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Lira italiana
La lira è stata, prima dell'introduzione dell'euro, la valuta ufficiale dell'Italia.
Cenni storici
Con la caduta di Roma, il susseguirsi di invasioni barbariche e l'ostilità degli stati che si venivano formando, le attività commerciali in Occidente vennero praticamente annullate, con la conseguente riduzione nella circolazione di monete.
Questo durò fino all'affermazione sulle altre popolazioni barbariche di Carlo Magno (768 - 814) e l'instaurazione dell'impero dei Franchi.
Il conio delle monete venne quindi centralizzato ed il suo sistema monetario venne basato sull'argento a causa della scarsa disponibilità d'oro, impiegato solo per gli scambi con l'Oriente. La moneta ufficiale dell'impero fu il "denaro", con un peso tale che con una libbra d'argento (di 434 g, contro i 327,45 g della libbra romana) si coniavano 240 denari.
Come unico multiplo si aveva il "soldo", pari a 12 denari: 20 soldi, quindi, corrispondevano ad una libbra d'argento. La libbra (o lira), invece, non esisteva come moneta, rappresentando solo la base del sistema monetario.
Nel 1472 Venezia con il doge Niccolò Tron conia la prima lira d'argento da 20 Soldi (6,52 g con titolo di 948/1000), seguita da quella del doge Pietro Mocenigo. Il duca Galeazzo Maria Sforza fa coniare nel 1474 a Milano una lira d'argento, chiamata in seguito Testone. Monete analoghe furono coniate a Genova sotto la dominazione milanese.
In seguito, poi, questa moneta si diffuse in molte città italiane (tra cui Firenze, Mantova e Bologna), anche se con riferimento a valori differenti per la libbra. In Piemonte, la lira viene introdotta da Emanuele Filiberto nel 1562, mentre nel 1793 viene adottato il sistema decimale francese, con la suddivisione della lira in decimi e centesimi.
Categoria:Numismatica
Lira italiana
L'introduzione della lira come valuta nazionale italiana va fatta risalire, come per il tricolore, al periodo napoleonico. Infatti, il tricolore venne adottato dalla Repubblica Cispadana nella prima campagna d'Italia (1796 - 1797), riprendendo l'insegna delle truppe dei volontari lombardi aggregati all'esercito di Napoleone; dopo la pace di Campoformio, il tricolore venne utilizzato anche dalla Repubblica Cisalpina. La lira, invece, venne adottata alla seconda campagna d'Italia con la ricostituzione della Repubblica Cisalpina come Repubblica Italiana (gennaio 1802), trasformatasi poi nel Regno d'Italia (marzo 1805).
Le prime emissioni dalle zecche di Milano, Bologna e Venezia si ebbero nel 1807, con monete da 40, 5 e 2 lire; l'anno successivo vennero coniate anche monete da 20 lire e da 1 lira, caratterizzata da un peso di 5g ed un titolo d'argento di 900/1000.
Dopo la fine del Regno d'Italia nel 1814, la lira riappare nel 1815 nel Ducato di Parma con l'introduzione della monetazione decimale da parte della duchessa Maria Luigia di Asburgo. Il taglio delle monete era da 1, 2, 5, 20 e 40 lire.
Nel 1861, con la riunificazione dell'Italia sotto i Savoia, la lira torna ad essere la valuta italiana ed il 24 agosto 1862 ebbe corso legale e sostituì tutte le altre monete circolanti nei vari stati pre-unitari: 1 lira da 5g di argento al titolo 835/1000 corrispondeva a 0,29 g d'oro fino oppure a 4,495 g d'argento fino.
A causa della crescita del debito pubblico susseguente all'unificazione, nel 1866 per la lira viene stabilita il corso forzoso, con una limitata convertibilità ristabilita nel 1892. Nel 1893 viene messa in liquidazione la Banca Romana e creata la Banca d'Italia, con una copertura aurea di almeno il 40% delle lire in circolazione.
L'ingresso dell'Italia nella prima guerra mondiale, con la conseguente penuria di metallo, fa ripristinare il corso forzoso, abolito nel 1909 e che durerà fino al 1927, quando 1 lira corrispondeva a 0,07919 g di oro fino. L'obbligo della copertura in oro venne abolito nel 1935 e nel 1936 la valutazione viene portata a 0,04677 g.
La convertibilità viene ripristinata nel 1960 grazie all'ammissione al Fondo Monetario Internazionale, con una lira corrispondente a 0,00142 grammi d'oro o a 625 lire per dollaro.
Il 1° gennaio 2002, con l'entrata in circolazione dell'euro, si apre una fase di doppia circolazione con l'euro: le lire vengono ritirate definitivamente il 1° marzo 2002.
Il tasso di conversione è stato di 1936,27 lire per 1 euro. Per un periodo di dieci anni le filiali della Banca d'Italia potranno convertire le nostre vecchie lire, rimaste dimenticate in un cassetto, senza nessuna difficoltà.
Questa sezione riguarda l'ultima serie di lire italiane, quelle cioè sostituite dall'euro il 1 gennaio 2002.
- 1.000 lire (rosa) - Maria Montessori - (1870-1952) educatrice, scienziata, medico, filosofa, femminista e volontaria.
- 2.000 lire (marrone) - Guglielmo Marconi - (1874-1937) ingegnere elettrico e premio Nobel.
- 5.000 lire (verde) - Vincenzo Bellini - (1801-1835) compositore.
- 10.000 lire (blu) - Alessandro Volta - (1745-1827) fisico, inventore della pila elettrica.
- 50.000 lire (rosse) - Gian Lorenzo Bernini - (1598-1680) architetto, scultore e pittore.
- 100.000 lire (marrone/grigio) - Caravaggio - (1571–1610) pittore.
- 500.000 lire (rosa/verde) Raffaello - (1483-1520) pittore ed architetto.
Immagini sulle monete
- 1 lira
- tra il 1946 ed il 1950: Arancia
- tra il 1951 ed il 1991: Cornucopia
- 2 lire
- tra il 1946 ed il 1950: Spiga
- tra il 1953 ed il 1991: Olivo
- 5 lire
- tra il 1946 ed il 1950: Uva
- tra il 1951 ed il 1998: Delfino
- 10 lire
- tra il 1946 ed il 1950: Olivo
- tra il 1953 ed il 1999: Spighe
- 20 lire: tra il 1956 ed il 1996: Quercia
- 50 lire
- tra il 1954 ed il 1989: Vulcano
- tra il 1990 ed il 1995: Vulcano (mitologia) secondo tipo
- tra il 1996 ed il 1999: Italia turrita
- 100 lire
- tra il 1954 ed il 1989: Minerva
- tra il 1990 ed il 1992: Minerva secondo tipo
- tra il 1993 ed il 1999: Italia turrita
- 1974: Guglielmo Marconi
- 1979: FAO
- 1981: Accademia navale di Livorno
- 1995: 50° anniversario della FAO
- 200 lire
- tra il 1977 ed il 1998: Lavoro
- 1980: Maria Montessori e FAO
- 1981: Villa Lubin e FAO
- 1989: Arsenale Militare Marittimo di Taranto
- 1990: Consiglio di stato
- 1992: Esposizione mondiale di filatelia tematica
- 1993: Aereonautica militare
- 1994: Carabinieri
- 1996: Guardia di Finanza
- 1997: Lega navale italiana
- 1999: Tutela del patrimonio artistico - Carabinieri
- 500 lire
- tra il 1957 ed il 1967: Caravelle
- 1961: Quadriga
- 1965: Dante Alighieri
- tra il 1982 ed il 1995: Quirinale
- 1000 lire
- 1970: Roma capitale
- tra il 1997 ed il 1998: Europa
Collegamenti esterni
- Società Numismatica Italiana [http://www.socnumit.org/ www.socnumit.org]
- Forum di numismatica [http://www.lamoneta.it/ www.lamoneta.it]
- Catalogo di numismatica italiana [http://numismatica-italiana.lamoneta.it Numismatica Italiana]
categoria:valute
ja:イタリア・リラ
Euro
L'euro (EUR o €) è la valuta comune dei Paesi dell'Unione Europea che hanno aderito all'Unione Economica e Monetaria (UEM), ovvero Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna.
È stata introdotta nel 1999, ma soltanto dal 1 gennaio 2002 sono in circolazione monete e biglietti di banca con valore legale.
Nel dicembre del 2001 i cittadini dei Paesi facenti parte dell'UEM potevano
acquistare gli Eurokit.
È stata adottata, per ovvi motivi, anche da:
San Marino, Città del Vaticano, Andorra e Principato di Monaco — ma anche dal Kosovo e dal Montenegro, e indirettamente da altri paesi con cui c'è scambio fisso, specie africani (franco CFA, franco CFP, escudo del Capo Verde, lev bulgaro, marco convertibile della Bosnia).
Il nome euro deriva dall'inizio della parola Europa, ed è stato adottato dal Consiglio europeo di Madrid del 1995 per rimpiazzare la sigla ECU (dall'inglese European Currency Unit) che era utilizzata nei trattati. Doveva essere semplice, unico e invariable. Ma già la Grecia e adesso la Lettonia e l'Ungheria hanno adottato nomi leggermente diversi. Molti altri paesi hanno inoltre deciso di usare normalmente il plurale o il partitivo del nome.
