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| Musica Popolare |
Musica popolareCon musica popolare o musica folk o ancora canzone popolare (letteralmente musica e/o canzone del popolo) si indicano quei generi musicali che affondano le proprie radici nelle tradizioni di una determinata etnia, popolazione, o ambito geografico.
Questo concetto deve essere distinto da quello di musica pop; sebbene evidentemente "pop" sia un'abbreviazione di popular, "musica pop" indica più specificatamente la musica leggera contemporanea occidentale, per esempio il rock o la disco music, generi il cui legame con la musica tradizionale non è di norma molto stretto.
In generale, sebbene talvolta se ne sia persa memoria, ogni popolazione ha una propria tradizione di musica popolare, anche se non tutte queste tradizioni sono comunemente denominate "folk". La musica popolare di paesi del terzo mondo (in particolare dell'Africa), per esempio, viene più spesso indicata come etnica; mentre l'appellativo "folk" (o anche popolare) viene in genere associato alla musica popolare degli Stati Uniti o delle nazioni europee (soprattutto Regno Unito, Éire, Germania).
L'origine della musica tradizionale, il più delle volte, va ricercata nella necessità di uno strumento di comunicazione che potesse essere più facilmente accettato nell'ambito di una comunità ristretta e spesso chiusa. Si pensi ai canti d'amore della serenata, con i quali era certamente più semplice "dichiararsi" alla donna amata piuttosto che cercare l'occasione per farlo di persona.
La musica popolare tende ad essere strettamente legata (in alcuni casi in modo inseparabile) ad almeno due altri aspetti culturali di natura regionale: gli strumenti musicali con cui è eseguita e i balli che eventualmente la accompagnano. Ad esempio, la musica popolare scozzese è associata alle cornamuse e ad un tipo di danza denominata reel; quella irlandese ai violini, a particolari percussioni come il bodhran e alla giga. Nella tradizione italiana si pensi invece al ruolo svolto in regioni diverse da strumenti come la fisarmonica, il mandolino, l'ocarina o lo scacciapensieri, oppure da balli come la tarantella, il saltarello o il ballo liscio.
La musica popolare è spesso concepita in modo da poter essere suonata da suonatori non troppo esperti e certamente non virtuosi; nella maggior parte dei casi, essa nasce o ha la sua principale espressione in momenti di aggregazione sociale come feste, sagre, o celebrazioni.
In Italia come in altri paesi, la musica popolare tradizionale ha ancora un ruolo importante e un vasto seguito, sebbene sia diffusa attraverso canali che solo in rari casi (ovvero solo per pochissimi artisti di particolare successo) coincidono con quelli della musica pop, ovvero con la grande distribuzione. Molti sottogeneri di musica popolare italiana sono noti principalmente attraverso i balli a cui sono legati (per esempio il liscio) e difficilmente hanno visibilità al di fuori delle feste e sagre di paese. Ad altri, di più antica tradizione, viene invece riconosciuta una maggiore dignità musicale. È il caso della canzone napoletana).
Come la musica etnica, il folk è continuamente soggetto a contaminazioni con il pop. Fra i generi folk che hanno maggiormente influenzato la produzione pop vi sono la musica celtica (si pensi all'italiano Angelo Branduardi) e la musica country, che ha generato con il rock infinite combinazioni.
Voci correlate
- Danza popolare
- Canto popolare
- etnomusicologia
- Danza storica
- Danze di animazione
Popolare
Categoria:Tradizioni popolari
categoria:generi musicali
ja:フォークソング
Generi musicali
I generi musicali sono classi di composizioni musicali.
Il grado di omogenità formale e stilistica di tali raggruppamenti è molto variabile e diviene addirittura nullo nel caso di generi con alle spalle una lunga storia, quali la musica sinfonica o l'opera lirica. La loro identità si fonda piuttosto sul contesto sociale e ambientale a cui le composizioni sono destinate (il teatro, la sala da concerto, la discoteca, la strada, la sala da ballo, la chiesa, il salotto) e sulle diverse modalità con cui la musica si coniuga di volta in volta ad altre forme di spettacolo, arte o letteratura, quali il teatro, l'immagine, la poesia, il racconto.
A conferma dello stretto legame che intercorre tra genere musicale, recezione e fruizione, negli ultimi decenni l'industria discografica ha spesso preferito, per ragioni commerciali, inquadrare gli interpreti entro singoli generi.
I nuovi generi musicali e la loro classificazione
In anni recenti, alcuni generi musicali, universalmente riconosciuti come tali ma ancora non soggetti ad importanti trasformazioni storiche, sono stati classificati in base ad un insieme di criteri di tipo diverso, quali le forme musicali, le sonorità caratteristiche, gli stili, gli strumenti impiegati, i temi trattati nei testi letterari eventualmente abbinati alla musica e, talvolta, i collegamenti e le contaminazioni con generi musicali antecedenti o con tradizioni musicali provenienti da aree geografiche diverse. La combinazione di tutti questi fattori definisce sinteticamente l'identità del genere musicale, rendendolo riconoscibile ai suoi fruitori abituali.
- Musica sacra
- Musica liturgica
- Cantata
- Musica sinfonica
- Sinfonia a programma
- Musica da camera
- Musica pianistica
- Musica per balletto o Musica per danza
- Opera lirica
- Opera seria (Italia)
- Intermezzo (Italia)
- Opera buffa (Italia)
- Farsa (Italia)
- Tragédie-lyrique (Francia)
- Opéra-comique (Francia)
- Grand-Opéra (Francia)
- Singspiel (area germanica)
- Zarzuela (Spagna)
- Teatro musicale da camera
- Operetta
- Cantata (profana)
- Oratorio
- Musiche di scena
- Musica classica indiana
- Musica classica giapponese
- Gagaku
- Musica sperimentale
- Musica minimalista
- Musica puntillista
- Musica arcaicizzante
- Musica da film
- Ambient
- Trip Hop
- Drum'n'Bass
- Jungle
- Techstep
- Hardstep
- Clownstep
- Atmospheric Drum'n'Bass
- Jump-Up
- Electro
- Acid
- Electro House
- Jackin
- Electro clash
La unificazione dei due sovrageneri deve essere considerata una semplificazione di una realtà molto complessa e soggetta a punti di vista non facilmente conciliabili. Da una parte è vero che il concetto di musica etnica nasce per compensare il disinteresse della cultura musicale occidentale verso tutta la musica non destinata a contesti sociali alti o estranea all'area geografica dell'Europa centrale, e che di conseguenza non tutta la musica etnica si può considerare popolare. Dall'altra, a partire dal XX secolo, la musicale popolare acquista per lo più un'importanza commerciale che ne fa qualcosa di sostanzialmente diverso, e tuttavia tende spesso ad assorbire ed inglobare elementi propri della musica etnica.
- Bambuco
- Bluegrass
- Country
- Country Rock
- Folk Rock
- Hillibilly
- Musica afrocubana o Musica caraibica
- Musica celtica
- Musica folk
- Musica latina
- Musica per banda
- World Music
- Blues
- R&B
- Soul music
- Nu Soul
- Hip Hop-Soul
- Funky
- Hip Hop
- Acid Jazz
- Be Bop
- Cool jazz
- Dixieland
- Free Jazz
- Fusion
- Grunge Jazz
- Jazz manouche
- Hard Bop
- Latin Jazz
- Main Stream
- Modal jazz
- New Orleans
- Nu jazz
- Ragtime
- Smooth Jazz
- Swing
- Western Swing
- Doom metal
- Sludge metal
- Stoner metal
- Gothic metal
- Nu metal
- Rapcore
- Crossover
- Thrash metal
- Speed thrash metal
- Teutonic thrash metal
- Death metal
- Brutal death metal
- Melodic death metal
- Progressive death metal
- Grindcore
- Black metal
- Scandinavian metal
- Viking metal
- Gothenburg sound
- Symphonic black metal
- Vampiric metal
- Industrial metal
- Power metal
- Speed power metal
- Symphonic speed power metal
- Extreme power metal
- Epic metal
- Melodic metal
- New Wave of British Heavy Metal
- Funk metal
- Hair metal
- Progressive metal
- Glam metal (o Street metal)
- Love metal
- Musica leggera
- Rock italiano
- Grunge (o Seattle Sound)
- Grunge-a-billy
- Riot Grrrl
- Rock and Roll
- Rock-a-billy
- Garage Rock
- Krautrock
- Musica Beat
- Merseybeat
- Hard Rock
- Rock psichedelico
- Pasley underground
- Pop Rock (o Rock Pop)
- Post rock
- Punk Rock
- Raga Rock
- Rap rock
- Rock blues
- Rock sinfonico
- Southern Rock
- Stoner rock
- Art rock
- Rock progressivo e Rock progressivo italiano
- Rock sinfonico
- Glam rock
- Brit Pop
- Space rock
- Pop classica
- Indie Rock
- Dark rock
- Alternative Rock (o Alt Rock)
- Punk Rock
- Punk '77 (o Street Punk)
- Hardcore Punk (o American Hardcore)
- Riot grrrl
- Oi! Punk
- Emo Punk (o Emocore)
- Ska Punk
- Pop Punk (o Melodic Punk/Mladic Punk)
- Skate Punk
- Punk'n'Roll
- Punk Rock italiano
- Garage Punk
- Surf
- Punk-a-billy
- Dark Wave
- Ambient
- Suoni della Natura
- Chillout
- World Music
Musica da discoteca
- Ambient
- Commercial
- Disco music
- Garage
- House music
- .mod music
- Techno
- Techno Trance
- Progressive
- Hardcore
- Hardstyle
- Alternative
- Rock Steady
- Reggae
- Dub
- Ragga
- Skacore
- Dancehall
Voci correlate
- Tipi di composizioni musicali
Categoria:Musica
Categoria:Liste
Categoria:Generi musicali
ja:音楽のジャンル一覧
Etnia
Per etnia si intende il sottoinsieme di un gruppo umano.
