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Messina

Messina

Messina (ME) (in siciliano Missina), con circa 260.000 abitanti, è la terza città metropolitana della Sicilia e la tredicesima d'Italia e capoluogo dell'omonima Provincia. Situata nell'angolo nord est della Sicilia, coordinate geografiche , a circa 90 Km da Catania e circa 230 km da Palermo, stretta tra la costa ionica ed i monti Peloritani, si affaccia con il suo porto naturale a forma di falce (militare e commerciale) in magnifica posizione sullo Stretto di Messina, di fronte a Villa San Giovanni e poco più a Nord rispetto a Reggio Calabria. La città è sede universitaria dal 1548, dell'Arcidiocesi Protometropolitana di Messina - Lipari - Santa Lucia del Mela, Archimandritato del Santissimo Salvatore e di un'antica ed importante Fiera Internazionale. Il porto è anche sede di un antico Arsenale militare.

Storia

Affacciata sul mare dell'omonimo Stretto, famoso per comparire nell'Odissea di Omero come luogo di dimora dei mostri marini Scilla e Cariddi. Fu tra le primissime colonie greche di Sicilia, fondata sul territorio di preesistenti insediamenti siculi con il nome di Zancle ("falce", dalla singolare forma del braccio sabbioso di San Raineri, che chiude il grande porto naturale) dai calcidesi d'Eubea intorno al 730 a.C. vicino al lembo nordorientale dell'isola, in posizione strategica di primissima importanza. Grazie al suo porto divenne ben presto città ricca ed importante, al centro degli scambi commerciali del Mediterraneo. Fu presa dai Romani, con l'appoggio dei mercenari Mamertini ivi stanziati, nel 264 a.C. Passò poi all'impero bizantino ed al dominio saraceno, sotto il quale la città conobbe un periodo di decadenza. Prima città di Sicilia ad essere conquistata dai Normanni nel 1060, si riprese economicamente e demograficamente e godette da allora di un lunghissimo periodo di opulenza, che la vide patria di importanti personaggi (come il grande pittore quattrocentesco Antonello da Messina). Antonello da Messina La città ottenne sin da epoca normanna numerosi privilegi dai Re di Sicilia, che ne esaltarono il ruolo già rilevantissimo del porto, facendola divenire capitale economica della Sicilia e la fecero, al pari di Palermo, capitale del Regno. Messina raggiunse, nella prima metà del '600, il periodo di massimo splendore economico, tanto da poter essere annoverata tra le dieci più grandi ed importanti città d'Europa. Ciò fino al 1674, quando Messina si ribellò alla Spagna, con l'appoggio del francese Re Sole, Luigi XIV, ma la città, abbondonata dagli alleati d'Oltralpe, dovette capitolare alle armi spagnole nel 1678 e da allora cominciò un periodo di repressione e di decadenza, a causa soprattutto della soppressione punitiva, da parte degli spagnoli, dei privilegi cittadini. La ripresa fu bruscamente interrotta dal fortissimo terremoto del 1783, cui seguì la ricostruzione. Fu Messina, con i moti del 1 settembre del 1847, ad iniziare il Risorgimento Italiano; nel 1848, nuovamente ribellatasi ai Borboni, subì pesanti bombardamenti e dovette ancora una volta capitolare. Nel Luglio 1860 i Garibaldini, vittoriosi a Milazzo, entrarono in città. Messina fu rasa al suolo dal terribile terremoto e maremoto del 28 dicembre 1908, che uccise circa 70000 dei suoi abitanti e successivamente ricostruita sullo stesso sito con un nuovo razionale impianto urbanistico; fu nuovamente distrutta dagli immani bombardamenti angloamericani del 1943, che causarono migliaia di morti; per la tenacia nel resistere alle catastrofi e nel rinascere ancora una volta, la città fu decorata con una medaglia d'oro al valor militare ed una al valor civile. Oggi, nel moderno tessuto urbano di Messina, trovano posto, gelosamente conservate, le ancora numerose reliquie del suo glorioso passato.

Avvenimenti

Messina, all'epoca occupata dai Mamertini, costituì il casus belli della prima guerra punica combattuta tra romani e cartaginesi dal 264 AC al 241 AC. Dopo la conquista di Messina e della Sicilia da parte dei romani, al termine delle tre guerre puniche, la città non verrà colonizzata ma verrà dichiarata civitas foederata di Roma, uno status che la collocò in una posizione di privilegio rispetto alle altre città conquistate da Roma. Nel 1061, con la riconquista di Messina da parte del Gran Conte Ruggero D'Altavilla, iniziò la riconquista cristiana della Sicilia, che dal 965, con la caduta di Rometta ultima roccaforte dei bizantini in Sicilia, era stata completamente occupata e sottomessa dagli Arabi. Nel 1189, il Re inglese Riccardo Cuor di Leone, mentre si recava in Terrasanta per una Crociata, si fermò a Messina per recuperare la dote della propria sorella Joan che era stata sposata con Guglielmo II di Sicilia. I contrasti con il Re Guglielmo II indussero Riccardo ad occupare la città insediandosi nel castello di Matagrifone dal quale dominava e spadroneggiava in città. Dopo quasi un anno Riccardo raggiunse un accordo sia con Guglielmo II che con uno dei suoi stessi compagni di Crociata, il re Filippo Augusto di Francia; l'accordo comprendeva la rinuncia di Riccardo a sposarsi con la sorella di Filippo, Alice, così da poter sposare la principessa Berengaria di Navarra. Nel 1347, nei primi giorni di Ottobre, nel porto di Messina arrivano delle navi genovesi provenienti da Caffa (oggi chiamata Teodosia) nel Mar Nero. Poco tempo dopo l'arrivo delle navi, in città si manifesta una strana epidemia, i malati presentano rigonfiamenti di colore nero sotto le ascelle e all'inguine, con perdita di sangue e presenza di pus inoltre le emorragie interne provocano dolori lancinanti e portano alla morte in pochi giorni e a volte nel giro di 24 ore. Il morbo è la famigerata peste nera o peste bubbonica e quando i messinesi capiscono che la sua origine è da ricondursi all'arrivo delle navi genovesi queste ultime vengono scacciate al largo, ma ormai l'infezione è dilagante ed in poco tempo si diffonderà in tutta Europa con effetti devastanti fino al 1350, si calcola che circa un terzo della popolazione europea sia morto per effetto dell'epidemia. La peste nera del 1347 è quella ricordata da Giovanni Boccaccio nel Decameron. Nel 1492, all'età di 22 anni, Pietro Bembo chiede al padre il permesso di potersi recare a Messina alla famosa scuola di greco di Costantino Lascaris, che veniva ritenuto il migliore dei grecisti dell'epoca; il Bembo rimarrà a Messina fino al 1494. Nel 1548, Ignazio de Loyola fondò a Messina il primo Collegio dei Gesuiti al mondo, il famoso Primum ac Prototypum Collegium ovvero Messanense Collegium Prototypum Societatis Iesu, primo e quindi prototipo di tutti gli altri collegi di insegnamento che i Gesuiti fonderanno con successo nel mondo facendo dell'insegnamento la marca distintiva dell'Ordine. Il Collegium in seguito si trasformerà nel Messanense Studium Generale ossia l'Università di Messina. Nel 1571, dal porto di Messina partì la flotta cristiana, al comando di Don Giovanni D'Austria, che sconfisse i Turchi nella Battaglia di Lepanto, e sempre il suo porto accolse la flotta al rientro dalla vittoriosa spedizione. Tra le persone ferite sbarcate dalla flotta c'era Miguel de Cervantes (Miguel Saavedra de Cervantes), che rimase ricoverato nel Grande Ospedale della città per diversi mesi a causa della ferita riportata, alla mano sinistra, in battaglia. Nel 1638, L'Università di Messina fondò l' Hortus Messanensis, il più antico della Sicilia e chiamò Pietro Castelli, da Roma, per realizzarlo. Castelli utilizzò un innovativo ed originale sistema di classificazione delle piante, che furono collocate in quattordici classi, nell'Hortus, le classi furono riunite in quattro hortuli, Castelli quindi anticipò la disposizione che oggi si darebbe ad un moderno Orto Botanico. Pietro Castelli fu sostituito da Marcello Malpighi, fondatore dell'istologia e dell'anatomia vegetale. Marcello Malpighi condusse a Messina, sulle piante dell'Hortus Messanensis, gran parte delle sue osservazioni scientifiche, che furono poi pubblicate nelle sue opere Anatomes Plantarum Idea, e poi nell' Anatome Plantarum. Nel 1674, Messina si ribella alla Spagna ma non potendo sostenere da sola una contrapposizione alla Spagna chiede la protezione del re francese Luigi XIV riuscendo così a mantenersi indipendente dall'impero spagnolo anche se con gravissime difficoltà. Nel 1678, però, con la firma della pace di Nimega, tra Francia e Spagna, la città viene abbandonata a se stessa dai francesi e subisce una crudele riconquista da parte della Spagna che rioccupata la città la dichiara morta civilmente e la priva di tutti i privilegi storici goduti sin dai tempi di Roma, chiude l'Università, abolisce il Senato cittadino e ne distrugge il palazzo cospargendo di sale l'area in cui sorgeva in segno di disprezzo, confisca e trasferisce in Spagna alcune opere d'arte e soprattutto i preziosi documenti in pergamena contenenti le memorie storiche della città. Inoltre viene costruita una imponente imprendibile fortezza pentagonale nella zona portuale per tenere sotto stretto controllo militare la città, la Cittadella. La riconquista spagnola concluse uno dei periodi più floridi della storia di Messina. Nel 1848, durante i moti risorgimentali di Messina, il medico chirurgo Ferdinando Palasciano nato a Capua ed ufficiale dei Borboni, si adoperò per prestare soccorso sanitario anche ai nemici nonostante fosse stato minacciato di fucilazione dal generale borbonico Filangeri. Questa esperienza esposta nelle sue successive dichiarazioni al Congresso Internazionale dell'Accademia Pontaniana di Napoli del 1861 ebbe una vasta risonanza in Europa e fu alla base della Convenzione di Ginevra del 1864 che dette vita alla Croce Rossa. Nel 1866 Giuseppe Mazzini viene eletto alla Camera dei Deputati nel collegio elettorale di Messina. La Camera dei Deputati annulla il voto dei messinesi con 181 voti contro 107, motivando l'annullamento con la condanna a morte di Mazzini per i moti genovesi del 1858. Il Collegio elettorale chiamato ad esprimersi nuovamente rielegge per la seconda volta Mazzini come suo deputato. Mazzini il 7 febbraio 1867 rinuncia alla carica. Nel 1884, Ilya Ilyich Mechnikov anche noto come Elias Metchnikoff scoprì a Messina, dove si era trasferito da qualche anno proveniente dalla Russia, la fagocitosi, cioè il processo di ingestione da parte della cellula, di particelle di grandi dimensioni, che fa parte anche dei meccanismi di difesa dei vertebrati contro l'infezione batterica. Per tale scoperta Mechnikov fu insignito nel 1908 del Premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia. A Messina, dal primo al tre Giugno 1955, si svolse la Conferenza di Messina, passo fondamentale e decisivo che porterà alla costituzione dell'Euratom e della CEE (Comunità Economica Europea) diventata in seguito Unione Europea.

