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Longobardi
I Longobardi (Langobardi in latino) erano una popolazione germanica, forse originaria della Scandinavia, che prese parte alle invasioni barbariche dell'impero romano.
Storia
Origini
Popolazione germanica proveniente dalla Scandinavia, erano chiamati originariamente Winniler e temuti per il loro grande valore (nonostante lo scarso numero, come riporta Tacito), essi raggiunsero inizialmente la costa baltica. Durante il I secolo d.C. abbandonarono le foci dell'Elba, dove si erano stanziati, si mossero verso sud e si stabilirono in Pannonia (Ungheria).
Invasione dell'Italia
Nel 568 i Longobardi, guidati da Alboino, invasero l'Italia cercando terre più fertili. Dopo tre anni di assedio, nel 571, Alboino prese Pavia e ne fece la capitale del suo regno. I Longobardi scesero poi nell'Italia centro–meridionale, fondarono i ducati di Spoleto e Benevento.
I Bizantini non riuscirono ad opporsi agli invasori e riuscirono a conservare solamente alcune zone costiere, l'Esarcato (Romagna), con capitale Ravenna, le Pentapoli (comprendenti i territori costieri dell’Emilia-Romagna e delle Marche e le cinque città di Ancona, Pesaro, Fano, Senigallia e Rimini), il Lazio e parte dell’Italia meridionale (le città della costa campana, Salerno esclusa, Puglia e Calabria).
I Longobardi posero così fine all'effimera riconquista di Giustiniano e, non riuscendo a conquistare l'intera penisola, spezzarono per la prima volta l'unità politica dell'Italia. L'Italia si trovò infatti divisa tra i Longobardi (Langobardia Major, da "Langbardaland" o "Langbard", il regno dell'Italia settentrionale, con capitale Pavia e Langobardia Minor, i ducati di Spoleto e Benevento) e la Romanìa (territorio bizantino).
Nel 572 Alboino fu assassinato; anche Clefi, il suo successore, fu ucciso (574) e seguirono dieci anni (574–584) di anarchia.
Mentre sotto i regni di Odoacre e di Teodorico l’assetto politico-amministrativo romano-italico era stato pressoché mantenuto, tanto che la stessa l’aristocrazia romano-italica aveva conservato la responsabilità dell’amministrazione civile (basti pensare a Cassiodoro), a fronte di un esercito quasi interamente germanico, nei disordini dei primi tempi, soprattutto nel decennio dell’anarchia, i Longobardi sconvolsero profondamente gli istituti giuridico-amministrativi pre-esistenti, eliminando per gran parte l’aristocrazia latina, occupandone le terre e acquisendone i patrimoni.
Regno longobardo
Nel 584, di fronte alla minaccia rappresentata dall'alleanza franco-bizantina, i duchi longobardi scelsero come re Autari (584–590) che riuscì a consolidare la monarchia, ad espandere il dominio longobardo e ad avviare lincivilimento dei Longobardi. Nel 588, Autari sposò Teodolinda, figlia del duca di Baviera. Nel 590 il sovrano morì avvelenato; Teodolinda diede alla luce una figlia postuma, Gondeberga, e sposò, legittimandone il regno, il duca di Torino, Agilulfo, cugino di Autari. Agilulfo riprese l'espansione longobarda assediando Roma. Grazie alla mediazione di Teodolinda, che era cattolica tricapitolina, Papa Gregorio Magno ed Agilulfo conclusero un accordo. Negli anni seguenti, molti Longobardi si convertirono al cattolicesimo.
Alla morte di Agilulfo, Teodolinda divenne reggente per il figlio Adaloaldo (616-625). Alla morte della regina, Arioaldo, esponente della fazione ariana conservatrice e marito di Gondeberga, figlia di primo letto di Teodolinda, assassinò il cognato ed usurpò il trono (legittimato dalla moglie). Alla sua morte (636) Gondeberga sposò Rotari (636-652).
Nel 636 salì al trono Rotari il quale, nel 643, con un Editto, diede al suo popolo le prime leggi scritte (in latino, poiché la lingua dei Longobardi non fu mai scritta). L'editto mostra l'intenzione di attenuare la brutalità di alcune consuetudini. Probabilmente, quando l'editto fu emesso nel regno operava ancora il principio della "personalità del diritto" (I latini conservavano il diritto romano ed i Longobardi il proprio), ma nell'VIII secolo la legislazione di Rotari era ormai sicuramente estesa a tutti i sudditi.
Scontri con il papato
Nonostante la conversione dei Longobardi al cattolicesimo, le loro mire espansionistiche non cessarono di costituire una minaccia per il papato. Quando però nel 712 salì al trono Liutprando (712-744), il re longobardo colse l'occasione di un dissidio fra papa ed imperatore (l'imperatore aveva proibito il culto delle immagini provocando la cosiddetta guerra iconoclastica) per proporre al papa la propria alleanza, che però il pontefice rifiutò temendo la formazione di un regno longobardo eccessivamente forte. Il papa riuscì, comunque ad ottenere il ritiro dei Longobardi dai territori bizantini occupati ed ottenne da Liutprando il territorio di Sutri. La donazione di Sutri (728) costituì il nucleo dello Stato della Chiesa (che durò fino al 1870).
Nel 749, il re Longobardo Astolfo riprese l'espansione territoriale in Lazio ed il papa chiese aiuto a Pipino il Breve, che in cambio ottenne di essere consacrato re dei Franchi. Nel 755 e nel 756, Pipino scese in Italia, sconfisse i Longobardi e donò al papa le Marche e la Romagna. Venne così a formarsi un vasto Stato della Chiesa. Fu probabilmente in questo periodo che fu steso un documento apocrifo, noto come "donazione di Costantino", col quale si cercò di dimostrare che, già nel IV secolo, Costantino aveva ceduto ai pontefici il potere su Roma e sull'Italia.
Caduta dei Longobardi
Nel 756 morì Astolfo. Il suo successore, Desiderio (756–774) tentò, con un'alleanza matrimoniale, di allearsi ai Franchi, togliendo così il loro appoggio al pontefice. Nel 771, Desiderio pose l'assedio a Roma e dettò al papa le proprie condizioni. Nel 773, Papa Adriano I chiese l'intervento di Carlo (poi Magno), re dei Franchi. Questi ripudiò la moglie Ermengarda, figlia di Desiderio, scese in Italia ed assediò Pavia che capitolò nel 774. Desiderio fu rinchiuso in convento, mentre Carlo si proclamava re dei Franchi e dei Longobardi.
Voci correlate
- Diritto longobardo
- Elenco dei Re Longobardi in Italia
- Gastaldato
Bibliografia
Paolo Diacono, Storia dei Longobardi (Historia Langobardorum), BUR, 1991
Categoria:Longobardi
Categoria:Popoli germanici
Categoria:Popoli dell'Italia antica
Categoria:Popoli antichi
ja:ランゴバルド人
Scandinavia
La Scandinavia è la regione del nord Europa che comprende la Penisola Scandinava. È composta da Norvegia, Svezia e Danimarca. Questi tre paesi si riconoscono reciprocamente come paesi scandinavi, e il termine viene usato per identificare i forti legami storici, culturali, linguistici che li legano.
Al di fuori di queste tre nazioni, il termine Scandinavia viene spesso usato impropriamente per riferirsi ad un insieme più ampio di paesi situati nel nord Europa:
- in alcuni casi vengono considerati paesi scandinavi anche la Finlandia, le isole Faroe e l'Islanda
- nei paesi di lingua tedesca, i paesi scandinavi comprendono la Finlandia, ma escludono la Danimarca (in questo caso il termine più appropriato sarebbe Fennoscandia)
- nel Regno Unito, la Scandinavia comprende anche la Finlandia, l'Islanda ed eventualmente la Groenlandia (in questo caso il termine più appropriato sarebbe Paesi nordici)
Tali usi del termine "Scandinavia" sono considerati scorretti, e talvolta ritenuti persino offensivi, dai popoli scandinavi.
Curiosità: La voce "Scandinavia" ha origine dal nome della Dea Nordica Skadi che era considerata la protettrice dell'Inverno,della Neve e della Caccia.
Categoria:Europa
als:Skandinavien
ja:スカンディナヴィア
ko:스칸디나비아
simple:Scandinavia
zh-min-nan:Skandinavia
Invasioni barbariche
Per invasioni barbariche si intendono le irruzioni e migrazioni di popolazioni barbariche all'interno dei confini dell'Impero romano, tra il IV e il V secolo. L'evento si può definire concluso con la formazione dei regni romano-germanici.
Circostanze
Oltre i confini romani erano presenti popolazioni nomadi di etnie diverse, con culture e civiltà non eterogenee. A sud, nell'Africa settentrionale, trovano posto i Berberi e le tribù del Sudan, a nord, dalla penisola scandinava fino al Mar Nero, oltre il Reno e il Danubio, vivevano le popolazioni nomadi dei germani. Questi gruppi avevano già avuto contatti con la società romana, che aveva concesso ad alcuni gruppi di stanziarsi entro i confini come coloni, integrandoli all'interno dell'esercito, come truppe di difesa dei confini. Il fenomeno, iniziato alla fine del II secolo si ampliò dopo la crisi del III secolo.
