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| Odoacre |
Odoacre, cui Odoacre era ufficialmente sottomesso.]]
Odoacre (circa 434 - 493), primo dei re barbari di Roma.
Figlio di Edicone, principe sciro alla corte di Attila re degli Unni, nel 469 si mise al servizio dei romani come capo di un esercito di mercenari germanici di stirpe erula, fino a quando si pose a capo dei contingenti barbari ribelli. Ucciso il generale Oreste a Ticinum (Pavia) depose l'imperatore Romolo Augustolo.
Nominato rex gentium dalle sue truppe decise di non nominare un successore all'imperatore appena decaduto, ma inviò le insegne imperiali all'imperatore dell'Impero Romano d'Oriente Zenone, il quale, pur invitandolo a sottomettersi all'autorità dell'imperatore legittimo, Giulio Nepote, accettò di fatto la sua sovranità sulle terre d'Occidente, decretando così ufficialmente la fine dell'Impero Romano d'Occidente (476).
L'amministrazione di Odoacre si basò su una politica saggiamente conservatrice, lasciando ai romani la possibilità di mantenere l'esercizio delle cariche minori e la professione libera del Cristianesimo, mantendendo così sostanzialmente intatta la struttura organizzativa precedente. In questo modo si assicurò la fedeltà della aristocrazia, del Senato e della Chiesa.
Dopo una spietata campagna militare contro i Vandali (476 - 477) che occupavano la Sicilia e l'annessione della Dalmazia Zenone, preoccupato dei recenti successi del re germanico, mobilitò Teodorico, re degli Ostrogoti, il quale sconfisse Odoacre presso Verona (489) e dopo un lungo assedio a Ravenna lo costrinse a capitolare (493), per poi ucciderlo a tradimento.
Categoria:Personaggi della storia romana
ja:オドアケル
ko:오도아케르
493
Eventi
Gli Ostrogoti guidati da Teodorico sconfiggono definitivamente gli Eruli di Odoacre.
Nati
Morti
- Odoacre, Re d'Italia
- Qi Wu Di, sovrano cinese della dinastia Qi
093
ko:493년
nb:493
UnniGli Unni erano un popolo guerriero, nomade di stirpe turco-mongola proveniente dall'Asia Centrale che giunse in Europa nel IV secolo. Secondo fonti locali della loro zona d'origine, gli Unni sarebbero stati padroni incontrastati di tutta l'Asia Centrale dal tardo I secolo alla metà del V secolo.
Il nucleo originario forse risale a una tribù della Cina occidentale nota col nome di Xiongnu 匈奴 (variante arcaica: 玁狁 Xiǎnyǔn) che durante la dinastia Han 漢 (206 AC-220 DC), fondò un regno nelle regioni a nord dell'impero cinese sconfiggendo nel 162 AC gli Yuezhi (cinese: Yuèzhī 月氏). Il potere degli Xiongnu, si indebolì durante i secoli seguenti e alla fine si scisse in due gruppi, uno dei quali, i Xiongnu Meridionali, migrò verso occidente attraverso la valle dell'Ili dopo essere stato sconfitto dai cinesi, stabilendosi lungo il corso del Volga, invadendo i territori degli Alani (in cinese: Ālánliáo 阿蘭聊), degli Ostrogoti e dei Visigoti. I Xiongnu Occidentali invece rimasero sotto l'influenza politica dell'impero cinese.
Origini
Da quando Joseph de Guignes nel XVIII secolo ha identificato gli Unni con gli (H)siung-nu), il dibattito sulle loro origini asiatiche si è acceso. Recenti ricerche hanno mostrato che nessuna delle grandi confederazioni di guerrieri della steppa era etnicamente pura, e a rendere le cose più difficili, molti clan affermavano di essere Unni, basandosi semplicemente sul prestigio del loro nome; o era attribuito da estranei che li descrivevano con comuni caratteristiche, presunti luoghi d'origine o reputazione. Sebbene sia molto difficile risalire ad un luogo di origine degli Unni, sembra che all'inizio il nome designasse un prestigioso gruppo di guerrieri della steppa la cui origine etnica è sconosciuta.
In alcuni antichi scritti si sostiene che gli Unni erano collegati agli Xiongnu, un gruppo nomade che si trovava nell'attuale Mongolia ai tempi della dinastia Han. Comunque, l'identificazione degli Unni, (pronunciato Hun'i nel moderno mandarino) con tale gruppo nomade è, per quanto plausibile, carente di prove. Gli Unni non devono essere confusi con gli Aparni ("Unni Bianchi") di Procopio, in quanto si tratta di un ramo culturale e fisico completamente diverso.
Storia
Terzo-quinto secolo
Dioniso Periegete parla di popoli che potrebbero essere gli Unni che vivevano lungo il Mar Caspio attorno al 200, e inoltre nel 214, Choronei Mozes nella sua "storia dell'Armenia", presenta gli Hunni vicino ai Sarmati e prosegue descrivendo come catturarono la città di Balk (Kush in armeno) in un periodo tra il 194 e il 214, spiegando perché i greci chiamavano quella città Hunuk. Senza la presenza degli Xiongnu, la Cina visse un secolo di pace, interrotto quindi dalla famiglia Liu di Unni Tiefu che tentò di ristabilire la sua presenza nella Cina occidentale. I Chioniti comparvero sulla scena in Transoxiana quando gli Unni di Kidara cominciarono a fare pressione sui confini dei Kushani nel 320. Ad ovest, i romani invitarono gli Unni ad ovest dell'Ucraina, alla colonizzazione della Pannonia nel 361 e 372, sotto il governo del loro capo Balimir, così che essi sconfissero gli Alani. Ad est invece, all'inizio del V secolo, Tiefu Xia è l'ultima dinastia degli Unni nella Cina orientale, mentre invece sono presenti gli Alchon e gli Huna in Afghanistan e Pakistan. Da qui in poi, decifrare la storia degli Unni e dei loro successori diventa più semplice per via degli eventi relativamente bene documentati da fonti bizantine, armene, iraniane, indiane e cinesi.
Unni Europei
Non fu improvvisa la comparsa degli Unni in Europa nel quarto secolo, e loro non erano interessati al continente finchè nel 361 i Romani li invitarono a stabilirsi in Pannonia. Kama Tarkhan era un loro re-antenato leggendario, ed il nome non appare correlato a nessun sovrano Xiongnu. Se questo mitico re è esistito, il suo reame si estendeva dalle steppe di Kuban fino alla Battriana.
Nel V secolo gli Unni costituirono un regno nell'Europa centrorientale, e come gli orientali Xiongnu, incorporarono gruppi di popolazioni tributarie. Nel caso europeo, Alani, Gepidi, Scrir, Rugi, Sarmati, Slavi e specialmente le tribù gotiche, vennero tutti uniti sotto la supremazia militare della famiglia degli Unni. Guidati dai re Rua, Attila e Bleda, gli Unni si rafforzarono molto. Attila (406-453) apparteneva alla famiglia reale. Nel 432 gli Unni avevano un tale potere che lo zio di Attila, il re Rua, riceveva un consistente tributo dall'impero. Ottennero la supremazia sui loro rivali, molti dei quali altamente civilizzati, grazie alla loro abilità militare, mobilità e ad armi come l'arco Unno.
Attila, che succedette allo zio, dapprima regnò con il fratello Bleda, ma nel 445 lo fece uccidere, unificò le tribù unne e, ponendosi alla loro guida, nel 447 avanzò nell'Illiria devastando gran parte dei territori tra il Mar Nero e il Mar Mediterraneo, e costringendo gli abitanti a prestare servizio nel suo esercito. Nel 447 sconfisse l'imperatore bizantino Teodosio II, ma non riuscì a espugnare Costantinopoli poiché il suo esercito non era esperto nelle tecniche d'assedio. Tuttavia, Teodosio fu costretto a cedere parte del territorio a sud del Danubio e a pagare agli Unni un tributo annuale.
Attila sottomise e costrinse ad arruolarsi nel proprio esercito un contingente di ostrogoti (goti orientali) e nel 451 invase la Gallia insieme a Genserico, re dei Vandali. Fu però sconfitto dal generale romano Flavio Ezio nella battaglia dei Campi Catalaunici (tra Châlons e le Argonne). Ezio, alleato con i Visigoti (goti occidentali) guidati da Teodorico I (419-451) costrinse gli Unni a ritirarsi fino al Reno.
Ripresosi solo in parte dalla sconfitta, nel 452, Attila invase l'Italia devastando Aquileia, Milano, Padova e altre città, ma il suo esercito era ormai stremato dalla fame e dalle malattie e, quando un'ambasceria di Valentiniano III, guidata dal Papa Leone I gli andò incontro presso il Mincio, Attila, ormai ammalato e temendo l'arrivo di aiuti dall'Impero di Oriente, accettò una tregua e si ritirò in Pannonia.
Nel 453, Attila si preparava a invadere nuovamente l'Italia, ma morì prima che il suo piano potesse attuarsi. Una delle conseguenze dell'invasione degli unni in Italia fu che gli abitanti di Aquileia si rifugiarono nel territorio, affacciato sull'Adriatico, costituito da isole, paludi e lagune, che sarebbe diventato Venezia. La potenza degli Unni si dissolse con la morte di Attila (453), a causa delle discordie per la successione e per le ribellioni delle popolazioni sottomesse.
La memoria dell'invasione degli Unni è stata trasmessa oralmente fra le tribù germaniche, ed è una componente importante nella Völsunga Saga e Hervarar Saga, in norvegese antico, e nel Nibelungenlied, in antico germanico. Tutte ritraggono gli eventi di questo periodo di migrazioni, avvenute circa un millennio prima della loro trascrizione. Nella Hervar Saga, i Goti hanno i loro primi contatti con gli arcieri Unni, e si incontrano in un'epica battaglia sulle rive del Danubio. Nella Völsunga Saga e in Nibelungenlied, re Attila (Atli in Norvegese e Etzel in Germanico) sconfigge il re franco Sigisberto I (Sigurðr o Siegfried) e il re burgundo Gontran I (Gunnar or Gunther) ma è successivamente assassinato dalla regina Crimilde (Gudrun or Kriemhild), sorella di quest'ultimo e moglie di Attila.