La Madonna della Lettera, patrona della Città

Secondo la leggenda, San Paolo, nel corso delle sue peregrinazioni per il Mediterraneo alla volta di Roma per diffondere la Buona Novella, sarebbe approdato, nell'anno 41 d. C., a Messina, città già allora molto fiorente dal punto di vista economico grazie al suo porto. Qui egli, predicando la dottrina cristiana, avrebbe infiammato subito i cuori di molti messinesi e, tra essi, dei Senatori cittadini del tempo, i quali, saputo dall'Apostolo delle Genti dell'esistenza, a Gerusalemme, dell'anziana Madre del Signore, decisero subito di recarvisi per chiedere la sua benedizione sulla Città. La Madonna scrisse di suo pugno e consegnò agli ambasciatori messinesi una Lettera, in cui Ella benediceva la Città ed i suoi abitanti e si costituiva sua perpetua Protettrice. L'8 Settembre del 42 d.C. la nave recò gli ambasciatori nella città dello Stretto con la Lettera di Maria, che la stessa Celeste mittente aveva arrotolato e legato con uno dei suoi capelli. Da allora Messina divenne Città mariana per eccellenza, essendo stata scelta direttamente dalla sua Patrona. Nel Duomo è custodita la reliquia del capello della Madonna, che viene portata in processione su un artistico "Vascelluzzo" d'argento il giorno del Corpus Domini. La Città ha sperimentato innumerevoli volte nel corso della sua storia la valevole protezione di Maria.

Lo stemma della Città

L'attuale stemma della città di Messina risale al V secolo d.C. Nel 407, infatti, l'Imperatore d'Oriente Arcadio, figlio di Teodosio, dopo essere stato scacciato da Costantinopoli, capitale dell'Impero, si trovò assediato dai Bulgari all'interno delle mura della città greca di Tessalonica. All'arrivo delle richieste di aiuto da parte dell'Imperatore Messina, che già allora era tra le più fiorenti città marinare del Mediterraneo, inviò in suo aiuto quindici navi cariche di armati e provviste al comando del generale Metrodoro, riuscendo non solo a liberare Arcadio dall'assedio in Tessalonica, ma persino a riconquistare Costantinopoli, restituendola all'Imperatore. Arcadio, grato di ciò ai messinesi, donò loro in perpetuo lo stesso vessillo recante lo stemma imperiale (croce d'oro in campo rosso) che sostituì il precedente (tre torri in campo verde, che in precedenza aveva a sua volta sostituito quello raffigurante una falce, in ricordo della forma del porto) e decretò che sulle mura della torre della basilica di Santa Sofia a Costantinopoli venisse incisa la frase "Gran mirci a Messina" ("Molte grazie a Messina"), oggi presente, a lettere dorate, sui cancelli del Municipio. L'Imperatore, inoltre, insignì la città del titolo di città principale dell'Impero al pari di Costantinopoli e di Protometropoli della Sicilia e della Magna Grecia, le conferì il Comando e Governo perpetuo della Sicilia, ordinò che la nave capitolina di Messina avesse in mezzo a tutte le altre il primo posto e che l'Imperatore, dovendo navigare, non si servisse d'altra che quella. Lo stemma ed il gonfalone della città di Messina hanno conformazione indicata nel decreto di riconoscimento dell'1 maggio 1942 ed adeguato al successivo D.L. 26 ottobre 1944 n. 313. Lo stemma della città di Messina è araldicamente così descritto: uno scudo a testa di cavallo, sovrastato da una corona e circondato da due tralci di vite con grappoli di uva. Lo scudo è ricamato nei colori: croce oro in campo rosso vermiglio.