Caratteristiche
L'euro è suddiviso in 100 centesimi. La parola euro viene usata in italiano sia al singolare che al plurale. L'euro è amministrato dal sistema delle banche centrali europee, composto dalla Banca Centrale Europea (BCE) e dalle banche centrali dei paesi membri dell'Unione Europea che partecipano all'euro. La BCE (Banca Centrale Europea con sede a Francoforte, Germania) ha il compito di impostare la politica monetaria; le banche centrali nazionali si occupano della stampa e conio di banconote e monete, e del funzionamento dell'Eurozona.
politica monetaria
Tuttavia, in molti Stati si utilizzano forme alternative, specialmente nel caso degli (euro)cent(s): in Italia si dice correntemente centesimo/centesimi, in Francia centime(s), in Spagna céntimo(s) e in Portogallo cêntimo(s) o centavo(s) come si usava con le precedenti valute, almeno prima che i centesimi perdessero valore e venissero quindi ritirati. In Germania non risulta ci siano stati tentativi di riusare Pfennig.
Un caso particolare è l'Irlanda, dove le parole euro e cent sono usate in gaelico come prestiti stranieri senza cambiamenti ortografici o di pronuncia, risultando così esclusi dal naturale cambiamento di pronuncia dopo i numeri. Il nome maschile eoró (plurale eorónna) è stato coniato dalla parola Eoraip ("Europa"), e ceint (plurale ceinteanna) si trova nel vocabolario irlandese almeno dal 1959 con il significato, appunto, di "centesimo". Le parole eoró e ceint sono attestate nella stampa, ma i prestiti stranieri sono di gran lunga più frequenti, per inerzia o forse anche per mancanza di volontà da parte delle autorità competenti di fare un tentativo di pianificazione linguistica in favore del gaelico irlandese.
In Italia l'Accademia della Crusca ha stabilito che la parola "euro" è indeclinabile, e quindi di parla "degli euro". In pratica, si sente molto spesso la gente pronunciare "euri".
Transizione
L'euro venne stabilito dalle disposizioni del Trattato di Maastricht del 1992 relative alla creazione dell'Unione economica e monetaria. Per poter partecipare alla nuova valuta, gli Stati membri dovevano incontrare degli stretti criteri quali un deficit di meno del 3% del prodotto interno lordo, e un rapporto debito/PIL inferiore al 60%, combinati con un tasso di inflazione non superiore all'1.5% oltre quello medio degli altri stati membri e tassi d'interesse in linea con la media dell'Unione.
Successivamente vennero stabiliti i tassi di cambio con i quali le varie divise nazionali sarebbero state convertite in euro, i tassi erano i seguenti (1 euro uguale a):
- 13,7603 scellini austriaci (ATS)
- 40,3399 franchi belgi (BEF)
- 2,20371 fiorini olandesi (NLG)
- 5,94573 marchi (markka) finlandesi (FIM)
- 6,55957 franchi francesi (FRF)
- 1,95583 marchi tedeschi (DEM)
- 340,750 dracme greche (GRD)
- 0,787564 sterline (punt) irlandesi (IEP)
- 1936,27 lire italiane (ITL)
- 40,3399 franchi lussemburghesi (LUF)
- 200,482 scudi (escudos) portoghesi (PTE)
- 166,386 pesete (pesetas) spagnole (ESP)
I tassi furono determinati dalla BCE in base ai tassi di cambio sul mercato al 31 dicembre 1998, in modo che 1 ECU (European Currency Unit, Unità di Valuta Europea) fosse pari a 1 euro. (L'ECU era un'unità di conto usata dall'UE, basata sulle valute degli Stati membri, ma non era essa stessa una valuta).
La Grecia non rispettava i criteri stabiliti, e venne ammessa due anni dopo, il 1° gennaio 2001.
La procedura per fissare il tasso di cambio della dracma fu quindi differente da quella usata per le altre valute, poiché l'euro era già vecchio di due anni.
La valuta venne introdotta per tutte le forme di pagamento "non-fisiche" (trasferimenti elettronici, titoli, ecc.) il 1° gennaio 1999, quando le valute dei paesi partecipanti vennero bloccate ad un tasso di cambio fisso con l'euro. Le banconote e monete dell'euro entrarono in circolazione il 1° gennaio 2002, le vecchie valute coesistettero con l'euro per due mesi, fino al 28 febbraio 2002, data in cui tutte le vecchie valute persero corso legale (Per il marco tedesco il corso legale cessò il 31 dicembre 2001, ma i marchi potevano comunque essere utilizzati durante il periodo di coesistenza).
Anche se alcune nazioni non stampano le banconote più grosse (500 e 200 euro), tutte le banconote hanno valore legale nell'Eurozona. La Finlandia ha deciso di non produrre né far circolare le monete da 1 e 2 centesimi, a parte piccole quantità per il collezionismo.
Appartenenza all'Eurozona
Al momento gli stati membri che partecipano all'euro sono: Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, e Spagna. Queste nazioni vengono frequentemente definite come "Eurozona" o "Eurolandia".
Andorra, Principato di Monaco, San Marino, e Città del Vaticano usano anch'esse l'euro, anche se non sono ufficialmente membri dell'UE né hanno rapporti formali con la BCE, ma usavano in precedenza valute che sono state sostituite dall'euro. Di queste: Monaco, San Marino e la Città del Vaticano coniano monete proprie con i loro simboli sul retro. Andorra usa le monete spagnole e francesi. Queste nazioni usano l'euro in virtù di accordi conclusi con gli Stati membri (l'Italia per San Marino e Città del Vaticano, la Francia nel caso di Monaco), approvati dal Consiglio dell'Unione Europea.
Montenegro e Kosovo, che usavano il marco tedesco come loro valuta, hanno adottato l'euro, anche se, contrariamente agli Stati precedenti, non hanno nessun accordo legale con l'UE. Le nazioni che avevano le proprie valute agganciate al marco, come Bulgaria ed Estonia, si sono di conseguenza agganciate all'euro. Dal 2 febbraio 2002, la lita lituana (LTL) si è agganciata all'euro invece che al dollaro statunitense.
A Danimarca e Regno Unito sono state garantite deroghe ai protocolli del Trattato di Maastricht; ad esse non è legalmente richiesto di unirsi all'euro a meno che i loro governi non decidano altrimenti. La Svezia non ha tale deroga; cionondimeno, la Svezia decise nel 1997 di non unirsi all'euro, e quindi non ha fatto alcuno sforzo per rispettare i criteri di un tasso di cambio stabile. La Svezia ha avuto un referendum sull'euro il 14 settembre 2003, e gli elettori hanno votato contro l'ingresso nell'euro con un 41,8% di sì e un 56,1% di no. Tale risultato rinvia la decisione di almeno cinque anni.
In Danimarca un referendum sull'unione all'euro si è tenuto il 28 settembre 2000, con il risultato di un 53,2% di voti contrari.
Il governo britannico del primo ministro Tony Blair si è impegnato in una procedura di tripla approvazione prima di unirsi all'euro, che coinvolge il gabinetto, il parlamento e l'elettorato tramite referendum. Contrariamente a molti altri paesi europei, dove l'euro è visto come un mattone fondamentale di un Europa più integrata politicamente, nel Regno Unito la moneta unica è vista principalmente come un beneficio economico.
Per tutti i nuovi membri dell'Unione Europea è obbligatorio aderire all'euro. Una volta soddisfatte tutte le condizioni necessarie i nuovi membri potranno adottare l'euro come moneta ufficiale.
I dieci Paesi che sono entrati a far parte dell'UE il 1 maggio 2004 (Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia, Slovenia, Malta e Cipro) adotteranno l'euro, anche se non prima del 2007 — i soli paesi a far parte del meccanismo di cambio MCEII con serpente monetario (± 15%), insieme con la Danimarca, sono l'Estonia, la Slovenia e la Lituania dal giugno 2004. Queste ultime tre nazioni dovrebbero utilizzare l'euro a partire dal 1 gennaio 2007 [http://www.lb.lt/eng/banknotes/coins_eur.html][http://www.eestipank.info/pub/en/yldine/press/pressiteated/pt2004/_20041215.html].
Le altre dovranno aspettare un po' di più.
Effetti della moneta unica
Dall'adozione di una moneta unica ci si aspetta un incremento dell'interdipendenza economica e una facilitazione del commercio tra Stati membri. Questo dovrebbe portare benefici a tutti i cittadini dell'Eurozona, in quanto l'incremento dei commerci è storicamente una delle forze guida della crescita economica. Inoltre la moneta unica si inserisce nel piano a lungo termine di un mercato unico all'interno dell'Unione.
Un secondo effetto dovrebbe essere una riduzione nelle differenze dei prezzi, ovvero un'uniformità dei prezzi in tutta l'Eurozona, che dovrebbe risultare in una maggiore competizione tra aziende, che dovrebbe aiutare a contenere l'inflazione e quindi essere a vantaggio dei consumatori. A due anni dall'introduzione il livellamento sembra però essersi orientato nell'aumento dei prezzi nei Paesi dove erano più bassi, piuttosto che con il calo dei prezzi nei paesi dove erano più alti.
Alcuni economisti sono preoccupati dei possibili pericoli dell'adozione di una moneta unica in numerose aree diverse. Poiché l'Eurozona adotta un'unica politica monetaria, impostata dalla BCE, questa non può essere regolata per le situazioni economiche delle singole nazioni. Gli investimenti pubblici e le politiche fiscali di ogni nazione sono quindi l'unico modo in cui i cambiamenti economici possono essere introdotti specificamente per ogni regione o nazione.
Altri evidenziano che l'Eurozona è simile per dimensioni e popolazione agli Stati Uniti, che hanno una valuta unica e una politica monetaria impostata dalla Federal Reserve. Comunque, i singoli stati che compongono gli Stati Uniti hanno meno autonomia regionale e un economia più omogenea delle nazioni dell'UE. Di particolare preoccupazione è il fatto che le economie dell'UE potrebbero non essere 'in sincronia', sia come ciclo economico che come pressione inflazionistica.
