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| Orazio Nelson |
Orazio Nelson
Horatio Nelson (29 settembre 1758 - 21 ottobre 1805) fu un ammiraglio della flotta inglese, noto per la sconfitta inflitta alla flotta francese di Napoleone Bonaparte nella battaglia di Trafalgar del 1805. Entrò in marina a soli 12 anni sotto le dipendenze di un parente. Sconfisse la flotta francese ad Abukir in seguito alla battaglia di San Vincenzo (1793-'95).
Rimase ferito al braccio destro,che in seguito gli fu amputato, durante il fallimentare attacco a Santa Cruz di Tenerife. Morì nel 1805 nel corso della battaglia di Trafalgar, dove annientò la flotta francese, al comando della sua nave la H.M.S. Victory. È sepolto nella cattedrale di St. Paul a Londra tra gli eroi della nazione britannica.
ja:ホレーショ・ネルソン
29 settembre
Il 29 settembre è il 272° giorno del Calendario Gregoriano
(il 273° negli anni bisestili).
Mancano 93 giorni alla fine dell'anno.
Eventi
- 61 AC - Pompeo celebra il suo terzo trionfo, per le vittorie sui pirati e la fine delle Guerre Mitridatiche.
- 440 - Leone I diventa Papa
- 855 - Benedetto III diventa Papa.
- 1066 - Guglielmo il Conquistatore invade l'Inghilterra.
- 1222 - Viene ufficialmente istituita l'Università degli studi di Padova
- 1364 - Battaglia di Auray - gli inglesi sconfiggono i francesi in Bretagna; fine della Guerra di successione bretone.
- 1567 - Durante una cena, il Duca di Alva arresta il Conte di Egmont e il Conte di Horne per tradimento.
- 1789 - Il Dipartimento della guerra degli Stati Uniti istituisce il primo esercito regolare, forte di diverse migliaia di uomini.
- 1799 - I napoletani riprendono Roma, ammainando definitivamente la bandiera repubblicana (nero-bianco-rosso) istituita oltre u8n anno prima.
- 1829 - Le riorganizzate forze di polizia di Londra entrano in servizio, diverranno in seguito note come Scotland Yard.
- 1864 - Battaglia di New Market Heights.
- 1877 - Ad Aversa si chiude il secondo congresso della Società Freniatrica Italiana, apertosi il 24 Settembre.
- 1899 - Costituita la STFER (Società Tramvie e Ferrovie Elettriche Roma).
- 1902 - Apre il primo teatro di Broadway, dell'impresario David Belasco.
- 1918 - Prima guerra mondiale: gli Alleati spezzano la Linea Hindenburg.
- 1938 - Regno Unito e Francia, Germania e Italia, firmano l'Accordo di Monaco, che permette alla Germania di occupare i Sudeti, una regione della Cecoslovacchia.
- 1941 - Inizia il massacro di Babi Yar.
- 1943 - Il Generale statunitense Dwight D. Eisenhower e il maresciallo italiano Pietro Badoglio firmano l'armistizio a bordo della nave britannica Nelson, al largo della costa di Malta.
- 1944 - Le truppe dell'unione Sovietica invadono la Jugoslavia.
- 1961 - Il quotidiano The New York Times pubblica una recensione di un cantautore allora poco conosciuto di Robert Shelton. Sarà questa critica a far conoscere John Hammond e Bob Dylan, che poi stipulerà un contratto con la Columbia Records
- 1962 - È lanciato il primo satellite canadese, l'Alouette 1.
- 1963 - Si apre la seconda fase del Concilio vaticano secondo.
- 1964 - Mafalda, la famosa striscia a fumetti del cartoonist Argentino Quino, appare per la prima volta sui giornali.
- 1972 - Relazioni Cino-Giapponesi: Il Giappone stabilisce relazioni diplomatiche con la Repubblica Popolare Cinese, dopo aver rotto i legami ufficiali con la Repubblica Cinese.
- 1973
- La Nazionale di calcio italiana batte la Svezia per 2 a 0.
- La benzina vede un' aumento di 23 lire al litro, ed il gasolio di 4 lire al litro.
- 1974
- L' IRA dirotta un aereo civile per bombardare una caserma dell'Ulster, azione fallita.
- Francesco Moser vince a tavolino la Parigi-Tours grazie alla squalifica del tedesco Gerben Karstens per tentata frode ai controlli anti-doping.
- 1976 - Al processo per lo Scandalo Lockheed viene data una testimonianza che aggrava la posizione di Mario Tanassi.
- 1979
- Martin Scorsese ed Isabella Rossellini si sposano.
- Papa Giovanni Paolo II è il primo papa a visitare l'Irlanda.
- 1988 - La NASA riprende i voli dello space shuttle, bloccati dopo il disastro del Challenger.
- 1995 - Il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton ammette pubblicamente per la prima volta l'esistenza della base segreta militare denominata Area 51.
- 1996 - La Nintendo of America lancia negli Stati Uniti il rivoluzionario videogioco di tipo "platformer" Super Mario 64 per il Nintendo 64, una loro console.
- 2001 - Cessa la pubblicazione del Syracuse Herald-Journal, un giornale americano in esistenza sin dal 1839.
- 2004 - L'asteroide Toutatis passa a circa 1,5 milioni di chilometri dalla Terra: non si avvicinava così tanto dal 1353.
- 2005 - Far West a Firenze. Un motociclista ignoto affianca un furgone in Via Di Novoli, uccidendo il conducente (Sergio Tellini) con almeno sei colpi sparati a distanza ravvicinati.
Nati
- 106 AC - Pompeo, statista e generale romano († 48 AC)
- 1276 - Christoffel II, Rè di Danimarca
- 1328 - Giovanna di Kent († 1385)
- 1547 - Miguel de Cervantes, scrittore (†. 1616)
- 1573 - Michelangelo Merisi detto Caravaggio, pittore italiano († 1610)
- 1703 - François Boucher, pittore francese
- 1725 - Robert Clive, generale e statista († 1774)
- 1758 - Horatio Nelson, ammiraglio britannico († 1805)
- 1766 - Charlotte Augusta Matilda di Hanover, Royalty
- 1810 - Elizabeth Gaskell, scrittrice britannica († 1865)
- 1855 - Michele Esposito, Direttore d’orchestra, compositore e pianista Italiano.