Monumenti

La zona è altamente sismica, infatti la città fu rasa al suolo parecchie volte nell'antichità. Durante l'ultimo terremoto del 28 dicembre 1908 la città fu praticamente distrutta e morirono 60.000 persone dei 150.000 abitanti. Nonostante le devastazioni subite dalle calamità naturali, la città presenta ancora numerosi e notevoli monumenti antichi, tra i quali:
- Il Duomo, Basilica Cattedrale Protometropolitana di Messina dedicata a S. Maria Assunta, di epoca normanno-sveva (inaugurato nel 1197 alla presenza dell'Imperatore Enrico VI), ma ricostruito varie volte a seguito di incendi e terremoti che lo danneggiarono notevolmente. All'interno, nel 1930, venne installato il più grande organo d'Italia e terzo in Europa che oggi, dopo il rifacimento del 1948, presenta 16.000 canne, 50 tastiere e 170 registri. La Cattedrale, a tre navate ripartite da eleganti colonne, custodisce, tra le principali opere d'arte, un magnifico portale maggiore marmoreo tardo gotico quattrocentesco (di Antonio Baboccio da Piperno), completato da Pietro di Bonate nel 1468; un tetto ligneo finemente decorato in pittura ed un pavimento marmoreo policromo, rifatto sul modello dell'originale di Giovanni Angelo Montorsoli; un pulpito marmoreo di Andrea Calamech e la cappella del Sacramento di Jacopo del Duca, opere entrambe cinquecentesche; sulle pareti delle navate laterali, il grande complesso marmoreo dell'Apostolato, edificato nel XVI secolo su progetto di Giovanni Angelo Montorsoli; un altare maggiore in marmi mischi con il baldacchino in legno e rame di Simone Gullì (fine XVII secolo) ed il dipinto in stile bizantino della Madonna della Lettera, patrona della Città e dell'Arcidiocesi, rifatto nel dopoguerra da Adolfo Romano; numerosi monumenti sepolcrali, tra cui quello dell'Arcivescovo Guidotto da Abbiate di Goro di Gregorio (1333), autore anche dei magnifici mosaici in stile bizantino dei catini absidali, raffiguranti il Cristo Pantocratore tra Santi (al centro), la Madonna tra S. Agata e S. Lucia (abside della cappella del Sacramento) e S. Pietro e S. Placido (abside destra); possiede un campanile, alto 60 metri alla cuspide, con l'orologio astronomico più grande del mondo, costruito negli anni '30 dalla ditta Ungerer di Strasburgo, che a mezzogiorno si anima con il movimento di diversi automi meccanici. Il ricco tesoro del Duomo, ospitato in locali adiacenti dalle belle finestre quattrocentesche in stile catalano in pietra policroma, custodisce importantissime opere dell'argenteria ed oreficeria soprattutto messinese, tra cui la preziosissima "Manta d'oro" della Madonna, di Innocenzo Mangani 1668 Il duomo di Messina è insignito del titolo di Basilica minore.
- La chiesa della SS.ma Annunziata dei Catalani, eretta tra XII e XIII secolo sotto Guglielmo il Buono, forse sui resti di un preesistente tempio pagano, e così denominata perché sede della Confraternita dei mercanti catalani. In essa, massima espressione dell'arte arabo-normanna in Sicilia, si fondono magnificamente gli stili bizantino, romanico, arabo e normanno, come appare dalla parte absidale, con transetto sormontato da una cupoletta cilindrica al arcate cieche su colonnine e strette finestre, in un gioco cromatico di geometrie armoniche e vivaci.
- Il palazzo Municipale (Palazzo Zanca), che si affaccia sulla vasta piazza "Unione Europea", edificio imponente dal basamento in pietra di Billiemi e, sul frontone, le allegorie dello scultore messinese Bonfiglio, raffiguranti la Regina del Peloro e due sirene. I due grandi bassorilievi del padiglione principale raffigurano le eroine cittadine della guerra del Vespro Dina e Clarenza.
- La chiesa Concattedrale del SS.mo Salvatore, attuale sede dell'Archimandritato, antica carica, oggi assommata in quella di Arcivescovo di Messina, che aveva potestà su moltissimi monasteri basiliani (di rito orientale) di Sicilia e Calabria; oggi essa è la seconda Cattedrale (Concattedrale) di Messina; la città quindi è una delle poche a possedere due Cattedrali.
- Il forte del SS.mo Salvatore, fatto edificare da Carlo V sul braccio estremo della falce portuale, nel luogo in cui un tempo esisteva l'antica sede dell'Archimandritato del SS. Salvatore. Sulla torre "Campana", posta all'estremità, si trova una stele di 60 metri di altezza, che sostiene una grande statua benedicente della Madonna della Lettera in bronzo dorato (alta 6 metri), opera di Tore Calabrò. La stele fu illuminata per la prima volta nel 1934 da papa Pio XI, che azionò dal Vaticano un radiocomando di Guglielmo Marconi; essa appare in tutto il suo splendore a chi giunge dal mare e in atto benedicente verso la prospiciente città.
- La Galleria "Vittorio Emanuele", opera eclettica del messinese Camillo Puglisi Allegra (1939), opera unica nel suo genere nel Meridione d'Italia, se si fa eccezione per quella di Napoli; la belle decorazioni di Bonfiglio e Lovetti, su disegno dell'Allegra, si ispirano al '700 siciliano.
- Il Monte di pietà, edificato in via XXIV Maggio (un tempo "via dei Monasteri") nel 1616 dall'architetto Natale Masuccio su incarico dell'Arciconfraternita degli Azzurri e collegato, attraverso una scenografica scalinata, ai resti della chiesa della Pietà, di cui, a seguito dei danni del terremoto del 1908, rimane soltanto la bellla facciata. La magnifica scalinata è opera di P. Campolo e A. Basile; al suo centro si trova le bella "fontana dell'Abbondanza" di Ignazio Buceti (1741).
- Il forte Gonzaga, uno dei tanti forti e castelli di Messina, progettato dal Ferramolino nel '500, nell'ambito del progetto di costruzione di nuove possenti mura e fortificazioni per la città di Messina, voluto da Carlo V, che resero la piazzaforte la più munita del bacino del Mediterraneo.
- La Cittadella, imponente costruzione militare a forma di stella con cinque punte, costruita dopo la rivolta della città dagli Spagnoli (1674 - 1678) a freno della cittadinanza, situata all'imboccatura della falce del porto. Di essa rimangono ancora imponenti resti.
- Il Sacrario di Cristo Re, che possiede la più grande campana d'Italia, costruito sui resti del castello di Matagrifone di cui resiste, inglobata, una delle torri; progettato da Giovan Battista Milani nel 1937, troneggia sulla città con la sua grande cupola e le forme richiama l'architettura del messinese Filippo Juvara (in particolare, la Basilica di Superga a Torino); custodisce i resti di migliaia di caduti del I conflitto mondiale. Dal belvedere antistante si gode un ineguagliabile panorama dello Stretto e della Città.
- La chiesa della Madonna di Montalto, sita in posizione preminente sul colle della Caperrina, fu il primo edificio di culto ricostruito nel dopo terremoto; è legata all'apparizione della Madonna in difesa dei messinesi assediati dai Francesi nel corso della guerra del Vespro (Madonna delle Vittorie); il bel prospetto, rivolto verso il mare, fu rifatto nel 1930 con due campanili a cuspide che affiancano la facciata. Anche dalla piazza antistante a questa chiesa si gode di uno stupendo panorama, lodato, con parole di viva ammirazione, da S.S. Giovanni Paolo II, che ebbe modo di goderlo nel corso della sua visita alla città del 1988.
- La chiesa di S. Maria Alemanna o degli Alemanni, l'unica in stile gotico puro in Sicilia, costruita nel XII secolo da maestranze tedesche su ordine dei Cavalieri Teutonici (Alemanni), che qui posero il loro priorato ed un ospedale all'epoce delle Crociate. Abbandonata dai cavalieri, nel XIV secolo passò alla Confraternita dei Rossi. Nel 1571, dopo la battaglia di Lepanto, vi trovò ricovero il grande Miguel de Cervantes. Un accuratissimo restauro la ha restituita all'originario splendore.
- La chiesa di S. Elia, cinquecentesca, a navata unica, dagli splendidi stucchi interni.
- La chiesa di San Francesco all'Immacolata, un imponente tempio duecentesco che sorge sul viale Boccetta e le cui possenti absidi merlate sono raffigurate nel dipinto [http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/2/2b/433px- La Pietà con tre angeli] di Antonello da Messina che si trova al museo Correr di Venezia. Primo tempio dell'Ordine francescano in Sicilia, fu iniziato in periodo angioino (1255); vi soggiornò, al suo passaggio da Messina, S. Antonio di Padova. La sua slanciata ed imponente architettura riecheggia forme nordiche.
- La chiesa di San Giovanni di Malta, opera di Giacomo Del Duca, allievo di Michelangelo, assieme al bellissimo palazzo del Gran Priorato dei Cavalieri di Malta, che posero a Messina la residenza del loro Gran Maestro dopo la cacciata da Rodi nel 1136, prima di trasferirsi definitivamente a Malta. Nella chiesa, sede un tempo della prima Abbazia benedettina del mondo dopo quella di Montecassino, sono custodite le reliquie del santo martire messinese Placido e dei fratelli Eutichio, Vittorino e Flavia, nonché il sepolcro del grande scienziato messinese Francesco Maurolico (1494 - [[1573).
- La statua in marmo bianco dell'[[Immacolata Concezione]], che sorge su una alto basamento nella piazzetta "Immacolata di Marmo", a fianco del Duomo. È opera dello scultore messinese [[Ignazio Buceti
(1758).
- Il Monumento ai caduti, in piazza "Unione Europea" (Municipio), eretto nel 1936, dallo stile sobrio ed essenziale ma severo. Sul podio, davanti ad una stele, l'imponente gruppo bronzeo raffigurante un aviere, un marinaio ed un fante.
- Il monumento alla batteria siciliana Masotto, caduta ad Adua nella campagna eritrea; il gruppo in bronzo, raffigurante tre soldati in atteggiamenti epici, fu modellato da Salvatore Buemi nel 1897.
- La "Porta Grazia", monumentale porta d'accesso alla Cittadella (XVII secolo), opera di Domenico Biondo e figli. Nel 1961 fu smontata dal luogo di origine e ricollocata nella centrale piazza "Casa Pia".
- La statua di Messina, raffigurante la Città riconoscente verso Ferdinando II di Borbone per la concessione del Porto Franco. È opera del 1859 di G. Prinzi. e si trovava, prima del 1908, all'interno del Municipio. Oggi si trova al centro della piazzetta "G. Minutoli", di fronte al porto e con, per scenografico sfondo, l'imponente mole del retrostante Municipio.
- La chiesa della Madonna delle Grazie, nell'incantevole cornice marinara del villaggio Pace. Fu voluta, nel 1622, dal Viceré di Sicilia Emanuele Filiberto di Savoia e fu costruita su progetto di Simone Gullì. Distrutta dal terremoto, essa si presenta ricostruita sul modello dell'originale del '600, con aula a pianta centrale circondata da portici e sormontata da un'imponente cupola.
- Il Teatro "Vittorio Emanuele", già teatro "S. Elisabetta", che mantiene l'originaria architettura neoclassica, essendo sopravvissuto al terremoto. Fu progettato dal napoletano P. Valente e dal messinese C. Falconieri. Sormonta il prospetto il gruppo marmoreo raffigurante "Il Tempo che scopre la Verità a Messina" di Saro Zagari. Il soffitto all'interno è decorato da un grande affresco di Renato Guttuso, raffigurante "la leggenda di Colapesce".
- La fontana di Orione, in Piazza Duomo, opera superba di Giovanni Angelo Montorsoli, discepolo di Michelangelo, voluta dal Senato messinese nel 1547 per celebrare la costruzione del primo acquedotto cittadino, che sfruttava le acque del torrente Camaro. Armoniosa, armonica, elegante è ricca di raffinati intagli; rappresenta il trionfo di Orione, mitico fondatore della Città. Sull'orlo della vasca principale le statue dei fiumi Nilo, Tevere, Ebro e Camaro; sulla balaustra significative scene mitologiche. È stata definita dal Berenson "la più bella fontana del Cinquecento europeo".
- La fontana del Nettuno, seconda opera messinese (del 1557) di Giovanni Angelo Montorsoli, in cui l'autore esprime con genialità creativa il potente stile michelangiolesco. Il dio Nettuno, come appena sorto dalle acque, calmo e invincibile, brandisce il suo temibile tridente e tiene incatenate ai suoi piedi le mostruose Scilla e Cariddi; è un'allegoria della forza fisica e morale della Città che doma le avversità. Le statue originali di Scilla e Cariddi sono custodite al Museo Regionale.
- La fontana Senatoria, collocata sul lato sud del Palazzo Municipale; si compone di una grande vasca circolare con al centro una stele che sostiene una grande tazza buccellata del 1619 recante sul bordo esterno, in sette targhe a rilievo, i nomi dei Senatori del tempo.
- La fontana Falconieri, eretta in piazza Ottagona (oggi piazza Filippo Juvara) nel 1842 per i festeggiamenti secolari in onore della Madonna della Lettera dall'architetto messinese Carlo Falconieri. Oggi si trova al centro di piazza Basicò.
- Le Quattro Fontane, tutte su disegni del romano Pietro Calcagni, poste ai quattro angoli tra via Austria (oggi via I Settembre 1847) e via Cardines, nuove arterie volute dal Senato di Messina nel 1572 per congiungere il Duomo al Palazzo Reale, furono eseguite in epoche diverse. La prima, nel 1666, da Innocenzo Mangani, la seconda, nel 1714, da Ignazio Buceti, le ultime due da ignoti artisti nel 1742. La decorazione è ispirata al mare; gli stemmi imperiali spagnoli e di Messina sormontano ciascuna fontana. Distrutte dal terremoto del 1908 ne sono state ricomposte, nel sito originario, solamente due. Le due mancanti sono custodite al Museo Regionale.
- La chiesa di S. Maria della Valle detta "Badiazza", un formidabile esempio di chiesa fortezza dell'epoca normanna nonché uno dei monumenti medievali più rari nel suo genere e più affascinanti di Sicilia; sorge in un luogo impervio ed isolato, nell'alta vallata del torrente "Ritiro", sui monti Peloritani. Il convento di monache benedettine annesso fu abbandonato nel 1347; la chiesa, un tempo ricchissima di marmi e mosaici, fu nel tempo colmata in gran parte dai detriti alluvionali del torrente; oggi, un adeguato restauro l'ha restituita alla sua originaria bellezza.
- La chiesa e l'ex monastero basiliano di S. Maria di Mili in Mili San Pietro, fondata dal Gran Conte Ruggero il Normanno nel 1092, che vi fece seppellire il figlio illegittimo Giordano, morto nello stesso anno a Siracusa. Bellissima la parte absidale, con tre cupolette in stile arabo e richiami decorativi all'arte bizantina ed a quella normanna. Le fiancate sono decorate da un motivo ad archi incrociati, tipico dell'arte normanna. La chiesa, allungata nel '500 (nel 1511 fu anche rifatto il bel soffitto ligneo), presenta una facciata con un portale in marmo e pietra rinascimentale (al centro dell'architrave, tondo con la Madonna ed il Bambino), un portone ligneo originale del '500 ed un coronamento barocco.
- Il Museo Regionale, concepito dopo il 1908 nei locali di un'antica filanda di seta per accogliere quanto di artistico era stato possibile recuperare dalle macerie della città. Le sezioni sono organizzate in modo da offrire, attraverso le testimonianze artistiche, un quadro cronologico della ricca storia culturale di Messina attraverso i secoli. Ospita, tra le opere più importanti, quelle dei numerosissimi artisti messinesi e poi [http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:Antonello_da_Messina_045.jpg Il Polittico di San Gregorio] ed un'altra tavoletta di Antonello da Messina e due tele di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio La Resurrezione di Lazzaro e [http://commons.wikimedia.org/wiki/Image:Michelangelo_Caravaggio_004.jpg l'Adorazione dei Pastori]. È attualmente in corso il trasferimento nei moderni adiacenti locali del nuovo Museo.

