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| Lucio Vero |
Lucio Vero
Lucio Ceionio Commodo Vero (15 dicembre 130 - 169, più noto semplicemente come
Lucio Vero, fu co-Imperatore con Marco Aurelio, dal 161 alla sua
morte.
Vero era figlio di Lucio Elio Cesare, uomo molto vicino all'Imperatore Adriano e sua prima
scelta come successore, attraverso la moglie Avidia. Quando Elio Cesare morì nel
138, Adriano scelse come successore Antonino Pio, a condizione che questi
adottasse a sua volta Lucio Vero (che allora aveva sette anni) e Marco Aurelio,
suo nipote diciassettenne. Come principe imperiale, Vero ricevette un'accurata educazione dal
famoso grammatico Marco Cornelio Frontone. Di Vero si dice che fosse uno studente
eccellente, appassionato della scrittura di poesie e di oratoria.
Vero cominciò la carriera pubblica come questore nel 153 e fu
console nel 154, molto prima dell'età ufficialmente richiesta per
tale incarico (32 anni) e senza essere pretore fra l'una e l'altra
carica. Nel 161 fu di nuovo console, con Marco Aurelio come
collega anziano. Quello stesso anno Antonino morì e gli
succedette Marco Aurelio. Vero fu contestualmente scelto come co-Imperatore,
evento senza precedenti nell'Impero Romano. Ufficialmente entrambi avevano lo stesso potere, ma
in pratica Marco Aurelio divenne il leader. A Vero fu dato il controllo dell'esercito, a
riprova della fiducia che correva fra i due. Per rafforzare tale alleanza, Marco Aurelio dette
in moglie sua figlia Lucilla a Vero che da lei ebbe tre figli.
Marco Aurelio
Tra il 162 ed il 166 Vero fu in oriente al comando di una campagna
contro la Partia. La spedizione non fu un successo, ma Vero si dimostrò un
eccellente comandante, senza paura di delegare incarichi strettamente militari a generali più
competenti di lui. Contemporaneamente, non sembra che Vero abbia fatto una vita di sacrificio
durante tale campagna. Era sempre circondato da attori e musicisti, ed
usufruiva di copiosi banchetti ed altri piaceri della vita. Apparentemente tale possibilità era
allargata anche alla truppa, il cui morale era alto. Questo atteggiamento non ridusse la
ragionevolezza delle sue azioni: Vero rimase un comandante competente e svolse bene i suoi compiti.
Al ritorno dalla campagna, Vero fu accolto col
trionfo. La parata, fuori dalle consuetudini, incluse Vero,
Marco Aurelio ed i loro figli e figlie non sposate, come una grande celebrazione di famiglia.
I successivi due anni Vero li trascorse a Roma, continuando a condurre un lussuoso strile di
vita e trattenendo presso di se lo stuolo di attori e favoriti. Aveva fatto costruire una taverna
nella sua casa in cui celebrava feste fino all'alba con gli amici. Gli piaceva anche aggirarsi per
le strade in incognito in mezzo alla gente. I giochi del circo fuono un'altra passione della
sua vita, specialmente le corse dei carri. Marco Aurelio disapprovava la sua condotta ma, finché
Vero continuava ad eseguire con efficienza i suoi incarichi ufficiali, lo lasciava fare.
Nella primavera del 168 fu travolta la frontiera del Danubio quando gli Alamanni
ed i Marcomanni invasero i territori di Roma. Questa guerra sarebbe durata
fino al 180, ma Vero non ne vide la fine. Nel 169, mentre Vero e Marco Aurelio
rientravano a Roma dal fronte Vero cadde ammalato con sintomi di avvelenamento da cibo,
morendo dopo pochi giorni. A dispetto delle differenze fra loro, Marco Aurelio sentì molto la
perdita del fratello adottivo. Ne portò il corpo a Roma offrendo giochi in sua memoria. Dopo
le esequie il senato lo dichiarò un Dio dandogli l'appellativo di
Divus Verus.
Categoria:Imperatori romani
Categoria:Biografie
130
Eventi
Nati
- 15 dicembre - Lucio Vero Imperatore Romano
Morti
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169
Eventi
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Morti
- Lucio Vero Imperatore Romano
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Marco Aurelio
Cesare Marco Aurelio Antonino Augusto (26 aprile 121 - 17 marzo 180) (nato Marco Annio Catilio Severo al matrimonio prese il nome di Marco Annio Varo) fu chiamato Marco Aurelio Antonino divenendo erede della carica di Imperatore, ufficio che resse dal 161 alla sua morte nel 180. Il suo nome Aurelio vuol dire d'oro.
È ricordato come l'imperatore-filosofo, scrittore dei Dialoghi a sé stesso (in greco), che diede a Roma il periodo di pace più lungo della sua storia.
Lo zio Antonino Pio lo adottò come figlio e designò come successore il 25 febbraio 138, quando Marco aveva solo 17 anni, nominando però come successore anche
Lucio Vero. Quando Antonino morì, Marco accettò il trono a condizione che egli e Vero fossero nominati co-Imperatori, con Vero in posizione subordinata. Le ragioni di ciò non sono chiare.
La successione congiunta potrebbe essere stata motivata da esigenze militari come accadeva in età arcaica nella diarchia spartana. Durante il suo regno Marco Aurelio fu quasi costantemente in guerra con vari popoli al di fuori
dell'Impero. I Germani ed altri popoli lanciarono molti assalti contro le
lunghe frontiere europee, specialmente in Gallia (a loro volta questi, probabilmente si
trovavano sotto attacco da parte di altre popolazioni più ad Est di loro). Vedi spedizione germanica di Marco Aurelio. In Asia l'Impero Parto che aveva ripreso vita, rinnovava i suoi attacchi.
Occorreva una figura rappresentativa e carismatica al comando delle truppe. Neanche l'Imperatore in persona avrebbe potuto difendere entrambi i fronti allo stesso tempo, e nemmeno avrebbe potuto semplicemente incaricare un generale di condurre un assalto. Già in passato comandanti militari molto popolari come Giulio Cesare e Vespasiano avevano usato l'esercito per sovrapporsi ai governi esistenti ed installarsi al potere.
Marco Aurelio risolse il problema mandando Vero a comandare le legioni orientali. Egli aveva infatti abbastanza autorità da riscuotere la piena lealtà delle truppe, ma non era abbastanza potente da essere tentato di sopraffare Marco stesso. Il piano ebbe successo, Vero rimase leale fino alla sua morte sul campo nel 169.
Questa autorità compartita era molto simile al sistema politico della passata Repubblica che si basava sul principio della collegialità e non permetteva ad una singola persona di impadronirsi del potere supremo. Il governo congiunto sarebbe stato ripristinato dalla struttura del potere inaugurata da Diocleziano: la Tetrarchia nel tardo terzo secolo.
Marco Aurelio sposò nel 145 la cugina Faustina la giovane, figlia di Antonino Pio suo predecessore.
Marco Aurelio ha fama, probabilmente esagerata dalla storia, di filosofo
stoico. le sue Meditazioni, scritte in greco ancora
sopravvivono e sono studiate. Morì nel 180 durante una spedizione contro i Marcomanni nella città di Vienna, Vidobona. Egli riuscì ad assicurare la successione al figlio Commodo, anche se la scelta non fu felice. Commodo, infatti, si rivelò un cattivo politico ed un pessimo militare, oltre che un sovrano esageratamente dedito ai propri interessi.
Marco Aurelio appare come personaggio nel film del 1964 interpretato da Alec Guinness La caduta dell'Impero romano , nel film del 2000 Il gladiatore, dove il ruolo dell'imperatore fu ricoperto da Richard Harris, e nel romanzo Household Gods di Judith Tarr e Harry Turtledove.
Immagine:Marco-Aurelio2.jpg|Effige di Marco Aurelio su una moneta romana
Immagine:Marco-Aurelio3.jpg|Effige di Marco Aurelio su una moneta romana
Immagine:50ec ita.png|50 eurocent italiani
Voci correlate
- Impero romano
- Imperatori romani
- Albero genealogico degli Antonini
- Dinastia degli Antonini
Collegamenti esterni
- [http://manuali.lamoneta.it/marcoaurelio.html Attribuzioni di Marco Aurelio]
- [http://www.roman-emperors.org/marcaur.htm Marcus Aurelius] Voce "De Imperatoribus Romanis"
- [http://onlinebooks.library.upenn.edu/webbin/book/search?author=Marcus%20Aurelius Testo elettronico delle Meditazioni]
Categoria:Biografie
Categoria:Filosofi latini
Categoria:Imperatori romani
ja:マルクス・アウレリウス・アントニヌス
ko:마르쿠스 아우렐리우스
161
Eventi
Nati
- 31 agosto - Commodo, Imperatore Romano
Morti
- 7 marzo - Lorium (Etruria): Antonino Pio imperatore romano
061
ko:161년
Successione
La parola successione assume significati diversi a seconda dell'ambito in cui viene utilizzata
- successione, come insieme ordinato di valori in matematica
- successione, per indicare il passaggio di diritti nell'ambito del diritto (p.es. successione testamentaria)
- successione in ambito storico, si può considerare caso particolare del precedente, ma la possibile portata delle implicazioni (dinastiche, politiche, militari e storiche, ad es. v. Guerre di successione) induce ad attribuirle significato autonomo.
Adriano
Publio Elio Traiano Adriano (24 gennaio 76 - 10 luglio 138), noto semplicemente come Adriano, fu imperatore romano dal 117 al 138. È considerato uno dei "Cinque buoni imperatori".