I criteri per distinguere fra di loro le diverse etnie non sono chiariti in modo univoco, nè accettati da tutti gli studiosi.
Alcuni dei criteri più accettati sono la condivisione di una stessa lingua, di una stessa religione, di una stessa sede di insediamento storica. In alcuni casi il concetto di etnia si avvicina a quello di nazione (da non confondere con quello di stato).
Categoria:Antropologia
ms:Etnik
simple:Ethnic group
PopolazioneLa popolazione è l'insieme degli individui intraspecifici di una data area considerata.
In geografia è il numero di abitanti di una località o regione.
Le caratteristiche numeriche dei sottoinsiemi (p.e. le etnie) possono far parte della descrizione della voce popolazione.
Eventuali variazioni di popolazione attraverso il tempo sono oggetto di studio della demografia.
La storia della popolazione mondiale
La popolazione del nostro pianeta ha raggiunto i 6 miliardi di abitanti nel 1999. Si suppone che la popolazione della terra sfiorerà gli 8 miliardi entro il 2025. In realtà, non è possibile prevedere con sufficiente esattezza quali mutamenti economici, sociali e culturali si verificheranno nel mondo nel lungo periodo.
La crescita della popolazione è caratterizzata da ritmi molto elevati negli ultimi due secoli, e solo negli ultimi decenni ha rallentato (o si è quasi arrestata) nei paesi sviluppati, e accenna a rallentare in alcuni fra i paesi meno sviluppati. In passato, la crescita è stata generalmente più lenta, ma ha comunque conosciuto dei cambi di velocità.
Non è facile ricostruire con esattezza la storia della popolazione mondiale. Oggi, in quasi tutti i paesi del mondo si svolgono più o meno regolarmente (in Italia, a partire dal 1861, ogni dieci anni) dei censimenti della popolazione, che i governi organizzano con grande impegno. Tuttavia, ancora oggi, non dappertutto i censimenti si svolgono con la necessaria regolarità. Per esempio, ci sono paesi nei quali non vengono eseguiti perché un gruppo dominante religioso, etnico, linguistico, sociale vuole nascondere il fatto che un altro gruppo è cresciuto di più, e potrebbe quindi avanzare delle rivendicazioni. Ma soprattutto, il censimento generale della popolazione, eseguito con metodi scientifici, è uno strumento moderno, che si è affermato negli ultimi due secoli (anche se non mancano illustri precedenti nella Roma antica o nell'impero cinese).
Una decisa ripresa, con l'inizio di un altro balzo, si ebbe verso la fine del Settecento. In poco meno di due secoli, fra il 1800 e il 1992, la popolazione del mondo si è quasi sestuplicata. Ma la crescita non è stata uguale per tutti i continenti. In Europa la popolazione è cresciuta di circa tre volte e mezzo; in Asia, di cinque volte; in Africa, di più di sei.
Le Americhe fanno storia a sé. Conobbero un pauroso declino demografico fra il Cinque e il Seicento, dopo la conquista europea, quando le popolazioni native vennero sterminate soprattutto dalle malattie arrivate dall'Europa. Ancora all'inizio dell'Ottocento, le Americhe non ospitavano più di 24 milioni di persone. Questa cifra si è moltiplicata per più di 30 in meno di due secoli, a causa dell'arrivo in America di coloni europei. In particolare l'America Latina è passata da 19 milioni di abitanti nel 1800 a 543 nel 2003.
La popolazione è distribuita in modo non uniforme sulla Terra
Quasi tutta l'umanità vive concentrata su poco più di un sesto delle terre emerse.
Alcuni fattori hanno condizionato in passato, e in parte condizionano ancora oggi, il popolamento.
Il primo fattore è la latitudine. In effetti, la distanza dall'Equatore porta verso le regioni a clima temperato e monsonico dove si concentra una buona parte dell'umanità. Sono le regioni in cui l'agricoltura si è sviluppata con buoni risultati fin dall'antichità. Verso i Poli, per il grande freddo, la popolazione diminuisce rapidamente.
Un secondo fattore è la distanza del mare e dei grandi corsi d'acqua. In tutti i continenti il popolamento è molto elevato lungo le coste dei mari e degli oceani, mentre diminuisce man mano che ci si allontana dalla costa e dall'acqua.
Un terzo fattore è l'altitudine. Il popolamento più fitto si trova nelle aree di pianura, mentre le montagne e gli altopiani elevati, freddi e di difficile coltivazione, hanno sempre respinto gli uomini.
Infine, gli insediamenti dipendono dalle risorse che ogni ambiente offre e che gli uomini sono in grado di sfruttare. In effetti, le steppe aride, i terreni gelati, i luoghi desertici e privi di vie d'acqua, i territori scarsi di risorse alimentari hanno in passato respinto gli uomini. Oggi il popolamento dipende, per le diverse forme che assume, anche dal grado di sviluppo economico delle varie aree del mondo.
Ragionando in modo molto semplificato, si può dire che il mondo sia diviso da una linea immaginaria, orizzontale, che separa le nazioni ricche ed evolute nel Nord e quelle povere e in via di sviluppo nel Sud della Terra. Le differenze nel livello di vita generano flussi migratori dai luoghi più miseri verso quelli più ricchi. Questo fenomeno accade anche all'interno di ogni stato, ricco o povero che sia: le popolazioni che tendono in genere a concentrarsi nelle aree urbane, abbandonando le campagne.
Dove la Terra è molto popolata
L'emisfero boreale è più popolato di quello australe. Però aree molto abitate si alternano ovunque ad aree poco popolate. La maggior densità demografica si trova in tre aree.
La prima è situata in Asia e si estende da un lato tra la pianura del fiume Indo e quella del fiume Gange includendo Pakistan, India e Bangladesh, dove vivono oltre un miliardo di persone; dall'altro lato sono intensamente popolate aree della Cina e del Giappone e, più a Sud, dell'Indocina e dell'Indonesia. In totale, l'area monsonica asiatica accoglie più della metà della popolazione mondiale. L'insediamento umano risale a migliaia di anni fa, quando si svilupparono antiche civiltà dedite alla coltivazione del riso, che ancora oggi è la risorsa alimentare di basa delle popolazioni asiatiche.
Una seconda area fittamente abitata è l'America Settentrionale dove, oltre che per il clima temperato e le favorevoli risorse ambientali, la popolazione è cresciuta per motivi storici derivanti sia dall'immigrazione europea sia dallo sviluppo industriale e urbano. La terza area è l'Europa lungo le coste del Mare del Nord e lungo l'asse del fiume Reno, ricco di risorse minerarie. L'Europa ha ospitato antiche civiltà fondate sulla coltivazione del grano e poi è stata la culla dello sviluppo industriale. Ci sono poi altre regioni ad alto popolamento, come la valle del Nilo, la costa del Brasile, le isole dei Caraibi.
Dove la terra è poco popolata
Ci sono spazi immensi dove gli uomini abitano poco o nulla. Si tratta di luoghi bellissimi, necessari all'equilibrio globale della Terra, ma inospitali. Però anche in queste zone vi sono insediamenti di popolazioni che hanno saputo convivere con le difficilissime condizioni di vita.
Le foreste tropicali, per esempio, hanno un clima caldo-umido, il suolo è invaso da una fittissima vegetazione spontanea e nelle vastissime paludi ci sono insetti che rendono l'ambiente malsano (zanzare portatrici di malaria, di febbre gialla ecc.). Tuttavia, anche in questo ambiente si sono insediate varie popolazioni, molte delle quali rischiano oggi l'estinzione per la distruzione del loro habitat provocata dallo sfruttamento delle risorse di quelle terre vergini.
Le zone aride e desertiche hanno piogge così scarse che i lunghi periodi di siccità rendono quasi impossibile l'agricoltura. Anche qui, tuttavia, sono riusciti a vivere popoli in grado di sfruttare le misere coltiazioni delle oasi e popoli nomadi, dediti alla pastoriazia e al commercio (come i Tuaregh del Sahara). Le zone montane offrono un habitat adatto all'uomo solo alle quote inferiori ai 2000 metri. Vi sono però popoli che vivono sull'altopiano del Tibet, in Asia, a più di 5000 metri di quota, testimoni, con i loro templi, di civiltà antichissime; inoltre, le popolazioni andine abitano gli altopiani della Cordigliera delle Ande a oltre 4000 metri di altezza.
Gli immensi spazi glaciali dell'Artide e dell'Antartide, fondamentali per la regolazione del clima della Terra, sono inospitali, anche se nelle regioni artiche del Canada, dell'Europa e della Groenlandia vivono le popolazioni Inuit e lappone, organizzate in piccole comunità dedite alla caccia e alla pesca.
Gli uomini si concentrano nelle città
La crescita delle città costituisce uno dei fenomeni più importanti della nostra epoca: in tutto il mondo la popolazione tende a concentrarsi negli insediamenti urbani e già oggi più di metà degli abitanti della Terra vive in città, mentre all'inizio del 1800 i cittadini erano solo 5 persone ogni 100.