Feste religiose e popolari

Messina celebra il 3 Giugno di ogni anno la Madonna della Lettera, patrona della Città e patrona principale dell'Arcidiocesi, con una partecipata processione della Varetta d'argento cesellato con la statuetta argentea della Madonna, modellata da Lio Gangeri nel 1902 e la reliquia del Capello di Maria contenuta in un prezioso ostensorio (la Lettera è andata perduta in uno dei tanti incendi che devastarono il Duomo nel corso della sua travagliata storia). La festa più importante è però quella che si svolge a Mezzagosto di ogni anno: viene portata in processione da centinaia di fedeli vestiti di bianco ed a piedi scalzi un'antica macchina votiva, la Vara, raffigurante le fasi dell'Assunzione di Maria al cielo. La Vara, alta circa 13,50 metri, poggia su grandi scivoli metallici e presenta numerose figurazioni in materiali diversi di angeli, le due grandi sfere rotanti del Sole e della Luna e, in cima, la statua del Cristo che sorregge per una mano Maria, in atto di portarla all'Empireo; i fedeli la trascinano tirando le lunghe gomene che vi sono attaccate alla base lungo il selciato precedentemente bagnato del corso Garibaldi, da piazza Castronovo a via I Settembre e poi da via I Settembre, arteria storica della Città, fino a Piazza Duomo, dove la processione si conclude a sera. La Vara è una macchina tronfale, costruita per la prima volta nel 1535, in onore dell'Imperatore Carlo V, in quell'anno in visita a Messina; la sua processione, sicuramente la più imponente delle feste di tutta la Sicilia e la Calabria e forse di tutta Italia, richiama a Messina, nel pomeriggio del 15 Agosto, oltre centomila fedeli dalla Sicilia e dalla Calabria. Nei giorni prima del 15 Agosto, le vie della Città sono percorse dalla processione festante dei due Giganti e del Cammello, assieme a numerosi gruppi folkloristici. In particolare, le due colossali statue a cavallo raffigurano i leggendari fondatori della Città, la messinese Mata ed il moro Grifone; di questi ultimi due apparati festivi non si hanno notizie certe sull'origine, mentre il Cammello ricorda l'ingresso trionfale a Messina, al termine della conquista della Sicilia sottratta agli Arabi, del normanno Conte Ruggero d'Altavilla, che secondo la tradizione avvenne proprio a dorso di cammello.

Quartieri (circoscrizioni municipali)

Quartieri esistenti dopo le elezioni amministrative del 27 e 28 novembre 2005:
- I
- II
- III
- IV
- V
- VI Gli originari 14 quartieri sono stati accorpati riducendone il numero a soli 6 quartieri. Fino alle elezioni amministrative del 27 e 28 novembre 2005 il territorio comunale di Messina era suddiviso nelle seguenti 14 circoscrizioni municipali:
- I - Pilieri
- II - Santo Stefano
- III - Normanno
- IV - Della Calispera
- V - Gazzi
- VI - Mata e Grifone
- VII - Castel Gonzaga
- VIII - Dina e Clarenza
- IX - San Leone
- X - San Salvatore Dei Greci
- XI - Peloro
- XII - Montemare
- XIII - Dei Basiliani
- XIV - San Pantaleone

Frazioni

Acqualadroni, Altolia, Annunziata, Bordonaro, Briga Marina, Briga Superiore, Camaro Inferiore, Camaro Superiore, Castanea Delle Furie, CEP, Contesse, Cumia Inferiore, Cumia Superiore, Curcuraci, Faro Superiore, Galati Marina, Galati S. Anna, Ganzirri, Gazzi, Gesso, Giampilieri Marina, Giampilieri Superiore, Granatari, Gravitelli, Larderia Inferiore, Larderia Superiore, Massa S. Giorgio, Massa S. Giovanni, Massa S. Lucia, Massa S. Nicola, Mili Marina, Mili S. Marco, Mili S. Pietro, Minissale, Molino, Ortoliuzzo, Pace, Paradiso, Pezzolo, Piano Torre, Pistunina, Ritiro, Rodia, S. Agata, S. Filippo Inferiore, S. Filippo Superiore, S. Lucia sopra Contesse, S. Margherita, S. Michele, S. Saba, S. Stefano Briga, S. Stefano Medio, Salice, Scala Ritiro, Spartà, Sperone, Tipoldo, Torre Faro, Tremestieri, UNRRA, Villaggio Aldisio, Villaggio Santo, Zafferia.

Trasporti

Messina possiede il più grande porto naturale attrezzato della Sicilia, utilizzato sia come porto commerciale che militare (nel porto ha sede uno storico Arsenale militare) e che, con il movimento annuo di circa 10 milioni di passeggeri, è il primo porto italiano nel settore. È collegata al continente (e con essa l'intera Sicilia) con traghetti e aliscafi sia per Villa San Giovanni che per Reggio Calabria. Soprattutto i collegamenti con Villa San Giovanni permettono il trasporto dei convogli ferroviari, sia merci che passeggeri. Il porto di Messina è anche uno dei principali per attività croceristica, con oltre 200.000 croceristi che ogni anno vi approdano. È il più importante snodo ferroviario e stradale della Sicilia: sia con Palermo che con Catania è collegata dall'autostrada e dalla strada ferrata. Le stazioni ferroviarie principali sono quelle di Messina Centrale e Messina Marittima (per i collegamenti con la linea ferroviaria del continente). La tangenziale autostradale di Messina (sette svincoli, di cui uno in fase di realizzazione) transita a monte del centro urbano e collega le varie parti del territorio cittadino. Essa fa parte dell'A20 Messina-Palermo. Dalla barriera di Tremestieri ha inizio, verso Sud, l'A18 Messina-Catania. Messina è sede del Consorzio per le Autostrade Siciliane. La città è servita per circa 8 kilometri da una tramvia (18 fermate) tra i capolinea di viale Gazzi (a Sud) e di viale Annunziata (a Nord), costruita secondo le più moderne tecniche del settore e, sia nel centro che tra lo stesso e le frazioni costiere e collinari, da poche linee di bus. È in corso di costruzione una metropolitana ferroviaria che collegherà al centro urbano le frazioni costiere della zona Sud del territorio cittadino; in fase progettuale è invece la realizzazione, per le frazioni costiere della zona Nord, di una metropolitana marittima . Durante l'intero '900 si sono susseguite polemiche per il progetto di un ponte sullo Stretto che sarebbe una delle opere di ingegneria più inaudite mai realizzate.

Messina nella letteratura

Molti scrittori hanno ambientato le loro opere letterarie a Messina, tra questi:
- Giovanni Boccaccio - Decameron IV Giornata V Novella, Lisabetta da Messina - IV Giornata IV Novella, Gerbino ed Elissa 1351
- Matteo Bandello - Novelliere Prima Parte, novella XXII 1554
- William Shakespeare - [http://wikisource.org/wiki/Much_Ado_About_Nothing Much Ado about Nothing] 1598 (Molto rumore per nulla) - [http://wikisource.org/wiki/The_Tragedy_of_Antony_and_Cleopatra Antony and Cleopatra] 1607 (Antonio e Cleopatra)
- Molière - [http://wikisource.org/wiki/L'%C3%89tourdi_ou_les_Contretemps L'Étourdi ou les Contretemps] 1654 (Lo stordito ovvero i Contrattempi)
- Friedrich Schiller - Die Braut von Messina 1803 (La sposa di Messina / La fidanzata di Messina)
- Silvio Pellico - Eufemio da Messina 1818
- Friedrich Nietzsche - Idyllen aus Messina 1882 (Gli Idilli di Messina)
- Giovanni Pascoli - poesia L'Aquilone 1904
- Elio Vittorini - Le donne di Messina 1949 - Conversazione in Sicilia 1941
- Stefano D'Arrigo - Horcynus Orca 1975
- Julien Green - Demain n'existe pas 1985 (Non c'è domani)

Onorificenze conferite alla Città


- [http://www.quirinale.it/onorificenze/DettaglioDecorato.asp?idprogressivo=18387&iddecorato=18388 Medaglia alle Città Benemerite del Risorgimento Nazionale] Città di MESSINA Data del conferimento: 22- 5- 1898 motivo del conferimento: Per commemorare le azioni eroiche della cittadinanza palermitana nei gloriosi fatti del 1848, che iniziarono il risorgimento nazionale e la conquista dell’unità. Messina partecipò a tutti i moti rivoluzionari siciliani, da quelli del ‘20-’21 a quelli del 22 marzo 1821 e 1° settembre 1847. Nel 1848, unitasi a Palermo nell’azione rivoluzionaria antiborbonica, la città fu terribilmente bombardata per otto mesi, facendo meritare a Ferdinando II l’appellativo di «Re Bomba».
- [http://www.quirinale.it/onorificenze/DettaglioDecorato.asp?idprogressivo=4070&iddecorato=18388 Medaglia d'oro al valor civile] Città di MESSINA Data del conferimento: 3- 10- 1959 motivo del conferimento: "Nobile e antica città della Sicilia duramente provata da calamità naturali e da eventi bellici, con impavida tenacia e sublime abnegazione da parte di tutta la sua popolazione, due volte risorgeva dalle macerie, mantenendo fiero ed intatto il suo amore di Patria. 1941-1943."
- [http://www.quirinale.it/onorificenze/DettaglioDecorato.asp?idprogressivo=18841&iddecorato=18388 Medaglia d'oro al valor militare] Città di MESSINA Data del conferimento: 31- 1- 1978 motivo del conferimento: Già duramente provata dall’immane disastro tellurico del 1908, risorta, è stata, durante la guerra 1940 - 43, dapprima obiettivo d’incessanti bombardamenti aerei, poscia, nel periodo dell’invasione dell’Isola, campo d’aspra e lunga lotta che la martoriò e distrusse. La sua popolazione, affamata, stremata, dolorante, sopportò stoicamente la più dura tragedia ben meritando dalla Patria. - Sicilia, guerra 1940 - 43.

Sport

Messina è stata più volte arrivo di tappa del Giro d'Italia:
- 1989 (23 maggio): 3^ tappa, cronometro a squadre vinta dall'Ariostea.
- 1993 (28 maggio): 6^ tappa, vinta da Guido Bontempi.
- 1999 (17 maggio): 3^ tappa, vinta dall'olandese Jeroen Blijlevens. Ha avuto, con la Pallacanestro Messina, una breve apparizione nella serie A di basket, nella stagione 2003-04. Il campionato si è però concluso con una retrocessione e la società è stata costretta a chiudere per fallimento. Nella stagione 2004-05 il Football Club Messina, a 40 anni di distanza dall'ultima partecipazione, ha disputato il campionato di serie A di calcio, esordendo nel nuovo stadio di San Filippo (impianto che ha una capienza di 40.200 spettatori) e ottenendo la settima posizione in classifica. La società del presidente Pietro Franza punta alla salvezza nella sua seconda stagione consecutiva nel massimo campionato, apertosi lo scorso agosto.

