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Liguria
La Liguria è una regione italiana dell'Italia Nord-Occidentale di 1,7 milioni di abitanti, con capoluogo Genova. Confina a sud con il Mar Ligure a ovest con la Francia (regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra), a nord con il Piemonte e con l'Emilia-Romagna, e a est con la Toscana. Comprende anche le province di Imperia, Savona e La Spezia.
È una regione di grande richiamo turistico per le sue bellezze naturali, fra cui - vicino alla Spezia - le notissime Cinque terre costituite dai cinque borghi marinari di Corniglia, Manarola, Monterosso al Mare, Riomaggiore, Vernazza od ancora la Riviera dei Fiori, intorno a Sanremo.
Storia
Gli antichi Liguri si sistemarono sul litorale mediterraneo dal Rodano all'Arno, ma successivamente le migrazioni celtiche, come pure le colonizzazioni di fenici, greci e cartaginesi, hanno rimpiazzato i liguri a partire dal IV secolo AC.
La regione è stata sottomessa ufficialmente dai romani durante il II secolo AC.
Durante il Medio Evo, Genova ha preso gradualmente il controllo della maggior parte della Liguria.
Nel 1815 è stata annessa al Regno di Sardegna. Dal 1860 è parte dell'Italia.
Preistoria e epoca più antica
Vicino a Loano si sono trovate tracce dell'Uomo di Neandertal. Nella Grotta dei balzi rossi di Ventimiglia sono apparsi resti che ricordano l'Uomo di Cro-Magnon.
A partire dal secondo millennio AC (neolitico) si hanno notizie della presenza dei liguri su un territorio molto vasto, corrispondente alla maggior parte dell'Italia settentrionale. Comunemente si pensa che gli antichi Liguri si sistemarono sul litorale mediterraneo dal Rodano all'Arno spingendo la propria presenza fino alla costa mediterranea spagnola ad occidente ed al Tevere verso sud Est, colonizzando le principali isole come la Corsica, la Sardegna e la Sicilia. Poteva essere una popolazione di circa 200.000 persone, suddivise in varie tribù. Di loro ci restano numerosi prodotti ceramici.
Successivamente le migrazioni celtiche (che parlavano il leponzio o lepontico), come pure le colonizzazioni di fenici, greci e cartaginesi, hanno rimpiazzato i liguri a partire dal IV secolo AC.
Epoca romana
Con la prima guerra punica (II secolo AC) i liguri si sono divisi tra alleati di Cartagine e alleati di Roma. Fu quando i romani conquistarono questo territorio, con l'aiuto dei Genuates, loro federati, che lo si chiamò Liguria, e che corrispondeva alla IX Regio dell'Impero romano, che si estendeva dalla costa fino alle rive del Po.
Nel 180 a. C. i Romani, per poter "disporre" della Liguria nella loro conquista della Gallia, devono deportare 47.000 Liguri Apuani, irriducibili ribelli, confinandoli nel Sannio (Avellino-Benevento).
Alto medio evo
L'Alto Medio Evo è un periodo importante per Genova e la sua regione. Infatti, fatta salva per la puntata dei Longobardi di Rotari, la parte di regione protetta dagli Appennini resta salva dalle invasioni e viene, per così dire, ristretta sulla fascia costiera, perdendo tutto l'oltregiogo e quindi "obbligata" al mare. In tal modo si delina il suo futuro. Ad un ormai formale governo bizantino, viene sostituita la diluizione nelle tre marche Aleramica, Arduinica ed Obertenga, che originano il primissimo ceto nobiliare viscontile, e la successiva assegnazione alla Marca Marittima, con compiti di contenimento e vigilanza sull'alto tirreno da quello che era nel frattempo diventato un grande problema per la cristianità postcarolingia: i mori islamici.
L'ascesa di Genova
Il contatto, più spesso lo scontro, con questo problema fu per la Liguria e per Genova, le cui storie da ora in poi sono identificate, un evento ricchissimo di conseguenze. Certo, prima di tutto significò sangue e lacrime per le popolazioni, vittime di ripetute e terribili scorrerie ed abbandonate in prima linea. Ma con gli arabi arrivò, e fu magistralmente acquisito dai genovesi, una nuova e straordinaria dimensione culturale, fatta di conoscenza, tecniche ed esperienze di navigazione e di commerci, contatti mercantili con il resto di un Mediterraneo che diventava improvvisamente piccolo, che proiettò in meno di un secolo la città dalla pigra e lontano periferia di un impero in crisi al centro delle vicende di una cristianità in espansione. Furono infatti le crociate che riconobbero di fatto a Genova il ruolo di protagonista marittima che la accompagnerà nei secoli successivi.
La Repubblica di San Giorgio
Questo evento porta i genovesi nel centro del mondo, dove sono decisivi nella conquista di Gerusalemme (Præpotens Genuensium præsidium), dove acquisiscono colonie e mercati, dove incassano ricchezze straordinarie. Dopo le vittorie della Meloria su Pisa e, successivamente, della Curzola su Venezia, il Mar Nero è un lago genovese, la Croce di San Giorgio domina sul Mediterraneo, ed il Banco di San Giorgio arriverà a gestire un patrimonio superiore a quello delle più importanti dinastie europee, che al Banco ricorreranno per avere credito ed appoggi.
Saldamente attestata sui valichi montani alle sue spalle e lungo le due Riviere ai suoi lati, tra Monaco e Portovenere, Genova dà al suo dominio di terra la forma della Regione che conosciamo oggi. Le sue colonie, i suoi contatti cosmopoliti, le sue rotte mercantili le danno quelle ricchezze e quelle competenze che rimarranno nella sua storia fino ad oggi.
Le vicende storiche internazionali e la ricerca di nuovi sbocchi commerciali portano i genovesi fuori dai limiti casalinghi del Mediterraneo. Sono in Cina alla corte mongola, sono alle Canarie ed a Capo Verde, costeggiano l'Africa verso Sud: soprattutto sono in Spagna, da dove il più famoso di loro partirà per cercare una nuova rotta per le Indie e tornerà con la rotta per un Mondo Nuovo.
Il secolo dei genovesi (El siglo de los genoveses)
I rapporti fra Genova e la Penisola Iberica hanno una tradizione consolidata, che inizia con la liberazione di Tortosa dai Mori da parte dei genovesi, passa attraverso i rapporti con il Portogallo di Enrico, in particolare con la famiglia genovese Pessagno, ed arriva a quello che viene definito "el siglo de los genoveses"; compreso il feroce conflitto che vide prevalere gli Aragonesi nel dominio del Mediterraneo Occidentale ed in Sardegna. Non è quindi un caso che Colombo fosse in Spagna.
E non è un caso che i genovesi, più di un terzo dei quali aveva residenza in Spagna, da queste loro basi, da Siviglia in particolare, gestissero i ricchissimi traffici provenienti dai nuovi terrori che gli spagnoli andavano conquistando. Perduto il Mar Nero e le loro colonie nel Levante a causa dei Turchi, i genovesi capirono che era necessario spostare di 180° il loro asse commerciale, girare lo sguardo dall'oriente all'occidente come aveva fatto Colombo, sostituendo le ricchezze delle spezie con quelle dell'argento che, si diceva infatti, nascesse in America, splendesse a Siviglia ma venisse seppellito a Genova.
Il simbolo di questo processo ha il nome di Andrea Doria, sorta di padre della patria genovese, uomo di fiducia di Carlo V, che giocando su questo ingente flusso economico, seppe dare alla Repubblica risorse economiche e strutture politiche che durarono fino a Napoleone.
Il declino fino a Napoleone
La Liguria, inadeguata a giocare una propria politica estera, vive inserita nell'orbita spagnola, gestendone di fatto le finanze per un lungo periodo: sostanzialmente finchè c’e qualcosa da amministrare. Ma le ricchezze spagnole, come la sua potenza, vanno in esaurimento, e per l'impero iberico, sotto attacco l'inglese ed olandese, Genova diventa sempre più marginale.
La tutela si allenta, la Repubblica Oligarchica si ritrova isolata, asfittica ed esclusa dai traffici importanti; tenterà una spedizione in Indonesia alla ricerca del proprio futuro, ma l'iniziativa verrà annientata dagli olandesi. Nel Mediterraneo la presenza dei Barbareschi e l'incapacità di contrapporvisi efficacemente, la bassa redditività dei traffici rispetto a quelli oceanici, la povertà dei mercati partecipano ad un quadro dove la presenza genovese è l'ombra del protagonismo di un tempo. In più, la Liguria deve fare i conti con gli appetiti dei francesi, ai quali è costretta a cedere la Corsica, e dei piemontesi, per i quali la Regione diventa sempre di più un irrinunciabile sbocco al mare. La Repubblica di San Giorgio, incapace di rinnovarsi, trascorre malinconicamente gli ultimi tempi della propria storia a difendere la propria indipendenza dai Savoia, combattendo per brandelli della propria terra dai nomi altisonanti di marchesati e principati ma poveri e piccoli come fazzoletti. Poco significano gli scatti d'orgoglio che si consumano in episodi come quello di Balilla. Finchè Napoleone ne formalizza la cancellazione, trasformandola prima in Repubblica Ligure, di fatto satellite francese, per poi annetterla tout court. Ironia della storia, a cancellare l'ultima delle Repubbliche Marinare Italiane fu un suo figlio mancato; infatti la Corsica fu presa ai genovesi dai francesi pochi anni prima che il Bonaparte vi nascesse francese anziché genovese.
Con i Savoia verso l'unita’ d'Italia
Quella che uscì dalle grandi bufere napoleoniche era un'Europa diversa, con nuovi protagonisti e senza spazi per stati piccoli, deboli e non finalizzati agli interessi dei Grandi. Nonostante gli impegni presi ed i disperati tentativi operati a Vienna dai pochi genovesi ammessi, la Repubblica inerme viene regalata ai Savoia, che la trasformano in Ducato aggregandolo al loro Regno di Sardegna. Curiosamente la Liguria, insieme alla Sardegna ed a differenza di tutte le altre regioni italiane, non hai mai approvato l'annessione ai Savoia con plebisciti o altre forme di democrazia.