Adriano nacque a Italica, una cittadina della Spagna, da una famiglia benestante originaria della città picena di Hatria, attuale Atri. Era un lontano parente del suo predecessore Traiano che non lo aveva indicato ufficialmente (avanti al senato) come suo successore, ma, d'accordo con la moglie Plotina, lo nominò immediatamente prima di morire. Vi sono molti dubbi sulle modalità della successione, in quanto alcuni sostengono che la nomina, più che una volontà dell'imperatore morente, fu un'abile messinscena organizzata da Plotina e quindi in un certo senso si può dire che la successione fu decisa da Plotina stessa che in precedenza aveva appoggiato ripetutamente Adriano nel cursus honorum e nell'ottenimento di cariche prestigiose. Tuttavia la ratifica da parte dell'esercito, che acclamò il nuovo imperatore, risolse la questione. Il Senato, ricevuto un messaggio dal neo eletto, nel quale quest'ultimo riferiva di non essersi potuto sottrarre alla volontà dell'esercito, si allineò a sua volta. Sia i militari che i senatori trassero notevoli benefici dalla loro acquiescenza, i primi ricevettero il tradizionale donativo in misura più cospicua che in passato ed anche i membri del Senato ebbero essi dei vantaggi. La fulmineità della successione, accompagnata dall'eliminazione fisica dei principali potenziali dissidenti o concorrenti, portò ad un insediamento rapido, seguito da un successivo rafforzamento che durò per tutto il ventennio in cui Adriano fu al potere. Fu uno degli imperatori morti naturalmente e non eliminati violentemente in una congiura. Anche la designazione del successore e il suo insediamento, dopo la morte di Adriano, non furono ostacolati.
Adriano e l'esercito
Il regno di Adriano fu caratterizzato da una generale pausa nelle operazioni militari. Egli abbandonò le conquiste di Traiano in Mesopotamia, considerandole giustamente indifendibili, ciò a causa dell'immane sforzo logistico necessario per far giungere rifornimenti a quelle latitudini. L'inattività dei militari fu esasperata dalla politica di Adriano di rendere più sicure le frontiere con opere di fortificazione permanenti, la più famosa di queste è il possente Vallo di Adriano in Gran Bretagna, ma anche la frontiera del Danubio fu munita con strutture di varia natura.
Il problema delle strutture difensive era strettamente connesso col territorio e col tipo di difesa che si voleva instaurare. Infatti strutture particolarmente pesanti e durature, oltre a richiedere tempi di realizzazione e costi ingentissimi, mal si adattavano a mutamenti strategici nelle linee difensive. Se un territorio era particolarmente soggetto a incursioni in un determinato periodo, una struttura leggera, formata da fossati, terrapieni e palizzate, poteva fornire una discreta tenuta, dando, alle truppe di stanza nelle fortificazioni, il tempo di intervenire.
Diverso era il caso di incursioni in profondità o vere e proprie invasioni che richiedevano strutture molto più resistenti, le quali però una volta edificate diventavano definitive e non seguivano le evoluzioni politiche e strategiche del territorio. Molte regioni passavano da situazioni di occupazione vera e propria allo stato di protettorati, i cosiddetti "stati clienti", il che modificava notevolmente le necessità difensive.
Quando la politica del protettorato si consolidava, si mantenevano in loco le risorse strettamente necessarie spostando le risorse liberate in zone più calde. Questo sistema detto delle Vexillationes, cioè di distaccamenti prelevati da una legione e comandati altrove, dette ottimi risultati conferendo un'elasticità di manovra notevole.
Il sistema dei distaccamenti consentiva anche di non turbare gli equilibri regionali faticosamente raggiunti, in quanto non si effettuava lo spostamento di un'intera legione ma di singoli reparti. Il che, con il consolidamento di una difesa sempre più stanziale e conseguenti legami instaurati tra legionari e abitanti dei territori, consentiva di mantenere il controllo del territorio disponendo comunque di una massa di manovra da destinare a operazioni belliche ove fosse necessario.
Per mantenere alto il morale delle truppe e non lasciarle impigrire, Adriano stabilì intensi turni di addestramento, ispezionando personalmente le truppe nel corso dei suoi continui viaggi. Poiché non era incline, già dai tempi delle campagne daciche, a distinguersi per lussi particolari, si spostava a cavallo e condivideva in tutto la vita rude dei legionari.
Di questa attività rimane memoria nelle cosiddette Epigrafi di Lambesi che vennero erette dopo una permanenza dell'imperatore nel castrum omonimo, sede della Legio III Augusta di stanza in Numidia. In questo documento viene descritta una serie di esercitazioni molto complesse che la legione svolse con successo nell'anno 128. Ciò a dimostrazione della nuova dottrina difensiva di Adriano che intendeva ottenere il massimo dell'efficienza militare anche in quadranti, come quello numidico, abbastanza pacifici.
Da un punto di vista della struttura organizzativa non portò grandi innovazioni nell'esercito, salvo creare (secondo alcuni, rinforzare corpi già esistenti) truppe, basate su leva locale, denominate Numeri. Ciò al fine di dare un apporto alle truppe ausiliarie: i cosiddetti Auxilia. I motivi erano vari, innanzitutto tecnici, si trattava di mettere in linea truppe molto specializzate, ad esempio lanciatori, o destinate a terreni particolari o equipaggiate in modo non convenzionale (ad es. alcuni corpi di cavalleria pesante). Inoltre i Numeri non fruivano come gli Auxilia del diritto di vedere arruolati stabilmente i loro figli nelle legioni e quindi ciò contribuiva a mantenere gli organici in numero costante.
Di fatto i Numeri erano molto più vicini degli Auxilia ai gruppi etnici stanziati nei territori che si intendevano controllare e conservavano organizzazione e armamento loro propri. Il tutto a costi nettamente inferiori rispetto a quelli che si sostenevano per i legionari regolari, i quali oltre ad una paga di tutto rispetto, fruivano di donativi saltuari ed una liquidazione finale alla fine del servizio, spesso costituita dal diritto di proprietà di terreni.
La grande riforma
Malgrado avesse seguito personalmente più di una campagna militare, la più impegnativa quella dacica al seguito di Traiano, Adriano si dimostrò, oltre che esperto di cose militari, il che era prevedibile, anche un grande riformatore della pubblica amministrazione. Il suo intervento sulle strutture amministrative dell'impero fu molto approfondito e dimostra che era parte di un piano globale che l'imperatore andava applicando, mano a mano, alla struttura dell'esercito, alla difesa dei confini, alla politica estera, alla politica economica. Adriano aveva una sua visione dell'impero e cercava di uniformare le singole parti al suo disegno. La sua filosofia risulta evidente dai suoi atti: il ritiro da territori indifendibili, il controllo dei confini basato su difese stanziali, la politica degli accordi con gli stati cuscinetto che facevano da interposizione fra il territorio dell'impero e quello dei popoli confinanti.
Altro caposaldo della politica adrianea fu l'idea di di ampliare, quando possibile, i livelli di tolleranza. Si fece promotore di una riforma legislativa per alleggerire la posizione degli schiavi i quali si trovavano in situazioni disumane allorché si verificasse un crimine ai danni del dominus.
Anche nei confronti dei cristiani mostrò maggiore tolleranza dei suoi predecessori. Di quest'ultima questione rimane testimonianza in un rescritto, indirizzato al proconsole d'Asia, in cui l'imperatore, a cui era stato richiesto come comportarsi nei confronti dei cristiani e delle accuse a loro rivolte, rispose di procedere nei loro confronti solo in ordine ad eventi circostanziati emergenti da un procedimento giudiziario e non sulla base di accuse generiche.
Un'altra riforma operata da Adriano fu quella dell'editto pretorio. Questo strumento normativo consisteva in una esposizione di principi giuridici generali che il magistrato comunicava al momento dell'insediamento. Con l'andar del tempo, questi principi costituirono un nucleo di norme consolidato (edictum vetus o tralaticium) al quale ogni pretore aggiungeva le fattispecie che intendeva tutelare. Tecnicamente la finalità dell'editto era quella di concedere tutela processuale anche a rapporti non previsti dal ius civile. Con la riforma adrianea, che l'imperatore affidò al giurista romano Salvio Giuliano negli anni dal 130 al 134, l'editto venne codificato, approvato da un senatoconsulto e divenne perpetuo (edictum perpetuum).
L'intervento sulla struttura amministrativa dell'impero fu radicale. In luogo dei liberti cesarei diede spazio ed importanza a nuovi funzionari provenienti dalla classe dei cavalieri. Essi erano preposti alle varie branche amministrative suddivise per materie: finanze, giustizia, patrimonio, contabilità generale e così via.
Le carriere furono determinate, così come le retribuzioni e la pubblica amministrazione divenne più stabile essendo meno soggetta ai cambiamenti connessi con il succedersi degli imperatori. Attento amministratore, Adriano pensò anche a tutelare nel migliore dei modi gli interessi dello stato con l'istituzione dellAdvocatus fisci cioè una sorta di Avvocatura dello Stato che si occupasse di difendere in giudizio gli interessi dell'erario (fiscus).
Ispezionare l'Impero
Appena il suo potere fu sufficientemente consolidato, Adriano intraprese una serie di viaggi in tutto l'Impero: Gallia, Germania, Britannia, Spagna, Mauritania. Ciò per rendersi conto di persona delle esigenze e prendere i provvedimenti necessari per rendere il sistema difensivo efficiente. Nel 123 iniziò il lungo viaggio d'ispezione delle province orientali che lo impegnò per due anni. Nel 128 ispezionò la provincia d'Africa. Nell'anno successivo si recò di nuovo in oriente. In questi lunghi viaggi, nei quali praticamente percorse tutto l'impero, non si occupò solo di questioni legate alla difesa dei confini ma anche di esigenze amministrative, edificazioni di edifici pubblici e, più in generale, di cercare di migliorare lo standard di vita delle provincie. Al contrario di altri imperatori, che governarono l'impero senza muoversi praticamente mai, Adriano scelse un metodo di conoscenza diretta che probabilmente era la manifestazione della sua sicurezza della situazione interna, in quanto allontanarsi dalla sede del potere per periodi così prolungati presupponeva una certezza assoluta della tenuta del sistema. Un altro elemento era la curiosità propria del suo carattere e la propensione per i viaggi che lo accompagnò tutta la vita.