Messinesi noti


- Dicearco da Messana,355 a.C.-285 a.C. filosofo alunno di Aristotele coetaneo di Alessandro il Grande, erede della scuola di Atene
- Evemero da Messana, IV-III sec.a.C.n. filosofo scrisse la nuova religione Panteista dei Greci
- Antonello da Messina, c.1430-1479 pittore
- Michelangelo Florio Crollalanza, da identificarsi forse con il grande William Shakespeare[http://www.granmirci.it/shakespeare.htm]
- Filippo Juvara anche noto come Filippo Juvarra, 1678-1736 architetto, scenografo
- Francesco Juvara, (fratello di Filippo), argentiere e cesellatore nella bottega di famiglia
- Francesco Maurolico, 1494-1575 umanista, matematico, astronomo
- Costantino Lascaris, 1434-1501 umanista e grecista
- Giuseppe Moleti, 1531-1588 matematico
- Antonio Maria Jaci, scienziato, matematico, astronomo
- Annibale Maria Di Francia noto come Sant'Annibale Maria Di Francia 1851-1927
- Eustochia Smeralda Calafato nota come Santa Eustochia Calafato di Messina 1434-1485
- San Placido Santo martire con i fratelli S. Flavia, S. Eutichio e S. Vittorino
- Filippo da Messina, poeta
- Stefano Protonotaro, poeta
- Odo Delle Colonne, poeta
- Guido Delle Colonne, 1210-1280 poeta
- Antonello de Saliba, pittore nipote di Antonello da Messina
- Jacobello di Antonello, pittore figlio di Antonello da Messina
- Girolamo Alibrandi, pittore
- Pino da Messina, pittore
- Scipione Errico, poeta marinista
- Filippo Tancredi, 1655-1725 pittore
- Giuseppe Migneco, 1908-1997 pittore
- Salvatore Pugliatti, umanista
- Luigi Fulci, giurista
- Giuseppe La Farina, 1815-1863 patriota e storico neoguelfo.
- Gaetano Martino, 1900-1967 politico
- Antonio Martino, economista, politico
- Giuseppe Natoli, 1815-1867 politico
- Febo Mari, pseudonimo di Alfredo Rodriguez 1881-1939 attore, regista (tra le sue regie il film Cenere l'unico film di Eleonora Duse)
- Pina Menichelli, 1890-1984 attrice (diva del cinema muto insieme a Francesca Bertini e Lyda Borelli)
- Anna Capodaglio, 1879-1961 attrice
- Enrico Fulchignoni, 1913-1988 attore, regista, scrittore
- Adolfo Celi, 1922-1986 attore, regista
- Mario Landi, attore, compositore, scrittore, regista
- Fortunato Misiano, 1899-1976 attore, produttore
- Francesco Calogero, attore, regista, scrittore
- Turi Vasile, scrittore, regista
- Oreste Palella, 1912-1969 attore, regista, scrittore
- Tano Cimarosa, attore, regista
- Giacomo Rondinella, attore, cantante
- Lucia Aliberti, cantante lirica, attrice
- Maria Grazia Cucinotta, attrice
- Anna Kanakis, attrice - Miss Italia 1977
- Nino Frassica, attore comico
- Lorenzo Crespi, attore
- Alessandro Greco, attore
- Marina La Rosa, attrice, concorren

Provincia di Messina

La Provincia di Messina è una provincia della Sicilia. Situata all'estremità nordorientale dell'Isola e affacciata a nord sul Mar Tirreno, ad est sullo Stretto di Messina, che la separa dal continente e sul Mar Ionio, confina:
- ad ovest con la Provincia di Palermo,
- a sud con le province di Enna e Catania.

Dati

La provincia conta 108 comuni, 662.450 abitanti (il 13,3% della popolazione siciliana) e si estende per 3.247 kmq (il 12,6% del territorio siciliano).

Territorio

Fanno parte del territorio provinciale le Isole Eolie (Alicudi, Filicudi, Lipari, Panarea, Salina, Stromboli, Vulcano, tutte situate nel comune di Lipari tranne Salina. È attraversata dalle Autostrade A18 (Messina-Catania) e A20 (Messina-Palermo).

Geografia

Il territorio è prevalentemente montuoso, ad eccezione delle piane alluvionali alle foci dei corsi d'acqua. La pianura più estesa è nel territorio fra Milazzo e Barcellona Pozzo di Gotto, i due centri più popolosi della provincia. La conurbazione del centro urbano del capoluogo, dei due centri suddetti e dei comuni dell'hinterland forma un'area metropolitana che rappresenta circa fra 1/4 e 1/3 della popolazione dell'intera provincia. Le catene montuose dei Monti Peloritani (fino a 1300mt) e dei Monti Nebrodi o Caronie (fino a 1900mt), con l'omonimo Parco Regionale Naturale, rappresentano la continuazione naturale dell'Appennino continentale in territorio siciliano. La popolazione, nel corso degli anni, si è concentrata prevalentemente sulla costa. I principali corsi d'acqua sono il Fiume Alcantara (che segna il confine con la provincia di Catania) ed altri corsi d'acqua a regime torrentizio simili alle "fiumare" calabresi. Il Fiume Pollina, ad ovest, è il limite di confine con la provincia di Palermo.

Turismo

Notissime località turistiche sono Taormina e le Isole Eolie che, assieme a Messina e a tutti gli altri centri della Provincia, la rendono, con circa 5 milioni di presenze turistiche annue, la prima in Sicilia e tra le primissime nel meridione d'Italia. In particolare, il porto di Messina accoglie circa 200.000 croceristi l'anno. Degni di nota sono: la Gola dell'Alcantara sull'omonimo torrente al confine con la provincia di Catania, tra Gaggi e Motta Camastra; gli splendidi scenari naturalistici dei monti Peloritani e Nebrodi, ricchi di boschi; l'intero tracciato costiero, rinomato per la balneazione.

Voci correlate


- Stretto di Messina
- Isole Eolie

Collegamenti esterni


- [http://www.regione.sicilia.it/turismo/web_turismo/sicilia/it/localita/provincia_me.htm Provincia di Messina (informazioni turistiche dal sito ufficiale della regione Sicilia)]] Categoria:Provincia di Messina ja:メッシーナ県

Lingua siciliana

Il Siciliano (Sicilianu) è la Lingua romanza parlata in Sicilia e nell'estremità meridionale dell'Italia (nel Salento e nella parte centro-meridionale della Calabria). Il Siciliano è correntemente parlato da circa 5 milioni di persone in Sicilia, altrettanti tra Puglia (nel Salento) e Calabria (dove è madrelingua di buona parte della popolazione, tant'è che a volte viene indicata anche come lingua calabro-sicula) ed il resto d'Italia, più da un numero imprecisato ma piuttosto elevato di persone emigrate o discendenti da emigrati dalle aree geografiche dove il Siciliano è la madrelingua. Si trovano anche persone che parlano il Siciliano nei paesi che hanno attratto tantissimi immigranti siciliani durante il corso del secolo passato, in particolare, l’USA, il Canada, l’Australia e l’Argentina.

Stato attuale della lingua

Pur essendoci milioni di persone che lo parlano, buona parte dei quali madrelingua, e pur essendo stata elencata dall'UNESCO tra le lingue Europee non a rischio di estinzione, né immediato né futuribile, il Siciliano non viene insegnato nelle scuole, non viene utilizzato come lingua ufficiale nemmeno in Sicilia e non viene praticamente utilizzato nella vita pubblica, dove viene soppiantato dall'uso del cosiddetto Italiano Regionale di Sicilia, che è una sorta di una variante dialettale dell'Italiano che ha però mutuato buona parte della sua grammatica e certa parte della sua semantica dal Siciliano. L'uso del Siciliano è comunque molto diffuso sia come lingua familiare che come lingua conviviale tra persone in stretta relazione, e presenta una produzione letteraria piuttosto viva, soprattutto nel campo della poesia.

Collegamenti Esterni


- [http://www.linguasiciliana.org/ www.linguasiciliana.org]
- [http://www.ethnologue.com/show_language.asp?code=scn Ethnologue report on Sicilian]
- [http://www.geocities.com/vocabolariosicilianoitaliano/ Dizionario Siciliano - Italiano]
- [http://www.websters-online-dictionary.org/definition/Sicilian-english/ Sicilian - English Dictionary]
- [http://arbasicula.org/ Arba Sicula] Siciliano Categoria:Regione Sicilia

Catania

Catania è un comune di 313.110 abitanti della provincia di Catania. È il secondo della Sicilia per densità abitativa ed è situato sulla costa orientale dell'isola, a metà strada tra le città di Messina e Siracusa), ai piedi del vulcano Etna.

Storia

Catania fu fondata nell'VIII secolo AC da coloni greci provenienti da Calcide, nell'Eubea, e guidati da Evarco; è stata ampiamente distrutta nel 1169 e nel 1693 dai terremoti e dalle colate laviche che hanno raggiunto il mare. La città è stata sepolta dalla lava per un totale di sette volte nella storia, e sotto l'odierna città, a strati, si trovano la città Greca, quella Romana, quella Bizantina e quella Arabo-Normanna. I monumenti antichi come il teatro e l'anfiteatro sono oggi quasi interamente nel sottosuolo. Esistono numerosi tunnel sotterranei, mai interamente mappati (scendervi è pericoloso per la possibilità d'andare incontro a delle esalazioni di gas velenoso o a frane). La prima università siciliana venne fondata a Catania nel 1434.

Cultura

Catania, inoltre, è la città a più alta densità teatrale della Sicilia. Molteplici le compagnie teatrali che vi operano, sia professionali che amatoriali. Il più importante teatro della città è il [http://www.teatromassimobellini.it/ Teatro Massimo Bellini], costruito dall'architetto Carlo Sada alla fine del secolo XIX ed inaugurato nel 1890. Oggi è teatro lirico di tradizione, vanta un'orchestra sinfonica ed un coro stabile ed è sede di stagione operistica e concertistica. Sicilia Catania insieme ad altri otto Comuni dalla "Val di Noto" Caltagirone, Militello in Val di Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa, Scicli è stata inserita dall'UNESCO nella "World Heritage List". Scicli Patrona della città è Sant'Agata. Nell'ultimo decennio Catania ha conosciuto una esplosione della sua vita notturna. Ancora nel 1992 le sue strade erano quasi deserte alle 8 di sera, tranne quelle principali, e gran parte del centro storico era abbandonato e anche pericoloso. In seguito, grazie alla nuova politica dell'amministrazione del sindaco Enzo Bianco, che facilitò la concessione di licenze per l'apertura di ristoranti, caffè, pub, le strade del centro storico si sono popolate con migliaia di giovani, sino alle 3/ 4 del mattino.

Sport

La squadra femminile di pallanuoto di Catania, L'Orizzonte Geymonat Catania, ha un palmares impressionante: 14 scudetti e 6 Coppe Campioni Catania è stata più volte arrivo di tappa del Giro d'Italia:
- 1989 (21 maggio): 1^ tappa, vinta dall'olandese Jean-Paul Van Poppel
- 1999 (16 maggio): 2^ tappa, vinta da Mario Cipollini
- 2003 (14 maggio): 5^ tappa, vinta da Alessandro Petacchi. Le società sportive catanesi, oltre che nella pallanuoto femminile, hanno vinto in passato campionati italiani nella pallavolo maschile (Paoletti), pallavolo femminile (Torre Tabita), calcio femminile (Jolly Componibili), e Hockey su prato (Cus Catania). Inoltre vantano tradizioni "storiche", oltre ad ottimi piazzamenti nelle massime serie, nel rugby (Amatori Catania), pallanuoto maschile (Nuoto Catania) e football americano (Catania Elephants).