Chi volesse visitare i forti costruiti dai Savoia a "difesa" di Genova, potrà notare le cannoniere rivolte non verso l'esterno delle mura ma verso l'interno, verso la città. Comunque, dopo un primo periodo di profonde incomprensioni fra gli ex nemici, culminato con gravi scontri urbani e la calata dei bersaglieri a Genova, le complementarietà territoriali, sociali ed economiche danno i loro frutti, e le reciproche convenienze emergono evidenti a fondere liguri e piemontesi nella nascente prospettiva risorgimentale ed in seguito nella visione unitaria. Notevole ed articolato il contributo della Liguria alla causa unitaria: solo i nomi più noti sono Mazzini, Mameli, Garibaldi, Bixio, e più avanti, il Partito Socialista Italiano nascerà a Genova.
Notevoli sono i vantaggi che la Liguria acquisisce nel processo, e solo il sogno della singola Genova città-stato sotto l'egida inglese, vagheggiato nella Superba a Vienna, li può mettere in discussione rispetto al pigro e decadente periodo di indipendenza repubblicana precedente. La realtà regala alla città il ruolo di "Manchester Italiana", la sua Borsa è una delle più importanti d'Europa ed il suo porto rinasce, specialmente dopo l'apertura di Suez.
In Italia e la Grande Guerra
Il passaggio da Regno di Sardegna a Regno d'Italia si rivela un percorso molto difficile e complesso, al quale molte strutture neo-nazionali si rivelano inadeguate. Nelle mille problematiche amministrative ed istituzionali qualcuno trova il tempo per sottrarre gli ultimi lembi di terreno alla Liguria per assegnarli al Piemonte, come se si fosse ancora nel settecento. Comunque la regione, Genova, in particolare, gode di una consistente presenza di imprenditori e di capitali esteri, inglesi prima (che qui fonderanno nel 1893 il Genoa, prima squadra di calcio italiana) e tedeschi poi, che, combinata con le notevoli risorse proprie che la città si era costruita nel tempo, in qualche misura le danno una marcia in più rispetto ad altre zone del Paese. Questo non la salva dal pagare un alto tributo ai problemi del paese con l'emigrazione, rivolta principalmente verso il Plata; ed oggi nel Boca si parla ancora zeneize e si mangia un ottimo pesto. La Prima Guerra Mondiale porta alla Liguria, a Genova e Spezia dove avevano sede le grandi industrie belliche pesanti, una opportunità economica molto consistente.
Il dopoguerra e la profonda crisi che porta alla gestazione del fascismo non risparmia il capoluogo, che vede il suo patrimonio industriale cooptato dall'IRI, che sbarca pesantemente in città con il più grande progetto siderurgico nazionale, realizzato poi dopo la guerra. La struttura territoriale ed amministrativa della città è ormai inadeguata al peso della sua dimensione economica, e Genova si allarga inglobando nei propri confini amministrativi alcuni paesi limitrofi: il litorale urbano è ora lungo 35 km e la città cresce all'ombra delle Partecipazioni Statali.
Dall'illusione tutta italiana di una guerra breve e "conveniente" Genova si risveglia bruscamente una mattinata di febbraio: la flotta inglese colpisce indisturbata per ore, ed i micidiali pezzi da marina squarciano il suo centro antico con ferite irrimediabili. Pesanti e ripetuti sono i bombardamenti aerei che tutta la città e la regione subiscono durante il conflitto, pagando un prezzo tra i più alti in Italia di sangue e rovine. Nelle montagne dell'Appennino alle sue spalle si organizzano i Resistenti, che insieme ai piemontesi da una parte ed agli emiliani dall'altra, combattono per un'Italia diversa. Il 25 aprile la storia si ripete e la memoria di Balilla guida Genova all'insurrezione.
La città ottiene, unica fra le città italiane, la resa degli occupanti alle forze della Resistenza, liberandosi da sola. Terminata la guerra, la regione ripara rapidamente i danni e si inserisce a pieno regime nella ripresa economica che vedrà nascere il "Miracolo Italiano" degli anni sessanta. La regione diventa la capitale nazionale delle PP.SS. Genova uno dei poli del "Triangolo Industriale" e meta di una consistente immigrazione dall'Italia meridionale. Genova rimane anche uno dei poli della Resistenza e quando i neofascisti tenteranno di radunarsi provocatoriamente in città per il loro congresso, ancora una volta Genova insorgerà liberandosi. Durante gli "anni di piombo" la città è vittima di numerosi episodi di terrorismo, che vede Genova come una sorta di laboratorio e vi mantiene una forte attività.
Oggi – problemi e risorse
La Liguria attraversa un periodo di difficoltà.. Sono entrati in crisi i modelli economici che la avevano sostenuta fino a ieri, lasciando però le loro scorie su un territorio ristretto e orograficamente tormentato e delicato. Il turismo di massa, insostenibile per questo territorio, ha lasciato una interminabile traccia di cemento sulle coste. L'industria pesante ha lasciato produzioni altamente inquinanti nel mezzo delle città. Le portualità cercano spazi indispensabili che è difficile reperire. E’ una regione piccola, che non riesce più a trovare una sua dimensione nemmeno nel contesto nazionale, data anche l'assenza di rappresentanze adeguate, quando sarebbe invece necessario avere un orizzonte europeo. Ha pochi abitanti, quanti una città media europea, per lo più anziani ed appagati e senza stimoli. Ben dotata di capitali, sono raramente posti sul mercato e per la gran parte investiti in rendite o addirittura sono conferiti nel vicino Principato di Monaco.
Il quadro è critico, di una regione un po’ smarrita che si rannicchia ed aspetta invece di cercare le sue risorse proprie per valorizzarle. Come ogni crisi, anche questa porterà dei cambiamenti; e, se ben gestiti, saranno utili e terapeutici a svegliare una Liguria orfana delle PP.SS , che forse, come ai tempi di Colombo, ha bisogno di nuovo di spostare di 180° lo sguardo per trovare un futuro diverso, che è dalla parte opposta a quella a cui era abituata. Forse il futuro potrebbe nascere dal suo clima e dal suo territorio, ancora di straordinaria bellezza e capace di produzioni prelibate, e dalle sue città, scrigni ancora sconosciuti di ricchezze monumentali, per un'ospitalità di qualità. Forse i suoi storici istinti mercantili e la sua ragguardevole esperienza commerciale, insieme alla notevole disponibilità di capitali, possono riaccostarla alla ribalta di un'economia globalizzata ed accessibile.
Forse le vestigia industriali possono essere selezionate e, raccolte quelle eccellenze ad alta tecnologia ed oriente alla ricerca, possono essere proposte redditivamente su un mercato remunerativo su tali argomenti. Forse si può provare, bisogna crederci e rischiare. In mancanza di ricette miracolose e di bacchette magiche, il primo passo è dimenticare mugugni (brontolii) e maniman (paura di rischiare) che, insieme al presumin (orgoglio, spocchia) sono sempre stati il primo dei problemi sotto la Croce di San Giorgio.
Economia
(sezione da scrivere)
Cultura
- Dialetto ligure
- Festival teatrale di Borgio Verezzi
- San Remo musica italiana
Amministrazioni
- Comuni della provincia di Genova (67)
- Comuni della provincia di Imperia (67)
- Comuni della provincia della Spezia (32)
- Comuni della provincia di Savona (69)
Voci correlate
- Elenco dei Presidenti della Liguria
Categoria:Regione Liguria
ja:リグーリア州
ko:리구리아 주
Regioni d'Italia
L'Italia è suddivisa in 20 regioni, le quali sono qui raggruppate per grandi zone geografiche (tra parentesi il capoluogo di regione):
- Italia nord-occidentale
- Valle d'Aosta (Aosta)
- Piemonte (Torino)
- Lombardia (Milano)
- Liguria (Genova)
- Italia nord-orientale
- Trentino-Alto Adige (Trento)
- Veneto (Venezia)
- Friuli-Venezia Giulia (Trieste)
- Emilia-Romagna (Bologna)
- Italia centrale
- Toscana (Firenze)
- Umbria (Perugia)
- Marche (Ancona)
- Lazio (Roma)
- Abruzzo (L'Aquila)
- Molise (Campobasso)
- Italia meridionale
- Campania (Napoli)
- Puglia (Bari)
- Basilicata (Potenza)
- Calabria (Catanzaro)
- Italia insulare
- Sicilia (Palermo)
- Sardegna (Cagliari)
Regioni in dati
Di seguito una tabella contenente i dati di popolazione, superficie e densità abitativa, capoluogo, numero di comuni e province appartenenti alle 20 regioni italiane. Gli enti sono ordinati per popolazione.
- Province istituite e in corso di attivazione.
- Dati ISTAT - Censimento Generale della Popolazione Italiana (anno 2001)
Sigle
Voci correlate
- Costituzione della Repubblica italiana/Art.114 e Art.131
- Elenco dei Presidenti delle Regioni Italiane
- Regione autonoma a statuto speciale
- Lista delle province italiane
- Comuni d'Italia
- Province
- Regioni
Categoria:Liste
ja:イタリアの地方行政区画
ko:이탈리아의 행정 구역
simple:Regions of Italy
Regioni francesiLa Francia è divisa in 22 regioni (régions), ulteriormente suddivise in dipartimenti (départements).
Ruolo delle regioni
Le Regioni non hanno autonomia legislativa, né possono emettere regolamenti. Possono applicare tasse (o meglio, il governo nazionale restituisce loro una porzione delle tasse che raccolgono) e dispongono di un budget, anche se non considerevole. La loro principale funzione legale è quella di costruire le scuole superiori e pagarne le atrezzature; nel marzo 2004, il governo francese annunciò un piano controverso per trasferire alle regioni il controllo del personale non docente. I critici di questo piano hanno messo in dubbio che risose fiscali sufficenti verranno trasferite alle regioni per questi oneri addizionali, e che tali misure aumenteranno le diseguaglianze tra regioni.
Oltre a ciò, le regioni hanno un considerevole potere discrezionale sulle spese per le infrastrutture (educazione, trasporti pubblici, aiuti all'univerità e alla ricerca, supporto alle imprese). A causa di questo, essere presidente di una regione benestante, come Île-de-France o Provenza-Alpi-Costa Azzurra viene ritenuta una posizione di alto profilo.