Si è detto che l'euro dovrebbe aggiungere grande liquidità ai mercati finanziari europei. Governi e compagnie possono prendere a prestito euro invece delle valute locali, e questo si presume che permetterà l'accesso a più fonti di finaziamento. Altri economisti considerano che la forza potenziale di Eurolandia risiederà negli sforzi coerenti di una super-economia virtuale, nella quale sarà potenzialmente più facile creare forti associazioni finanziarie, piuttosto che una mera somma di singole liquidità.
Un ultimo e decisivo effetto è sul prezzo del petrolio. Eurolandia consuma più petrolio importato degli Stati Uniti. Questo significherebbe che più euro che dollari fluiranno verso le nazioni dell'OPEC, a parte il fatto che queste nazioni prezzano il petrolio solo in dollari (l'Iraq di Saddam Hussein era un'eccezione). Ci sono state frequenti discussioni nell'OPEC sulla prezzatura del petrolio in euro, che avrebbe vari effetti, tra i quali, costringere le nazioni a tenere riserve di euro per comprare petrolio, piuttosto che le riserve di dollari che hanno attualmente.
Questo comporterebbe il trasferimento di un flottante che attualmente sussidia gli Stati Uniti e che andrebbe invece a sussidiare l'Unione europea. Il Venezuela di Hugo Chávez è stato un propositore di questo schema, nonostante il Venezuela venda la maggior parte del suo petrolio agli Stati Uniti.
Tassi di cambio dell'euro
Dopo l'introduzione dell'euro, il tasso di scambio con le altre valute, specialmente il dollaro, scese pesantemente. Alla sua introduzione nel 1999, l'euro era scambiato a $1,18. Da lì scese a fine 2000 fino a $0,85, per poi risalire all'inizio del 2001 fino a $0,95. Riprese a scendere fino al minimo storico sotto $0,84 nel luglio 2001. Alla luce degli scandali contabili delle aziende statunitensi (Enron, MCI Worldcom) le due valute raggiunsero la parità il 15 luglio 2002, e per la fine dello stesso anno l'euro raggiunse gli $1,04.
Si è speculato che la forza dell'euro rispetto al dollaro potrebbe incoraggiarne l'uso come valuta di riserva. Il 23 maggio 2003, l'euro sorpassò la quota iniziale di $1,18 e a dicembre 2004 arrivò a superare gli $1,36, il valore massimo dalla sua introduzione. Parte della forza dell'euro si crede sia dovuta ai tassi di interesse più alti in Europa rispetto agli Stati Uniti e al deficit sempre crescente della bilancia commerciale statunitense.
Il simbolo dell'euro
2004
Il codice internazionale a tre lettere (in base allo standard ISO 4217) dell'euro è EUR. È stato disegnato anche un simbolo (glifo) speciale per l'euro (€). Dopo che un sondaggio pubblico aveva ristretto la scelta a due, fu la Commissione Europea a fare la scelta finale. Il vincitore era ispirato dalla lettera greca epsilon (ε), così come a una versione stilizzata della lettera "E".
L'euro è rappresentato nel set di caratteri Unicode (esadecimale 20AC o decimale 8364, codice mnemonico HTML: €) così come nelle versioni aggiornate dei tradizionali set di caratteri latini. Le nazioni occidentali dovrebbero passare dall'ISO 8859-1 (Latin 1) all'ISO 8859-15 (Latin 9) o, ancora meglio, a UTF-8 per poter rappresentare questo carattere.
La Commissione europea ha causato qualche disturbo a disegnatori e produttori di tipi specificando originariamente che il carattere dell'euro avrebbe avuto proporzioni esatte, indipendentemente dal carattere tipografico - creando in pratica un logo - piuttosto che avere un carattere disegnabile come gli altri simboli valutari. Tenere delle misure esatte lo avrebbe reso più ampio, in confronto ad altri simboli e cifre dei vari stili di carattere comportando problemi di aspetto tipografico in molti casi.
Comunque, molti disegnatori di tipi hanno ignorato la commissione e disegnato le varianti necessarie, spesso prendendo spunto dalla lettera C (si noti la somiglianza - C€), in modo che funzioni come gli altri simboli valutari e faccia bella figura in mezzo agli altri caratteri. Si noti anche come, mettendo insieme i simboli delle principali valute mondiali, ovvero "¥€$!", si ottenga l'esclamazione inglese yes!, "sì!". Nell'illustrazione all'inizio dell'articolo appare il simbolo ufficiale, invariante.
Le monete
Sono state messe in circolazione monete metalliche con 8 diversi valori:
- 2 e 1 euro: sono monete bimetalliche argento/oro e viceversa;
- 50, 20 e 10 centesimi: colore oro in Nordic gold;
- 5, 2 e 1 centesimi: colore rame in acciaio ricoperto da rame.
Ciascuna moneta ha un lato comune a tutti i Paesi che hanno adottato l'euro,
mentre il disegno sull'altro lato viene deciso da ciascuno Stato,
pertanto ci sono perlomeno 8×15=120 diverse monete, senza contare le monete da 2€ celebrative e commemorative (anch'esse di libera circolazione in tutta l'eurozona come qualsiasi altra moneta da 2€), che ad oggi ammontano ad 8, e quelle di nazioni come San Marino, Città del Vaticano e Principato di Monaco che hanno diritto di coniare monete per accordi bilaterali con Italia (nei primi due casi) e Francia.
Le banconote
Le banconote non hanno disegni diversi per ogni Stato come le monete, ma sono invece tutte uguali. Le banconote sono state emesse in sette tagli da: 5, 10, 20, 50, 100, 200 e 500 euro.
Collegamenti esterni
Banche (Sistema Europeo di Banche Centrali (ESCB) - eurozona)
- [http://www.euro.ecb.int/it.html Banca Centrale Europea]
- Austria: [http://www.oenb.co.at Oesterreichische Nationalbank]
- Belgio: [http://www.bnb.be Nationale Bank van België / Banque Nationale de Belgique]
- Finlandia: [http://www.bof.fi Suomen Pankki]
- Francia: [http://www.banque-france.fr Banque de France]
- Germania: [http://www.bundesbank.de Deutsche Bundesbank]
- Grecia: [http://www.bankofgreece.gr Banca di Grecia]
- Irlanda: [http://www.centralbank.ie Central Bank of Ireland]
- Italia: [http://www.bancaditalia.it Banca d'Italia]
- Lussemburgo: [http://www.bcl.lu Banque Centrale du Luxembourg]
- Paesi Bassi: [http://www.dnb.nl De Nederlandsche Bank]
- Portogallo: [http://www.bportugal.pt Banco de Portugal]
- Spagna: [http://www.bde.es Banco de España]
Banche (Sistema Europeo di Banche Centrali (ESCB) - fuori dall'eurozona)
- Cipro: [http://www.centralbank.gov.cy Kentrike Trapeza tis Kyprou]
- Danimarca: [http://www.nationalbanken.dk Danmarks Nationalbank]
- Estonia: [http://www.bankofestonia.info Eesti Pank]
- Lettonia: [http://www.bank.lv Latvijas Banka]
- Lituania: [http://www.lbank.lt Lietuvos Bankas]
- Malta: [http://www.centralbankmalta.com Central Bank of Malta]
- Polonia: [http://www.nbp.pl Narodowy Bank Polski]
- Regno Unito: [http://www.bankofengland.co.uk Bank of England]
- Repubblica Ceca: [http://www.cnb.cz Ceska Narodni Banka]
- Slovacchia: [http://www.nbs.sk Národná banka Slovenska]
- Slovenia: [http://www.bsi.si Banka Slovenije]
- Svezia: [http://www.riksbank.se Sveriges Riksbank]
- Ungheria: [http://www.mnb.hu Magyar Nemzeti Bank]
Approfondimenti
- [http://www.myeuro.info Da dove viene la mia banconota?]
- [http://www.eurotracer.net Un altro sito per seguire le banconote]
- [http://www.eurobilltracker.com Segui i viaggi della tua banconota]
categoria:valute
categoria:Unione Europea
fiu-vro:Õuro
ja:ユーロ
ko:유로
ms:Euro
simple:Euro
th:ยูโร
zh-min-nan:Euro
Impero romano
L'Impero romano succedette alla Repubblica Romana, controllò il mondo Mediterraneo e gran parte del Nord Europa dopo il 31 AC; entrò in crisi nel III secolo DC e si riorganizzò su basi autocratiche, spostando il proprio baricentro in oriente, dove con l'imperatore Costantino ebbe una nuova capitale. In seguito l'impero venne diviso in un impero d'oriente e un impero d'occidente, ma Roma non fu più capitale, neanche dell'occidente. L'ultimo imperatore romano nella metà occidentale dell'Impero fu deposto nel 476. La parte orientale dell'Impero sopravvisse senza interruzioni, ma con graduale perdita di territori fino al 1453 quando Costantinopoli cadde sotto il dominio dei Turchi (si veda Impero Bizantino). Gli stati successori in occidente (Regno franco e Sacro romano impero) ed in oriente (la Russia degli Zar) continuarono ad usare i titoli adottati dall'Impero romano, fino all'epoca delle rivoluzioni.
Influenze dell'Impero romano sul modo di governare, la legge, l'architettura e molti altri aspetti della vita risultano inevitabili.
L'ascesa di Augusto e gli imperatori Giulio-Claudi
Quando la Repubblica Romana (509 AC - 31 AC) arrivò alla fine, Caio Giulio Cesare Ottaviano, pronipote di Giulio Cesare e da lui adottato, rafforzò la sua posizione con la sconfitta del suo unico rivale per il potere, Marco Antonio, nella battaglia di Azio. Anni di guerra civile avevano lasciato Roma quasi senza legge. Tuttavia Roma non era ancora preparata ad accettare il controllo di un despota.
