel 1872 vengono soppresse le facoltà di Teologia delle Università del Regno. Questo fatto, oltre a vari episodi come la destituzione di professori che si rifiutarono di giurare fedeltà al re ed allo Stato italiano culminati il 12 marzo 1876 con la chiusura dell'università di Palazzo Altemps a Roma, costituita dai professori che avevano rifiutato il giuramento di fedeltà al re, costituisce la base delle spinte per la fondazione di un'università cattolica, che si vedranno concretizzate solo nel 1921 con l'inaugurazione dell'Università Cattolica di Milano e poi nel 1924 dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Il 1873 diventa ministro Ruggero Bonghi che rimarrà in carica fino al 1876. Il 25 Marzo 1876 il ministro Michele Coppino succede a Bonghi, rimanendo in carica fino alla fine del 1877. Nel 1873, diverse scuole veterinarie del Regno d'Italia furono autorizzate a rilasciare la laurea in Zooiatria, che fino a quel momento era prerogativa esclusiva della Scuola veterinaria di Parma. Al tempo, la zooiatria e la zootecnica erano considerate attività strategiche per gli stati, oltre che per le necessità delle attività agricole e di allevamento, soprattutto per gli usi militari della cavalleria. Con decreto del 21 gennaio 1874, vengono create "Scuole Normali" presso le università di Napoli, Roma, Padova e Torino. Nel gennaio 1881, dopo ripetute richieste, entra nel governo come ministro della Pubblica Istruzione il medico Guido Baccelli, che ricoprirà il mandato fino al 1884, poi nuovamente dal 1893 al 1896 e infine tra il 1898 e il 1900. Nel 1888 diventa ministro Paolo Boselli che rimarrà in carica fino al 1891. Gli succede Pasquale Villari, in carica fino al 1892. Dall'inizio del Novecento, con la diffusione del movimento socialista si creò in Italia una fitta rete di "Università popolari". Queste avevano lo scopo di diffondere l'istruzione e la cultura a livello popolare, agendo come elementi di stimolo per una piena cittadinanza politica e culturale. Per quanto non riconosciute ufficialmente come istituti di istruzione, le università popolari rappresentavano, in un certo senso, il ritorno alle origini della cultura universitaria. L'avvento del fascismo ne decretò la chiusura. Il 15 giugno 1920 Benedetto Croce viene nominato Ministro della Pubblica Istruzione, carica che manterrà fino al 1921. Nel 1923, sotto la guida del ministro Giovanni Gentile viene varata una riforma dell'Università. La riforma si imperniava sul liceo classico come scuola "principale", che dava accesso a tutte le facoltà universitarie. Il ginnasio era concepito come la via da percorrere, dopo gli studi elementari, da parte delle future classi dirigenti. Il ginnasio infatti preparava a tutti i gradi di istruzione secondaria, tra i quali primeggiava, il liceo classico, che, fornendo la più ampia cultura generale, era l'unico che permetteva l'accesso a tutte le facoltà universitarie. Il decreto Gentile, prevede inoltre l'esistenza di università libere, vincolando il riconoscimento giuridico e il valore legale dei titoli di studio all'adeguamento degli ordinamenti al disposto della stessa legge. Tra queste vi erano Perugia, Urbino, Camerino e Ferrara. Sempre nel 1923, viene costituito il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR); per la prima volta, l'Italia ha un ente di coordinamento e promozione della ricerca su scala nazionale parallelo alle università. Il primo presidente è il matematico Vito Volterra. Nell'anno accademico 1931/32 gli studenti iscritti alle università italiane erano 47.614. Nel 1931 viene imposto ai professori universitari il giuramento di fedeltà al Fascismo. Sotto ricatto, su oltre milleduecento accademici, soltanto dodici opposero un rifiuto. Furono Ernesto Buonaiuti, Marco Carrara, Fabio Luzzatto, Francesco Ruffini, Edoardo Ruffini, Giorgio Levi Della Vida, Gaetano De Sanctis, Vito Volterra, Bartolo Nigrisoli, Lionello Venturi, Giorgio Errera e Piero Martinetti, che furono esclusi dall'insegnamento universitario. A questi va aggiunto Giuseppe Antonio Borgese che al momento dell'imposizione del giuramento era negli Stati Uniti dove decise di rimanere rinunziando alla cattedra di Estetica presso l'Università di Milano. Nel 1935, gli istituti superiori di agricoltura, fino ad allora dipendenti dal Ministero dell'agricoltura e delle foreste, passarono al Ministero della pubblica istruzione e divennero facoltà universitarie di Agraria. Nel 1938, a causa delle leggi razziali, numerosi professori, assistenti e studenti che furono esclusi dall'Università in quanto ebrei. L'Italia perse alcune delle sua menti più brillanti, come Emilio Segré, Enrico Fermi, Giuseppe Levi, Salvador Luria, Silvano Arieti, Bruno Rossi e Franco Rasetti, costretti a lasciare il paese. Nell'anno accademico 1941/42 gli studenti iscritti alle università italiane erano 145793; le donne non superavano il 15-20% del totale. Nel dopoguerra, gli atenei riprendono lentamente la loro normale attività, conservando tuttavia, il rigido ordinamento imposto dal fascismo. Il diritto all'autonomia universitaria viene previsto dall'art. 33 della Costituzione dove è riconosciuto alle istituzioni di alta cultura, università e accademie, il diritto di darsi ordinamenti autonomi. In realtà, soltanto nel clima dei governi di centro-sinistra agli inizi degli anni ’60 viene elaborato un piano organico di riforma, il progetto Maranini-Miglio, che verrà attuato nel 1969. Per l'autonomia, occorrerà invece attendere gli anni '90. Nell'anno accademico 1951/52, gli studenti iscritti alle università italiane erano 226.543. In Italia, nel 1967 appaiono i primi episodi di rivolta studentesca con l'occupazione dell'Università Cattolica di Milano, nata peraltro da motivi pratici, in particolare dall'aumento delle tasse di iscrizione deliberato in estate dal senato accademico. L'anno successivo il movimento degli studenti, allargatosi alle Università di Stato, coinvolse anche le scuole secondarie. Tra le rivendicazioni, si trova un decisa critica ai vecchi organi di rappresentanza degli studenti. Sotto la spinta della contestazione studentesca, con il decreto del presidente della Repubblica n. 1236 del 31 ottobre 1969, viene varata la prima grande riforma universitaria del secondo dopoguerra, che, in particolare, liberalizzava gli accessi eliminando il vincolo imposto da Gentile sul passaggio attraverso i liceo classico. Con la Legge n. 168 del 9 maggio 1989, viene creato il creato il Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica (MURST), separando così l'attività delle università da quella delle istituzioni di istruzione preparatoria, primaria e secondaria. Nell'anno accademico 1991/92, gli studenti iscritti alle università italiane erano 1.474.719. Verso la fine degli anni '90, un forte impulso alla trasformazione dell'università in "senso europeo" (per quanto il termine sia stato usato in sensi molto spesso contrapposti), viene dato dalla riforma che introduce l'autonomia degli atenei. La riforma rimodella anche i corsi di studio, introducendo la cosiddetta formula del 3+2, basata sul modello angloamericano (legge 15 maggio 1997, n. 127, attuata con decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica 3 novembre 1999, n. 509).
L'autonomia didattica introdotta consente ai singoli atenei e agli organi collegiali di stabilire:
- la denominazione e gli obiettivi formativi caratterizzanti i corsi di studio;
- i criteri d'accesso (accesso libero, numero programmato, accertamento delle competenze iniziali vincolante o orientativo);
- la tipologia delle attività formative e il corrispondente numero di Crediti Formativi Universitari (già sperimentati per i programmi di scambio Socrates/Erasmus con il progetto "ECTS", European credit transfer system);
- l'individuazione di forme alternative di didattica, come quelle a distanza;
- la modalità di svolgimento di attività curriculari di tipo professionalizzante (laboratori, tirocini interni, stages etc.);
- le modalità della prova finale per conseguire il titolo di studio. La riforma si proprone di garantire la libertà a ogni singolo ateneo di costruire percorsi di studio adeguati alle esigenze della locale realtà economica e sociale. In ogni caso, i percorsi di studio progettati delle singole università devono rispettare alcuni criteri generali in termini di obiettivi da raggiungere e di aspetti generali delle attività formative, definiti a livello nazionale. Per tal motivo sono state introdotte, con successivi decreti ministeriali, le cosiddette classi (42 di laurea, 104 di laurea specialistica, 4 di laurea e 4 di laurea specialistica per le professioni sanitarie, 1 di laurea ed 1 di laurea specialistica per la formazione di ufficiali militari). Per ogni classe sono definiti gli obiettivi formativi qualificanti, comuni a tutti i corsi di studio attivati dagli atenei in riferimento alla medesima classe, e i titoli di studio afferenti alla medesima classe hanno identico valore legale (il valore legale non va confuso con il valore abilitante; alcune lauree sono infatti direttamente abilitanti – non necessitano cioè del previo superamento di apposito esame di Stato atto ad accertare l'idoneità professionale – a determinate e specifiche professioni sanitarie, e parimenti ai sensi della legge 53/2003 possono essere attivati, in convenzione con il Ministero, corsi di laurea a numero chiuso abilitanti all'insegnamento secondario). Sotto il governo D'Alema, la struttura organizzativa della ricerca scientifica e dell'istruzione superiore si rinnova e, con il d.lgs. 30 luglio 1999, n. 300, il Ministero della pubblica istruzione (MPI) e il Ministero dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica (MURST) si riunificano nel Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca (MIUR). Riunificazione che entrerà in vigore con il secondo governo Berlusconi, formatosi nel 2001.