- 1895 - Harold Hotelling, statistico statunitense († 1973)
- 1895 - J.B. Rhine, parapsicologo e studioso della percezione extrasensoriale († 1980).
- 1899
- Alfonso Artiaco, politico ed uomo di fede italiano.
- Ladislao Biró, inventore ungherese
- Romolo Gianfrancesco, Maggiore di fanteria di complemento, Cavaliere e cittadino onorario di Vittorio Veneto, croce al merito di guerra.
- 1901
- Enrico Fermi, fisico italiano († 1954)
- Lanza del Vasto, filosofo, poeta e pacifista († 1981)
- 1902 - Cesare Zavattini, scrittore italiano
- 1904 - Greer Garson, attrice britannica († 1996)
- 1907 - Gene Autry, attore, cantante, uomo d'affari († 1998)
- 1908 - Eddie Tolan, atleta statunitense († 1967)
- 1912 - Michelangelo Antonioni, regista italiano
- 1913
- Trevor Howard, attore († 1988)
- Stanley Kramer, regista († 2001)
- Silvio Piola, calciatore italiano († 1996)
- 1920 - Salvo Mastellone, scrittore e storico mazziniano
- 1931 - Anita Ekberg, attrice
- 1935 - Jerry Lee Lewis, musicista statunitense
- 1936 - Silvio Berlusconi, imprenditore e politico italiano
- 1938 - Wim Kok, politico olandese ed ex-primo ministro
- 1939 - Larry Linville, attore († 2000)
- 1940 - Nicola di Bari, cantante italiano
- 1941 - Edmund Stoiber, politico tedesco
- 1942
- Felice Gimondi, ciclista italiano
- Madeline Kahn, attrice († 1999)
- 1943
- Lech Walesa, sindacalista e politico polacco, ex-presidente della Polonia, premio nobèl per la pace 1983
- Wolfgang Overath, calciatore tedesco
- 1950 - Loretta Goggi, cantante e conduttrice tv italiana
- 1951 - Maureen Caird, atleta australiana
- 1954 - Mike Post, compositore di sigle televisive statunitense
- 1956 - Sebastian Coe, mezzofondista britannico
- 1957 - Harald Schmid, atleta tedesco
- 1959 - Raf, cantante italiano
- 1960 - Jennifer Rush, cantante
- 1962 - Rebecca DeMornay, attrice
- 1963 - Dave Andreychuk, giocatore di Hockey su ghiaccio
- 1964 - Tom Sizemore, attore
- 1966 - Jill Whelan, attrice
- 1967 - Craig Bowie, musicista, compositore, informatico
- 1975 - Joe Roff, giocatore di rugby australiano
- 1976 - Andriy Shevchenko, calciatore ucraino
- 1978 - Karen Putzer, sciatrice italiana
Morti
- 48 AC - Pompeo, statista e generale romano
- 855 - Lotario, Re di Lotaringia
- 1364 - Carlo di Blois, Duca di Bretagna
- 1530 - Andrea del Sato, pittore italiano (n. 1486)
- 1560 - Re Gustavo I di Svezia (n. 1496)
- 1624 - Simone de Rojas, santo (n. 1540)
- 1804 - Michael Hillegas, primo tesoriere degli Stati Uniti
- 1837 - Ferdinando VII di Spagna
- 1839 - Friedrich Mohs, geologo tedesco
- 1856 - Vittorio di Seyssel d’Aix, Marchese di Aix
- 1902
- Emile Zola, scrittore francese
- William Topaz McGonagall, poeta irlandese
- 1908 - Machado de Assis, scrittore brasiliano
- 1913
- Rudolf Diesel, pioniere dell'automobile
- Trevor Howard, attore
- 1920 - Michele Rajna, astronomo italiano
- 1922 - Antonio Favaro, matematico italiano
- 1936 - Uldarigo Masoni, matematico italiano
- 1937
- Ray Ewry, atleta statunitense vincitore di 8 ori olimpici
- Ernst Hoppenberg, nuotatore tedesco
- 1956 - Anastasio Somoza García presidente del Nicaragua
- 1967 - Carson McCullers, scrittore
- 1970 - Edward Everett Horton, attore
- 1977 - Alexander Tcherepnin, compositore russo
- 1988 - Charles Addams, fumettista
- 1997 - Roy Lichtenstein, artista
- 1998 - Tom Bradley, ex sindaco di Los Angeles
- 2001 - Nguyen Van Thieu, Presidente del Vietnam del Sud
- 2003 - Elia Kazan, regista cinematografico
- 2004 - Richard Sainct, motociclista francese
- 2005 - Sergio Tellini, detentore di record videoludici
Feste e ricorrenze
Nazionali
Religiose
Santi cattolici:
- San Gabriele, arcangelo
- San Michele arcangelo. Festa patronale di Pieve Ligure.
- San Giovanni da Dukla, francescano polacco
- San Grimoaldo di Pontecorvo, sacerdote
- San Raffaele, arcangelo
Laiche
29
ja:9月29日
ko:9월 29일
simple:September 29
th:29 กันยายน
1758
Eventi
- 12 giugno - Inizia l'attacco di James Wolfe a Louisbourg (Nuova Scozia).
Nati
- 28 aprile - James Monroe, quinto presidente degli Stati Uniti († 1831)
- 29 settembre Horatio Nelson, ammiraglio inglese († 1805)
- 11 ottobre - Heinrich Wilhelm Olbers, astronomo tedesco († 1840)
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Morti
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1805
Eventi
- La Svezia dichiara guerra alla Francia
- 26 maggio - Milano: Napoleone diventa re d'Italia. Napoleone riceve la corona e pronuncia la storica frase "Dio me l'ha data, guai a chi la tocca".
