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Le Dodici Fatiche Di Eracle

Le dodici fatiche di Eracle

Le dodici fatiche di Eracle (o di Ercole) sono le imprese che Eracle compì mentre era schiavo presso Euristeo, per espiare l'uccisione dei suoi figli e dei suoi nipoti.

I - Leone di Nemea

Il leone di Nemea era un animale gigantesco, figlio di Artemide, la dea della luna. Alla sua nascita, la madre rimase inorridita e lo gettò sulla terra, dove cadde vicino a Nemea, nell'Argolide. Si insediò in una grotta con due uscite.
Gli abitanti della regione dimenticarono di offrire un sacrificio a Selene, che mise in libertà il leone: questi devastò il paese, divorandone gli abitanti.
Non c'erano armi che potessero ferirlo.
Eracle fu mandato ad ucciderlo ed egli bloccò un'uscita della grotta. Entrato dall'altro ingresso, gli si gettò addosso, colpendolo con la clava e lo finì strozzandolo.
Eracle gli tolse la pelle, utilizzando un artiglio dello stesso leone, e la portò al re Euristeo.

II - Idra di Lerna

Euristeo L'idra di Lerna fu allevata da Era, nella speranza che riuscisse a liberarla da Eracle.
Lerna si trovava vicino al mare, a circa 8 km da Argo. L'idra viveva in un bosco nei pressi della sorgente del fiume Amimone e frequentava le paludi vicine.
Per aiutarlo nell'impresa, Eracle chiamò Iolao. Tentò di far uscire il mostro dalla tana lanciando all'interno delle frecce infuocate ma Era intervenne, mandando un granchio enorme a ferire il tallone di Eracle. Eracle lo schiacciò, uccidendolo.
L'idra emerse allora dalla palude, gettandosi sull'eroe: dalle bocche delle sue nove teste usciva un alito pestilenziale. Eracle tagliò le teste, una dopo l'altra, ma ad ogni testa tagliata ne nascevano altre due.
Per evitare che le teste ricrescessero, Iolao consumò quasi tutto il bosco, utilizzando dei tizzoni ardenti per bruciare le ferite provocate da Eracle.
I due eroi riuscirono a disfarsi di otto teste: ne rimaneva una sola, quella centrale e immortale. Eracle la recise e la seppellì a grande profondità.
Prima di lasciare Lerna, Eracle immerse la punta delle sue frecce nel sangue dell'idra, che conteneva un potente veleno, rendendole micidiali.

III - Cinghiale di Erimanto

tallone)]] Nella terza fatica Eracle doveva catturare vivo il mostruoso cinghiale che viveva sulle pendici del monte Erimanto, in Arcadia.
Il cinghiale terrorizzava gli abitanti della regione e l'eroe fu mandato ad aiutarli.
Eracle spinse il cinghiale verso la cima del monte, sulla neve alta: l'animale non riusciva più a correre e quindi Eracle gli saltò in groppa, incatenandogli le zampe. Lo prese quindi in spalla e lo portò ad Argo per mostrarlo a Euristeo.
Quando il re lo vide, fu preso da grande paura ed andò a rifugiarsi in una giara di bronzo, da cui non uscì finché Eracle non l'ebbe portato via.

IV - Cerva di Cerinea

La cerva era una delle cinque che Artemide aveva scoperto in Tessaglia: la dea ne catturò quattro, mettendole a tirare il suo carro, ma la quinta gli sfuggì, andando a rifugiarsi a Cerinea.
La cerva aveva gli zoccoli in bronzo e le corna d'oro. Era un'animale consacrato ad Artemide, per cui ad Eracle fu ordinato di portarla ad Argo viva.
L'eroe inseguì la cerva fino a renderla esausta e, quando si abbatté al suolo, la catturò. La prese sulle spalle e si diresse verso Argo. Lungo il percorso incontrò Artemide, che furente gli chiese cosa facesse con la cerva. Eracle la informò che stava eseguendo gli ordini di Euristeo, al che la dea lo lascio andare, purché Eracle la liberasse non appena avesse dimostrato il successo della sua prova.

V - Uccelli del lago Stinfalo

Nei boschi attorno al lago Stinfalo abitavano uccelli voraci e chiassosi, che devastavano i campi e tormentavano gli abitanti.
Eracle ebbe il compito di liberare la regione da questo flagello e vi riuscì con l'aiuto di Atena. La dea diede all'eroe delle nacchere di bronzo.
Eracle si appostò sul monte Cilleno e suonò le nacchere. Il rumore sconosciuto, spaventò gli uccelli che si alzarono in volo terrorizzati. Eracle riprese a suonare e gli uccelli fuggirono in tutte le direzioni, talmente spaventati da scontrarsi fra loro. L'eroe continuò a suonare, finché anche l'ultimo uccello scomparve all'orizzonte.

VI - Stalle di Augia

Augia, re dell'Elide, possedeva numerosissimi armenti, ricevuti in dono dal padre, Elio.
Vista l'origine divina, il bestiame era immune da ogni malattia ed era cresciuto in numero a dismisura. Il re non si era mai preoccupato di pulire le stalle ed ora il letame si accumulava nei dintorni, impestando l'ambiente, mentre nugoli di mosche oscuravano il cielo. Euristeo ordinò ad Eracle di ripulire le stalle in un solo giorno.
Eracle distrusse le pareti dell'edificio, deviò il fiume Alfeo, facendovi defluire le acque, che ripulirono le stalle.

VII - Toro di Creta

A Creta un toro enorme errava in libertà, terrorizzando gli abitanti e devastando i raccolti, Eracle fu mandato a porvi rimedio.
In certe versioni, il toro è identificato in quello che Poseidone fece apparire a Creta e che generò il Minotauro.
Minosse gli offrì il suo aiuto, ma Eracle catturò il toro da solo. Gli fece attraversare il mare, portandolo ad Argo.
Euristeo, come per il cinghiale di Erimanto, provò grande paura e consacrò l'animale ad Era ma la dea non ne fu soddisfatta, sapendo da chi era stato catturato. Fece uscire l'animale da Argo, facendogli attraversare l'istmo di Corinto, arrivando a Maratona, dove Teseo gli diede nuovamente la caccia.

VIII - Cavalle di Diomede

Diomede, re della Tracia, possedeva delle cavalle che nutriva con carne umana, generalmente quella dei viandanti che cadevano in suo potere.
Eracle ricevette l'ordine di portare le cavalle ad Argo.
Eracle andò alle scuderie ed immobilizzo i palafrenieri, attaccò le cavalle ad una unica cavezza, portandole tutte e quattro fuori dalla scuderia.
Ma le cavalle scalciavano e nitrivano, il rumore svegliò Diomede, che giunse con le sue guardie. Il re si gettò addosso all'eroe, che lasciò per un attimo le cavalle per abbatterlo. Gli animali, vedendo il padrone a terra, lo divorarono.
Quindi si placarono e seguirono docilmente Eracle fino ad Argo. by Ciprian

IX - Cinto della regina delle amazzoni

La richiesta di Euristeo di recuperare il cinto delle amazzoni ha almeno tre versioni.
Nella prima, la regina delle amazzoni si innamorò di Eracle e gli offrì il cinto volontariamente. Un'altra versione, indica Antiope come regina delle amazzoni, mentre in una terza la regina si chiama Melanippe.
Ma, qualunque sia la versione, Eracle non ha difficoltà ad impossessarsi del cinto e a portarlo al re di Argo.