Esistono, di tanto in tanto, discussioni circa l'attribuzione di una limitata autonomia legislativa alle regioni, ma tali proposte sono sempre controverse. Esistono inoltre proposte per la soppressione dei governi locali dei dipartimenti, che verrebbero accorpati nelle regioni, mentre i dipartimenti resterebbero solo come suddivisioni amministrative.
Elenco delle regioni francesi
- Esistono anche quattro Départements d'Outre mer (DOM) (dipartimenti d'oltremare), ognuno consistente di un département equivalente a una région:
- 971 Guadalupa
- 972 Martinica
- 973 Guiana Francese
- 974 La Réunion
Voci correlate
- Divisioni amministrative della Francia
- Province storiche della Francia
Categoria:Dipartimenti d'oltremare francesi
ja:フランスの地域圏
ko:프랑스 레지옹
Provenza-Alpi-Costa Azzurra
La Provenza-Alpi-Costa Azzurra (in francese Provence-Alpes-Côte d'Azur, talvolta abbreviata in PACA o Paca) è una regione della Francia meridionale. Confina ad est con l'Italia (Piemonte e Liguria), dalla quale è separata dalle Alpi. A nord confina con il Rodano-Alpi, ad ovest con la Linguadoca-Rossiglione dalla quale è separata dal Rodano, mentre a sud è bagnata dal Mar Mediterraneo.
La Provenza-Alpi-Costa Azzurra raggruppa sei dipartimenti che scaturiscono dalle province dell'Ancien Régime di Provenza e Delfinato. Una parte della Vaucluse deriva dall'annessione del Contado Venassino durante il periodo della Rivoluzione Francese, mentre la maggior parte delle Alpi Marittime dalla riannessione della Contea di Nizza alla Francia, durante il Secondo Impero.
Le città principali della regione, oltre a Marsiglia, sono Nizza, Tolone e Aix-en-Provence.
Categoria:Regioni francesi categoria:Provenza-Alpi-Costa Azzurra
ja:プロヴァンス=アルプ=コート・ダジュール地域圏
Piemonte
Il Piemonte è una regione italiana dell'Italia Nord-Occidentale di 4,3 milioni di abitanti con capoluogo Torino. Confina a ovest con la Francia (regioni Rodano-Alpi e Provenza-Alpi-Costa Azzurra), a nord-ovest con la Valle d'Aosta, a nord con la Svizzera (cantoni Vallese e Ticino), a est con la Lombardia a sud-est con l'Emilia-Romagna e a sud con la Liguria.
Storia
(sezione da sviluppare)
Prima dell'Unità d'Italia (1861) Il Piemonte è stato il centro del Regno di Sardegna dei Savoia.
1. Protostoria
Cercare le radici della civiltà porta inevitabilmente a confrontarsi con le caratteristiche geografiche della terra su cui si sviluppano. Gli antichi abitanti del Piemonte dovettero confrontarsi con paesaggi assai diversi, adattandosi con l'evolversi della civiltà stessa. Prima cacciatori dell'antica età della pietra, poi contadini sedentari del Neolitico, infine grandi tribù durante l'età dei metalli.
Le colline del centro-sud, ricche di aree boscose, furono sede dei primi insediamenti documentati: cacciatori di 150-100.000 anni fa, nell'Astigiano e nella zona di Trino, quando ancora il Po non c'era.
Questi primi abitanti furono soppiantati, attorno al 5000 a.C., da gruppi di contadini, nascono villaggi (Alba) e iniziano i primi commerci.
Il Piemonte, simile a quello odierno, affonda le sue radici attorno al 1000 a.C., quando le diverse zone e tribù vengono in contatto stabilmente e attraverso la regione iniziano a transitare le merci tra nord e sud Europa.
Fino al V secolo a.C. nella regione vivono etnie ben differenziate: a nord gli Insubri di lingua celtica, nella zona del Canavese i Salassi, i Taurini di tradizione Franco-Alpina nel Torinese , gli Statelli e i Langates di tradizione Liguro-Provenzale nel Monferrato, nel Cuneese i Bagienni. Solo l'espansione gallica del secolo successivo conferisce al Piemonte una maggiore omogeneità.
2. Età Romana
L'espansione romana vera e propria dell'area alpina occidentale fu preceduta da accordi di tipo federativo con alcune delle tribù presenti sul territorio. Il primo nucleo abitativo romano si sviluppò tra il 173 e il 125 a.C., nella zona fra il Po, il Tanaro e la Stura (Pollentia = Pollenzo). Pochi decenni dopo fu fondata Dertona (l'attuale Tortona, in provincia di Alessandria), come guardia alla via Aemilia Scauri, con il conseguente sorgere di grandi aziende agricole nel Monferrato. Nel 100 a.C. fu costruita la colonia di Eporedia (l'odierna Ivrea, in provincia di Torino), allo scopo di difendere il territorio dalle incursioni delle tribù celtiche della Valla d'Aosta.
Il I secolo a.C. rappresenta un periodo di intensa romanizzazione: le mire di espansione coloniale oltre le Alpi obbligarono i Romani ad estendere il controllo su tutto il Piemonte e in quest'ottica si inserì la concessione della cittadinanza latina alla Cispadania nell'89 a.C. (di cui beneficiarono città come Alba e Acqui Terme).
Un ulteriore impulso venne dal piano augusteo di conquista e organizzazione dell'intero arco alpino: furono fondate nuove colonie (Augusta Taurinorum = Torino, Augusta Praetoria = Aosta, Vercellae = Vercelli e Novaria = Novara), riorganizzate le via commerciali e l'assetto amministrativo.
La situazione rimase invariata fino al III-IV secolo d.C., per poi mutare radicalmente con le invasioni barbariche e la caduta dell'Impero Romano d'Occidente nei secoli successivi.
3. Alto Medioevo
Fra il V e VI secolo tre popolazioni non autoctone combatterono per il controllo del Piemonte: Bizantini, Burgundi e Goti.
Dopo il 568 il Piemonte, occupato dai Longobardi venne diviso in quattro ducati: Torino, Asti, Ivrea e S. Giulio d'Orta.
Carlo Magno invase l'Italia attraverso la Valle di Susa nel 773: i Franchi si imposero come ceto dominante, sovrapponendosi alle etnie locali e organizzando un ordinamento provinciale, che sopravvisse alla crisi dell'Impero Franco nell'888.
Alla fine del nono secolo il Piemonte risultava governato dall'unica marca d'Ivrea, affidata alla famiglia degli Anscari. Intorno al 950 questa marca si articolò in quattro nuove marche: una con centro a Torino, detta "arduinica"; due a sud-est, una "aleramica" e una "obertenga"; una ridotta marca d'Ivrea.
Il famoso marchese d'Ivrea Arduino fu l'ultimo re italico, prima dell'unione delle corone d'Italia e di Germania. Dopo la sua morte nel 1050, in quasi tutto il Piemonte aumentò il potere dei vescovi e iniziarono a diventare potenti alcune nuove casate: i marchesi di Saluzzo a sud e i conti di Savoia in Val di Susa.
4. Basso Medioevo
In seguito al disgregamento dell'ordine stabilito con l'Impero Carolingio, le comunità cittadine si organizzano in liberi comuni, che, all'avvento di Federico Barbarossa (metà del XII secolo), lotteranno uniti nella Lega Lombarda. Proprio durante la lotta contro l'imperatore la Lega edificò la "città nuova" di Alessandria.
Nel corso del XIV secolo perdono di importanza i comuni cittadini, sottomettendosi alle dinastie presenti sul territorio: i conti di Savoia controllano ora le valli di Susa e di Lanzo, Ivrea e il Canavese, poi Cuneo; i principi d'Acaia dominano sul Pinerolese, su Torino e nelle zone limitrofe verso sud; i marchesi di Saluzzo possiedono il territorio del Saluzzese e delle valli del Piemonte meridionale. Il Piemonte sud-orientale (Novara, Vercelli, Asti e Alessandria) è sottomesso alla casata dei Visconti di Milano.
Nonostante l'articolata composizione politica, in questo secolo il Piemonte inizia ad essere individuato come entità geografica.
5. Prima età moderna
Tra il Quattro e il Cinquecento si allarga il controllo sabaudo sulla regione: il duca Amedeo VIII subentra nel territorio dei principi d'Acaia, poi ottiene Vercelli dai Visconti. In seguito, nel 1531, l'imperatore Carlo V concede alla cognata Beatrice, moglie di Carlo II di Savoia, la contea di Asti e il marchesato di Ceva.
Ciò nonostante il Piemonte in questo periodo è spesso teatro di scontri e di occupazioni militari provocati dalla guerra tra Francia e Spagna. Solo nel 1559 con il trattato di Cateau-Cambrésis, Emanuele Filiberto di Savoia otterrà il controllo dei suoi territori.
I territori, i gruppi sociali e religiosi che entrano a far parte dello stato sabaudo a partire da metà Cinquecento non sono omogenei: con la maggioranza cattolica convivono piccoli nuclei ebraici e gruppi di protestanti nelle città e nelle valli. Permangono forti tradizioni istituzionali locali, la stessa giustizia a volte si sottrae al controllo di Torino; le varie regioni non seguono una politica comune dividendosi tra filospagnoli e filofrancesi.
Anche le risorse economiche sono molto differenti da zona a zona; solo una serie di nuove attività integrative attenua i contrasti economici. In particolar modo si sviluppa l'allevamento e la tessitura domestica della seta e verso la fine del Seicento, con l'introduzione del mulino da seta, nasce una precoce economia industriale.
Il Seicento rappresentò il secolo di formazione vera e propria dello stato sabaudo: vi furono tentavi prolungati di impadronirsi e addomesticare territori tanto diversi. Tentativi che si concretizzarono nella formazione di un apparato statale fortemente centralizzato, con nuove leggi e imposte a volte inique, per fronteggiare nuove guerre. Anche in questo senso si può interpretare la costruzione delle regge sabaude su quasi tutto il territorio piemontese.