- 10 luglio. Nasce una forte coalizione antifrancese, la terza, capeggiata dagli inglesi cui aderiscono ora Russia, Austria, Svezia; mentre la Spagna si schiera con la Francia.
- 21 ottobre - Battaglia navale di Trafalgar. Gli inglesi distruggono quasi completamente la flotta francese e spagnola comandate dal generale Villeneuve. Nello scontro muore Orazio Nelson, ammiraglio inglese, ma gli inglesi con questa vittoria si assicurano il predominio del mare.
- 22 ottobre - Napoleone dà battaglia sulla terra ferma attaccando gli austriaci a Uhlm. Bonaparte scompagina i piani del generale austriaco Mack. Infligge agli austriaci una pesante sconfitta, catturando 30.000 prigionieri. Poi occupa Vienna il 13 novembre.
- 2 dicembre - Battaglia di Austerlitz. L'esercito napoleonico infligge una pesante sconfitta alle forze austriaco-russe. L'imperatore austriaco Francesco I, sfiduciato da questa ennesima disfatta, si arrende e firma la Pace di Presburgo il 26 dicembre.
Nati
- 2 aprile - Hans Christian Andersen, scrittore di fiabe danese († 1875)
- 22 maggio - Giuseppe Mazzini, patriota risorgimentale italiano († 1872)
- 14 novembre - Fanny Mendelssohn, compositrice e pianista tedesca († 1847)
- 16 dicembre - Isidore Geoffroy Saint-Hilaire, zoologo francese († 1861)
- 23 dicembre - Joseph Smith, fondatore del mormonismo († 1844)
Morti
- 20 aprile - Heinrich Floris Schopenhauer, mercante tedesco, padre del più noto filosofo Arthur Schopenhauer
- 9 maggio - Friedrich Schiller, poeta, storico e drammaturgo tedesco (n. 1759)
- 21 ottobre - Horatio Nelson, ammiraglio inglese (n. 1758)
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Napoleone Bonaparte
Napoleone Bonaparte (15 agosto 1769 - 5 maggio 1821) - Figura storica assai discussa ma di straordinaria importanza: di fatto impose dal 1799 una dittatura alla Francia, come Imperatore dei Francesi con il nome di Napoleone I dal 18 maggio 1804 al 6 aprile 1814.
Governò inoltre sulla maggior parte dell'Europa occidentale e centrale di inizio XIX secolo. Fu il primo regnante della dinastia dei Bonaparte. Sposò in seconde nozze l'Arciduchessa Maria Luisa d'Austria l'11 febbraio 1810. Ebbe come figlio Napoleone Luigi detto il re di Roma (1811-1832). Napoleone ebbe inoltre almeno due figli illegittimi: Carlo, Conte Leone 1806 - 1881 (figlio di Catherine Eléonore Denuelle
de la Plaigne 1787 - 1868) e Alessandro Giuseppe Colonna, Conte Walewski (1810 - 1868) (figlio di Maria, Contessa Walewski 1789 - 1817), ministro degli esteri di Napoleone III.
La sua figura ispirò artisti, letterati, musicisti, politici e storici per tutto l'Ottocento fino ad oggi.
Primi anni e carriera nell'esercito
Napoleone Bonaparte nacque ad Ajaccio in Corsica appena dopo la vendita dell'isola alla Francia da parte della Repubblica di Genova. La sua famiglia apparteneva alla piccola nobiltà corsa. Suo padre, di origine toscana, Carlo Maria Buonaparte (solo più tardi il cognome fu mutato in Bonaparte), organizzò l'istruzione di Napoleone, ma morì giovane nel 1785. La madre, Letizia Ramolino, sopravviverà allo stesso Napoleone, vivendo poi gli ultimi anni della sua vita a Roma. Letizia Ramolino ebbe 13 figli, di cui solo otto sopravvissero: i fratelli Giuseppe, Luciano, Luigi e Gerolamo; le sorelle Elisa, Paolina e Carolina. Ad ognuno di essi Napoleone darà poi un titolo nobiliare durante il suo impero.
All'età di nove anni, il padre Carlo portò Napoleone in Francia, alla Scuola militare di Brienne, dove rimarrà per cinque anni. Napoleone inizialmente si considerava straniero ed estraneo; anzi, l'accusa di essere straniero l'avrebbe inseguito per tutta la vita. Egli era un ufficiale dell'esercito francese quando cominciò la Rivoluzione Francese nel 1789.
Napoleone tornò in Corsica quando un movimento nazionalista proclamò la separazione dalla
Francia. Scoppiò la guerra civile, capitanata dall'eroe nazionale Pasquale Paoli, e la famiglia di Napoleone - accusata di tradimento - dovette fuggire in Francia, stanziandosi a Nizza.
Napoleone sostenne la Rivoluzione e rapidamente salì di grado. Nel dicembre 1793, col ruolo di tenente colonnello addetto all'artiglieria, liberò Tolone (Toulon) dai monarchici e dalle truppe inglesi che li sostenevano. Fu il suo primo clamoroso successo militare, che gli valse la nomina a generale di brigata e l'attenzione del futuro membro del Direttorio, Barras, che lo aiuterà nella scalata al potere. La sua amicizia con Augustin Robespierre, fratello di Maximilien, lo portò a cadere in disgrazia all'indomani della giornata del 9 Termidoro e la conseguente caduta del Terrore. Tuttavia, la fortuna gli arrise quando il 13 Vendemmiaio del 1795 Barras lo nominò improvvisamente comandante della piazza di Parigi con l'incarico di salvare la Convenzione Nazionale dalla minaccia dei monarchici, che in quella spaventosa giornata vi marciavano contro. Con l'aiuto di Gioacchino Murat al comando della cavalleria, Napoleone colpì duramente i rivoltosi salvando la Francia da un nuovo colpo di Stato. Immediatamente, Barras lo nominava generale del Corpo d'armata dell'Interno.