La rivolta in Giudea
Il problema della Giudea si era manifestato in tutta la sua gravità fino dai tempi della prima rivolta, nel 66, quando le truppe di Cestio Gallo, governatore della Siria, furono duramente sconfitte con perdite rilevantissime (poco meno di seimila uomini, secondo Giuseppe Flavio) e la perdita delle insegne da parte della Legio XII "Fulminata". Il tutto ad opera di truppe che non si potevano tecnicamente definire all'altezza di quelle romane. Il che dimostra la fortissima motivazione dei combattenti Giudei e, in particolare degli Zeloti. La rivolta si protrasse fino alla distruzione di Gerusalemme del 70, ad opera di Tito, e alla caduta della fortezza di Masada avvenuta nel 73, conclusasi con la morte per suicidio di tutti i resistenti e dei membri delle loro famiglie. Nel 115, sotto Traiano alla rivolta divampata a Cirene, in Egitto e a Cipro si unirono anche i Giudei con effetti devastanti.
Il problema era strutturale, infatti gli abitanti della Giudea rifiutavano recisamente la romanizzazione. Sia per motivi nazionalistici ma soprattutto per motivi religiosi in quanto, professando una religione monoteista che non prevedeva l'affiancamento di divinità straniere a quelle nazionali, come era avvenuto in tutte le provincie, l'integrazione diveniva completamente impossibile. Quando Adriano si trovò a dover affrontare la ricostruzione di Gerusalemme ripropose i moduli architettonici ed urbanistici applicati in tutto l'impero.
I Giudei, che avevano sperato in una ricostruzione nella forma precedente alla devastazione del 70, comprendente la riedificazione del Tempio, furono assai delusi dal constatare che la città avrebbe cambiato nome divenendo Aelia Capitolina e che in luogo del tempio ebraico sarebbero sorti, come in tutto l'impero, templi dedicati alle divinità romane Giove, Giunone e Minerva e che infine la Giudea sarebbe stata denominata provincia di Siria-Palestina.
Quindi una causa della rivolta fu il nazionalismo. Altra causa, secondo la tradizione storica, fu la proibizione della circoncisione che sarebbe stata vietata assimilandola a una mutilazione corporale. Su questo specifico punto la revisione moderna ha evidenziato che moltissimi popoli sotto il dominio romano, nell'area nordafricana e mediorientale, la praticavano senza divieti e che quindi appare singolare un divieto specifico. La successiva presunta revoca della disposizione ad opera di Antonino Pio deve probabilmente essere letta come una riconferma dei limiti previsti anche nelle fonti giuridiche cioè dell'applicabilità della pratica ai soli Giudei e non anche ai cosiddetti "Gentili" convertiti.
Nel 132 divampò la rivolta diretta da Bar Kokhba (Figlio della stella). Le perdite dei romani furono tanto pesanti che nel rapporto di Adriano al senato fu omessa l'abituale formula "Io e il mio esercito stiamo bene".
Nel 135 dopo aver soffocato brutalmente la ribellione e devastato la Giudea (580.000 Ebrei rimasero uccisi e 50 città fortificate e 985 villaggi furono distrutti) Adriano tentò di sradicare l'Ebraismo considerandolo la causa delle continue ribellioni. Proibì la Torah, il Calendario giudaico e mise a morte gli studiosi delle "Scritture". I Rotoli sacri furono formalmente bruciati nel Tempio.
Gerusalemme divenne Aelia Capitolina e ai Giudei fatto divieto di entrarvi. Più tardi si permise loro di piangere la loro umiliazione una volta all'anno a Tisha B'Av. Era evidente che l'impero non poteva permettersi di mantenere in vita un potenziale focolaio di ribellione in un area così delicata, soprattutto in considerazione della presenza di comunità ebraiche in molti paesi al di fuori della Giudea derivante dalla diaspora successiva ai fatti del 70. Il ritorno degli Ebrei alla terra d'origine avverrà solo nel 1948.
Attività culturali e protezione delle arti
1948
Animula vagula blandula
Hospes comesque corporis
Quæ nunc abibis in loca
Pallidula rigida nudula
Nec ut soles dabis iocos
(Poesia in stile ellenistico composta
da Adriano poco prima della morte)
Adriano protesse notevolmente l'arte essendo egli stesso un fine intellettuale, amante delle arti figurative, della poesia e della letteratura. Anche l'architettura lo appassionava molto e durante il suo principato si adoperò per dare un'impronta stilistica personale agli edifici via via edificati.
Villa Adriana a Tivoli fu l'esempio più notevole di una dimora immensa costruita con passione, intesa come luogo della memoria, intessuto di citazioni architettoniche e paesaggistiche, di riproduzioni, su varia scala, di luoghi come il Pecile ateniese o Canopo in Egitto.
Anche a Roma il Pantheon, costruito da Agrippa, fu ristrutturato sotto Adriano e prese la forma definitiva che tuttora conserva. La città fu inoltre ulteriormente arricchita di templi, come quello di Venere e Roma e di edifici pubblici.
Sembra che spesso l'imperatore in persona mettesse mano ai progetti il che, secondo Dione Cassio, portò ad un conflitto con Apollodoro di Damasco, architetto di corte ufficialmente investito dell'incarico progettuale. Sempre secondo lo storico, Adriano, infastidito dalla disistima dell'architetto che lo riteneva poco più di un dilettante, sarebbe arrivato al punto da esiliarlo e successivamente farlo eliminare. Anche in questo caso, come già con Tacito nei confronti di Tiberio, è difficile capire quanto lo storico riferisca fatti reali e non illazioni dettate da animosità nei confronti dell'imperatore.
Adriano fu un umanista, profondamente ellenofilo nei gusti. Molto noto è il legame sentimentale con un giovane greco Antinoo. Nel 130, durante un viaggio in Egitto, Antinoo misteriosamente cadde nel Nilo e morì. Sulla sua morte furono sollevati molti dubbi ma la questione rimarrà per sempre oscura e non si può escludere che si sia trattato di suicidio o omicidio.
Travolto dal dolore, Adriano, in onore del defunto, fondò la città egiziana di Antinopoli, nella quale fece edificare un tempio dedicato al culto di Antinoo divinizzato, assimilato al dio egizio Osiride. Per il resto della vita Adriano commissionò centinaia (se non migliaia) di statue di Antinoo. La passione e la profondità dell'amore di Adriano furono mostrate in busti e statue rinvenuti ovunque in Europa, che rappresentano le labbra piene e le guance tonde del ragazzo.
Si riporta un brano della "Storia romana" di Dione Cassio:
:Dopo la morte di Adriano gli fu eretto un enorme monumento equestre che lo rappresentava su di una quadriga. Era così grande che un uomo di alta statura avrebbe potuto camminare in un occhio dei cavalli, ma, a causa dell'altezza esagerata del basamento, i passanti avevano l'impressione che i cavalli ed Adriano fossero molto piccoli.
In realtà non è certo che il monumento funebre sia stato iniziato dopo la morte dell'imperatore e molto probabilmente fu iniziato da Adriano nel 135 e successivamente terminato dal successore. La struttura fu, nei secoli, trasformata ripetutamente ed oggi è uno dei monumenti più famosi di Roma: Castel Sant'Angelo.
Adriano nell'arte (galleria d'immagini)
(per Antinoo nell'arte, si veda la galleria apposita alla voce).
Immagine:Adriano_Hadrian.jpg|Busto di Adriano al Museo del Louvre, Parigi.
Image:Hadrian.jpg|Busto di Adriano. Incisione del 1885.
Image:Hadrian.JPG|Cammeo montato in oro con il ritratto di Adriano.
Image:032 Hadrian.jpg|Denario di Adriano.
Image:As-Hadrian-Africa-RIC 0841,As.jpg|Adriano raffigurato su un asse da lui emesso.
Image:As-Hadrian-Aegyptus-RIC 0839,As.jpg|Asse di Adriano, simile al precedente.
Image:Hadrian_Sestertius.jpg|Sesterzio di Adriano.
Image:Italica adriano.jpg|Statua di Adriano ad Italica, presso Siviglia (Spagna).
Image:Hadrien-ven.JPG|Busto moderno di Adriano, al Museo archeologico di Venezia.
Rappresentazioni storiche
- La perduta autentica biografia di Adriano fu reimmaginata in forma di autobiografia, basata su accurati studi di fonti originali da Marguerite Yourcenar, Mémoires d'Hadrien (Memorie di Adriano) nel 1951; (traduzione inglese Memoirs of Hadrian (New York 1954).
- Un'altra rappresentazione di Adriano e della sua corte è il classico scolastico di Elizabeth Speller, Following Hadrian: a second-century journey del 2003 (Seguendo Adriano: Un viaggio nel secondo secolo). Il libro mescola racconti di viaggio, finte memorie ed autentiche note biografiche, viste dagli occhi della poetessa e storica di Adriano, Giulia Balbilla.
Bibliografia
- R. Lambert, Beloved and God: the story of Hadrian and Antinous, Meadowland Books, New York 1988. ISBN 0821620037
- Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano, (1951), Einaudi, Torino. (Romanzo, ma basato su dati storicamente accurati).
Fonti storiche classiche
Dione Cassio, Storia romana; Elio Spartiano, Vita di Adriano nella Historia Augusta.
Collegamenti esterni
- [http://www.wai-lung.com/antinoos-Dateien/antin/antinoopolis.htm Antinoopolis (Antinoe)] Sulle rovine della città egiziana, Antinopoli, che Adriano costruì in memoria di Antinoo
- [http://www.androphile.org/preview/Library/Biographies/Hadrian/Hadrian.htm Hadrian's life and his love for Antinous], sulla relazione omosessuale fra l'imperatore Adriano e Antinoo
- [http://ladyhedgehog.hedgie.com/antinous.html Hadrian and Antinoos], sempre sulla relazione tra Adriano e Antinoo
- Cassio Dione
- [http://www.wai-lung.com/antinoos-Dateien/antin/antinoosobelisk.htm Antinoos-obelisk], l'obelisco del Pincio, eretto per Antinoo
- [http://www.almargen.com.ar/sitio/seccion/arte/antinoo/index.html Mercedes Giuffré, Antinoo y la misteriosa pasión de un emperador]
Categoria:Imperatori romani
Adriano
Categoria:Diritto romano
Categoria:LGBT
ja:ハドリアヌス
ko:하드리아누스
Antonino PioTito Aurelio Fulvio Boionio Arrio Antonino Pio (19 settembre 86 - 7 marzo
161), Imperatore romano dal 138 al 161.