Nei paesi sottosviluppati, la popolazione urbana cresce a un ritmo tre volte superiore rispetto ai paesi sviluppati. C'è però una grande differenza tra quanto accade nei paesi ricchi e in quelli poveri. Nei paesi ricchi l'urbanizzazione è frutto dello sviluppo: le città offrono posti di lavoro e un modo di vita per molti più interessante. Dove la società è più ricca ed evoluta si sta anzi delineando una tendenza contraria: attività industriali, aree commerciali e zone residenziali si spostano dalla città verso altri luoghi. È il decentramento urbano. Numerose fabbriche sono sorte in zone agricole, perché le reti telematiche e i trasporti veloci tendono ad annullare le distanze. In aree extraurbane, talvolta in aperta campagna, sono sorti grandi centri commerciali e insediamenti residenziali. Nei paesi poveri, invece, le grandi masse che si accalcano nelle sterminate periferie delle città, inseguono solo la speranza, spesso solo illusoria, di migliorare la propria esistenza.
Le grandi concentrazioni urbane
Si definisce metropoli quella città che estende la propria influenza a vaste regioni che la circondano: la metropoli di Houston, in USA, si estende per 1500 chilometri quadrati, quella di Pechino, in Cina, per 16000. Le metropoli hanno una popolazione elevata, spesso superano i 10 milioni di abitanti, e un'alta densità di abitanti (per esempio, 14000 abitanti per chilometro quadrato a Tokyo).
Diversa dalla matropoli è la conurbazione, che si è realizzata dove i centri urbani, con le proprie cinture di città satelliti, si sono congiunti senza perdere la propria identità e autonomia. La conurbazione è una configurazine territoriale più vasta e complessa di una singola città. Nelle regioni in cui diverse conurbazioni si sono saldate, si sono formate le megalopoli, costituite da serie di città di varie dimensioni, tra cui si allargano anche aree non edificate ricoperte di boschi e parchi, zone agricole dove si coltivano ortaggi e frutta destinati al consumo degli abitanti. Il territorio della magalopoli è molto articolato e alterna aree urbane a spazi agricoli, industriali, ricreativi.
La più grande megalopoli si è formata nel Nord-Est degli Stati Uniti, sulla costa atlantica, lungo l'asse Washington - Boston. Essa è lunga circa 600 chilometri, larga circa 200. Conta circa 50 milioni di abitanti, con una densità media di 300 persone per chilometro quadrato. Comprende altre importanti città come New York, Filadelfia, Baltimora: in totale 30 aree urbane.
La megalopoli chiamata "San San" da San Francisco a San Diego, si affaccia per 800 chilometri di lunghezza sulla costa dell'Oceano Pacifico, in California. La megalopoli di Chippitts, da Chicago a Pittsburgh, è disposta invece lungo i grandi laghi centrali. Una grande megalopoli è quella del Tokaido, in Giappone. Anch'essa è sorta lungo il mare e si sviluppa per circa 300 chilometri.
La città nei paesi sottosviluppati
Molte città dei paesi sottosviluppati hanno un'origine coloniale e furono fondate dagli europei dal nulla o sostituendo gli insediamenti precedenti. Queste città sorsero lungo le coste o sulle foci dei grandi fiumi perché servivano da punti di raccolta delle materie prime che provenivano dall'interno. Perciò le attività urbane si concentravano intorno alle funzioni del commercio e del trasporto delle merci. Nei centri cittadini abitavano gli europei, e alcune famiglie ricche locali associate alle attività dei conquistatori.
I centri storici sono quindi molto simili a quelli delle città europee, soprattutto nell'America Meridionale, dove giunse l'azione colonizzatrice della Spagna e del Portogallo.
Le città dei paesi sottosviluppati sono divise in due settori del tutto diversi. C'è il settore moderno, con alcuni grattacieli, sedi normalmente di banche o compagnie internazionali, strade ampie e intasate di traffico, alberghi di lusso per i turisti stranieri.
Nel settore tradizionale della città, invece, le casa sono malandate, pullulano gli artigiani, i lustrascarpe, i piccoli commercianti adagiati sugli scalini di qualche casa. Colori, odori, oggetti di ogni tipo si mescolano e la confusione è sempre grandissima. La pulizia delle strade è scarsa e le auto circolanti sono vecchie e scassate. La maggior parte della popolazione vive negli insediamenti abusivi che circondano l'area edificata centrale. Si tratta di costruzioni temporanee, innalzate dagli abitanti stessi e fatte con mezzi di fortuna: lamiere ondulate, cartone, legno, ferro, taniche di plastica. Mancano l'acqua corrente, le fognature, la scuola, i negozi alimentari; quasi sempre c'è però un televisore! Sono le baraccopoli che prendono nomi suggestivi: favelas in Brasile, callampas in Cile, villas miseria in Argentina, bustess in India. Queste periferie brulicanti sono estesissime e ospitano più di metà della popolazione urbano dei paesi sottosviluppati.
Le dinamiche demografiche
La Terra non è sempre stata popolata come oggi. All'inizio del 1900, il nostro pianeta aveva circa un miliardo di abitanti, meno di un quinto di quelli odierni. La popolazione mondiale per migliaia di anni era rimasta stazionaria: poi si è avviata una lenta crescita proseguita con alti e bassi fino al 1700. In seguito è diventata sempre più intensa e oggi esiste il problema della crescita eccessiva.
Normalmente la popolazione cresce di più dove le risorse sono abbondanti e dove l'economia più sviluppata ha migliorato le condizioni di vita. Infatti, nel corso della storia i grandi mutamenti hanno avuto profonde conseguenze sul movimento demografico.
L'agricoltura
Circa 6-7 mila anni fa venne fatta una delle più rivoluzionarie invenzioni: l'agricoltura. Per coltivare i campi, gli uomini abbandonarono il nomadismo e divennero sedentari. Grazie all'agricoltura e all'allevamento fu possibile garantire una base alimentare a un maggior numero di persone e la popolazione della Terra raggiunse, duemila anni fa, i 200 milioni di abitanti. Grazie all'agricoltura nacquero anche le prime città, la cui sopravvivenza era garantita proprio dalle risorse agricole.
La Rivoluzione industriale
Nei secoli successivi la popolazione della Terra ebbe oscillazioni dovute all'alternarsi di periodi di benessere e periodi di carestia. Fame, pestilenze, e guerre avevano decimato le popolazioni. Ma intorno alla metà del 1700 la situazione cambiò radicalmente perché allo sviluppo dell'agricoltura si unì la Rivoluzione industriale. In Europa e nell'America Settentrionale, pur tra molte disparità sociali, i progressi dell'industria migliorarono le condizioni di vita delle famiglie: le abitazioni diventarono più calde e igieniche, l'alimentazione più varie e completa, le carestie più rare. In seguito, la medicina fece passi da gigante e diminuì la mortalità, sia quella assoluta sia quella durante il primo anno di vita. Fino agli anni recenti, la crescita della popolazione è avvenuta nei paesi in cui lo sviluppo economico era maggiore.
Nati e morti nei paesi ricchi
Nei paesi ricchi le condizioni di vita sono migliori. La popolazione vive più a lungo e la durata media della vita supera i 70 anni. La mortalità è bassa, inferiore ai 10 per mille, il che significa che su mille abitanti ogni anno ne muoiono meno di dieci. Una bassa mortalità dovrebbe provocare un aumento della popolazione. Invece nei paesi ricchi non avviene così, perché un altro fenomeno contrasta questo aumento: le coppie decidono di avere pochi figli e le famiglie sono piccole. Così la natalità è pari o inferiore al 10 per mille e la popolazione resta stabile: si ha la crescita zero oppure la popolazione cresce molto lentamente. In più, dato che le persone vivono a lungo, si manifesta un fenomeno di invecchiamento della popolazione, cioè cresce il numero delle persone anziane rispetto a quelle giovani.
L'aumento degli anziani provoca conseguenze sociali importanti perché essi non producono più, mentre da un lato cresce la richiesta di pensioni, dall'altro diminuisce il numero delle persone in età lavorativa. Di conseguenza, in futuro i lavoratori attivi dovranno produrre di più per ottenere un ricchezza che basti per tutta la popolazione.
Nati e morti nei paesi sottosviluppati
Nei paesi più poveri, sia la mortalità sia la natalità sono molto elevate. In molti stati dell'America Meridionale, dell'Africa, dell'Asia la natalità supera il 30 per mille. La mortalità rimane alta, malgrado i progressi della medicina, e la durata della vita media, che non supera i 50 anni, è molto più breve di quella dei paesi ricchi. Su questi valori bassi incide la mortalità infantile, provocata dall'insufficiente nutrizione e dalla scarsa igiene durante il periodo dello svezzamento. Tuttavia la popolazione cresce a ritmi frenetici. In Brasile, un questo degli abitanti ha meno di 15 anni e la popolazione è, complessivamente, giovane. Il peso degli abitanti dei paesi in via di sviluppo sull'intera popolazione della Terra è in forte crescita.
L'incremento demografico nei paesi poveri deriva dalla persistenza del tradizionale modello di vita contadino. Per i paesi in via di sviluppo è stato più facile importare medicinali dai paesi sviluppati che trasformare i propri modelli di vita legati a precise culture. I modesti progressi economici vengono subito assorbiti dall'incremento grenetico della popolazione e il boom demografico rischia di generare il ristagno delle loro economie. Per questo alcuni governi dei paesi poveri hanno adottato politiche demografiche tese alla riduzione delle nascite.