Protagonista dell'ultima parte del secolo fu Vittorio Amedeo II di Savoia che sale al trono con un piccolo colpo di Stato destituendo la madre, Giovanna Battista di Savoia-Nemours, il 16 febbraio 1686 e subito si trova a dover sottostare al volere dell'ingombrante vicino, il Re Sole. Il Duca di Savoia è praticamente vassallo del Re di Francia, grazie alla politica filo francese fin'ora svolta dalla madre reggente in sua vece, francese essa stessa, legata da stretta parentela a Luigi XIV, ed al matrimonio da lui contratto con Anna d'Orléans, nipote del Re.
Ecco quindi che decide di stringere alleanza con l'Impero, andando a bussare alle porte di Vienna: "Da lungo tempo mi trattavano come vassallo, ora mi trattano come paggio; è venuto il tempo di mostrarmi principe libero ed onorato". A Vienna, inoltre, risiede il cugino, Principe Eugenio di Savoia-Carignano-Soissons, anch'egli fuggito dall'asfissiante corte di Versailles, inizialmente avviato alla carriera ecclesiastica ed ora grandissimo condottiero venerato dalla corte imperiale, prossimo a debellare per sempre l'incubo Turco dall'Europa nella battaglia di Zenta (1697). Entra così a far parte della Lega di Augusta, voluta da Guglielmo d'Orange, Re d'Inghilterra. Riuniva tutte le potenze antifrancesi dell'epoca, in gran parte protestanti: Gran Bretagna, Olanda, i Principati di Hannover, Sassonia, Baviera e Brandeburgo, Spagna, Svezia ed Impero Germanico.
Lo scontro con la Francia sfocia nella famosa battaglia della Marsaglia (1693).
6. Il Settecento
Nel XVIII secolo Vittorio Amedeo attua una profonda riorganizzazione amministrativa, la "perequazione dei tributi": un lungo processo di verifica delle immunità fiscali ecclesiastiche e nobiliari, dei titoli di proprietà e della qualità della terra. La formazione di una burocrazia e di un esercito efficiente, lo sviluppo dell'istruzione, attira sempre più gente dalle campagne; in particolare verso Torino grazie anche all'allargarsi della corte sabauda.
Sotto Carlo Emanuele III, il ducato sabaudo, in seguito ad una cruenta fase di riassetto dinastico del Sacro Romano Impero, fu protagonista di una nuova fase espansionistica che portò i confini dello stato fino al Lago Maggiore e al Ticino. Di questo periodo si ricorda la Battaglia dell'Assietta (17 luglio 1747) e la valorosa resistenza delle truppe Piemontesi, che riuscirono a sconfiggere l'esercito francese.
Nella seconda metà del secolo, le crisi economiche diventano più frequenti: nelle città e nella capitale sono le istituzioni assistenziali, soprattutto religiose, ad aiutare la popolazione impoverita.
L'ondata rinnovatrice dell'Illuminismo non riesce a far breccia nell'edificio assolutistico sabaudo, se non con l'arrivo delle armate francesi comandate da Napoleone nel 1796.
7. L'Ottocento
Il secolo XIX si apre sotto le insegne del dominio napoleonico: nel giugno del 1800 l'imperatore riporta a Marengo, in provincia di Alessandria, una delle sue più famose vittorie.
Terminato il periodo napoleonico, il Piemonte poteva vantare, all'indomani della Restaurazione, una identità relativamente omogenea oltre ad un senso spiccato della propria individualità.
Il periodo risorgimentale portò gli influssi del liberalismo europeo e i fermenti politici e ideali provenienti dai numerosi esuli, rifugiatisi a Torino da ogni parte della penisola. La parte centrale del secolo vide la regione e in particolare la monarchia sabauda impegnate nell' unificazione dell'Italia, iniziata con i primi moti nel 1821, proseguita con le guerre d'indipendenza (battaglia di Novara - 1849) e portata a termine, con l'esclusione di Roma, nel 1861.
Le riforme cavouriane produssero, a loro volta, sensibili mutamenti nell'assetto economico e sociale della regione, ancora molto antiquato rispetto ai moderni stati europei. Si avviarono le prime manifatture su scala industriale e si avviò una conduzione più capitalistica delle campagne, basata sullo sviluppo degli investimenti fondiari e sul rinnovamento delle colture.
Dopo l'unificazione il Piemonte si trovò ad affrontare, a seguito del trasferimento nel 1864 della capitale del nuovo Regno d'Italia da Torino a Firenze, una travagliata fase di transizione. L'economia agricola venne messa a dura prova dalla recessione che imperversò per oltre due decenni in Europa e dalla guerra doganale con la Francia. Torino, perso il primato politico subì anche una serie di tracolli finanziari delle principali banche, coinvolte nella speculazione edilizia a Roma, nel frattempo diventata ultima e definitiva capitale dello Stato Italiano. Solo all'inizio del nuovo secolo la regione superò la crisi, in coincidenza con la svolta liberale della politica di Giolitti, quando finì anche la lunga recessione dell'economia italiana.
8. Il Novecento
Nel corso del Novecento il Piemonte è stato protagonista di importanti movimenti sotto ogni profilo. A Torino il liberalismo ha annoverato esponenti illustri come Giolitti, Ruffini, Luigi Einaudi, Piero Gobetti; nelle fabbriche il movimento operaio e socialista ha compiuto le sue prime esperienze di sindacato; nella capitale subalpina è nato il partito comunista di Gramsci e Togliatti; contemporaneamente il capitalismo italiano ha conosciuto alcune delle sue stagioni più significative con la Fiat di Agnelli o l'Olivetti.
Nel capoluogo piemontese hanno fatto i primi passi il cinema, il telefono, la radio, la televisione, la moda, il calcio.
Torino, in seguito alla forte espansione industriale, divenne la meta di un esodo quasi biblico della gente proveniente dal Sud Italia, in cerca di lavoro; un fenomeno sociale senza pari nella storia del nostro paese, che portò anche forti tensioni sociali tra persone provenienti da diverse culture.
La città resta comunque specchio esemplare dell'universo piemontese, dei suoi retaggi tradizionali e delle sue spinte più innovative.
Il Piemonte è la regione dove si concentra una delle più alte quote di piccoli proprietari contadini e il maggior numero di borghi e villaggi. Ma è anche la regione che , accanto a questi segni di continuità con il passato, ha saputo rinnovarsi nell'ottica della modernità. Il Torinese e il Biellese hanno accentuato la loro vocazione industriale; il Canavese e le Langhe hanno saputo creare una fiorente industria integrata con il territorio, così come i territori tradizionalmente più poveri dell'Astigiano, dell'Alessandrino, del Novarese e del Vercellese, rimasti avvolti in un lungo letargo.
Verso il nuovo secolo, il Piemonte torna ad essere una società di frontiera, proiettata verso l'Europa, dove avranno sempre più importanza il sapere scientifico, la capacità di progettazione e la trasmissione di nuove conoscenze, legate però ad un profondo senso di appartenenza al territorio.
Informazioni tratte da "Il Piemonte e la sua storia", opuscolo abbinato all'omonima mostra itinerante
Luoghi di interesse storico e culturale
- Abbazia di Fruttuaria
- Sacri Monti del Piemonte
Geografia
(sezione da sviluppare)
A ovest e a nord il Piemonte è circondato dalle Alpi, a sud dall'Appennino, a est dalla pianura padana. È attraversato dal fiume Po.
A ovest il Piemonte confina con la Francia, a nord con la Valle d'Aosta, e con la Svizzera (in corrispondenza delle province di Vercelli e di Verbania), a est con Lombardia ed Emilia Romagna, a sud con la Liguria.
Il Piemonte è la seconda regione italiana per estensione, dopo la Sicilia.
Altri importanti fiumi sono:
- alla sinistra orografica del Po: Sesia, Dora Baltea, Dora Riparia, Ticino
- alla destra orografica del Po: Tanaro, Bormida
Natura
Nella regione ci sono 193.000 ettari di aree protette, pari al 7,6% della superficie totale, per un totale di 56 parchi e riserve regionali, due parchi nazionali Gran Paradiso e Val Grande, il Parco Regionale dei Laghi di Avigliana ed un parco provinciale del lago di Candia.
Particolarmente rilevante l'impegno ambientale profuso nella tutela della fascia fluviale del Po che è stato il primo ad essere realizzato.
Demografia
(sezione da sviluppare)
[http://www.regione.piemonte.it/stat/bdde/index.htm Banca dati regionale (pubblico accesso)]
Economia
La Regione Piemonte è uno dei membri del consorzio TOP-IX.
Cultura
(sezione da sviluppare)
- [http://www.e-opinion.info rivista] (in piemontese)
- [http://www.piemont.org/main.html informazioni sul Piemonte] (in piemontese)
- [http://www.paolocastellina.net/piemonte/ informazioni sul Piemonte] (in piemontese)
Amministrazioni
- Comuni della provincia di Alessandria (190)
- Comuni della provincia di Asti (118)
- Comuni della provincia di Biella (82)
- Comuni della provincia di Cuneo (250)
- Comuni della provincia di Novara (88)
- Comuni della provincia di Torino (315)
- Comuni della provincia del Verbano Cusio Ossola (77)
- Comuni della provincia di Vercelli (86)
Voci correlate
- Elenco dei Presidenti del Piemonte
Categoria:Regione Piemonte
ja:ピエモンテ州
simple:Piedmont
Emilia-Romagna
L'Emilia-Romagna è una regione dell'Italia settentrionale di 4 milioni di abitanti, con capoluogo Bologna.
Confina a est con il Mar Adriatico,
a nord con il Veneto e la Lombardia,
a ovest con il Piemonte e la Liguria,
a sud con la Toscana, le Marche nonché la repubblica di San Marino. Essa è composta dall'unione di due regioni storiche, l'Emilia, che comprende le provincie di Piacenza, Parma, Reggio, Modena e parte della provincia di Bologna con il capoluogo, e la Romagna con le rimanenti provincie di Ravenna, Rimini, Forli - Cesena e la parte orientale della provincia di Bologna. La Romagna storica comprende peraltro territori nelle Marche e in Toscana.
Le aree che costituiscono la regione attuale sono popolate fin da tempi remotissimi, come ci indicano vari ritrovamenti: il caso più famoso è quello del sito di Monte Poggiolo, presso Forlì, dove sono stati rinvenuti migliaia di reperti datati a circa 800.000 anni fa, a dimostrazione che la zona era già abitata nel Paleolitico.