La Campagna d'Italia
Gioacchino MuratIl 9 marzo 1796 Napoleone sposò Joséphine de Beauharnais, vedova di un valente ufficiale della Rivoluzione ghigliottinato, e solo due giorni dopo partì per il fronte italiano al comando di 38.000 uomini malissimo equipaggiati, per una campagna che nei piani del Direttorio doveva essere semplicemente di 'diversione', perché l'attacco all'Austria sarebbe avvenuto attraverso due direttrici sul Reno. Iniziava così la campagna d'Italia che avrebbe dimostrato l'ineguagliato genio militare e politico di Napoleone che, nonostante l'inferiorità numerica e logistica, riuscì a sconfiggere ripetutamente le forze austriache. Celebri le battaglie contro le forze armate austro/piemontesi a Dego, Millesimo, Cairo Montenotte e Cosseria. Il 10 maggio 1796 sbaragliò l'ultima difesa austriaca nelle celebre Battaglia al Ponte di Lodi e il 15 maggio dello stesso anno entrò trionfalmente a Milano. Nel giugno 1796 venne proclamata la Repubblica Cisalpina (capitale Milano) e nell'Ottobre del 1796 si costituì la Legione Lombarda, prima forza armata composta da italiani ad adottare quale bandiera di guerra il Tricolore (Verde, Bianco e Rosso). Contemporanemente le ex-legazioni pontificie si costituirono in Repubblica Cispadana e adottarono (7 gennaio 1797) il tricolore quale bandiera nazionale.
Le forze sabaude furono costrette a firmare il 28 aprile 1796 l'armistizio di Cherasco, che cedeva alla Francia Nizza e l'alta Savoia. Le forze austriache, comandate dall'Arciduca Carlo, terrorizzate dalla rapida marcia di Napoleone verso Vienna, dovettero accettare una tregua sfavorevole, che si concretizzò nel trattato di Campoformio il 17 ottobre 1797. Oltre all'indipendenza delle nuove repubbliche formatesi, la Francia acquisiva i Paesi Bassi e la riva sinistra del Reno, limitandosi a cedere Venezia agli austriaci. Terminava così, con uno smacco colossale all'Austria, la campagna d'Italia.
Nel corso della campagna d'Italia, Napoleone, soprannominato il Piccolo Caporale, dimostrò la sua brillante capacità strategica, capace di assorbire il sostanzioso "corpo" delle conoscenze militari del suo tempo e di applicarlo al mondo reale che lo circondava. Ufficiale di artiglieria per formazione, la utilizzò in modo innovativo come supporto mobile agli attacchi della fanteria. Dipinti contemporanei del suo Quartier Generale mostrano che in queste battaglie utilizzò, primo al mondo, un sistema di telecomunicazioni basato su linee di segnalazione realizzate col semaforo di Chappe, appena implementato nel 1792.
La Campagna d'Egitto e di Siria
Nel 1798 il Direttorio, geloso della popolarità del Bonaparte, lo incaricò di occupare l'Egitto per contrastare l'accesso inglese all'India. Un indizio della devozione di Napoleone ai principi dell'Illuminismo fu la sua decisione di affiancare gli studiosi alla sua spedizione: la spedizione d'Egitto ebbe il merito di far riscoprire, dopo centinaia di anni, la grandezza di quella terra, e fu proprio l'opera di Napoleone a far nascere la moderna egittologia, soprattutto grazie alla scoperta della Stele di Rosetta da parte dei soldati al seguito della spedizione. Napoleone aveva da anni accarezzato l'idea di una campagna in oriente, sognando di seguire le orme di Alessandro Magno ed essendo dell'idea che L'Europa è una tana di talpe. Tutte le grandi cose vengono dall'Oriente.
Alessandro Magno Dopo un'importante vittoria nella Battaglia delle Piramidi, Napoleone schiacciò i mamelucchi di Murad Bay ed entrando al Cairo divenne padrone dell'Egitto. Pochi giorni dopo, il 1° agosto 1798, la flotta di Napoleone in Egitto fu completamente distrutta da Orazio Nelson, nella baia di Abukir, cosicché Napoleone rimase bloccato a terra. Dopo una ricognizione sul Mar Rosso, Napoleone decise di recarsi in Siria, col pretesto di inseguire il tiranno Djezzar che aveva tentato di attaccarlo. Giunto, però, il 19 marzo 1799 dinanzi a San Giovanni d'Acri, l'antica fortezza dei crociati in Terra Santa, Napoleone perse più di due mesi in un inutile assedio e la campagna di Siria si concluse con un fallimento.
Ritornato al Cairo, Napoleone sconfisse i turchi ad Abukir, proprio dove l'anno prima era stato privato di tutta la sua flotta. Preoccupato tuttavia delle terribili notizie dalla Francia - l'esercito in ripiegamento su tutti i fronti, il Direttorio ormai privo di potere - e consapevole che la campagna d'Egitto non avesse conseguito il successo sperato, Napoleone s'imbarcò in gran segreto il 22 agosto 1799 su un piccolo bastimento alla volta della Francia.