Le politiche demografiche
I governi degli stati realizzano una politica demografica quando vogliono esercitare un'influenza sulla struttura spontanea della popolazione per farla aumentare o per non farla aumentare troppo.
In alcuni paesi europei (Francia, Belgio, Germania, Paesi Bassi), per esempio, i governi hanno incentivato le nascite con sostegni economici alle famiglie numerose. In alcuni paesi in via di sviluppo, invece, si cerca di ridurre le nascite. Per esempio, la Cina ha deciso di pianificare le nascite, anche perché ha una popolazione che supera il miliardo di persone. Si è così passati a una media di sei figli per donna a una media di tre e sono state approvate leggi che danno incentivi economici alle famiglie con un solo figlio e invece impongono tasse o altre punizioni alle famiglie che ne hanno tre o più.
Categoria:Popoli
ja:人口
ko:세계 인구
simple:Population
th:ประชากร
zh-min-nan:Jîn-kháu
Musica popIl termine musica pop (pop music) o semplicemente pop, era originariamente inteso come abbreviazione di musica popolare (popular music) e veniva usato in senso molto ampio per riferirsi all'intero corpus della musica "leggera" occidentale, in contrapposizione alla tradizione colta di generi come il jazz, il gospel, il blues o la musica classica. Ai tempi dei Beatles, per esempio, pop era essenzialmente sinonimo di rock'n'roll. In seguito al frammentarsi della musica "pop" in numerosi sottogeneri, dal rock al funk all'hip hop e via dicendo, l'uso dell'espressione musica pop in questo senso ampio è andato via via perdendosi. Oggi, l'espressione musica pop viene quasi sistematicamente usata per indicare la musica spiccatamente "commerciale".
Inteso in quest'ultimo senso, il pop è caratterizzato da melodie semplici e facili da ricordare, ritornelli accattivanti, e altri "ganci" (hook) volti a catturare immediatamente l'attenzione dell'ascoltatore occasionale. L'obiettivo di un brano pop è quello di essere facilmente accessibile a tutti, a prescindere da qualsiasi tipo di cultura musicale; fatto di particolare importanza se si pensa che il target tipico della musica pop sono i teenager. Per analoghi motivi, gli esecutori di musica pop sono spesso persone carismatiche, di bell'aspetto, alla moda, e spesso bravi ballerini.[http://www.titolochevuoitu.com titolo del link]
Poiché le musica pop intesa in questo modo è innanzitutto un'operazione commerciale, capita spesso che i produttori discografici ne siano i veri registi e abbiano un'ampia influenza sul prodotto dei loro artisti (molti dei quali appaiono nel firmamento delle classifiche di vendita per una sola stagione, rapidamente sostituiti da volti nuovi). Il produttore Frank Farian, per esempio, "creò" verso la fine degli anni '80 un gruppo di grande successo di nome Milli Vanilli, costituito i effetti da un gruppo di musicisti che lavorava nell'ombra, e un altro gruppo più fotogenico che appariva sul palco suonando e cantando in playback. Sebbene questo caso, una volta venuto alla luce, abbia creato un vero e proprio scandalo, è ancora vero che la maggior parte dei musicisti pop tendono a esibirsi in playback e che, in moltissimi casi, gli esecutori dei brani che appaiono nei concerti o nei videoclip non hanno scritto le canzoni che interpretano.
Alcuni artisti dichiaratamente "pop" si sono elevati al di sopra del puro marketing, riuscendo a imporre la propria personalità anche in senso musicale. Fra i più celebri artisti pop ancora in attività si possono citare Michael Jackson (noto come il "re del pop"), Madonna (la "regina") e Mariah Carey. Molti artisti pop sono stati "costruiti" a immagine e somiglianza di questi modelli. Janet Jackson rappresenta forse l'esempio più lampante, poiché intenzionalmente unisce lo stile di suo fratello Michael con quello di Madonna.
In generale, la musica pop è difficilmente caratterizzabile da un punto di vista strettamente musicale; nella maggior parte dei brani pop si possono riconoscere elementi di generi come lo hip hop, il rhythm'n'blues, il rock'n'roll e così via, opportunamente riadattati, semplificati, e suonati e registrati con le tecniche più di moda. Il tema principale dei versi delle canzoni pop è indubbiamente l'amore romantico
Collegamenti esterni
- [http://music.yahoo.com/musicvideos/genrehub.asp?genreID=7318647 Launch.com] - Video di musica pop specialmente dagli Stati Uniti
- [http://www.popjustice.com Popjustice.com] - Musica pop britannica
Categoria:Musica
simple:Pop music
Musica leggera
Così viene definita, abitualmente, la musica popolare contemporanea destinata ad un pubblico tuttavia non esclusivamente e necessariamente giovanile; è, quasi sempre, di facile ascolto e utile come semplice intrattenimento.
È assimilabile alla musica pop (o pop music).
La definizione di musica leggera viene usata spesso in contrapposizione (impropria) a quelle di musica classica od operistica; infatti queste ultime sono da molti considerate ancora (erroneamente) èlitarie e riservate a pochi.
Voci correlate
- Generi musicali
Leggera
Disco musicLa disco music è un genere musicale nato negli anni settanta che aveva come precisa scelta poetica portare i ragazzi a ballare in discoteca. I due obiettivi dichiarati erano far divertire gli ascoltatori e far arricchire artisti e discografici.
La superficialità al potere
Nel 1979, Carlo Massarini scriveva:
:"La musica quest'anno si misura in battute al minuto, fra 122 e 144 la chiamano "Disco". Sembra che tutto il mondo abbia voglia di ballare. Disco è la nuova maniera di dimenticare l'arrivo del 2000, è la chiave per lasciarsi alle spalle gli anni '60. La prima massiccia alternativa danzante dai tempi del rock'n'roll. E, infine, la più grossa operazione commerciale nel campo dello spettacolo da sempre...." - (Popster, maggio 1979).
Era però abbastanza straordinario che una rivista "rock" come Popster dedicasse spazio alla disco: la disco era odiata dalla critica. Su questo nessuna discussione.
A volte, come nel servizio di Massarini, veniva analizzata, assai raramente capita o addirittura apprezzata. In tutti gli altri (pochi) casi in cui ci se ne occupava, era stroncata.
La disco era franata improvvisamente su un mondo musicale che aveva assistito alla morte del progressive rock di Genesis e King Crimson spazzato via dal nichilismo sonoro e filosofico del punk; che aveva visto l'incapacità di rinnovarsi della proposta di colore; che si ripeteva stanchissimamente nell'ambito del rock duro e che, in Italia, vedeva una crisi spaventosa della canzone d'autore.
La critica, ancora ancorata agli assiomi impegnato = buono, disimpegnato = cattivo, nell'ossequio dei quali aveva vissuto per almeno un ventennio, non poteva accettare di buon grado una musica che aveva come obiettivi dichiarati far divertire gli ascoltatori e far arricchire artisti e discografici!
Ma stiamo scherzando? E l'impegno "disinteressato" dei cantautori con sacco a pelo (e tra questi ci mettiamo proprio tutti, da Dylan a De Gregori)? e la rivolta sociale di Sex Pistols e compagni? e le ricerche filologico-musicali del folk inglese (Steely Dan, Fairport Convention e tutte quelle cose lì), le meditazioni intellettual-sperimentalistiche di Eno e dei "cosmici" tedeschi?
Tutto spazzato via da canzonette nelle quali bastava fare il verso a Paperino (Disco Duck) per vendere milioni di copie, canzonette magari eseguite da personaggi che adottavano sfrontatamente sigle irridenti come Rick Dees And His Cast of Idiots!!! No tutto questo non poteva certo passare, e infatti non passò.
Cioè. Non passò sui giornali rock "seri" (tipo il citato Popster), ché nelle nascenti discoteche, nelle ultime "feste in casa", negli stereo dei ragazzini, nelle prime radio private, passava eccome!!!
Ma come si era giunti a tutto ciò?
Philadelphia, Miami, New York
Fin dall'inizio degli anni '70 ci troviamo di fronte ad un vistoso mutamento della musica nera. Prendono sempre più piede gli arrangiamenti orchestrali, i climi si fanno più dolci e leggeri, il kitsch assurge a ruolo di status. Tutto ciò riflette probabilmente un benessere, sconosciuto nei decenni precedenti, che stempera fino a sopirle le istanze di protesta sociale della gente di colore.
Mentre il rhythm'n'blues evolveva verso il funky e prendeva una sua propria strada, a Los Angeles nasceva la 20th Century di Barry White; a Philadelphia gruppi come gli O' Jays, i MFSB e solisti come Teddy Pendergrass e Billy Paul legittimavano la nascita di un vero movimento (il Philly Sound); a Miami, soprattutto grazie all'etichetta TK Records, esplodevano Timmy Thomas, George McCrae e K.C. & The Sunshine Band; a New Orleans Allen Toussaint nei suoi Sea Studios costruiva fenomeni come Labelle e Pointer Sisters, e a New York, negli uffici di etichette come la Salsoul, Prelude o WestEnd e nei locali gay si cominciava a parlare di disco music.