Il progressivo disfacimento dell'impero romano, l'incremento della corruzione e la scarsità di mezzi per controllare e fortificare i confini, portarono al verificarsi di molte invasioni, che arrivarono anche fino alla pianura padana. I romani tentarono di aumentare le difese delle città più interne, spesso creando nuove cinte murarie o fortificando quelle già esistenti e formarono delle unità mobili dell' esercito, così facendo però persero lentamente il controllo dei confini.
La pressione degli Unni da nord-est obbligò le popolazioni barbariche dislocate lungo i confini a spingersi ulteriormente all'interno del territorio romano.
Principali invasioni
I Visigoti
I Visigoti furono per un certo periodo accettati dai romani e stanziavano all'interno dei confini, la loro permanenza però sfociò in una rivolta che, con la battaglia di Adrianopoli (378) li portò ad uccidere l' imperatore Valente e ad ottnere il primo trattato tra romani e barbari.
Gli fù assegnato il compito di difendere la linea del Danubio, ma insoddisfatti della sistemazione puntarono verso l' Italia. Mossi dal loro re Alarico, riuscirono a penetrare fino a Roma, che strinsero d' assedio e a seguito del fallimento delle trattative con l' imperatore Onorio, la saccheggiarono (24 agosto 410).
Partirono quindi per l' Italia meridionale, ma Alarico morì e il fratello Ataulfo concluse un accordo con l' imperatore che lì porto in Gallia a combattere le ondate di Alani, Svevi, Vandali che premevano sui confini.
Conclusero importanti vittorie e il successore di Ataulfo, Vallia, ottenne dall' imperatore Onorio di potersi sistemare in Aquitania, con il diritto di percepire tributi ma sottostando alle leggi dell' impero.
I barbari in Britannia
La necessità di difendere la Gallia dai barbari provenienti dalla regione renaica richiese lo spostamento di truppe militari dalla Britannia. Quest'ultima si era difesa dai Pitti, Caledoni e Scoti grazie anche al poderoso Vallo di Adriano, ma a seguito della decisione di Onorio di privilegiare la regione della Gallia, fu abbandonata a se stessa, con una lettera dell'imperatore che comunicò alle città britanniche di provvedere autonomamente alle loro difese. Dopo alcuni anni di strnua difesa, fu conquistata da Angli e Sassoni.
Gli Unni
Anche se già in contatto con i romani che li avevano integrati nell'esercito regolare, la situazione cambiò drasticamente quando a capo degli Unni salì Attila nel 445. A seguito degli infruttuosi attacchi all' Impero Romano d'Oriente, Attila si diresse verso la Gallia saccheggiando e devastando fino alla sconfitta contro le armate dei Visigoti, dei Franchi e dei Burgundi comandati dal generale Ezio nella Battaglia dei Campi Catalaunici.
Ezio, senza più forze sufficienti, non potè resistere alla successiva invasione di Attila che riuscì a saccheggiare la Venezia e Pavia, arrestandosi a Milano, per l'opera di persuasione di papa Leone I e dei rinforzi ottenuti da Ezio. Attila si ritirò in Gallia e morì poco dopo.
Rivolte interne: Odoacre
La pesante crisi sofferta dall' Impero Romano d'Occidente culminò con la rivolta dei mercenari barbari presenti in Italia, che, sotto la guida di Odoacre, deposero l' imperatore Romolo Augustolo nel 476. Quest'ultimo fu l'ultimo imperatore dell 'Impero Romano d'Occidente e l' impero romano potè sostenersi solo grazie alla stabilità economica dell' Impero Romano d'Oriente, con capitale Costantinopoli.
Gli Ostrogoti
Gli Ostrogoti, stanziati nella zona dell' attuale Serbia a seguito della disgregazione degli Unni, furono ingaggiati dall' imperatore d' oriente Zenone per liberare l' Italia dal dominio di Odoacre. Sotto la guida del loro capo Teodorico, gli Ostrogoti si trasferirono in Italia nel 489 e riuscirono a sconfiggere Odoacre. Teodorico ottenne dall' imperatore Anastasio I il titolo di re e il suo popolo ottenne pieni diritti sulle terre occupate.
Conclusione e situazione dopo Teodorico
La liberazione dell' Italia da parte di Teodorico concluse il periodo delle invasioni barbariche, coincidente con la dissoluzione dell' Impero Romano d'Occidente. Ormai tutte le popolazioni germaniche occupavano le circoscrizioni concesse dai romani con le foedus, ottenendo quindi il diritto di eleggere un re ed emettere proprie leggi. La penisola iberica era occupata da una maggioranza di Visigoti e Svevi, la Britannia da anglo - sassoni, l' Italia era territorio degli Ostrogoti e l'europa centrale era divisa tra Franchi e Burgundi.
Voci correlate
- barbari
- arte barbarica
Categoria:Storia
Categoria:Popoli germanici
Categoria:Roma antica
Categoria:Storia d'Italia
Impero romano
L'Impero romano succedette alla Repubblica Romana, controllò il mondo Mediterraneo e gran parte del Nord Europa dopo il 31 AC; entrò in crisi nel III secolo DC e si riorganizzò su basi autocratiche, spostando il proprio baricentro in oriente, dove con l'imperatore Costantino ebbe una nuova capitale. In seguito l'impero venne diviso in un impero d'oriente e un impero d'occidente, ma Roma non fu più capitale, neanche dell'occidente. L'ultimo imperatore romano nella metà occidentale dell'Impero fu deposto nel 476. La parte orientale dell'Impero sopravvisse senza interruzioni, ma con graduale perdita di territori fino al 1453 quando Costantinopoli cadde sotto il dominio dei Turchi (si veda Impero Bizantino). Gli stati successori in occidente (Regno franco e Sacro romano impero) ed in oriente (la Russia degli Zar) continuarono ad usare i titoli adottati dall'Impero romano, fino all'epoca delle rivoluzioni.
Influenze dell'Impero romano sul modo di governare, la legge, l'architettura e molti altri aspetti della vita risultano inevitabili.
L'ascesa di Augusto e gli imperatori Giulio-Claudi
Quando la Repubblica Romana (509 AC - 31 AC) arrivò alla fine, Caio Giulio Cesare Ottaviano, pronipote di Giulio Cesare e da lui adottato, rafforzò la sua posizione con la sconfitta del suo unico rivale per il potere, Marco Antonio, nella battaglia di Azio. Anni di guerra civile avevano lasciato Roma quasi senza legge. Tuttavia Roma non era ancora preparata ad accettare il controllo di un despota.
Ottaviano agì astutamente. Per prima cosa sciolse il suo esercito ed indisse elezioni. Ottaviano fu eletto alla
prestigiosa carica di console. Nel 27 AC, ufficialmente restituì il potere al
Senato di Roma, e si offrì di rinunciare alla sua personale supremazia militare ed
egemonia sull'Egitto. Non solo il Senato respinse la proposta, ma gli fu anche dato il controllo della
Spagna, Gallia e Siria. Poco dopo Il Senato gli concesse anche l'appellativo di "Augusto".
Augusto sapeva che il potere necessario per un governo assoluto non sarebbe derivato dal consolato. Nel 23 AC, rinunciò a questa carica, ma si assicurò il controllo effettivo assumendo alcuni poteri legati alle antiche magistrature repubblicane.
- Gli fu garantita a vita la tribunicia potestas, legata in origine alla magistratura di tribuno della plebe, che gli permetteva di convocare il Senato e decidere e porre questioni avanti ad esso.
- Ricevette inoltre limperium, ossia il comando militare, che gli dava autorità suprema in tutte le questioni riguardanti il governo del territorio.
Il 27 AC e il 23 AC segnano le principali tappe di questa vera e propria riforma costituzionale, con la quale si considera che Augusto assumesse concretamente i poteri propri di imperatore di Roma. Egli tuttavia più tipicamente usò titoli come "Principe" o "Primo Cittadino".
Con i nuovi poteri che gli erano stati conferiti, Augusto organizzò l'amministrazione dell'Impero con molta padronanza. Stabilì moneta e tassazione standardizzata; creò una struttura di servizio civile formata da cavalieri ed uomini liberi (mentre in precedenza erano prevalentemente schiavi) e previde benefici per i soldati al momento del congedo.
Fu un maestro nell'arte della propaganda, favorendo il consenso dei cittadini alle sue riforme. La pacificazione delle guerre civili fu celebrata come una nuova età dell'oro dagli scrittori e poeti contemporanei, come Orazio, Livio e soprattutto Virgilio. La celebrazione di giochi ed eventi speciali rafforzavano la sua popolarità.
Augusto inoltre per primo creò un corpo di vigili del fuoco, ed una forza di polizia per la città di Roma, che fu suddivisa amministrativamente in 14 regioni.