Le università in Italia e nel mondo


- Università in Italia
- Università in Belgio
- Università in Canada
- Università in Corea del sud
- Università in Francia
- Università in Germania
- Università in Giappone
- Università in Quebec
- Università nel Regno Unito
- Università negli Stati Uniti
- Università in Svizzera
- Classifica accademica delle università mondiali

Voci correlate


- College
- Diploma universitario
- Facoltà
- Istruzione superiore
- Laurea
- Laurea triennale
- Laurea specialistica
- Master universitario
- Dottorato di ricerca
- Lista di università
- Professore
- Rettore
- Ricerca categoria:Università ja:大学 ko:대학교 ms:Universiti simple:University th:มหาวิทยาลัย

Laurea specialistica

La laurea specialistica è il titolo accademico rilasciato in Italia, a séguito della riforma universitaria del '99, al termine di corsi biennali a cui si può accedere se in possesso di laurea. Consta di 300 crediti compresi quelli riconosciuti all'accesso e quelli recuperati relativi a eventuali debiti formativi. Una modifica alla riforma varata nel 2004 la sostituisce con la laurea magistrale, che consta solo dei 120 crediti suoi propri, poiché non assorbe il titolo d'accesso.
Le cosiddette lauree specialistiche (o magistrali) a ciclo unico sono quelle che si conseguono al termine di corsi della durata quinquennale (300 crediti) – esennale (360 crediti, comprensivi di 60 crediti di tirocinio) per la classe 46/S, delle lauree specialistiche in Medicina e chirurgia – a cui si può accedere con il diploma di scuola secondaria superiore. Esse possono essere previste solo per professioni regolamentate da specifiche direttive dell'Unione europea (a numero chiuso con programmazione nazionale degli accessi, mediante assegnazione ministeriale dei posti alle singole sedi e concorso ministeriale che si tiene lo stesso giorno in tutta Italia; per i corsi di laurea specialistica a ciclo unico in Odontoiatria e protesi dentaria, inoltre, nell'anno accademico 2005-2006 è stata sperimentata la graduatoria unica nazionale) e, ai sensi del decreto MIUR 270/2004, per corsi finalizzati alla preparazione di lavoratori forensi, a discrezione dell'università.

Qualifica accademica

I possessori di laurea specialistica o magistrale hanno diritto alla qualifica accademica di dottore magistrale. Ai sensi del D.M. 270/2004 tale qualifica è estesa, anche retroattivamente, ai possessori dei diplomi di laurea conseguiti ai sensi degli ordinamenti previgenti all'entrata in vigore dei regolamenti attuativi dell'art. 17, c. 95 della legge 127/1997.

Insegnamento secondario

Con la laurea specialistica è possibile accedere all'insegnamento secondario. In virtù della classe di afferenza del titolo e della distribuzione dei crediti in determinati settori o gruppi di settori scientifico-disciplinari (e non più delle annualità come accade per i diplomi di laurea del previgente ordinamento), come previsto dai decreti ministeriali che disciplinano le classi di concorso, i titolari di laurea specialistica o magistrale possono richiedere l'inserimento nelle graduatorie d'istituto per l'insegnamento nella scuola secondaria, di durata triennale. Per l'accesso alle graduatorie permanenti occorre conseguire l'abilitazione tramite concorso ordinario – non ne vengono banditi da un decennio – o diploma di specializzazione che si consegue al termine dei corsi biennali tenuti presso le scuole di specializzazione all'insegnamento secondario. La legge 53/2003 prevede la possibilità di istituire, da parte delle università di concerto con il Ministero, di corsi di laurea specialistica ad accesso programmato direttamente abilitanti, ma non ne sono stati ancóra istituiti. All'uopo il Ministro sembra intenzionato ad attendere l'emanazione delle classi delle nuove lauree magistrali.

Criteri d'accesso e debiti formativi

I criteri d'accesso ai corsi di laurea specialistica o magistrale variano da caso a caso, poiché sono determinati dagli organi collegiali proponenti (o addirittura dai consigli dei corsi stessi) e non a livello centrale.
Nell'istituire un corso di laurea specialistica, ciascuna sede deve prevedere almeno una laurea con la quale è possibile accedere a quel corso senza debiti formativi, la cosiddetta «laurea correlata». È quasi sempre però consentito l'accesso anche a possessori di altre lauree, determinando il debito formativo in ingresso, da maturare in aggiunta ai crediti previsti dal corso di laurea specialistica (di solito per mutuazione dal corso della laurea correlata, con semplice prova di idoneità), sulla base del confronto tra la loro laurea e quella correlata (in alcune sedi il debito viene però bilanciato con l'accreditamento di alcune attività formative maturate dallo studente per conseguire la laurea, e convalidate al posto di attività formative di pari peso in crediti proprie del corso di laurea specialistica, oppure mediante la redazione di piani di studio individuali).
Non essendo invece la nuova laurea magistrale un titolo assorbente, per determinare il debito formativo in ingresso è sufficiente prestabilire criteri standardizzati (per esempio la classe di afferenza della laurea utilizzata come titolo d'accesso, oppure l'aver maturato un determinato numero di crediti in un certo settore scientifico-disciplinare), senza procedere a lunghe analisi delle carriere ad personam (per le quali viene a volte richiesto un contributo economico agli studenti), uno dei motivi per i quali la didattica dei corsi di laurea specialistica comincia generalmente due-tre mesi dopo quella dei corsi di laurea (alla facoltà di Lettere e filosofia dell'Università di Bologna, ad esempio, la didattica dei corsi di laurea comincia tra settembre e ottobre, mentre quella dei corsi di laurea specialistica tra dicembre e gennaio). Molti corsi di laurea specialistica o magistrale sono a numero programmato e quindi l'accesso agli stessi è subordinato al superamento di una selezione, altri prevedono tests di verifica della preparazione iniziale (in alcuni casi vincolante, in altri di mero orientamento preliminare). Altri ancóra prevedono delle verifiche solo se non si è in possesso della laurea correlata. Generalmente sono ad accesso completamente libero quelli dell'area umanistico-letteraria e quelli nel campo delle scienze pure (in particolare fisica, matematica e chimica), poiché soffrono di penuria di iscritti. Tra i criteri d'accesso possono essere previsti il voto di laurea e il tempo impiegato per conseguirla, elementi che non sono quasi mai presi in considerazione ai fini della formulazione del voto di laurea specialistica o magistrale.