Avari
Una situazione caotica seguì all'ascesa al potere degli Avari in Europa dopo il 550.
La dinastia avara Onoghur (580-685) ha mischiato il patrimonio Avaro-Bulgaro, ma il nome deriva probabilmente da "Unno". Il nome "Ungheria" usato oggi deriva da Onogur.
Germania
Nel 27 luglio 1901, durante la Ribellione dei Boxer in Cina, il Kaiser Guglielmo II diede l'ordine di "far ricordare il nome 'tedesco' in Cina per un migliaio di anni, così che nessun cinese oserà mai anche solo guardare male un tedesco". Questo discorso, in cui Guglielmo invocava la memoria degli Unni del V secolo, si accoppiava al Pickelhaube, l'elmetto indossato dall'esercito tedesco fino al 1916, una reminescenza degli elmetti degli antichi Unni (e ungheresi), fece nascere, specialmente da parte degli inglesi, la pregiudiziosa usanza di dare dei soprannomi ai tedeschi durante la Prima Guerra Mondiale. Questa usanza venne rinforzata dalla propaganda Alleata durante la guerra, che cercava di infondere odio verso i tedeschi invocando l'idea che fossero selvaggi brutali.
Etnicamente Unni al giorno d'oggi
Nel 2005, un gruppo di circa 2.500 ungheresi petizionò al governo di essere riconosciuti come minoranza in quanto diretti discendenti di Attila. Non ottennero lo scopo, piuttosto guadagnarono una certa fama.
Con tutte le insicurezze, si possono ritrovare delle nazioni possibili successori degli Unni in:
- Bulgaria
- Mongolia
- Ungheria
- Turchia
categoria:popoli antichi
categoria:storia
ja:フン族
ko:훈족
469
Eventi
Nati
Morti
069
EruliGli Eruli erano una popolazione germanica della quale è ancora incerta l'origine; per alcuni studiosi erano originari dello Halland (1 - ) (Svezia) mentre per altri gli Eruli erano originari del vicino Jutland (1 - ) (Danimarca).
Tra il II e il III secolo d.C. si spostarano, contemporanemente ad altre popolazioni germaniche, nella regione compresa tra il fiume Dnjepr e il Mare d’Azov (2 - ). Da queste basi partivano per compiere azioni piratesche lungo le coste della della Calcedonia e dell'Asia Minore.
I primi contatti diretti tra romani ed eruli sono riferibili alle scorrerie operate da un'orda di germani (composta oltre che dagli Eruli, dai Goti e dai Gepidi) nei Balcani ed alla decisiva battaglia vinta dai romani guidati dall'Imperatore Claudio II nel 268 d.C. nei pressi di Niš in Serbia (per queste vittorie ed altre vittorie nei due anni seguenti l'Imperatore si guadagna il titolo di "Gotico Massimo").
Anche l'allora Cesare e futuro Imperatore] [[Galerio]] sconfigge gli Eruli, insieme ai [[Franchi e ai Batavi tra il 293 e il 295 d.C..
In seguito gli Eruli sono citati tra le popolazioni che si uniscono agli Unni guidati da Attila al cui seguito parteciparono alle scorrerie per tutta l'Europa (3 - gli spostamenti non sono noti).
Morto Attila (453), nel 454 gli Eruli si distaccarono dagli Unni e costituirono un forte regno intorno a Brno (Moldavia merdionale) e Vienna (4 - ), sottomettendo le popolazioni vicine tra cui i Longobardi.
Gli Eruli furono nuovamente in Italia al seguito di Odoacre: sconfissero l'ultimo Imperatore romano d'occidente e vennero a loro volta sconfitti dagli Ostrogoti di Teodorico.
Nel 508, secondo la narrazione che ne fa Procopio, i Longobardi si affrancano dalla sudditanza cui sono sottoposti sconfiggendo in un'epica battaglia gli Eruli guidati dal loro re Rodolfo, figlio adottivo di Teodorico.
Dopo questa sconfitta gli Eruli scomparvero quasi completamente; infatti i superstiti della battaglia subirono una disapora, venendo in gran parte assorbiti dagli stessi Longobardi. Una parte di loro preferì trasferirsi in Illiria (5 - ) ottenendo la protezione di Bisanzio ed un'altra parte, tra la quale si trovava a famiglia reale, migrò nell'odierna Svezia meridionale (6 - ), probabilmente nelle loro terre native.
Da questo momento in poi si perdono le tracce di questa popolazione che tanto terrore aveva portato tra le popolazioni dell'Impero.
Gli spostamenti
Gli spostamenti degli Eruli
Categoria:Popoli germanici
Categoria:Roma antica
Oreste
Mitologia
- Oreste - Figura della mitologia greca.
Arte
Letteratura
- Oreste - Tragedia di Vittorio Alfieri.
- Oreste - Tragedia di Blossio Emilio Draconzio.
- Oreste - Tragedia di Euripide.
- Oreste - Tragedia di Giovanni Rucellai.
- Oreste - Tragedia di François-Marie Arouet ("Voltaire").
Musica
- Oreste - Opera musicale di Domenico Cimarosa rappresentata a Napoli nel 1783
- Oreste - Opera musicale di Francesco Morlacchi rappresentata a Parma nel 1808
- Oreste - Opera musicale di Konradin Kreutzer del 1818
Storia
- Oreste - Patrizio (storia romana) padre di Romolo Augustolo
Antroponimia
- Oreste - nome proprio di persona italiano.
Voci correlate
Letteratura
- Oreste e Pilade - Tragedia di François-Joseph de Chancel.
- Orestiade - Trilogia di Eschilo.
Pittura
- Oreste e Pilade condotti al supplizio - Affresco pompeiano.
- Oreste riconquistato da Ifigenia - Affresco romano.
Scultura
- Oreste ed Elettra - Scultura presso il Museo Nazionale di Napoli.
Romolo Augustolo
Romolo Augustolo (Romulus Augustulus) era figlio del generale Oreste, nacque circa nel 459 d.C. e fu posto sul trono dal padre il 31 ottobre del 475 d.C. quando questi dichiarò decaduto Giulio Nepote. Si tratta di un imperatore fantoccio, come tanti altri, ma la sua importanza risiede proprio nel fatto che è l'ultimo imperatore che, ironia della sorte, porta il nome del fondatore stesso di Roma, Romolo, e del fondatore del principato, Augusto.
Era un periodo difficile, nel quale erano i barbari a decidere della sorte dello stato e quando suo padre si rifiutò di concedere alle milizie barbare del generale sciro Odoacre un terzo delle terre italiane, fu sconfitto e ucciso, mentre Romolo Augustolo fu deposto e poi relegato a Napoli nel settembre 476 d.C.
Così finiva la lunga storia di Roma antica ma bisogna tener presente che questa data è più un simbolo che una reale data di cambiamento. Il fatto che non ci fosse più un imperatore non modificò minimamente il modo di vivere dei cittadini romani e neanche la loro concezione di essere romani. C'era chi continuava ad andare alle terme, chi continuava a riunirsi in assemblee (Senato) e venivano ancora eletti i consoli.
Contestazioni
Alcuni storici ritengono Giulio Nepote l'ultimo Imperatore d'Occidente, dato che quando Odoacre chiese all'Imperatore d'Oriente Zenone di essere riconosciuto come Re d'Italia Zenone gli impose di riconoscere a sua volta come imperatore d'Occidente Giulio Nepote. Odoacre accettò di riconoscere Nepote e infatti fece anche battere delle monete con la sua effige ma poi temendo di essere attaccato da quest'ultimo gli mosse guerra e lo uccise nel 480. Secondo alcune interpretazioni questa è la reale data della fine dell'Impero Romano d'Occidente. Questa tesi non è condivisa da tutti gli storici dato che Zenone non aveva la facoltà di eleggere un Imperatore, questo compito spettava al Senato Romano e il Senato aveva riconosciuto come Imperatore Romolo Augustolo.
Lo stesso stato di cui fu sovrano Romolo Augusto era in ogni caso ridotto all'Italia, alla Provenza e a parte delle antiche province di Norico e Rezia. La Gallia settentrionale si era resa indipendente dal 461 mentre le altre provincie erano ormai preda di regni barbarici
letteratura collegata
Lo scrittore italiano Valerio Massimo Manfredi ha scritto un Romanzo Basato sull figura di Romolo Augustolo dal titolo di L'ultima Legione [http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=235&isbn=8804503637 (1)]
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Categoria:Imperatori romani
Romolo Augustolo
ja:ロムルス・アウグストゥルス
th:โรมูลุส ออกุสตุส
Impero Romano d'Oriente
L'Impero Romano d'Oriente o Impero Bizantino fu la parte orientale dell'Impero Romano che continuò a esistere dopo la caduta della parte occidentale.
Il periodo di esistenza dell'Impero d'Oriente viene comunemente considerato dal 395 d. C., anno della divisione dell'Impero da parte di Teodosio, al 1453 DC, anno della definitiva conquista di Costantinopoli da parte dei turchi ottomani. Durante questi mille anni fu conosciuto semplicemente come "Impero Romano".
I Bizantini si consideravano Romani (solevano chiamarsi Rhomanoi: i Romani), la continuazione legittima dell'Impero Romano, e fino a Giustiniano tentarono l'impresa di ricostituire l'unità dell'Impero sottraendo i territori occidentali alla dominazione barbara. Anche se gran parte del loro linguaggio e della loro cultura era greca, ciò non risultava una contraddizione per i Romani dell'Impero d'Oriente: per secoli il greco era stato la loro lingua, e la loro cultura era ellenistica. Il latino rimase la lingua ufficiale fino al VII secolo.
Anche le genti dei territori e degli imperi circostanti (come Persiani e Arabi ad est, Europei ad ovest, e Slavi a nord) li chiamavano Romani, ed era considerato un grande insulto riferirsi all'Impero come "greco", poiché "greco" significava "pagano".