Cultura
Storia
L'Emilia-Romagna non ha in età moderna una storia unitaria. A partire dal XVI secolo le più grosse entità statali della regione sono, in Emilia, il Ducato di Parma e Piacenza e il Ducato di Modena e Reggio, mentre Bologna e la Romagna erano parte dello Stato della Chiesa.
Agricoltura
Amministrazioni
- Comuni della provincia di Bologna (60)
- Comuni della provincia di Ferrara (26)
- Comuni della provincia di Forlì-Cesena (30)
- Comuni della provincia di Modena (47)
- Comuni della provincia di Parma (47)
- Comuni della provincia di Piacenza (48)
- Comuni della provincia di Ravenna (18)
- Comuni della provincia di Reggio nell'Emilia (45)
- Comuni della provincia di Rimini (20)
Infrastrutture
Aeroporti civili
- Bologna-Borgo Panigale
- Aeroporto di Forlì-Ridolfi
- Aeroporto di Parma-Verdi
- Aeroporto di Rimini-Miramare/San Marino
Aeroporti militari
- Aeroporto di Piacenza-San Damiano, nel comune di San Giorgio Piacentino (PC), sede del 50° Stormo dell'Areonautica Militare Italiana.
Porti
Marittimi
- Ravenna
Fluviali
- Boretto
- Ferrara
- Porto di Piacenza (in fase di realizzazione)
Nodi logistici
- Interporto di Bologna
- Interporto di Parma
Voci correlate
- Elenco dei Presidenti dell'Emilia-Romagna
- Cucina emiliana
- Cucina romagnola
- Dialetto emiliano
- Dialetto romagnolo
Collegamenti esterni
- [http://www.culturadeuropa.it/ La Cultura dell'Emilia Romagna]
Categoria:Regione Emilia-Romagna
ja:エミリア=ロマーニャ州
Toscana
La Toscana è una delle maggiori regioni italiane per partimonio culturale e paesaggistico, il capoluogo regionale è Firenze.
Posta nell'Italia centrale, confina a nord-ovest con la Liguria, a nord con l'Emilia-Romagna, a est con le Marche e l'Umbria, a sud con il Lazio. Ad Ovest i suoi 320 km di costa sono bagnati dal Mar Ligure e dal Mar Tirreno. La Toscana amministra anche le isole dell'Arcipelago Toscano, fra cui la principale è Isola d'Elba.
Geografia
Il territorio toscano comprende vaste pianure e importanti massicci montuosi. Sia a nord che a est la Toscana è circondata dagli Appennini, ma il territorio è prevalentemente collinare. Gli altri rilievi importanti della regione sono le Colline del Chianti, che addolciscono le campagne tra Siena e Firenze, le Colline Metallifere, che separano l'entroterra meridionale pisano dalla Maremma, i Monti Pisani tra Pisa e Lucca, il Monte Amiata, antico vulcano ormai spento che svetta tra le province di Siena e Grosseto, e il Pratomagno, che è quasi completamente circondato dall'Arno e divide la parte appenninica dell'aretino, il Casentino, dal Valdarno superiore fiorentino.
Il fiume principale è l'Arno.
- Monti principali: Monte Prado 2050 m, Monte Pisanino 1946 m, Corno alle Scale 1945 m
- Fiumi principali: Arno 241 km, Ombrone 161 km, Serchio 111 km
- Laghi principali: Laguna di Orbetello 26,2 km², Lago di Massaciuccoli 6,9 km², Lago di Chiusi 3,9 km², Lago di Montepulciano 1,9 km²
- Isole: Isola d'Elba 223,5 km², Isola del Giglio 21,2 km², Isola di Capraia 19,3 km², Isola di Montecristo 10,4 km², Isola di Pianosa 10,3 km²
Storia
Vedi la Categoria:Storia della Toscana.
Antichità
Città-stato
Durante il XV secolo, importanti città toscane vennero conquistate dalla repubblica fiorentina.
Granducato di Toscana
Toscana sotto l'Italia
Nel 1860 un plebiscito svoltosi l'11 e il 12 marzo fa sí che la Toscana faccia parte del nascente Regno d'Italia.
Cultura, arte e scienza
Personalità del mondo dell'arte, della cultura, della politica e della scienza di origine toscana (in ordine alfabetico)
- Aldo Palazzeschi
- Amedeo Modigliani
- Amerigo Vespucci
- Andrea del Verrocchio
- Andrea della Robbia
- Antonio Meucci
- Baccio D'Agnolo
- Beato Angelico
- Benvenuto Cellini
- Bernardino da Siena
- Carlo Azeglio Ciampi
- Carlo Collodi
- Cecco Angiolieri
- Curzio Malaparte
- Dante Alighieri
- Donatello
- Duccio di Buoninsegna
- Filippo Brunelleschi
- Francesco Datini
- Francesco Guicciardini
- Francesco Petrarca
- Galileo Galilei
- Giacomo Puccini
- Gian Lorenzo Bernini
- Giorgio Vasari
- Giosuè Carducci
- Giotto
- Giovanni Boccaccio
- Giovanni Gronchi
- Girolamo Savonarola
- Giuseppe Ungaretti
- Jury Chechi
- Leonardo da Vinci
- Leon Battista Alberti
- Lorenzo de Medici
- Lorenzo Ghiberti
- Luca della Robbia
- Mario Monicelli
- Marsilio Ficino
- Masaccio
- Michelangelo
- Niccolò Machiavelli
- Niccolò Pisano
- Oreste Del Buono
- Piero della Francesca
- Pietro Mascagni
- Pontormo
- Roberto Benigni
- Rosso Fiorentino
- Sandro Botticelli
- Santa Caterina da Siena
- Vasco Pratolini
Cucina
- Bistecca alla Fiorentina
- Cacciucco
- Ciambellino
- Cantuccino
- Ribollita
Economia
La regione è conosciuta nel mondo grazie alle molte opere d'arte e al Chianti, uno dei vini più famosi d' Italia. Da non dimenticare i numerosi allevamenti di bovini e la produzione d'olio d'oliva.
Il turismo si riversa soprattutto nelle città d'arte, sulla costa e nelle isole.
Importanti sono anche le cave di marmo in Versilia, Garfagnana e nelle Alpi Apuane.
Amministrazioni
- Comuni della provincia di Arezzo (39)
- Comuni della provincia di Grosseto (28)
- Comuni della provincia di Firenze (44)
- Comuni della provincia di Livorno (20)
- Comuni della provincia di Lucca (35)
- Comuni della provincia di Massa-Carrara (17)
- Comuni della provincia di Pisa (39)
- Comuni della provincia di Pistoia (22)
- Comuni della provincia di Prato (7)
- Comuni della provincia di Siena (36)
Questo è l'ordine dei capoluoghi di provincia secondo il numero di abitanti: Firenze (352.000 ab.); Prato (181.892 ab.); Livorno (161.300 ab.); Arezzo (92.300 ab.); Pisa (92.000 ab.); Pistoia (85.900 ab.); Lucca (85.500 ab.); Grosseto (72.600 ab.); Massa (68.100 ab.); Siena (54.400 ab.).
Il Parlamento regionale degli studenti è un organo creato nel 2001 dalla Regione Toscana in collaborazione con la IRRE Toscana e il ministero della Pubblica Istruzione, Università e Ricerca. È formato da 60 studenti provenienti da tutte le province toscane ed ha come compito quello di garantire i diritti agli studenti avendo come interfaccia il Consiglio regionale toscano.
Voci correlate
- Elenco dei Presidenti della Toscana
- Ducato di Tuscia
- Elenco dei Signori di Toscana
- Tuscia
Collegamenti esterni
- [http://www.archeogr.unisi.it/repetti/index.html Emanuele Repetti, Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana] (1835)
ja:トスカーナ州
ko:토스카나 주
Provincia di Imperia
La Provincia di Imperia confina a Nord con il Piemonte (Provincia di Cuneo), a E con la Provincia di Savona, a W con la Francia (dipartimento delle Alpi Marittime nella regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra) e a S con il Mar Ligure.
Categoria:Provincia di Imperia
ja:インペリア県
Provincia di La Spezia
La Provincia della Spezia confina a W con la Provincia di Genova, a N con l'Emilia Romagna (Provincia di Parma), a E con la Toscana (Provincia di Massa-Carrara), e a S con il Mar Ligure.
Categoria:Provincia della Spezia
ja:ラ・スペツィア県
La Spezia
La Spezia (Spessa in spezzino) è un comune di 91.027 abitanti, capoluogo dell'omonima provincia.
Alla Spezia hanno sede un importante porto mercantile (specializzato nella movimentazione dei container) ed è una importante base della Marina Militare Italiana; numerosi sono i cantieri navali e le industrie per forniture belliche.
La zona litoranea che va dalle Grazie a Portovenere (con il gruppo di isole Palmaria, Tino e Tinetto) e la località di Lerici sono mete turistiche di rilevante importanza.
Sport
Il 9 giugno 1989 la 20^ tappa del Giro d'Italia 1989 si è conclusa a La Spezia con la vittoria del francese Laurent Fignon.
La squadra calcistica cittadina, lo Spezia, nel 1944 ha vinto il campionato di calcio di guerra, l'unico che si disputava, ed al quale prendevano parte tutte le principali squadre italiane, anche se il titolo non è mai stato ufficialmente assegnato. Solo nel 2002 la FIGC ha riconosciuto tale titolo come "onorifico".
Amministrazione comunale
Laurent Fignon
Categoria:Comuni della provincia della Spezia
Categoria:Comuni della Liguria
Categoria:Comuni italiani
ja:ラ・スペツィア
Corniglia
Corniglia è una delle località che costituiscono le Cinque terre, il tratto di costa spezzina di maggiore attrazione turistica della Riviera ligure di levante. Corniglia è centrale rispetto agli altri centri delle Cinque terre, situata a ovest del comune più prossimo, Vernazza (cui la unisce una suggestiva passeggiata posta a mezza costa fra la vetta e il mare - e di Monterosso, e ad est di Manarola e Riomaggiore.