A Philadelphia, Gamble e Huff erano in pista fin dalla metà degli anni '60. Era stato in quel periodo che i due avevano iniziato a sperimentare le soluzioni sonore che, dieci anni dopo, sarebbero state proprie del cosiddetto Philly Sound: soprattutto il loro lavoro con Jerry Butler (co-fondatore assieme a Curtis Mayfield degli Impressions) dimostra come i due avessero le idee molto chiare sulla strada da seguire.
L'uso dell'orchestra sposata perfettamente alla ritmica, gli arrangiamenti sofisticati, la grande dinamica, la melodia accattivante, caratterizzavano quei primi prodotti come avrebbero caratterizzato, poi, quelli degli O' Jays o del MFSB.
I nomi di punta dell'etichetta erano Billy Paul e Teddy Pendergrass come solisti, gli O'Jays, le Three Degrees e i Blue Notes di Harold Melvin come gruppi. C'era poi una house band che collaborava alle incisioni di tutti. Fu proprio questa house band di una cinquantina di elementi, la Mother Father Sister & Brother (MFSB), che nel '74 fece conoscere a tutti quale fosse il suono che avevano in mente Gamble e Huff. Avvenne quando portò ai primi posti delle classifiche di tutto il mondo un singolo dal titolo programmatico: TSOP, cioè The sound of Philadelphia.
Nel 1974 raggiunse improvvisamente la cima delle classifiche tale George McCrae con il brano (disco, of course) Rock your baby. McCrae veniva da Miami. Se Philadelphia aveva la Philadelphia International e la premiata coppia Gamble & Huff, Miami aveva la TK Records e Henry Stone. Alla TK viene universalmente riconosciuto di aver evoluto le caratteristiche del rhythm'n'blues in un genere che successivamente sarebbe stato identificato come "disco". Miami è in una posizione geograficamente e musicalmente strategica: a due passi da Memphis non può non risentire della sua influenza, ma, a poche miglia dal Centroamerica non può ignorare il reggae, il calypso e i ritmi afrocubani che da lì arrivano. È per questo che le produzioni musicali di quella città hanno un suono del tutto caratteristico, cosa di cui si sarebbe accorto, anni dopo, anche il rock, nel momento in cui nei suo studi si sarebbero rivitalizzati personaggi come Eric Clapton, gli Eagles o i Bee Gees. La disco quindi si creava (soprattutto) a Philadelphia e a Miami. E poi, come si diceva allora, si ballava a New York!
Nella prima metà degli anni '70, la disco music era ancora destinata essenzialmente alle minoranze. Detto così fa effetto: uno dei fenomeni musicali di maggior successo e diffusione era in origine solo una musica per neri, ispanici e, soprattutto, gay. Ma tant'è: fu soprattutto negli ambienti omosessuali che questa musica, all'inizio, si sviluppò.
Nell'America degli anni '60, ai gay erano vietate le effusioni in pubblico e per una coppia omosessuale il solo entrare in un locale pubblico rappresentava una sorta di avventura, certo un rischio. Erano nati per questa ragione locali esclusivi nei quali era loro possibile ritrovarsi, bere e ascoltare musica. Per evitare le pause di silenzio tra un disco e l'altro del juke box, a qualcuno era venuto in mente di compilare delle colonne sonore continue: si trattava dei primi rudimentali missaggi. La musica di quelle colonne sonore era la disco. A poco a poco, ciò che in origine non era che un sottofondo, prese a diventare la caratteristica principale di quei locali. Stavano nascendo le discoteche.
Anche se Boston reclama la prima discoteca aperta nel 1971, soprattutto a New York, i primi locali destinati a questa musica (Loft, 10th Floor, Ice Palace sull'isola Fire Islands, "regno" estivo dei gay della città, nacquero proprio in questa maniera. E, naturalmente, anche se buona parte dei locali newyorkesi rimasero per molti anni gay oriented (Flamingo, West 12, Paradise Garage, il mitico Studio 54), le discoteche non restarono a lungo dominio esclusivo della gente nera, ispanica od omosessuale: quando il fenomeno esplose, coinvolse qualsiasi strato della popolazione senza differenze di razza, sesso o ceto.
Ancora nel '76, la disco music era di quasi esclusivo appannaggio della gente di colore: aveva un grande riscontro ma non ancora quel successo planetario che avrebbe avuto un anno dopo.
Nel '78, invece, la disco dominava qualsiasi classifica, invadeva la programmazione di qualsiasi stazione radio, faceva da sfondo agli spot pubblicitari, influenzava pesantemente la produzione musicale di artisti decisamente rock (dai Rolling Stones a David Bowie, da Rod Stewart ai Chicago, dai Doobie Brothers a Elton John). Cos'era successo?
Esattamente quello che era successo con il rock'n'roll negli anni '50: perché un fenomeno musicale di derivazione nera assurgesse a popolarità mondiale, fu necessario che di quel fenomeno si appropriassero dei musicisti bianchi. Nei fifties era stato Elvis, vent'anni dopo, nella disco, furono i Bee Gees. I Bee Gees non erano nati con il fenomeno disco e non possono essere considerati immediatamente artisti disco. Fu nel '75 che, alla disperata ricerca di qualcosa che riportasse in auge i tre fratelli dopo i trionfi degli anni ’60 e i tonfi dei primi anni '70, Robert Stigwood ebbe la grande idea: ingaggiò il produttore Arif Mardin che confezionò per i Maurice, Robin e Barry l'album "Main Course". E, miracolo, i vecchi Bee Gees melodici e languidi non c'erano più! Il loro pop bianco si era trasformato in un funky di facile presa che faceva faville, tanto che il singolo Mr. Jive li portò in vetta alle classifiche USA. Allora era quello il trucco! Un trucco che si chiamava disco music, musica per ballare, per divertire, impossibile da ascoltare senza battere il piedino...
L'album successivo fu quello dell'esplosione: si intitolava Children Of The World e conteneva il singolo You should be dancin. Album e singolo vendettero milioni di copie in tutto il mondo consacrando la disco music come nuovo fenomeno in tutto il pianeta. E naturalmente regalando ai Bee Gees una nuova giovinezza (e un bel conto in banca).
Un dato, sopra tutti, può dare l'idea della portata del "fenomeno Bee Gees": nel 1978 i fratelli ebbero ben 5 canzoni da loro scritte prodotte e/o arrangiate, contemporaneamente nella top ten e per 4 settimane consecutive: un'impresa che, prima di loro, era riuscita solo ai Beatles e che nessuno ha più ripetuto (almeno finora).
Robert Stigwood aveva certo visto giusto nell'imporre una svolta disco ai Bee Gees, ma forse, in quel momento, non aveva ancora capito la portata del fenomeno. Ad aprirgli gli occhi fu forse una inchiesta che rivelava ai lettori esterrefatti che tutto ciò che essi pensavano della gioventù americana (dei loro figli, alla fine) era improvvisamente vecchio e superato. Se qualcuno pensava ancora ai giovani con capelli lunghi impegnati a rollarsi una canna di marijuana e ad ascoltare rock sognando la California, doveva mettere avanti l'orologio! Ora i giovani si imbrillantinavano i capelli, si vestivano magari in maniera bizzarra ma ricercatissima, e passavano le nottate in discoteca a ballare una nuova musica nata per le minoranze nere!
Se era questa la nuova tendenza, tanto valeva sfruttare la scia, e Stigwood pensò ad un film. Ed era abbastanza ovvio che, nel momento di provvedere alla colonna sonora, convocasse i musicisti disco che lui aveva portato ad essere i più venduti al mondo. I Bee Gees ci si misero di buzzo buono e l'album vendette oltre trenta milioni di copie. Il film era "Saturday Night Fever".
"Saturday night fever" uscì dapprima in USA nel 1977. Pochi mesi dopo aveva già invaso le sale cinematografiche di tutto il mondo (in Italia, come "La febbre del sabato sera", arrivò nella primavera del 1978).
Diretta da John Badham, la pellicola narra di un commesso di ferramenta di origine italiana, Tony Manero (John Travolta), che trova la propria realizzazione nel ballo in discoteca. Dopo inevitabili traversie, vince un concorso di ballo, dona il trofeo vinto a costo di tante fatiche a ballerini più meritevoli, riesce a conquistare la ragazza del cuore, si trasferisce a Manhattan e mette la testa a posto.
Non si può certo gridare al capolavoro, ma quello che funzionava non era tanto la vicenda di Manero/Travolta (nuovo sex symbol degli anni '70) con i suoi crucci amorosi o la sua avvenenza un po' cavallina: era la musica e le scene di ballo in discoteca (tra parentesi, il film fu girato al 2001 Odyssey Disco a Brooklyn, il club dove avevano debuttato i Village People il 28 febbraio 1977). Le coreografie di Lester Wilson divennero il modello su cui milioni di disco-fans si esercitarono per anni, il vestito con gilet bianco e la camicia nera diventarono il loro look e il ditino alzato di Travolta il simbolo stesso della disco music.
Naturalmente Saturday night fever diede la stura a migliaia di pellicole che cercarono di sfruttare l'onda. Solo in Italia uscirono in pochi mesi: American fever di Claudio De Molinis, Baila guapa di Al Midweg, Brillantina rock di Massimo Tarantini, Disco delirio di Oscar "Roy" Righini, I ragazzi della discoteca di Amasi Damiani, Rock'n'roll (film) di Vittorio De Sisti e John Travolto da un insolito destino(!) di Neri Parenti.
Ma cosa è questa Disco?