Trasporti e mobilità

football americano Catania è servita dall'Aeroporto internazionale Fontanarossa. Ha un porto commerciale, stazioni ferroviarie statali (linee Messina-Siracusa, Catania-Gela, Catania-Palermo) e la Circumetnea, linea a scartamento ridotto che gira per 110km attorno all'Etna raggiungendo i 976 m.s.l.m. per poi tornare giù, incontrando la costa di nuovo a Giarre-Risposto al nord. Dal 1999 è attivo un primo troncone della metropolitana, fra le stazioni del Borgo e Porto, lungo circa 3,8 Km.

Amministrazione comunale


- [http://maps.google.com/maps?q=catania,+italy&spn=0.160795,0.234180&t=k&hl=en Catania vista dal satellite (Google Maps)]
- [http://www.teatromassimobellini.it/ Teatro Massimo Bellini]

Voci correlate


- Etna (vulcano) Categoria:Comuni della provincia di Catania Categoria:Comuni della Sicilia Categoria:Comuni italiani ja:カターニア

Porto


- Porto - Struttura atta a fornire ormeggio alle imbarcazioni.

Geografia


- Porto - Antico nome di Ostia.
- Porto - Nome portoghese di Oporto, città del Portogallo.
- Porto - Comune spagnolo.
- Porto Azzurro - Comune italiano in provincia di Livorno
- Porto Ceresio - Comune italiano in provincia di Varese
- Porto Cesareo - Comune italiano in provincia di Lecce
- Porto Empedocle - Comune italiano in provincia di Agrigento
- Porto Mantovano - Comune italiano in provincia di Mantova
- Porto Recanati - Comune italiano in provincia di Macerata
- Porto San Giorgio - Comune italiano in provincia di Ascoli Piceno
- Porto Sant'Elpidio - Comune italiano in provincia di Ascoli Piceno
- Porto Tolle - Comune italiano in provincia di Rovigo
- Porto Torres - Comune italiano in provincia di Sassari
- Porto Valtravaglia - Comune italiano in provincia di Varese
- Porto Viro - Comune italiano in provincia di Rovigo

Vini


- Porto - Vino liquoroso portoghese.

Cinema


- Porto - film del 1935
- Porto - film del 1935

Stretto di Messina

. ]] Lo Stretto di Messina è un tratto di mare che collega il Mar Ionio con il Mar Tirreno separando la Sicilia dal continente (Calabria). Nel tratto più stretto (a nord) è largo circa 3 km. Coordinate: tra 38°00' e 38°20' Nord e tra 15°30' e 15°40' Est. Tra Villa San Giovanni e Messina si svolge un intenso traffico di traghetti e aliscafi che permettono di trasportare non solo persone e automobili ma anche convogli ferroviari tra le due regioni. I collegamenti marittimi tra Reggio di Calabria e Messina si svolgono prevalentemente con aliscafi per il trasporto di persone. In futuro è prevista la realizzazione di un collegamento stabile tra le due regioni, ovvero il Ponte sullo Stretto di Messina, per il quale al momento è stato scelto il general contractor per la progettazione definitiva. Sullo Stretto si affacciano i seguenti comuni:
- lato siciliano
  - Messina
- lato calabro
  - Scilla
  - Villa San Giovanni e Campo Calabro (quest'ultimo sulle pendici)
  - Reggio di Calabria

Voci correlate


- Sicilia, Calabria
- Mar Tirreno, Mar Ionio
- Faro di Messina

Collegamenti esterni


- http://www.pontedimessina.it/ Messina ja:メッシーナ海峡

Villa San Giovanni

Villa San Giovanni è un comune di 13.084 abitanti della provincia di Reggio Calabria. Categoria:Comuni della provincia di Reggio Calabria Categoria:Comuni della Calabria Categoria:Comuni italiani

1548

Eventi

Nati


- Giordano Bruno, filosofo italiano

Morti


- Agostino Busti detto il Bambaia, scultore 048 ko:1548년

Arsenale

Un Arsenale è un insediamento adibito alla costruzione, alla riparazione, all'immagazzinamento e alla fornitura delle armi e delle munizioni. La parola "Arsenale" è di origine araba, in quanto deriva dalla parola "daras-sina'ah" che vuol dire "casa di commercio o di produzione". Un arsenale di prima classe, che poteva rinnovare materiali ed equipaggiamento di un grande esercito, comprendeva una fucina per cannoni, una fabbrica di carri, un laboratorio per le armi leggere e la produzione di munizioni, una fabbrica di armi leggere, una fabbrica di tende, sellerie e finimenti e una fabbrica di polvere da sparo. Oltre a ciò doveva possedere ampi magazzini. In un arsenale di seconda classe le fabbriche erano rimpiazzate da laboratori. La situazione di un arsenale dovrebbe essere governata da considerazioni strategiche. Un arsenale di prima classe doveva essere situato nella base di operzioni e rifornimento, al sicuro dagli attacchi, non troppo vicino al confine, e in posizione tale da potervi far affluire rapidamente le risorse della nazione. L'importanza di un ampio arsenale era tale che le sue difese dovevano essere della stessa scala di quelle di una grossa fortezza. Solitamente un grande arsenale era suddiviso in:
- A - Magazzinaggio
- B - Costruzione
- C - Amministrazione Al punto A si dovevano avere i seguenti dipartimenti e magazzini: Dipartimenti di spedizione e ricevimento, armeria, rimessaggio, briglie, selle e finimenti, equipaggiamento da campo, atrezzi e strumenti, magazzino ingegneristico, legnaia, magazzino scarti. Al punto B si dovevano avere: fabbrica cannoni, fabbrica carri, laboratorio, fabbrica armi leggere, fabbrica tende e finimenti, fabbrica polvere da sparo, ecc. In un arsenale di seconda classe erano presenti laboratori invece che fabbriche. Al punto C, sotto il capo dell'amministrazione, si trovavano il direttore capo dell'arsenale, funzionari civili, ufficiali, sottoufficiali e artificeri, capireparto, operai specializzati e operai civili, con gli impiegati necessari al lavoro di ufficio. Mella parte manifatturiera sono richiesti abilità e lavoro efficente ed conomico, sia pratico che amministrativo; nella parte di magazzinaggio, buona organizzazione e grande cura, grazie alla conoscenza dei magazzini bellici, sia in stato attivo che passivo, e scrupolosa precisione nella custodia delle merci, nella loro emissione e ricezione.

Pagine correlate


- Arsenale di Venezia
- Arsenale Militare Marittimo di Taranto Categoria:Architettura militare ja:工廠

Stretto di Messina

. ]] Lo Stretto di Messina è un tratto di mare che collega il Mar Ionio con il Mar Tirreno separando la Sicilia dal continente (Calabria). Nel tratto più stretto (a nord) è largo circa 3 km. Coordinate: tra 38°00' e 38°20' Nord e tra 15°30' e 15°40' Est. Tra Villa San Giovanni e Messina si svolge un intenso traffico di traghetti e aliscafi che permettono di trasportare non solo persone e automobili ma anche convogli ferroviari tra le due regioni. I collegamenti marittimi tra Reggio di Calabria e Messina si svolgono prevalentemente con aliscafi per il trasporto di persone. In futuro è prevista la realizzazione di un collegamento stabile tra le due regioni, ovvero il Ponte sullo Stretto di Messina, per il quale al momento è stato scelto il general contractor per la progettazione definitiva. Sullo Stretto si affacciano i seguenti comuni:
- lato siciliano
  - Messina
- lato calabro
  - Scilla
  - Villa San Giovanni e Campo Calabro (quest'ultimo sulle pendici)
  - Reggio di Calabria

Voci correlate


- Sicilia, Calabria
- Mar Tirreno, Mar Ionio
- Faro di Messina

Collegamenti esterni


- http://www.pontedimessina.it/ Messina ja:メッシーナ海峡

Odissea (Omero)

Odissea (Ὀδυσσεία) è un poema epico attribuito al poeta greco Omero; si compone di ventiquattro libri, per un totale di 12.007 esametri. L'opera narra le avventure di Ulisse (od Odisseo) dalla caduta di Troia fino al suo ritorno in patria ad Itaca. L'azione dellOdissea copre un arco di tempo molto breve, che non supera le sei settimane, ma in questo arco di tempo vengono raccontate le avventure intercorse in dieci anni. Quando Ulisse ritroverà Itaca, ne sarà stato lontano complessivamente diciannove anni, avrà una quarantina d'anni e i capelli castani. La prima traduzione in latino fu quella di Livio Andronico. Seguirono traduzioni in italiano di Bacelli, Pindemonte, Romagnoli, Vitali e Pascoli.

Datazione

L'opera, insieme allIliade
, viene composta nella Ionia d'Asia intorno al IX secolo a.C., anche se alcuni autori ne pospongono la nascita intorno al 720 a.C.. L'originale più antico dell'opera risale al VII secolo a.C., ed è questo che il tiranno ateniese Pisistrato usa quando, nel VI secolo a.C., decide di uniformare e dare forma scritta ad un poema che fino ad allora si era tramandato quasi esclusivamente per forma orale. Quest'ultima forma, però, continuerà fino al III secolo d.C. in Egitto, con tutti i cambiamenti e le mutazioni inevitabili nella forma orale.

Varie edizioni

L'edizione pisistratea, comunque, non rappresenta un canone fisso. In seguito, infatti, convive con le successive edizioni scritte delle città greche di Massalia (odierna Marsiglia), Creta, Cipro, Argo e Sinope. Queste edizioni vengono dette "politiche" (dal greco κατά πόλεις, katà póleis), nel senso di appartenenti alle poleis, alle città. Esiste un'edizione pre-ellenistica di origine ignota, chiamata πολύστιχος (poliùsticos, letteralmente "con molte linee"), e che presenta un maggior numero di versi rispetto alla versione pisistratea: gli studiosi tendono a considerarla una versione "annacquata" da interventi operati da chi la tramandava oralmente. Esistono poi delle edizioni di cui si sa molto poco dette "personali" (dal greco κατ' άνδρα, cat'àndra), nel senso che appartenevano a uomini (àndra) illustri, come Antimaco di Colofone o Euripide (figlio del più famoso drammaturgo). Sembra non confermato il fatto che anche il filosofo Aristotele avesse un'edizione personale delle opere di Omero.