Il controllo assoluto dello stato gli permise di indicare il suo successore, nonostante il formale rispetto della forma repubblicana. Inizialmente si rivolse al nipote Marco Claudio Marcello, figlio della sorella Ottavia, al quale diede in sposa la figlia Giulia. Marcello morì tuttavia nel 23 AC: alcuni degli storici successivi ventilarono l'ipotesi, probabilmente infondata, che fosse stato avvelenato da Livia.
Augusto maritò quindi la figlia alla sua "mano destra", Agrippa. Da questa unione nacquero tre figli Caio Cesare, Lucio Cesare e Postumo (così chiamato perché nato dopo la morte del padre) e i due maggiori furono adottati dal nonno con l'intento di farne i suoi successori, ma morirono anch'essi in giovane età. Augusto mostrò anche favore per i suoi figliastri (figli del primo matrimonio di Livia) Tiberio e Druso, che conquistarono a suo nome nuovi territori nel nord.
Dopo la morte di Agrippa nel 12 AC, il figlio di Livia, Tiberio, divorziò dalla prima moglie, figlia di Agrippa e ne sposò la vedova, Giulia. Tiberio fu chiamato a dividere con l'imperatore la tribunicia potestas, che era fondamento del potere imperiale, ma poco dopo si ritirò in esilio volontario a Rodi. Dopo la morte precoce di Caio e Lucio nel 4 AC e 2 AC rispettivamente, e la precedente morte del fratello Druso maggiore (9 AC), Tiberio fu richiamato a Roma, e venne adottato da Augusto, che lo designava in tal modo proprio erede.
Roma
Il 9 agosto 14, Augusto morì. Poco dopo il Senato decretò il suo inserimento fra gli dei di Roma. Postumo Agrippa e Tiberio erano stati nominati coeredi. Tuttavia Postumo era stato esiliato e venne ben presto ucciso. Si ignora chi ordinasse la sua morte, ma Tiberio ebbe la via libera per assumere lo stesso potere che aveva avuto il padre adottivo.
I primi anni del regno di Tiberio furono pacifici e relativamente tranquilli. Tiberio assicurò il potere di Roma e la sua ricchezza. Nel 19 fu accusato della morte del nipote, il popolare Germanico. Nel 23 morì suo figlio, Druso minore. Sempre più Tiberio si ritirava in se stesso e diede il via ad una serie di processi ed esecuzioni per tradimento. Lasciò il potere nelle mani del comandante della guardia pretoriana, Elio Seiano. Tiberio stesso si ritirò a vivere nella sua villa di Capri nel 26 lasciando Seiano al potere. Seiano proseguiva le persecuzioni. Anche lui cominciò a consolidare il proprio potere; nel 31 fu nominato console insieme a Tiberio e sposò Livilla, nipote dell'Imperatore. Ma la sua potenza divenne eccessiva e la paranoia dell'Imperatore che aveva sfruttato tanto abilmente per il suo interesse, colpì questa volta lui. Seiano fu messo a morte, insieme a molti dei suoi amici lo stesso anno. Le persecuzioni continuarono fino alla morte di Tiberio nel 37.
37
Al momento della morte di Tiberio, molti dei personaggi che avrebbero potuto succedergli erano stati brutalmente uccisi. Il successore più logico (scelto anche da Tiberio) era il suo pronipote e figlio di Germanico, Caio (meglio conosciuto col nome di Caligola). Caligola iniziò il regno ponendo fine alle persecuzioni e bruciando gli archivi dello zio. Ma sfortunatamente cadde presto malato e a partire dal tardo 37 gli storici successivi riportano una serie di suoi atti insensati, alterando probabilmente in parte le vicende storiche. Pare che avesse ordinato ai suoi soldati di invadere la Britannia, ma avesse cambiato parere all'ultimo minuto, mandandoli invece a raccogliere conchiglie sulla riva del mare. Vernivano inoltre riportati i rapporti incestuosi che avrebbe avuto con le sue sorelle. Il suo ordine di erigere una sua statua nel tempio di Gerusalemme, sebbene fosse di normale amministrazione nelle province orientali il culto riservato al sovrano, scatenanò l'opposizione degli Ebrei. Nel 41, Caligola cadde vittima di una congiura, assassinato dal comandante della guardia Cassio Cherea. L'unico membro rimasto della famiglia imperiale era un altro nipote di Tiberio: Tiberio Claudio Druso Nerone Germanico, meglio noto come Claudio.
Claudio era stato a lungo considerato un debole ed un pazzo dal resto della famiglia. E tale fama, alla quale contribuì anche lo scrittore Tacito, gli rimase per tradizione. Egli non fu tuttavia né paranoico come lo zio Tiberio, né pazzo come il nipote Caligola, e fu invece capace di amministrare con responsabile capacità. Riorganizzò la burocrazia e mise ordine nella cittadinanza e nei ruoli senatoriali. Proseguì la conquista e colonizzazione della Britannia, creando nel 43 la nuova provincia, ed aggiunse all'Impero molte provincie orientali. In Italia costruì un porto invernale ad Ostia, creando magazzini per accumulare granaglie e cereali provenienti da altre parti dell'Impero e da usare nella cattiva stagione.
Sul fronte familiare, Claudio ebbe meno successo. La moglie Messalina lo tradiva e fu quindi messa a morte; successivamente sposò la nipote Agrippina. Questa, insieme con molti dei suoi liberti aveva uno straordinario potere su di lui e probabilmente lo uccise nel 54. Claudio nello stesso anno fu inserito fra gli dei. La morte di Claudio spianò la strada al figlio di Agrippina, il sedicenne Lucio Domizio Enobarbo, che adottato da Claudio aveva preso il nome di Tiberio Claudio Nerone Domiziano, noto come Nerone.
Inizialmente, Nerone lasciò il governo di Roma a sua madre ed ai suoi tutori, in particolare a Seneca. Tuttavia divenendo adulto, il suo desiderio di potere aumentò; fece giustiziare la madre ed i tutori. Durante il regno di Nerone ci fu una serie di rivolte e ribellioni in tutto l'Impero: in Britannia, Armenia, Partia e Giudea. L'incapacità di Nerone di gestire le ribellioni e la sua sostanziale incompetenza divennero rapidamente evidenti e nel 68, cosicché perfino la guardia Imperiale lo abbandonò. Nerone si suicidò, e l'anno 69 (noto come l'anno dei quattro Imperatori) fu un anno di guerra civile, con gli Imperatori Galba, Otone, Vitellio e Vespasiano al trono in rapida successione. Alla fine dell'anno, Vespasiano riuscì a consolidare il suo potere come Imperatore di Roma.
Si veda anche Albero genealogico Giulio-Claudio e [http://www.wikipedia.org/wiki/Roman_Emperors/JulioClaudian (l'albero genealogico degli Imperatori Giulio Claudi in inglese)]
Gli Imperatori Flavi
Vespasiano era stato un Generale Romano di notevole successo ed aveva amministrato molte
parti esterne dell'Impero.
Aveva sostenuto la candidatura imperiale di Galba; tuttavia alla sua morte, Vespasiano divenne il maggior aspirante al trono. Dopo il suicidio di Otone, Vespasiano riuscì a dirottare la
fornitura invernale del grano per Roma, mettendosi in ottima posizione per sconfiggere l'ultimo rivale, Vitellio. Il 20 dicembre 69, alcuni sostenitori di Vespasiano occuparono Roma. Vitellio fu ucciso dalle sue truppe, ed il giorno successivo il Senato confermò Imperatore Vespasiano.
Vespasiano fu praticamente un autocrate, ed ebbe molto meno appoggio dal Senato dei suoi predecessori
Giulio-Claudii. Questo è esemplificato dal fatto che lui stesso riferisce la sua salita al potere l'1 luglio quando
fu proclamato Imperatore dalle truppe, invece del 21 dicembre quando fu confermato dal Senato. Egli volle, negli anni successivi, espellere i Senatori a lui contrari.
Vespasiano riuscì a liberare Roma dai problemi finanziari creati dagli eccessi di Nerone e dalle guerre civili. Aumentando le tasse in modo drammatico (talvolta più che raddoppiate), egli riuscì a
raggiungere una eccedenza di bilancio ed a realizzare progetti di lavori pubblici. Egli fu il primo committente del Colosseo e costruì un Foro il cui centro era il Tempio della Pace.
Vespasiano fu inoltre effettivamente imperatore delle provincie. I suoi generali soffocarono ribellioni in Siria e Germania. Infatti in Germania riuscì ad allargare le frontiere dell'Impero, e gran parte della Bretagna fu portata sotto il dominio di Roma. Inoltre estese la Cittadinanza romana agli abitanti della Spagna.
Un altro esempio delle sue tendenze monarchiche fu la sua insistenza che gli succedessero i figli Tito e Domiziano; il potere imperiale non era visto allora come ereditario. Tito, che aveva avuto qualche successo militare all'inizio del regno di Vespasiano, fu visto come il supposto erede al trono; Domiziano era visto come meno disciplinato e responsabile. Tito affiancò il padre nei compiti di censore e console e lo aiutò nel riorganizzare i ruoli del Senato. Il 23 giugno 79, alla morte di Vespasiano, Tito fu immediatamente confermato imperatore.