Ottaviano agì astutamente. Per prima cosa sciolse il suo esercito ed indisse elezioni. Ottaviano fu eletto alla
prestigiosa carica di console. Nel 27 AC, ufficialmente restituì il potere al
Senato di Roma, e si offrì di rinunciare alla sua personale supremazia militare ed
egemonia sull'Egitto. Non solo il Senato respinse la proposta, ma gli fu anche dato il controllo della
Spagna, Gallia e Siria. Poco dopo Il Senato gli concesse anche l'appellativo di "Augusto".
Augusto sapeva che il potere necessario per un governo assoluto non sarebbe derivato dal consolato. Nel 23 AC, rinunciò a questa carica, ma si assicurò il controllo effettivo assumendo alcuni poteri legati alle antiche magistrature repubblicane.
- Gli fu garantita a vita la tribunicia potestas, legata in origine alla magistratura di tribuno della plebe, che gli permetteva di convocare il Senato e decidere e porre questioni avanti ad esso.
- Ricevette inoltre limperium, ossia il comando militare, che gli dava autorità suprema in tutte le questioni riguardanti il governo del territorio.
Il 27 AC e il 23 AC segnano le principali tappe di questa vera e propria riforma costituzionale, con la quale si considera che Augusto assumesse concretamente i poteri propri di imperatore di Roma. Egli tuttavia più tipicamente usò titoli come "Principe" o "Primo Cittadino".
Con i nuovi poteri che gli erano stati conferiti, Augusto organizzò l'amministrazione dell'Impero con molta padronanza. Stabilì moneta e tassazione standardizzata; creò una struttura di servizio civile formata da cavalieri ed uomini liberi (mentre in precedenza erano prevalentemente schiavi) e previde benefici per i soldati al momento del congedo.
Fu un maestro nell'arte della propaganda, favorendo il consenso dei cittadini alle sue riforme. La pacificazione delle guerre civili fu celebrata come una nuova età dell'oro dagli scrittori e poeti contemporanei, come Orazio, Livio e soprattutto Virgilio. La celebrazione di giochi ed eventi speciali rafforzavano la sua popolarità.
Augusto inoltre per primo creò un corpo di vigili del fuoco, ed una forza di polizia per la città di Roma, che fu suddivisa amministrativamente in 14 regioni.
Il controllo assoluto dello stato gli permise di indicare il suo successore, nonostante il formale rispetto della forma repubblicana. Inizialmente si rivolse al nipote Marco Claudio Marcello, figlio della sorella Ottavia, al quale diede in sposa la figlia Giulia. Marcello morì tuttavia nel 23 AC: alcuni degli storici successivi ventilarono l'ipotesi, probabilmente infondata, che fosse stato avvelenato da Livia.
Augusto maritò quindi la figlia alla sua "mano destra", Agrippa. Da questa unione nacquero tre figli Caio Cesare, Lucio Cesare e Postumo (così chiamato perché nato dopo la morte del padre) e i due maggiori furono adottati dal nonno con l'intento di farne i suoi successori, ma morirono anch'essi in giovane età. Augusto mostrò anche favore per i suoi figliastri (figli del primo matrimonio di Livia) Tiberio e Druso, che conquistarono a suo nome nuovi territori nel nord.
Dopo la morte di Agrippa nel 12 AC, il figlio di Livia, Tiberio, divorziò dalla prima moglie, figlia di Agrippa e ne sposò la vedova, Giulia. Tiberio fu chiamato a dividere con l'imperatore la tribunicia potestas, che era fondamento del potere imperiale, ma poco dopo si ritirò in esilio volontario a Rodi. Dopo la morte precoce di Caio e Lucio nel 4 AC e 2 AC rispettivamente, e la precedente morte del fratello Druso maggiore (9 AC), Tiberio fu richiamato a Roma, e venne adottato da Augusto, che lo designava in tal modo proprio erede.
Roma
Il 9 agosto 14, Augusto morì. Poco dopo il Senato decretò il suo inserimento fra gli dei di Roma. Postumo Agrippa e Tiberio erano stati nominati coeredi. Tuttavia Postumo era stato esiliato e venne ben presto ucciso. Si ignora chi ordinasse la sua morte, ma Tiberio ebbe la via libera per assumere lo stesso potere che aveva avuto il padre adottivo.
I primi anni del regno di Tiberio furono pacifici e relativamente tranquilli. Tiberio assicurò il potere di Roma e la sua ricchezza. Nel 19 fu accusato della morte del nipote, il popolare Germanico. Nel 23 morì suo figlio, Druso minore. Sempre più Tiberio si ritirava in se stesso e diede il via ad una serie di processi ed esecuzioni per tradimento. Lasciò il potere nelle mani del comandante della guardia pretoriana, Elio Seiano. Tiberio stesso si ritirò a vivere nella sua villa di Capri nel 26 lasciando Seiano al potere. Seiano proseguiva le persecuzioni. Anche lui cominciò a consolidare il proprio potere; nel 31 fu nominato console insieme a Tiberio e sposò Livilla, nipote dell'Imperatore. Ma la sua potenza divenne eccessiva e la paranoia dell'Imperatore che aveva sfruttato tanto abilmente per il suo interesse, colpì questa volta lui. Seiano fu messo a morte, insieme a molti dei suoi amici lo stesso anno. Le persecuzioni continuarono fino alla morte di Tiberio nel 37.
37
Al momento della morte di Tiberio, molti dei personaggi che avrebbero potuto succedergli erano stati brutalmente uccisi. Il successore più logico (scelto anche da Tiberio) era il suo pronipote e figlio di Germanico, Caio (meglio conosciuto col nome di Caligola). Caligola iniziò il regno ponendo fine alle persecuzioni e bruciando gli archivi dello zio. Ma sfortunatamente cadde presto malato e a partire dal tardo 37 gli storici successivi riportano una serie di suoi atti insensati, alterando probabilmente in parte le vicende storiche. Pare che avesse ordinato ai suoi soldati di invadere la Britannia, ma avesse cambiato parere all'ultimo minuto, mandandoli invece a raccogliere conchiglie sulla riva del mare. Vernivano inoltre riportati i rapporti incestuosi che avrebbe avuto con le sue sorelle. Il suo ordine di erigere una sua statua nel tempio di Gerusalemme, sebbene fosse di normale amministrazione nelle province orientali il culto riservato al sovrano, scatenanò l'opposizione degli Ebrei. Nel 41, Caligola cadde vittima di una congiura, assassinato dal comandante della guardia Cassio Cherea. L'unico membro rimasto della famiglia imperiale era un altro nipote di Tiberio: Tiberio Claudio Druso Nerone Germanico, meglio noto come Claudio.
Claudio era stato a lungo considerato un debole ed un pazzo dal resto della famiglia. E tale fama, alla quale contribuì anche lo scrittore Tacito, gli rimase per tradizione. Egli non fu tuttavia né paranoico come lo zio Tiberio, né pazzo come il nipote Caligola, e fu invece capace di amministrare con responsabile capacità. Riorganizzò la burocrazia e mise ordine nella cittadinanza e nei ruoli senatoriali. Proseguì la conquista e colonizzazione della Britannia, creando nel 43 la nuova provincia, ed aggiunse all'Impero molte provincie orientali. In Italia costruì un porto invernale ad Ostia, creando magazzini per accumulare granaglie e cereali provenienti da altre parti dell'Impero e da usare nella cattiva stagione.
Sul fronte familiare, Claudio ebbe meno successo. La moglie Messalina lo tradiva e fu quindi messa a morte; successivamente sposò la nipote Agrippina. Questa, insieme con molti dei suoi liberti aveva uno straordinario potere su di lui e probabilmente lo uccise nel 54. Claudio nello stesso anno fu inserito fra gli dei. La morte di Claudio spianò la strada al figlio di Agrippina, il sedicenne Lucio Domizio Enobarbo, che adottato da Claudio aveva preso il nome di Tiberio Claudio Nerone Domiziano, noto come Nerone.
Inizialmente, Nerone lasciò il governo di Roma a sua madre ed ai suoi tutori, in particolare a Seneca. Tuttavia divenendo adulto, il suo desiderio di potere aumentò; fece giustiziare la madre ed i tutori. Durante il regno di Nerone ci fu una serie di rivolte e ribellioni in tutto l'Impero: in Britannia, Armenia, Partia e Giudea. L'incapacità di Nerone di gestire le ribellioni e la sua sostanziale incompetenza divennero rapidamente evidenti e nel 68, cosicché perfino la guardia Imperiale lo abbandonò. Nerone si suicidò, e l'anno 69 (noto come l'anno dei quattro Imperatori) fu un anno di guerra civile, con gli Imperatori Galba, Otone, Vitellio e Vespasiano al trono in rapida successione. Alla fine dell'anno, Vespasiano riuscì a consolidare il suo potere come Imperatore di Roma.
Si veda anche Albero genealogico Giulio-Claudio e [http://www.wikipedia.org/wiki/Roman_Emperors/JulioClaudian (l'albero genealogico degli Imperatori Giulio Claudi in inglese)]
Gli Imperatori Flavi
Vespasiano era stato un Generale Romano di notevole successo ed aveva amministrato molte
parti esterne dell'Impero.
Aveva sostenuto la candidatura imperiale di Galba; tuttavia alla sua morte, Vespasiano divenne il maggior aspirante al trono. Dopo il suicidio di Otone, Vespasiano riuscì a dirottare la
fornitura invernale del grano per Roma, mettendosi in ottima posizione per sconfiggere l'ultimo rivale, Vitellio. Il 20 dicembre 69, alcuni sostenitori di Vespasiano occuparono Roma. Vitellio fu ucciso dalle sue truppe, ed il giorno successivo il Senato confermò Imperatore Vespasiano.
Vespasiano fu praticamente un autocrate, ed ebbe molto meno appoggio dal Senato dei suoi predecessori
Giulio-Claudii. Questo è esemplificato dal fatto che lui stesso riferisce la sua salita al potere l'1 luglio quando
fu proclamato Imperatore dalle truppe, invece del 21 dicembre quando fu confermato dal Senato. Egli volle, negli anni successivi, espellere i Senatori a lui contrari.