Introduzione
Questo imperatore visse in un momento cruciale della storia di Roma: l'apogeo dell'impero o il secolo d'oro. Gli imperatori che regnarono durante questo secolo, prendono il nome proprio da quest'uomo e l'importanza del periodo sta nel fatto che, se le immense risorse di cui disponevano le casse imperiali, fossero state spese per migliorare i mezzi produttivi (investimenti nello sviluppo e nella ricerca riguardo i campi dell'agricoltura, dell'allevamento, dell'estrazione mineraria ecc.) probabilmente l'impero sarebbe stato in grado di fare quel salto di qualità da un'economia antica ad una protoindustriale, cosa che sarebbe stata impossibile nei secoli precedenti e successivi. Per riuscirci ci vorrà il crollo dell'impero e il medioevo. Antonino Pio regnò proprio a metà di questo secolo d'oro (138 - 161) ed è principalmente per questo motivo che la sua figura non può essere ridotta, come troppo spesso succede, a frasi semplicistiche come "l'imperatore più pacifico".
Precedenti di Antonino
Era nato il 19 settembre dell'86, a Lanuvio (Lanuvium) nel Lazio, ma una parte della sua famiglia era originaria di Nimes (Nemausus). Famiglia illustre dopo tutto: un nonno (Tito Aurelio Fulvo) praefectus urbi e console due volte, l'altro (Arrio Antonino) proconsole d'Asia e anch'egli console due volte. Famiglia anche ricca: con fabbriche di mattoni nella regione romana e vaste proprietà in Italia, Antonino è uno dei più ricchi senatori della metà del secolo, una ricchezza che un matrimonio rinforzò anche di più (con Annia Galeria Faustina, Faustina Maggiore, figlia di Marco Antonio Vero). Antonino trascorse gli anni della giovinezza a Lorium (fra la Bottaccia e Castel Guido, a circa 12 miglia da Roma) e, dopo la morte del padre, i due nonni provvidero alla sua educazione, in particolare quello materno, che era amico di Plinio il giovane. Molto si ignora del suo cursus honorum prima di essere imperatore, salvo il suo consolato nel 120 (preceduto dal ricoprimento delle cariche di questore e di pretore), la sua nomina tra i quattro consolari d'Italia, il suo proconsolato d'Asia (133 - 136) e la sua partecipazione al Consiglio imperiale.
Successione
Gli ultimi anni di Adriano furono angustiati da una dolorosa malattia e dal problema della successione. Dione riporta l'episodio, non necessariamente vero, di una conversazione al tavolo da pranzo in cui si fecero i nomi di dieci possibili successori (Dione Cassio LXIX, 17), tra i quali sembra che Adriano avesse scelto Lucio Giulio Urso Serviano. Serviano aveva più di novant'anni, ma aveva sposato la sorella di Adriano, e il loro nipote, Gneo Pedanio Fusco Salinatore, allora diciottenne, era l'unico parente di sangue di Adriano. Ma non c'è nessuna prova che Adriano abbia considerato di farlo suo erede, e Serviano era chiaramente troppo vecchio. Quel che accadde poi, vera congiura o no, non possiamo dirlo, ma sia Serviano che Fusco vennero uccisi in circostanze che a molti senatori ricordarono l'affare dei quattro ex consolari all'inizio del regno. Adriano adottò allora uno dei consoli per il 136, Lucio Ceionio Commodo, che prese il nome di Lucio Elio Cesare. Ancora una volta, non sappiamo che cosa in particolare lo raccomandasse ad Adriano. In ogni caso, egli morì prima dell'imperatore, nell'ultima notte del 137, e la scelta di Adriano cadde ora su un certo Tito Aurelio Fulvio Boionio Arrio Antonino, che a sua volta adottò il giovane figlio di Lucio Elio Cesare (che divenne Lucio Aurelio Commodo) ed il nipote di sua moglie (che sarebbe stato noto come Marco Aurelio Vero, il futuro imperatore Marco Aurelio, a quel tempo diciassettenne, le cui qualità sembrano aver attirato l'attenzione di Adriano). È in effetti possibile che il motivo per cui egli aveva scelto Antonino tra gli altri candidati senatori fosse precisamente la sua parentela con Marco Aurelio, che forse Adriano già vedeva come suo definitivo successore.
Antonino imperatore
L'inizio
Antonino fu adottato da Adriano il 25 febbraio 138, ricevendo la potestà tribunizia e limperium; come d'accordo adottò a sua volta Marco Aurelio e Lucio Vero. Restò l'unico imperatore alla morte di Adriano, avvenuta il 10 luglio dello stesso anno. Uno dei primi atti ufficiali di governo (acta) fu la divinizzazione del suo predecessore, alla quale si oppose fieramente tutto il senato, che non aveva dimenticato che Adriano aveva diminuito l'autorità dell'assemblea e ne aveva mandato a morte alcuni membri. Alla fine si giunse ad un compromesso: il senato non si sarebbe opposto alla divinizzazione del defunto imperatore ma Antonino avrebbe abolito l'organo di governo dell'Italia formato dai quattro giudici circoscrizionali. Per aver cercato un accordo con il senato, l'imperatore se voleva poteva mettere a tacere le polemiche facendo intervenire i soldati, Antonino ricevette l'inusuale titolo di Pio. Adeguandosi alle usanze Antonino rifiutò il titolo di padre della patria (pater patriae), ma poi finì con l'accettarlo nel 139 insieme con un secondo consolato, seguito da un terzo e da un quarto (120 il primo, 139 e 140 il secondo e il terzo, 145 il quarto).
145
Politica economica
Non si può dare a lui la colpa di non aver saputo sfruttare il momento per fare quel "salto di qualità" di cui si parlava nell'introduzione. Durante il suo regno, tutti i romani erano convinti che Roma sarebbe stata eterna e che i regni successivi sarebbero stati un susseguirsi di regni felici, ricchi e pacifici. Inutile dire che si sbagliavano. Ma è inutile fare critiche con il senno di poi ed è dunque meglio attenersi ai fatti storici. Antonino fu un ottimo manager finanziario e, nonostante le numerose campagne edilizie, egli riuscì a lasciare ai suoi successori un patrimonio di oltre 2 miliardi e mezzo di sesterzi, segno evidente dell'ottima cura con cui resse le redini dello stato. Come spiegare però questa cifra sapendo che durante il suo regno fu tutto tranne che eccessivamente parsimonioso? Egli infatti aumentò le elargizioni alla plebe di Roma (ai tempi di Augusto circa 200.000 cittadini di Roma avevano grano e acqua gratis senza lavorare, a partire da Antonio Pio, ad una quantità di cittadini maggiore, si ebbero distribuzioni anche di olio e vino, che però furono rese stabili solo sotto Settimio Severo), continuò l'opera del suo predecessore nel campo dell'edilizia (furono costruiti ponti, strade, acquedotti un po' dovunque anche se pochi sono i monumenti dell'Urbe da lui fatti costruire che ci sono giunti) e aiutò con la sospensione del tributo dovuto diverse città colpite da calamità varie (incendi: Roma, Narbona, Antiochia, Cartagine, terremoti: Rodi e Asia minore). Senza ridurre le spese per le province, aumentò quelle per l'Italia, questo è un punto di differenza con il predecessore. Infine c'è da aggiungere soltanto che aumentò la distribuzione di sussidi, inaugurata da Traiano, alle orfane italiche, dette "Puellae Faustinianae" dal nome della moglie di Antonino (la quale morì nel 140 o nel 141 e, nonostante la tradizione posteriore ne abbia messo in discussione il carattere, ricevette non solo onori divini, ma anche iscrizioni commemorative in misura senza precedenti sulle monete, e altri riconoscimenti).
Campo giuridico
Nell'amministrazione generale dell'impero, e particolarmente in campo legale, Antonino seguì nelle grandi linee gli indirizzi di Adriano. Sotto il suo regnò giunse a conclusione e ci fu il riconoscimento giuridico formale della distinzione tra le classi superiori (honestiores) e le altre (humiliores), distinzione espressa nelle diverse pene cui le classi erano soggette. Si nota la tendenza a sottoporre i ceti più umili della società, siano pure cittadini romani, a pene generalmente riservate in età repubblicana agli schiavi. Che Antonino abbia autorizzato un ulteriore sviluppo di questo sistema è chiaro. Basterà citare il seguente passo del Digesto: "Chiunque rubi oro o argento dalle miniere imperiali è punito, secondo un editto del Divo Pio, con l'esilio o il lavoro in miniera, a seconda della sua condizione personale" (XLVIII, XIII, 8).
Sempre in campo giuridico è interessante una norma che migliorava la condizione degli schiavi anche se egli sottolinea che "il potere dei padroni sugli schiavi deve restare intatto e nessuno deve vedere diminuiti i propri diritti" (Digesta I, VI, 2).
Operazioni militari
# In Britannia, tra il 141 e il 143 è costruito un nuovo muro, tra l'estuario del Clyde e quello del Forth (37 miglia), dunque più a nord di quello di Adriano. Non sappiamo il motivo di questo avanzamento (forse per accontentare i soldati, forse una sollevazione di Briganti, forse una revisione strategica?) ma sappiamo che il governatore della Britannia, l'africano Quinto Lollio Urbico da Tiddis in carica dal 139 al 145, riconquistò i Lowlands scozzesi. Verso il 154-155 delle monete celebrano una nuova sottomissione della Britannia. Nella stessa data, o poco dopo, il muro di Antonino è abbandonato a causa di una grave rivolta, riparato verso il 158, prima di essere poco a poco di nuovo abbandonato a partire dal 159. In pratica il vallo di Antonino è un terrapieno realizzato su una fondazione di sassi ampia quattordici piedi, con davanti un profondo fossato. La guarnigione era dislocata in piccoli fortilizi distanti due miglia l'uno dall'altro, diversamente dal vallo di Adriano che era dotato di forti più grossi ma più distanti.