Nel momento in cui la disco music divenne un fenomeno mondiale, qualcuno iniziò a chiedersi da dove fosse saltata fuori questa nuova musica. Immediatamente si pensò fosse una figlia più o meno degenere del rhythm'n'blues, ma la parentela non era forse così stretta. Certamente il R'n'B è la "madre" di qualsiasi musica nera ritmica, ma forse la sua più diretta derivazione fu, in quegli anni, come detto all'inizio, il funky, più che la disco. Quest'ultima rappresentava, invece, un confluire di musiche e stili diversi: funky, soul, influenze tropicali (soprattutto nella disco di Miami) e pop bianco anche tradizionale (Burt Bacharach, Mantovani e quelle cose lì).
Gli hit disco, al di là delle peculiarità sonore delle "scuole" viste prima, avevano alcune caratteristiche distintive comuni:
- un ritmo tra le 120 e le 140 battiti per minuto (non velocissimo, dunque)
- una melodia sempre molto accattivante (una caratteristica che la musica da discoteca avrebbe perso gradatamente a partire dal decennio successivo)
- una configurazione ritmica quasi sempre caratterizzata dalla classica cassa "in quattro" (vale a dire un colpo ogni misura, che con battute tipicamente in quattro quarti significava quattro colpi a battuta) e il charleston sulla misura "in levare" (YMCA dei Village People ne è un esempio tipico).
Poi la disco europea (e in particolare quella tedesca) utilizzava soprattutto strumenti elettronici e i primi sintetizzatori, mentre quella americana era più legata ad una tradizione fatta di fiati, basso, batteria (e nel caso di Philadelphia, orchestre d'archi) veri.
La disco americana prevedeva brani tradizionalmente di 3-4 minuti, mentre quella europea amava le "suite alla Cerrone" anche di 15-20 minuti, ma questi erano dettagli.
I detrattori
Fu con la diffusione a livello mondiale della disco music che iniziarono le prime crociate contro di essa. Tuttavia, naturalmente, un fenomeno musicale che era nato essenzialmente con presupposti commerciali non poteva certo farsi smontare dalla stroncatura di qualche critico rimasto indietro con l'orologio. Va comunque detto che non erano solo i critici paludati a bocciare senza pietà la disco music: per le stesse ragioni espresse dai "loro" giornali, i fans del rock non potevano sopportare i cosiddetti "travoltini".
Ricordiamo che in quel periodo imperava il punk e probabilmente non esiste musica che sia più distante, sotto tutti i punti di vista (tecnico, artistico, ideologico, sociale...), dalla disco.
Almeno in Italia, il fenomeno assunse anche decise connotazioni sociali e, quasi necessariamente, colorazioni politiche.
La disco non era roba a basso prezzo. Il rock stava vivendo la sua sciagurata era della "musica gratis" con gli sfondamenti ai concerti per l'assurda pretesa di assistervi gratis (con l'unico risultato di sloggiare per anni gli show dalle piazze e dai palasport italiani, a forza di tumulti e molotov sul palco). Le polemiche sul costo ritenuto troppo alto dei biglietti riempivano le pagine e le rubriche delle "lettere al direttore" dei giornali musicali, mentre invece il popolo della disco non aveva mai fatto questione di prezzo. Eppure entrare in discoteca costava mediamente di più che andare ad un concerto, e il solo fatto di frequentare la pista da ballo presupponeva un abbigliamento "alla moda" che non era a buon mercato. Questo comportava che, costando di più, la musica disco fosse una cosa "da ricchi". Quindi di destra (all'epoca tali deduzioni erano assolutamente automatiche). Chi la disco non poteva o, soprattutto, non voleva permettersela era, automaticamente, di sinistra.
In particolare i giovani comunisti, sostenuti dalla propaganda delle loro riviste "alternative" contestavano accesamente alla disco di essere l'ennesima espressione del "neo-fascismo colonialista e capitalista americano". Il periodico di sinistra La città futura stigmatizzava, nel ballo, la sua pretesa funzione di "crescita sociale" (chi balla bene ha più successo quindi cresce socialmente), confondendo tranquillamente e chissà quanto in buona fede quella che era la vicenda personale di Tony Manero con la semplice e naturale voglia dei ragazzi di divertirsi con una musica che a loro piaceva. Poi certo, se uno si muoveva bene in discoteca poteva "cuccare" di più, ma perché dare una connotazione politica a un fatto inevitabile come questo?
Forse è difficile per i ragazzi di oggi capire questa mentalità, ma, in quel periodo, proprio tutto finiva per avere una patente politica: anche le cose che c'entravano meno con la politica finivano per diventare emblemi politici.
Il loden era di destra e l'eskimo di sinistra, ad esempio, la cuffia di sinistra e il berretto di destra, la sciarpa (possibilmente rossa) lunga fino ai piedi era di sinistra, le scarpe Clark autentiche erano di destra, quelle "taroccate" di sinistra (e questo non valeva solo per le scarpe), il motorino College Prototipo era di destra, il Solex (o, meglio ancora, la bicicletta) di sinistra e via di questo passo.
Questa chiusura totalitaria del popolo della sinistra giovanile non durò molto: le ammiccanti luci della discoteca finirono per attirare anche coloro i quali (ce n'erano, ce n'erano) giravano col "Libretto rosso dei pensieri di Mao" nella tasca posteriore dei jeans (non Levis, comunque: erano di destra!).
Eurodisco
Verso la fine degli anni '70 la disco music non era più solo affare degli Stati Uniti, ma un fenomeno mondiale. In particolare spazzò l'Europa come un ciclone creando miti (più tra i produttori che tra gli artisti, invero) e portando curiosamente ai vertici delle classifiche produzioni di quei paesi che fino a quel momento non avevano avuto nessun credito musicale o quasi: Italia (dopo gli anni d'oro di Nel blu dipinto di blu o Quando quando quando), Germania e Francia. L'Inghilterra da questo fenomeno restò curiosamente quasi del tutto assente.
Va detto che per una questione di... tempi tecnici, la disco in Europa ebbe un grosso sviluppo solo alla fine degli anni '70 e con il nuovo decennio prese immediatamente la strada di un pop bianco, sintetico e spesso strettamente imparentato con la new wave (ancorché sempre danzereccio) che comunque con la disco aveva ormai pochissimo da spartire.
Ma se la disco vera e propria in Europa durò solo pochi anni, furono comunque anni leggendari. Non a caso i nomi di produttori come Giorgio Moroder (in Germania), Michael Cretu, Cerrone, Jacques Morali (in Francia), Claudio Cecchetto, Celso Valli, Paul Micioni, i fratelli La Bionda e Mauro Malavasi (in Italia) sono rimasti nella storia.
La disco music in Italia arrivò quasi per caso e solo perché a Mauro Malavasi fu chiesto da un cantante di balera (Marzio, poi ribattezzato Macho) di arrangiare un pezzo di dieci anni prima (I’m a man) secondo "quei nuovi ritmi che andavano in America". È vero che contemporaneamente i fratelli La Bionda con Naggiar realizzavano One for you one for me, ma è da Malavasi in poi che la dance italiana dei vari Peter Jacques Band, D.D. Sound, Easy Going, Macho, Change ebbe una vera credibilità all'estero e soprattutto in America. I pezzi venivano concepiti qua, provinati qua, ma realizzati a New York, perché comunque forse alla fine agli studi italiani mancava sempre qualcosa. Probabilmente è questo che diede alle produzioni di Malavasi quel respiro internazionale che permise di aprire la strada a quelle degli altri che, dopo di lui, proseguirono, anche con molta fortuna, in quella stessa direzione.
Da qui le decine di hit, anche di tanti artisti-prestanome molti dei quali mai cantarono una nota. Tra i maggiori successi dell'epoca: ììOne for you one for meìì dei La Bionda, Disco Bass dei D.D. Sound (che erano sempre i La Bionda), He's speedy like Gonzales dei Passengers, I'm a man di Macho, Proud Mary e N.Y. dei Nuggets prodotti da Celso Valli e mille altri.
Si era già alla fine degli anni '70, però: la dance italiana esplose veramente un poco dopo con i vari Den Harrow e Sandy Marton, ma la loro musica non aveva più niente a che vedere con la disco.
The Bigger They are, The Harder They Fall cioè: finale e morale
Il fenomeno che nella seconda metà degli anni '70 sembrava assolutamente inarrestabile si spense poi molto rapidamente. I ritmi da discoteca si fecero tecnicizzati allo spasimo e la musica nera ritrovò la propria strada ricongiungendosi al funky e al R'n'B più nobili che nel frattempo non erano mai morti, dando origine allo psychofunky di Prince, al pop nero di Michael Jackson e soprattutto al rap con le sue infinite diramazioni. I discografici trovarono altre mode con cui fare soldi, i dj altre musiche con cui far ballare.
Di tutte le grandi star della disco, pur con molte difficoltà e ben lontane dalla vetta delle classifiche, rimasero solo quelle il cui valore artistico aveva legittimato il proseguimento di una carriera oltre una moda finita, come tutte le mode, in niente.