Il breve regno di Tito fu marcato dai disastri: nel 79 l'eruzione del Vesuvio distrusse Pompei, e nell'80 un incendio distrusse gran parte di Roma. La sua generosità nella ricostruzione dopo le tragedie, lo rese molto popolare. Tito fu molto fiero dei suoi progressi nella costruzione del grande anfiteatro cominciato dal padre. Egli tenne la cerimonia inaugurale nell'edificio non ancora terminato durante gli anni 80, con un grandioso spettacolo in cui si esibirono 100 gladiatori e che durò 100 giorni. Tuttavia il Colosseo fu completato solo durante il regno di Domiziano. Tito morì nell'81 a 41 anni e ci furono voci che fosse stato assassinato dal fratello impaziente di succedergli.
Fu con Domiziano che i rapporti già tesi tra la dinastia flavia ed il senato si andarono sempre più logorando. Le cause di questo difficile sodalizio furono dapprima la divinizzazione del culto personale dell'imperatore secondo modalità tipicamente ellenistiche ed in seguito il divorzio dalla moglie Domizia, di estrazione senatoria. Anche sul fronte esterno le cose non andavano meglio; nonostante i successi della guerra britannica, finita nell'84, e la vittoria sui Catti, la guerra dacica (85-89) finì col pagamento dell'alleanza con Decebalo. Nell'89 Domiziano dovette reprimere la ribellione di Antonino Saturnino a Magonza. La parte finale del suo regno fu macchiata dalla condanna dei filosofi e, nel 95, dalla persecuzione contro i Cristiani. L'anno seguente Domiziano morì, vittima di una congiura.
Gli imperatori adottivi
Il periodo che va dalla fine del I alla fine del II secolo è caratterizzato da una successione non più dinastica, ma adottiva, basata sui meriti dei singoli scelti dagli imperatori come loro successori.
Nerva (96-98), un anziano senatore scelto come successore di Domiziano, adottò un eminente personaggio militare, Traiano. Durante l'impero di quest’ultimo (98-117), le conquiste derivanti dalle guerre daciche e dalle campagne contro i Parti, con la creazione di tre nuove provincie (Armenia, Mesopotamia e Assiria), consentirono all'impero di raggiungere la sua massima estensione.
A lui succedette Adriano (117-138), che accrebbe i poteri del principe rispetto a quelli del senato ed unificò la legislazione dell'impero. Negli anni del suo regno vi fu un periodo di pace, turbata esclusivamente dalla seconda rivolta giudaica (132-135), e l'imperatore si occupò della fortificazione dei confini settentrionali, con la realizzazione del Vallo di Adriano in Britannia ed il consolidamento del confine germanico.
Antonino Pio (138-161), capostipite della Dinastia degli Antonini, continuò la politica pacifica del predecessore, fu un saggio amministratore e riconfermò al senato le prerogative passate, tanto da meritarsi l'appellativo di pio.
Alla sua morte gli succedettero Marco Aurelio (161-180) e Lucio Vero, morto nel 169.
Il periodo del regno dell'imperatore filosofo non fu felice come i precedenti: dal 162 al 165 vi fu una guerra contro i Parti, nel 166 scoppiò una pestilenza, dal 167 al 175 le campagne contro Marcomanni e Quadi e la rivolta di Avidio Cassio in Oriente misero a dura prova le finanze dell'impero. I prodromi della crisi che investì l'impero romano nel III secolo si fecero maggiormente sentire con la successione al trono di Commodo (180-192).
Il figlio di Marco Aurelio incrinò l'equilibrio istituzionale raggiunto e con il suo atteggiamento dispotico favorì il malcontento delle province e dell'aristocrazia. Il suo assassinio diede il via ad un periodo di guerre civili.
L'ultimo periodo della pax romana può essere considerata l'età più felice dell'impero romano: tramite la politica di pace instaurata e la prosperità derivatane il governo imperiale attirò consensi unanimi, tanto che Nerva ed i suoi successori sono anche noti come i cinque buoni imperatori.
Lo sviluppo economico e la coesione politica ed ideale, raggiunta anche per l'adesione delle classi colte ellenistiche, che contraddistinsero il secondo secolo, non devono, comunque, trarre in inganno, in quanto da lì a poco l'impero comincerà a mostrare i primi sintomi della decadenza.
La tarda età imperiale
Durante il III secolo, le guerre civili, la crisi economica conseguente, l'indebolimento delle difese, la pressione dei barbari, i cambiamenti sociali e religiosi mettono in pericolo l'esistenza stessa dell'impero. Da tale crisi l'impero esce trasformato, ma saldo con Diocleziano, che ne modifica profondamente l'ordinamento.
Nei primi anni del secolo la dinastia dei Severi attua una politica accentratrice ed un processo di relativa democratizzazione. In tale programma si inserisce la Constitutio antoniniana promulgata da Caracalla (Marco Aurelio Antonino) nel 212 che, concedendo la cittadinanza romana a tutti gli uomini liberi residenti nell'impero, sana le disparità giuridiche, fiscali ed amministrative. Nel 235, l'assassinio di Alessandro Severo apre un periodo di anarchia militare, durante il quale si susseguono numerosissimi imperatori che restano in carica pochi mesi, o anche pochi giorni. In tale situazione prevalgono gli interessi particolari delle differenti parti dell'impero che cercano di risolvere con interventi pragmatici i problemi che il potere centrale non è in grado di risolvere. Le spinte eccentriche vengono in qualche modo frenate dall'imperatore Diocleziano istituendo la tetrarchia, un regime collegiale di due Augusti e due Cesari che amministrano raggruppamenti distinti di province dell'Impero, accresciute in numero e riunite in diocesi. In questa circostanza anche l'Italia viene suddivisa in province. Più in generale si verifica in questi anni una progressiva marginalizzazione delle aree più antiche dell'impero a vantaggio di un oriente, forte della tradizione ellenistica, assai più prospero quanto a politica amministrazione e cultura. Ciò crea i presupposti per il frazionamento dell'impero che avviene di fatto nel 395, alla morte di Teodosio I. La pressione dei barbari ai confini e l'enorme estensione degli stessi rende l'esercito garante della sopravvivenza dello Stato ed il comando delle truppe è affidato ad ufficiali di carriera, che sostituiscono nell'incarico i senatori, spezzando il già labile legame fra il potere costituzionale e quello militare ed aprendo agli ufficiali la possibilità di ottenere cariche di notevole importanza nell'amministrazione dello Stato. Inoltre la necessità di frequenti leve estende il reclutamento a cittadini di tutto l'impero e, poi, anche ai barbari. Lo spopolamento delle campagne, dovuto sia alla crisi militare, sia alla scarsità di manodopera servile, porta ad una crisi economica, aggravata dall'insicurezza delle vie di comunicazione che causa la riduzione dei commerci. La necessità di mantenere in efficienza gli eserciti comporta un inasprimento fiscale e la conseguente inflazione provoca un aumento dei prezzi che colpisce soprattutto le città. Pestilenze e catastrofi naturali aggravano la situazione con un imponente calo della popolazione.
Storici antichi dell'Impero
In latino
- Livio - la sua è una storia della Repubblica Romana, ma scritta durante il regno di Augusto [http://www.thelatinlibrary.com/florus2.html Si veda collegamento esterno sulle opere]
- Svetonio [http://www.biblio-net.com/lett_cla/svetonio.htm Si veda collegamento esterno sulle opere]
- Tacito [http://www.biblio-net.com/lett_cla/tacito.htm Si veda collegamento esterno sulle opere]
- Ammiano Marcellino
In greco
- Eusebio di Cesarea
- Sozomen
Letteratura latina del periodo imperiale
- Lucio Apuleio
- sant'Agostino d'Ippona
- Orazio
- Virgilio
Studi del XVIII secolo e XIX secolo
- The History of the Decline and Fall of the Roman Empire, Edward Gibbon (1776 - 1788)
Studi moderni sull'Impero romano
- Brown, P., Società romana e impero tardo-antico, Roma-Bari 1986.
- J.B. Bury, A History of the Roman Empire from its Foundation to the death of Marcus Aurelius, 1913
- Jacques, F. - Scheid, J., Roma e il suo impero. Istituzioni, economia, religione, Laterza, Roma-Bari 1992.
- Jones, A.H.M., Il tardo impero romano. 284-602 d.C., Milano 1973-1981.
- Luttwak, E.N., La grande strategia dell'impero romano, Milano 1991.
- Mazzarino, S., L'impero romano, Roma-Bari 1995.
- Rémondon, R., La crisi dell'impero romano, Milano 1975.
- Rostovzev, M., Storia economica e sociale dell'Impero romano, Firenze 1980.
- Wacher, J. (a cura di), Il mondo di Roma imperiale, Roma-Bari 1989.
- Wheeler, M., La civiltà romana oltre i confini dell'impero, Torino 1963.