# In Egitto, verso il 142-144, scoppia una sollevazione, verosimilmente di origine economica. Infatti l'imposizione rigorosa del lavoro forzato provocò la fuga degli indigeni dalle loro case, cui fece seguito una rivolta armata che dovette essere domata.
# Nelle Mauretanie, verso il 145, sono segnalati dei disordini: essi rendono necessario l'intervento di rinforzi prelevati sulle frontiere renana e danubiana. Il risultato fu quello di cacciare le popolazioni locali nella parte occidentale del paese.
# In Dacia, verso il 156-157, sono organizzate spedizioni militari per sopprimere una sollevazione.
La fine
Dacia
Antonino Pio morì serenamente il 7 marzo del 161 a Lorium dopo 3 giorni di febbre. Egli lasciò l'impero apparentemente all'apice della sicurezza e prosperità, maturo per la sua caduta. Era "l'estate di San Martino degli Antonini", il periodo in cui per il Gibbon "la condizione del genere umano fu la più felice e la più prospera". Il regno successivo doveva rivelare le tensioni e le debolezze, doveva mostrare fin dove questo felice stato di cose (felice soprattutto, sia concesso ricordarlo, per le classi superiori, per gli honestiores, i possidenti) dipendeva dalla pace lunga e ininterrotta. È comunque appropriato che Antonino avrebbe avuto il più tranquillo letto di morte rispetto a qualunque imperatore fino a quel momento. Gli succedette, secondo il progetto da lungo maturo, Marco Aurelio, il quale aveva sposato la figlia di Antonino, Faustina Minore, che gli aveva dato una numerosa figliolanza, e Lucio Vero, anche se alcuni storici sostengono che non esista alcuna prova della volontà di Antonino che Marco dividesse il potere imperiale con il fratello adottivo, si ritiene che il fatto che Antonino abbia seguito tutte le indicazioni dategli dal suo predecessore (tra cui quella di adottare Lucio Vero) sia già di per sé una prova della decisione di lasciare l'impero ai due fratelli. È bene ricordare, per concludere con un bell'aneddoto, dalla dubbia veridicità storica, che Antonino Pio morendo pronunciò il motto aequanimitas (imparzialità) come regola da seguire per i due nuovi imperatori, davanti ai due figli adottivi in lacrime, poi si volse nel letto dall'altra parte, come per dormire, e si spense serenamente.
Bibliografia
- Fonti antiche
- AAVV - Historia Augusta
- Cassio Dione - Storia di Roma
- Eutropio - Breviarium
- Frontone - Epistole
- Marco Aurelio - Meditationes
- Orosius - Contra Paganos
- Pausania - Viaggio in Grecia
- Filostrato - Vite dei Sofisti
- Lavori moderni
- Micheal Grant - Gli imperatori romani - Newton & Compton Edition
- Le Glay, Voisin, Le Bohec - Storia romana - Il Mulino
- Wells Colin M. - L'impero romano - Il Mulino
Categoria:Imperatori romani
Categoria:Biografie
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Marco Aurelio
Cesare Marco Aurelio Antonino Augusto (26 aprile 121 - 17 marzo 180) (nato Marco Annio Catilio Severo al matrimonio prese il nome di Marco Annio Varo) fu chiamato Marco Aurelio Antonino divenendo erede della carica di Imperatore, ufficio che resse dal 161 alla sua morte nel 180. Il suo nome Aurelio vuol dire d'oro.
È ricordato come l'imperatore-filosofo, scrittore dei Dialoghi a sé stesso (in greco), che diede a Roma il periodo di pace più lungo della sua storia.
Lo zio Antonino Pio lo adottò come figlio e designò come successore il 25 febbraio 138, quando Marco aveva solo 17 anni, nominando però come successore anche
Lucio Vero. Quando Antonino morì, Marco accettò il trono a condizione che egli e Vero fossero nominati co-Imperatori, con Vero in posizione subordinata. Le ragioni di ciò non sono chiare.
La successione congiunta potrebbe essere stata motivata da esigenze militari come accadeva in età arcaica nella diarchia spartana. Durante il suo regno Marco Aurelio fu quasi costantemente in guerra con vari popoli al di fuori
dell'Impero. I Germani ed altri popoli lanciarono molti assalti contro le
lunghe frontiere europee, specialmente in Gallia (a loro volta questi, probabilmente si
trovavano sotto attacco da parte di altre popolazioni più ad Est di loro). Vedi spedizione germanica di Marco Aurelio. In Asia l'Impero Parto che aveva ripreso vita, rinnovava i suoi attacchi.
Occorreva una figura rappresentativa e carismatica al comando delle truppe. Neanche l'Imperatore in persona avrebbe potuto difendere entrambi i fronti allo stesso tempo, e nemmeno avrebbe potuto semplicemente incaricare un generale di condurre un assalto. Già in passato comandanti militari molto popolari come Giulio Cesare e Vespasiano avevano usato l'esercito per sovrapporsi ai governi esistenti ed installarsi al potere.
Marco Aurelio risolse il problema mandando Vero a comandare le legioni orientali. Egli aveva infatti abbastanza autorità da riscuotere la piena lealtà delle truppe, ma non era abbastanza potente da essere tentato di sopraffare Marco stesso. Il piano ebbe successo, Vero rimase leale fino alla sua morte sul campo nel 169.
Questa autorità compartita era molto simile al sistema politico della passata Repubblica che si basava sul principio della collegialità e non permetteva ad una singola persona di impadronirsi del potere supremo. Il governo congiunto sarebbe stato ripristinato dalla struttura del potere inaugurata da Diocleziano: la Tetrarchia nel tardo terzo secolo.
Marco Aurelio sposò nel 145 la cugina Faustina la giovane, figlia di Antonino Pio suo predecessore.
Marco Aurelio ha fama, probabilmente esagerata dalla storia, di filosofo
stoico. le sue Meditazioni, scritte in greco ancora
sopravvivono e sono studiate. Morì nel 180 durante una spedizione contro i Marcomanni nella città di Vienna, Vidobona. Egli riuscì ad assicurare la successione al figlio Commodo, anche se la scelta non fu felice. Commodo, infatti, si rivelò un cattivo politico ed un pessimo militare, oltre che un sovrano esageratamente dedito ai propri interessi.
Marco Aurelio appare come personaggio nel film del 1964 interpretato da Alec Guinness La caduta dell'Impero romano , nel film del 2000 Il gladiatore, dove il ruolo dell'imperatore fu ricoperto da Richard Harris, e nel romanzo Household Gods di Judith Tarr e Harry Turtledove.
Immagine:Marco-Aurelio2.jpg|Effige di Marco Aurelio su una moneta romana
Immagine:Marco-Aurelio3.jpg|Effige di Marco Aurelio su una moneta romana
Immagine:50ec ita.png|50 eurocent italiani
Voci correlate
- Impero romano
- Imperatori romani
- Albero genealogico degli Antonini
- Dinastia degli Antonini
Collegamenti esterni
- [http://manuali.lamoneta.it/marcoaurelio.html Attribuzioni di Marco Aurelio]
- [http://www.roman-emperors.org/marcaur.htm Marcus Aurelius] Voce "De Imperatoribus Romanis"
- [http://onlinebooks.library.upenn.edu/webbin/book/search?author=Marcus%20Aurelius Testo elettronico delle Meditazioni]
Categoria:Biografie
Categoria:Filosofi latini
Categoria:Imperatori romani
ja:マルクス・アウレリウス・アントニヌス
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Questore (storia romana)Nella storia romana, i questori erano magistrati dello stato destinati alla supervisione e alla gestione del tesoro e delle finanze. Le origini dell'incarico possono essere fatte risalire ai tempi dei re di Roma.
Cerca dopo il 420 DC esistevano a Roma quattro questori, eletti annualmente; dopo i 267 DC il numero fu elevato a 10. Alcuni venivano assegnati a compiere il loro servizio all'interno della capitale, mentre altri entrano distaccati assieme a governatori delle province o generali dell'esercito; altri ancora erano assegnati alla supervisione delle finanze militari.
Dopo le riforme di Silla del 81 DC, l'età per candidarsi alla questura fu elevata a 28 anni per i patrizi e 30 per i plebei: l'elezione a quest'ora attribuita automaticamente lo status di senatore; contestualmente il numero dei questori fu elevato a 20.
Vedi anche
- Cursus honorum
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153
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Console (storia romana)Il Console era la più alta carica eletta della Repubblica Romana, che divenne un incarico assegnato durante l'Impero Romano.
Durante la Repubblica l'età minima per l'elezione a Console era di 40 anni per i patrizi e di 42 per i plebei. Ogni anno venivano eletti due consoli, prestavano servizio assieme, ognuno con diritto di veto sulle azioni dell'altro, e l'anno di servizio era conosciuto con i loro nomi. Ad esempio, l'anno che noi comunemente chiamiamo 59 AC veniva chiamato dai romani "il consolato di Cesare e Bibulo", poiché i due consoli erano Giulio Cesare e Marco Calpurnio Bibulo (anche se Cesare dominò il consolato in maniera talmente netta che l'anno veniva scherzosamente chiamato "il consolato di Giulio e Cesare").
In latino, "consules" significa "coloro che camminano assieme". Se un console moriva durante il suo mandato (fatto non raro quando i consoli erano in battaglia alla testa dell'esercito), un altro veniva eletto, e veniva detto Consul Suffectus
L'ufficio di console era ritenuto come risalente alla data tradizionale della fondazione della Repubblica, nel 509 AC, anche se la storia remota è in parte leggendaria e la successione di consoli non è continua nel V secolo AC. I consoli erano incaricati sia dei doveri religiosi che di quelli militari; la lettura degli auspici era un passo essenziale prima di condurre l'esercito in battaglia.
Durante i periodi di guerra, il criterio primario di scelta del console era l'abilità militare e la reputazione, ma in tutti i casi la selezione era connotata politicamente. Inizialmente solo i patrizi potevano divenire consoli, in seguito i plebei ottennero il diritto di eleggerne uno che li rappresentasse; il primo console plebeo fu Lucio Sestio, nel 366 AC.