Situata sopra un promontorio roccioso che si erge a picco sul limpido tratto di costa sottostante, il paesaggio di Corniglia - per le caratteristiche del suo territorio, intensamente coltivato a vigneti posti su caratteristici terrazzamenti a fasce - ricorda maggiormente le località dell'entroterra spezzino che non i borghi marinari costieri, dei quali pure fa parte a tutti gli effetti.
Fra i monumenti di rilievo che annovera, vi è la parrocchiale di San Pietro, fulgido esempio di monumento gotico-ligure del XIV secolo, edificata sui resti di una cappella dell'XI secolo e che, dopo rimaneggiamenti successivi, presenta al suo interno delle sovrapposizioni barocche. Un edificio dotato di archi gotici in pietra nera, situato sotto il sagrato, viene ritenuto parte dell'antica stazione di posta appartenuta alla nota famiglia ligure dei Fieschi.
Corniglia - meta turistica al pari delle vicine consorelle - è conosciuta anche per una citazione letteraria di tutto rispetto. È menzionata infatti in un passo del Decamerone di Boccaccio, esattamente nella novella che narra le disavventure dell'abate di Cluny: fatto prigionero da Ghino di Tacco e sofferente di mal di stomaco, il prelato veniva curato dal suo stesso carceriere con una medicina che non sarebbe dispiaciuta a molti: due fette di pane bene arrostito, servite in una tovagliula bianchissima ed accompagnate da un buon bicchiere di Vernaccia di Corniglia".
Categoria:Cinque terre
Manarola
Manarola è una delle località che - insieme a Monterosso, Corniglia, Vernazza e Riomaggiore - fa parte delle Cinque terre, un tratto di costa spezzina di grande valore turistico. Fra i cinque borghi marinari è il più piccolo (è frazione di Riomaggiore, il comune più orientale delle Cinque terre) e come Corniglia è posta leggermente in alto rispetto al mare, su una gola chiusa tra due speroni che ospita un piccolo porticciolo.
È conosciuta - oltre che per il famoso (e ricercato) vino tipico Sciacchetrà - per la Via dell'amore, un sentiero che unisce la località alla vicina Riomaggiore e che fu scavato nella roccia tra il 1926 ed il 1928. Chiusa per lungo tempo negli anni '90, la passeggiata è stata riaperta in anni recenti dopo accurati lavori di restauro.
Così l'ha descritta la scrittrice Paola Gaione in un suo libro dedicato alle Cinque terre: "La "Via dell'amore" è più che un sentiero: è il simbolo delle Cinque terre e della vita che vi trascorre. Dalle effimere vacanze, tutte bagni di mare, sole e passeggiate tra vigneti, uliveti e limonaie, desiderate da turisti di mezzo mondo, alla quotidianità di persone abituate alla fatica di vivere".
Le origini molto antiche del borgo, e le scarse informazioni che se ne hanno circa il tempo passato, rendono complicato il tracciarne un profilo storico che in qualche modo possa considerarsi definito. L'unica testimonianza del suo passato viene - anche grazie alla posizione dominante che occupa, a monte dell'abitato - dalla chiesa parrocchiale, realizzata in stile gotico e risalente al 1340 circa.
Collegamenti esterni
[http://www.gratisweb.com/fotogian/manarola.html Foto di Manarola]
categoria:Cinque terre
Riomaggiore
Riomaggiore è un comune di 1.802 abitanti della provincia della Spezia. È la più orientale delle Cinque terre.
Amministrazione comunale
Categoria:Cinque terre
Categoria:Comuni della provincia della Spezia
Categoria:Comuni della Liguria
Categoria:Comuni italiani
Sanremo
Sanremo (o San Remo) è un comune di 50.524 abitanti della provincia di Imperia.
È una nota località turistica, conosciuta soprattutto - oltre che per la coltivazione di fiori - per l'ospitare il Festival della Canzone Italiana, il rally di automobilismo e l'arrivo di una classica del ciclismo, la Milano-Sanremo.
L'onomastica prevede due versioni, derivanti dall'etimologia. Il nome della città sembra essere una forma corrotta di San Romolo (in dialetto locale si pronuncia infatti San Rœmu) o di Sant'Eremo di San Romolo, un vescovo di Genova, rifugiatosi presso il Monte Bignone, 1298 m.
Non esiste, infatti, nella religione cattolica, un San Remo. Perciò, l'usanza, in tutti i documenti ufficiali, è quella di adottare la versione contratta in una sola parola, Sanremo appunto, usata dal comune e da tutti gli enti provinciali e regionali. Ci sono stati tentativi, però, sotto il regime fascista soprattutto, per imporre una grafia San Remo.
Infatti, sebbene in un ordine di servizio del 24 marzo 1954 (firmato da un sindaco democristiano) sia stato deciso dal comune il nome di San Remo (utilizzato, ad esempio, nella Gazzetta Ufficiale prima della seconda guerra mondiale o, a volte, nelle consultazioni elettorali), si ritrova soprattutto l'altra versione, per lo più nelle indicazioni stradali, ferroviarie, turistiche, e quasi sempre nella documentazione del Comune. Anche le cartoline elettorali indicano oramai Sanremo.
L'onomastica ufficiale del Comune è sempre stata controversa ed è tutt'ora oggetto di interpretazioni e di applicazioni pratiche divise fra 'San Remo' e 'Sanremo'. Spulciando i documenti dell'Archivio comunale, si osserva che in data 2 settembre 1937 il podestà di allora veniva informato che l'Istituto Centrale di Statistica aveva elencato il Comune col nome staccato (San Remo), in difformità a quanto sino a quel momento rispettato da parte dell'Amministrazione, benché il R.D. 20 marzo 1928, n. 453, pubblicato nella stessa data nella Gazzetta Ufficiale, disponesse che il nome ufficiale esatto era 'San Remo'.
Infatti, lo stesso Istituto interveniva l'8 febbraio 1938 per richiamare il Comune all'osservanza della disposizione. All'invito del prefetto, il podestà rispondeva: "Insistiamo perché venga modificato il nome in Sanremo".
L'8 agosto 1940 il presidente dell'Istituto centrale di Statistica scriveva: " ... codesto comune dovrà modificare secondo il nome seguito da questo Istituto l'intestazione della carta ufficiale nonché i timbri in uso presso gli uffici comunali", e chiedeva "assicurazione di adempimento" scritta.
Il 30 agosto 1940 il podestà emanava la seguente ordinanza (prot. n. 15411): "Vi prego di disporre perché d'ora in poi negli stampati il nome del Comune venga scritto San Remo anziché Sanremo".
Passata la bufera del secondo conflitto mondiale, il nome della città continuò ad essere usato unito. Di conseguenza il sindaco, con ordine di servizio in data 24 marzo 1954, prot. n. 89/6, trasmetteva a tutti gli uffici la seguente lettera: "Si porta a conoscenza delle SS.LL. che l'esatta grafia del nome della nostra città è la seguente: San Remo. Tanto si comunica per opportuna conoscenza e norma con preghiera di volerne rendere edotto il personale dipendente, affinché tanto negli stampati che sulle comunicazioni venga adoperata la esatta onomastica".
Questo ordine di servizio non è mai stato applicato dagli organi comunali.
Il Sindaco Claudio Borea (titolo di studio: laurea in economia e commercio; professione: imprenditore) è stato eletto nel 2004, appoggiato dal centro-sinistra.
Sport
Il 6 giugno 2001 la 17^ tappa del Giro d'Italia 2001 si è conclusa a Sanremo con la vittoria di Pietro Caucchioli.
Amministrazione comunale
Voci correlate
- Casinò di Sanremo
Categoria:Comuni della provincia di Imperia
Categoria:Comuni della Liguria
Categoria:Comuni italiani
ja:サンレーモ
Arno
L'Arno è un fiume dell'Italia centrale, che attraversa la Toscana. Esso nasce sul versante meridionale del Monte Falterona, sull'Appennino tosco-emiliano, a 1.385 m s.l.m.
L'Arno scorre per 241 km, raccogliendo le acque di vari sottobacini:
- il Casentino, costituito dall'alto bacino dell'Arno fino alla confluenza con la Chiana
- la Val di Chiana, una piana bonificata nel XVIII secolo e in precedenza paludosa e tributaria del Tevere
- il Valdarno superiore, una lunga valle delimitata a destra dal Pratomagno e a sinistra dai rilievi della provincia di Siena
- il sottobacino della Sieve, che confluisce nell'Arno poco prima di Firenze
- il Valdarno medio, con la piana che comprende Firenze, Sesto Fiorentino, Prato e Pistoia
- il Valdarno inferiore, caratterizzato da vallate in cui scorrono affluenti importanti come la Pesa, l'Elsa e l'Era.
A valle di Pontedera, l'Arno fluisce verso la foce nel Mar Tirreno ad un livello troppo alto, rispetto alla pianura circostante, per ricevere ulteriori affluenti.
L'Arno nasce in provincia di Firenze, entrando dopo pochi chilometri nella provincia di Arezzo. Presso San Giovanni Valdarno rientra in provincia di Firenze, uscendone presso Fucecchio. Da qui scorre in provincia di Pisa fino alla foce.
Lungo il suo percorso attraversa diverse città e paesi, le più importanti sono Firenze, Empoli e Pisa.
I principali affluenti sono il Canale Maestro della Chiana, la Sieve, la Pesa, l'Elsa, l'Usciana e l'Era.
Il corso dell'Arno
Era
:Per mezza Toscana si spazia
:un fiumicel che nasce in Falterona
:e cento miglia di corso nol sazia
:(Dante Alighieri, Divina Commedia, Purgatorio, [http://wikisource.org/wiki/La_Divina_Commedia_-_Purgatorio/Canto_XIV Canto XIV])
Tradizionalmente, il corso dell'Arno viene ripartito in sei bacini, separati da strettoie abbastanza ben definite.
Il Casentino
La prima conca formata dall'Arno è costituita dalla valle del Casentino, che ha un asse da NO a SE. L'Arno nasce dal Monte Falterona, alto 1654 m, che si trova all'estremo Nord di questa conca, che è delimitata ad occidente dal massiccio del Pratomagno. Ad Est essa è chiusa dall'Appennino di Serra, che costituisce anche il confine politico fra Toscana e Romagna; più a Sud l'Appennino di Catenaia la separa dal bacino del Tevere.