Prova finale

Mentre tipologia e modalità di prova finale dei corsi di laurea sono stabilite in completa autonomia dalle singole sedi, e si va quindi dalla prova orale alla classica tesi, la prova finale dei corsi di laurea specialistica o magistrale, indipendentemente dal suo peso in crediti, dev'essere obbligatoriamente (sia ai sensi del decreto MURST 509/1999, sia ai sensi del decreto MIUR 270/2004) una tesi redatta in forma originale dallo studente sotto la guida di un relatore.

Valore legale

La laurea specialistica e la laurea magistrale dànno diritto alla qualifica accademica di dottore magistrale.
Il loro valore legale, diversamente da quello dei titoli degli ordinamenti previgenti (che era basato sulle denominazioni), è determinato dalla classe di afferenza. Per l'accesso agli albi professionali le normative in vigore individuano uno o più titoli del vecchio ordinamento e una o più classi delle lauree e/o delle lauree specialistiche del nuovo.
All'albo degli avvocati possono iscriversi i soli laureati specialisti della classe 22/s, delle lauree specialistiche in giurisprudenza (previo periodo di pratica di due anni, ridotto a un anno se in possesso dell'ulteriore diploma di specializzazione in professioni legali, indirizzo forense), e ai laureati del vecchio ordinamento in Giurisprudenza, previo superamento di apposito esame di Stato. L'albo degli psicologi, l'albo degli ingegneri, l'albo degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, l'albo dei chimici, l'albo dei biologi, l'albo dei geologi e l'albo degli attuari sono suddivisi in sezioni e settori, a cui corrispondono profili professionali diversi.
I professionisti iscritti alla sezione A sono in possesso di laurea del vecchio ordinamento oppure laurea specialistica, quelli iscritti alla sezione B in possesso di laurea. Il periodo di pratica varia a seconda che si siano svolte attività di tirocinio durante il corso di studi.
Chi è già iscritto alla sezione B una volta in possesso del titolo può sostenere l'esame di accesso alla sezione A in misura ridotta, poiché alcune prove sono in comune. Il DPR 328/2001 individua altresì dei diplomi universitari (titoli rilasciati in base alla legge 341/1990 e non previsti nel nuovo ordinamento) che consentono alle sezioni B.
L'albo degli assistenti sociali è suddiviso nelle sezioni A, degli assistenti sociali specialisti, e B, degli assistenti sociali.
Alla sezione B sono ammessi coloro che siano in possesso di una laurea della classe 6 (scienze del servizio sociale) o del diploma universitario del vecchio ordinamento in Servizio sociale (restano ferme le normative relative ai titoli rilasciati in base alle normative previgenti, come diplomi di scuole dirette a fini speciali, attestati di scuole regionali etc.).
Alla sezione A sono ammessi i titolari di laurea specialistica nella classe 57/s (programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali) oppure coloro che, pur non in possesso di laurea specialistica, siano iscritti dall'albo da almeno 5 anni e abbiano svolto per lo stesso periodo determinate funzioni professionali.
Costoro debbono comunque sostenere l'esame di Stato. L'albo dei dottori commercialisti e l'albo dei ragionere e perito commerciale sono per il momento a sezione unica a cui si può accedere alternativamente con la laurea di classe 17 (scienze dell'economia e della gestione aziendale) o 28 (scienze economiche) oppure con la laurea specialistica di classe 64/s (scienze dell'economia) o 84/s (scienze economico-aziendali), ma una riforma che entrerà in vigore nel 2006 unifica i due albi (e rispettivi ordine e collegio), che insieme assumeranno la denominazione di "albo dei dottori commercialisti ed esperti contabili" e saranno suddivisi nei due elenchi di "dottori commercialisti" ed "esperti contabili".
Alla sezione "dottori commercialisti" potranno iscriversi coloro che saranno in possesso di laurea specialistica di classe 84/s o 64/s o qualsiasi laurea del previgente ordinamento purché sia rilasciata da una facoltà di Economia, mentre alla sezione "esperti contabili" coloro che sono in possesso di laurea di classe 17 o 28.
Coloro che sono già iscritti a uno dei due albi confluiranno tutti nell'elenco dei dottori commercialisti, fermo restando che, nel caso non siano in possesso di laurea, non potranno fregiarsi dell'appellativo di "dottori". Chi ancóra deve completare la prescritta pratica triennale, invece, se in possesso di sola laurea sarà ammesso a sostenere l'esame di Stato per l'elenco degli esperti contabili.
L'albo dei periti agrari, l'albo dei periti industriali e l'albo dei geometri sono a sezione unica accessibile con laurea. Gli iscritti laureati hanno diritto a fregiarsi dei titoli professionali rispettivamente di "perito agrario laureato", "perito industriale laureato" e "geometra laureato". L'albo dei periti industriali è suddiviso in sezioni corrispondenti agli indirizzi di specializzazione dei diplomi conclusivi e dei vecchi diplomi di maturità tecnica rilasciati dagli istituti tecnici industriali e agli altri diplomi che con la normativa previgente davano accesso all'albo: edilizia, elettronica e telecomunicazioni, elettronica e automazione, costruzioni aeronautiche, cronometria, industria cartaria, industrie cerealicole, industria navalmeccanica, industria ottica, materie plastiche, meccanica, metallurgia, tessile con specializzazione produzione dei tessili, tessile con specializzazione confezione industriale, termotecnica, industrie minerarie, tecnologie alimentari, chimica conciaria, chimica, chimica nucleare, industria tintoria, arti fotografiche, arti grafiche, energia nucleare, fisica industriale, informatica, disegno dei tessuti. Le classi delle lauree che dànno accesso alle sezioni sono differenti; alcune dànno accesso a più di una sezione.
L'albo degli agrotecnici è accessibile a titolari di uno tra 8 diplomi universitari del vecchio ordinamento individuati dal dpr 328/2001 e laureati in una tra 7 classi delle lauree individuate dal dpr 328/2001 (quasi tutte queste classi dànno accesso anche ad esami di Stato per altri albi), se hanno svolto un tirocinio pre-lauream di 6 mesi. Possono continuare ad accedere coloro che siano in possesso del diploma di scuola secondaria superiore di agrotecnico, purché abbiano frequentato con esito positivo un corso di istruzione e formazione tecnica superiore, della durata di 4 semestri, comprensivi di tirocinio non inferiore a 6 mesi, coerente con le attività libero-professionali peculiari della professione di agrotecnico.
Le norme previgenti, ancóra in vigore perché non abrogate (neanche implicitamente perché la nuova normativa non è stata varata con fonti giuridiche dello stesso rango) prevedevano il diploma di agrotecnico, rilasciato presso gli istituti professionali per l'agricoltura, e due anni di pratica presso un agrotecnico, un perito agrario o un agronomo, oppure l'aver svolto almeno tre anni di attività tecnica di lavoro subordinato con mansioni tipiche de diploma di agrotecnico. In presenza di uno di questi requisiti è comunque necessario sostenere un esame di Stato.
L'albo dei dottori agronomi e dottori forestali è suddiviso nelle sezioni A e B. Alla sezione A, accessibile a coloro che siano in possesso delle già previste lauree del previgente ordinamento o di laurea specialistica in una delle 11 classi individuate dal dpr 328/2001, corrisponde il titolo di dottore agronomo e dottore forestale. La sezione è ulteriormente ripartita nei settori agronomo e forestale, zoonomo, biotecnologico agrario. Agli iscritti alla sezione B, che è accessibile con laurea e con alcuni diplomi universitari del vecchio ordinamento, competono i titoli di agronomo e forestale iunior (accessibile con laurea di classe 7 o 20), zoonomo (laurea di classe 40) e biotecnologo agrario (laurea di classe 1).
Gli albi dei consulenti del lavoro e dei giornalisti rimangono accessibili a prescindere dal titolo di studio (in particolare all'albo dei giornalisti si accede senza nessun esame nell'elenco dei pubblicisti, e con una prova di idoneità professionale, e non un esame di Stato, nell'elenco dei professionisti).
Infine, gli albi relativi a tutte le professioni sanitarie sono ora accessibili esclusivamente con esami di laurea (o, a esaurimento, di diplomi universitari) abilitanti (cioè aventi valore di esame di Stato). Le lauree specialistiche non dànno titolo all'accesso.