Con il passare del tempo, il consolato divenne il normale punto d'arrivo del cursus honorum, la sequenza di incarichi perseguiti dai Romani ambiziosi.
Quando Augusto fondò l'Impero, cambiò la natura dell'incarico, spogliandolo di gran parte, se non di tutti i poteri. Pur rimanendo un grande onore, e un requisito per altri incarichi, molti consoli, durante il suo lungo regno, lasciavano l'incarico prima del termine, per permettere ad altri di reggere il fascio littorio come Suffectus. Quelli che erano in carica il 1 gennaio, conosciuti come consules ordinarii avevano l'onore di associare il proprio nome a quell'anno. Come risultato, circa la metà di coloro che avevano il grado di pretore potevano raggiungere anche quello di console. Talvolta, questi Suffectus si ritiravano anch'essi, e un altro Suffectus veniva nominato. Questa pratica raggiunse il suo estremo sotto Commodo, quando nel 190, venticinque persone furono nominate a console.
Un altro cambiamento durante l'Impero fu che gli Imperatori spesso nominavano loro stessi, dei protetti o dei parenti, senza guardare all'età minima.
Ad esempio, ad Onorio venne conferito il titolo di console al momento della nascita.
Reggere il consolato era apparentemente un tale onore che il secessionista Impero delle Gallie, ebbe la sua coppia di consoli durante la sua esistenza (260 - 274). La lista di consoli di questo stato è incompleta, ricostruita dalle iscrizioni e dalle monete.
Una delle riforme di Costantino I fu quella di assegnare uno dei consoli alla città di Roma e l'altro alla città di Costantinopoli. Quindi, quando l'Impero Romano venne diviso in due, alla morte di Teodosio I, l'imperatore di ognuna delle due metà acquisì il diritto di nominare uno dei consoli - anche se un imperatore permise al suo collega di nominarli entrambi per vari motivi. Come risultato, dopo la fine formale dell'Impero Romano ad ovest, molti anni vennero denominati da un singolo console. Questa carica decadde durante il regno di Giustiniano: prima con il console di Roma Decio Teodoro Paolino nel 534, e quindi con il console di Costantinopoli, Flavio Basilio Juniore, nel 541.
Per una lista completa dei consoli romani vedi:
- Consoli Repubblicani Romani
- Consoli imperiali romani (33 AC-192 DC)
- Consoli imperiali romani (193-541 DC)
categoria:Roma antica
ja:執政官
ko:집정관
Pretore (storia romana)
Il Pretore, in latino praetor, era un magistrato romano dotato di imperium e iurisdictio. Secondo Cicerone Pretore era anche un titolo che designava i consoli come capi dell'esercito dello stato; ed egli riteneva che il termine contenesse le stesse componenti elementari del verbo praeire. Il periodo e l'incarico di comando dei consoli può essere appropriatamente chiamato Pretorio. Pretore era anche il titolo di un incarico presso i Latini, ed è anche il nome che Livio dà allo stratego degli Achei.
Il primo pretore, inteso quale magistrato romano, venne creato nel 356 AC. A tale onore potevano ambire solo i patrizi, che crearono questo nuovo ruolo come una specie di risarcimento per il fatto di essere stati costretti a condividere il consolato con i plebei. Nessun pretore plebeo venne nominato fino al 337 AC. Il pretore veniva chiamato collega consulibus, e veniva eletto con gli stessi auspici nei Comitia Centuriata. I consoli venivano eletti per primi, e dopo toccava ai pretori.
Il pretorato era in origine una specie di consolato, e le funzioni dei pretori erano una parte di quelle dei consoli che, secondo Cicerone, venivano chiamati anche judices a judicando. I pretori a volte comandavano l'esercito dello stato; e mentre i consoli erano assenti con le loro armate, esercitavano le funzioni di questi ultimi all'interno della città.
Era anche un Magistratus Curulis e possedeva l'Imperium, e di conseguenza era uno dei Magistratus Majores: ma doveva rispetto e obbedienza ai consoli. Le insegne del suo ufficio erano sei littori. In un periodo successivo il pretore, a Roma, aveva solo due littori. Il pretorato venne inizialmente dato al console dell'anno precedente, come risulta da Livio,. L. Papirio fu pretore dopo essere stato console.
Nell'anno 246 AC, venne nomimato un altro pretore, il cui incarico era di amministrare la giustizia, in materia di dispute tra peregrini, o tra peregrini e cittadini Romani; veniva perciò chiamato Praetor Peregrinus. L'altro pretore veniva quindi chiamato Praetor Urbanus "qui jus inter cives dicit", e talvolta semplicemente Praetor Urbanus e Praetor Urbis. I due pretori determinavano per sorteggio quali funzioni dovessero rispettivamente esercitare. Se uno dei due era alla guida dell'esercito, l'altro esercitava le funzioni di entrambi all'interno della città. A volte l' imperium di un pretore veniva prolungato per un secondo anno. Quando i territori dello stato si estesero oltre i confini dell'Italia, vennero creati nuovi pretori. Perciò due pretori vennero creati nel 227 AC, per l'amministrazione di Sicilia e Sardegna, e altri due vennero aggiunti con la formazione delle due province spagnole nel 197 AC. Quando c'erano sei pretori, due restavano in città, e gli altri quattro erano inviati fuori. Il Senato determinava le loro province, che venivano distribuite per sorteggio. Dopo la perdita delle funzioni giudiziarie nella città, un pretore spesso aveva l'amministrazione di una provincia con il titolo di Propretore, e talvolta con il titolo di Proconsole. Silla portò il numero di pretori a otto, che Giulio Cesare innalzò successivamente a dieci, dodici, quattordici e sedici. Augusto, dopo diversi cambi, fissò il numero a dodici. Sotto Tiberio ce ne furono sedici. Due pretori vennero nominati da Claudio per questioni relative alla Fideicommissa, quando il lavoro in questo dipartimento della legge divenne considerevole, ma Tito ridusse il numero a uno; e Nerva aggiunse un pretore per le decisioni sulle diatribe tra fisco e individui.
Marco Aurelio, secondo il Capitolinus (M. Ant. c10), nominò un pretore per le questioni relative alla tutela, che doveva prendere servizio dopo che Pomponio scrisse le Pandectae. I principali doveri dei pretori erano giudiziari, e sembra che si ritenne necesario di volta in volta, incrementare il loro numero, per assegnarli a particolari dipartimenti dell'amministrazione della giustizia.
Talvolta venivano loro assegnati dei doveri straordinari, come nel caso del Praetor Peregrinus (144 AC) che venne nominato da un Senatusconsultum per sorvegliare la riparazione di certi acquedotti e per impedire l'utilizzo improprio dell'acqua.
Il Praetor Urbanus era chiamato Pretore, ed era il primo del suo grado. I suoi doveri lo confinavano a Roma, come è implicito nel suo nome, e poteva lasciare la città solo per dieci giorni alla volta. Era parte dei suoi compiti di sovraintendere ai Ludi Apollinares. Era anche il capo dell'amministrazione della giustizia, e grazie agli Edicta dei pretori che si susseguirono, il Diritto Romano deve buona parte del suo sviluppo e miglioramento. Sia il Praetor Urbanus che il Praetor Peregrinus avevano Jus Edicendi, e le loro funzioni in questo senso, non sembra siano state limitate dalla costituzione del potere imperiale, anche se devono essere stati gradualmente limitati con il divenire comune della pratica della Costituzione e delle Riscritture Imperiali. I limiti dell'amministrazione di questi due pretori erano espressi dai termini della Urbanae Provinciae.
Le principali funzioni giudiziarie dei pretori nelle questioni civili, consistevano nel dare un judex. Era solo nel caso delle interdizioni, che decidevano in maniera sommaria. I procedimenti davanti al pretore erano tecnicamente detti essere in jure.
I pretori presiedevano anche i processi penali. Questi erano le Quaestiones perpetuae, o i processi per Repetundae, Ambitus, Majestas, e Peculatus, i quali, quando c'erano sei pretori, erano assegnati a quattro di essi. Silla aggiunse a queste Quaestiones quelle di Falsum, De Sicariis et Veneficis, e De Parricidis, e a questo scopo aggiunse due, o secondo altre fonti, quattro pretori; i resoconti di Pomponio e di altri scrittori non concordano su questo punto. In queste occasioni il pretore presiedeva, ma un corpo di giudici determinava, per maggioranza dei voti, la condanna o l'assoluzione dell'accusato.
Il pretore, quando amministrava la giustizia, sedeva su una sella Curulis, in un Tribunale, che era quella parte della Corte, assegnata al pretore e ai suoi assessori e amici, ed è opposto alla Subsellia, la parte occupata dai giudici e dagli altri presenti. Ma il pretore poteva compiere molti atti ministeriali al di fuori della corte o, come si diceva, e plano, o ex aequo loco, termini che si contrapponevano a e tribunali o ex superiore loco: ad esempio, poteva in alcuni casi dare validità all'atto di manomissione quando era al di fuori della corte, sulla via per i bagni o per il teatro.
Una persona che era stata espulsa dal Senato poteva recuperare il suo grado venendo nominato pretore. Sallustio divenne pretore con questo sistema.
I pretori esistettero in vario numero fino a un tardo periodo dell'Impero, anche se la funzione del Pretore era ormai quella di organizzare i pubblici spettacoli, ed aveva perso quasi ogni altra prerogativa.
Categoria:Diritto romano
ja:プラエトル
161
Eventi
Nati
- 31 agosto - Commodo, Imperatore Romano
Morti
- 7 marzo - Lorium (Etruria): Antonino Pio imperatore romano
061
ko:161년
Console (storia romana)Il Console era la più alta carica eletta della Repubblica Romana, che divenne un incarico assegnato durante l'Impero Romano.