X - Buoi di Gerione

Melanippe I buoi di Gerione facevano invidia a tutti, grazie al loro colore rosso scarlatto, e, tra gli altri, anche a Euristeo, che ordinò ad Eracle di portarglieli.
Eracle si diresse verso i confini occidentali della terra, attraversando il mare su una coppa datagli da Elio, il dio del sole.
Giunto allo stretto di Gibilterra, che separa il Mediterraneo dall'Oceano Atlantico, eresse le colonne che portano il suo nome e che sono state identificate con le montagne che si ergono da una parte e dall'altra dello stretto.
Appena messo piede sul regno di Gerione, uccise il suo guardiano degli armenti, Euritione, quindi il suo mostruoso cane a due teste, Ortro, ed infine abbatté lo stesso Gerione. Era tentò di venire in aiuto di Gerione, ma fu costretta alla fuga, quando fu raggiunta da una freccia scoccata da Eracle.
L'eroe ammucchio i tori sulla coppa e si diresse verso l'Argolide, utilizzando la sua pelle di leone come vela. Una volta arrivato, restituì la coppa al dio e diede i tori al re.

XI - Cane Cerbero

Come penultima fatica, Euristeo, forse per liberarsi dell'eroe, mandò Eracle nel mondo degli inferi per rubare il cane Cerbero, che ne custodiva l'accesso.
Ermes guidò Eracle nel regno di Ade, mentre Atena gli rimase vicino per rassicurarlo.
Giunto allo Stige, chiese a Caronte di traghettarlo dall'altra parte del fiume. Messo piede sulla riva, l'eroe vide un'ombra avvicinarsi. Era già pronto a scoccare una freccia, ma fu fermato da Ermes, che lo dissuase dicendo che non aveva niente da temere dai morti.
L'ombra era quella di Meleagro, la cui triste storia commosse Eracle, che gli promise di sposare la sorella Deianira.
Alla fine incontrò lo stesso Ade, che non voleva farlo passare. I due cominciarono a battersi ed Eracle sconfisse il dio, che cadde a terra alle soglie del suo regno. Ade autorizzò Eracle ad impadronirsi di Cerbero, purché utilizzasse solamente le mani.
Eracle afferrò il cane per il collo e lo strinse, fino a costringerlo alla resa. L'animale cercò ancora di colpirlo con la coda, che terminava con un dardo, ma visto che Eracle non mollava la presa, si lasciò incatenare.
Atena era pronta a riportare l'eroe al di la dello Stige, si mise lei stessa ai remi.
Euristeo rimase profondamente impressionato dal ritorno dell'eroe ed impaurito dal mostro terrificante a tre teste, andando a rifugiarsi nel suo "nascondiglio preferito": la giara di bronzo.

XII - Pomi d'oro del giardino delle Esperidi

Come ultima fatica, Euristeo ordinò ad Eracle di portargli i pomi d'oro del giardino delle Esperidi.
La localizzazione del giardino non era nota a nessun umano, si sapeva solo che era posto nelle lontane regioni occidentali.
Il primo compito di Eracle fu quello di scoprire dove il giardino si trovava. Chiese al vecchio dio del mare Nereo di indicarglielo, ma si rifiutò, sostenendo che non poteva dirlo ad un semplice mortale. Eracle lo afferrò, dichiarando che non l'avrebbe lasciato fino a che non avesse ottenuto quello che voleva.
Nereo cedette e gli disse di recarsi da Atlante, chiedendo a lui stesso di prendere i pomi d'oro. L'eroe si diresse da Atlante; arrivato da lui, gli chiese di prendere i pomi d'oro, ma Atlante replicò che aveva paura del drago e che quindi prima doveva ucciderlo.
Eracle, benché convinto che questa azione gli avrebbe causato il rancore di Era, prese l'arco e, con una freccia, uccise il drago.
Atlante volle che Eracle si prendesse carico del cielo, mentre lui andava a raccogliere le mele.
Quindi ritornò con tre pomi d'oro, ma non era disposto a riprendersi il carico del cielo sulle spalle. Preferiva essere lui a portare le mele ad Argo, mentre Eracle continuava a sostituirlo.
La proposta non convinse l'eroe, sapeva benissimo che una volta partito, Atlante non sarebbe più tornato. Chiese ad Atlante di sorreggere momentaneamente il cielo, per permettergli di sistemarsi la pelle di leone che lo ricopriva, e con questa scusa, rimise il cielo sulle spalle di Atlante. Eracle raccolse le mele e fuggì rapidamente.
Diede i frutti a Euristeo, ma questi non li volle e li rese ad Eracle. L'eroe li diede ad Atena, che li rimise nel giardino.
Ma questo non bastò ad Era, che non volle perdonare: Eracle aveva spogliato il giardino e ucciso il suo drago. Alcune versioni della leggenda di Eracle, indicano in questo furto, il furore di Era, che fece portare Eracle alla pazzia e all'uccisione dei suoi due figli e dei suoi due nipoti. Categoria:Mitologia greca

Eracle

Eracle (Ercole per i romani) è una figura della mitologia greca, era un eroe greco dotato di forza straordinaria, figlio di Alcmena (sposa di Anfitrione) e di Zeus. Le sue avventure rispecchiano quelle di un eroe dei tempi antichi. La sua nascita è contesa tra Argo e Tebe.
Il mito più noto legato alla sua nascita riguarda Tebe, ma sembra quasi certo che la sua città natale fosse stata Argo.
Non esiste una leggenda ininterrotta che lo racconti dall'inizio alla fine, ma sono giunte a noi una serie di racconti che si incastrano tra loro quasi come un mosaico, senza per questo togliere fascino alla sua figura.

Nascita

Mentre Anfitrione stava combattendo, Zeus si presentò ad Alcmena sotto le sembianze del marito e si congiunse con lei nel corso di una notte che durò lo spazio di tre giorni, dalla loro unione, fu generato Eracle.
Zeus ripartì e Anfitrione ritornò dalla guerra da vincitore, generò anch'egli un figlio. Alcmena mise al mondo due gemelli: Eracle e Ificlo.
Come per tutti i figli illegittimi di Zeus, Eracle attirò l'odio di Era, un odio tanto forte da mettere a repentaglio la sua vita. Zeus lo fece portare sull'Olimpo da Ermes. Fece quindi addormentare Era, mettendogli il bambino al seno.
Quando Era si svegliò, respinse il bambino con ira, tanto che il suo latte si sparse nel cielo, formando la Via Lattea. Ma ormai era tardi: il latte di una dea che Eracle aveva bevuto lo resero immortale. Zeus poté così riportare il bambino ad Alcmena.

La prova

Via Lattea] Dopo qualche mese, Era manifestò nuovamente il suo odio, mettendo due serpenti nella camera in cui dormivano i due gemelli. I rettili si erano avvolti attorno ai due bambini, Ificlo, piangendo, diede l'allarme ai due genitori, che arrivarono nel momento in cui Eracle li stava strangolando, uno per mano.
Una seconda versione indica come i due serpenti, inoffensivi, fossero stati messi nella culla da Anfitrione, per sapere quale dei due gemelli fosse figlio di Zeus. Anfitrione, insospettito dal racconto della moglie che diceva di averlo visto il giorno prima del suo ritorno, aveva consultato Tiresia, che gli raccontò tutti gli avvenimenti. Eracle fu allevato con la massima cura, Anfitrione gli mise a disposizione i migliori maestri. Ma Eracle era ancora piccolo e non si rendeva conto della propria forza, tanto che un giorno uccise Lino che gli insegnava l'arte della musica, colpendolo con la sua lira.
Per creare un diversivo a questa sua immensa forza, venne mandato in una fattoria, dove rimase fino a diciotto anni. Divenne sempre più forte e grande, raggiungendo, secondo alcuni autori, la statura di 4 cubiti e 1 piede (2,33 m). Ma altri autori lo descrivono come un uomo di altezza normale ed è così che viene raffigurato dagli artisti greci.