L'impero non venne definito "bizantino" fino al XVII secolo-- e dopo d'allora ciò avvenne solo nell'ambito storiografico "occidentale", quando fu deciso di distinguere l'entità medioevale (in effetti abbastanza differente) dall'impero antico.
Tale nome deriva da quello della colonia dell'antica Grecia di Bisanzio, nucleo iniziale delle futura Costantinopoli.
Origini
La divisione dell'Impero iniziò con la tetrarchia (quadrumvirato) della fine del III secolo con l'Imperatore Diocleziano.
La tetrarchia era un'istituzione che intendeva controllare più efficentemente il vasto territorio dell'Impero Romano, e divideva in effetti l'impero in due metà, con due imperatori che governavano dall'Italia (regione occidentale) e dalla Grecia (regione orientale), ognuno dei quali aveva un proprio co-imperatore. Questa divisione continuò nel IV secolo fino al 324 quando Costantino il Grande riuscì a riunificare il comando imperiale nelle proprie mani.
Costantino decise di fondare per sé una nuova capitale e scelse Bisanzio (l'odierna Istanbul) per questo scopo, grazie alla sua ottima posizione strategica. Il processo di ricostruzione venne completato nel 330. Costantino ribattezzò la città "Nova Roma" ma nell'uso popolare veniva chiamata Costantinopoli, ovvero città di Costantino. Costantino divenne anche il primo Imperatore cristiano. Anche se l'Impero sotto Costantino non era ancora "bizantino", la Cristianità sarebbe divenuta una delle caratteristiche dell'Impero d'Oriente, in contrapposizione al Paganesimo dell'Impero Romano.
Un altro punto cruciale della storia dell'Impero Romano/Bizantino fu la Battaglia di Adrianopoli del 378. Questa sconfitta, assieme alla morte dell'Imperatore Valente, è una delle possibili date per la divisione del mondo antico da quello medioevale. L'Impero Romano venne ulteriormente diviso dal successore di Valente, Teodosio I (anch'egli detto "il grande"), che aveva governato entrambi gli imperi a partire dal 392.
Nel 395 egli affidò le due metà ai suoi due figli Arcadio e Onorio; Arcadio divenne governante dell'Oriente, con la sua capitale a Costantinopoli, e Onorio divenne governante dell'Occidente, con la sua capitale a Milano. A questo punto è comune riferirsi all'impero come "Romano d'Oriente" piuttosto che come "Bizantino".
Cultura
Milano
Aquila Imperiale Bizantina
L'identità culturale generalmente prevalente nell'Impero Romano d'Oriente era ellenistica. Il greco non era solo la lingua di tutti i giorni, ma anche quella della Chiesa, della letteratura e delle transazioni commerciali. La moderna spinta a sottolineare continuamente le distinzioni tra l'"ovest latino" e l'"est greco" e il bisogno di puntualizzare ripetutamente come l'Est non fosse "veramente romano", perché non era latino, non sembravano molto importanti a quell'epoca né per i Romani di lingua latina né per i Romani di lingua greca.
L'Impero era uno Stato multinazionale che comprendeva Greci, Vlachi, Armeni, Ebrei, Egizi, Siriani, Illiri, e Slavi, ma la sua cultura greca irradiava dai grandi centri dell'Ellenismo come Costantinopoli, Antiochia, Efeso, Salonicco e Alessandria d'Egitto. Anche se a quel tempo non era molto pronunciato, l'Impero d'Oriente stava sviluppando un proprio stile di cristianità, grazie a studiosi come Giovanni Crisostomo.
Il periodo iniziale
L'Impero d'Oriente venne risparmiato dalle difficoltà dell'Occidente nel III e IV secolo, grazie alla maggiore ricchezza e organizzazione delle province orientali. Le invasioni del V secolo che portarono al collasso l'Impero Romano d'Occidente non intaccarono l'unità territoriale della porzione orientale: nel 476, anno della deposizione di Romolo Augustolo, l'Imperatore d'Oriente Zenone I ricevette da Odoacre le insegne imperiali dell'Occidente, in riconoscimento del suo imperio sull'intero mondo romano, ma da allora non si arrivò più a un'effettiva unificazione materiale dell'Impero.
Il VI secolo vide l'inizio dei conflitti a est contro i nemici tradizionali dell'Impero Bizantino: Persiani, Slavi, e Bulgari. Anche le crisi teologiche, come la questione del Monofisismo, dominavano l'Impero.
Con Giustiniano I, salito al trono nel 527, si assiste all'ultimo tentativo di riconquistare le regioni occidentali, per ristabilire l'unità dell'Impero Romano (renovatio imperii). Sotto il comando dei generali Belisario e Narsete, i Bizantini riuscirono a riconquistare le provincie dell'Africa Settentrionale (530), parte della Spagna e, al termine della sanguinosissima guerra greco-gotica (535-557) combattuta contro gli Ostrogoti, l'intera Italia. Giustiniano aggiornò l'antico codice legale Romano nel nuovo Corpus iuris civilis, anche se è da notare che queste nuove leggi erano ancora scritte in latino, un linguaggio che stava diventando arcaico e poco compreso, anche da coloro i quali scrissero il nuovo codice. Sotto il regno di Giustiniano, venne costruita la chiesa dell'Hagia Sophia, negli anni 530. Questa chiesa sarebbe diventata il centro della vita religiosa bizantina e della Chiesa Cristiana Ortodossa.
Giustiniano lasciò ai suoi successori le casse statali vuote, ed essi non furono in grado di gestire l'apparizione di nuovi invasori su tutti i fronti. Nel 568, i Longobardi di Alboino conquistarono la maggior parte dell'Italia del Nord, gli Slavi occuparono gran parte dei Balcani, e i Persiani invasero e conquistarono le provincie orientali. Queste ultime vennero riprese dall'imperatore Eraclio, ma l'inaspettata apparizione degli appena convertiti ed uniti Arabi musulmani colse Eraclio di sorpresa, e le province meridionali vennero invase. Mesopotamia, Siria ed Egitto vennero permanentemente incorporate nell'Impero Musulmano a partire dal VII secolo.
Epoca Ellenistica
Ciò che l'Impero perse in territorio, lo guadagnò in uniformità. Eraclio ellenizzò completamente l'Impero rendendo il greco la lingua ufficiale, e prendendo il titolo di Basileus ("Re") invece del vecchio termine romano Augustus. L'Impero era ora notevolmente differente nella religione, rispetto alle ex terre imperiali dell'Europa occidentale, anche se le province bizantine meridionali differivamo significativamente da quelle settentrionali nella cultura e praticavano la Cristianità monofisita (piuttosto che quella ortodossa). La perdita delle province meridionali in favore degli Arabi, rese più forte l'Ortodossia nelle provincie rimanenti. Eraclio divise l'impero in un sistema di province militari chiamate themes per fronteggiare gli assalti permanenti, con la vita urbana che declinava al di fuori della capitale, mentre Costantinopoli crebbe e divenne la più grande città del mondo. I tentativi arabi di conquistare Costantinopoli fallirono di fronte alla superiorità della marina bizantina e al suo monopolio delle ancora misteriose armi incendiarie, il fuoco greco. Dopo aver respinto gli iniziali assalti arabi, l'Impero inizio a recuperare.
L'VIII secolo fu dominato dalla controversia sull'iconoclastia. Le icone vennero bandite dall'Imperatore Leone III, portando alla rivolta gli iconofili dell'Impero. Grazie agli sforzi dell'Imperatrice Irene, il Secondo Concilio di Nicea si riunì nel 787 e affermò che le icone potevano essere venerate ma non adorate. Irene tentò anche un matrimonio di alleanza con Carlomagno, che avrebbe unito i due imperi, ma questi piani non giunsero a nulla. La controversia iconoclasta ritornò nel IX secolo, ma le icone vennero ripristinate nell'843. Queste controversie non aiutarono le relazioni, che andavano disgregandosi, con la Chiesa Cattolica Romana e il Sacro Romano Impero, che stavano iniziando a guadagnare da soli più potere.
Epoca d'oro
L'Impero raggiunse il suo apice sotto gli imperatore macedoni, tra la fine del IX e l'inizio dell'XI secolo. Durante questi anni l'Impero resistette alla pressione della Chiesa Romana per rimuovere il Patriarca Fotio, e guadagnò il controllo del Mare Adriatico, parte dell'Italia e molti dei territori in mano ai Bulgari. Questi vennero completamente sconfitti da Basilio II nel 1014. L'Impero si guadagnò anche un nuovo alleato (ma talvolta anche un nemico) nel nuovo stato russo di Kiev, dal quale l'Impero ricevette un importante forza mercenaria, la Guardia Variaga.
Come Roma in precedenza, Bisanzio presto cadde in un periodo di difficoltà, causate in gran parte dalla crescita dell'aristocrazia terriera, che minò il sistema delle theme. Fronteggiando i suoi vecchi nemici, il Sacro Romano Impero e il Califfato abbaside, avrebbe potuto riprendersi, ma nello stesso tempo nuovi invasori apparvero sulla scena, che avevano pochi motivi per rispettare la sua reputazione - i Normanni, che conquistarono l'Italia, e i turchi Selgiuchidi, che erano principalmente interessati nello sconfiggere l'Egitto, ma fecero comunque delle mosse in Asia Minore, la principale area di reclutamento delle armate bizantine. Con la sconfitta a Manzikert dell'Imperatore Romano IV nel 1071 da parte di Alp Arslan, Sultano dei Selgiuchidi, molte di quelle province furono perse. La divisione finale tra chiesa Romana e Ortodossa avvenne anch'essa in questo periodo, con la loro mutua scomunica nel 1054.