Durante la Repubblica l'età minima per l'elezione a Console era di 40 anni per i patrizi e di 42 per i plebei. Ogni anno venivano eletti due consoli, prestavano servizio assieme, ognuno con diritto di veto sulle azioni dell'altro, e l'anno di servizio era conosciuto con i loro nomi. Ad esempio, l'anno che noi comunemente chiamiamo 59 AC veniva chiamato dai romani "il consolato di Cesare e Bibulo", poiché i due consoli erano Giulio Cesare e Marco Calpurnio Bibulo (anche se Cesare dominò il consolato in maniera talmente netta che l'anno veniva scherzosamente chiamato "il consolato di Giulio e Cesare").
In latino, "consules" significa "coloro che camminano assieme". Se un console moriva durante il suo mandato (fatto non raro quando i consoli erano in battaglia alla testa dell'esercito), un altro veniva eletto, e veniva detto Consul Suffectus
L'ufficio di console era ritenuto come risalente alla data tradizionale della fondazione della Repubblica, nel 509 AC, anche se la storia remota è in parte leggendaria e la successione di consoli non è continua nel V secolo AC. I consoli erano incaricati sia dei doveri religiosi che di quelli militari; la lettura degli auspici era un passo essenziale prima di condurre l'esercito in battaglia.
Durante i periodi di guerra, il criterio primario di scelta del console era l'abilità militare e la reputazione, ma in tutti i casi la selezione era connotata politicamente. Inizialmente solo i patrizi potevano divenire consoli, in seguito i plebei ottennero il diritto di eleggerne uno che li rappresentasse; il primo console plebeo fu Lucio Sestio, nel 366 AC.
Con il passare del tempo, il consolato divenne il normale punto d'arrivo del cursus honorum, la sequenza di incarichi perseguiti dai Romani ambiziosi.
Quando Augusto fondò l'Impero, cambiò la natura dell'incarico, spogliandolo di gran parte, se non di tutti i poteri. Pur rimanendo un grande onore, e un requisito per altri incarichi, molti consoli, durante il suo lungo regno, lasciavano l'incarico prima del termine, per permettere ad altri di reggere il fascio littorio come Suffectus. Quelli che erano in carica il 1 gennaio, conosciuti come consules ordinarii avevano l'onore di associare il proprio nome a quell'anno. Come risultato, circa la metà di coloro che avevano il grado di pretore potevano raggiungere anche quello di console. Talvolta, questi Suffectus si ritiravano anch'essi, e un altro Suffectus veniva nominato. Questa pratica raggiunse il suo estremo sotto Commodo, quando nel 190, venticinque persone furono nominate a console.
Un altro cambiamento durante l'Impero fu che gli Imperatori spesso nominavano loro stessi, dei protetti o dei parenti, senza guardare all'età minima.
Ad esempio, ad Onorio venne conferito il titolo di console al momento della nascita.
Reggere il consolato era apparentemente un tale onore che il secessionista Impero delle Gallie, ebbe la sua coppia di consoli durante la sua esistenza (260 - 274). La lista di consoli di questo stato è incompleta, ricostruita dalle iscrizioni e dalle monete.
Una delle riforme di Costantino I fu quella di assegnare uno dei consoli alla città di Roma e l'altro alla città di Costantinopoli. Quindi, quando l'Impero Romano venne diviso in due, alla morte di Teodosio I, l'imperatore di ognuna delle due metà acquisì il diritto di nominare uno dei consoli - anche se un imperatore permise al suo collega di nominarli entrambi per vari motivi. Come risultato, dopo la fine formale dell'Impero Romano ad ovest, molti anni vennero denominati da un singolo console. Questa carica decadde durante il regno di Giustiniano: prima con il console di Roma Decio Teodoro Paolino nel 534, e quindi con il console di Costantinopoli, Flavio Basilio Juniore, nel 541.
Per una lista completa dei consoli romani vedi:
- Consoli Repubblicani Romani
- Consoli imperiali romani (33 AC-192 DC)
- Consoli imperiali romani (193-541 DC)
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ko:집정관
Marco Aurelio
Cesare Marco Aurelio Antonino Augusto (26 aprile 121 - 17 marzo 180) (nato Marco Annio Catilio Severo al matrimonio prese il nome di Marco Annio Varo) fu chiamato Marco Aurelio Antonino divenendo erede della carica di Imperatore, ufficio che resse dal 161 alla sua morte nel 180. Il suo nome Aurelio vuol dire d'oro.
È ricordato come l'imperatore-filosofo, scrittore dei Dialoghi a sé stesso (in greco), che diede a Roma il periodo di pace più lungo della sua storia.
Lo zio Antonino Pio lo adottò come figlio e designò come successore il 25 febbraio 138, quando Marco aveva solo 17 anni, nominando però come successore anche
Lucio Vero. Quando Antonino morì, Marco accettò il trono a condizione che egli e Vero fossero nominati co-Imperatori, con Vero in posizione subordinata. Le ragioni di ciò non sono chiare.
La successione congiunta potrebbe essere stata motivata da esigenze militari come accadeva in età arcaica nella diarchia spartana. Durante il suo regno Marco Aurelio fu quasi costantemente in guerra con vari popoli al di fuori
dell'Impero. I Germani ed altri popoli lanciarono molti assalti contro le
lunghe frontiere europee, specialmente in Gallia (a loro volta questi, probabilmente si
trovavano sotto attacco da parte di altre popolazioni più ad Est di loro). Vedi spedizione germanica di Marco Aurelio. In Asia l'Impero Parto che aveva ripreso vita, rinnovava i suoi attacchi.
Occorreva una figura rappresentativa e carismatica al comando delle truppe. Neanche l'Imperatore in persona avrebbe potuto difendere entrambi i fronti allo stesso tempo, e nemmeno avrebbe potuto semplicemente incaricare un generale di condurre un assalto. Già in passato comandanti militari molto popolari come Giulio Cesare e Vespasiano avevano usato l'esercito per sovrapporsi ai governi esistenti ed installarsi al potere.
Marco Aurelio risolse il problema mandando Vero a comandare le legioni orientali. Egli aveva infatti abbastanza autorità da riscuotere la piena lealtà delle truppe, ma non era abbastanza potente da essere tentato di sopraffare Marco stesso. Il piano ebbe successo, Vero rimase leale fino alla sua morte sul campo nel 169.
Questa autorità compartita era molto simile al sistema politico della passata Repubblica che si basava sul principio della collegialità e non permetteva ad una singola persona di impadronirsi del potere supremo. Il governo congiunto sarebbe stato ripristinato dalla struttura del potere inaugurata da Diocleziano: la Tetrarchia nel tardo terzo secolo.
Marco Aurelio sposò nel 145 la cugina Faustina la giovane, figlia di Antonino Pio suo predecessore.
Marco Aurelio ha fama, probabilmente esagerata dalla storia, di filosofo
stoico. le sue Meditazioni, scritte in greco ancora
sopravvivono e sono studiate. Morì nel 180 durante una spedizione contro i Marcomanni nella città di Vienna, Vidobona. Egli riuscì ad assicurare la successione al figlio Commodo, anche se la scelta non fu felice. Commodo, infatti, si rivelò un cattivo politico ed un pessimo militare, oltre che un sovrano esageratamente dedito ai propri interessi.
Marco Aurelio appare come personaggio nel film del 1964 interpretato da Alec Guinness La caduta dell'Impero romano , nel film del 2000 Il gladiatore, dove il ruolo dell'imperatore fu ricoperto da Richard Harris, e nel romanzo Household Gods di Judith Tarr e Harry Turtledove.
Immagine:Marco-Aurelio2.jpg|Effige di Marco Aurelio su una moneta romana
Immagine:Marco-Aurelio3.jpg|Effige di Marco Aurelio su una moneta romana
Immagine:50ec ita.png|50 eurocent italiani
Voci correlate
- Impero romano
- Imperatori romani
- Albero genealogico degli Antonini
- Dinastia degli Antonini
Collegamenti esterni
- [http://manuali.lamoneta.it/marcoaurelio.html Attribuzioni di Marco Aurelio]
- [http://www.roman-emperors.org/marcaur.htm Marcus Aurelius] Voce "De Imperatoribus Romanis"
- [http://onlinebooks.library.upenn.edu/webbin/book/search?author=Marcus%20Aurelius Testo elettronico delle Meditazioni]
Categoria:Biografie
Categoria:Filosofi latini
Categoria:Imperatori romani
ja:マルクス・アウレリウス・アントニヌス
ko:마르쿠스 아우렐리우스
Successione
La parola successione assume significati diversi a seconda dell'ambito in cui viene utilizzata
- successione, come insieme ordinato di valori in matematica
- successione, per indicare il passaggio di diritti nell'ambito del diritto (p.es. successione testamentaria)
- successione in ambito storico, si può considerare caso particolare del precedente, ma la possibile portata delle implicazioni (dinastiche, politiche, militari e storiche, ad es. v. Guerre di successione) induce ad attribuirle significato autonomo.
Marco Aurelio
Cesare Marco Aurelio Antonino Augusto (26 aprile 121 - 17 marzo 180) (nato Marco Annio Catilio Severo al matrimonio prese il nome di Marco Annio Varo) fu chiamato Marco Aurelio Antonino divenendo erede della carica di Imperatore, ufficio che resse dal 161 alla sua morte nel 180. Il suo nome Aurelio vuol dire d'oro.
È ricordato come l'imperatore-filosofo, scrittore dei Dialoghi a sé stesso (in greco), che diede a Roma il periodo di pace più lungo della sua storia.
Lo zio Antonino Pio lo adottò come figlio e designò come successore il 25 febbraio 138, quando Marco aveva solo 17 anni, nominando però come successore anche
Lucio Vero. Quando Antonino morì, Marco accettò il trono a condizione che egli e Vero fossero nominati co-Imperatori, con Vero in posizione subordinata. Le ragioni di ciò non sono chiare.
La successione congiunta potrebbe essere stata motivata da esigenze militari come accadeva in età arcaica nella diarchia spartana. Durante il suo regno Marco Aurelio fu quasi costantemente in guerra con vari popoli al di fuori
dell'Impero. I Germani ed altri popoli lanciarono molti assalti contro le
lunghe frontiere europee, specialmente in Gallia (a loro volta questi, probabilmente si
trovavano sotto attacco da parte di altre popolazioni più ad Est di loro). Vedi spedizione germanica di Marco Aurelio. In Asia l'Impero Parto che aveva ripreso vita, rinnovava i suoi attacchi.