Voci correlate
- Consoli Repubblicani Romani
- Imperatori romani
- Limes
- Costantinopoli
- Impero Bizantino
- Imperatori Bizantini
- Pax Romana
- Strade Romane
- Letteratura latina
Sulle battaglie:
- Lista battaglie romane
Collegamenti esterni
- [http://www.imperium-romanum.it/IR/impero/urbe_colonie.htm Le città romane]
- [http://www.imperium-romanum.it/IR/principale.htm Imperium-Romanum]
- [http://www.signainferre.it Signa Inferre]
Categoria:Roma antica
Categoria:Storia d'Italia
ja:ローマ帝国
ko:로마 제국
simple:Roman Empire
Mar BalticoIl Mar Baltico è un mare interno dell'Oceano Atlantico settentrionale e
si trova nell'Europa nord-orientale, circondato dalla Penisola scandinava, dalla terraferma dell'Europa centrale e orientale e dalle Isole Danesi. Sfocia nel Kattegat e nel Mare del Nord passando attraverso le isole danesi a Öresund, la Grande Cintura e la Piccola Cintura.
Il nome Mare Orientale viene usato in molte lingue dell'Europa continentale, precisamente in danese (Østersøen), tedesco (Ostsee), finlandese (Itämeri), olandese (Oostzee), norvegese (Østersjøen), e svedese (Östersjön). In estone viene chiamato Mare Occidentale (Läänemeri). Oltre all'italiano, viene chiamato Mar Baltico in francese (Mer Baltique), inglese (Baltic Sea), polacco (Morze Bałtyckie), e russo (Bawtiyskoye Morye - Балтийское море).
russo
Storia
All'epoca dei Romani, il Mar Baltico era conosciuto come Mare Suebicum o Mare Sarmaticum. Tacito nei suoi Agricola e Germania, del 98 DC, descrisse il Mare Suebicum, che prendeva il nome dalla tribù dei Suebi; durante i mesi primaverili, quando il ghiaccio si spezza e galleggia in blocchi, come un mare salmastro.
All'inizio del medioevo, i Vichinghi della Scandinavia lottarono per il controllo del mare contro gli Slavi Pomeraniani. In seguito, la più potente forza economica dell'Europa settentrionale divenne la Lega Anseatica, che utilizzò il Mar Baltico per stabilirvi le rotte commerciali tra le città che ne facevano parte. Nel XVI e all'inizio del XVII secolo, Polonia, Danimarca e Svezia combatterono delle guerre per il Dominium Maris Baltici (Dominio sul Mar Baltico). Alla fine fu l'Impero Svedese che arrivò a comprendere virtualmente tutto il Mar Baltico. A quell'epoca, in Svezia, il mare veniva chiamato Mare Nostrum Balticum.
Nel XVIII secolo, Russia e Prussia divennero le principali potenze di quel mare. Dopo l'unificazione della Germania del 1871, l'intera costa meridionale divenne tedesca. La prima guerra mondiale venne combattuta anche sul Baltico. Dopo il 1920, la Polonia si riaffacciò sul Mar Baltico, e i porti polacchi di Gdynia e Danzica divennero quelli principali. Durante la seconda guerra mondiale la Germania Nazista quasi riuscì a rendere il Mar Baltico un suo lago interno. Dopo il 1945, il mare divenne un confine tra due blocchi militari opposti: in caso di conflitto in Germania, parallelo a un offensiva sovietica verso l'Oceano Atlantico, la flotta comunista polacca era preparata a invadere le isole danesi. Fortunatamente questo non si verificò mai.
Il Mar Baltico inizia a diventare molto violento con le tempeste di ottobre. Queste tempeste invernali sono state la causa di molti naufragi. Nel 1945 il Mar Baltico divenne una fossa comune per le persone affogate a seguito del siluramento delle navi di rifugiati. Grazie alle acque fredde e salmastre, il mare è una capsula temporale per i relitti vecchi di secoli.
Suddivisioni
La parte settentrionale del Mar Baltico è conosciuta come Golfo di Botnia, del quale la parte più a nord viene detta Baia di Botnia. Immediatamente a sud si trova il Mare delle Åland. Il Golfo di Finlandia collega il Mar Baltico a San Pietroburgo. Il Mar Baltico Settentrionale giace attorno alla zona di Stoccolma, Finlandia sud-occidentale ed Estonia. I bacini del Gotland occidentale e orientale formano la maggior parte del Mar Baltico Centrale. Il Golfo di Riga si trova tra Riga e Saaremaa e il Bacino di Danzica giace ad est della Penisola di Hel sulla costa polacca. La Baia di Pomerania è situata a nord delle isole Usedom e Wolin, a est di Rügen. Il Bacino di Bornholm compone l'area a est di Bornholm e il Bacino di Arkona si estende da Bornholm alle isole danesi di Falster e Zealand. Tra Falster e la costa tedesca giace la Baia del Meclenburgo. La parte più occidentale del Mar Baltico e la Baia di Kiel. L'Öresund, le cinture e il Kattegat collegano il Mar Baltico con lo Skagerrak e il Mare del Nord. la confluenza di questi due mari a Skagen sulla punta settentrionale della Danimarca è uno spettacolo visivo, meta di molti turisti ogni anno.
Economia
- Porti del Mar Baltico
Nel 1999 il grosso Ponte di Öresund ha limitato l'accesso al Mar Baltico a navi di media stazza. Allo stesso tempo, il Mar Baltico è la principale rotta commerciale per l'esportazione del petrolio russo.
Nazioni
Articolo principale: Nazioni del Mar Baltico
- Danimarca
- Svezia
- Finlandia
- Russia
- Estonia
- Lettonia
- Lituania
- Polonia
- Germania
Isole
Articolo principale: Lista di isole nel Mar Baltico
- Gotland (Svezia)
- Öland (Svezia)
- Saaremaa (Estonia)
- Hiiumaa (Estonia)
- Bornholm (Danimarca)
- Rügen (Germania)
- Usedom (divisa tra Germania e Polonia)
- Wolin (Polonia)
Città
Le principali città costiere:
- San Pietroburgo (Russia) 4.700.000
- Stoccolma (Svezia) 743.703 (area metropolitana 1.823.210)
- Area metropolitana dellaTripla Città (Polonia) 1.035.000, comprende:
- Danzica (Polonia) 462.700
- Gdynia (Polonia) 255.600
- Sopot (Polonia) 42.700
- Helsinki (Finlandia) 559.716 (area metropolitana 980.000)
- Riga (Lettonia) 760.000
- Stettino (Polonia) 413.600
- Kaliningrad (Russia) 400.000
- Tallinn (Estonia) 387.224
- Malmö (Svezia) 259.579
- Kiel (Germania) 250.000
- Lubecca (Germania) 216.100
- Rostock (Germania) 212.700
- Klaipeda (Lituania) 194.400
Porti importanti (pur non essendo grosse città):
- Swinoujscie (Polonia) 50.000
- Ventspils (Lettonia) 30.000
- Baltiysk (Russia) 20.000
Vedi anche
- Baltico
- Regione Baltica
- Consiglio degli Stati del Mar Baltico
- Stati Baltici
- Scandinavia
- Europa Settentrionale
- Lista di fiumi del Mar Baltico
Baltico
ja:バルト海
ko:발트 해
simple:Baltic Sea
th:ทะเลบอลติก
Fiume Elba
L'Elba (in ceco Labe, in tedesco Elbe) è uno dei più lunghi fiumi d'Europa (1165 km).
Geografia
Nasce nel nord della Repubblica Ceca, nella catena montuosa dei Monti Sudeti, a circa 1400 metri di altezza. Attraversa quindi la Germania, bagna le città di Dresda, Magdeburgo e Amburgo e sfocia nel Mare del Nord.
Mare del Nord
I suoi affluenti principali sono:
- Moldava - Repubblica Ceca - (440 km)
- Saale - Germania - (413 km)
- Havel - Germania - (413 km)
Navigazione
Da due secoli un'importante rotta commerciale, l'Elba è stato collegato tramite un sistema di canali navigabili col Reno, il Weser e l'Oder. Il fiume stesso è navigabile con battelli commerciali fino all'interno del continente europeo, addirittura a Praga, mentre altri sistemi di canali artificiali lo collegano alle aree industriali della Germania e alla capitale Berlino. Il canale Elba-Lubecca collega il fiume al mar Baltico, come anche il canale di Kiel, il cui accesso occidentale è nei pressi della foce dell'Elba.
Città e municipi sul fiume Elba
Špindleruv Mlýn, Vrchlabí, Dvur Králové nad Labem, Jaromer, Hradec Králové, Pardubice, Kolín, Podebrady, Nymburk, Lysá nad Labem, Celákovice, Brandýs nad Labem - Stará Boleslav, Neratovice, Melník, Roudnice nad Labem, Litomerice, Lovosice, Ústí nad Labem, Decín, Bad Schandau, Königstein, Pirna, Heidenau, Dresda, Radebeul, Meißen, Riesa, Strehla, Torgau, Lutherstadt Wittenberg, Dessau, Magdeburgo, Tangermünde, Wittenberge, Hitzacker, Boizenburg, Lauenburg, Geesthacht, Amburgo, Wedel, Glückstadt, Brunsbüttel, Otterndorf, Cuxhaven.