Vespasiano riuscì a liberare Roma dai problemi finanziari creati dagli eccessi di Nerone e dalle guerre civili. Aumentando le tasse in modo drammatico (talvolta più che raddoppiate), egli riuscì a
raggiungere una eccedenza di bilancio ed a realizzare progetti di lavori pubblici. Egli fu il primo committente del Colosseo e costruì un Foro il cui centro era il Tempio della Pace.
Vespasiano fu inoltre effettivamente imperatore delle provincie. I suoi generali soffocarono ribellioni in Siria e Germania. Infatti in Germania riuscì ad allargare le frontiere dell'Impero, e gran parte della Bretagna fu portata sotto il dominio di Roma. Inoltre estese la Cittadinanza romana agli abitanti della Spagna.
Un altro esempio delle sue tendenze monarchiche fu la sua insistenza che gli succedessero i figli Tito e Domiziano; il potere imperiale non era visto allora come ereditario. Tito, che aveva avuto qualche successo militare all'inizio del regno di Vespasiano, fu visto come il supposto erede al trono; Domiziano era visto come meno disciplinato e responsabile. Tito affiancò il padre nei compiti di censore e console e lo aiutò nel riorganizzare i ruoli del Senato. Il 23 giugno 79, alla morte di Vespasiano, Tito fu immediatamente confermato imperatore.
Il breve regno di Tito fu marcato dai disastri: nel 79 l'eruzione del Vesuvio distrusse Pompei, e nell'80 un incendio distrusse gran parte di Roma. La sua generosità nella ricostruzione dopo le tragedie, lo rese molto popolare. Tito fu molto fiero dei suoi progressi nella costruzione del grande anfiteatro cominciato dal padre. Egli tenne la cerimonia inaugurale nell'edificio non ancora terminato durante gli anni 80, con un grandioso spettacolo in cui si esibirono 100 gladiatori e che durò 100 giorni. Tuttavia il Colosseo fu completato solo durante il regno di Domiziano. Tito morì nell'81 a 41 anni e ci furono voci che fosse stato assassinato dal fratello impaziente di succedergli.
Fu con Domiziano che i rapporti già tesi tra la dinastia flavia ed il senato si andarono sempre più logorando. Le cause di questo difficile sodalizio furono dapprima la divinizzazione del culto personale dell'imperatore secondo modalità tipicamente ellenistiche ed in seguito il divorzio dalla moglie Domizia, di estrazione senatoria. Anche sul fronte esterno le cose non andavano meglio; nonostante i successi della guerra britannica, finita nell'84, e la vittoria sui Catti, la guerra dacica (85-89) finì col pagamento dell'alleanza con Decebalo. Nell'89 Domiziano dovette reprimere la ribellione di Antonino Saturnino a Magonza. La parte finale del suo regno fu macchiata dalla condanna dei filosofi e, nel 95, dalla persecuzione contro i Cristiani. L'anno seguente Domiziano morì, vittima di una congiura.
Gli imperatori adottivi
Il periodo che va dalla fine del I alla fine del II secolo è caratterizzato da una successione non più dinastica, ma adottiva, basata sui meriti dei singoli scelti dagli imperatori come loro successori.
Nerva (96-98), un anziano senatore scelto come successore di Domiziano, adottò un eminente personaggio militare, Traiano. Durante l'impero di quest’ultimo (98-117), le conquiste derivanti dalle guerre daciche e dalle campagne contro i Parti, con la creazione di tre nuove provincie (Armenia, Mesopotamia e Assiria), consentirono all'impero di raggiungere la sua massima estensione.
A lui succedette Adriano (117-138), che accrebbe i poteri del principe rispetto a quelli del senato ed unificò la legislazione dell'impero. Negli anni del suo regno vi fu un periodo di pace, turbata esclusivamente dalla seconda rivolta giudaica (132-135), e l'imperatore si occupò della fortificazione dei confini settentrionali, con la realizzazione del Vallo di Adriano in Britannia ed il consolidamento del confine germanico.
Antonino Pio (138-161), capostipite della Dinastia degli Antonini, continuò la politica pacifica del predecessore, fu un saggio amministratore e riconfermò al senato le prerogative passate, tanto da meritarsi l'appellativo di pio.
Alla sua morte gli succedettero Marco Aurelio (161-180) e Lucio Vero, morto nel 169.
Il periodo del regno dell'imperatore filosofo non fu felice come i precedenti: dal 162 al 165 vi fu una guerra contro i Parti, nel 166 scoppiò una pestilenza, dal 167 al 175 le campagne contro Marcomanni e Quadi e la rivolta di Avidio Cassio in Oriente misero a dura prova le finanze dell'impero. I prodromi della crisi che investì l'impero romano nel III secolo si fecero maggiormente sentire con la successione al trono di Commodo (180-192).
Il figlio di Marco Aurelio incrinò l'equilibrio istituzionale raggiunto e con il suo atteggiamento dispotico favorì il malcontento delle province e dell'aristocrazia. Il suo assassinio diede il via ad un periodo di guerre civili.
L'ultimo periodo della pax romana può essere considerata l'età più felice dell'impero romano: tramite la politica di pace instaurata e la prosperità derivatane il governo imperiale attirò consensi unanimi, tanto che Nerva ed i suoi successori sono anche noti come i cinque buoni imperatori.
Lo sviluppo economico e la coesione politica ed ideale, raggiunta anche per l'adesione delle classi colte ellenistiche, che contraddistinsero il secondo secolo, non devono, comunque, trarre in inganno, in quanto da lì a poco l'impero comincerà a mostrare i primi sintomi della decadenza.
La tarda età imperiale
Durante il III secolo, le guerre civili, la crisi economica conseguente, l'indebolimento delle difese, la pressione dei barbari, i cambiamenti sociali e religiosi mettono in pericolo l'esistenza stessa dell'impero. Da tale crisi l'impero esce trasformato, ma saldo con Diocleziano, che ne modifica profondamente l'ordinamento.
Nei primi anni del secolo la dinastia dei Severi attua una politica accentratrice ed un processo di relativa democratizzazione. In tale programma si inserisce la Constitutio antoniniana promulgata da Caracalla (Marco Aurelio Antonino) nel 212 che, concedendo la cittadinanza romana a tutti gli uomini liberi residenti nell'impero, sana le disparità giuridiche, fiscali ed amministrative. Nel 235, l'assassinio di Alessandro Severo apre un periodo di anarchia militare, durante il quale si susseguono numerosissimi imperatori che restano in carica pochi mesi, o anche pochi giorni. In tale situazione prevalgono gli interessi particolari delle differenti parti dell'impero che cercano di risolvere con interventi pragmatici i problemi che il potere centrale non è in grado di risolvere. Le spinte eccentriche vengono in qualche modo frenate dall'imperatore Diocleziano istituendo la tetrarchia, un regime collegiale di due Augusti e due Cesari che amministrano raggruppamenti distinti di province dell'Impero, accresciute in numero e riunite in diocesi. In questa circostanza anche l'Italia viene suddivisa in province. Più in generale si verifica in questi anni una progressiva marginalizzazione delle aree più antiche dell'impero a vantaggio di un oriente, forte della tradizione ellenistica, assai più prospero quanto a politica amministrazione e cultura. Ciò crea i presupposti per il frazionamento dell'impero che avviene di fatto nel 395, alla morte di Teodosio I. La pressione dei barbari ai confini e l'enorme estensione degli stessi rende l'esercito garante della sopravvivenza dello Stato ed il comando delle truppe è affidato ad ufficiali di carriera, che sostituiscono nell'incarico i senatori, spezzando il già labile legame fra il potere costituzionale e quello militare ed aprendo agli ufficiali la possibilità di ottenere cariche di notevole importanza nell'amministrazione dello Stato. Inoltre la necessità di frequenti leve estende il reclutamento a cittadini di tutto l'impero e, poi, anche ai barbari. Lo spopolamento delle campagne, dovuto sia alla crisi militare, sia alla scarsità di manodopera servile, porta ad una crisi economica, aggravata dall'insicurezza delle vie di comunicazione che causa la riduzione dei commerci. La necessità di mantenere in efficienza gli eserciti comporta un inasprimento fiscale e la conseguente inflazione provoca un aumento dei prezzi che colpisce soprattutto le città. Pestilenze e catastrofi naturali aggravano la situazione con un imponente calo della popolazione.
Storici antichi dell'Impero
In latino
- Livio - la sua è una storia della Repubblica Romana, ma scritta durante il regno di Augusto [http://www.thelatinlibrary.com/florus2.html Si veda collegamento esterno sulle opere]
- Svetonio [http://www.biblio-net.com/lett_cla/svetonio.htm Si veda collegamento esterno sulle opere]
- Tacito [http://www.biblio-net.com/lett_cla/tacito.htm Si veda collegamento esterno sulle opere]
- Ammiano Marcellino
In greco
- Eusebio di Cesarea
- Sozomen
Letteratura latina del periodo imperiale
- Lucio Apuleio
- sant'Agostino d'Ippona
- Orazio
- Virgilio
Studi del XVIII secolo e XIX secolo
- The History of the Decline and Fall of the Roman Empire, Edward Gibbon (1776 - 1788)
Studi moderni sull'Impero romano
- Brown, P., Società romana e impero tardo-antico, Roma-Bari 1986.
- J.B. Bury, A History of the Roman Empire from its Foundation to the death of Marcus Aurelius, 1913
- Jacques, F. - Scheid, J., Roma e il suo impero. Istituzioni, economia, religione, Laterza, Roma-Bari 1992.
- Jones, A.H.M., Il tardo impero romano. 284-602 d.C., Milano 1973-1981.