Fine dell'Impero
Gli ultimi secoli della vita bizantina cominciarono con un usurpatore, Alessio Comneno, che iniziò a ristabilire un esercito sulla base di diritti feudali (pronoia) e ottenne successi significativi contro i Turchi selgiuchidi. La sua richiesta di aiuto all'occidente contro l'avanzata di questi ultimi portò alla Prima Crociata, che lo aiutò a reclamare Nicea ma lo allontanò dal supporto imperiale. Le successive Crociate divennero sempre più antagoniste. Anche se il nipote di Alessio, Manuele I Comneno, era un amico dei crociati, nessuna delle due parti poteva dimenticare che l'altra l'aveva scomunicata, e i Bizantini erano molto sospettosi delle intenzioni dei Crociati cristiani che attraversavano di continuo il loro territorio. I Tedeschi del Sacro Romano Impero e i Normanni di Sicilia e Italia continuarono ad attaccare l'impero nell'XI e XII secolo. Le città stato italiane, cui erano garantiti diritti commerciali nella Costantinopoli di Alessio, divennero oggetto di sentimenti anti-occidentali, additate come esempio evidente di "Franchi" occidentali o "Latini". I Veneziani erano particolarmente malvisti, anche se le loro navi erano la base della marina bizantina. In aggiunta alle preoccupazioni dell'Impero, i Turchi selgiuchidi rimanevano una minaccia, sconfiggendo Manuele nella Battaglia di Myriokephalon nel 1176.
Federico Barbarossa tentò di conquistare l'Impero durante la Terza Crociata, ma fu la quarta che ebbe gli effetti più devastanti sull'Impero. Anche se l'intento della crociata era di conquistare l'Egitto, i Veneziani presero il controllo della spedizione, e sotto la loro influenza la crociata espugnò Costantinopoli nel 1204. Come risultato venne fondato un regno feudale di breve durata, l'Impero Latino (vedi Battaglia di Adrianopoli), e il potere Bizantino venne indebolito permanentemente.
Dall'Impero Latino scaturirono tre stati Bizantini - Impero di Nicea, Epiro, e Trebisonda. Il primo, controllato dalla dinastia Paleologa, riuscì a reclamare Costantinopoli nel 1261 e sconfisse l'Epiro, rivitalizzando l'Impero ma dando troppa attenzione all'Europa quando le province asiatiche erano la preoccupazione principale.
Durante il XII e la prima metà del XIV secolo, l'impero d'Oriente ormai era assai ridotto territorialmente ed era minacciato dai Turchi Ottomani, dai Bulgari e dagli Slavi. All’interno la situazione era precaria: l’esercito era in balìa dei mercenari e la marina era pressoché inesistente, la situazione finanziaria era disastrosa. Gli imperatori, per ottenere aiuti dall’Occidente, tentarono di riunire la Chiesa Greca e quella Romana (nel 1054 il patriarcato di Costantinopoli si era separato da Roma (scisma d’Oriente) e, con i patriarcati d’Alessandria, Antiochia e Gerusalemme aveva costituito la Chiesa Greco–ortodossa)
Gli Ottomani, già dal 1300, controllavano lo stretto dei Dardanelli. Nel 1356 i Turchi superarono i Dardanelli e occuparono Tessalonica ed Adrianopoli. I Serbi, tentarono di opporsi all’avanzata turca, ma furono sconfitti a Cossonovo nel 1389, nel 1393 i Turchi sconfissero anche i Bulgari e nel 1396 distrussero a Nicopoli un esercito di crociati inviato dall’Occidente per liberare Costantinopoli. Nel 1400, Costantinopoli pareva condannata, ma l'Impero Ottomano fu invaso dai mongoli guidati da Tamerlano, che in pochi anni crearono un grande impero che si estendeva dall’India alla penisola arabica. I Turchi furono sconfitti ad Ankara ed il loro espansionismo restò bloccato per alcuni decenni, nonostante la morte di Tamerlano, avvenuta nel 1405.
L'impero d'Oriente non riuscì però a riorganizzarsi e la penisola balcanica restò in mano ai Turchi. Quando l’impero mongolo si dissolse, i Turchi ripresero l’offensiva in Europa, gli ungheresi resistettero coraggiosamente, ma furono sconfitti a Varna nel 1444.
Per un po' l'Impero sopravvisse semplicemente perché i musulmani erano troppo divisi per attaccare, ma infine gli Ottomani travolsero tutto, tranne un pugno di città portuali. L'Impero si appellò all'occidente per un aiuto, ma questo avrebbe inviato soccorsi solo in cambio di una riunificazione delle chiese. L'unità delle chiese venne considerata ed eventualmente sancita per legge, ma i cittadini ortodossi non volevano accettare il Cristianesimo Romano. Alcuni mercenari occidentali arrivarono in aiuto, ma molti preferirono lasciar morire l'Impero, e non fecero nulla quando gli Ottomani si presero i territori restanti.
Costantinopoli inizialmente non venne considerata degna dello sforzo per conquistarla, ma con l'avvento dei cannoni, le mura, che erano state impenetrabili per oltre 1000 anni, eccetto per i Crociati, non offrivano più protezione dagli Ottomani. La Caduta di Costantinopoli arrivò infine dopo due anni di assedio da parte di Maometto II il 29 maggio 1453. Per la fine del secolo le città rimanenti, come Trebisonda e Mistra, erano cadute anch'esse.
L'Impero Bizantino giocò un ruolo importante nella trasmissione della conoscenza classica al mondo islamico. La sua influenza più duratura, comunque, rimane la sua Chiesa. Il lavoro dei primi missionari bizantini diffuse la Cristianità Ortodossa tra le varie popolazioni slave, ed è ancora predominante tra queste e tra i Greci. Le date di inizio e fine dell'indipendenza della capitale, 395 e 1453, vennero originariamente usate per definire i limiti temporali del medioevo.
Voci correlate
- Impero Romano
- Imperatori Romani
- Imperatori Bizantini
- Impero latino
- Impero di Nicea
- Valuta bizantina
- Architettura bizantina
- Aristocrazia e burocrazia bizantina
Collegamenti esterni
- [http://www.imperobizantino.it/ Sito dedicato all'Impero Bizantino]
categoria:Roma antica
ja:東ローマ帝国
ko:비잔티움 제국
Zenone I di BisanzioZenone o Tarasicodissa o Trascalisseo, (morto nel 491), fu imperatore bizantino dal 9 febbraio 474 al 9 aprile 491.
Fu uno dei più importanti tra i primi imperatori bizantini. Rivolte interne e dissensi afflissero il suo regno ,che ciononostante ebbe qualche successo nelle questioni estere. Zenone presiedette alla fine ufficiale dell'Impero Romano ad occidente, contribuendo molto al tempo stesso alla stabilizzazione dell'impero ad oriente.
Tarasicodissa, così era noto da giovane, era un Isauriano proveniente dalla regione oggi nota come Armenia. Gli Isauriani sono ritenuti gli ancestori dei moderni Curdi, e venivano considerati come barbari dai romani, anche se erano cittadini romani da ormai più di due secoli. Nonostante ciò, un fortunato volgersi degli eventi portò Zenone sul trono di Costantinopoli.
Ben noto come guerriero, Tarasicodissa attirò l'attenzione dell'imperatore Leone I a metà degli anni 460, quando Leone stava cercando delle alternative all'utilizzo dei sempre meno affidabili mercenari Alani nel suo esercito. Nel 466, Tarasicodissa svelò il tradimento di Ardabur, figlio del magister militum orientale Aspare, rendendosi così ancor più indispensabile. Per il 468, quando i generali incompetenti (e forse traditori) di Leone portarono la flotta bizantina al disastro nella campagna contro i Vandali, Tarasicodissa era considerato il miglior generale di Leone. Durante una campagna in Tracia sfuggì di poco ad un tentativo di assassinio istigato da Aspare. Al ritorno di Tarasicodissa nella capitale, Aspare venne ucciso su ordine di Leone e Tarasicodissa divenne magister militum di diritto.
Per rendersi più accettabile alla gerarchia romana e alla popolazione greca di Costantinopoli, Tarasicodissa adottò il nome greco di Zenone e lo usò per il resto della sua vita dopo il matrimonio con la figlia di Leone, Ariadne, nel 468. Anche se il matrimonio fu concepito da Leone per assicurarsi l'appoggio degli Isauriani contro il summenzionato ambizioso ministro Aspare, questo "accordo politico" portò alla nascita di un bambino, che sarebbe diventato l'imperatore Leone II alla morte del nonno nel 474.
Nel frattempo, Zenone continuò a guidare l'esercito a molti successi, soprattutto la cacciata dei Vandali dall'Epiro, che essi avevano invaso nel 469 come parte della vendetta di Re Genserico per esere stato attaccato un anno prima. Zenone guidò inoltre le truppe in incursioni contro gli Unni e i Gepidi a sud del Danubio. Poiché Leone II era troppo giovane per governare, Ariadne e la di lei madre Verina incoronarono Zenone come co-imperatore, cosa che avvenne il 9 febbraio 474. Quando Leone II si ammalò e morì il 17 novembre, Zenone divenne il solo imperatore.
Egli continuò ad essere impopolare presso la gente e il Senato a causa delle sue origini "straniere". Una rivolta fomentata da Verina in favore del fratello Basilisco, nel gennaio del 475, e l'antipatia dei suoi soldati Isauriani e degli amministratori di Costantinopoli, lo costrinsero a lasciare la capitale per la città di Antioco. Zenone fu costretto a rinchiudersi in una fortezza e spese i 20 mesi successivi nel costruire un'armata, in gran parte composta da Isauriani a lui fedeli. Marciò infine su Costantinopoli nell'agosto 476. Il crescente malgoverno e l'impopolarità di Basilisco alla fine permisero a Zenone di rientrare nella capitale, senza opposizione, nel 476, dopo che un'armata guidata dal generale Illo disertò in suo favore. Il suo rivale venne esiliato in Frigia dove poco dopo morì.
Restaurato al governo dell'intero impero, Zenone venne costretto nel giro di due mesi a prendere una decisione importante, quando Odoacre depose l'ultimo imperatore d'occidente e gli chiese il riconoscimento come ufficiale patrizio della sua corte, intendendo governare senza un imperatore. Zenone fece questa concessione, e quindi in teoria divenne il primo imperatore di un Impero romano unito fin dal 395. In realtà tutto fece, meno che abbandonare l'occidente, se non molti anni dopo, quando Odoacre iniziò a violare i termini del suo accordo con Zenone.