Voci correlate


- Laurea
- Laurea triennale
- Laurea magistrale
- Master universitario
- Dottorato di ricerca
- Facoltà
- Università
- Lista di università

Collegamenti esterni


- [http://offf.miur.it/advanced.html Banca dati nazionale dei corsi di laurea specialistica] Categoria:Università

Crediti Formativi Universitari

Il Credito Formativo Universitario è una modalità utilizzata nelle università italiane per misurare il carico di lavoro richiesto allo studente. Ad ogni esame universitario è infatti associato un certo numero di CFU, che ne stimano l'impegno richiesto; convenzionalmente 1 CFU è pari a 25 ore di lavoro (indipendentemente se questo sia svolto come studio personale o come frequenza a laboratori o lezioni). Per conseguire la laurea o la laurea magistrale lo studente deve conseguire rispettivamente 180 crediti e ulteriori 120. Introdotti con la riforma dell'università del 1999 (D.M. 509/99) i crediti sostituiscono la tradizionale differenza esistente tra "annualità" e "semestralità", oltre a consentire una semplificazione a riguardo del riconoscimento di esami sostenuti in altre università italiane o europee (ad esempio nell'ambito del Programma Erasmus): i crediti sono infatti trasferibili attraverso il sistema "ECTS" (European Credit Transfer System). I crediti formativi possono essere acquisiti non solo sostenendo gli esami: le diverse facoltà possono determinare il riconoscimento dei crediti ottenuti tramite attività lavorativa, stage o altro. Correlato al concetto di credito formativo vi è quello di debito formativo: la riforma prevede un alta elasticità nel passaggio, al conseguimento della laurea, ad un diverso corso di laurea magistrale; ad esempio, è possibile conseguire una laurea in ingegneria gestionale ed iscriversi ad un corso di laurea in ingegneria meccanica. In tale passaggio, i Consigli di Corso di Studi possono determinare l'attribuzione di un debito formativo pari ad un certo numero di crediti. Lo studente sarà quindi tenuto a sostenere più esami, superando la canonica soglia dei 120 CFU. categoria:Università

Master universitario

Il master universitario è il titolo rilasciato dalle università italiane, ai sensi degli articoli 3 del decreto MURST 509/1999 e del decreto MIUR 270/2004, al termine dei «corsi di perfezionamento scientifico e di alta formazione permanente e ricorrente» attivati secondo le modalità di cui all'articolo 1, comma 15, della legge 14 gennaio 1999, n. 4.
Il master universitario di I livello è rilasciato al termine di corsi a cui si può accedere con la laurea (o titoli equipollenti, come i diplomi ISEF, o equiparati al solo fine, come titoli accademici stranieri o, in alcuni atenei, i diplomi universitari), mentre il master universitario di II livello è rilasciato al termine di corsi a cui si viene ammessi solo se in possesso di laurea specialistica o magistrale (D.M. 270/2004).
I corsi finalizzati al rilascio del master universitario durano almeno un anno accademico (la maggior parte di quelli attivi è annuale, ma ce ne sono molti biennali, nessuno più lungo) e prevedono la maturazione di almeno 60 crediti formativi universitari (art. 7 dei due decreti ministeriali di cui sopra). Secondo l'interpretazione prevalente, per i corsi di master non vige il principio di 60 crediti all'anno di cui all'art. 8, c. 1 dei due decreti: il master interuniversitario toscano in Giornalismo, per esempio, dura due anni accademici per un totale di 70 crediti, mentre esistono corsi di master annuali comprensivi di un numero di crediti superiore. Anche per la durata ci sono interpretazioni particolari: alcuni atenei hanno attivato corsi di master della durata superiore a un anno, ma non biennali (per esempio 14 mesi), mentre i corsi di laurea, di laurea specialistica o laurea magistrale, di specializzazione e di dottorato di ricerca debbono essere necessariamente organizzati per anni accademici.
I corsi di master universitario sono promossi da università, in molti casi in collaborazione con strutture di formazione terze e aziende, e si tengono non direttamente presso le facoltà ma più spesso presso dipartimenti, istituti, scuole apposite o altri centri. Non si tratta di strutture permanenti e, pertanto, i relativi corsi non vengono necessariamente riattivati ad ogni anno accademico. Il master universitario non è da confondersi con i numerosi corsi esistenti nel settore pubblico (Scuola superiore della pubblica amministrazione, per esempio) e privato offerti con tale denominazione. In questi corsi il termine master identifica non il titolo rilasciato (essi peraltro non rilsciano alcun titolo di studio, essendo in Italia i titoli di studio protetti in virtù del valore legale e, quindi, rilasciabili esclusivamente da istituzioni pubbliche o all'uopo autorizzate), ma il corso stesso. Essendo il termine già in uso precedentemente all'entrata in vigore della riforma universitaria, permane, nel linguaggio comune e nella stessa terminologia adottata nel materiale informativo delle università, l'utilizzo del termine "master" per indicare i corsi e non solo i titoli rilasciati al termine dei corsi stessi. Stenta inoltre ad affermarsi la percezione del master universitario come titolo di studio, tant'è che non esiste ancora una regolamentazione omogenea sulla sua valutazione nei pubblici concorsi.

All'estero

Nei paesi di lingua inglese il master's degree è il secondo grado accademico, corrispondente alla laurea magistrale italiana e alla licenza pontificia.
Nella Repubblica e cantone Ticino il master è il secondo grado accademico, ma l'Università della Svizzera italiana organizza anche programmi executive master, di tipo professionalizzante e di durata annuale, che non rilasciano titolo di studio ma solo 60 credito ECTS. Solitamente questi corsi sono concepiti per studenti già inseriti, almeno parzialmente, nel mondo del lavoro, e pertanto si svolgono in maniera intensiva nei fine settimana o part-time, oppure a distanza mediante piattaforme e-learning.

Voci correlate


- Laurea
- Laurea triennale
- Laurea specialistica
- Laurea magistrale
- Dottorato di ricerca
- Facoltà
- Università
- Lista di università Categoria:Università

Docente

Un docente o insegnante è colui che insegna a una o più persone. Ma questa definizione è, oggi, molto riduttiva Per i corsi dell'Università vedi professore. Nell'attuale ordinamento italiano tutti i docenti di scuole statali o paritarie devono essere forniti di abilitazione. L'abilitazione all'insegnamento elementare si consegue nei corsi di laurea in Scienze della formazione primaria. Per le scuole medie inferiori e superiori esistono appositi corsi di formazione biennali presso le Università, che prevedono esami teorici di materia, di pedagogia, di didattica e un periodo di tirocinio nelle scuole statali, sotto la guida di un Tutor. Ci sono molti modi di essere "docente", dipende dalla propria capacità di comunicare, dalla formazione ideologica, dalla scelta del metodo di insegnamento. Questo è spesso indicato sotto la voce Pedagogia. Quando si decide"come" insegnare, bisognerebbe tenere conto delle conoscenze di base degli studenti, delle strutture didattiche, dei risultati che si desiderano raggiungere. Non si "decide" un metodo aprioristico di insegnamento, ma si sperimenta come "far passare" nozioni a ragazzi che, di solito, non ne vogliono sapere. Un buon approccio è quello affettivo: se l'allievo "si fida" dell'insegnante, cioè lo stima come un adulto di riferimento, passano sia il discorso educativo che l'apprendimento. Oggi, infatti, cadute un sacco di categorie, di certezze, di figure modello, il ragazzo cerca a scuola quello che, spesso, non trova nè in famiglia nè nel gruppo dei pari: rispetto per la sua persona, possibilità di esprimersi, ascolto attento e non distruttivo. Trova, insomma, quelle quattro regole, chiare e condivise, che gli permettono di sapere se quello che sta facendo è "bene" o "male". Non sempre tutto va liscio, ma l'approccio o solo nozionistico o solo affettivo di solito lascia poche tracce. Categoria:Educazione