L'opera

(Nota: per una sinossi dettagliata dell'opera vedi Odissea (trama); per le traduzioni che dellOdissea sono state fatte vedi Odissea (traduzioni)) L'opera è la storia dell'uomo che vuole vedere e che vuole conoscere. Quando i compagni consigliano Ulisse di abbandonare la grotta di Polifemo, lui vuole rimanere, per sapere chi la abitava. E quando deve passare vicino alle sirene, vuole sentire e provare la sensazione della loro forza ammaliatrice. Cosa si cela in quel palazzo che egli vede da lontano sull'isola di Eea? Persino Penelope vuole sapere e vedere, quando Ulisse si fa riconoscere. L'Odissea è il poema del ritorno di "Odisseo", come nellIliade, ha una durata in tempo di pochi giorni (40), ma vi è condensata una storia di 10 anni.
L'opera può essere divisa in due parti: prima del ritorno (libri I-XII) e il ritorno e il dopo-ritorno (lezione XIII-XXIV). Successivamente anche la prima parte può essere divisa in due: la "Telemachia" (libri I-IV) e gli errori di Ulisse (libri V-XII).
La Telemachia rappresenta lo stato della casa di Ulisse durante la sua assenza. Soprattutto celebra la efebia di Telemaco, che ha ormai raggiunto l'età per assumere direttamente il governo della casa.
Così l'Odissea ruota su tre nuclei detti: efebia di Telemaco, errori di Ulisse, ritorno e vendetta. Questi tre nuclei, ruotano tutti intorno al nodo centrale: le malversazioni dei proci. La poesia dellOdissea scorre lungo due temi o motivi fondamentali, il tema del ritorno e quello della vendetta. Questi talvolta confluiscono uno nell'altro, si arricchiscono di motivi minori, che concorrono a questo confluire o, ancor meglio, producono fusione o unità. Dominano anche parti distinte, come il sentimento nostalgico della patria lontana, il ricordo degli affetti e dell'amore.
La sua unità e coerenza poetica non è dubitabile, a riprova le innumerevoli rispondenze di tono. Anche la suddivisione in ventiquattro libri, che è tipica dei grammatici alessandrini, è una restaurazione di divisioni rapsodiche e aediche di tempi più antichi.

Citazioni


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Se un'intelligenza superiore volesse ragguagliare gli abitanti dei cieli sugli avvenimenti degli uomini e darne loro un'immagine esatta, userebbe il linguaggio di Omero. Joubert
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Omero è il padre e il perpetuo principe di tutti i poeti del mondo. Leopardi
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Omero fu uno storico, a quei tempi che le storie non si solevano né sapevano ancora narrare in prosa. Courier
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Rimane un prodigio inspiegabile come tutte le forze e le tendenze caratteristiche della grecità si presentino già chiaramente preformate in Omero. W. Jaeger
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Omero è tragico e non pessimista e desolato e disperato, perché quel che sempre sormonta nel suo sentire e lo conclude è l'idea della volontà eroica. B. Croce
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LIliade e lOdissea sono rimasti esemplari per tutta l'epopea occidentale, sino ai tempi più recenti, sino al Goethe e al Pascoli. G. Pasquali

Bibliografia


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Breve introduzione ad Omero (1989), di Raffaele Cantarella e Giuseppe Scarpat, Società Editrice Dante Alighieri

Voci correlate


- Odissea (trama)
- Odissea (traduzioni)
- Ulisse (o Odisseo) Categoria:Classici della letteratura Categoria:Letteratura greca ja:オデュッセイア ko:오디세이아 ms:Odyssey


Omero

Omero (pronuncia: o-mé-ro) - Con questo nome viene tradizionalmente identificato l'autore di due capisaldi della letteratura di ogni tempo, l'Odissea e l'Iliade. Le più antiche notizie che si hanno su di lui lo indicano come nato a Chio. E di Chio lo riteneva il poeta Semonide di Amorgo, tenendo conto che Pindaro menziona Chio accanto a Smirne.

La nascita

Non è improbabile che l'indicazione di questa patria tradizionale, si fondi sull'attribuzione che gli antichi fecero ad Omero di un inno ad Apollo Delio ("Inni omerici"), nel quale l'autore, senza indicare il proprio nome, si descriveva come cieco e vivente nella rocciosa Chio. Inoltre, in Chio, si trovava una società di poeti chiamata Omerici, che si vantava di discendere da lui. Ma ben presto altre città si contesero l'onore di paese natale del poeta: Colofone, Cuma, Pilo, Itaca, Argo e Atene; furono comunque tutte attribuzioni arbitrarie. Sono giunte ai nostri giorni ben sette "Vite" di Omero, tutte romanzate e fantastiche.

Biografia attribuita a Erodoto

La più antica e particolareggiata, falsamente attribuita dagli antichi ad Erodoto, risale al V secolo a.C. In essa si racconta che Creteide, un'orfana di Cuma eolica, fu sedotta ed abbandonata, ed il suo tutore per sfuggire alla vergogna la condusse a Smirne. Creteide si recò ad una festa sacra alla foce del fiume Meles e qui partorì un bambino che chiamò Melesigene (dal nome del fiume). Un maestro elementare, Femio, prese a servizio Creteide, vivendo con lei e crescendo il bambino, che, col passare degli anni, dimostrò le proprie attitudine artistiche.

I viaggi

Ben presto Melesigene divenne oggetto di ammirazione, oltre che per i cittadini di Smirne, per tutti i frequentatori stranieri della città; fra gli altri un armatore, un certo Mente, lo prese in viva simpatia, dimostrandogli quanto gli sarebbe stato utile viaggiare e conoscere nuovi paesi e nuove genti. Il poeta si lasciò convincere ed andò in giro per il mondo. Ovunque andasse, osservava, interrogava, s'informava su tutto, prendendo appunti. Arrivò ad Itaca, di ritorno dall'Iberia e dall'Italia, e si ammalò agli occhi e Mente, costretto dagli affari a proseguire il viaggio, lo affidò ad un amico, Mentore, uomo ricco ed ospitale. Qui apprese molti particolari che riguardavano le avventure di Odisseo e ne fece tesoro. Guarito dalla malattia, si riunì a Mente, continuando il suo girovagare, finché a Colofone, si ammalò nuovamente perdendo la vista.

La cecità

Fu costretto quindi a rinunciare ai viaggi e si stabilì a Smirne, dedicandosi alla poesia. Non riusciva però ad guadagnare abbastanza per vivere e dovette trasferirsi a Cuma. Durante il viaggio, presso la bottega di un calzolaio a Neotico, improvvisò i versi «Abbiate riguardo per chi ha bisogno di ospitalità, voi che abitate l'eccelsa città, figlia di Cuma dai begli occhi, all'estremo piede di Sedene pieno di selve, voi che bevete l'ambrosia acqua del fiume divino, dell'Ermo vorticoso, di cui fu padre Zeus immortale». Tichio, il calzolaio, fu mosso da pietà ed ospito il poeta, che compose altre opere, "La spedizione di Amfiarao contro Tebe" ed altri inni agli dei.

Cuma

Melesigene si accorse che i guadagni diminuivano, si spostò a Cuma e compose il famoso epigramma per Mida: «Finché l'acqua fluisca e fioriscano i grandi alberi e il sole sorgendo risplenda e la fulgida luna, io qui restando sul lacrimato sepolcro annunzierò ai passanti che questa è la tomba di Mida». A Cuma ottenne grande successo quindi chiese di essere mantenuto dalla città, per renderla gloriosa con la sua poesia; perorò la sua causa all'assemblea, ma un principe si oppose, rilevando che se la città si fosse data a mantenere tutti i ciechi, avrebbe attirato su di sé tutti i disutili dei dintorni.

Il nome Omero

Ecco nascere il nome che lo renderà famoso per sempre: in lingua cumana "cieco" si diceva ομηρος. Ho mè Orôn, infatti, significa "Il non vedente". Altri studiosi attribuiscono alla parola ομηρος il senso di "ostaggio". Da quel giorno, non fu più chiamato Melesigene ma Omero. Omero abbandonò Cuma e riprese la sua vita errante, incontrando a Focea un maestro di scuola, Testoride, che si offrì di mantenerlo a sue spese purché Omero gli concedesse una copia di tutto ciò che aveva composto e che avrebbe composto in futuro.

L'Odissea

Omero accettò, componendo subito "La piccola Iliade" e la "Focide". Ma Testoride lo abbandonò, trasferendosi a Chio, dove si affermò con le poesie di Omero. Il poeta, informato dell'indegno comportamento, si recò immediatamente a Chio. Il viaggio fu avventuroso e dopo varia peripezie, riuscì a sbarcare nei pressi della città, a Bolisso, dove fu ospitato dal pastore Glauco. Glauco parlò di lui al suo padrone, che gli affidò l'educazione dei figli. Finalmente Omero riuscì a trascorrere un periodo di vita sereno, accumulando anche una certa sostanza, sposandosi, ed avendo due figlie. È questo il periodo in cui compose lOdissea.

La morte

Intanto, non appena a Chio arrivarono le opere di Omero che lo resero famoso, Testoride decise di allontanarsi dalla città.
Da tutta la Grecia accorreva gente per vedere Omero. Decise così di trasferirsi sul continente, trascorse l'inverno a Samo, quindi partì per Atene, ma a Ios si ammalò e morì.

Le altre biografie

Le altre "Vite", attribuite a Plutarco, a Proclo o anonime, non aggiungono molto di più e non meritano di maggiore fede.
Neanche il "Certame di Omero e di Esiodo" ci dà ulteriori particolari, giunto a noi in una redazione di età adrianea, ma avente un nucleo molto più antico. In quest'opera si immagina che i due poeti si siano incontrati per caso per onorare le esequie di Anfidamante, re dell'Eubea, dando luogo ad una competizione poetica vinta da Esiodo, premiato dal re in quanto esaltatore di agricoltura e pace in contrasto di chi aveva cantato di guerre e stragi.

Le vere notizie biografiche

In realtà, tutto il contenuto delle vite è leggendario. Del poeta sappiamo con certezza soltanto il nome, Omero, che può significare "cieco", "schiavo", od "ostaggio". Quale sia la sua reale valenza, però, è del tutto ignoto. Tutti gli storici moderni sono concordi, inoltre, nel giudicare assai incerto il luogo di nascita; la maggioranza propende per Chio o Smirne. Un dato della leggenda è verosimile, ovvero la sua vita errabonda. Le sue opere dimostrano la conoscenza di paesi e popoli che non può non essere diretta.
Povertà, cecità e ambiente plebeo, sono elementi della sua vita che molti critici rifiutano, in quanto vedono, specialmente nell'Iliade, opere cortigiane. Il passo dell'Iliade in cui si presagisce che la discendenza di Enea regnerà un giorno sui troiani, sembra essere profezia
ex eventu, dimostrando come Omero vivesse nella Troade nella corte di una dinastia che vantasse Enea come proprio iniziatore. L'età in cui visse il poeta, per gli antichi non è chiara, Erodoto riteneva che fosse vissuto prima di lui di almeno quattro secoli (IX secolo a.C.).