Storia
L'Elba è stato un importante delimitatore della geografia europea. I Romani lo conoscevano come Albis, anche se il solo tentativo di spostare i confini della propria colonizzazione dal Reno all'Elba stesso fallì nell'anno 9 con la battaglia della foresta di Teutoburgo, dopo la quale non riprovarono seriamente. Nel medioevo rappresentava il limite orientale dell'impero di Carlomagno. Le sezioni navigabili del fiume furono essenziali allo sviluppo e al successo della Lega Anseatica e numerosi furono i commerci svolti grazie alle sue acque.
Nel 1945, mentre la seconda guerra mondiale stava per concludersi, la Germania Nazista venne incastrata tra gli eserciti degli alleati occidentali, che dall'ovest appunto giungevano, e l'Unione Sovietica che con i suoi eserciti avanzava da est. Il 25 aprile queste armate si unirono nelle vicinanze di Torgau, sull'Elba, appunto. Questo giorno viene anche ricordato come Elba Day.
Al termine della guerra, l'Elba divenne parte del confine tra la Germania Est e quella ovest.
Categoria:Fiumi della Repubblica Ceca
Categoria:Fiumi della Germania
ja:エルベ川
ko:엘베 강
Ungheria
L'Ungheria (Magyar Köztársaság) è una repubblica dell'Europa centrale e confina a nord con la Slovacchia, ad est con l'Ucraina e la Romania, a sud con Serbia e Montenegro e la Croazia e ad ovest con l'Austria e la Slovenia.
- Superficie: ca. 93.030 km²
- Abitanti: ca. 9,9 Milioni (1999)
- Capitale: Budapest
- Principali città: Debrecen, Miskolc, Szeged, Pécs, Győr
- Moneta: Fiorino ungherese (Forint)
- Lingua ufficiale: ungherese
- Feste nazionali: 15 marzo, 20 agosto, 23 ottobre
- Religione: cattolicesimo, minoranze di calvinisti, di luterani e ebrei.
Economia e trasporti
L'economia ungherese si appoggia molto sul settore industriale, soprattutto nell'area di Budapest. Ma è anche un paese agricolo, qui si coltivano legumi, cereali, frutta, ortaggi e peperoni rossi, da cui si ricava la paprika. Si allevano, inoltre, cavalli.
La rete dei trasporti è ben sviluppata.
Le autostrade e le linee ferroviarie si estendono a stella a partire dalla capitale.
Budapest è l'unica città ungherese dotata di aeroporto internazionale, con i due Terminal Ferihegy 1 e 2. La compagnia di bandiera è la Malév; recentemente hanno aperto collegamenti con Budapest numerose compagnie low-cost (fra cui l'ungherese Wizzair), incrementando notevolmente l'afflusso turistico. [http://web.axelero.hu/badamik/budapest.html Le visite a Budapest]
Storia
Alle fine del 1 secolo a.C. le legioni romane conquistarono la parte a occidente del Danubio dell'attuale Ungheria,la quale divenne la provincia romana della Pannonia. In seguito alle invasioni barbariche , nel VI secolo d.C. il territorio venne occupato dagli Avari.
Nel 896 i Magiari, un popolo proveniente dagli Urali con altre tribù del ceppo ugrofinnico si insedia nelle pianure del Danubio medio.
Nel 1000 viene incoronato il primo re cristiano Stefano I. (1000-1038) che tra l'altro costrinse il popolo magiaro alla religione cattolica. Durante il suo regno riuscí a stabilire lo stato feudale e costruire un paese potente in Europa Centrale. Dopo la sua morte venne canonizzato nel 1083, da allora é venerato e stimato come Santo Stefano il fondatore dell'Ungheria. I suoi discendenti -i sovrani della dinastia Arpadiana- regnarono fino al 1301.
Durante i moti rivoluzionari del 1848 l'Ungheria dichiara la propria indipendenza dall'Impero Austro-Ungarico e si vuole creare Repubblica.
La rivolta fallisce e solo nel 1867 l'Impero austro-ungarico concede un'ampia autonomia trasformando l'Ungheria in regno.
Nel 1918, con la dissoluzione dell'Impero (in seguito alla sconfitta della Prima Guerra Mondiale), l'Ungheria ottiene l'indipendenza e viene proclamata la repubblica.
Nel 1919 comunisti e socialisti instaurano la Repubblica ungherese dei Soviet,
il 31 luglio dello stesso anno viene proclamata la monarchia che da vita ad un regime totalitario fascista.
Il 21 giugno 1941 entrà in guerra (Seconda Guerra Mondiale) a fianco della Germania nazista e l'Italia fascista e viene sconfitta.
Successivamente entra nell'area d'influenza dell'Unione Sovietica.
Il 1 novembre 1956 l'Ungheria esce deal Patto di Varsavia e tre giorni dopo l'Armata rossa entra nel Paese e i moti rivoluzionari vengono sedati con l'intervento delle forze armate sovietiche..[http://web.axelero.hu/badamik/storia.html Le foto dal 1956]
Con la caduta della Cortina di ferro (scioglimento del Patto di Varsavia e dissoluzione dell'Unione sovietica) il paese si orienta verso modelli economici e politici dell'Europa occidentale.
Nel vertice UE di Copenaghen svoltosi il 13 dicembre 2002,
venne deciso che dal 1 maggio 2004 l'Ungheria (assieme ad altri 9 stati) fa parte dell'Unione Europea, decisione che venne confermata il 12 aprile 2003 con un referendum al quale partecipa il 45% degli aventi diritto al voto e l'84% dei votanti vota a favore dell'UE.
Suddivisione amministrativa
L'Ungheria è suddivisa in 19 regioni dette "comitati" (in ungherese al singolare megye, plur. megyék). Budapest è un distretto a sé stante.
- Bács-Kiskun
- Baranya
- Békés
- Borsod-Abaúj-Zemplén
- Csongrád
- Fejér
- Györ-Moson-Sopron
- Hajdú-Bihar
- Heves
- Jász-Nagykun-Szolnok
- Komárom-Esztergom
- Nógrád
- Pest
- Somogy
- Szabolcs-Szatmár-Bereg
- Tolna
- Vas
- Veszprém
- Zala
Gastronomia
Il Gulasch
Un piatto tipico della cucina magiara è il gulasch, una zuppa cremosa che i gulyás (mandriani) cucinavano dentro un grande paiolo messo sopra un fuoco di legna all'aperto quando trasportavano i pregiati manzi grigi dalle lunga corna dalla pianura della Pustza ai mercati di Moravia, Vienna, Norimberga e Venezia.
Questo piatto sostanzioso a base di carne, lardo, soffritto di cipolla e carote, patate e paprika era l'ideale per riscaldare i robusti bovari discendenti di una razza di cavalieri che era scesa in Europa verso il 1100 dalla steppa asiatica.
Ma fu solamente verso la fine del XVIII secolo che il gulyásleves (la minestra dei mandriani) dalla prateria arrivò ad essere conosciuta dalle famiglie borghesi, per poi apparire sulla tavola del popolo insieme ad altri stufati di carne, di solito bovina, come i paprikás aggiustati con la farina, la paprica e la panna acida, o il pörkölt, chiamata anche la "rosolata della Puszta". A varcare però i confini nazionali per entrare nei menù di tante nazioni fu solamente il gulasch.
Un antico detto ungherese dice che:
"Un uomo può desiderare la fama, un altro la ricchezza, ma chiunque desidera un gulasch alla paprika".
La paprika si ottiene dal peperone fatto seccare e macinato, è una delle spezie comunemente usate nella preparazione dei cibi. Il peperone, importato dai Turchi, che a loro volta lo avevano preso in India dove era arrivato verso la metà del XVI secolo a bordo dei galeoni portoghesi che provenivano dal Brasile, venne accolto in Ungheria con molto entusiasmo, cambiando così la cucina ungherese.
Una leggenda dice che una giovane contadina ungherese che era stata costretta con la forza a vivere nell'harem del pascià turco di Buda, avesse spiato a lungo i giardini del palazzo mentre coltivavano i peperoni e che, una volta liberata, avesse insegnato ai contadini del suo villaggio a coltivare la paprika.
Nel secolo XIX i fratelli Pálfi di Szeged togliendo, al momento della raccolta, le venature interne del frutto, dove si concentra la Capsicina, il principio attivo che dà il sapore piccante al peperoncino, ottennero della paprika con un sapore più dolce.
Il chimico Albert Szent-Györgyi, Premio Nobel nel 1937, ha contribuito a valorizzare questo vegetale scoprendo, proprio nel peperoncino, la fonte dell' acido ascorbico che ha fermato le morti per scorbuto, una malattia che aveva ucciso migliaia di marinai.
Il momento del raccolto viene vissuto come un rito gioioso. L' 8 settembre le donne, vestite con costumi sgargianti, raccolgono i peperoni nei campi e dopo averli infilzati con ago e filo fanno delle lunghe ghirlande che appendono a speciali sostegni di legno o ai muri delle case.