Dottore

Dottore è la qualifica tradizionalmente spettante, in Italia, ai laureati. Attualmente la qualifica di dottore spetta a coloro che conseguono il titolo accademico di laurea, corrispondente a 180 crediti formativi universitari per una durata normale di 3 anni. A tutti coloro che conseguono una laurea magistrale (che sostituisce la laurea specialistica: 2 anni dopo la laurea, 120 crediti) o una laurea specialistica a ciclo unico (300 crediti formativi universitari in 5 anni, 360 in 6 anni per i corsi di laurea specialistica afferenti alla classe 46/S, Medicina e chirurgia) spetta la qualifica di dottore magistrale. Tale qualifica è attribuita in via transitoria anche a chi conclude gli studi giungendo a conseguire il diploma di laurea di cui alla legge 341/1990 (corsi di durata quadriennale, quinquennale ed esennale) e si applica retroattivamente a tutti i laureati dei previgenti ordinamenti. La qualifica di dottore di ricerca spetta invece ai titolari del dottorato di ricerca, che si consegue a séguito di corsi almeno triennali. Il dottorato di ricerca è un titolo affine agli anglosassoni Ph.D. (Philosophiæ Doctor o Doctor of Philosophy), Ed.D. (Doctor of Education), D.A. (Doctor of Arts), D.B.A. (Doctor of Business Administration), D.M.A. (Doctor of Musical Arts) e simili (il Ph.D. è il dottorato di ricerca più comune sia negli Stati Uniti che nel Regno Unito, ma ci sono molti altri tipi di dottorati, individuati da sigle diverse). Grazie alla riforma l'offerta formativa nazionale si è moltiplicata e offre ampia possibilità di scelta agli studenti, avendo gli atenei la possibilità di decidere quasi in totale autonomia come organizzare la propria offerta didattica. I corsi di laurea e di laurea specialistica/magistrale, onde garantirne il valore legale, vengono definiti sulla base di raggruppamenti ministeriali determinanti gli obiettivi formativi minimi, detti «classi», e possono essere attivati, salvo casi specifici riguardanti in particolare corsi la cui prova finale ha valore di esame di Stato (per esempio quelli abilitanti all'esercizio di professioni sanitarie, le cui classi sono relativamente meno flessibili), presso qualsiasi facoltà, a discrezione degli organi collegiali che ne propongono e/o determinano l'attivazione. Per esempio il corso di laurea in Scienze della comunicazione dell'Università degli studi Suor Orsola Benincasa è attivato presso la relativa facoltà di Scienze della formazione, mentre l'omonimo corso di laurea dell'Università degli studi di Urbino "Carlo Bo" presso la facoltà di Sociologia: essi, afferendo entrambi alla classe 14 (classe delle lauree in scienze della comunicazione), si concludono con il rilascio di titoli aventi identico valore legale. Ciò vale a prescindere dalla denominazione: anche il corso di laurea in Media e giornalismo "Adriano Olivetti" della facoltà di Scienze politiche "Cesare Alfieri di Sostegno" dell'Università degli studi di Firenze e quello in Scienze della comunicazione pubblica e organizzativa della facoltà di Scienze della comunicazione dell'Università degli studi di Roma La Sapienza afferiscono alla classe 14, mentre il corso di laurea in Scienze della comunicazione scritta e ipertestuale della facoltà di Lettere e filosofia dell'Università degli studi di Parma ha valore legale diverso, poiché afferisce alla classe 5, delle lauree in Lettere. Esistono anche corsi di laurea interfacoltà o addirittura interuniversitari, con una sede amministrativa, che è quella che gestisce le carriere degli studenti, e una o più sedi consorziate.

Storia e altri significati

Il termine deriva dal latino doctus (dotto) nella sua variante doctore, che indica chi, per la vasta conoscenza che ha di una data materia, è in grado di insegnarla. In passato la parola dottore veniva largamente utilizzata per designare il medico; questa accezione è tuttora presente ed è l'unica valida in alcuni paesi diversi dall'Italia, come ad esempio la Francia. Nella Chiesa Cattolica il titolo di dottore della Chiesa è attribuito, riprendendo il significato originario, a coloro i quali, tramite il loro insegnamento della fede, hanno consentito un progresso nella conoscenza della dottrina da parte della chiesa. Il titolo è puramente onorifico e non accademico. Nelle università pontificie è doctor chi ha conseguito il dottorato, terzo ciclo degli studi universitari, che si consegue a séguito di programmi di durata biennale (dopo il baccellierato e la licenza).

Riferimenti normativi

La qualifica accademica di dottore è stata regolamentata per la prima volta con [http://sources.wikipedia.org/wiki/Regio_decreto_1269/38 il regio recreto 1269/38] (su Wikisource). Uno dei regolamenti attuativi della riforma universitaria (art. 17, c. 95 l. 127/1997) – che è il decreto del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca 22 ottobre 2004, nº 270, pubblicato in G.U. 12 novembre 2004 con il titolo "Modifiche al regolamento recante norme concernenti l'autonomia didattica degli atenei, approvato con decreto del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica, 3 novembre 1999, n. 509" – lo regolamenta ulteriormente introducendo le qualifiche di dottore magistrale e dottore di ricerca, non previste dalla normativa già vigente (tuttora in vigore in quanto una norma di rango secondario, quale è un regolamento adottato con decreto ministeriale, non può abrogarne una di rango primario).

Voci correlate


- Laurea
- Laurea triennale
- Laurea specialistica
- Laurea magistrale
- Master universitario
- Dottorato di ricerca
- Facoltà
- Università
- Lista di università categoria:diritto amministrativo ja:博士

Ingegneria

L'ingegneria fornisce i metodi per la (ri)produzione di un bene fisico (manufatto), lo sviluppo o il controllo di un processo o in generale di un sistema organizzato. I professionisti che possono esercitare questa "professione" nei limiti delle loro competenze sono: gli architetti, i geometri, i periti industriali e gli ingegneri. Eccezionalmente solo in Italia il titolo di "ingegnere" è protetto per legge; la legge infatti protegge il "titolo" non la professione che la possono esercitare anche altre figure tecniche relativamente alla loro competenza e specializzazione. All'inizio di un progetto di ingegneria, gli ingegneri devono capire i vincoli che condizionano il problema, sia esso la costruzione di un oggetto o un'applicazione più complessa. I vincoli includono le risorse disponibili, le prospettive per il futuro ed i limiti fisici o tecnici. Capendo questi vincoli, gli ingegneri lavorano per dedurre le specifiche ed i requisiti che un oggetto, un controllo o una soluzione devono possedere per essere prodotti od operare in un determinato campo. Gli ingegneri prendono in prestito idee principalmente dalla fisica (tanto che spesso si riguarda all'ingegneria tradizionale come trattarsi sostanzialmente di Fisica Applicata) e dalla matematica per trovare le soluzioni adatte ai problemi che affrontano. Applicano la statistica ed il metodo scientifico-empirico nel derivare e verificare le loro soluzioni. Se esistono più soluzioni, gli ingegneri pesano le scelte differenti di ogni progetto basandosi sui suoi meriti e scelgono la soluzione che meglio si adatta ai requisiti. Gli ingegneri provano a progettare come una soluzione lavorerà con le relative specifiche; per migliorare le loro conoscenze e la sicurezza del prodotto, del controllo o della soluzione si avvalgono per quanto possibile di modelli, esperimenti e prove di laboratorio. Nel campo delle costruzioni civili, ad esempio, si avvalgono di prove sperimentali distruttive e prove di sforzo: queste prove cercano di accertare che un manufatto simile a quello da realizzare "funzioni" come richiesto. La parola deriva dal latino, "ingeniosus", la radice della parola moderna ingegno. Un ingegnere era un uomo intelligente, pratico, capace di risolvere problemi. L'ortografia della parola è stata poi influenzata nei paesi anglosassoni dalla parola engine (motore) ed infatti oggi in questi paesi vengono chiamati engineers. Il termine si è evoluto per includere tutti i campi in cui le abilità dell'applicazione del metodo scientifico sono usate. La differenza principale tra la scienza e la tecnologia è che la prima cerca di comprendere i fenomeni, la seconda di applicare queste conoscenze per ottenere risultati pratici. Gli ingegneri sviluppano la tecnologia e se ne avvalgono allo stesso tempo. Il lavoro dell'ingegnere è utilizzato per lo più dall'industria e dalla pubblica amministrazione . L'ingegneria storicamente trovò applicazione dapprima nell'ambito delle strutture militari, quelle che oggigiorno prendono il nome di reparti del genio militare ed in seguito si applicò nell'ambito civile con la denominazione di genio civile. In questa differenziazione l'ingegneria civile si contrappose all'ingegneria militare. Con il tempo, dall'ambito dell'ingegneria civile si sono differenziate le altre aree dell'ingegneria. Le principali discipline afferenti all'ingegneria sono:
- Aeronautica
- Aerospaziale
- Ambiente e Territorio
- dell'automazione
- dell'autoveicolo
- biomedica
- clinica
- Chimica
- del Cinema e dei Mezzi di Comunicazione
- Civile
  - Geotecnica
  - Idraulica
  - Trasporti
  - Infrastrutture viarie
  - Strutturale
- Edile
- Elettrica
- Elettronica
  - Biomedico
- Gestionale
  - Trasporti
- Industriale
  - Processi di produzione industriale
  - Processi energetici
  - Processi trasformativi
  - Informazione
- Informatica
  - indirizzo sistemi e automazione
- Informazione
- Meccanica
  - Generale
  - Automazione
  - costruzioni meccaniche
  - Energetica
  - Trasporti
- Meccatronica
- Naturalistica
- Navale
- Nucleare e/o energetica
- Telecomunicazioni
- dei Materiali
- Tessile
- dei Trasporti