Bibliografia
- http://www.luciomazzi.com
Categoria:Generi musicali
ja:ディスコ
Terzo Mondo
Il Terzo mondo è un termine politico che sta ad indicare globalmente i paesi in via di sviluppo, contrapposti ai cosiddetti primo mondo (paesi sviluppati, democratici e capitalisti) e secondo mondo (paesi socialisti e comunisti che gravitavano nell'orbita dell'Unione Sovietica). Il termine fu usato per primo dall'economista francese Alfred Sauvy agli inizi degli anni '50 (alludendo al "Terzo Stato", cioè la gran maggioranza di coloro che nella Francia di Luigi XVII prima della rivoluzione del 1789 non erano né ecclesiastici né nobili) per riferirsi ai paesi "non allineati" che rimanevano fuori dalla divisione eurocentrica dei due "blocchi" sovietico e americano. Entrò nel linuguaggio nel 1955 durante la conferenza di Bandung (Indonesia), per distinguere i paesi sottosviluppati dai paesi ad economia di mercato e dai paesi ad economia centralizzata.
Questi paesi, per lo più ex-colonie africane e asiatiche situate nell'emisfero sud del mondo, dove sono concentrati gli Stati più poveri, intraprendevano allora il processo di sviluppo di una propria economia e di un modello sociale e culturale autonomo, che non fosse quello imposto o importato dagli stati coloniali. Nel 2005, a distanza di quasi cinquant'anni dalla coniazione del termine, i paesi che allora costituivano il Terzo mondo hanno subito evoluzioni diverse e non sono più raggruppabili in una singola realtà omogenea: molti paesi asiatici si sono industrializzati massicciamente o comunque hanno sviluppato economie indipendenti ed autonome, mentre molti paesi africani restano poveri ed economicamente arretrati. Per questo, di recente è stato coniato il nuovo termine di Quarto mondo per indicare tale sottogruppo di paesi.
Voci correlate
- Movimento dei Non-Allineati
- Quarto mondo
Categoria:Politica
Categoria:Sociologia
Africa
L'Africa è il terzo continente per dimensioni. Con 30.065.000 km² copre il 20,3% delle terre emerse e i suoi oltre 800.000.000 abitanti, rappresentano un settimo della popolazione terrestre. L'Africa è delimitata a Nord dal Mar Mediterraneo, a Ovest dall'Oceano Atlantico, a Sud dall'Oceano Antartico e a Est dall'Oceano Indiano. A Nord-Est è separata dall'Asia dall'artificiale Canale di Suez.
Etimologia
Gli antichi romani usarono il termine Africa terra - "terra degli Afri" (plurale, o "Afer" singolare) - per la parte settentrionale del continente, corrispondente all'attuale Tunisia. Afer può derivare dall'Arabo afer, polvere; dalla tribù degli Afridi, che viveva nei dintorni di Cartagine, dal greco aphrike, senza freddo, o dal latino aprica, soleggiato.
Geografia
Cartagine
Il continente africano è principalmente orientato su un asse nord-sud. A Nord-Ovest il continente si allarga verso l'Oceano Atlantico, formando la regione conosciuta come Africa Occidentale. Sul Mar Mediterraneo, verso nord, si affacciano due importanti golfi, gli unici nella parte settentrionale: sono il Golfo di Sirte, davanti alla Libia, e il Golfo di Gabes, davanti alla catena dell'Atlante. La Catena dell'Atlante ripara dai venti il Marocco e l'Algeria rendendo aride quelle zone. Il grande deserto del Sahara si estende nella parte settentrionale del continente: la parte a Sud è perciò detta Africa sub-sahariana. L'area geografica affacciata sul Mar Mediterraneo è detta Africa Mediterranea.
Il clima varia da mediterraneo a desertico a tropicale ed equatoriale fino a ritornare temperato (in una variante simile a quella mediterranea) nel Sudafrica.
In Egitto, troviamo il più celebre dei grandi fiumi dell'Africa e anche uno dei maggiori del mondo, il Nilo (6.671 Km di lunghezza). Il ramo più lungo del Nilo nasce nell'Altopiano del Burundi, con il nome di Nilo Kagera. Cambia nome entrando nel più grande lago africano, il Lago Vittoria. Assume la denominazione di Nilo Bianco alla confluenza con il Nilo delle Gazzelle, uno dei suoi affluenti. Presso la capitale del Sudan, Khartoum, riceve finalmente le acque del suo maggior affluente, il Nilo Azzurro e prende finalmente il nome di Nilo e con un percorso ondulato raggiunge l'Egitto.
Un altro importante corso d'acqua è il Congo (4.200 Km di lunghezza), che sfocia nell'Oceano Atlantico e dà nome alle due Repubbliche che si affacciano sulle sue rive (Repubblica del Congo e Repubblica Democratica del Congo). I numerosi affluenti del Congo (il più importante è il Kasai) formano un enorme bacino fluviale. Sebbene il Congo sia uno dei più imponenti corsi d'acqua del mondo il Congo ha avuto minore importanza per lo sviluppo delle civiltà umane del Nilo in quanto non è navigabile per un lungo tratto.
Poco più a nord del Congo troviamo il terzo grande fiume dell'Africa, il Niger (4.160 Km).
Una lunga catena di laghi corre lungo la frattura tettonica (Rift Valley) ai confini tra la Repubblica Democratica del Congo, l'Uganda, la Tanzania, il Burundi e il Ruanda: i più importanti sono il Lago Vittoria e il Lago Tanganika.
Le montagne più alte dell'Africa si trovano sempre in prossimità della Rift Valley: sono il Kilimangiaro (5895 m di altitudine) in Tanzania e il Kenya (5199 m di altitudine) nello Stato omonimo.
L'Africa ha un territorio compatto. Le coste sono uniformi con poche isole e penisole, ad eccezione del Madagascar. Alcuni altopiani si estendono fino alle coste.
Storia
:Voce principale: Storia dell'Africa
L'Africa è uno dei territori più antichi della terra e la razza umana ha iniziato la sua evoluzione proprio in questo continente. Per gran parte della storia dell'umanità, l'Africa non ha avuto Stati nazionali ma regni multietnici e nazioni tribali.
I primi contatti tra Africa ed Europa risalgono al XIV secolo con l'arrivo dei primi esploratori europei. Sfruttando la loro superiorità tecnica, in particolare in campo bellico, a partire dall'inizio del XVI secolo i marcanti europei iniziarono a catturare milioni di africani per utilizzarli come forza lavoro in tutto il mondo (quella che venne chiamata tratta degli schiavi).
A partire dall'inizio del XIX secolo l'Europa iniziò una massiccia occupazione coloniale del continente, culminata nella corsa all'Africa degli anni '80 dell''800. Questa occupazione continuò fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, dopo la quale tutte le colonie ottennero progressivamente la loro indipendenza.
Politica
Dall'indipendenza, molti stati africani hanno conosciuto forti instabilità, spesso sfociate in violenti lotte per il potere e guerre civili, sia all'interno di ciascuno Stato, sia tra Stati confinanti. Parte di questi problemi possono essere considerati come eredità del periodo coloniale, con il suo lascito di governi e confini nazionali non rappresentativi delle realtà locali.
La situazione economico-sociale, specie nell'Africa sub-sahariana, è una delle più disagiate del Pianeta. Se alcuni Stati, come il Sudafrica, si affermano come dinamiche realtà economiche, seppure segnate da forti disuguaglianze sociali, altri Stati hanno addirittura visto diminuire il PIL pro capite negli ultimi anni. L'aumento massiccio della popolazione e il diffondersi dell'AIDS, oltre alle frequenti siccità e all'instabilità politica, sono alcune della cause di questo impoverimento.
Demografia
Nel nord Africa troviamo popolazioni di etnia araba e altre popolazioni bianche come i berberi in Algeria. Nell'Africa subsariana la maggior parte degli abitanti ha la pelle scura. Gli Stati dello Zimbabwe e del Sudafrica hanno una piccola, ma significativa, presenza di gruppi bianchi ed asiatici: i primi sono i cosiddetti afrikaner, i secondi immigrarono in epoca coloniale per contribuire ai lavori pubblici effettuati nei paesi. Il paese africano più popoloso è la Nigeria, la più grande città Il Cairo (capitale dell'Egitto, 13 milioni di abitanti circa)
L'Africa ospita molti differenti gruppi religiosi. In numerosi Stati alle confessioni monoteiste (Cristianesimo e Islam), portate da missionari e predicatori si affiancano religioni tradizionali africane, senza che questo crei particolari conflitti.
Nazioni
religioni tradizionali africane
In Africa esistono 53 Stati indipendenti:
- Algeria (Algeri)
- Angola (Luanda)
- Benin (Porto-Novo)
- Botswana (Gaborone)
- Burkina Faso (Ouagadougou)
- Burundi (Bujumbura)
- Camerun (Yaoundé)
- Capo Verde (Praia)
- Ciad (N'Djamena)
- Costa d'Avorio (Yamoussoukro)
- Egitto (Il Cairo)
- Eritrea (Asmara)
- Etiopia (Addis Abeba)
- Gabon (Libreville)
- Gambia (Banjul)
- Ghana (Accra)
- Gibuti (Gibuti)
- Guinea (Conakry)
- Guinea Equatoriale (Malabo)
- Guinea Bissau (Bissau)
- Isole Comore (Moroni)
- Kenya (Nairobi)
- Lesotho (Maseru)
- Liberia (Monrovia)
- Libia (Tripoli)
- Madagascar (Antananarivo)
- Malawi (Lilongwe)
- Mali (Bamako)
- Marocco (Rabat)
- Mauritania (Nouakchott)
- Mauritius (Port Louis)
- Mozambico (Maputo)
- Namibia (Windhoek)
- Niger (Niamey)
- Nigeria (Abuja)
- Repubblica Centro Africana (Bangui)
- Repubblica Democratica del Congo (Kinshasa)
- Repubblica Del Congo (Brazzaville)
- Ruanda (Kigali)
- Sao Tomè e Principe (São Tomé)
- Senegal (Dakar)
- Seychelles (Victoria)
- Sierra Leone (Freetown)
- Somalia (Mogadiscio)
- Sudafrica (Città del Capo legislativa), (Pretoria amministrativa), (Bloemfontein giudiziaria)
- Sudan (Khartoum)
- Swaziland (Mbabane)
- Tanzania (Dodoma)
- Togo (Lomé)
- Tunisia (Tunisi)
- Uganda (Kampala)
- Zambia (Lusaka)
- Zimbabwe (Harare)
2 enclave spagnole:
- Ceuta
- Melilla
e un territorio con stato legale indefinito:
- Sahara Occidentale
Collegamenti esterni
- [http://www.inafrica.it/ www.inafrica.it] sito dedicato agli africani in Italia, con un elenco di link
Siti che pubblicano articoli di attualità sull'Africa
- [http://www.equilibri.net/africa.php www.Equilibri.net] Sezione sull'Africa del sito di politica internazionale equilibri.net, in italiano.