Zsigmond Moricz, romanziere ungherese della fine Ottocento così descriveva in un suo romanzo:
"Sotto le gronde, sopra gli steccati, sugli alberi e sulle colombaie, ovunque ghirlande di paprika. Bella! Incredibilmente bella è la piazza del villaggio in questa stagione..."
Voci correlate
- Paesi ex-comunisti
als:Ungarn
fiu-vro:Ungari
ja:ハンガリー
ko:헝가리
ms:Hungary
simple:Hungary
th:ประเทศฮังการี
zh-min-nan:Magyar-kok
Alboino
Alboino (526- 572 o 573) fu il primo re longobardo in Italia. Fu re dal 568 al 572 o 573 il 28 giugno. Divenne re dei Longobardi tre anni prima della calata in Italia nel 565. Fu figlio di Audoino della stirpe dei Gausi, cioè dei Goti, nacque probabilmente nel 526, ebbe 2 mogli una si pensa si chiamasse Clotisuda figlia di Clotario re dei Franchi e l' altra fu Rosmunda figlia di Cunimondo re dei Gepidi, ebbe una figlia Alpsuinda deceduta in Costantinopoli in data ignota.
La calata in Italia e il suo regno
Dalla Pannonia, attuale Ungheria, guidò l'orda formata da 150.000/500.000 persone (le stime sono molto incerte) in Italia alla ricerca di terre più fertili. L'orda era formata da Longobardi e da popoli ad essi alleati e tributari, fra di loro Avari, Gepidi, Sarmati, Turnigi,Turclingi,Rugi,Sassoni e Protobulgari ed altre popolazioni numericamente meno rilevanti come Alani,Eruli,Unni ed addirittura romani della Pannonia, oltre ad un numero indefinito di schiavi e bestiame. Finì il suo percorso in Italia nel 571 con la presa di Ticinum ora Pavia, che in seguito divenne la capitale del Regno dei Longobardi detto Langbardland. Fu l'inizio di due secoli di dominio quasi totale sulla penisola italiana. Ad Alboino successero stirpi di re, nelle quali cui il confine fra ereditarietà, elezione fra i Duchi e prese di potere violente, era spesso molto labile. Un periodo giocato, come si può vedere nella storia del popolo Longobardo in Italia e di ogni singolo re, fra quattro soggetti principali: i Franchi, il Papato, l'Impero Romano d'Oriente e gli stessi Longobardi. Alla fine della dominazione reale Longobarda in Italia non si parlò più di popolo longobardo, che si fuse con le popolazioni locali, salvo che per alcuni ducati al sud la cui storia continuò per alcuni secoli.
Sposò Rosmunda figlia di Cunimondo che era re dei Gepidi e da lui ucciso nel 565 quando conquistò il regno dei Gepidi con l'aiuto degli alleati Avari.
Nella calata, inarrestabile, di Alboino, ci sono alcune tappe importanti, l'inizio della calata, nel 568 a cui è legata una leggenda, secondo cui, prima di entrare in Italia, salì su un monte, il Matajur, che prese il nome da lui: Monte Re. Il monte si trova sulla valle del fiume Natisone. In raltà sembra che i Longobardi abbiano percorso la comoda strada romana che da Julia Emona (ora Lubiana) scendeva ad Aquileia, lungo la valle del fiume Vipacco. Si aggiunge la presa di Verona, che consolidò definitivamente la conquista ed aprì il controllo della Valdadige e delle vie per la Baviera, la presa di Milano nel 569, la caduta di Pavia nel 571 (avuta solo per fame e non per vittoria militare) e nel 572 la presa di Benevento.
Alboino scelse come sede del suo dominio Verona e prese simbolicamente possesso della Reggia di re Teodorico, del quale era nipote.
Narra Paolo Diacono nel secondo libro della sua Historia Langobardorum che fu ucciso in seguito ad una congiura organizzata dalla moglie e da Elmechi. Rosmunda covava un forte risentimento per il marito assassino di suo padre, e si decise ad uccidere Alboino dopo averlo visto brindare bevendo in una coppa ottenuta la cranio del padre Cunimondo. Una notte, narra Paolo Diacono, legò la spada al fodero e all'arrivo dei congiurati guidati da Elmechi potè difendersi solo con uno scranno. Fu seppellito sotto la scala del palazzo a Verona.
Rosmunda fu accusata ed osteggiata dai Longobardi per questo atto e scelse di fuggire con Elmechi e la figlia Alpsuinda a Ravenna portando un tesoro in monete ed ori. Si legò successivamente al prefetto bizantino Longino e tentò di assassinare Elmechi con una bevanda avvelenata. Accortosi dell'avvelenamento, Elmechi costrinse Rosmunda a bere e morire con lui. La figlia fu così inviata, assieme al tesoro, alla corte dell'Imperatore Tiberio a Costantinopoli.
Alboino e la letteratura
Alboino e Rosmunda furono usati come personaggi più volte nella letteratura italiana. Una tragedia di Vittorio Alfieri: Rosmunda. Una commedia di Sem Benelli del 1911 dal titolo Rosmunda e una parodia giovanile di Achille Campanile fece entrare nel linguaggio corrente una frase Bevi Rosmunda che fa parte di una frase più lunga Bevi Rosmunda dal teschio di tuo padre!. Frase che fu ripresa più volte da canzoni e parodie. Percorso contrario ebbero gli scritti su Bertoldo di Giulio Cesare Croce del XVI secolo che ambientò le storia alla corte di re Alboino a Verona, riprendendo scritto e canzoni popolari che ambientavano le storie di Bertoldo e famiglia sia a Pavia sia a Verona. Giulio Cesare Croce diede nobiltà alle storie precedenti, che erano patrimonio del popolo che spesso le usava contro il potere, che a sua volta le maltollerava. Spesso storie di Bertoldo e Alboino erano licenziose.
Collegamenti esterni
- [http://www.bibliotecaitaliana.it:80/dynaweb/bibit/periodo/700/alfieri/rosmunda/@Generic__BookView;lang=it Rosmunda di Vittorio Alfieri]
Categoria:Biografie Categoria:Verona Categoria:Longobardi
Assedio
L'Assedio è una condizione militare in cui un esercito circonda e controlla gli accessi ad una città o posizione nemica, cercando di indebolirla attraverso l'isolamento dal resto del suo campo e con il fine di conquistarla.
Per l'arte dell'assedio vedi Poliorcetica.
Alcuni assedi famosi della storia furono:
- Assedio di Troia
- Assedio di Roma (536-547)
- Assedio di Roma (1849)
- Assedio di Torino del 1706
- Assedio di Leningrado
Per altri assedi nella storia vedi Lista di assedi.
Per la condizione politico-sociale vedi Stato d'assedio.
categoria:Guerra
categoria:Storia delle tecnologie militari
ko:공성전
ja:攻城戦
Pavia
Pavia è una città della Lombardia, capoluogo di provincia, con 71.074 abitanti (censimento 2001). Si situa sulla riva del fiume Ticino, un poco a nord dalla confluenza nel Po, a 35 km a sud di Milano. La fondazione risale all'epoca romana con il nome di Ticinum. Fu capitale del regno longobardo. Dal Medioevo è sede di una delle più antiche università italiane. La città era fortificata fino al 1872, quando i bastioni sono stati trasformati in viali e giardini pubblici; gran parte delle mura, però, sopravvisse fino al 1901, quando fu abbattuta per costruire i viali di circonvallazione.
Città dalle antiche origini, offre diversi spunti culturali e turistici. In particolare, sono da visitare, fra gli altri, il Museo situato nel Castello visconteo, San Pietro in Ciel d'Oro, la Pinacoteca Malaspina, il Duomo, San Michele, San Teodoro ed il famoso Ponte Coperto sul Ticino, oltre che il Palazzo Bottigella. A pochi chilometri dalla città è situata la Certosa di Pavia.
Pavia è il capoluogo di una fertile provincia dedicata sopratutto all'agricoltura (vino, riso, cereali). Poche sono le industrie; le principali attività della città sono l'Università e il Policlinico San Matteo.
Pavia è una delle tappe importanti sulla via Francigena, camino di pelegrinaggio per Roma.
Storia
Il primo insediamento nell'area di Pavia si deve ad antiche popolazioni della Gallia transpadana, forse i Levi, i Marici o gli Insubri. La fondazione della città si deve probabilmente ai Romani, a cui si deve la pianta della città, rimasta intatta fino ad oggi, a castrum (accampamento militare) romano; la città aveva il nome di Ticinum. Saccheggiata più volte dai Barbari, venne conquistata dai Longobardi nel 572 che ne fecero la capitale del loro regno, con il nome di Papia, da cui il nome moderno. Il dominio longobardo durò per due secoli, fino al 774 quando venne riconquistata da Carlo Magno. Fu ancora importante durante il periodo carolingio: nella chiesa di San Michele Maggiore a Pavia, Berengario del Friuli e i suoi successori fino a Berengario II e Adalberto II, furono incoronati Re d'Italia.