La valle si chiude a Sud con lo stretto di S. Mama e la gola seguente, che prosegue fino a Subbiano e separa l'Appennino di Catenaia dalle ultime propaggini del Pratomagno. In questo primo bacino l'Arno scende di oltre 1.000 metri, ed ha quindi un carattere torrentizio, con un letto irto di scogli e un corso impetuoso.
Il Casentino è interamente in provincia di Arezzo ed è accessibile da Firenze attraverso il passo della Consuma ad Ovest, da Forlì attraverso il passo la Calla a Nord, a Nord-Est per il passo dei Mandrioli verso Cesena, oltre che ovviamente da Arezzo, a Sud.
Tutti gli affluenti dell'Arno in questo tratto hanno carattere torrentizio; i principali sono la Staggia, l'Archiano, il Corsalone e il Rassina da sinistra, il Solano, il Capraia (fiume) e il Salutio da destra.
La piana di Arezzo
Tanto è ben delimitato fisicamente il Casentino, tanto la piana di Arezzo è invece frastagliata, dai confini difficilmente determinabili. In essa l'Arno scorre nell'estremità settentrionale, spostando la propria direzione da Sud verso Est; ma la gran parte di questo bacino è costituito dalla val di Chiana, che si spinge molto verso Sud, arrivando fino al lago di Montepulciano e al lago di Chiusi.
La Chiana era anticamente un affluente del Tevere; e fu solo dopo secoli di studi che si procedette, fra la fine del XVIII secolo alla prima metà del XIX secolo, alla costruzione del Canale Maestro della Chiana ad opera di Ferdinando III di Lorena e di suo figlio Leopoldo II di Lorena, che concluse l'opera di inversione della Chiana: in altre parole, le acque cominciarono a correre da sud verso nord anziché in direzione opposta, secondo il progetto di Vittorio Fossombroni e Neri Corsini.
Il bacino della piana di Arezzo / Valdichiana è delimitato a Nord dal massiccio del Pratomagno, a Nord-Ovest dai Monti del Chianti e ad Est da una serie di alture che lo separano dal bacino del Tevere (Alpe di Poti m 974, monte Coreta m 742, Alta S. Egidio m 1056). Amministrativamente è in parte in provincia di Arezzo e in parte in provincia di Siena.
Il maggiore affluente dell'Arno di questo tratto, a monte della Chiana, è il Chiassa, sempre da sinistra.
Successivamente L'Arno esce dalla piana di Arezzo, entrando nella gola dell'Imbuto, seguita immediatamente dalla Valle dell'Inferno, nome dovuto alla presenza di numerose fonti termali nella zona.
Il Valdarno Superiore
Il Valdarno superiore è una tipica valle, solcata dal corso d'acqua principale che scorre da Sud-Est a Nord-Ovest e ben delimitata ad Est dal Pratomagno e a Ovest dai Monti del Chianti. L'Arno si è scavato profondamente il suo corso, per cui il fondovalle è relativamente stretto e percorso da grandi arterie di comunicazione (statale 69, autostrada A1 del Sole, ferrovia e direttissima Firenze - Roma).
I centri di fondovalle (Montevarchi, San Giovanni Valdarno, Figline Valdarno, Incisa in Val d'Arno e Rignano sull'Arno) risalgono al Medioevo, mentre nell'antichità era abitata solo la parte collinare.
In questo tratto, gli affluenti sono l'Ambra e il Ciuffenna; dopo la stretta di Rignano e S. Ellero, l'Arno riceve le acque della Sieve provenienti dal Mugello e, con una portata notevolmente superiore, entra nel bacino successivo.
La conca di Firenze
La conca di Firenze è una vasta depressione alluvionale percorsa dall'Arno da Est verso Ovest; Firenze si trova nella parte orientale della conca, dove prima della confluenza con gli affluenti di sinistra Affrico e Mugnone, si trovava un ottimo guado, nelle immediate vicinanze dell'attuale Ponte Vecchio.
A Nord la conca dell'Arno è delimitata dal Monte Morello e dai Monti della Calvana; a Sud dalle colline della Val di Greve; dopo Firenze l'Arno riceve da sinistra le acque del Bisenzio e poi dell'Ombrone Pistoiese, da destra quelle dell'Ema e della Greve.
Dopo Signa, l'Arno entra nella stretta della Gonfolina, dove nel corso dei millenni si è scavato un varco attraverso la dorsale del Montalbano, svuotando quello che nel Pliocene doveva esse un immenso lago. Dopo la Gonfolina si apre dunque, a 25 m. sul livello del mare, il Valdarno Inferiore.
Il Valdarno Inferiore
L'Arno prosegue il suo corso da Est verso Ovest lungo questa vasta pianura alluvionale, i cui confini a Sud sono ben definiti dalle colline e dalle valli degli affluenti di destra (Pesa, Elsa, Egola ed Era), che corrono tutti paralleli da Sud a Nord.
Mentre a Nord invece, i confini idrografici non sono così ben delineati: ad Ovest del Montalbano, il Valdarno comunica con la Val di Nievole attraverso il Padule di Fucecchio, che fu bonificato nel XIX secolo sotto il granducato di Ferdinando III di Lorena con la costruzione del fosso della Gusciana (oggi canale di Usciana), affluente di destra dell'Arno. Più avanti, dopo le colline delle Cerbaie, si apriva, fra il Valdarno e la piana di Lucca, il lago di Bientina: anch'esso fu prosciugato nel XIX secolo con la costruzione del Canale Imperiale al tempo di Ferdinando III di Lorena.
E questi non furono gli unici interventi di regimentazione, giacché in questo tratto l'Arno ha una pendenza molto bassa, dello 0,3% fino alla foce, corre lentamente e con un percorso molto sinuoso; per rendere meno pericolose le piene dell'Arno si dovettero costruire anche argini e seccare alcune anse del fiume.
Il Valdarno Inferiore (detto anche Valdarno di Sotto) convenzionalmente finisce a valle di Pontedera, alle pendici del Monte Pisano.
La Piana di Pisa
La Piana di Pisa è una pianura alluvionale che ha avuto una crescita verso il mare relativamente veloce: infatti in epoca romana, Pisa era dotata di un porto sul mare, e il mare ora dista invece 8 km circa. In essa l'Arno corre ormai molto lentamente, con molte anse e un letto molto ampio.
Anche in questa zona, si dovette costruire prima il fosso reale e poi (1573) un canale scolmatore, il Canale dei Navicelli, comunemente detto Arnaccio, per aiutare l'Arno a scaricare in mare durante le piene.
Sempre con questo scopo, anche il Serchio, originariamente tributario dell'Arno, si aprì un proprio sbocco sul mare, poco più a Nord di Bocca d'Arno.
I ponti sull'Arno oggi
Avvertenza importante: il passaggio della seconda guerra mondiale in Toscana portò fortissimi danni alle infrastrutture di comunicazione, oltre che alle attività produttive. In particolare, quasi tutti i ponti sull'Arno furono distrutti dai bombardamenti alleati o dalle mine dei Tedeschi in ritirata, fra il finire del 1943 e l'estate del 1944. Tre soli ponti furono risparmiati in tutto il percorso dell'Arno: il Ponte Vecchio a Firenze, il Ponte Buriano in comune di Arezzo e il Ponte di Bruscheto in comune di Incisa in Val d'Arno.
Molti di questi ponti dunque furono ricostruiti in fretta, con passerelle o ponti Bailey e solo dopo qualche lustro l'attraversabilità dell'Arno tornò ai livelli dell'anteguerra.
Nel seguito, pertanto non verrà ripetuta la ricostruzione dei ponti distrutti dagli eventi bellici e poi ricostruiti nei vent'anni successivi.
Ponti sull'Arno del Casentino
Nel primo tratto di fondovalle del Casentino, i principali paesi (con l'eccezione di Poppi) sono sulla riva sinistra dell'Arno, così come tutta la strada statale 30 e scendendo anche la statale 70, che non lo attraversano mai. Tutti i ponti sull'Arno in questo tratto (fino a Rassina) collegano dunque le località sulla riva destra alla viabilità sulla riva sinistra.
- Ponte sulla SS 556, in località Mulina, fra i comuni di Stia (AR), nel Casentino, e Londa (FI), nel Mugello. Costruito con la statale 556 nel 1910 e poi ricostruito alla fine degli anni 1950.
- Ponte il località Molino di Bucchio, comune di Stia sulla antica strada per Londa. Costruito nel 1845, la sua importanza andò scemando con la costruzione della statale 556 nel 1910.
- Ponte delle Molina in comune di Stia, ad una corsia (1905). Qualche centinaio di metri a monte, sono presenti alcuni resti di un ponte diroccato, forse di epoca romana.
- Passerella pedonale a Stia, nel centro urbano (1986).
- Ponte di Stia, nel centro urbano, sulla strada per il passo della Consuma. Detto anche ponte "Foderino", per l'attività ivi svolta di foderare il legname destinato alla fluitazione, ossia legarlo in zattere che ne facilitassero la raccolta. Probabilmente questo ponte era già presente nel XI secolo, e fu un formidabile motivo di sviluppo urbanistico dell'abitato di Stia.
- Ponte di Maria Grazia nel centro urbano di Pratovecchio. Documentato dall'epoca granducale, fu danneggiato e restaurato dopo l'alluvione del 1557, serviva per l'accesso all'antica pieve di Romena e alla strada per il passo della Consuma.
- Ponte Foderino in località Casale Spedale sulla SS 70, fra i comuni di Poppi e Castel San Niccolò. La strada statale 70 del passo della Consuma fu costruita a partire dal 1780 da Pietro Leopoldo di Lorena e fu completata nel 1816; ma l'attraversamento dell'Arno era costituito da un guado. Il ponte fu costruito molto più tardi, nel 1840.
- Ponte di Poppi, nel centro urbano. Sembra che la sua costruzione sia di età medievale e sia dovuto al conte Guido il Vecchio, nel XII secolo, in un punto di attraversamento con zattera (fodero), e fu poi restaurato dopo l'alluvione del 1557. Anche questo ponte contribuì al successivo sviluppo urbanistico della zona di Poppi (il castello di Poppi è posteriore).