- Luttwak, E.N., La grande strategia dell'impero romano, Milano 1991.
- Mazzarino, S., L'impero romano, Roma-Bari 1995.
- Rémondon, R., La crisi dell'impero romano, Milano 1975.
- Rostovzev, M., Storia economica e sociale dell'Impero romano, Firenze 1980.
- Wacher, J. (a cura di), Il mondo di Roma imperiale, Roma-Bari 1989.
- Wheeler, M., La civiltà romana oltre i confini dell'impero, Torino 1963.
Voci correlate
- Consoli Repubblicani Romani
- Imperatori romani
- Limes
- Costantinopoli
- Impero Bizantino
- Imperatori Bizantini
- Pax Romana
- Strade Romane
- Letteratura latina
Sulle battaglie:
- Lista battaglie romane
Collegamenti esterni
- [http://www.imperium-romanum.it/IR/impero/urbe_colonie.htm Le città romane]
- [http://www.imperium-romanum.it/IR/principale.htm Imperium-Romanum]
- [http://www.signainferre.it Signa Inferre]
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Categoria:Storia d'Italia
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simple:Roman Empire
Carlo Magno
Carlomagno (2 aprile 742 - 28 gennaio 814) o Carlo Magno (in tedesco: Karl der Große, in Latino: Carolus Magnus) fu re dei Franchi dal 771 all'814, re dei Longobardi e Imperatore del Sacro Romano Impero.
A lui, il maggiore dei figli di Pipino il Breve (714 - 768), primo dei re Carolingi, si suole attribuire la fondazione di un Impero dei Franchi nell'Europa occidentale.
L'incoronazione di Carlomagno
Alla morte di Pipino il regno fu diviso tra Carlomagno e suo fratello Carlomanno. Quando questi morì nel 771 a Carlomagno restò il regno unificato dei Franchi.
Nella messa di Natale del 25 dicembre 800 in Roma, il Papa Leone III incoronò Carlomagno imperatore, titolo mai più usato in Occidente dalla abdicazione di Romolo Augustolo nel 476. Esistono alcune fonti che parlano di questa incoronazione. In questo caso ne citiamo due: gli annales e la Vita Karoli. Il primo dice che Carlo Magno venne incoronato imperatore seguendo il rituale degli antichi imperatori romani, gli venne revocato il titolo di patrizio ed acquisì il titolo di Augusto. Il secondo, dice che se quella sera Carlo avesse saputo le intenzioni del papa, anche se era una festività importante, non sarebbe entrato in chiesa. Quindi, secondo questo documento, Carlo Magno venne incoronato imperatore contro la sua volontà. La Vita Karoli cita anche "l'invidia degli imperatori romani", che in questo caso vanno intesi per i Bizantini, perché il papa incoronando Carlo Magno, sanciva che il suo impero era la continuazione dell'Impero Romano, negando invece questo ai Bizantini. Inoltre Carlo Magno, vedendosi incoronato imperatore del Sacro Romano Impero, si rendeva conto che si contrapponeva all'impero bizantino, giusto perché era alleato del papa. Dato che Carlo Magno aveva già abbastanza problemi e nemici (gli Arabi, ad esempio), non ne aveva bisogno di altri. La Vita Karoli continua dicendo che egli vinse l'inimicizia dei bizantini con numerose ambascierie e chiamandoli "fratelli" nelle epistole
Proseguendo le riforme iniziate dal padre, Carlomagno liquidò il sistema monetario basato sul soul d'oro. Egli ed il Re Offa di Mercia ripresero il sistema creato da Pipino, stabilendo un nuovo standard, la libbra (pound, entrambe unità di moneta e peso allo stesso tempo) che valeva 20 sou (come per il solido e più tardi lo scellino) o 240 denier (come per denari ed eventualmente penny).
Durante questo periodo la libbra ed il soul furono unità di conto, mentre solo il denier fu moneta reale.
Carlomagno applicò il nuovo sistema nella maggior parte dell'Europa continentale, ed lo standard di Offa fu volontariamente adottato in quasi tutta l'Inghilterra.
Inghilterra
Quando Carlomagno morì, nell'814, fu inumato nella "sua" Cattedrale di Aquisgrana (ted. Aachen). Successore fu l'unico dei suoi figli che gli sopravvisse, Ludovico I il Pio. Dopo di questi il regno fu suddiviso fra i tre figli sopravvissuti, secondo la tradizione franca. Questi tre regni sono considerati l'embrione della Francia e del Sacro Romano Impero.
Dopo la morte di Carlomagno, il conio continentale degradò e molta parte d'Europa ricorse all'uso continuativo del conio inglese di alta qualità fino al XII secolo.
È difficile comprendere l'atteggiamento di Carlomagno verso le figlie. Nessuna di esse contrasse infatti un matrimonio regolare.
Questo può essere stato un tentativo di controllare il numero delle potenziali alleanze.
Dopo la sua morte le figlie superstiti entrarono o furono costrette a entrare in monastero. Almeno una di esse, Bertha ebbe una relazione ufficialmente riconosciuta, se non un matrimonio, con Angilberto, membro della corte di Carlomagno.
Rinascimento carolingio
Al regno di Carlomagno ci si riferisce spesso come al Rinascimento carolingio a causa del fiorire di scuola, letteratura,
arte e architettura. Molti dei classici Latini sopravvissuti furono copiati e preservati dagli scolari Carolingi.
Ciò fu favorito anche dalla costruzione della reggia reale di Aquisgrana. La dimora del re franco era infatti un luogo di ritrovo per diverse personalità di spicco del mondo religioso e intellettuale dell' epoca. In questo periodo ci fu anche la nascita della scuola moderna, anche se comunque essa era un'istituzione di stampo religioso e non statale. Nonostante ciò, però, Carlo rimase analfabeta per la maggior parte della sua vita e imparò a leggere e a scrivere solo verso la fine dei suoi anni.
La natura pan-europea degli indirizzi di Carlomagno si evince dalle origini di molti degli uomini che per lui lavorarono: Alcuino, Anglosassone; Teodulfo, Visigoto; Paolo Diacono, Longobardo; Angilberto e Eginardo Franchi.
Carlomagno godette di un importante seguito nella cultura europea. Uno di grandi cicli letterari medievali, il Ciclo di Carlomagno, è incentrato sulle imprese di Rolando storico condottiero di Carlomagno
sul confine brettone.
Lo stesso Carlomagno fu accostato alla santità nel Sacro Romano Impero dopo il XII secolo. Egli fu preso a modello di cavaliere come uno dei Nove Eroi.
"Padre" della futura Europa unita
Nove Eroi
I maggiori unificatori dell'Europa - da Federico Barbarossa a Luigi XIV, da Napoleone a Jean Monnet - ma anche moderni
statisti come Helmut Kohl e Gerhard Schröder hanno tutti menzionato Carlomagno indicandolo come padre della futura Europa unita.
Mogli
# Imiltrude
# Ermengarda (ripudiata nel 771)
# Ildegarda (morta nel 783)
# Fastrada (sposata nel 784 e morta nel 794)
# Liutgarda (sposata nel 794)
Voci correlate
- Medioevo
- Occidente medievale dal 500 al 1500
categoria:biografie
Categoria:Imperatori del Sacro Romano Impero
categoria:Sovrani francesi
ja:カール大帝
ko:카롤루스 대제
768
Eventi
Nati
Morti
- Pipino il Breve
068
ko:768년
nb:768
Franchi
I Franchi formavano una delle numerose tribù germaniche occidentali che entrarono nel tardo Impero Romano come foederati e stabilirono un reame duraturo, in un'area che copre parte dell'odierna Francia e della Germania, formando il nucleo storico di queste due nazioni moderne.
Il regno dei Franchi fu sottoposto a varie partizioni e ripartizioni, in quanto i Franchi dividevano le loro proprietà tra i propri figli, e senza un ampio concetto di res publica, concepivano il regno come una forma estesa della proprietà privata. Questa pratica spiega in parte la difficoltà di descrivere con precisione le date e i confini fisici dei diversi regni franchi e chi ne governava le varie parti. La contrazione nell'alfabetizzazione durante il dominio dei Franchi pone altri problemi: essi produssero pochi documenti scritti. In sostanza comunque, due dinastie di regnanti si succedettero, i Merovingi e i Carolingi.
La parola franchi singificava "liberi". La libertà non si applicava alle donne o alla popolazione di schiavi che si spostava assieme ai Franchi liberi. Inizialmente, all'interno dei Franchi, esistevano due suddivisioni principali: I Franchi Sali ("salati") e i Franchi Ripuari ("del fiume"). Nel IX secolo, se non prima, questa divisione era divenuta in pratica inesistente, ma continuò per un certo tempo ad avere implicazioni per il sistema legale in base al quale una persona poteva essere giudicata.
Fondazione del Regno Franco
Il primo periodo della storia dei Franchi rimane abbastanza oscuro. La fonte principale, il cronista gallo-romano Gregorio di Tours, la cui Storia dei Franchi copre il periodo fino al 594, cita fonti altrimenti perdute come Sulpicio Alessandro e Fredegario e approfitta del contatto personale con molti dei capi franchi attorno a Gergorio. Oltre alla Storia di Gregorio, esistono alcune fonti romane precedenti, come Ammiano Marcellino e Sidonio Apollinare
Gli studiosi moderni del periodo delle migrazioni hanno suggerito che le genti franche emersero dall'unificazione di diversi piccoli gruppi germanici precedenti, che abitavano la valle del Reno e le terre immediatamente ad est: uno sviluppo sociale, forse legato al crescente disordine e alle sollevazioni che avvennero nell'area come risultato della guerra tra Roma e i Marcomanni, che iniziò nel 166, e i successivi conflitti della fine del II e del III secolo. Da parte sua, Gregorio sostiene che i Franchi vivevano originariamente in Pannonia ma più tardi si stabilirono sulle sponde del Reno. In una regione a nordest dei moderni Paesi Bassi -- ovvero a nord del confine romano -- che porta il nome di Salland, e potrebbe averlo ricevuto dai Franchi Sali.