Il 18 brumaio e il Consolato
Il 9 ottobre Napoleone sbarcò a Fréjus, e la sua corsa verso Parigi fu accompagnata dall'entusiasmo dell'intera Francia, certa che il generale fosse tornato in patria per assumere il controllo della situazione ormai ingestibile. Ed in effetti era questa l'intenzione di Napoleone. Giunto a Parigi, egli riunì i cospiratori decisi a rovesciare il Direttorio. Dalla sua si schierarono il fratello maggiore Giuseppe e soprattutto il fratello Luciano, allora presidente del Consiglio dei Cinquecento, che con il Consiglio degli Anziani costituiva il potere legislativo della repubblica. Dalla sua Napoleone riuscì ad avere il membro del Direttorio Roger Ducos e soprattutto Emmanuel Joseph Sieyès, il celebre autore dell'opuscolo Che cos'è il Terzo Stato? e ideologo di punta della borghesia rivoluzionaria. Inoltre, dalla sua si schierò l'astutissimo ministro degli esteri Talleyrand e il ministro della polizia Joseph Fouché. Barras, pur membro del Direttorio, conscio delle capacità di Napoleone accettò di farsi da parte. Joseph Fouché
Fatta trapelare la falsa notizia di un complotto realista per rovesciare la repubblica, Napoleone riuscì a far votare al Consiglio degli Anziani e al Consiglio dei Cinquecento una risoluzione che trasferisse le due camere il 18 brumaio (9 novembre) fuori Parigi, a Saint Cloud; Napoleone fu nominato comandante in capo di tutte le forze armate. Ciò fu fatto per evitare che durante il colpo di Stato qualche deputato potesse sollevare i cittadini parigini per difendere la Repubblica dal tentativo di Napoleone. L'intenzione di Napoleone era quella di portare le due camere a votare autonomamente il loro scioglimento e la cessione dei poteri nelle sue mani. Non fu così: il Consiglio degli Anziani rimase freddo al discorso pasticciato di Napoleone per far pressione su di essa, mentre quando Napoleone entrò nella sala del Consiglio dei Cinquecento i deputati gli si lanciarono contro chiedendo di votare per rendere Bonaparte fuorilegge (cosa che voleva significare l'arresto e la ghigliottina). Nel momento in cui sembrava che il colpo di Stato fosse prossimo alla catastrofe, a soccorrere Napoleone giunse il fratello Luciano, che nelle vesti di presidente dei Cinquecento uscì dalla sala ed arringò l'esercito schierato all'esterno, ordinando che disperdesse i deputati terroristi. Memorabile il momento in cui puntò la sua spada al collo di Napoleone e dichiarò: Non esiterei un attimo a uccidere mio fratello se sapessi che questi stesse attentando alla libertà della Francia. L'esercito entrò nella sala con le baionette spianate e disperse i deputati. In serata, le camere venivano sciolte e veniva votato il decreto che assegnava i pieni poteri a tre consoli: Roger Ducos, Sieyes e Napoleone.
Il Consolato
Nominati consoli provvisori, i tre nuovi padroni della Francia redigevano insieme a due commissioni apposite una nuova costituzione, la costituzione dell'anno VIII, che ratificata con un plebiscito popolare legittimava il colpo di Stato. Nel pensiero politico di Sieyes, il Consolato sarebbe dovuto essere un governo dei notabili, che assicurasse la democrazia attraverso un complesso equilibrio di poteri. Questo progetto fu mandato all'aria da Napoleone il quale, pur in teoria detentore del solo potere esecutivo, aveva in realtà facile gioco nello scavalcare il legislativo frammentato in ben quattro camere. Fattosi nominare Primo Console, ossia concretamente superiore a qualsiasi altro potere dello Stato, Napoleone ricostruiva la Francia con una struttura amministrativa fortemente accentratrice ma così perfetta che è rimasta tale fino ad oggi: la Francia veniva frazionata in province, distretti e comuni rispettivamente amministrate da prefetti, sottoprefetti e sindaci. Le casse dello Stato venivano risanate dalle conquiste di guerra e dalla fondazione della Banca di Francia, nonché dall'introduzione del franco d'argento che poneva fine all'era degli assegnati e dell'inflazione. La lunga lotta contro il cattolicesimo si concludeva col Concordato del 1801 ratificato dal papa Pio VII, che stabiliva il cattolicesimo "religione della maggioranza dei francesi" (benché non religione di Stato), ma non riconsegnava al clero i beni espropriati durante la rivoluzione. Nel campo dell'istruzione, Napoleone istituì i licei e i politecnici, per formare una classe dirigente preparata e indottrinata, ma tralasciò l'istruzione elementare essendo dell'idea che il popolo dovesse rimanere in una certa ignoranza per garantire un governo stabile e un esercito ubbidiente. Il consolato di Napoleone divenne "a vita" con il plebiscito del 2 agosto 1802. Si apriva la strada all'istituzione dell'Impero.
Il Codice Napoleonico
Durante l'esilio a Sant'Elena, Napoleone sottolineò più volte che la sua opera più importante, quella che sarebbe passata alla storia più delle centinaia di battaglie vinte, sarebbe stato il suo codice civile, il Codice Napoleonico. Indubbiamente, la sua frase colse nel segno.
Codice Napoleonico Il Codice Napoleonico legittimò le conquiste della Rivoluzione francese, fu esportato in tutti i paesi dove giunsero le armate di Napoleone, fu preso a modello da tutti gli Stati d'Europa e ancora oggi è la base del nostro diritto. Istituita l'11 agosto 1799, la commissione incaricata di redigere il codice civile fu presieduta spessissimo dallo stesso Napoleone, il quale ne leggeva le bozze durante le campagne militari e inviava a Parigi dal fronte le sue idee sul progetto. Il 21 marzo 1804 il Codice Civile, da subito ribattezzato Codice Napoleonico, entrava in vigore. Esso eliminava definitivamente i retaggi dell'ancién regime, del feudalesimo, dell'assolutismo, e creava una società prevalentemente borghese e liberale, di ispirazione laica, in cui venivano consacrati i diritti di eguaglianza, sicurezza e proprietà. Per l'Italia, il valore del Codice Napoleonico resta fondamentale, poiché esso venne esportato nelle repubbliche fondate da Napoleone e confluì poi nel codice civile italiano del 1865.
Guerra in Europa, ascesa all'Impero
Durante l'assenza di Napoleone impegnato in Egitto, i francesi erano stati ripetutamente battuti in Italia dagli austriaci (battaglia di Novi Ligure) e sul Reno. La nuova coalizione antifrancese aveva rovesciato la Repubblica Napoletana del 1799, fondata dai francesi, e quella romana. Il 6 maggio 1800, sei mesi dopo il colpo di Stato di brumaio, Napoleone assunse nuovamente il comando dell'esercito francese. Con una marcia inarrestibile, valicò le Alpi al passo del Gran San Bernardo, un'impresa formidabile che colse di sopresa gli austriaci, i quali vennero rapidamente battuti a Montebello, mentre Napoleone ritornava a Milano. Il 14 giugno 1800 si combatté la battaglia di Marengo. Fu la più celebre della battaglie napoleoniche in Italia, la più dura ma la più definitiva. Alle tre del pomeriggio Napoleone aveva perso. Alle otto della sera il suo trionfo era completo. A rovesciare le sorti della battaglia fu il generale Desaix, che giunto sul campo con nuove truppe annientò l'intero esercito austriaco del generale Melas già certo della vittoria ma morì in battaglia. Napoleone stesso attribuì la vittoria di Marengo a Desaix, piangendone la morte.