Nel Medioevo la città perse di importanza dal punto di vista politico e fu infine annessa dal 1360 al Ducato di Milano, sotto il dominio della famiglia Visconti.
Nel Cinquecento, famosa è la battaglia di Pavia, tra i Francesi e gli Imperiali, vinta da questi ultimi, perché il capitano di ventura forlivese Cesare Hercolani, ferendo il cavallo del re Francesco I di Francia, ne permise la cattura, meritandosi il soprannome di vincitore di Pavia e la gratitudine dell'imperatore Carlo V del Sacro Romano Impero.
Dall'inizio del XVIII secolo fino alla metà del XIX secolo la città fu sotto la dominazione straniera, alternata, di spagnoli, francesi e austriaci. Divenne nel 1859 parte del Regno di Sardegna (futuro Regno d'Italia) insieme al resto della Lombardia.
Chiese di Pavia
Regno d'Italia
San Michele Maggiore
La basilica di San Michele Maggiore è uno dei più importanti esempi di stile romanico lombardo. Fu costruita originariamente nel periodo longobardo, ma fu distrutta da un incendio nel 1004; la costruzione attuale iniziò verso la fine del XI secolo (a cui risalgono la cripta, il coro e i transetti) e fu completata nel 1155. La parte inferiore della facciata è adornata con fragili sculture di arenaria, oggi vistosamente deteriorate dalla corrosione.
Certosa di Pavia
arenaria
La Certosa di Pavia è un magnifico complesso di edifici e giardini, comprendente il monastero, con la chiesa e i chiostri, dei frati certosini. È situato a circa 8 km a nord di Pavia. La sua costruzione fu voluta da Gian Galeazzo Visconti e, iniziata nel 1396, continuò con continue aggiunte e nuove decorazioni, fino al XVIII secolo. Il monastero è ancora utilizzato dai monaci ed è comunque aperto quotidianamente alle visite.
Duomo
XVIII
Il Duomo di Pavia ha una pianta ottagonale. La costruzione della cattedrale iniziò nel 1488 sotto la direzione dell'architetto Cristoforo Rocchi, ben presto sostituito da Giovanni Antonio Amadeo e da Gian Giacomo Dolcebuono. La struttura rimase per secoli incompleta, fino al 1898, quando la facciata e la cupola furono completate secondo il progetto originale dell'Amadeo. La cupola è la terza in Italia per dimensioni, sorpassata soltanto da San Pietro e dalla cattedrale di Firenze. La cattedrale contiene le spoglie di San Siro, il primo vescovo di Pavia (II secolo). Parte dell'altare risale al 1521, di Gianpietrino Rizzi, allievo di Leonardo; un'altra parte si deve invece a Bernardino Gatti (1531). A fianco del Duomo era situata la Torre Civica, di cui si ha menzione fin dal 1330, ulteriormente innalzata nel 1583 da Pellegrino Tibaldi e crollata il 17 marzo 1989.
San Pietro in Ciel d'Oro
Le origini della chiesa di San Pietro in Ciel d'Oro sono da ricercarsi all'inizio del VI secolo, tuttavia la costruzione moderna risale al 1132. La facciata, la cupola e il pavimento a mosaico sono simili a San Michele Maggiore, senza però le caratteristiche sculture. L'esterno è decorato con piastrelle di maiolica. All'interno si trova la tomba del re longobardo Liutprando (m. 744), le cui ossa furono ritrovate nel 1896. Ivi sono anche conservate le reliquie di Sant'Agostino, portate qui la Liutprando dalla Sardegna. La chiesa è nominata anche da Dante Alighieri, che, nel X canto del Paradiso (nella Divina Commedia), riporta questi versi: Lo corpo ond'ella fu cacciata giace / giuso in Ciel d'Auro, ed essa da martiro / e da essilio venne in questa pace; ci si riferisce all'anima di Boezio, un Romano consigliere del re ostrogoto Teodorico, fatto da questi giustiziare per questioni religiose.
altre chiese
Teodorico
La chiesa di Santa Maria del Carmine (nella foto) è uno dei più noti esempi di archittettura gotica a mattoni nel nord italia. È datata al 1273. La chiesa di San Francesco ha una facciata degna di nota, che richiama l'Abbazia di Chiaravalle, nei pressi di Milano. La chiesa di Santa Maria di Canepanova, autentico gioiello rinascimentale, che fu (forse) progettata dal Bramante, ma sicuramente edificata dall'Amadeo dal 1500 al 1507. Nelle sue vicinanze sono tre torri a mattoni di periodo gotico. La chiesa di San Teodoro ha una facciata risalente al XII secolo; al suo interno sono affreschi di Bartolomeo Suardi, detto il Bramantino, datati al 1507. Fuori dal centro cittadino sono la chiesa di San Salvatore, le cui origini risalgono al VII secolo, ricostruita dall'Amadeo nel XV-XVI secolo, e la chiesa di San Lanfranco risalente al XII secolo, contenente la tomba del vescovo Lanfranco Beccari (m. 1189), realizzata nel 1498 dallo scultore e architetto Giovanni Antonio Amadeo (1447-1552), nato a Pavia.
Altri monumenti della Città
Ponte Coperto
1552
Il centro storico cittadino è situato sulla riva sinistra del Ticino, mentre sulla riva destra è Borgo Ticino, quartiere che era originariamente fuori dalle mura periferiche della città. Il centro storico e Borgo Ticino erano collegati dal Ponte Coperto, datato 1351-1354, che fu distrutto durante la seconda guerra mondiale. Una copia del ponte è stata costruita nel dopoguerra a poca distanza dal sito originario.
Castello Visconteo
Il Castello di Pavia fu costruito nel 1360 da Galeazzo II Visconti. Il parco del castello si estendeva originariamente per una decina di chilometri, fino alla Certosa di Pavia; oggi parte del territorio del parco è ancora presente, ma non più collegato al castello, e chiamato Parco della Vernavola. Il castello ospita il museo civico.
Palazzi
Certosa di Pavia
Numerosi edifici storici, abitazioni di potenti famiglie cittadine, sono tuttora presenti nel centro cittadino. Tra questi sono da ricordare il Palazzo Malaspina, il Palazzo Bottigella in corso Cavour, il Palazzo Bottigella in corso Mazzini (entrambi attribuiti all'Amadeo), e il Palazzo Mezzabarba, oggi sede del municipio di Pavia.
Piazza della Vittoria e Mercato coperto
L'ampia piazza centrale della città, Piazza della Vittoria, anticamente Piazza Grande, ha una forma stretta e lunga. Nei sotterranei della Piazza si estende un grande mercato coperto, costruito nel 1958. Un altro mercato coperto, ma non sotterraneo, si trova poco lontano; si tratta del mercato di Piazza Arnaboldi, ospitato in un cortile aperto al pubblico e coperto da una cupola in ferro, del 1882.
Università di Pavia
L'Università fu fondata nel 1361 da Galeazzo II, sul sito di una scuola di legge fondata probabilmente da Lanfranco (m. 1089), anche se un centro di studi a Pavia era presente fin dall'825. L'attuale edificio centrale dell'Università fu costruito sotto Ludovico il Moro nel 1490. Nella biblioteca sono conservate alcune ceneri di Cristoforo Colombo, che fu studente a Pavia. Alessandro Volta fece qui i suoi primi esperimenti con l'elettricità. Numerosi sono i collegi e le residenze studentesche, in parte di costruzione moderna e gestiti dall'ISU. I due collegi storici, gestiti da religiosi, sono stati fondati con lo scopo di ospitare studenti poveri di mezzi e ricchi di intelletto; il Collegio Borromeo fu fondato da San Carlo Borromeo nel 1563; il Collegio Ghislieri fu fondato da Papa Pio V nel 1569. Degno di menzione anche il giardino botanico dell'Università, risalente al 1774.
Sport
Il 26 maggio 2003 la 16^ tappa del Giro d'Italia 2003 si è conclusa a Pavia con la vittoria di Alessandro Petacchi.
Personaggi celebri nati a Pavia
- Sant'Epifanio di Pavia, Vescovo, mediatore di pace
- Gerolamo Cardano - Scienziato
- Tranquillo Cremona - Pittore
- Carlo Dossi - Scrittore
Galleria fotografica
Immagine:Pavia 1.jpg|Una tipica strada del centro storico di Pavia
Immagine:Pavia 2.JPG|Piazza della Vittoria, la piazza principale
Immagine:Italy - Pavia - Borgo Basso.jpg|Borgo Ticino, il quartiere di Pavia che si estende al di là del fiume, fuori dalle antiche mura della città
Immagine:Italy Pavia Ponte vecchio.JPG|Un'altra immagine del Ponte Coperto di Pavia
Immagine:Italy - Pavia - Ruins of the old bridge.jpg|Le rovine dell'antico ponte trecentesco si intravedono nelle acque del Ticino
Voci correlate
- Storia di Pavia
- Università di Pavia
- Ponte Coperto di Pavia
- Certosa di Pavia
- Santa Maria di Canepanova
- Giovanni Antonio Amadeo
- Hildesheim, città gemellata
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