- [http://allafrica.com/ allafrica.com] in inglese.
- [http://www.continentenero.it/ www.continentenero.it] sito dedicato all'Africa con reportage, foto, e link ai paesi africani
- [http://www.africaontheroad.it/ www.africaontheroad.it] sito di un giovane ragazzo italiano, Fabio Miggiano, in un viaggio in tutto il continente africano durato 6 mesi.
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Musica etnicaL'espressione musica etnica identifica tutti quei generi di musica che si collocano al di fuori gli schemi "standard" della pop music o della musica classica occidentali utilizzando qualche tipo di componente etnico, cioè esplicitamente riconducibile a una determinata etnia, popolazione o cultura. Nell'uso comune del termine c'è di solito un riferimento implicito alle tradizioni (e agli strumenti) musicali del terzo mondo, in particolare Africa e Sudamerica, ma anche Australia (musica aborigena), Medio Oriente e così via. Ci si può riferire sia alla musica popolare e musica tradizionale di tali paesi, sia alla pop music occidentale che presenta contaminazioni e influenze da tali tradizioni musicali (o viceversa).
Evidentemente, i vari tipi di musica che ricadono in questa categoria non hanno nessun particolare elemento comune unificante da un punto di vista musicale, rifacendosi per l'appunto a una varietà di tradizioni musicali indipendenti. L'espressione musica etnica viene usata principalmente con intenti legati alla pura classificazione (per esempio sugli scaffali dei negozi di dischi o delle biblioteche) o alla commercializzazione della musica.
Fra i diversi usi possibili del termine esistono sfumature di significato. La musica pop occidentale con contaminazioni o influenze etniche, come quella di Paul Simon (per esempio l'album Graceland del 1986) o di Peter Gabriel (almeno dal quarto album in avanti) viene spesso definita world music, termine che nasce nel contesto del business della musica pop. Un artista italiano che può essere citato in questo senso è Lorenzo Cherubini (Jovanotti). Sotto la medesima dicitura vengono classificati, in modo simmetrico, quegli artisti africani, sudamericani e così via che sono stati "scoperti" dal "business" della musica pop e che in genere seguono un percorso musicale inverso, partendo dalle proprie tradizioni musicali e "sposandole" a schemi adatti a essere ben accolti dal pubblico europeo e americano (come Youssou N'Dour).
Data l'evoluzione dei sistemi di trasporto e di comunicazione anche solo rispetto all'inizio del XX secolo, non stupisce che le tradizioni occidentali vengano in contatto con quelle di altre culture, con reciproca influenza; in questo senso, è verosimile che il confine fra quella che viene chiamata pop music e la musica etnica diventi via via più sfuggente. I critici di questa tendenza osservano che essa potrebbe portare, sul lungo periodo, a una sostanziale "globalizzazione" della musica che coinciderebbe con un depauperamento delle tradizioni musicali dei popoli. Da questa preoccupazione nasce quindi, come contromisura, l'interesse per lo studio e la preservazione delle tradizioni musicali dei paesi del terzo mondo.
Etichette musicali
- Luaka Bop di David Byrne
- Real World Studios di Peter Gabriel
- Rough Guide
- Folkways
- [http://www.tropical-music.com/ Tropical Music]
Collegamenti esterni
- [http://www.worldmusiccentral.org/ WorldMusicCentral.org]
- [http://www.festival.de-festival.de/ World-Music-Festival]in Germania
- [http://www.travel-impressions.de/music/dichosa.htm Foto di generi regionali e culturali di musica e danza]
Categoria:Antropologia
Categoria:Musica
Europa
In senso geologico e geografico, l'Europa è una penisola, parte occidentale dell'Eurasia. È comunque considerato un continente, per motivi culturali. È un continente piccolo, solo 10.400.000 km², soltanto l'Australia è più piccola, ma ha 799.000.000 abitanti (statistiche del 2003) che la portano ad essere il terzo continente più popolato (dopo Asia ed Africa), ovvero, un ottavo della popolazione mondiale.
Per storia e cultura l'Europa ha influenzato notevolmente tutto il mondo civilizzato. La posizione centrale dell'Europa, rispetto agli altri continenti, e la penetrazione del mare hanno sempre favorito le comunicazioni fra le popolazioni delle diverse regioni e le migrazioni verso le altre regioni del mondo. Il clima mite di buona parte del continente, inoltre, ha fatto sì che divenisse densamente abitata.
Il mare costituisce, per un lungo tratto, il confine naturale dell'Europa. È delimitata a Nord dal Mare Glaciale Artico, ad Ovest dall'Oceano Atlantico, a Sud dal Mediterraneo, dal Mar Nero, e dal Caucaso, ad Est dal Mar Caspio, dalla catena montuosa degli Urali e dal fiume Ural.
Urali
Etimologia
Urali
Incerta è l'etimologia del nome: secondo alcuni significherebbe il paese di ponente, secondo altri il paese dei bianchi o la terra largamente pianeggiante.
Inizialmente, il nome Europa (in greco: Ευρώπη) era stato dato alla Grecia centrale. Successivamente è stato esteso a tutta la Grecia e dal 500 AC è stato ampliato a tutte le terre a nord.
È stato anche detto che il termine Europa deriva dalle parole greche significanti vasto (eurys) e faccia (ops). Molti vedono un'origine semitica dalla parola che in ebraico significa "tramonto" (gharob), dal punto di vista del Medio Oriente il sole scende sull'Europa, e quindi viene indicata come terra dell'ovest o di ponente.
Nella mitologia greca, Europa era una principessa fenicia rapita da Zeus sotto le sembianze di un toro, e portata all'isola di Creta, dove partorì Minosse. Omero parla di Europa come di una mitologica regina cretese.
Storia
L'Europa ha una lunga storia di grandi successi culturali ed economici che hanno inizio nell'età del bronzo. L'origine della cultura occidentale è generalmente attribuita agli antichi greci e l'impero romano ha dominato il continente, spingendosi fino al Reno e al Danubio, per molti secoli. Dopo la caduta dell'impero romano, l'Europa è entrata in un lungo periodo di stasi, riportato dai pensatori rinascimentali come l'età buia, e indicato dagli storici moderni come Medioevo. In questo periodo molte comunità monastiche hanno salvaguardato le conoscenze accumulate precedentemente trascrivendole. La fine del Medioevo si ha con l'inizio del rinascimento e le nuove monarchie che hanno permesso l'inizio di un periodo di nuove scoperte, esplorazioni e l'aumento della conoscenza scientifica. Nel 15-esimo secolo il Portogallo aprì la strada delle scoperte, presto seguito dalla Spagna, e quindi diverse altre nazioni europee, in particolare Francia e Gran Bretagna, che hanno costruito vasti imperi coloniali nei territori di Africa, America ed Asia.
Dopo l'età delle scoperte, fu l'idea della democrazia a farsi strada in Europa. Cominciarono le lotte per l'indipendenza, in particolare in Francia, nel periodo noto come la Rivoluzione Francese. Si susseguirono molte altre rivoluzioni, come queste idee si propagarono nel continente. Subito, la nascita della democrazia accrebbe le tensioni già preesistenti, dovute alle competizioni per il Nuovo Mondo, e in particolare Napoleone Bonaparte riuscì a formare un nuovo impero francese, che pur presto cedette. Successivamente, l'Europa si stabilizzò, anche se così non sarebbe stato per sempre.
La rivoluzione industriale, intanto, aveva avuto inizio in Europa nel XVIII secolo, portando una prosperità generale ed un corrispondente aumento della popolazione. Molti stati europei, presero la loro forma originaria dalle conseguenze della Prima e della Seconda Guerra Mondiale. Dopo, fino alla fine della guerra fredda, l'Europa è rimasta divisa in due principali blocchi politici ed economici: le nazioni comuniste nell'Europa Orientale ed i paesi capitalistici nell'Europa Occidentale che a partire dal 1950 hanno dato inizio a un processo d'integrazione economica e in minor misura anche politica. Intorno al 1990 il blocco dell'est si è sfaldato.
Geografia
Geograficamente l'Europa è una parte del supercontinente Eurasia. Il confine ad est del continente parte dai monti Urali in Russia e continua con il fiume Ural, il mar Caspio, e le montagne del Caucaso a sud, separandolo dall'Asia. Il confine | | |