Voci correlate


- Ingegneria genetica
- Ingegnere
- Ingegneria della sicurezza

Collegamenti esterni


- [http://www.neuroingegneria.com Neuroingegneria.com], Rivista online di Intelligenza Artificiale, Neuroscienze e Scienze Cognitive.
- [http://www.ingegneriagestionale.com Ingegneria Gestionale], Community web per gli studenti di Ingegneria Gestionale e non solo.
- [http://www.ingegneridipendenti.it ingegneridipendenti.it], Community degli ingegneri dipendenti pubblici e privati.
- [http://it.geocities.com/gabrielemartufi/ingegneria.htm Ingegneria del Vento (Wind Engineering)] Categoria:Ingegneria ja:工学 ko:공학 ms:Kejuruteraan simple:Engineering th:วิศวกรรมศาสตร์

Stati Uniti d'America

Gli Stati Uniti d'America (in inglese United States of America) sono una repubblica federale democratica. Confinano a Nord con il Canada, a Sud con il Messico, a Est e a Ovest sono bagnati rispettivamente dall'Oceano Atlantico e dall'Oceano Pacifico. Le acque territoriali dell'Alaska confinano con la Russia (Stretto di Bering). Dopo la Seconda Guerra Mondiale sono diventati una superpotenza economico-militare. Dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica, sono rimasti l'unica superpotenza. Il sostantivo "America" è di derivazione incerta, spesso presunto preso dal nome dell'esploratore italiano Amerigo Vespucci. La prima volta che comparve il nome "America" fu nella Cosmographiae Introductio, pubblicata nel 1507 dal cartografo tedesco Martin Waldseemüller, che propose di dare al "nuovo continente" il nome di Vespucci. L'idea di Waldseemüller era che l'appellativo si riferisse all'attuale America meridionale, cioè alle terre toccate da Cristoforo Colombo e da Vespucci.

Storia

I primi europei a mettere piede sul suolo di quelli che poi diventeranno gli Stati Uniti furono probabilmente i Vichinghi, provenienti dalla Groenlandia e guidati da Erik il Rosso. Di loro si hanno tracce certe sull'isola di Terranova, ma è probabile che si siano spinti anche più a sud. I loro insediamenti non ebbero però successo, probabilmente a causa delle malattie, dell'ostilità degli indigeni e dell'esiguo numero dei coloni. Nelle leggende nordiche si parla di una terra verdissima, chiamata Vinland. L'origine della nazione statunitense risale alla Dichiarazione di Indipendenza di 13 colonie britanniche, che nel 1776 si proclamarono libere ed indipendenti ed accettarono di formare una federazione fra loro. Prima dei britannici o contemporaneamente con loro, il territorio era stato occupato e sfruttato da olandesi, svedesi, spagnoli e francesi: insieme questi coloni hanno avuto sul Nuovo Mondo una presa maggiore di quella dei nativi americani, precedentemente indicati come Indiani, che per secoli avevano vissuto su quelle terre. Comunque, anche grazie alla colonizzazione europea, gli Stati Uniti si sono trasformati nella prima democrazia moderna del mondo dopo la loro rottura con la madrepatria. La struttura politica originale (1777) era una confederazione, ratificata successivamente nel 1781 con il nome di Articoli della Confederazione. Dopo un lungo dibattito, questi vennero soppiantati dalla Costituzione, nel 1789, di un governo federale più centralizzato. Durante il diciannovesimo secolo si sono aggiunti molti nuovi stati ai 13 fondatori e i confini della nascente nazione si sono estesi per tutto il Nord America, acquisendo anche un certo numero di possedimenti oltreoceano. Due esperienze traumatiche importanti per la nazione furono la Guerra Civile Americana (1861-65) e la Grande Depressione degli anni Trenta. Dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale (1945) gli Stati Uniti sono diventati la principale super-potenza mondiale e la loro posizione si è ulteriormente rafforzata col crollo della rivale Unione Sovietica (1991). In seguito all'attacco terroristico al World Trade Center, avvenuto l'11 settembre 2001, gli Stati Uniti hanno esteso la lotta al terrorismo oltre i confini nazionali, ingaggiando guerra in Afghanistan contro i talebani e in seguito in Iraq contro la dittatura di Saddam Hussein e i nuovi ribelli iracheni.

Geografia

Gli Stati Uniti comprendono, oltre ai 48 stati principali, l'Alaska (il più grande degli stati), le Hawaii, e vari territori nei Caraibi e nel Pacifico, compreso il Puerto Rico (o Portorico), che è legato agli Stati Uniti in un'associazione chiamata Commonwealth. Il distretto di Columbia contiene la capitale Washington, e originariamente apparteneva al Maryland (e fino alla guerra civile comprendeva anche un pezzo della Virginia). Gli stati principali sono approssimativamente suddivisi in quelli della costa orientale (East Coast), il sud (South), il Midwest, la zona montana (Mountain states, compreso il Southwest), e la costa occidentale (West Coast). Gli stati della costa orientale sono, da nord a sud, Maine, New Hampshire, Vermont (che non è sulla costa), Massachusetts, Rhode Island (il più piccolo degli stati), Connecticut, New York, Pennsylvania (che è vicino alla costa e la cui metà occidentale è spesso considerata parte del Midwest), New Jersey, Delaware, Maryland, Virginia, Carolina del Nord, Carolina del Sud, Georgia, Florida. Gli ultimi 5 (dalla Virginia) vengono anche contati come stati del Sud. Geograficamente questa zona comprende montagne basse e molto antiche, gli appalachi, con un andamento generalmente da nord-est a sud-ovest, oltre a molti fenomeni locali, compresi i fenomeni glaciali a nord, le faglie tettoniche della valle dell'Hudson, e la zona di origine calcarea (corallina) della Florida. Il corso dei fiumi è generalmente da ovest verso est. I fiumi tendono ad essere di lunghezza limitata ma ampi e dal flusso regolare. Le maree sono spesso forti, soprattutto al nord. Gli inverni sono freddi (nel nord) o moderati (al sud) e umidi, le estati ugualmente umide. Hudson Gli stati del Sud comprendono i summenzionati Virginia, Carolina del Nord/Sud, Georgia, Florida, e anche Virginia Occidentale (spesso considerato parte del Midwest, dato che era dalla parte del nord nella guerra civile), Kentucky, Tennessee, Alabama, Louisiana, Arkansas, Oklahoma, Texas (spesso considerato fra gli stati del sud-ovest). Questa zona comprende la parte meridionale (e le cime più elevate) degli Appalaci, e più a ovest le montagne Ozark. I fiumi comprendono le foci del Mississippi e del Río Grande. La più grande influenza climatica viene dal Golfo del Messico, e comprende inverni miti, umidità, e ti tanto in tanto uragani. Gli stati del Midwest comprendono Ohio, Michigan, Indiana, Wisconsin, Illinois, Missouri, Minnesota, Iowa, Dakota del Nord, Dakota del Sud, Nebraska e Kansas. Sono in gran parte stati agricoli e industriali (compresa la "rust belt", la zona industriale "arrugginita" negli anni '70 e '80 dalla concorrenza, soprattutto giapponese), freddi d'inverno, caldi d'estate, con clima da umido (verso est) a secco (verso ovest). È qui che si trova il "cuore" ("heartland") degli Stati Uniti, ed è considerato un centro di valori morali (lavoro serio, casa e famiglia, i pionieri sulla prateria, e così via) per il resto del paese. Gli stati della zona montana comprendono Montana, Idaho, Wyoming, Nevada, Utah, Colorado, Arizona, Nuovo Messico. Gli ultimi quattro spesso anche considerati gli stati del sud-ovest. Zona secca, soprattutto a sud, con molti deserti (deserto Sonorano) e le Montagne Rocciose. Inverni molto freddi ed estati miti a nord, inverni miti ed estati calde a sud. Questa è la zona meno abitata del paese, ed è dove si trovano molte delle destinazioni sceniche degli Stati Uniti, per esempio il Grand Canyon (Arizona) e Yellowstone (Wyoming). La geografia della costa occidentale ( Washington, Oregon, California) comprende montagne elevate (Sierra Nevada, vari vulcani), deserti (Death Valley), e zone molto umide (la costa, soprattutto a nord).