Prima impresa di Eracle

La prima impresa di Eracle fu l'uccisione del leone del monte Citerone, che massacrava le greggi di Anfitrione. Dopo averlo ucciso, lo scuoiò e se ne mise addosso la pelle, usando la testa come elmo. Durante la sua fanciullezza, Tebe venne sconfitta dall'esercito di Orcomeno. Al suo ritorno, Eracle vide la sua città disarmata e costretta a pagare un tributo. Eracle prese in mano la situazione, si impadronì dei trofei che ornavano i templi armando tutti gli uomini in grado di combattere. Atena rimase ammirata nel vedere la sua risoluzione, gli sarà un'alleata preziosa. Le ostilità ripresero e l'esercito tebano si prese la rivincita su Orcomeno. Eracle arginò le acque del fiume Cefiso, facendole straripare ed allagando i campi coltivati dei nemici. Ma dopo la vittoria, decise di abbattere la diga, sebbene Anfitrione fosse stato ucciso in battaglia.

Matrimonio con Megara

Creonte, re di Tebe, colmò Eracle di onori elevandolo al rango di protettore delle città. Gli diede anche la figlia in sposa, Megara, mentre la sorella minore andò in sposa a Ificlo. I due fratelli ebbero numerosi figli (quelli di Eracle furono 8).

La pazzia e l'uccisione dei figli

Era, non ancora soddisfatta, prese di mira Eracle, facendolo impazzire. Eracle si gettò addosso a Iolao, il maggiore dei suoi nipoti e l'avrebbe ucciso se non fosse riuscito a sfuggirgli.
Eracle afferro quindi l'arco per uccidere dei nemici immaginari e, prima che potesse recuperare le sue facoltà mentali, aveva ormai ucciso due dei suoi figli e due figli di Iolao.
Quando Eracle vide le conseguenze della sua follia, decise di estraniarsi dal mondo, chiudendosi in un rifugio sotterraneo e rifiutando di vedere chiunque, piangendo la morte dei poveri bambini.
Solo il re di Tespia riuscì a fargli visita, compiendo su di lui i riti di purificazione. Eracle poté così andare presso l'oracolo di Delfi, per chiedere come potesse espiare le sue colpe.

Le dodici fatiche presso Euristeo

L'oracolo gli ingiunse di servire il re di Argo Euristeo: fu per lui che compì le famose dodici fatiche, a cui ne seguirono molte altre.
Finito il suo servizio presso Euristeo, ritornò a Tebe, si separò dalla moglie Megara (che andò in seconde nozze a Iolao) e cercò per sé una nuova sposa.

Eurito e la figlia Iole

Eracle venne a sapere che Eurito, figlio del re di Ecalia, voleva maritare la propria figlia, Iole. Eurito era un bravissimo arciere e promise la figlia a chiunque avesse dimostrato di saper usare l'arco meglio di lui.
Eracle lo sconfisse, ma Eurito lo accusò di aver usato frecce magiche, trattandolo come uno schiavo. Eracle abbandonò la città senza replicare, nonostante il suo desiderio di vendicarsi.
Intanto Eurito scoprì che dalle scuderie mancavano dodici giumente ed accusò Eracle di averle rubate, in cambio della mancata promessa di matrimonio. Affidò quindi al figlio Ifito di recuperare gli animali.
Ifito non credeva alla colpevolezza di Eracle e si mise alla ricerca degli animali perduti. Le giumente erano state rubate da Autolico, il principe dei ladri, che le aveva rivendute ad Eracle, senza che l'eroe ne potesse sospettare la provenienza.
Durante le sue ricerche, Ifito arrivò a Tirinto, la dimora di Eracle, al quale raccontò i fatti accaduti. Eracle promise di aiutarlo e lo ospitò nella sua casa.
Ifito vide le giumente del padre e tradì i suoi sospetti, in un eccesso d'ira, Eracle gettò giù dal tetto della propria casa Ifito, uccidendolo.

La profanazione del santuario

Il delitto era imperdonabile, in quanto commesso nella propria casa ai danni di un ospite.
Eracle doveva sottoporsi nuovamente al rito della purificazione, ma i suoi amici rifiutarono di compierli, l'unico a venirgli in aiuto fu Deifobo di Amicle, ma Eracle era così ossessionato dal delitto commesso, che decise di recarsi a Delfi per l'assoluzione. Ma non vi trovò conforto.
La pitonessa rifiutò di interrogare l'oracolo, dichiarando che non avrebbe mai risposto ad un essere come lui.
Eracle divenne furente, creando confusione nel santuario e impadronendosi del tripode sacro, gridando che si sarebbe fatto da solo il suo oracolo. Pizia invocò Apollo, il dio arrivò a Delfi ed affrontò Eracle, che gli si gettò incontro.
I due si batterono con grande furia, tanto da obbligare l'intervento di Zeus per separare i suoi due figli. Lascio alla Pizia il compito di scegliere la pena per la morte di Ifito e per la profanazione del santuario.

La schiavitù presso Onfale

Eracle fu nuovamente reso schiavo e fu acquistato per un anno da Onfale, regina di Lidia, ed il denaro andò ai figli di Ifito.
Numerose furono le imprese di Eracle per la sua padrona, ma questa volta la sua schiavitù non fu penosa. Onfale si innamorò di lui e, secondo alcune versioni, lo sposò ed ebbero tre figli.

Il mostro di Poseidone e la guerra contro Laomedonte

Eracle ritornò a Tirinto, pronto per nuovo avventure. Laomedonte era incorso nell'ira di Poseidone, che gli aveva mandato un mostro che devastava i campi e maltrattava la popolazione. Il re di Troia consultò l'oracolo di Zeus, che gli suggerì di sacrificare sua figlia Esione, questo era l'unico modo per liberare la città dal mostro.
Mentre Eracle passava da quelle parti, vide Esione incatenata ad una roccia in riva al mare, la liberò e la riportò alla sua famiglia. Propose quindi a Laomedonte di liberarlo dal mostro in cambio dei cavalli divini di Zeus, ricevuti come ricompensa per il rapimento del figlio di Ganimede. Laomedonte accettò.
Atena gli venne in aiuto e suggerì ai troiani di costruire un terrapieno lungo la riva. Eracle vi si nascose, attendendo l'arrivo del mostro. Da lì Eracle uccise il mostro, non appena emerse dalle acque. Passato il pericolo, Laomedonte ingannò Eracle, dandogli due cavalli normali. Eracle scoprì l'inganno e lascio la città furente, maledicendo Laomedonte.
Tornò a Tirinto per reclutare dei guerrieri, tra questi Iolao, Oicleo di Argo, Peleo e Telamone.
La guerra fu vinta da Eracle e Laomendonte fu ucciso con tutta la sua famiglia, eccetto Podarce e Esione. Podarce fu salvato dalla sua onestà, in quanto cerco di contrastare l'imbroglio del padre, mentre Esione riscattò dalla schiavitù il fratello e sposò Telamone.
Podarce ereditò il regno di Troia e, in ricordo del riscatto della sorella, cambiò il suo nome in Priamo (che significa "riscatto").

La guerra nell'Elide

Le avventure troiane diedero ad Eracle il piacere del combattimento, tanto da attaccare il regno dell'Elide, per vendicarsi di Augia che gli aveva rifiutato il compenso stabilito per avergli pulito le stalle.
Eracle vinse e continuò il suo cammino verso Pilo, dopo averlo conquistato, diede il trono a Nestore figlio di Peleo. Gli episodi di questa guerra verranno raccontati da Nestore durante la guerra di Troia (Iliade, libro XXIII).