Allo stesso tempo, Zenone inviò una missione a Cartagine, con l'intento di trovare un accordo permanente di pace con Genserico, che stava ancora compiendo incursioni continue sulle città orientali e sui bastimenti mercantili. Riconoscendo Genserico come Re indipendente, con tutte le sue conquiste, Zenone fu in grado di forgiare una pace che: pose fine agli attacchi dei Vandali ad est, portò la libertà di religione ai cattolici posti sotto il governo vandalo, e durò per più di 50 anni.
Dal 472, l'aggressione dei due capi Ostrogoti, Teodorico il Grande e Teodorico Strabo, era stata una costante fonte di pericolo. Anche se Zenone riuscì talvolta a far si che si scontrassero l'uno con l'altro, questi furono in cambio capaci di approfittare delle sue rivalità dinastiche, e fu solo con l'offerta di un pagamento e dell'alto comando che riuscì a trattenerli dall'attaccare Costantinopoli.
Zenone sopravvisse ad un'altra rivolta nel 478, quando la sua suocera Verina tentò di uccidere Illo per essersi rivoltato contro Basilisco. La rivolta fu guidata dal genero di Verina, Marciano, e dal signore ostrogoto Teodorico Strabo, ma Illo dimostrò nuovamente la sua fedeltà a Zenone sopprimendola. Comunque, Illo e Zenone ruppero le relazioni nel 484, e ancora una volta Zenone dovette sedare una rivolta sanguinosa ad oriente. Nel 487 Zenone indusse Teodorico, figlio di Teodemiro, ad invadere l'Italia e stabilirvi il suo nuovo regno.
Dopo la morte di Teodorico Strabo, nel 481, il futuro Teodorico il Grande divenne re dell'intera nazione ostrogota e iniziò ad essere una fonte di problemi per la Penisola Balcanica. Zenone si liberò del problema mandandolo in Italia a combattere Odoacre, ma senza eliminare la presenza germanica ad oriente.
Zenone morì il 9 aprile 491, dopo aver regnato per 17 anni e 2 mesi. Poiché lui e Ariadne non avevano avuto altri figli, la sua vedova scelse un suo favorito della corte imperiale, Anastasio, come suo successore.
Zenone viene descritto come un governante indolente e lassista, ma sembra abbia sposato le risorse dell'impero tanto da lasciarle apprezzabilmente rafforzate alla sua morte. Nella storia ecclesiastica Zenone è associato con lHenoticon o "strumento di unione", da lui promulgato e firmato da tutti i vescovi orientali, con lo scopo di risolvere la controversia monofisita.
Categoria:Imperatori bizantini
Categoria:Biografie
ja:ゼノン (東ローマ皇帝)
Giulio NepoteGiulio Nepote (c.430 - 480), è stato l'ultimo legittimo imperatore romano (474-475 di fatto, 474 - 480 legalmente) dell'Impero Romano d'Occidente.
Nepote era un generale della Dalmazia ed era marito di una nipote di Leone I imperatore d'Oriente. Venne chiamato nel 474 da Leone I per eliminare il regno dell'usurpatore Glicerio. Riuscito a deporre Glicerio, con l'avallo di Leone I il 19 giugno 474 si fece proclamare Augusto a Ravenna. Glicerio fu costretto a diventare vescovo di Salona in Dalmazia. Ufficialmente Leone I essendo imperatore aveva il diritto di scegliere un nuovo Augusto.
Come imperatore, Nepote cercò di consolidare i territori dell'Italia e della Gallia che ancora si trovavano sotto il controllo dell'impero d'occidente. Negoziò con i Vandali il ritorno dei territori della Provenza sotto il controllo imperiale, in cambio della concessione di alcuni territori secondari che non erano realmente sotto il controllo di Nepote. Tuttavia Geiserico, re dei Vandali, continuò a sferrare attacchi pirati nell'Italia. Infatti i Vandali avevano recentemente siglato la pace con l'impero d'Oriente e non ritenevano necessario scendere a patti con Nepote.
Nepote era un imperatore capace, uno dei migliori tra gli ultimi imperatori romani d'Occidente, ma non era popolare presso il senato, dato che erano note le sue simpatie e il suo legame con l'Impero Romano d'Oriente. Quando Nepote fece l'errore di affidare al generale Oreste la gestione dell'esercito questo non fece altro che rafforzare l'antipatia del senato per Nepote.
Il 28 agosto 475 Oreste prese il controllo di Ravenna e costrinse Nepote a scappare verso la Dalmazia. Oreste, che era di origini germaniche e non poteva quindi diventare imperatore, fece acclamare imperatore suo figlio Romolo Augustolo, la cui madre era romana, anche se era un bambino di meno di 10 anni.
Normalmente Romolo è considerato l'ultimo imperatore d'occidente. Tuttavia si tratta di una imprecisione in quanto Nepote non era morto e dalla Dalmazia continuava a definirsi imperatore d'Occidente, con l'avallo della corte di Costantinopoli. Quando Odoacre prese Ravenna, uccise Oreste e depose Romolo il 4 settembre 476. Odoacre decise di proclamarsi Re d'Italia e chiese l'avallo dell'imperatore d'Oriente Zenone per essere riconosciuto come rappresentante ufficiale della volontà imperiale. Zenone, per legalizzare la posizione di Odoacre, pretese che quest'ultimo riconoscesse Nepote come imperatore d'Occidente. Odoacre accettò (fece stampare anche delle monete con l'effige di Nepote) e questo fa di Nepote l'ultimo Imperatore d'Occidente.
La pace apparente avrebbe potuto continuare a lungo se non fosse stato che Nepote nel 479 iniziò a prepararsi per muovere le sue truppe contro Odoacre, con l'obiettivo di riconquistare l'Italia. Secondo alcune fonti nello stesso periodo Glicerio, rimasto vescovo di Salona, avrebbe tramato contro Nepote per vendicarsi della destituzione che aveva subito il 474. Quel che è certo è che Odoacre era al corrente dei preparativi di Nepote e quindi decise di muoversi in anticipo.
Nepote venne ucciso dai suoi soldati. La data precisa non è nota e vi sono tre ipotesi: il 25 aprile, il 9 maggio e il 22 luglio anche se la più probabile è la prima. Subito dopo Odoacre invase la Dalmazia difesa dal generale romano Ovida e il 9 dicembre la aggiunse al territorio sotto il suo controllo. Si ritiene che Glicerio abbia aiutato Odoacre a uccidere Nepote e a prendere la Dalmazia anche perché subito dopo la guerra Odoacre lo nominò vescovo dell'importante città di Mediolanum (l'attuale Milano)
Contestazioni
La qualifica di ultimo Imperatore attribuita a Nepote non è universalmente accettata dato che non era l'Imperatore d'Oriente ad avere il diritto a nominare l'Imperatore d'Occidente, questo privilegio spettava al Senato Romano. Alcuni storici ritengono Romolo Augustolo l'ultimo imperatore dato che egli ricevette l'investitura da parte del Senato Romano e governò effettivamente quello che rimaneva dell'Impero Romano d'Occidente.
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Nepote Categoria:Imperatori romani
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Eventi
- Italia Europa: Fine dell'Impero Romano d'Occidente
- Italia Europa: Inizio del Medioevo
Nati
Morti
076
ko:476년
Senato (storia romana)
Il Senato romano era la più autorevole assemblea dello stato nell'antica Roma, un'istituzione rimasta invariata nel corso delle trasformazioni politiche della storia dell'impero romano.
Secondo la tradizione, il senato fu riunito per la prima volta da Romolo, il mitico fondatore di Roma
Romolo decise che il senato (Curia) fosse composto da 100 (poi ampliato a 200) patres (padri fondatori) nominati dal Re, formato esclusivamente dai capofamiglia di rango Patrizio di Roma per assistere il Rex nelle sue decisioni. Il termine senato deriva da "senex", che segnifica vecchi e quindi i membri del senato erano solitamente anziani (che si credeva fossero i più saggi). Comunque, il senato riuscì a essere veramente importante solo con l'instaurazione della repubblica nel 509 AC. Questo organo (il senato) ebbe formalmente il solo potere consultivo, ovvero il diritto di essere consultato prima di far passare una legge. Ma in pratica, siccome i senatori erano l'unica carica che durava a vita, avevano molto più potere perché potevano controllare l'ordinamento romano passo passo e avere maggiori possibilità di difendersi delle altre istituzioni, che duravano solo un anno. I senatori provennero sempre da famiglie aristocratiche e quindi fecero gli interessi dei patrizi.
Per diventare senatori si doveva aver ricoperto tutte le altre cariche e avere almeno 43 anni. Per ricoprire una carica pubblica un cittadino doveva aver prestato almeno 10 anni di servizio nell'esercito. Nell'esercito ci si poteva entrare minimo a 17 anni, e quindi un cittadino doveva avere almeno 27 anni per essere eletto a una magistratura.
Con Costantino I la capitale viene spostata a Costantinopoli dove viene creato un Senato proprio speculare a quello Romano, il Senato romano ormai trascurato diventa una sorta di consiglio cittadino che resterà in vita fino al VI secolo
Voci correlate
- Senatore
- Senatoconsulto
Categoria:Storia
VandaliI Vandali erano una popolazione proveniente dalla Germania orientale. Alla fine del II secolo d.C. si stabilirono in Pannonia e Slesia; alla fine del III secolo furono respinti dai romani oltre il Danubio. All'inizio del V secolo, scesero in Italia, ma furono sconfitti da Stilicone a Pavia e respinti oltre le Alpi.
Nel 406, un altro gruppo di Vandali, sospinto dall'avanzata degli Unni, giunse in Gallia e nel 409 passò in Spagna. I Visigoti conquistarono, tra il 415 e il 418, buona parte della Penisola Iberica, nel 429, i Vandali, guidati da Genserico, oltrepassarono lo stretto di Gibilterra e occuparono la Mauritania e la Numidia.
Essendosi dati alla pirateria assieme ai Berberi, martirizzarono per anni le coste italiane arrivando persino a saccheggiare Roma, divenendo "proverbiali" per la loro furia distruttrice contro i simboli della civiltà romana.