Attorno al 250 un gruppo di Franchi, avvantaggiandosi di un Impero Romano indebolito, penetrò fino a Tarragona in Spagna, affliggendo la regione per una decade, prima che le forze romane riscissero a sottometterli e a espellerli dal territorio romano. Circa quarant'anni dopo, i Franchi avevano la regione dello Scheldt sotto controllo e interferivano nelle vie di comunicazione acquatiche con le isole britanniche; le forze di Roma pacificarono la regione, ma non espulsero i Franchi.
Nel 355 - 358 il tardo Imperatore Giuliano trovò ancora le rotte del Reno sotto il controllo dei Franchi e ancora una volta li pacificò. Roma garantì ai Franchi una fetta considerevole della Belgica. Da questo momento in poi divennero foederati dell'Impero Romano. La regione corrisponde all'incirca alle odierne Fiandre e ai Paesi Bassi a sud del Reno, e rimane ancora oggi una regione di lingua germanica. (attualmente predomina l'olandese e il fiammingo). I Franchi divennero quindi il primo popolo germanico a stabilirsi permanentemente all'interno del territorio romano.
Per una mappa si veda il collegamento esterno: [http://www.roman-emperors.org/nouest4.htm Europa Nord Occidentale nel 400]
Da questo territorio i Franchi conquistarono gradualmente gran parte della Gallia Romana a nord della valle della Loira e a est dell'Aquitania visigota. Inizialmente contribuirono a difendere i confini in qualità di alleati; ad esempio, quando una grossa invasione, portata principalmente da tribù della Germania orientale, attraversò il Reno (406), i Franchi combatterono contro questi invasori e la loro spinta principale si dirottò quindi a sud della Loira (nella regione di Parigi il controllo romano persistette fino al 486, ovvero un decennio dopo la caduta degli Imperatori di Ravenna, in parte proprio grazie all'alleanza con i Franchi).
I Merovingi
I regni dei primi capi franchi -- Faramondo (419 ca. - 427 ca.) e Clodio (427 ca. - 447 ca.) -- sono attribuiti più al mito che alla realtà e la loro relazione con la linea merovingia è incerta.
Gregorio menziona Clodio come il primo re che iniziò la conquista della Gallia prendendo Camaracum (l'odierna Cambrai) ed espandendo il confine fino alle Somme. Questo richiese del tempo; Sidonio ci dice che i Franchi furono sorpresi da Ezio e sospinti indietro (probabilmente attorno al 431). Questo periodo segna l'inizio di una situazione che sarebbe durata per molti secoli: i Franchi germanici divennero i governanti di un numero crescente di entità gallo-romane.
Nel 451 Ezio chiamò a raccolta i suoi alleati germanici sul suolo romano per aiutarlo a respingere l'invasione degli Unni. I Franchi Sali risposero alla chiamata, i Ripuari lottarono su entrambi i lati, in quanto alcuni di essi vivevano al di fuori dell'impero. A quel tempo Meroveo era re dei Franchi. Le fonti orali di Gregorio non sanno dire con certezza se Clodio fosse suo padre.
Clodoveo si imbarcò in una campagna per consolidare i vari regni franchi in Gallia e in Renania, che incluse la sconfitta di Syagrius nel 486. Questa vittoria pose termine al controllo romano sulla regione di Parigi.
Nella Battaglia di Vouillé (507), Clodoveo, con l'aiuto dei Burgundi, sconfisse i Visigoti, espandendo il suo reame verso sudovest fino ai Pirenei.
La conversione di Clodoveo al Cristianesimo, dopo il suo matrimonio con la principessa cristiana burgunda Clotilde nel 493 può aver aiutato a mettere in luce la sua posizione agli occhi del Papa e degli altri governanti cristiani. Essendo in grado di pregare assieme ai loro vicini cristiani, gli ex-Ariani Franchi trovarono una più facile accettazione da parte della locale popolazione gallo-romana, di quanto non fosse riuscito a Visigoti, Vandali, e Burgundi. I Merovingi riuscirono quindi a costruire quello che si rivelò in seguito uno dei regni più stabili e di successo dell'Occidente.
La stabilità, comunque, non fu una caratteristica quotidiana dell'era merovingia. Mentre esisteva una certa quantità di violenza casuale nella tarda epoca romana, l'introduzione della pratica germanica della faida di sangue, per ottenere giustizia personale, portò alla percezione di un'aumentata illegalità. I commerci si interruppero e la vita civica divenne sempre più difficoltosa, il che portò a una società sempre più frammentata e localizzata, basata su villaggi autosufficienti. L'alfabetizzazione, al di fuori di chiese e monasteri, in pratica scomparve.
I capi merovingi aderirono alla pratica germanica di dividere le proprie terre tra i propri figli, e le frequenti divisioni, riunificazioni e ridivisioni del territorio risultavano spesso in assassinii e guerre tra le famiglie principali. Così, alla morte di Clodoveo, nel 511, il suo reame venne diviso tra i quattro figli, e nei due secoli seguenti il regno venne diviso tra i suoi discendenti.
L'area dei Franchi si espanse ulteriormente sotto il figlio di Clodoveo, arrivando a coprire la gran parte della Francia odierna, ma comprendendo anche le zone a est del fiume Reno, come l'Alemannia (l'attuale Germania sudoccidentale) e la Turingia (dal 531). La Sassonia venne invece conquistata da Carlomagno solo secoli dopo.
Dopo una temporanea riunificazione dei regni separati, sotto Clotario I, le terre dei Franchi vennero nuovamente divise nel 561 in Neustria (a occidente), Austrasia (a oriente) Borgogna (centrata sulla valle della Sâone) e Aquitania (a sud-ovest). Il sistema della partizioni territoriali governate da sovrani diversi, conosciute nel moderno linguaggio storiografico con il termine Teilreiche o "frazioni di regno" , divenne la regola per tutta l'età merovingia, con l'eccezione di occasionali momenti di riunificazione sotto un unico monarca, quale, ad esempio, quello verificatosi tra il 613 e il 639 con Clotario II e, sucessivamente con suo figlio Dagoberto I.
Tra il V ed il VI secolo, l'aristocrazia divenne sempre più potente. Fra il VII e l'VIII secolo, gli ultimi re merovingi (detti "re fannulloni") avevano ormai perduto ogni potere e, in realtà, il Paese era governato dai potenti maestri di palazzo Maggiordomi) che avevano il comando dell'esercito e, di fatto, di tutti i territori dipendenti.
Nel 687, Pipino di Hérstal, Maggiordomo di Palazzo d'Austrasia, riunificò le regioni franche, anche se la corona restò, ufficialmente, ai re merovingi. Nel 732 Carlo Martello, figlio di Pipino di Hérstal, fermò l'invasione araba (Battaglia di Poitiers del 732) e accrebbe il potere e il prestigio della propria famiglia. Per creare una cavalleria in grado di affrontare gli Arabi, Carlo Martello confiscò i beni della Chiesa e li diede in beneficio ai suoi uomini più fidati, che si impegnarono a combattere per lui. Con tale iniziativa Carlo Martello gettò le basi della società feudale. Il figlio di Carlo Martello, Pipino il Breve (anche lui un usurpatore), si riconciliò con il Papa, in seguito alla promessa di aiuto contro i Longobardi, che non piacevano al pontefice anche per via dell'"eresia" ariana che praticavano, e ottenne da lui il riconoscimento a re dei Franchi, avviando un'alleanza con la Chiesa di Roma che si vide riconosciuta la falsa Donazione di Costantino che alegittimava il potere temporale pontificio.
Interessanti sono i miti che attraversano la storia delle popolazioni: i Merovingi, con l'avvicinamento alla chiesa cristiana (con la conversione di Clodoveo), per legittimare il loro lignaggio, andarono a scovare un antico discendente greco Anchise padre di Enea, da cui nacque Meroveo, e quindi i Merovingi, secondo un tragitto ideologico già compiuto dai Bretoni con Bruto, dagli Italici con Italo, dai Toscani con Tosco, tutti a vario titolo legati a Enea.
In alcuni casi questi miti vengono anche legittimati: l'incoronazione la notte di Natale dell'800 di Carlo Magno da parte del papa Leone III fa sì che i Franchi diventino il popolo eletto,( Bonifacio VIII dirà che i Franchi non sono un popolo come tutti gli altri) e il territorio franco diventerà territorio sacro.
All'incirca verso la fine dell'VIII secolo, i Maggiordomi di Palazzo cominciarono ad operare per gettare le fondamenta della nuova dinastia dei Carolingi.
I Carolingi
Il punto iniziale della linea carolingia viene considerata la deposizione dell'ultimo re merovingio e l'ascesa, nel 751, di Pipino il Breve, padre di Carlomagno. Pipino era succeduto al proprio padre, Carlo Martello, come Maggiore di Palazzo di un regno franco riunito e riedificato, che comprendeva le parti prima indipendenti.
Pipino fu un re eletto. Anche se ciò accadeva non di frequente, una regola generale della legge germanica era che il re si affidava al sostegno dei capi. Questi si riservavano il diritto di scegliere un nuovo capo se sentivano che quello vecchio non era in grado di condurli in battaglie in grado di generare vantaggi. Mentre nella Francia più tarda, il regno divenne ereditario, i re del tardo Sacro Romano Impero non furono in grado di abolire questa tradizione e continuarono ad essere eletti fino alla fine formale dell'Impero, nel 1806.