Matrimonio con Deianira

Infine Eracle si stabilì in Etolia, chiese la mano di Deianira figlia di Oineo, re di Calidone. Per ottenerla dovette combattere contro il dio fluviale Acheloo, che sconfisse.
Il matrimonio fu felice, ma fu interrotto da un altro evento drammatico: l'uccisione di un parente di Oineo. Questi fungeva da coppiere ed ebbe la sfortuna di sporcare Eracle mentre gli versava l'acqua sulle mani per lavarsi dopo il pasto; furente, Eralce lo spinse via con tanta forza da ucciderlo.

L'uccisione di Nesso

Eracle e Deianira decisero quindi di stabilirsi a Trachis, in Tessaglia. Durante il viaggio arrivarono ad un fiume, dove incontrano il centauro Nesso, che si offri di farli attraversare senza pericolo. Appena arrivato sull'altra riva, Nesso afferrò Deianira e fuggì con lei al galoppo.
Eracle prese l'arco ed uccise il centauro, vicino alla morte, Nesso disse a Deianira di raccogliere il sangue che sgorgava dalla sua ferita, in quanto quel sangue gli avrebbe assicurato l'amore eterno di Eracle, la donna prese un'ampolla che aveva con se e la riempì, pensando di poterla utilizzare in futuro.

La guerra contro Eurito e la morte di Eracle

Giunti a Trachis, Eracle volle prendersi la rivincita su Eurito, che lo insultò accusandolo di slealtà nella prova per ottenere la mano della figlia. Ma prima di dichiarare guerra, consultò l'oracolo di Dodona, ripetendo a Deianira il responso del dio Zeus: questa guerra avrebbe potuto essere la sua ultima impresa seguita da una vita tranquilla o dalla sua morte.
Eracle sconfisse Eurito, uccidendolo con tutta la sua famiglia ad esclusione di Iole, che mandò a Trachis presso Deianira.
Deianira accolse la principessa con molti dubbi. Ormai la guerra era vinta, perché risparmiare Iole? Eracle mandò un araldo a Deianira, affinché gli facesse avere dei vesti nuovi. La donna si ricordo del sangue del centauro e ne fece un unguento da spalmare sui vestiti.
La vendetta di Nesso era compiuta, nel suo sangue era presente il veleno dell'idra di Lerna, in cui Eracle aveva intinto la punta delle sue frecce e che quindi era passato nel suo sangue.
Non appena Eracle indossò i vestiti, si senti bruciare la pelle. Il veleno lo faceva soffrire crudelmente, tanto da sentire la morte vicina. Chiese al figlio Illo di preparargli un rogo in cima al monte Eta e gli promise anche che avrebbe sposato Iole.
Quando il rogo fu pronto, Illo e Iolao vi portarono Eracle, ma nessuno dei due ebbe il coraggio di appiccarvi il fuoco. Fu quindi Eracle a chiamare un pastore che di li passava, ordinandogli di accendere il rogo. Il pastore ubbidì, ed Eracle, riconoscente, gli donò le sue armi: arco, faretra e frecce. Quindi salì sul rogo, coprendosi con la sua pelle di leone.
Iolao, Illo e il giovane pastore, Filottete, iniziarono i loro lamenti funebri.
Mentre si alzano le fiamme del rogo, si senti il rombo di un tuono e prima di morire, Eracle fu portato dal padre Zeus sull'Olimpo.
Iolao fondo un santuario in onore del padre e Illo sposo Iole; Deianira, saputo di aver provocato involontariamente la morte del marito, si uccise.
Sull'Olimpo Eracle fu accolto calorosamente, Era si riconciliò con lui e lo adottò come figlio; qui Eracle sposò Ebe.

La figura di Eracle

Il nome di Eracle significa "la gloria di Era" facendo pensare ad una sua origine in terre in cui Era veniva venerata.
Eroe atletico, Eracle era considerato il leggendario fondatore delle Olimpiadi; Pindaro dedicò a questo tema versi grandiosi.
Era considerato il protettore degli essere umani e veniva invocato in caso di pericolo o di epidemie. Gli venivano anche attribuiti poteri medici e parecchie fonti termali gli erano consacrate. Il personaggio di Eracle ha molti corrispondenti in altre mitologie: Malqart tra i fenici, Ogmios nella trazione celtica, Vejrapani in India.
I romani lo chiamavano Ercole. Categoria:Personaggi della mitologia greca ja:ヘラクレス

Leone di Nemea

Il leone di Nemea era un animale gigantesco, figlio di Selene, dea della luna.
Fu ucciso da Eracle, nella prima delle dodici fatiche.
Alla sua nascita, la madre rimase inorridita e lo gettò sulla terra, dove cadde vicino a Nemea, nell'Argolide. Si insediò in una grotta con due uscite.
Gli abitanti della regione dimenticarono di offrire un sacrificio a Selene, che mise in libertà il leone: questi devastò il paese, divorandone gli abitanti.
Non c'erano armi che potessero ferirlo.
Eracle fu mandato ad ucciderlo. Dopo aver bloccato un'uscita della grotta, entrò dall'altro ingresso, gli si gettò addosso, colpendolo con la clava, e lo finì strozzandolo.
Dopo aver tolto la pelle, utilizzando un artiglio dello stesso leone, Eracle la indossò come armatura impenetrabile. Categoria:Animali della mitologia greca

Artemide

Artemide è una figura della mitologia greca, figlia di Zeus e di Leto e sorella di Apollo. È l'equivalente di Diana, riconosciuta dalla mitologia romana. Talvolta è chiamata anche Cinzia, secondo la leggenda mitologica che la vorrebbe nata sulle pendici del monte Cinzio (o Cinto), nell'isola di Delo. Esiodo racconta che Artemide era figlia di Zeus e Leto, a sua volta figlia di Ceo e Febe (ma alcune fonti la vogliono figlia di Demetra. Stando ad Esiodo, comunque, Leto fu vittima della gelosia di Era e nessun luogo poteva dirsi sicuro per far nascere i propri figli. Finalmente le fu offerto rifugio nell'isola galleggiante di Ortigia, fino a quel momento incolta. Quando Artemide e Apollo nacquero, l'isola si fissò al fondo del mare. Fin dalla nascita, Artemide poté aiutare la madre nel mettere al mondo Apollo; in suo onore l'isola prese il nome di Delo (la brillante). Omero definisce Artemide come "Signora delle bestie selvagge", "Sovrana degli animali" e "Leone fra le donne". Viene ricordata anche come Eileithya, "colei che soprintende ai parti felici". Questa sua varietà di attribuzione, rende la sua origine più antichi, a tempi pre-ellenici, un'epoca in cui sulle sponde del Mediterraneo orientale una unica divinità incarnava tutte le funzioni delle maternità e della fertilità, suddivise in seguito tra diverse dee.
Nella Ionia il culto di Artemide combaciava in alcuni punti con quello della Grande Madre, di cui prende l'eredità. Il suo santuario più famoso si trovava nel porto di Efeso e il suo tempio era così magnifico da essere annoverato tra le sette meraviglie del mondo. Qui Artemide era venerata come dea della fertilità e la sua immagine efesina con molte mammelle, risulta molto diversa dalla sua raffigurazione di vergine cacciatrice.
I greci della Focide, portarono il suo culto a Massilia (oggi Marsiglia), da lì arrivò a Roma, dove assorbi rapidamente quello della Diana italica. Delle sue antiche origini, venne conservato un antico culto, nel corso del quale i suoi adoratori si travestivano da orso (la trasformazione in orsi si ritrova nel mito di Callisto). Il centro principale di questo culto era a Braurone, nell'Attica e sull'Acropoli si ergeva un recinto sacro dedicato ad Artemide Brauronia. Artemide appare nell'Iliade (libro XXI) in modo poco glorioso, quando Era, offesa da un suo scherzo fuori luogo, le ribatte che finché si limita ad uccidere animali feroci va bene, ma quando tenta di togliere potere ai suoi superiori, merita soltanto una buona lezione. Detto ciò, prende la faretra di Artemide e gliela dà sulla testa.
Artemide era molto venerata dalle donne, in particolari dalle madri di famiglia, che la onoravano sotto la sua forma originale. Categoria:Divinità greche dell'Olimpo ja:アルテミス ko:아르테미스