La questione omerica

La paternità della "questione omerica" viene attribuita a François Hédelin abate d'Aubignac (1604-1676), a Giambattista Vico (1668-1744) e a Friedrich August Wolf (1759-1824). Hédelin, è in alcune "Congetture accademiche sull'«Iliade»" (pubblicate postume nel 1715), dava un giudizio negativo della poesia dell'Iliade e riteneva che il poema fosse un centone (richiamando l'etimologia corrente della rapsodia "canti cuciti insieme"): un
esprit ingénieux, tra l'enorme mole di canti eseguiti nelle feste e nelle corti principesche, ne avrebbe raccolto una quarantina, apportandovi tagli, aggiunte, adattamenti e correzioni, spiegando così le ineguaglianze e le contraddizioni contenute. Vico, che non conosceva l'opera di Hédelin, scrisse nella seconda edizione della "Scienza nuova" (1730) la sua convinzione che i poemi omerici fossero « per più mani lavorati e condotti » e mettendo in dubbio l'esistenza di Omero, lo presentava come un simbolo. Nei "Prolegomena ad Homerum", Wolf si ispira a Hédelin, ma con un'indagine più profonda ed un maggiore rigore critico, sosteneva che all'epoca di Omero non si conoscesse la scrittura e che quindi un solo poeta non avrebbe potuto comporre e tramandare a memoria tante migliaia di versi: i poemi omerici erano una raccolta di poemetti popolari, raccolti in un secondo tempo, per un'opera commissionata da Atene (forse Pisistrato) nel VI secolo. Le prime due teorie rimasero quasi sconosciute, mentre quella di Wolf fece scalpore e segnò l'inizio della "questione omerica", iniziando una serie enorme di studi sull'opera di Omero. Nonostante una delle teorie di Wolf si dimostrò infondata (ricerche archeologiche dimostrarono l'esistenza della scrittura già alcuni secoli prima di Omero), la tesi di Omero simbolo fu ancora sostenuta. Le ipotesi di Lachmann trovano una certa analogia con quelle di Hédelin, secondo lui l'Iliade sarebbe composta da 16 canti popolari riuniti e poi trascritti per ordine di Pisistrato (Kleinliedertheorie). Opposta la tesi di Herrmann: i due poemi omerici deriverebbero da due nuclei originali ("Ur-Ilias" e "Ur-Odyssee"), a cui sarebbero state fatte aggiunte ed ampliamenti. La questione omerica è lontana dall'essere risolta, perché in realtà è insolubile. I dati che si possono considerare assodati sono:
- Iliade ed Odissea non sono opera dello stesso autore, rispecchiano civiltà, usi e costumi assai diversi
- uno fu il poeta autore dell'Iliade o, meglio, della gran parte dell'opera, che ebbe in seguito degli ampliamenti e l'aggiunta di qualche canto (sono sicuramente posteriori il catalogo delle navi nel libro II e il libro X)
- nessun motivo impedisce di pensare che l'autore di questa si chiamasse Omero, il quale forse fu di Smirne e visse nella Troade alla corte di un principe. I poemi omerici presuppongono la preesistenza di brevi poemi epici esametrci, preceduti da canzoni (probabilmente eoliche) composte in strofe di brevi versi, talvolta anche con la rima. categoria:biografie categoria:poeti greci ja:ホメロス ko:호메로스 ms:Homer simple:Homer th:โฮเมอร์


Scilla (mitologia)

", opera di Johann Heinrich Füssli (1794-1796)]] Scilla è una figura della mitologia greca, era un mostro marino. Egli dimorava in una grotta di fronte al pericoloso vortice di Cariddi.
NellOdissea, Omero la descrive come un'immortale, figlia della dea Crateis, senza precisare il nome del padre.
La indica come un mostro con sei teste e dodici gambe, che strappava i marinai dalle loro navi, quando, per evitare i vortici di Cariddi, si avvicinavano alla sua tana. Altre tradizioni la indicano come figlia di Forci e di Ecate. La fanciulla era amata da Poseidone, Anfitrite ne era gelosa ed avvelenò l'acqua nella quale si bagnava e la trasformò in mostro. La tradizione ha localizzato la sua grotta nello stretto di Messina.
Scilla viene talvolta indicata come la personificazione della piovra che vive nelle acque del Mediterraneo. Categoria:Animali della mitologia greca Categoria:Creature leggendarie


Eubea

Eubèa (in greco ) è un'isola (3658 km², 163.000 ab.) della Grecia, situata nel Mare Egeo, adiacente a parte della costa sud-orientale della penisola, con capoluogo Calcide. In prevalenza montuosa, ha piccole pianure fertili adibite alla coltivazione di olivi, viti, cereali, frutta. Sono presenti cave di marmo cipollino, miniere di lignite e magnesite. Famosa un tempo per i suoi numerosi buoi (da cui origina il nome), oggi il suo allevamento si concentra quasi esclusivamente sugli ovini.

Storia

In età arcaica, le città di Calcide ed Eretria, ebbero un ruolo importante nella colonizzazione greca dell'Egeo nordoccidentale, dell'Italia e della Sicilia. Fu abitata da popolazioni ioniche. Nel VI sec. a.C. fu sottomessa dagli Ateniesi. I macedoni la occuparono nel 338 a. C., dopo la battaglia di Cheronea. Nel 1205 fu conquistata da Bonifacio del Monferrato e nel 1470 dai Turchi. Ritornò alla Grecia nel 1830. Categoria:Isole della Grecia

730 AC

Eventi


- ... Fondazione dell'attuale Reggio Calabria

Nati


- ...

Morti


- ... 071

Mar Mediterraneo

Il Mar Mediterraneo è un mare intercontinentale che si trova tra Europa, Africa e Asia. La sua superficie approssimativa è di 2,5 milioni di km² ed ha una larghezza di circa 6000 km. Il Mediterraneo è collegato ad ovest all'Oceano Atlantico, attraverso lo Stretto di Gibilterra. Ad est raggiunge il Mar di Marmara e il Mar Nero, tramite i Dardanelli e il Bosforo. Il Mar di Marmara è spesso considerato parte del Mediterraneo, mentre il Mar Nero viene generalmente distinto. Il Canale di Suez a sud-est collega il Mediterraneo al Mar Rosso. Le maree sono molto limitate a causa dello scarso collegamento con l'oceano. Il clima mediterraneo è generalmente caratterizzato da inverni umidi ed estati calde e secche. Coltivazioni caratteristiche della regione sono: olivo, vite, agrumi, e quercia da sughero. La regione del Mediterraneo ha una lunga storia di civiltà.

Il nome

Il termine Mediterraneo deriva dalla parola latina Mediterraneus, che significa in mezzo alle terre. Il Mar Mediterraneo attraverso la storia dell'umanità è stato conosciuto con diversi nomi. Gli antichi Romani lo chiamavano, ad esempio, "Mare Nostrum" (latino per "Mare Nostro"). Attualmente, "The Med" è una contrazione in lingua inglese per indicare il Mar Mediterraneo.

Morfologia

Per quanto riguarda la topografia del fondale il Mediterraneo è diviso in due bacini principali che si possono considerare semichiusi. Il primo è quello del Mediterraneo occidentale, delimitato dal canale di Sicilia e caratterizzato da ampie piane abissali, il secondo, il Mediterraneo orientale, è molto più accidentato e dominato dal sistema della dorsale Mediterranea.

Il bacino occidentale

Il bacino occidentale comprende il Mare di Alboran, il bacino Algero-Provenzale o balearico e il bacino Tirrenico.

Mare di Alboran

È la parte più occidentale del Mar Mediterraneo, delimitato a occidente dallo stretto di Gibilterra e a oriente dalla linea che congiunge Cabo de Gata in Spagna con Capo Fegalo in Algeria. Occupa una supeficie di circa 54.000 km² e la profondità massima è di 1500 m nella parte occidentale e 1200 m in quella orientale. La piattaforma continentale si estende per una larghezza compresa fra i 2 e 10 km lungo la costa spagnola e per un massimo di 18 km lungo la costa nordafricana. Al centro del Mare di Alboran si trova l'isola omonima.

Bacino algero-provenzale

Comprende un area più o meno triangolare che si estende dal Golfo di Valencia, il Mar Ligure e il Mare di Alboran. Ha una superficie di circa 240.000 km² e una profondità massima di circa 2800 m. In alcuni tratti costieri, tipicamente alle foci dell'Ebro e del Rodano la piattaforma continentale raggiunge anche i 60 km di larghezza, con un massimo di 72 km presso il Golfo del Leone. La larghezza minima si ha invece tra Genova e Tolone, dove il fondale è caratterizzato da ampi e profondi canyon. Le isole di Maiorca e Minorca hanno una piattaforma comune mentre Ibiza è separata da un braccio di mare profondo 800 m. Al centro del bacino si trova la piana abissale delle Baleari, profonda dai 2600 a i 2800 metri.

Bacino tirrenico

Il bacino tirrenico è la parte più profonda del Mediterraneo Occidentale, raggiunge infatti i 3800 m di profondità. Il fondale è caratterizzato dalla presenza di numerose dorsali e di rilievi di tipo vulcanico. Vi sono elevate montagne sottomarine che in alcuni casi si elevano fino a -500 m come il Monte Marsili e il Monte Valivov. Poche e di modeste dimensioni sono le piane abissali fra le quali si trovano la piana di Corsica, la piana di Orosei, la piana di Olbia, la piana abissale tirrenica e il rialzo pliniano. Il bacino è praticamente chiuso, è messo in comunicazione con i bacini adiacenti da pochi stretti passaggi. A nord un canale profondo circa 3/400 m lo mette in comunicazione con il Mar Ligure, lo stretto di Bonifacio, profondo non oltre i 50 m, lo mette in comunicazione con il bacino algerino così come il profondo canale, caratterizzato dalla presenza della fossa algero-tirrenica, mette in comunicazione i due bacini a sud della Sardegna. Il canale di Sicilia, dal fondale basso e caratterizzato dalla presenza di banchi che possono ridurre la profondità a poche decine di metri lo mette in comunicazione con il Mediterraneo Orientale.

Il bacino orientale

Fanno parte del Mediterraneo orientale il Mare Adriatico, il Mar Ionio, il Mar Egeo e il Mar di Levante.

Mar Adriatico

Il Mare Adriati