Popolazione

Gli Stati Uniti hanno una popolazione di 281 milioni di abitanti (nel 2000). La popolazione si considera circa il 75% di origine europea, i cosidetti WASP (White Anglosaxon Protestant), 12% di origine africana (30 mln), il 5,4% è di origine italiana (12 mln), 4% di origine asiatica (3mln), e solo circa l'1% di origine amerindia, ma va notato che molti americani hanno origine mista (il 2.5% si è dichiarata di origine mista nel censimento dell'anno 2000). Ora che i pregiudizi sono caduti ogni persona ha accesso alle Università ed ai posti di lavoro più privilegiati. La popolazione è generalmente in crescita, soprattutto grazie a una forte immigrazione.

Economia

immigrazione L'economia americana comprende settori agricoli (granoturco, grano, allevamenti), industriali (compresa l'industria pesante, l'elettronica, e il software), e di servizi (banche, assicurazioni). Il sistema economico statunitense è fortemente condizionato dalla tecnologia. Infatti gli USA possono vantare svariate produzioni, tutte in grandi quantità.

Agricoltura

Il settore più toccato dalla tecnologia è sicuramente l'agricoltura, dove è privilegiata una tecnica di tipo intensivo, cioè, ricavare il massimo anche da piccoli terreni o poco bestiame. Non è raro il massiccio utilizzo di agenti non naturali per aumentare il prodotto di un terreno; non sono nemmeno rare le condizioni di allevamento del bestiame, gli animali sono tenuti in enormi capannoni suddivisi in gabbie di misure tali da poter a malapena contenere l'animale, chiamate "feedlots", di conseguenza ogni capannone sfrutta al massimo lo spazio che ha a disposizione. In questi allevamenti gli animali vengono tenuti fermi ad ingrassare e sovralimentati per 3-5 mesi e poi macellati. Gli USA vantano oltre 100 milioni di bovini, oltre 58 milioni di suini ed un altissimo numero di ovini. Gli allevamenti sono distinti tra allevamenti per animali usati per il latte ed animali usati per la macellazione. Le aree per la macellazione comprendono il Texas e le catene montuose Occidentali (Occidental Mountains) dove vi è grande disponibilità di praterie per il pascolo; le aree dove l'allevamento ha come scopo il latte sono il Nord-Est, i monti Appalachi e la zona dei grandi laghi, questa parte di territorio è chiamata "dairy belt". Le colture sono suddivise nelle cosiddette belt. La "wheat belt", la cintura del grano, che comprende la parte centrale degli USA, territorio caratterizzato da un clima secco, quindi non adatto ad altri tipi di coltura. La coltivazione del grano è praticata anche in alcuni Stati del Nord come il Minnesota, il Dakota e il Montana, dove il grano è coltivato in primavera poiché l'inverno è troppo freddo. Questa coltura è diffusa anche in alcune aree del Sud come Texas, Kansas ed Oklahoma, dove il grano è coltivato in autunno. La "corn belt", la cintura del granturco, che comprende quegli Stati che godono di un clima mite durante tutto l'anno, Indiana, Illinois, Iowa e Nebraska,ha portato, grazie all'altissima produzione, gli USA ad essere il primo produttore mondiale di grano turco; oltre a questo, è stata recentemente aggiunta la produzione della soia, infatti la "corn belt" è chiamata anche "corn-soy belt". La "cotton belt", che non esiste quasi più, includeva le aree del profondo Sud, ora è limitata a Texas, Mississippi, Arizona e California, nelle aree più a Sud la coltivazione è stata sostituita da altri prodotti più richiesti sul mercato e che richiedono le medesime condizioni climatiche come il tabacco, il riso, arachidi e canne da zucchero. Lorticoltura è anch'essa molto importante ed è praticata nel Nord-Est vicino alle grandi megalopoli dove vi è una grande richiesta di prodotti deperibili, cioè consumabili in poco tempo, l'orticoltura è anche diffusa in California e Florida. Notevole è anche la produzione di legname, grazie agli oltre 300 milioni di ettari di foreste, che permettono una produzione di 500 milioni di metri cubici di legname all'anno.

Pesca

Con 5,6 milioni di tonnellate di prodotti ittici gli USA sono il 6° paese mondiale più pescoso dopo Russia,Cina, Perù, Giappone e Cile. In California e nel Golfo del Messico è fiorente anche l'allevamento di ostriche e crostacei.

Industria

Lindustria
è un altro settore dove gli USA sono estremamente competitivi. La "manufacturing belt" (la cintura manufatturiera), si estende in tutto il nord est, ma si sta espandendo anche verso sud ed ovest. L'industria americana è specializzata nella produzione di apparecchi high-tech come TV, computer e hi-fi. Gli USA sono secondi al mondo, dietro al Giappone per la produzione di automobili. Importanti sono anche le industrie della gomma, dell'alta moda (New York, Baltimora e Chicago), chimica e petrolio (sud e soprattutto in Texas), cinema e ristorazione (fast-food e multinazionali come la Coca Cola). In America possiamo trovare la più avanzata industria elettronica. L'industria americana è basata su tre cose: capitali, tecnologie all'avanguardia e diffusione nel mondo.

Terziario

Il terziario è il campo dove gli Stati Uniti sono più avanzati. Il 72,1% del PIL deriva dal terziario ed il 73,3% dei lavoratori è impiegato nel terziario. Grande importanza è data ai trasporti con oltre 300.000 Km di rete ferroviaria, usata più che altro per il trasporto merci ed è integrata con un'efficientissima rete stradale; la rete stradale e ferroviaria coprono tutto il territorio favorendo il trasporto delle merci ed i viaggi. Nonostante gli attentati dell'11 settembre il trasporto aereo, con i suoi 16.000 aeroporti, è uno dei preferiti dagli americani, si può dire che in America l'aereo è usato come in Italia è usato il treno. Anche i trasporti navali sono estremamente sviluppati. La sviluppatissima rete di trasporti ha favorito la nascita di attività commerciali ad essa legate come i motel, le assicurazioni, gli spedizionieri e le aree di servizio. Altri settori del terziario molto efficienti sono le scuole private, che offrono, oltre ad un elevato grado di insegnamento, la sicurezza, infatti sono soventi le sparatorie nelle scuole pubbliche dove bisogna passare sotto dei metal detector posti alle entrate; un altro settore è quello dei servizi accessori alle imprese come gli studi di assistenza legale, marketing e pubblicità. Senza dimenticare il turismo, ogni anno gli USA accolgono 30 milioni di visitatori.