Euristeo

Euristeo è una figura della mitologia greca, era figlio di Stenelo. Fu il re di Tirinto e di Micene. Divenne re di questi regni, in quanto Zeus stabilì che sarebbero toccati al primo nato della stirpe di Perseo. L'intento di Zeus era quello di offrire il regno a Eracle, ma Era favori e anticipò la sua nascita, permettendogli di regnare sulle due città.
Sempre a causa di Era, Eracle fu sottomesso a Euristeo e per lui compie le famose dodici fatiche.
Euristeo perseguitò i discendenti di Eracle (gli Eraclidi). Temendo la loro vendetta, inseguì i figli di Eracle fino ad Atene. Qui fu respinto e costretto alla fuga. Illo lo inseguì e lo uccise. Gli taglio la testa e la consegno a sua nonna Alcmena, che gli strappo gli occhi, compiendo l'oltraggio rituale al cadavere del nemico. Categoria:Re di Micene Categoria:Re di Tirinto

Era (mitologia)

Era è una figura della mitologia greca, era la regina degli dei dell'Olimpo. Figlia di Crono e di Rea, sorella ed anche sposa di Zeus. Generò Ares, Ebe, Efesto e Ilizia. La sua origine è molto antica: era venerata prima dell'epoca delle migrazioni, ma come divinità autonoma, senza marito.
Nella religione olimpica, era la protettrice del matrimonio, presiedeva a tutte le attività delle donne e vegliava sui bambini.
Era non è un vero nome (rimasto sconosciuto), ma un titolo, "la Signora".
Sembra che il culto originale fosse così importante, da costringere gli invasori venuti dal nord ad inserirlo nella loro religione nel rango più elevato: fu così che Era divenne sposa di Zeus.
La mitologia ci racconta di un matrimonio non felice. Era non dimostrò il minimo affetto per i figli, tutte le leggende la mostrano come sposa bisbetica ed infelice, in continuo contrasto con un marito che non ha scelto, resa continuamente gelosa dalle continue infedeltà di Zeus, persecutrice crudele delle rivali e dei loro figli. Un giorno Zeus incontrò Era e se ne innamorò. Per sedurla si trasformò in cuculo, si lasciò infradiciare da un temporale da lui stesso scatenato sulle pendici della montagna in cui Era amava passeggiare.
Dopo la pioggia, la dea uscì per la sua passeggiata e si sedette ai piedi di un albero. Un uccellino tutto bagnato andò a posarsi sulle sue ginocchia, la dea lo raccolse tra le mani per riscaldarlo.
Fu a quel punto che Zeus riassunse la sua forma normale e la sedusse, promettendole di sposarla.
Una volta sposati, le liti si susseguirono senza fine. LIliade ci mostra i due coniugi schierati sui fronti opposti della guerra di Troia.
Era sostiene apertamente gli achei in quanto Elena e Paride le hanno recato offesa. Zeus cerca di rimanere neutrale, pur avendo degli obblighi nei confronti della madre di Achille, Teti. Questo suo atteggiamento è considerato da Era come ostile. I santuari dedicati ad Era di epoca storica si trovano ad Argo e sull'isola di Samo. L'isola rivendicava a se l'onore di aver dato i natali alla dea e di essere stata testimone dell'idillio con Zeus (come indicato da Omero nellIliade
, libro XIV).
Anche Argo rivendicava il ruolo di città natale della dea, giustificandola con la presenza dell'antico santuario a lei dedicato, lo Heraion, che si ergeva a circa 10 km dalla città.
La festa a lei dedicata era detta Heraia, si svolgeva ad Argo ed era accompagnata da giochi atletici. Categoria:Divinità greche dell'Olimpo ja:ヘラ ko:헤라

Argo (città)

Argo è una città (21.000 abitanti) dell'Argolide (Grecia), a circa cinque chilometri dal golfo di Nauplia. L'economia della città si basa sulle industrie alimentari e del tabacco.
Città molto antica, conserva importanti rovine della Grecia classica: un tempio dedicato ad Era e un teatro (IV-III sec. a.C.).

Storia

La città fu fondata nell'età del bronzo, divenne quindi centro dell'impero miceneo. Successivamente fu presa dagli Eraclidi, che cacciarono gli Achei dal sud della Grecia. Argo divenne la città più importante della Grecia, dominando su quasi tutta l'Argolide e su parte del Peloponneso, superata nel VI secolo a.C. da Sparta, da cui fu sconfitta nella meta del VI sec. a.C. e nel 494 a.C.. Nell'epoca classica il regno di Argo comprendeva Nauplia, Tirinto e Micene. Il nome Argo significa "la pianura", definendo la regione in cui la città si trova. Dal 229 a.C. al 146a.C. fece parte della Lega achea. Diviene provincia romana dell'Acaia e quindi unita all'impero bizantino.
Dal 1460 al 1830 viene occupata dai turchi, subendone un terribile saccheggio nel 1825.

Mitologia

Nella mitologia dell'Argolide era il regno di Agamennone e la tragedia di Eschilo (" Agamennone") si svolge ad Argo. Il tempio di Era (detta anche Era argiva), sorgeva a circa nove chilometri a nord della città (Heraion) Categoria:Città della Grecia Categoria:Luoghi della mitologia greca

Amimone

Amimone è una figura della mitologia greca, una delle cinquanta figlie di re Danao (Danaidi). Quando Danao arrivò a Lerna, nel Golfo di Argo, mandò Amimone a prendere acqua per un sacrificio.
La fanciulla svegliò involontariamente un satiro, che cercò di usarle violenza.
Amimone chiese aiuto a Poseidone, che intervenne e scagliò il suo tridente verso il satiro, senza colpirlo; il tridente si conficco in una roccia e Poseidone concesse ad Amimone di estrarlo dalla roccia: in quel punto sgorgò l'acqua della fonte Amimone.
Questa è l'origine del fiume di Lerna. Amimone ebbe da Poseidone un figlio, Nauplio. Categoria:Personaggi della mitologia greca

Tallone


- Tallone, termine anatomico che indica una regione del piede
- Tallone, parte più grossa della stecca da biliardo, opposta alla punta
- Tallone, testa della mazza da golf
- Tallone, zona che aderisce al bordo del cerchione nel pneumatico
- Tallone, termine della botanica che definisce la parte inferiore ingrossata dei polloni
- Tallone, comune francese del dipartimento della Corsica settentrionale
- Cesare Tallone, pittore italiano
- Alberto Tallone, editore e stampatore italiano
- Tallone, parte della lama di un coltello prossima alla guardia, dove normalmente trovano spazio le possibili iscrizioni.