I Vandali furono sconfitti nel 534 dalla flotta bizantina guidata da Belisario. I territori occupati furono riconquistati e i Vandali si dispersero in diverse regioni dell'impero.
Categoria:Popoli germanici
Categoria:Regni Romano-Barbarici
als:Vandalen (Volk)
ja:ヴァンダル族
ko:반달족
477
Eventi
Nati
Morti
077
Sicilia
La Sicilia è una regione dell'Italia meridionale di 5,1 milioni di abitanti, con capoluogo Palermo. È completamente circondata dal Mar Mediterraneo e con i suoi 25.710 km2 di superficie è la regione più estesa d'Italia.
La lingua ufficiale parlata in Sicilia è l'italiano anche se parte della popolazione locale parla anche la lingua siciliana, u Sicilianu (il Siciliano), parlato anche in Calabria e nel Salento (Puglia).
Questa regione - ritenuta unanimemente una delle più complesse ed affascinanti dell'intera Italia - è conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo ed è visitata annualmente da milioni di visitatori provenienti da ogni parte del mondo.
I suoi colori, i suoi sapori, gli aromi delle sue valli e i profumi che si irradiano dalle coste ventose hanno contribuito a perpetuare nei secoli il fascino di una terra talvolta dura ma ugualmente florida e ricca di possibilità. Per questa terra - per l'asprezza che contraddistingue chi vi vive e vi opera - è stato coniato un apposito termine, tramandato da uomini d'arte e di cultura: sicilianità.
Storia
La Sicilia, a causa della sua posizione geografica, ha svolto sempre un ruolo di una certa importanza negli eventi storici che hanno avuto come protagonisti i popoli del Mediterraneo.
L'avvicendarsi di molteplici civiltà ha arricchito la Sicilia di insediamenti urbani, di monumenti e di vestigia del passato che fanno della regione uno dei luoghi privilegiati dove la storia può essere rivissuta attraverso le immagini dei segni che il tempo non ha scalfito e ha tramandato sino ai nostri giorni
- Preistoria
- Periodo greco
- Periodo romano
- Periodo arabo
- Periodo normanno-svevo
- Periodo aragonese
Geografia
La Sicilia è la principale "isola" dell'intero Mar Mediterraneo, ma geologicamente appartiene alla stessa placca tettonica della penisola italiana, ed orograficamente è una regione appenninica come molte altre regioni italiane. Comprende - oltre all'omonima regione - anche diverse isole minori, quali il gruppo delle Eolie o Lipari, quelo delle Egadi, delle Pelagie nonché le isole di Pantelleria, Lampedusa e Ustica.
L'arcipelago in cui si trova anche l'isola di Malta è solo geograficamente parte integrante della Sicilia. Malta, peraltro, è stata unita alla Sicilia (anche politicamente) fino al 1798 quando fu occupata (per circa due anni) da Napoleone Bonaparte.
La Sicilia è separata dal continente e dall'Italia peninsulare mediante lo Stretto di Messina di soli 3 km ca., su cui si affaccia, col suo magnifico porto naturale a forma di falce la città di Messina. Il comune (e la provincia) di Messina è a suo modo associata alla provincia ed al comune di Reggio Calabria, nella regione successiva, ovvero l'unica regione con la quale confina, la Calabria, formando a loro modo un'area metropolitana integrata dello Stretto.
La regione stessa nonché le isole circostanti sono interessate da intensa attività vulcanica.
I vulcani più noti sono: Etna, Stromboli e Vulcano.
Di forma triangolare, la Sicilia ebbe nell'antichità il nome di Trinacria. Le coste settentrionali, alte e rocciose, si aprono sul Mar Tirreno con frequenti ed ampie insenature, come i golfi di Castellammare del Golfo, di Palermo, di Termini Imerese, di Milazzo e molti altri minori che ospitano ampie spiaggie coperte di finissima sabbia.
Milazzo
Ad est la costa ionica è più frastagliata verso sud, mentre il litorale meridionale - di fronte all'Africa - è sabbioso ma generalmente uniforme. Il rilievo è vario e, mentre nella Sicilia orientale si può riconoscere nei Monti Peloritani, Nebrodi e Madonie l'ideale continuazione dell'Appennino calabro, la Sicilia centrale e occidentale ospitano massicci isolati. Al centro infatti vi sono i Monti Erei su cui si trova, a 948 metri di altezza, la città di Enna.
Ad ovest sorgono altri monti dall'altezza variabile, come i Sicani, la cui cima più alta è il Monte Cammarata di 1580 metri, e i monti che circondano la Conca d'Oro, la pianura dove, affacciata sul mare, si stende Palermo, città capoluogo di questa regione.
Ad est si erge, visibile dallo Stretto di Messina, la cima dell'Aspromonte, la cima innevata del vulcano Etna, alto 3.263 metri. Con le sue frequenti eruzioni, l'Etna ha ricoperto il territorio circostante della sua lava nera che ha colmato una pianura estesa sino al mare, la piana di Catania, una delle provincie della regione, che sorge lungo il litorale.
I fiumi siciliani sono tutti di portata ed estensione limitate (a volte detti "fiumare". Sboccano nel Mar Ionio il Simeto e l'Alcantara, lungo la costa meridionale l'Imera, il Platani e il Belice.
Clima
Il clima della Sicilia è mite, ma negli ultimi decenni le estati sono divenute sempre più calde e anche nelle altre stagioni dell'anno ha fatto sentire maggiormente il proprio influsso il vento di Scirocco proveniente dall'Africa che ha creato anche improvvise variazioni di temperatura.
La piovosità è scarsa e la scarsità di tale fenomeno atmosferico si ripercuote sull'approvvigionamento idrico.
Tuttavia ciò non impedisce all'agricoltura di essere la prima risorsa economica della regione. Notevole è la produzione dei cereali - tra cui il frumento - che già rendeva la Sicilia importante per i Romani, abbondante quella delle olive, che assicura un'ottima produzione di olio.
Pesca, produzione agricola e alimentare
Ben nota è la coltura degli agrumi: aranci, limoni e mandarini, insieme a mandaranci, bergamotti e cedri. Non mancano neppure gli ortaggi, i legumi,i fichidindia e le carrube. Mandorle, nocciole e pistacchi sono infine alla base di molti prodotti dolciari caratteristici di questa terra.
La coltivazione della vite consente la produzione di ottimi vini che vengono sempre maggiormente apprezzati anche all'estero. Tra i più noti vi sono il Marsala, della provincia di Trapani, il Moscato di Pantelleria, la Malvasia di Lipari.
Ovini, caprini ed equini sono allevati in buona quantità, mentre i bovini sono presenti in numero limitato. Per contro, la pesca costituisce una risorsa preziosa per la Sicilia. Si pescano, oltre al pesce spada, il tonno, le sardine e gli sgombri, ovvero il pesce azzurro tipico del Mar Mediterraneo, che consente di fornire all'industria conserviera la materia prima necessaria alla produzione del pesce in scatola e del pesce affumicato.
A Mazara del Vallo, in provincia di Trapani, si pratica l'allevamento di pesci come spigole, occhiate, gamberoni; a Ganzirri, in provincia di Messina, quello di ostriche e mitili.
Inoltre a Trapani ben note sono le saline da cui sin dall'antichità si preleva finissimo sale marino.
Energia, turismo e altre attività
Un elettrodotto che supera lo Stretto di Messina esporta dalla Sicilia una parte dell'energia elettrica che in essa è prodotta, ma soprattutto consente alla regione di ricevere oltre la metà dell'energia proveniente dal nord Europa, richiesta dai 5 milioni di abitanti siciliani. L'energia principale, più una parte di quella ausiliaria prodotta dalle centrali energetiche della regione viene utilizzata nelle città e per le FS (le linee ferroviarie elettrificate da 3 KV).
Dal sottosuolo si estrae il petrolio che proviene dai pozzi di Ragusa e di Gela e che fornisce il 90% della produzione italiana.
Le miniere di zolfo delle province di Enna, Caltanissetta e Agrigento - da cui un tempo veniva estratto il minerale - sono state chiuse perché il processo estrattivo è risultato troppo costoso e perciò scarsamente remunerativo.
Il traffico marittimo ha i suoi maggiori punti di riferimento nei porti di Messina,Palermo, Catania, Siracusa e Trapani; quello aereo negli aeroporti di Palermo e Catania. Da poco è stato riattivato anche l'aeroporto di Trapani.
L'industria del turismo è un'attività in crescita, favorita dalla presenza sul territorio di numerosi siti archeologici e di bellezze naturali che, come nel caso di Taormina, suscitano l'interesse dei visitatori.
Il cotone prodotto in Sicilia costituisce il 78% della produzione nazionale.
Trasporti
Veicoli
La Sicilia dispone di una buona rete autostradale, da metterla in esigenza al sistema trasportistico nazionale. Le autostrade sono:
- A18 Messina - Catania, che collega due città della Sicilia orientale, a pedaggio;
- A19 Palermo - Catania, che collega le due metropoli principali, non a pagamento;
- A20 Messina - Palermo, completata nel luglio 2005, importante asse autostradale a pedaggio;
- A29 Palermo - Trapani/Mazara Del Vallo, senza caselli, che collega il capoluogo con la parte occidentale della regione.
Gran parte di queste autostrade sono sopraelevate, per via della presenza dei massicci, tipici di questa regione montuosa.
Messina è il principale snodo autostradale della regione e del sud Italia, collegando la A3 Salerno - Reggio Calabria con le autostrade A18 ed A20. Gli autoveicoli sono accompagnati da una sponda all'altra dello stretto di Messina per mezzo di ferryboats, traghetti di limitata autonomia adibiti al trasporto di cabotaggio, ossia da/verso le due sponde. Questi traghetti sono in servizio anche nei laghi navigabili del paese.
Ufficialmente, la società per azioni Stretto di Messina sta provvedendo a selezionare i responsabili per la costruzione di un viadotto sullo stretto, un ponte sospeso a campata unica, entro la fine del 2005. La costruzione di questo lungo ponte, che sarà quello con la campata centrale più grande al mondo, è prevista per l'inizio del 2006. Quando sarà costruito, segnerà la storia delle vie di comunicazione, come prima volta per la Sicilia, connessa fisicamente al resto d'Italia, e d'Europa.