MelasLa pace in Italia venne sancita con la pace di Luneville, che in pratica riconfermava il precedente trattato di Campoformio violato dagli austriaci.
Nel 1802 venne proclamato Presidente della Repubblica Italiana (vice Presidente sarà il patrizio milanese Francesco Melzi d'Eril), titolo che conserverà sino al 17 marzo 1805 quando assumerà il titolo di Re d'Italia.
Con la pace di Amiens nel 1802, anche l'Inghilterra firmava la pace con la Francia. Napoleone aveva distrutto la nuova coalizione antrifrancese, assicurandosi anche l'appoggio dello zar di Russia Paolo I. Per due anni l'Europa sarà finalmente in pace.
Nel 1802, Napoleone vendette una gran parte del Nord America agli Stati Uniti come parte dell'Accordo sulla Louisiana; egli aveva appena fronteggiato un grave disastro militare quando l'esercito mandato a conquistare Santo Domingo e a stabilire una base nel mondo occidentale fu distrutto da una combinazione di febbre gialla e di fiera resistenza capeggiata da Toussaint L'Ouverture. Con le forze dell'Ovest inabilitate, Napoleone capì che non avrebbe potuto difendere la Louisiana e decise di venderla.
Autoincoronazione in Notre-Dame
Louisiana
Dopo che Napoleone ebbe allargato la sua influenza alla Svizzera e alla Germania, una disputa su Malta fornì all'Inghilterra il pretesto nel 1803 per dichiarare guerra alla Francia e fornire supporto ai monarchici francesi che a lui si opponevano. Infatti, la notte di Natale del 1800 Napoleone, la moglie e il suo seguito scamparono miracolosamente a un attentato dinamitardo nelle strade di Parigi, mentre si recavano all'Opera. Napoleone ne approfittò per mettere fuori legge i giacobini, molti dei quali vennero esiliati in Guyana, e disperdere i monarchici. Per dare un segnale forte ai Borboni, che ancora complottavano per ritornare sul trono francese, Napoleone fece catturare nel Brabante, sul confine francese, il duca d'Enghien, legato alla famiglia reale esiliata, accusato di cospirazione contro il Primo Console e fucilato poco dopo. Anche il generale Moreau, implicato nel complotto realista, venne giustiziato. Il ministro Talleyrand definì l'assassino del duca d'Enghien più che un delitto, un errore gravissimo.
Ormai console a vita, Napoleone era in pratica sovrano assoluto della Francia. Il 18 maggio 1804 il Senato lo proclamò Imperatore dei francesi. Il 2 dicembre dello stesso anno nella Cattedrale di Parigi, Notre Dame, fu celebrata la cerimonia di incoronazione. Le voci che strappasse la corona dalle mani del Papa Pio VII durante la cerimonia per non assoggettarsi all'autorità pontificia, sono apocrife; dopo che le insegne imperiali erano state benedette dal Papa, Napoleone incoronò se stesso prima di incoronare Imperatrice la moglie Josephin Beauharnais (Josephine de Beauharnais).
Josephin Beauharnais
Successivamente il 26 maggio 1805 nel Duomo di Milano, Napoleone fu incoronato Re d'Italia con la Corona Ferrea, ora custodita al Duomo di Monza.
Rinasceva in Francia la monarchia. Ma non era la stessa monarchia rovesciata nel 1792, e privata dei poteri già nel 1789. Napoleone non era "re di Francia e di Navarra per grazia di Dio", come citavano le formule dell'ancién regime, ma "Imperatore dei Francesi per volontà del popolo". Non veniva ricostruita la nobiltà feudale, ma rimanevano i principi di eguaglianza sanciti dalla Rivoluzione francese. Napoleone era l'imperatore rivoluzionario. Il più grande paradosso della storia.
La conquista dell'Europa
Nel 1805 si formò in Europa la terza coalizione contro Napoleone; egli aveva trascorso l'ultimo anno sulle coste della Normandia, a prepare una vasta operazione militare con l'alleanza della Spagna contro l'Inghilterra, ma comprendendo la situazione troppo sfavorevole girò improvvisamente sui tacchi e si mise al comando della Grande Armata, che con marce forzate giunse rapidamente nel cuore dell'Europa per sconfiggere le forze nemiche sul continente. Napoleone aveva fatto bene i suoi conti: il 21 ottobre, infatti, a largo di Trafalgar la flotta francese comandata dal mediocre ammiraglio Villeneuve veniva completamente annientata dagli inglesi al comando di Orazio Nelson, che morì durante la battaglia navale. Svanivano per sempre i sogni di invasione dell'Inghilterra.
Le forze austriache, prussiane e russe (sotto il nuovo zar Alessandro I) coalizzate erano numericamente soverchianti. Due i fronti interessati: quello germanico ove Napoleone in persona guidava la Grande Armèe e quello italiano dove Massena guidava l'Armeè d'Italie. A nulla valsero la resa del generale nemico Mack ad Ulm (20 ottobre), la battaglia di Caldiero (30 ottobre) e la conquista di Vienna da parte di Gioacchino Murat: il grosso dell'esercito nemico rimaneva infatti intatto. Il 2 dicembre 1805, tuttavia, anniversario della sua incoronazione, Napoleone mise fine alla terza coalizione nella battaglia di Austerlitz. Rimasta nella storia come il suo capolavoro strategico, con la battaglia di Austerlitz Napoleone divenne padrone dell'Europa. Quando tornerete a casa, vi basterà dire "Io ero con lui nella battaglia di Austerlitz", e poi racconterete che in meno di quattro ore abbiamo battuto e disperso un esercito di 100.000 uomini comandato dagli imperatori di Russia ed Austria. Il giorno dopo, i sovrani d'Europa chiesero la pace. L'Austria perdeva anche Venezia, che veniva unita al regno d'Italia, e perdeva ogni controllo sulla Germania, che ora si ricostruiva come Confederazione del Reno, primo seme dell'unità tedesca sotto il controllo diretto di Napoleone.