Cinghiale di Erimanto

)]] Il cinghiale di Erimanto terrorizzava gli abitanti della regione del monte Erimanto, in Arcadia. Eracle, nella sua terza fatica, fu mandato da Euristeo ad aiutare quelle popolazioni. Eracle spinse il cinghiale verso la cima del monte, sulla neve alta: l'animale non riusciva più a correre e quindi Eracle gli saltò in groppa, incatenandogli le zampe. Lo prese quindi in spalla e lo portò ad Argo per mostrarlo a Euristeo. Quando il re lo vide, fu preso da grande paura ed andò a rifugiarsi in una giara di bronzo, da cui non uscì finché Eracle non l'ebbe portato via. Categoria:Animali della mitologia greca

Arcadia

L'Arcadia è una regione agricola e pastorale della Grecia, al centro del Peloponneso ma andrebbe più correttamente intesa come un luogo ideale di vita amena, idillica e del tutto separata dalla realtà, come, appunto, nella favolosa e mitica regione greca dell'Arcadia. Un significato figurato è quello di una riunione di persone, una corrente culturale e quant'altro, che tratti futilmente di cose senza importanza. Alla regione fa riferimento il romanzo Arcadia pastorale in prosa e versi di Iacopo Sannazzaro (1501). Da quest'opera ebbe origine l'Accademia dell'Arcadia di Roma. categoria:Grecia

Argo (città)

Argo è una città (21.000 abitanti) dell'Argolide (Grecia), a circa cinque chilometri dal golfo di Nauplia. L'economia della città si basa sulle industrie alimentari e del tabacco.
Città molto antica, conserva importanti rovine della Grecia classica: un tempio dedicato ad Era e un teatro (IV-III sec. a.C.).

Storia

La città fu fondata nell'età del bronzo, divenne quindi centro dell'impero miceneo. Successivamente fu presa dagli Eraclidi, che cacciarono gli Achei dal sud della Grecia. Argo divenne la città più importante della Grecia, dominando su quasi tutta l'Argolide e su parte del Peloponneso, superata nel VI secolo a.C. da Sparta, da cui fu sconfitta nella meta del VI sec. a.C. e nel 494 a.C.. Nell'epoca classica il regno di Argo comprendeva Nauplia, Tirinto e Micene. Il nome Argo significa "la pianura", definendo la regione in cui la città si trova. Dal 229 a.C. al 146a.C. fece parte della Lega achea. Diviene provincia romana dell'Acaia e quindi unita all'impero bizantino.
Dal 1460 al 1830 viene occupata dai turchi, subendone un terribile saccheggio nel 1825.

Mitologia

Nella mitologia dell'Argolide era il regno di Agamennone e la tragedia di Eschilo (" Agamennone") si svolge ad Argo. Il tempio di Era (detta anche Era argiva), sorgeva a circa nove chilometri a nord della città (Heraion) Categoria:Città della Grecia Categoria:Luoghi della mitologia greca

Tessaglia

La Tessaglia è una regione (14.037 km², 731.000 ab.) della Grecia. La regione è situata fra il Pindo (ovest), l'Olimpo (nord), il Pelio (sud) e il Mare Egeo (est). L'economia si basa sull'agricoltura (cotone, tabacco, agrumi, olive) e sull'estrazione di minerali (giacimenti di cromite).

Storia

Re di Tessaglia (Tagi):
- Euriloco di Larissa (590a.C.-560 a.C.)
- Scopa di Crannone (560 a.C.-540 a.C.)
- Lattamia (540 a.C.-530 a.C.)
- Echecratida di Farsàlo ? (530 a.C.-515 a.C.)
- Antioco di Farsàlo (515 a.C.-511 a.C.)
- Cinea Conieo (511 a.C.-500 a.C.)
- Thorax di Larissa (500 a.C.-476 a.C.)
- Echecratida di Farsàlo (476 a.C.-460 a.C.)
- Daoco di Farsàlo (432 a.C.-405 a.C.)
- assenza di Tagi (atagia) (405 a.C.-371 a.C.)
- Giasone di Fere (371 a.C.-370 a.C.)
- Polidoro di Fere (370 a.C.)
- Polifrone di Fere (370 a.C.-369 a.C.)
- Alessandro di Fere (369 a.C.-358 a.C.)
- Agelao di Farsàlo, arconte (361 a.C. circa)
- Eudico di Larissa, arconte (352 a.C.-344 a.C.)
- Filippo II di Macedonia (344 a.C.-336 a.C.)
- Alessandro di Macedonia (Magno) (336 a.C.-323 a.C.) Categoria:Grecia ja:テッサリア

Bronzo

Il bronzo è una lega rame-stagno, anche se spesso questo termine viene esteso anche a una serie di leghe a base di rame in cui lo stagno non è l'elemento aggiuntivo principale o addirittura non è presente. Lo stagno aggiunto fino al 8-9% da luogo a leghe con buone caratteristiche meccaniche e grande resistenza alla corrosione: queste leghe sono ancora lavorabili plasticamente e si possono laminare, estrudere, forgiare, stampare e trafilare. Aumentando ulteriormente il tenore di stagno, la durezza raggiunge livelli tali da consentire solo pezzi ottenuti per fusione, chiamati anche getti. A livello industriale si arriva a produrre bronzi con tenori fino al 30% di stagno. Il diagramma di equilibrio rame-stagno è piuttosto complicato. In genere i bronzi contengono sempre elementi aggiunti oltre allo stagno, Il fosforo disossida e aumenta la durezza; nei bronzi al fosforo vi è un tenore dello 0,4-0,8%. Il piombo viene aggiunto in tenori compresi tra l'1 al 5%. Esso rimane confinato ai bordi dei grani rendendo così più facile la lavorazione alle macchine utensili. Se invece il piombo raggiunge percentuali molto più elevate (dal 10 al 30%) la lega presenta un particolare comportamento alla frizione: per questo sono impiegate per i cuscinetti. Lo zinco viene usato come disossidante.

Storia

Venne usato estesamente durante l'età del Bronzo: durante questo periodo storico, cui diede perfino il nome, venne usato per fare attrezzi, armi, corazze e strumenti più resistenti e leggeri di quelle in pietra o in rame; ai metalli componenti veniva aggiunto, perlopiù come impurità, anche arsenico, che contribuiva a rendere la lega ancora più dura. Questo bronzo primitivo era anche più resistente delle prime armi di ferro, dal momento che il modo di forgiare ghisa e acciaio di buona qualità sarebbe stato scoperto solo millenni dopo. Nonostante tutto, l'età del bronzo cedette il passo all'età del Ferro, dal momento che le spedizioni di stagno attraverso il Mediterraneo cessarono durante le grandi migrazioni di popolazioni che ebbero luogo nel periodo dal 1200 al 1100 AC, rendendo estremamente difficile trovare la materia prima necessaria e causando un forte aumento dei prezzi di questo materiale. Il bronzo venne perciò usato solo per oggetti di particolare pregio, mentre per molti scopi il più debole ferro dolce era sufficientemente resistente da prenderne il posto. Per esempio, gli ufficiali dell'esercito romano avevano spade di bronzo, mentre i semplici fanti dovevano accontentarsi di spade di ferro. Dall'inizio del XX secolo venne introdotto il silicio come principale legante del rame, ed oggi la maggior parte del bronzo per usi industriali ed artistici è in realtà una lega rame-silicio.

Tecnologia

Le leghe a base di rame hanno punto di fusione più basso rispetto all'acciaio, e sono più facilmente prodotte a partire dai loro costituenti. Hanno una densità superiore in media del 10% a quella dell'acciaio (alcuni tipi di bronzo contenenti molto alluminio o silicio possono essere meno densi), ma tutti i vari tipi di bronzo sono comunque più morbidi e meno resistenti di esso. Sono però più elastici e più resistenti alla corrosione, soprattutto da acqua di mare, e resistono alla fatica meglio di quanto faccia l'acciaio: sono anche dei migliori conduttori di calore ed elettricità. Una lega a base di rame costa più dell'acciaio, ma meno di una equivalente lega a base di nichel.