Occorreva una figura rappresentativa e carismatica al comando delle truppe. Neanche l'Imperatore in persona avrebbe potuto difendere entrambi i fronti allo stesso tempo, e nemmeno avrebbe potuto semplicemente incaricare un generale di condurre un assalto. Già in passato comandanti militari molto popolari come Giulio Cesare e Vespasiano avevano usato l'esercito per sovrapporsi ai governi esistenti ed installarsi al potere.
Marco Aurelio risolse il problema mandando Vero a comandare le legioni orientali. Egli aveva infatti abbastanza autorità da riscuotere la piena lealtà delle truppe, ma non era abbastanza potente da essere tentato di sopraffare Marco stesso. Il piano ebbe successo, Vero rimase leale fino alla sua morte sul campo nel 169.
Questa autorità compartita era molto simile al sistema politico della passata Repubblica che si basava sul principio della collegialità e non permetteva ad una singola persona di impadronirsi del potere supremo. Il governo congiunto sarebbe stato ripristinato dalla struttura del potere inaugurata da Diocleziano: la Tetrarchia nel tardo terzo secolo.
Marco Aurelio sposò nel 145 la cugina Faustina la giovane, figlia di Antonino Pio suo predecessore.
Marco Aurelio ha fama, probabilmente esagerata dalla storia, di filosofo
stoico. le sue Meditazioni, scritte in greco ancora
sopravvivono e sono studiate. Morì nel 180 durante una spedizione contro i Marcomanni nella città di Vienna, Vidobona. Egli riuscì ad assicurare la successione al figlio Commodo, anche se la scelta non fu felice. Commodo, infatti, si rivelò un cattivo politico ed un pessimo militare, oltre che un sovrano esageratamente dedito ai propri interessi.
Marco Aurelio appare come personaggio nel film del 1964 interpretato da Alec Guinness La caduta dell'Impero romano , nel film del 2000 Il gladiatore, dove il ruolo dell'imperatore fu ricoperto da Richard Harris, e nel romanzo Household Gods di Judith Tarr e Harry Turtledove.
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- Imperatori romani
- Albero genealogico degli Antonini
- Dinastia degli Antonini
Collegamenti esterni
- [http://manuali.lamoneta.it/marcoaurelio.html Attribuzioni di Marco Aurelio]
- [http://www.roman-emperors.org/marcaur.htm Marcus Aurelius] Voce "De Imperatoribus Romanis"
- [http://onlinebooks.library.upenn.edu/webbin/book/search?author=Marcus%20Aurelius Testo elettronico delle Meditazioni]
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Categoria:Imperatori romani
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Marco Aurelio
Cesare Marco Aurelio Antonino Augusto (26 aprile 121 - 17 marzo 180) (nato Marco Annio Catilio Severo al matrimonio prese il nome di Marco Annio Varo) fu chiamato Marco Aurelio Antonino divenendo erede della carica di Imperatore, ufficio che resse dal 161 alla sua morte nel 180. Il suo nome Aurelio vuol dire d'oro.
È ricordato come l'imperatore-filosofo, scrittore dei Dialoghi a sé stesso (in greco), che diede a Roma il periodo di pace più lungo della sua storia.
Lo zio Antonino Pio lo adottò come figlio e designò come successore il 25 febbraio 138, quando Marco aveva solo 17 anni, nominando però come successore anche
Lucio Vero. Quando Antonino morì, Marco accettò il trono a condizione che egli e Vero fossero nominati co-Imperatori, con Vero in posizione subordinata. Le ragioni di ciò non sono chiare.
La successione congiunta potrebbe essere stata motivata da esigenze militari come accadeva in età arcaica nella diarchia spartana. Durante il suo regno Marco Aurelio fu quasi costantemente in guerra con vari popoli al di fuori
dell'Impero. I Germani ed altri popoli lanciarono molti assalti contro le
lunghe frontiere europee, specialmente in Gallia (a loro volta questi, probabilmente si
trovavano sotto attacco da parte di altre popolazioni più ad Est di loro). Vedi spedizione germanica di Marco Aurelio. In Asia l'Impero Parto che aveva ripreso vita, rinnovava i suoi attacchi.
Occorreva una figura rappresentativa e carismatica al comando delle truppe. Neanche l'Imperatore in persona avrebbe potuto difendere entrambi i fronti allo stesso tempo, e nemmeno avrebbe potuto semplicemente incaricare un generale di condurre un assalto. Già in passato comandanti militari molto popolari come Giulio Cesare e Vespasiano avevano usato l'esercito per sovrapporsi ai governi esistenti ed installarsi al potere.
Marco Aurelio risolse il problema mandando Vero a comandare le legioni orientali. Egli aveva infatti abbastanza autorità da riscuotere la piena lealtà delle truppe, ma non era abbastanza potente da essere tentato di sopraffare Marco stesso. Il piano ebbe successo, Vero rimase leale fino alla sua morte sul campo nel 169.
Questa autorità compartita era molto simile al sistema politico della passata Repubblica che si basava sul principio della collegialità e non permetteva ad una singola persona di impadronirsi del potere supremo. Il governo congiunto sarebbe stato ripristinato dalla struttura del potere inaugurata da Diocleziano: la Tetrarchia nel tardo terzo secolo.
Marco Aurelio sposò nel 145 la cugina Faustina la giovane, figlia di Antonino Pio suo predecessore.
Marco Aurelio ha fama, probabilmente esagerata dalla storia, di filosofo
stoico. le sue Meditazioni, scritte in greco ancora
sopravvivono e sono studiate. Morì nel 180 durante una spedizione contro i Marcomanni nella città di Vienna, Vidobona. Egli riuscì ad assicurare la successione al figlio Commodo, anche se la scelta non fu felice. Commodo, infatti, si rivelò un cattivo politico ed un pessimo militare, oltre che un sovrano esageratamente dedito ai propri interessi.
Marco Aurelio appare come personaggio nel film del 1964 interpretato da Alec Guinness La caduta dell'Impero romano , nel film del 2000 Il gladiatore, dove il ruolo dell'imperatore fu ricoperto da Richard Harris, e nel romanzo Household Gods di Judith Tarr e Harry Turtledove.
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- Dinastia degli Antonini
Collegamenti esterni
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- [http://onlinebooks.library.upenn.edu/webbin/book/search?author=Marcus%20Aurelius Testo elettronico delle Meditazioni]
Categoria:Biografie
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Categoria:Imperatori romani
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Marco Aurelio
Cesare Marco Aurelio Antonino Augusto (26 aprile 121 - 17 marzo 180) (nato Marco Annio Catilio Severo al matrimonio prese il nome di Marco Annio Varo) fu chiamato Marco Aurelio Antonino divenendo erede della carica di Imperatore, ufficio che resse dal 161 alla sua morte nel 180. Il suo nome Aurelio vuol dire d'oro.
È ricordato come l'imperatore-filosofo, scrittore dei Dialoghi a sé stesso (in greco), che diede a Roma il periodo di pace più lungo della sua storia.
Lo zio Antonino Pio lo adottò come figlio e designò come successore il 25 febbraio 138, quando Marco aveva solo 17 anni, nominando però come successore anche
Lucio Vero. Quando Antonino morì, Marco accettò il trono a condizione che egli e Vero fossero nominati co-Imperatori, con Vero in posizione subordinata. Le ragioni di ciò non sono chiare.
La successione congiunta potrebbe essere stata motivata da esigenze militari come accadeva in età arcaica nella diarchia spartana. Durante il suo regno Marco Aurelio fu quasi costantemente in guerra con vari popoli al di fuori
dell'Impero. I Germani ed altri popoli lanciarono molti assalti contro le
lunghe frontiere europee, specialmente in Gallia (a loro volta questi, probabilmente si
trovavano sotto attacco da parte di altre popolazioni più ad Est di loro). Vedi spedizione germanica di Marco Aurelio. In Asia l'Impero Parto che aveva ripreso vita, rinnovava i suoi attacchi.
Occorreva una figura rappresentativa e carismatica al comando delle truppe. Neanche l'Imperatore in persona avrebbe potuto difendere entrambi i fronti allo stesso tempo, e nemmeno avrebbe potuto semplicemente incaricare un generale di condurre un assalto. Già in passato comandanti militari molto popolari come Giulio Cesare e Vespasiano avevano usato l'esercito per sovrapporsi ai governi esistenti ed installarsi al potere.
Marco Aurelio risolse il problema mandando Vero a comandare le legioni orientali. Egli aveva infatti abbastanza autorità da riscuotere la piena lealtà delle truppe, ma non era abbastanza potente da essere tentato di sopraffare Marco stesso. Il piano ebbe successo, Vero rimase leale fino alla sua morte sul campo nel 169.
Questa autorità compartita era molto simile al sistema politico della passata Repubblica che si basava sul principio della collegialità e non permetteva ad una singola persona di impadronirsi del potere supremo. Il governo congiunto sarebbe stato ripristinato dalla struttura del potere inaugurata da Diocleziano: la Tetrarchia nel tardo terzo secolo.
Marco Aurelio sposò nel 145 la cugina Faustina la giovane, figlia di Antonino Pio suo predecessore.
Marco Aurelio ha fama, probabilmente esagerata dalla storia, di filosofo
stoico. le sue Meditazioni, scritte in greco ancora
sopravvivono e sono studiate. Morì nel 180 durante una spedizione contro i Marcomanni nella città di Vienna, Vidobona. Egli riuscì ad assicurare la successione al figlio Commodo, anche se la scelta non fu felice. Commodo, infatti, si rivelò un cattivo politico ed un pessimo militare, oltre che un sovrano esageratamente dedito ai propri interessi.
Marco Aurelio appare come personaggio nel film del 1964 interpretato da Alec Guinness La caduta dell'Impero romano , nel film del 2000 Il gladiatore, dove il ruolo dell'imperatore fu ricoperto da Richard Harris, e nel romanzo Household Gods di Judith Tarr e Harry Turtledove.
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