L'anno seguente, Napoleone umiliò la Prussia nella Battaglia di Jena (14 ottobre 1806). Cadeva così l'ultima resistenza al suo potere. Si racconta che, dopo aver appreso di Austerlitz, il primo ministro inglese William Pitt avesse chiesto a una nipote di arrotolare la carta dell'Europa esposta in un corridoio di casa. Non ci servirà per i prossimi sette anni. Anche l'Inghilterra riconosceva l'ineluttabile conquista dell'Europa.
La quarta coalizione, comandata dalla Prussia, veniva sconfitta il 14 giugno 1807 sulle gelide pianure di Friedland, dopo i rovesci alterni della sanguinosissima battaglia di Eylau: lo zar Alessandro I fu costretto a firmare la pace, nell'incontro di Tillsit. L'Europa venne durante quell'incontro ufficiosamente divisa in zone d'influenza. Quella occidentale sotto Napoleone, quella orientale sotto lo zar. Rimaneva aperta la questione della Polonia, che Napoleone voleva rendere indipendente, contrariamente allo zar. In Polonia, Napoleone aveva incontrato un'ardente giovane nobile, Maria Waleska, che divenne sua amante e lo inconterà parecchie volte durante la sua caduta in disgrazia.
Il 7 maggio 1809 Napoleone ordinò l'annessione all'Impero francese dello Stato Pontificio.
Il blocco continentale e la conquista della Spagna
Per mettere in ginocchio l'Inghilterra, unica potenza ufficialmente ancora in armi contro la Francia, Napoleone decretò il 21 novembre 1806 il blocco continentale delle merci. In pratica, tutti porti europei sarebbero rimasti chiusi alle navi inglesi e non vi sarebbe stato alcun scambio commerciale con l'Inghilterra: né importazioni, né esportazioni. Effettivamente l'Inghilterra subì notevoli disagi economici, ma peggiori effetti ebbe l'Europa: la Francia perse molto nel commercio, benché l'industria ne fu potenziata e in campo agricolo furono introdotti nuovi alimenti (il più importante fu la barbabietola da zucchero). Il fallimento del blocco fu dovuto al fatto che molti paesi europei non vi aderirono completamente, continuando ad avere scambi col nemico: per tale motivo, Napoleone per colpire il Portogallo che aveva aperto i porti invase la Spagna, mentre più tardi l'uscita dal blocco della Russia costringerà Napoleone ad imbarcarsi in una campagna catastrofica.
PortogalloNel 1808, sfruttando un diverbio nella famiglia reale spagnola tra il re Carlo IV e il figlio, il principe delle Asturie Ferdinando, Napoleone costrinse entrambi ad abdicare ed annetté la Spagna all'Impero. Le truppe francesi conquistavano intanto il Portogallo, ma la situazione divenne presto problematica. Gli inglesi, infatti, sbarcarono in Portogallo truppe al comando del generale Arthur Wellesley duca di Wellington, che liberò il Portogallo e rese difficile la campagna in Spagna. Qui, infatti, la popolazione era insorta contro l'occupazione francese e aveva iniziato una durissima guerriglia che mise in gionicchio l'esercito occupante costringendo il re Giuseppe alla fuga e l'intervento diretto di Napoleone. Il 4 dicembre Madrid si arrendeva all'imperatore, ma la Spagna rimase una spina nel fianco poiché Napoleone fu raggiunto dalle notizie della nascita di una nuova coalizione.
Tra il 5 e il 6 luglio 1809 Napoleone sconfisse la quinta coalizione a Wagram, dopo aver occupato Vienna e il palazzo di Schönbrunn. L'Austria subì pesantissime condizioni di pace: ilTrentino-Alto Adige, la Baviera, l'Istria e la Dalmazia furono perse. L'indennizzo di guerra fu enorme. Ma la sconfitta del nemico fu definitiva.
La nuova Europa di Napoleone
Nel 1810, l'Europa era definitivamente ridisegnata secondo il volere napoleonico. I territori sotto il diretto controllo francese si erano espansi ben oltre i tradizionali confini pre-1789; il resto degli stati europei erano o suoi satelliti o suoi alleati. Il regno d'Italia era nominalmente governato da Napoleone, ma retto dal viceré Eugenio Beauharnais (figlio della moglie Josephin); la repubblica di Lucca, e quindi buona parte della Toscana, era governata dalla sorella Elisa, andata in sposa al principe Felice Baciocchi; alla sorella Paolina Bonaparte, sposata col principe Borghese, andò il ducato di Guastalla, poi ceduto al regno d'Italia; il fratello maggiore Giuseppe riceveva il trono di Spagna; il fratello Luigi riceveva il trono d'Olanda, dopo aver sposato Hortense Beauharnais, figlia della moglie Josephin; il fratello Gerolamo ebbe il regno di Westfalia; il generale Gioacchino Murat, poi maresciallo dell'Impero, ebbe il regno di Napoli, dopo aver sposato la sorella di Napoleone, Carolina; il maresciallo Bernadotte ebbe il trono di Svezia, ma ben presto tradì il suo ex padrone entrando nella coalizione che lo avrebbe detronizzato (aveva, tra l'altro, sposato Desirée, prima fiamma di Napoleone). La Confederazione del Reno era virtualmente sotto il controllo diretto di Napoleone.