Usi del bronzo

I bronzi vengono usati per numerose applicazioni. Per le monete e le medaglie si usa un contenuto di stagno variabile tra il 3 e l'8 per cento: in questo range la resistenza all'usura e alla corrosione si accompagnano ad una discreta coniabilità. Per la fabbricazione di ingranaggi ed organi di trasmissione si usano leghe con stagno dall'8 al 12%; Cuscinetti e boccole, ruote ad ingranaggi sollecitati a forti pressioni necessitano di un tenore di stagno superiore al 14%, così come gli apparecchi idraulici per alte pressioni. Le leghe con il 20% e più di stagno sono quelle che vengono utilizzate per parti sollecitate per attrito sotto forte pressione, come i cuscinetti. Anche le campane hanno un alto contenuto di stagno (19-22%). Sopra il 30% di stagno la lega diventa fragile e non ha interesse industriale. Il bronzo è molto usato dagli scultori per le loro opere, perché molte leghe di bronzo hanno l'insolita e molto utile proprietà di espandersi lievemente poco prima di solidificare, riempiendo ogni minimo vuoto dello stampo che le contiene. Questo permette, nella scultura finita, di rendere perfettamente ogni minimo dettaglio del lavoro dell'artista. Il bronzo ha inoltre un attrito molto basso con altri metalli, cosa che lo rese prezioso nella fabbricazione di palle di cannone, visto che quelle di ferro tendevano a grippare all'interno della canna. Oggi questa caratteristica lo rende utile in piccoli motori elettrici per cuscinetti a sfera, bronzine e spazzole.

Voci correlate


- rame
- ottone
- cupronichel
- Cuprallumini
- stagno Categoria:Metallurgia Categoria:leghe metalliche ja:青銅 ko:청동

Argo (città)

Argo è una città (21.000 abitanti) dell'Argolide (Grecia), a circa cinque chilometri dal golfo di Nauplia. L'economia della città si basa sulle industrie alimentari e del tabacco.
Città molto antica, conserva importanti rovine della Grecia classica: un tempio dedicato ad Era e un teatro (IV-III sec. a.C.).

Storia

La città fu fondata nell'età del bronzo, divenne quindi centro dell'impero miceneo. Successivamente fu presa dagli Eraclidi, che cacciarono gli Achei dal sud della Grecia. Argo divenne la città più importante della Grecia, dominando su quasi tutta l'Argolide e su parte del Peloponneso, superata nel VI secolo a.C. da Sparta, da cui fu sconfitta nella meta del VI sec. a.C. e nel 494 a.C.. Nell'epoca classica il regno di Argo comprendeva Nauplia, Tirinto e Micene. Il nome Argo significa "la pianura", definendo la regione in cui la città si trova. Dal 229 a.C. al 146a.C. fece parte della Lega achea. Diviene provincia romana dell'Acaia e quindi unita all'impero bizantino.
Dal 1460 al 1830 viene occupata dai turchi, subendone un terribile saccheggio nel 1825.

Mitologia

Nella mitologia dell'Argolide era il regno di Agamennone e la tragedia di Eschilo (" Agamennone") si svolge ad Argo. Il tempio di Era (detta anche Era argiva), sorgeva a circa nove chilometri a nord della città (Heraion) Categoria:Città della Grecia Categoria:Luoghi della mitologia greca

Bronzo

Il bronzo è una lega rame-stagno, anche se spesso questo termine viene esteso anche a una serie di leghe a base di rame in cui lo stagno non è l'elemento aggiuntivo principale o addirittura non è presente. Lo stagno aggiunto fino al 8-9% da luogo a leghe con buone caratteristiche meccaniche e grande resistenza alla corrosione: queste leghe sono ancora lavorabili plasticamente e si possono laminare, estrudere, forgiare, stampare e trafilare. Aumentando ulteriormente il tenore di stagno, la durezza raggiunge livelli tali da consentire solo pezzi ottenuti per fusione, chiamati anche getti. A livello industriale si arriva a produrre bronzi con tenori fino al 30% di stagno. Il diagramma di equilibrio rame-stagno è piuttosto complicato. In genere i bronzi contengono sempre elementi aggiunti oltre allo stagno, Il fosforo disossida e aumenta la durezza; nei bronzi al fosforo vi è un tenore dello 0,4-0,8%. Il piombo viene aggiunto in tenori compresi tra l'1 al 5%. Esso rimane confinato ai bordi dei grani rendendo così più facile la lavorazione alle macchine utensili. Se invece il piombo raggiunge percentuali molto più elevate (dal 10 al 30%) la lega presenta un particolare comportamento alla frizione: per questo sono impiegate per i cuscinetti. Lo zinco viene usato come disossidante.

Storia

Venne usato estesamente durante l'età del Bronzo: durante questo periodo storico, cui diede perfino il nome, venne usato per fare attrezzi, armi, corazze e strumenti più resistenti e leggeri di quelle in pietra o in rame; ai metalli componenti veniva aggiunto, perlopiù come impurità, anche arsenico, che contribuiva a rendere la lega ancora più dura. Questo bronzo primitivo era anche più resistente delle prime armi di ferro, dal momento che il modo di forgiare ghisa e acciaio di buona qualità sarebbe stato scoperto solo millenni dopo. Nonostante tutto, l'età del bronzo cedette il passo all'età del Ferro, dal momento che le spedizioni di stagno attraverso il Mediterraneo cessarono durante le grandi migrazioni di popolazioni che ebbero luogo nel periodo dal 1200 al 1100 AC, rendendo estremamente difficile trovare la materia prima necessaria e causando un forte aumento dei prezzi di questo materiale. Il bronzo venne perciò usato solo per oggetti di particolare pregio, mentre per molti scopi il più debole ferro dolce era sufficientemente resistente da prenderne il posto. Per esempio, gli ufficiali dell'esercito romano avevano spade di bronzo, mentre i semplici fanti dovevano accontentarsi di spade di ferro. Dall'inizio del XX secolo venne introdotto il silicio come principale legante del rame, ed oggi la maggior parte del bronzo per usi industriali ed artistici è in realtà una lega rame-silicio.

Tecnologia

Le leghe a base di rame hanno punto di fusione più basso rispetto all'acciaio, e sono più facilmente prodotte a partire dai loro costituenti. Hanno una densità superiore in media del 10% a quella dell'acciaio (alcuni tipi di bronzo contenenti molto alluminio o silicio possono essere meno densi), ma tutti i vari tipi di bronzo sono comunque più morbidi e meno resistenti di esso. Sono però più elastici e più resistenti alla corrosione, soprattutto da acqua di mare, e resistono alla fatica meglio di quanto faccia l'acciaio: sono anche dei migliori conduttori di calore ed elettricità. Una lega a base di rame costa più dell'acciaio, ma meno di una equivalente lega a base di nichel.

Usi del bronzo

I bronzi vengono usati per numerose applicazioni. Per le monete e le medaglie si usa un contenuto di stagno variabile tra il 3 e l'8 per cento: in questo range la resistenza all'usura e alla corrosione si accompagnano ad una discreta coniabilità. Per la fabbricazione di ingranaggi ed organi di trasmissione si usano leghe con stagno dall'8 al 12%; Cuscinetti e boccole, ruote ad ingranaggi sollecitati a forti pressioni necessitano di un tenore di stagno superiore al 14%, così come gli apparecchi idraulici per alte pressioni. Le leghe con il 20% e più di stagno sono quelle che vengono utilizzate per parti sollecitate per attrito sotto forte pressione, come i cuscinetti. Anche le campane hanno un alto contenuto di stagno (19-22%). Sopra il 30% di stagno la lega diventa fragile e non ha interesse industriale. Il bronzo è molto usato dagli scultori per le loro opere, perché molte leghe di bronzo hanno l'insolita e molto utile proprietà di espandersi lievemente poco prima di solidificare, riempiendo ogni minimo vuoto dello stampo che le contiene. Questo permette, nella scultura finita, di rendere perfettamente ogni minimo dettaglio del lavoro dell'artista. Il bronzo ha inoltre un attrito molto basso con altri metalli, cosa che lo rese prezioso nella fabbricazione di palle di cannone, visto che quelle di ferro tendevano a grippare all'interno della canna. Oggi questa caratteristica lo rende utile in piccoli motori elettrici per cuscinetti a sfera, bronzine e spazzole.