- Ponte di Tòppoli, sulla strada provinciale 64, in comune di Ortignano Raggiolo, costruito nel 1875 circa per collegare questo comune a Bibbiena e al suo fondovalle.
- Ponte di Terròssola in località Corsalone, comune di Bibbiena, lungo la strada comunale per la frazione di Terrossola. Fu costruito negli anni 1960.
- Ponte di Sòcana, sulla strada provinciale 59, che collega le frazioni di Rassina e Socana, entrambe in comune di Castel Focognano. È questo un punto di antichissimo attraversamento dell'Arno, risalente al tempo dei Romani e forse degli Etruschi. Da questo punto fino a Subbiano, la Via Maior che era la strada principale del Casentino, correva sulla riva destra dell'Arno. E del ponte c'è traccia già nel XI secolo, insieme alla presenza della pieve di Socana, poi in altri documenti del XV secolo, e continuò ad essere efficiente per molti secoli, e solo negli anni 1920 fu sottoposto a sostanziali lavori di ampliamento (da una a due carreggiate).
- Ponte ferroviario a Baciano, sulla linea Stia - Arezzo, che in questo punto passa dalla riva sinistra a quella destra dell'Arno. Tutta la ferrovia, ed anche quest'opera, fu costruita fra il 1885 ed il 1888.
- Ponte di Subbiano, nel centro urbano: fu costruito in legno nel 1886, per collegare la città con la stazione e fu rifatto negli anni 1920 per adeguarlo alle nuove necessità.
- Ponte della statale 71 a Subbiano: fu costruito negli anni 1970 insieme alla variante a scorrimento veloce che aggira i centri urbani. In quel punto l'Arno è di confine tra i comuni di Subbiano e di Capolona.
- Ponte Caliano, dove è sorta la frazione denominata anch'essa Ponte Caliano, a confine tra i comuni di Subbiano e di Capolona. Si tratta di un ponte molto antico, documentato dal 1211 e più volte restaurato, nel 1320, nel 1558, nel 1836; è sempre stato considerato importante perché svincolo fra il Casentino e la piana di Arezzo, che si apre immediatamente a valle.
- Ponte ferroviario presso Capolona: anche questo è un ponte ottocentesco, venne infatti costruito insieme alla ferrovia Stia - Arezzo fra il 1885 e il 1888.
- Ponte della statale 71 presso Capolona: anche questo fu costruito negli anni 1970 insieme alla variante a scorrimento veloce della statale 71 Umbro-casentinese, ed è "gemello" di quello in località Subbiano. In questo tratto l'Arno separa i comuni di Subbiano da quello di Capolona.
Ponti sull'Arno nella piana di Arezzo
- Passerella pedonale di Borgo a Giovi, comune di Arezzo: consente l'attraversamento in un tratto di fiume in cui non sono presenti altri attraversamenti. Fu realizzata nel 1987 in un sito dove era presente un'altra passerella, distrutta dall'alluvione del 1966. Non è certo, ma anche questa potrebbe essere stata costruita per collegare la frazione di Borgo a Giovi con Ponte alla Chiassa, forse al tempo della costruzione della ferrovia (1888).
- Ponte a Venere: sulla strada provinciale 56 in comune di Arezzo, fu costruito negli anni 1960 nell'ambito dell'adeguamento della viabilità locale.
- Ponte Buriano: si trova sulla strada provinciale 1 "dei sette ponti", importante per la sua lunghezza (m.156 su sette campate) e per la sua longevità. Infatti è uno dei ponti più antichi e uno dei pochissimi ponti rimasti indenni dai danni della seconda guerra mondiale. Pochi metri a valle di questo ponte, sono stati ritrovati reperti archeologici che indicano la presenza, già in età etrusca o tardoetrusca, di un guado carrabile, ossia un selciato di pietre che poteva essere percorso con i carri nei periodi di magra del fiume. Di qui passava infatti la Cassia Vetus, l'arteria che collegava la lucumonia di Arezzo a quella di Fiesole, proseguendo dopo questo ponte in costa per Loro Ciuffenna. Alcuni danno per certa l'esistenza di un ponte romano in questo tratto di fiume, che subito dopo va allargandosi in una piana che a quel tempo doveva essere paludosa. Il ponte è documentato dal 1203, anche se non se ne conosce l'efficienza in quel momento; comunque è sicuro che fu ricostruito nel 1277, in un periodo di grande potenza espansiva della città di Arezzo e di buoni rapporti con Firenze, che era ancora un piccolo centro. Più volte il ponte fu riparato dai danni delle alluvioni e da quelli procurati dalla fluitazione del legname; e comunque ha retto fino ai nostri giorni tutti i carichi, compreso quello dei carri armati dell'ultima guerra. Il livello dell'acqua sotto il ponte, che dal medioevo tenuto costante da una pescaia più a valle, adesso è sostenuto dalla diga di Penne, sei Km a valle.
- Viadotto ferroviario a Rondine, sulla direttissima Firenze - Roma, in comune di Arezzo. Fu costruita fra il 1985 ed il 1988 in un punto in cui l'alveo del fiume è largo 160 m; è un'opera importante per la tecnologia costruttiva e le dimensioni (luce centrale di 70 m, altezza dei piloni 50 m, lunghezza totale 230 m).
- Ponte di Laterina, sulla strada comunale per Laterina, nel medesimo comune, fu realizzato nei primi anni 1960 in cemento armato, a beneficio di una viabilità di interesse locale.
- Ponte del Romito: questo ponte è situato in comune di Laterina, in un punto in cui l'Arno scorre nella stretta gola costituita dalla Valle dell'Inferno. Circa duecento metri a monte di questo ponte, sono ancora presenti i resti di un ponte diroccato, probabilmente risalente al tempo dei Romani che lo costruirono per collegare la via Cassia Vetus e Firenze con Roma, senza passare da Arezzo. La presenza del ponte è segnalata anche nel basso Medioevo, precisamente nel 1198; probabilmente aveva qualche vizio strutturale, perché e richiese nei secoli molti interventi di manutenzione, finché non crollò nel 1703. Fu ricostruito dunque nella posizione attuale pochi anni più tardi.
Ponti sull'Arno nel Valdarno superiore
In questo tratto d'Arno, il letto del fiume è largo, ciottoloso e soggetto ad erosione. La presenza di piloni nel letto del fiume e l'abbassamento progressivo di questo provocano notevoli danni alle fondamenta dei piloni, che spesso hanno dovuto essere rifondati.
- Viadotto autostradale Giuseppe Romita: costruito dal 1962 al 1965 insieme all'Autostrada A1 del Sole, è notevole per le sue dimensioni (lunghezza totale 406 m, altezza 70 m). D'altronde questa autostrada attualmente caratterizza in maniera importante tutto il paesaggio del fondovalle in questo tratto dell'Arno.
- Ponte di Levane, collega i comuni di Terranuova Bracciolini e di Montevarchi: fu costruito negli anni 1960, insieme alla diga di Levane, che si trova mezzo chilometro a monte.
- Viadotto ferroviario della Direttissima Firenze-Roma: fu costruita nel 1985 insieme alla direttissima; in quel punto, oltre l'Arno, viene anche scavalcata l'Autostrada del Sole.
- Ponte di Terranuova Bracciolini, collega questo centro con Montevarchi. Bel ponte a sette arcate, fu costruito negli anni 1850 e ricostruito molto simile al precedente nell'immediato dopoguerra. Si trova percorrendo la strada provinciale 59.
- Ponte di San Giovanni Valdarno, in prossimità del centro urbano, sulla strada provinciale 11. Fino alla sua costruzione, risalente alla fine degli anni 1890, l'attraversamento era possibile grazie ad un traghetto, al tempo chiamata scafa, nave o barca traiettizia. Il progetto è attribuito all'architetto Vincenzo Micheli, che aveva già progettato il ponte Solferino a Pisa.
- Ponte Sandro Pertini nel centro urbano si San Giovanni Valdarno: fu inaugurato il 7 aprile 1990 ed è inserito nel parco fluviale voluto al tempo dall'amministrazione comunale.
- Ponte di Figline Valdarno: è posto a 8 km dal precedente, collega Figline con la frazione di Matassino. La datazione è molto incerta, forse risale alla metà dell'800, ricostruito nel dopoguerra e consolidato nel 1962.
- Viadotto ferroviario Arno II della direttissima Firenze - Roma, in comune di Figline Valdarno: fu costruito nel 1985 - 1988.
- Ponte ferroviario sulla linea Firenze-Chiusi, in comune di [Incisa in Val d'Arno]]. Costruito in fretta nell'immediato dopoguerra, a seguito di una modifica del tracciato della ferrovia, per ripristinare la linea Firenze-Roma.
- Ponte di Incisa in Val d'Arno sulla strada statale 69. Fu costruito nel 1947 - 1949 per evitare l'ingresso della statale nell'abitato di Incisa.
- Ponte urbano di Incisa in Val d'Arno: si trova in un sito dove già nel XIII secolo era presente un importante mercatale al crocevia di importanti vie di comunicazione, protetto da mura: il Castel nuovo di Ancisa. Dall'altra parte dell'Arno, la Torre del Castellano era presidiata come punto di avvistamento. Il ponte è accennato nelle cronache locali per la prima volta nel 1223; nel 1364 i Fiorentini, quando restaurarono le mura del castello, eressero una torre ancora oggi presente per il controllo del passaggio sul ponte. Più volte restaurato da Bernardo Bontalenti nella seconda metà del 1700, rimase poi stabile fino alla fine del 1800, quando fu allargato e consolidato. Distrutto dai bombardamenti alleati della seconda guerra mondiale, fu ricostruito in cemento armato nel dopoguerra; nel frattempo era entrato in esercizio un ponte Bailey.
- Ponte ferroviario a Bruscheto: situato in comune di Incisa in Val d'Arno, è stato progettato durante la seconda guerra mondiale, nell'ambito di una variante locale alla ferrovia Firenze - Chiusi, e realizzato nel periodo immediatamente successivo. Nonostante le ristrettezze del momento della costruzione, è un'opera che, | | |