Treni
La Sicilia è connessa al resto della penisola dal gruppo nazionale FS (Ferrovie dello Stato) e da Trenitalia.
Aerei
La Sicilia è servita da due aeroporti internazionali (sopratutto Europei) da e verso gli aeroporti di Catania Fontanarossa e Palermo.
Esiste anche un'altro aeroporto nazionale a Trapani.
Amministrazioni
- Comuni della provincia di Agrigento (43)
- Comuni della provincia di Caltanissetta (22)
- Comuni della provincia di Catania (58)
- Comuni della provincia di Enna (20)
- Comuni della provincia di Messina (108)
- Comuni della provincia di Palermo (82)
- Comuni della provincia di Ragusa (12)
- Comuni della provincia di Siracusa (21)
- Comuni della provincia di Trapani (24)
Voci correlate
- Elenco dei Presidenti della Sicilia
- Isole italiane
- Mar Mediterraneo, Mar Tirreno, Mar Ionio, Canale di Sicilia, Stretto di Messina
- Triscele
- L'incastellamento in Sicilia nell'alto-medioevo
- Regno di Sicilia
- Regno delle Due Sicilie
- Sulla sicilitudine
Collegamenti esterni
- [http://www.sputnix.it/accessibilita Accessibilita dei siti della PA Siciliana]
- [http://www.siciliano.it Motore di ricerca esclusivo per la Sicilia]
- [http://sicilia.indettaglio.it La Sicilia in dettaglio]
Categoria:Regione Sicilia
Categoria:Isole dell'Italia
ja:シチリア島
ko:시칠리아
zh-min-nan:Sicilia
DalmaziaLa Dalmazia (croato Dalmacija, serbo Далмација) è una regione della Croazia sulla costa orientale del Mar Adriatico, che si estende dall'isola di Pago (Pag) a nord-ovest alle Bocche del Cattaro (Boka Kotorska) a sud-est. La Dalmazia interna (Dalmatinska Zagora) si estende fino a 50 km verso l'interno nella parte nord, e per solo pochi chilometri nella parte sud.
La Dalmazia è attualmente composta da quattro contee, le cui capitali sono Zara (Zadar), Sebenico (Šibenik), Spalato (Split) e Ragusa (Dubrovnik).
Le principali isole dalmate sono: Isola Lunga (Dugi Otok), Ugliano (Ugljan), Pasmano (Pašman), Brazza (Brač), Lesina (Hvar), Curzola (Korčula), Lissa (Vis), Lagosta (Lastovo) e Meleda (Mljet). Le più grandi montagne della Dalmazia sono Dinara, Mosor, Kozjak e Biokovo. I fiumi sono: Zrmanja-Zermagna, Krka-Cherca, Cetina e Neretva-Narenta.
A causa del modo in cui scorrono le correnti marine e a come i venti soffiano sull'Adriatico, l'acqua di mare è molto più pulita e calda che sulla costa italiana. Questo, assieme all'immenso numero di cale, isole e canali, rende la Dalmazia particolarmente attrattiva per le regate e il turismo nautico in generale. Esistono ovviamente un discreto numero di porti turistici.
La Dalmazia è anche dotata di diversi parchi nazionali che sono anche attrazioni turistiche: Paklenica, l'arcipelago delle Incoronate (Kornati), le rapide del fiume Krka e l'isola di Meleda.
Storia
L'Illiria e l'Impero Romano
La storia della Dalmazia iniziò quando le tribù dalle quali la regione prende il nome si dichiararono indipendenti da Genzio, il Re dell'antica Illiria, e fondarono una repubblica. La sua capitale era Delminium (la cui collocazione è sconosciuta); il suo territorio si estendeva verso nord, dal fiume Narenta (Neretva) al fiume Cetina, e in seguito fino al Cherca (Krka), dove raggiungeva i confini della Liburnia.
L'Impero Romano iniziò l'occupazione dell'Illiria nell'anno 168 AC, formando la provincia dell'Illiricum. Nel 156 AC i Dalmati vennero attaccati per la prima volta da un esercito romano e costretti a pagare tributo.
Nel 10 DC, durante il regno di Augusto, l'Illiricum venne diviso in Pannonia a nord e Dalmazia a sud, dopo che l'ultima di molte formidabili rivolte era stata schiacciata da Tiberio nel 9 DC. Questo evento fu seguito dalla totale sottomissione e dalla pronta accettazione della civiltà latina che si diffuse in tutta l'Illiria.
La provicia di Dalmazia si espanse verso l'interno per coprire tutte le Alpi Dinariche e gran parte della costa adriatica orientale. La sua capitale fu la città di Salona (Solin). L'Imperatore Diocleziano rese famosa la Dalmazia costruendovi un palazzo per se a pochi chilometri a sud di Salona, ad Aspalathos (Spalato). Altre città dalmate dell'epoca erano:
- Tarsatica (Tersatto-Trsat, ora parte di Fiume)
- Senia (Segna-Senj)
- Vegium (Carlopago-Karlobag)
- Aenona (Nona-Nin)
- Iader (Zara)
- Scardona (Scardona-Skradin, appena a nord di Sebenico)
- Tragurium (Traù-Trogir)
- Aequum (Čitluk vicino Segna-Sinj)
- Oneum (Almissa-Omis, a sud di Spalato)
- Issa (Lissa-Vis)
- Pharus (Lesina-Hvar)
- Bona (Blagaj)
- Corcyra (Curzola-Korcula)
- Narona (la piccola città di Vid vicina all'attuale Metković)
- Epidaurus (Ragusavecchia-Cavtat appena a sud di Ragusa-Dubrovnik)
- Rhizinium (Risano-Risan)
- Acruvium (Cattaro-Kotor)
- Dulcinium (Dulcigno-Ulcinj)
- Scodra (Scutari-Shkodër)
- Dyrrachium (Durazzo-Durrës)
Il collasso dell'Impero Romano d'Occidente lasciò la regione soggetta ai dominatori Goti, Odoacre e Teodorico, dal 476 al 535, quando venne annessa al'Impero Romano d'Oriente di Giustiniano.
Città romanze e stati slavi
A seguito della grade migrazione slavica in Illiria, nella prima metà del VII secolo, l'entroterra divenne popolato da tribù slaviche come i Croati. Le città-stato marittime, comunque, rimasero potenti, in quento altamente civilizzate.
Le popolazioni native che parlavano lingua romanza vivevano al sicuro a Ragusa, Zara e in altre grandi città, mentre i distretti di campagna venivano insediati dagli slavi che erano nel processo di essere cristianizzati. La regione venne quindi divisa tra due differenti comunità, spesso inizialmente ostili.
Nell'806 la Dalmazia venne temporaneamente annessa al Sacro Romano Impero, ma le città vennero restituite a Bisanzio, con il Trattato di Aquisgrana, nell'812. I Saraceni raziarono le città più meridionali nell'840 e 842, ma questa minaccia venne eliminata da una campagna comune Franco-Bizantina nell'871.
A partire dagli anni 830, il Ducato di Croatia controllava le parti settentrionali e centrali della Dalmazia. L'instaurazione di relazioni cordiali tra le città Romane e il Ducato Croato, iniziarono seriamente con il regno del Duca Mislav (835), che firmò un trattato di pace ufficiale con Pietro Tradonico, Doge di Venezia, nell'840 e che iniziò anche a donare terreni alle chiese delle città.
I Ducati meridionali di Pagania, Zahumlje, Travunia e Doclea vennero autogovernati dalle proprie popolazione Croata, che erano miste tra pagani e cristiani. Alcuni storici si sono riferiti alle parti di Dalmazia sotto la Croazia come Croazia Bianca e ai Ducati meridionali come Croazia Rossa. Si noti anche che questi territori si estendevano molto più all'interno di quanto non faccia l'attuale Dalmazia.
I Narentini di Pagania (che prendevano il nome dal fiume Narenta, in lingua croata: Neretva) sconfissero le flotte veneziane inviate contro di loro nell'840 e nell'887, e per più di un secolo esigettero tributi da Venezia stessa. Il Doge Pietro Orseolo II li sconfisse inifne nel 998 ed assunse il titolo di Duca di Dalmazia, anche se senza pregiudizio per la sovranità bizantina.
Nel frattempo i re croati esigettero tributi dalle città bisantine. Traù, Zara e altre, e consolidarono il loro potere in città puramente Slaviche (Croate), come Nin-Tenìn (Enona), Biograd (Zaravecchia) e Sebenico. Presero inoltre il controllo sui confinanti ducati meridionali.
Lo scisma cristiano fu un importante fattore nella storia della Dalmazia. Mentre la chiesa croata di Nona (Nin) era sotto giurisdizione papale, questa però usava la liturgia slava.
Sia le popolazioni romanze che la Santa Sede preferivano la liturgia latina, il che creò tensioni tra le differenti diocesi. L'influenza latina venne incrementata e le pratiche bizantine vennero ulteriormente soppresse nei sinodi generali del 1059-1060, 1066, 1075-1076 e in altri sinodi locali, in particolare degradando il vescovato di Nona, installando l'arcivescovato di Spalato e Dioclea (Bar), e vietando esplicitamente l'uso di qualsiasi liturgia diversa da quella greca o latina.
La Dalmazia non realizzò mai una unità politica o razziale e non formò mai una nazione, ma ottenne un notevole sviluppo nelle arti, nella scienza e nella letteratura.
La posizione geografica delle città-stato dalmate era sufficiente a spiegare la poca influenza esercitata dalla cultura bizantina attraverso tutti i sei secoli (535-1102) durante i quali la Dalmazia fu parte dell'Impero Romano d'Oriente. Verso la fine di questo periodo il dominio bizantino tendette ad essere sempre più nominale.
Rivalità tra Venezia e Ungheria in Dalmazia, 1102-1420
Quando le città-stato persero gradualmente tutta la protezione di Bisanzio, essendo incapaci di unirsi in una lega difensiva a causa dei loro dissensi interni, dovettero rivolgersi verso Venezia o verso l'Ungheria per trovare appoggio. Ognuna delle due fazioni politiche aveva supporto all'interno delle città-stato dalmate, supporto che era basato principalmente su ragioni economiche.