Commercio internazionale

Il commercio internazionale vede ai primi posti l'esportazione di prodotti high-tech, tabacco, soia, materie prime e cotone; mentre gli USA importano energia, manufatti di alta qualità (per la maggior parte abiti) e prodotti agricoli tropicali. Il commercio interno è guidato dalle grandi compagnie proprietarie di grandi centri commerciali (department stores) diffusi in tutto il territorio. Il settore dove gli USA non hanno competizione è quello delle telecomunicazioni. Tutti hanno accesso alla Tv satellitare e via cavo, così come alle connessioni internet anche a grande velocità. Il privilegio degli americani è quello di avere degli stipendi che permettono loro un elevato potere di acquisto.
- Dati socio-economici:
  - disoccupati: 8.998.000 (maggio 2003)
  - PIL pro capite: $24.703 (aprile 2003)
  - Poveri: 11,7% della popolazione
  - PIL: 44,9 miliardi di dollari americani (2003) per i dati più recenti visitare il sito [http://www.whitehouse.gov/ della casa bianca].

Politica

Il sistema politico americano comprende il sistema federale che unisce gli stati, e il sistema di ciascun stato. Nonostante la possibilità teorica di grande indipendenza, gli stati tendono ad assomigliarsi nei sistemi governativi, generalmente basati sul sistema federale con un capo dello stato (il presidente degli Stati Uniti, o il governatore di ciascun Stato), una camera legislativa (di solito bicamerale, con un Senato e una Camera dei Rappresentanti -- "House" o "House of Representatives" -- e un sistema di giudici e tribunali). Il rapporto fra il governo federale e gli stati dovrebbe in teoria essere limitato dalla costituzione americana, che viene regolarmente interpretata dalla Corte Suprema per eliminare leggi approvate dal congresso (che comprende il livello federale del Senato e della Camera dei Rappresentati) e firmate dal presidente che non siano compatibili con la costituzione. Il governo federale ha il solo potere costituzionale di regolare il commercio fra gli stati, di proteggere i diritti dei cittadini, e di difendere il paese. Di fatto possiede grandi poteri, che esercita attraverso organismi federali che ad esempio regolamentano la circolazione delle droghe o la cattura dei criminali, ma anche l'educazione e i diritti dei disabili. Ogni stato elegge al congresso due senatori e un numero di rappresentanti proporzionale alla popolazione (ma almeno uno), una formula che offre un maggiore peso agli stati più piccoli. Il sistema americano politico tipicamente assegna il potere a chi ha ricevuto più voti ("the winner takes all"), incentivando la presenza di due grandi partiti, il partito Democratico (generalmente più di centro-sinistra) e il partito Repubblicano (generalmente più di destra). Questi due partiti differenziano le proprie posizioni pur cercando nel centro moderato i consensi che possono offrire la vittoria elettorale. L'elezione del presidente avviene ogni quattro anni, il primo martedì dopo il primo lunedì di novembre. L'elezione del Presidente avviene in modo indiretto. I cittadini eleggono i grandi elettori che a loro volta si riuniscono ed eleggono il Presidente. Ogni stato possiede un numero di grandi elettori pari al numero di deputati e di senatori che lo stato esprime. Con rare eccezioni in ciascuno stato i grandi elettori vengono assegnati alla lista che prende il maggior numero di voti (the winner takes all). Il meccanismo elettorale spinge i candidati a concentrare i propri sforzi per ottenere i voti di pochi decisivi stati nei quali il risultato è incerto, trascurando invece gli stati nei quali con ragionevole certezza il risultato finale è scontato. La scelta del candidato alla presidenza avviene attraverso elezioni primarie che avvengono nel corso di diverse settimane, secondo un calendario che rispecchia la tradizione e vede nell'Iowa e nel New Hampshire i primi stati interessati da questo tipo di voto. Nel senato una maggioranza di due terzi è necessaria per porre fine al dibattito. Questo permette a una sostanziale minoranza di bloccare leggi particolarmente sfavorevoli, un processo chiamato "filibuster". Inoltre, se il presidente si rifiuta di firmare una legge (una situazione di "veto"), maggioranze di due terzi sia nella Camera sia nel Senato possono creare una legge senza la firma del presidente. Inoltre, leggi passate dal Senato e dalla Camera spesso sono diverse. Un comitato formato da senatori e rappresentanti ("conference committee") si riunisce per cercare un compromesso accettabile ad ambedue le camere, un compromesso che spesso contiene le preferenze del comitato più che delle due camere, ma le leggi vengono molto spesso approvate comunque. In tutti questi regolamenti spesso la battaglia non è aperta, per esempio spesso il presidente firmerà una legge approvata dai due terzi di ciascuna delle due camere ("a veto-proof majority") pur dichiarandosi contrario. Infine, la costituzione può essere emendata, mediante due procedure: secondo la prima, il Congresso, con l'approvazione di due terzi di ciascuna delle Camere, propone agli Stati l'emendamento in questione. Con la seconda (che non risulta sia stata mai applicata) il Congresso, dietro richiesta delle legislature di due terzi degli Stati, convoca una Convenzione nazionale per discutere ed abbozzare l'emendamento. A questo punto, in entrambi i casi, è necessario che tre quarti degli Stati approvino l'emendamento. Questa approvazione può essere opera della legislatura dello Stato, o di una apposita convenzione. Tranne in un caso, l'approvazione degli emendamenti è sempre stata opera delle legislature. Vari emendamenti si sono succeduti nella storia americana. Sono famose le modifiche dopo la guerra civile intese a proibire la schiavitù. Clamoroso l' XVIII emendamento che probisce il consumo dell'alcol, poi nuovamente permesso dall'XXI, emendamento che è stato l'unico ad essere approvato mediante convenzioni statali, e l'unico ad abrogare un precedente emendamento (il XVIII, appunto).

Città

Le principali città degli Stati Uniti:
- Washington (Distretto di Columbia) che è la capitale
- New York (New York)
- Los Angeles (California)
- Chicago (Illinois)
- Houston (Texas)
- San Francisco (California)
- Philadelphia (Pennsylvania)
- Atlanta (Georgia)
- Dallas (Texas)
- Seattle (Washington)
- Boston (Massachusetts)
- Miami (Florida)
- Detroit (Michigan)
- Minneapolis (Minnesota)
- Denver (Colorado)
- New Orleans (Louisiana)
- Phoenix (Arizona)
- St. Louis (Missouri)

Stati

La dichiarazione d'indipendenza, in origine, fu firmata da tredici dei cinquanta stati che attualmente costituiscono gli Stati Uniti (la data fra parentesi indica l'epoca della loro entrata nella confederazione): Un distretto separato, sotto la diretta autorità del Congresso, è il Distretto di Columbia, ossia Washington DC, che è anche la capitale della nazione. Inoltre ci sono anche alcune isole dell'Oceano Pacifico e del Mar dei Caraibi che dipendono dagli Stati Uniti: Immagine:Usa-Mappa-con-stati.jpg

Arte e Cultura

Immagine:Usa-Mappa-con-stati.jpg La cultura statuintense è stata inizialmente condizionata dalle origini europee dei suoi colonizzatori, che hanno dato uno stampo europeista al futuro nel Nuovo Mondo, demolendo difatti il retroterra culturale e la storia dei Nativi Americani, ormai ridotti allo 0,8% della popolazione e confinati nelle riserve dove hanno la possibilità di professare la loro [eligione e continuare a vivere secondo le proprie tradizioni. Per quanto riguarda la cultura degli USA ciò che subito salta all'occhio è lo smodato utilizzo dellentertainment (ovvero l'intrattenimento), la spettacolarizzazione degli eventi. Tutto, o quasi, in America è reso pubblico sotto forma di spettacolo. Anche le recenti elezioni sono state estremamente spettacolarizzate, con fastose convention e raduni che sembravano più degli show televisivi.

Sport

Importantissimo nella cultura americana è lo sport. Nei college americani è possibile avanzare negli studi in base ai risultati sportivi, come fecero il cestista Michael Jordan (North Carolina) ed il lottatore di wrestling Brock Lesnar (Minnesota). Gli sport con il maggior numero di spettatori sono:
- Pallacanestro (negli USA, <