Pipino consolidò la sua posizione nel 754 alleandosi con il Papa Stefano III contro i Longobardi; questo sostegno papale fu cruciale nel mettere a tacere le obiezioni alla sua nuova posizione. Pipino donò le aree riconquistate attorno a Roma al Papa, gettando le fondamenta degli Stati Papali, dei quali solo la Città del Vaticano rimane oggi, e in cambio ricevette il titolo di patricius Romanorum, patrizio (e protettore) dei Romani.
Alla sua morte nel 768, il Regno venne di nuovo diviso tra i suoi figli, Carlo e Carlomanno. Comunque, Carlomanno si ritirò in monastero e morì poco dopo, lasciando il governo a suo fratello, che sarebbe stato in seguito chiamato Carlomagno e divenne una figura quasi mitica nella successiva storia di Francia e Germania.
Carlo conquistò e sconfisse i Sassoni per incorporare il loro reame nel Regno dei Franchi. Questa campagna diffuse la pratica dei governanti cristiani non-romani, di pretendere la conversione dei loro vicini con la forza delle armi; i missionari cristiani franchi, assieme ad altri dall'Irlanda e dall'Inghilterra anglo-sassone, erano entrati nelle terre sassoni fin dalla metà dell'VIII secolo, provocando un crescente conflitto con i Sassoni, che resistevano agli sforzi dei missionari e alle parallele incursioni militari. Il principale avversario di Carlo tra i Sassoni, Widukind, venne battezzato nel 785, come parte degli accordi di pace, ma altri capi sassoni continuarono a combattere. Con la sua vittoria del 787 a Verden, Carlo ordinò l'uccisione di migliaia di prigionieri sassoni pagani. Dopo molte altre sollevazioni, i Sassoni furono sconfitti definitivamente nell'804. Questo espanse il Regno dei Franchi a est verso il fiume Elba, qualcosa che l'Impero Romano aveva tentato una sola volta, fallendo, nella Battaglia della Foresta di Teutoburgo (9 d. C.). Allo scopo di cristianizzare più efficacemente i Sassoni, Carlo fondò diversi vescovadi, tra Brema (città), Münster, Paderborn, e Osnabrück.
Allo stesso tempo (773-774), Carlo sconfisse i Longobardi e fu quindi in grado di includere l'Italia del nord nella sua sfera d'influenza. Egli rinnovò la donazione al Vaticano e la promessa al papato di una continuata protezione da parte dei Franchi.
Nel 788, Tassilo, duce di Baviera si ribellò contro Carlo. La ribellione venne repressa e la Baviera fu incorporata nel regno di Carlo. Questo, non solo fece bene al fisco del regno, ma ridusse drasticamente il potere e l'influenza degli Agilolfingi (la famiglia di Tassilo), un'altra delle famiglie principali tra i Franchi e i rivali potenziali. Fino al 796, Carlo continuò a espandere il suo regno ancor più a sudest, nell'Austria odierna e in parti della Croazia.
Carlo creò quindi un reame che si estendeva dai Pirenei a sudovest (includendo l'area della Spagna settentrionale dopo il 795), sopra quasi tutta la Francia odierna (eccetto la Bretagna, che non venne mai conquistata dai Franchi) e ad est su gran parte della Germania, il Nord Italia e l'Austria.
Nella notte tra il 23 e il 24 dicembre 800, Carlo fu incoronato Imperatore da Papa Leone III a Roma, in una cerimonia che riconosceva formalmente l'Impero franco come il successore dell'Impero Romano d'Occidente. L'incoronazione diede all'Impero l'appoggio della Chiesa, e la legittimità permanente del primato carolingio sui Franchi. Questa connessione fu resuscitata dagli Ottoniani nel 962. La posizione di Carlomagno come Imperatore venne in seguito riconosciuta (812) dall'Imperatore bizantino dell'epoca, Michele I.
Alla morte, avvenuta il 28 gennaio 814 ad Aquisgrana, Carlomagno fu sepolto nella sua Cappella Palatina.
Carlomagno ebbe diversi figli, ma solo uno gli sopravvisse. Questo figlio, Ludovico il Pio, seguì le orme del padre come governante di un impero unito. L'essere erede unico fu una questione del caso più che della volontà. Quando Ludovico morì, nell'840, i Carolingi aderirono al costume della divisione ereditaria, e l'Impero venne diviso in tre con il Trattato di Verdun dell'843:
843]
# Il figlio più vecchio di Ludovico, Lotario divenne Imperatore e governante del Regno Franco Centrale. Questo regno venne a sua volta diviso tra i suoi tre figli, in Lotaringia, Borgogna e Italia (settentrionale). Queste aree in seguito scomparevero come regni separati.
# Il secondo figlio di Ludovico, Ludovico il Germanico, divenne Re dei Franchi dell'est. Quest'area è il nucleo del successivo Sacro Romano Impero, che si sarebbe evoluto nella moderna Germania. Per una lista dei successori, si veda Lista di re e imperatori tedeschi.
# Il terzo figlio, Carlo il Calvo divenne re dei Franchi dell'ovest; quest'area è quella su cui venne fondata in seguito la Francia. Per i suoi successori, si veda Elenco di monarchi francesi.
Sulla mappa a destra, l'area evidenziata in verde era controllata da Lotario I, l'area in giallo da Ludovico II (detto il Germanico) e la porzione in viola da Carlo (detto il Calvo).
Eredità
Per quanto incidente storico, l'unificazione di quella che ora è gran parte dell'Europa occidentale e centrale sotto un solo capo, fornì un terreno fertile per la continuazione di quello che è conosciuto come Rinascimento Carolingio. Nonostante le costanti lotte interne, l'Impero Carolingio resistette, l'estensione del dominio franco e della Cristianità Romana su un'area così vasta assicurò un'unità fondamentale a tutto l'Impero. Ogni parte dell'Impero Carolingio si sviluppò differentemente; il governo e la cultura franca erano estrememente dipendenti dal singolo governante e dai suoi obiettivi, i quali cambiavano facilmente, come facilmente cambiavano le alleanze politiche tra le famiglie dominanti dei Franchi. Comunque, queste famiglie, Carolingi inclusi, condividevano tutte le stesse convinzioni di base e idee di governo. Queste idee e convinzioni erano radicate in un retroterra che incorporava parti sia dalla tradizione romana sia di quella germanica, una tradizione che iniziò prima dell'ascesa dei Carolingi e continuò per certi aspetti anche dopo la morte di Luigi il Pio e dei suoi figli.
Quando gli storici moderni (dalla fine del XVIII secolo in poi) guardano all'indietro alla ricerca di un esempio di un'Europa unita, si rivolgono all'Impero Carolingio, non a quello Romano. Se l'Impero Carolingio sia durato (o, si potrebbe arguire, sia mai esistito, come Impero per se) in un senso geografico o politico è irrilevante. Il modello di diversi regni individuali (o regna, per dar loro il nome corretto) sotto un unico governo ha una chiara risonanza al giorno d'oggi. Si può arguire se le divisioni di Verdun forniscano ancora i confini generali di Germania, Francia e Italia, ma sarebbe mal posto supporre che essi fornirono una chiara divisione culturale. Non poterono dividere l'eredità germanica e romano-cristiana che iniziò con i Carolingi.
Voci correlate
- Elenco di re franchi
- Elenco di monarchi francesi
- Elenco di re e imperatori tedeschi
- Storia della Francia
- Storia della Germania
- Sacro Romano Impero
- Regni latino-germanici
categoria:Regni Romano-Barbarici
categoria:storia della Francia
categoria:storia della Germania
Categoria:Popoli antichi
Categoria:Popoli germanici
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ja:フランク人
Denaro (moneta)Il denaro è una moneta medioevale che deriva il suo nome dal denier, una moneta creata da Carlomagno con la sua riforma monetaria.
Una riforma simile c'era stata in inghilterra quando il penny d'argento era stato introdotto da re Offa di Mercia.
La libbra (in francese livre ed in inglese pound), in entrambi i significati di unità monetaria e di unità di peso, fu divisa in 20 Solidi (or Soldi) e 240 denari. L'equivalente Britannico fu il penny, 240 dei quali costituiscono un Pound (Sterlina), o 20 Scellini.
Il simbolo sia per l'antico denaro-denier, che per il penny usato fino a poco tempo fa in Gran Bretagna, Australia Nuova Zelanda fu 'd'.
Il nome denier è derivato da quello dell'antica moneta Romana, il denario.
Voci collegate
Monetazione carolingia
Monetazione medioevale
categoria:Numismatica
1472
Eventi
viene fondato in questo anno il Monte dei Paschi di Siena, attualmente la più antica banca tutt'ora funzionante. In precedenza, istituzioni di questo tipo erano state già fondate ma nessuna è pervenuta in attività ai nostri giorni
Nati
Morti
- 25 aprile - Leon Battista Alberti, architetto, pittore, matematico, poeta, linguista, filosofo, musicista e archeologo italiano (n. 1404
072
ko:1472년
Galeazzo Maria Sforza
Galeazzo Maria Sforza (Fermo 14 gennaio 1444 - Milano 26 dicembre 1476) è stato Duca di Milano.
Figlio di Francesco Sforza e di Bianca Maria Visconti, nacque presso la rocca del Girifalco. Il nome fu scelto, in contrasto all'uso del tempo che avrebbe voluto il nome dell'avo paterno, dal padre di lei, Filippo Maria Visconti che gli assegnò il nome Galeazzo in memoria di suo padre e il nome Maria in ottemperanza al voto dello stesso, sancendo in questo modo la continuità della casata viscontea nella giovane dinastia Sforza.
Categoria:Storia di Milano
1474
Eventi
Nati
- 8 settembre - Ludovico Ariosto, scrittore italiano
Morti
074
ko:1474년
Genova
Genova (GE) (inglese Genoa, francese Gênes, | | |