I veneziani, ai quali i dalmati erano già legati per linguaggio e cultura, potevano permettersi di concedere dei termini liberali, in quanto il loro scopo principale era di impedire lo sviluppo di qualsiasi pericoloso competitore politico o commerciale nell'Adriatico orientale.
La comunità marinara in Dalmazia guardò a Venezia come alla padrona dell'Adriatico. In cambio della protezione, le città spesso fornirono un contingente all'esercito o alla marina del loro protettore, e talvolta pagavano tributo in moneta o in natura. Arbe (Rab), ad esempio, pagava annualmente cinque chili di seta o due di oro a Venezia.
L'Ungheria dall'altra parte, sconfisse l'ultimo re croato nel 1097 e avanzò pretese su tutte le terre dei nobili croati fin dal trattato del 1102. Re Colomano procedette alla conquista della Dalmazia nel 1102-1105.
I contadini ed i mercanti che commerciavano verso l'interno favorirono l'Ungheria in quanto loro vicino più potente che affermò i loro privilegi municipali.
Soggetti all'assenso regale, essi potevano eleggere i loro magistati principali, vescovi e giudici. La loro legge romana rimase valida. Gli fu addirittura permesso di concludere alleanze separate. Nessuno straniero, nemmeno un ungherese, poteva risiedere in una città dove non era il benvenuto; e l'uomo a cui non piaceva il dominio ungherese poteva emigrare con tutti i suoi beni e proprietà. Al posto dei tributi, le entrate delle dogane erano in alcuni casi divise equamente tra il re, i magistrati, i vescovi e la municipalità.
Questi diritti e i privilegi analoghi garantiti da Venezia erano, comunque, troppo spesso infranti. Le guarnigioni ungheresi vennero acquarierate in città che non le volevano, mentre Venezia interferiva con i commerci, la nomina dei vescovi, e il possesso dei domini comunali. Di conseguenza i dalmati rimasero leali solo quando era nel loro interesse, e si ebbero frequenti insurrezioni. Anche a Zara sono registrate quattro rivolte tra il 1180 e il 1345, anche se quest'ultima venne trattata con speciale considerazione dai suoi padroni veneziani, che consideravano il suo possesso fondamentale per la loro influenza marittima.
Le razze slaviche ed italiche, un tempo rivali, iniziarono a contribuire alla civilizzazione comune, e Ragusa ne fu l'esempio primario. Nel XIII secolo, i nomi dei membri del consiglio ragusano erano misti, nel XV secolo la letteratura era largamenta slavica, e la città veniva spesso chiamata con il suo nome slavo, Dubrovnik.
La dubbiosa lealtà dei dalmati tendette a protrarre la lotta tra Venezia e Ungheria, che venne ulteriormente complicata da discordie interne dovute principalmente al diffondersi della esesia bogomila e a molte influenze esterne.
Le città di Zara, Spalato, Trau e Ragusa e i territori circostanti cambiarono di mano diverse volte tra Venezia, Ungheria e i Bizantini durante il XII secolo.
Nel 1202, le armate della Quarta Crociata resero assistenza a Venezia occupando Zara in sua vece. Nel 1204 le stesse armate conquistarono Bisanzio ed eliminarono finalmente l'Impero d'Oriente dalla lista dei contendenti al territorio dalmata.
L'inizio del XIII secolo fu segnato dal declino nelle ostilità esterne. Le città dalmate iniziarono ad accettare la sovranità straniera (principlamente di Venezia) ma alla fine tornarono al precedente desiderio di indipendenza. L'invasione Tartara indebolì gravemente l'Ungheria, al punto che nel 1241, il Re Bela IV dovette rifugiarsi in Dalmazia (nella fortezza di Klis). Le orde Tartare attaccarono le città dalmate negli anni seguenti ma alla fine si ritirarono.
Gli Slavi non erano più considerati dai cittadini come gente ostile, infatti il potere di certi magnati croati, in particolare i Conti Šubić di Bribir, fu talvolta supremo nei distretti settentrionali (nel periodo tra il 1295 e il 1328).
Nel 1346, la Dalmazia venne colpita dalla peste nera. La situazione economica era povera e le città divennero sempre più dipendenti da Venezia.
Stephen Tvrtko, il fondatore del Regno Bosniaco, fu in grado, nel 1389, di annetersi il litorale Adriatico tra Cattaro (Kotor) e Sebenico, e addirittura reclamò il controllo sulla costa settentrionale fino a Fiume, ad eccezione della veneziana Zara, e della sua alleata indipendente, Ragusa. Tutto ciò fu solo temporaneo, mentre ungheresi e veneziani continuavano la loro disputa sulla Dalamzia quando Tvrtko morì nel 1391.
Una lotta interna all'Ungheria, tra Re Sigismondo e il casato napoletano degli Angiò, ebbe dei riflessi anche sulla Dalmazia: agli inizi del XV secolo, tutte le città dalmate accolsero la flotta napoletana ad eccezione di Ragusa. Il Duca bosniaco Hrvoje controllò la Dalmazia per conto degli Angioini, ma successivamente concesse la sua lealtà a Sigismondo.
Per un periodo di vent'anni, questa lotta indebolì l'influenza ungherese. Nel 1409, Ladislao di Napoli vendette i suoi diritti sulla Dalmazia a Venezia per 100.000 Ducati. Venezia, entro il 1420, prese gradulmente possesso di gran parte della Dalmazia. Nel 1437, Sigismondo riconobbe il dominio Veneziano sulla Dalmazia in cambio di 10.000 Ducati. La città di Almissa (Omiš) cedette a Venezia nel 1444, e solo Ragusa preservò la sua libertà.
Dominio Veneziano e Turco, 1420-1797
Seguì un intervallo di pace, ma nel frattempo l'avanzata turca continuava.
L'Ungheria fu essa stessa assalita dai Turchi, e non potè più permettersi di cercare il controllo della Dalmazia. Costantinopoli cedette all'Impero Ottomano nel 1453, la Serbia nel 1459, la Bosnia nel 1463, e l'Erzegovina nel 1483. Di conseguenza i confini turchi e veneziani di incontrarono e le guerre di frontiera furono incessanti.
Ragusa cercò la sicurezza nell'amicizia con gli invasori, e in un caso particolare vendette due piccole strisce di territorio (Neum e Sutorina) agli Ottomani, allo scopo di prevenire l'accesso via terra dal territorio veneziano.
Nel 1508 l'ostile Lega di Cambrai costrinse Venezia a ritirare le sue guarnigioni dal servizio interno, e dopo aver rovesciato l'Ungheria nel 1526 i Turchi furono in grado di conquistare gran parte della Dalmazia per il 1537. La pace del 1540 lasciò a Venezia solo le città marittime, l'interno formava una provincia turca, governata dalla fortezza di Clissa (Klis) da un Sanjakbeg, ovvero un amministratore con poteri militari.
Gli Slavi cristiani dalle terre circostanti ora affollavano le città, superando numericamente la popolazione italiana e rendendo la loro lingua quella principale. La comunità di pirati degli Uskok fu in origine una banda si questi fuggitivi; le loro imprese contribuirono al rinnovarsi della guerra tra Venezia e Turchia (1571-1573). Un ritratto estremamente curioso dei modi dell'epoca viene presentato dagli agenti veneziani, i cui rapporti su questa guerra ricordano alcune cronache cavalleresche del medioevo, piene di combattimenti individuali, tornei e altre avventure cavalleresche. Essi mostrano anche chiaramente che gli arruolati veneti di dalmazia (slavoni o sciavoni letto scia-avoni) sorpassavano di molto i veneti d'italia in abilità e coraggio, e n on a caso furono gli ultimi a cedere per la sovparvvivenza di Venezia nel 1797. Molte di queste truppe prestarono servizio per la patria veneta alla Battaglia di Lepanto, ad esempio, nel 1571, uno squadrone dalmata asisstette la flotta alleata di Spagna, Venezia, Austria e Stato Pontificio per sconfiggere la marina turca.
Una nuova guerra scoppiò nel 1645, che si protrasse intermittentemente fino al 1699, quando la pace di Karlowitz diede l'intera Dalmazia a Venezia, inclusa la costa dell'Erzegovina, ma ad eccezione dei domini di Ragusa e della fascia protettiva di territorio Ottomano che la circondava. Dopo ulteriori combattimenti, questa delimitazione venne confermata nel 1718 dal Trattato di Passarowitz.
La Dalmazia sperimentò un periodo di intensa crescita economica e culturale nel XVIII secolo, dato il modo in cui le rotte commerciali con l'interno vennero ristabilite in tempo di pace. È da notare che i cristiani migrarono dai territori in mano ottomana verso le città dalmate, talvolta convertendosi anche dall'Ortodossia al Cattolicesimo. Furono molti i dalmati e gli istriani che migrarono in terra veneta d'italia, e da pieni cittadini della Repubblica Veneta alcuni diventarono anche rinomati personaggi del luogo, come ad esempio a Padova, dove i Tonzig ebbero anche un Vescovo e un sindaco.
Questo periodo venne bruscamente interrotto dalla caduta della Repubblica di Venezia nel 1797, ma una nuova e massiccia migrazione di veneti d'Istria e Dalmazia si ebbe nel 1944 per le persecuzioni antifasciste dei Titini, e ancora una volta, molti di loro si fecero onore (come i Luxardo dei liquori) anche se mai risarciti per le persecuzioni subite (v. Trattato di Osimo ).
Attualmente, di questi 350 di storia comune delle terre Venete di Italia, Istria e Dalmazia, sia il Governo Croato che quello Italiano non fanno menzione nei libri scolastici, ma fu per essi che il Fascismo operò una terribile occupazione di quelle terre (e di tutte quelle ex-venete come le isole Greche), commettendo terribili crimini di guerra (fecero morire decine di migliaia di persone in campi di concentramento). Da essa nacque il concetto e la politica dell'irredentismo.
La Dalmazia dopo il 1797
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