Voci correlate


- rame
- ottone
- cupronichel
- Cuprallumini
- stagno Categoria:Metallurgia Categoria:leghe metalliche ja:青銅 ko:청동

Augia

Augia è una figura della mitologia greca, era re dell'Elide, nel Peloponneso, e da taluni autori indicato come figlio di Elio. Augia possedeva armenti immensi, ricevute dal padre, Elio.
A causa dell'origine divina il suo bestiame era immune ad ogni malattia e si accresceva continuamente.
Augia trascurò di pulire le stalle e le scuderie e il letame che si accumulava ammorbava i dintorni, mentre nugoli di mosche oscuravano il cielo.
Come sesta impresa delle fatiche di Eracle, Euristeo ordinò ad Eracle di pulirle in un solo giorno. Egli abbatté le pareti delle stalle, deviò l'acqua del fiume Alfeo, facendole affluire attraverso le stalle, ripulendole in un solo giorno.
Augia mancò alla promessa di dare parte del bestiame ad Eracle. La lite che ne seguì, porto alla guerra: Eracle vinse e Augia fu ucciso. Categoria:Personaggi della mitologia greca

Elide

L'Elide è un nomo (2.618 km², 175.000 abitanti) della Grecia, al centro del Peloponneso. La regione ha per capoluogo Pirgo. Altri centri importanti sono Amaliás e Káto Figáleia. Si affaccia sul Mar Ionio; la parte orientale è montuosa, mentre il resto del territorio è pianeggiante ed attraversato dai fiumi Alfeo e Peneo. L'economia della regione si basa sull'agricoltura (agrumi, vite, cereali e frutta), sull'allevamento (ovini) e sulla pesca. Categoria:Grecia

Elio (mitologia)

Elio (dal greco Helios) è una figura della mitologia greca, era il dio del sole. Secondo Esiodo era figlio di due titani, Iperione e Teia, fratello di Selene (la luna) e Eos (l'aurora).
Omero, nell'Odissea (libro XII), lo descrive con il nome di Iperione.
Era sposato con Perseide, da cui ebbe molti figli, fra cui Circe e Eete. Particolarmente venerato sull'isola di Rodi, dove ebbe sette figli dalla ninfa Rodo, chiamati Eliadi, come le cinque figlie avute dalla sorella di Perseide, Climene, che mise al mondo anche Fetonte.
Il dio viene normalmente rappresentato alla guida del carro del sole, tirato da cavalli che soffiano fuoco dalle narici. Il carro trainava il sole nel cielo, da est a ovest.
Questa sua attività gli permetteva di assistere ad ogni avvenimento del mondo, tra gli altri, anche al rapimento di Persefone da parte di Ade. In epoca storica, Elio viene confuso con Apollo. Soltanto verso la fine dell'impero romano, il sole (Sol invictus) in quanto tale, fu oggetto di un particolare culto da parte della famiglia degli Aureli, che se ne dicevano discendenti. Categoria:Divinità greche ja:ヘリオス

Euristeo

Euristeo è una figura della mitologia greca, era figlio di Stenelo. Fu il re di Tirinto e di Micene. Divenne re di questi regni, in quanto Zeus stabilì che sarebbero toccati al primo nato della stirpe di Perseo. L'intento di Zeus era quello di offrire il regno a Eracle, ma Era favori e anticipò la sua nascita, permettendogli di regnare sulle due città.
Sempre a causa di Era, Eracle fu sottomesso a Euristeo e per lui compie le famose dodici fatiche.
Euristeo perseguitò i discendenti di Eracle (gli Eraclidi). Temendo la loro vendetta, inseguì i figli di Eracle fino ad Atene. Qui fu respinto e costretto alla fuga. Illo lo inseguì e lo uccise. Gli taglio la testa e la consegno a sua nonna Alcmena, che gli strappo gli occhi, compiendo l'oltraggio rituale al cadavere del nemico. Categoria:Re di Micene Categoria:Re di Tirinto

Jokihevonen

Vetehishevonen eli jokihevonen uskomuksen kaunis hevonen, joka seisoo virrassa tai laukkaa rannalla. Eläin käyttäytyy hyvin säyseästi, ja päästää pahaa aavistamattoman ihmisen ratsaille, mutta katoaa sitten virran syövereihin ukkosenjyrinän säestyksellä ihminen mukanaan. Skottien vetehishevonen on kelppi, irlantilaisten aughisky, ja myös ruotsalaiset tuntevat olennon. Jethro Tull on tehnyt kappaleen Kelpie (1988), joka kertoo nuoresta naisesta jonka kelppi houkuttelee mukaansa. Kelppitarinoilla saattaa olla samanlainen funktio kuin suomalaisilla Näkki-kertomuksilla: pelotellaan lapset pois vaarallisen virran ääreltä. Ne juontavat kuitenkin juurensa paljon vanhemmalle ajalle ja saattavat olla jäänteitä kelttien joen ja sään jumalien palvonnasta. Suomessakin tunnetaan eläimiksi muuntautuvia näkkejä tai vetehisiä, jotka houkuttelevat ihmisiä selkäänsä. Eräässä tarinassa iso musta koira tuli rannassa leikkivien lasten luo. Leikittyään aikansa lasten kanssa koira pyysi lapsia selkäänsä. Lapset nousivat koiran selkään. Takimmaisena istuva lapsi ei kuitenkaan ei mahtunut kunnolla, joten hän päivitteli tilaa olevan yhtä vähän kuin näkin hännällä. Kuullessaan nimensä koiraksi muuntautunut näkki pelästyi, pudotti lapset selästään, ja katosi veteen. Luokka:Taruolennot

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سومي
سومي (Суми) هي مدينة في دولة اوكرانيا تقع في شمال شرق اوكرانيا، يبلغ عدد سكانها ما يقارب 400 الف نسمة. تتسم سومي بصفاتها الريفية وهي في مراحل تطور معماري سريع.مناخها بارد معظم شهور السنة ولكن في منتصف السنة يصبح المناخ معتدل وحار مع زيادة في الرطوبة. توجد في سومي اربع بحيرات وثلاث انها
هندسة تطبيقية
الهندسة التطبيقية , باللغة الإنجليزية Engineering ، و تعني تطبيق العلم لتوفير الحاجات الإنسانية. وذلك من خلال المعرفة، الرياضيات، والتجربة العملية عن طريق تصميم الأدوات أو العمليات المفيدة. الممارسون المحترفون للهندسة يدعون الهندسة الخاصة بالتشييد و البناء بداية من التصميم المعماري و الإنشاء إلى صيانة و تشغيلية المبنى. و تأتي أهمية الالرياضيات يتعامل مع العلاقات المكانية. يميّز الناس الفضاء ببعض المعايير الأساسية, او ما يسمى بالمسلمات, التي تؤسس الهندسة. مثل هذه المسلمات لا تحتاج إلى البرهان، لكن يمكن أن تس
تصنيف:رياضيات
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