Dopo la pace di Schönbrunn, Napoleone e l'austriaco Metternich si erano accordati per un matrimonio di Stato. Il 14 dicembre 1809, Napoleone divorziò da Josephin Beauharnais, la moglie certo infedele ma amatissima: i due rimasero sempre legati fino alla morte di questa, durante l'esilio napoleonico all'Elba. Il 1 aprile 1810 Napoleone sposò la figlia dell'imperatore d'Austria, Maria Luisa di Asburgo. Ora l'Austria era legata a Napoleone da un matrimonio, il che portava alla creazione di un'alleanza pressoché indissolubile. Non avendo avuto figli dalla prima moglie Josephin, Napoleone riuscì ad avere un erede legittimo da Maria Luisa, che nacque dopo un parto difficile il 20 marzo 1811: l'erede dell'Impero, Napoleone Francesco, detto il re di Roma, non sarebbe in realtà mai salito al trono, ma morì a soli 21 anni nel 1832.
Campagna di Russia
Alessandro I di Russia aveva cominciato a temere Napoleone e rifiutò di collaborare con lui riguardo il blocco continentale. Questa fu la principale causa che spinse Napoleone ad invadere la Russia nel 1812, con ben 600.000 uomini, solo un terzo dei quali francesi. I Russi, comandati da Kutuzov, decisero la tattica della ritirata piuttosto che scontrarsi contro il preponderante esercito napoleonico. Il 12 settembre nei dintorni di Mosca ebbe luogo la Battaglia di Borodino. I Russi, sconfitti, ripiegarono e Napoleone entrò a Mosca, immaginando che Alessandro avrebbe negoziato la pace. Stabilitosi nel Cremlino, Napoleone non poteva immaginare che la città completamente vuota nascondesse in realtà un'insidia: nella notte, Mosca bruciò, essendo state appiccate le fiamme da alcuni russi nascosti nelle case. Napoleone fu costretto ad iniziare la ritirata, dopo aver dato ordine di far saltare il Cremlino che solo per una miracolosa pioggia fu salvato. Cremlino
La Grande Armata francese soffrì gravi perdite nel corso della rovinosa ritirata; la spedizione era iniziata con circa 600.000 uomini, ma alla fine nel dicembre 1812 poco più di 10.000 riuscirono a mettersi in salvo. Tra il 25 e il 29 novembre, infatti, i resti dell'armata, distrutta dal grande freddo (il "generale inverno") vennero in gran parte annientati dai russi durante il passaggio della Beresina. Intanto, Napoleone era stato raggiunto dalla notizia che a Parigi il generale Malet aveva diffuso la notizia della morte dell'imperatore e tentato un colpo di Stato. Angosciato delle notizie di tradimento (Talleyrand e Fouché stavano ormai tramando col nemico), Napoleone abbandonò precipitosamente la Russia lasciando il comando a Gioacchino Murat e ad Eugenio Beauharnais e tornando nella capitale, dove iniziava a ricostruire un nuovo esercito di 400.000 uomini, in realtà giovanissimi e male addestrati. Le potenze europee, consce dell'atroce disfatta di Russia, sollevarono la testa e formarono una nuova coalizione.
La sconfitta di Lipsia, l'abdicazione e l'esilio all'Elba
La prima a unirsi alla vittoriosa Russia fu la Prussia che, abbandonando l'alleanza con Napoleone, si schierò a fianco dell'Inghilterra. Era la settima coalizione. Napoleone non si fece cogliere impreparato, e sconfisse i prussiani prima a Lutzen e poi a Bautzen nel maggio 1813. Ma l'insidia più grande era l'Austria, la quale - sempre non rispettosa dei patti - era pronta a scavalcare anche un matrimonio di Stato come quello di Napoleone con Maria Luisa pur di sconfiggere l'odiato nemico. Nel corso di un memorabile e burrascoso incontro bilaterale a Dresda, Napoleone e Metternich non riuscirono a giungere ad un accordo, e il 12 agosto l'Austria si univa alla coalizione antifrancese. Dopo un'ultima vittoria francese proprio a Dresda, le forze napoleoniche si scontrarono con gli eserciti congiunti di Austria, Russia, Prussia e Svezia (quest'ultima comandata dall'ex maresciallo francese Bernadotte) nella battaglia di Lipsia, detta "battaglia delle Nazioni" perché vi parteciparono eserciti di tutta Europa. L'inesperto esercito francese, formato in gran parte da novellini, la defezione dei contingenti tedeschi e le soverchianti forze nemiche furono i fattori che determinarono la sconfitta di Napoleone a Lipsia. L'esercito francese fu costretto ad una rovinosa ritirata per la Germania in piena insurrezione contro l'occupazione napoleonica, mentre anche l'Olanda si rivoltava e la Spagna era ormai persa.
Rientrato precipitosamente a Parigi, Napoleone doveva subire ora l'insubordinazione di tutti i corpi politici: le camere denunciarono solo ora la sua tirannia, la nuova nobiltà da lui creata gli girò le spalle, il popolo ormai stanco della guerra rimase freddo, i marescialli dell'Impero cominciarono a defezionare: tra i principali, Gioacchino Murat che passò al nemico per conservare il regno di Napoli. Il giorno di Natale del 1813 la Francia veniva invasa dagli eserciti della coalizione. Un mese dopo, consegnato al fratello Giuseppe il controllo di Parigi e alla moglie Maria Luisa la reggenza, salutato il piccolo figlio che non avrebbe mai più rivisto, Napoleone si metteva al comando di un esercito di 60.000 uomini della Vecchia guardia, i veterani di cento battaglie. Per due mesi, Napoleone tenne testa al nemico in quella che sarà definita la sua campagna più brillante, vincendo a Brienne (proprio dove aveva studiato l'arte militare), a Champaubert, Montmirail, Chateau Thierry, Vauchamps, Mormant, Villeneuve, Montreau. Battuto tuttavia infine dalle forze prussiane di Blücher e da quella austriache, egli corse verso Parigi pronto a una difesa sotto le mura: era troppo tardi, poiché Giuseppe aveva capitolato e il nemico vi era entrato vittorioso il 31 marzo. Napoleone ripiegò su Fontainebleau.
Fontainebleau
A Fontainebleau Napoleone passò i giorni più tremendi. Gli giunse notizia che il nemico aveva rigettato la sua proposta di pace che stabiliva il ritorno ai "confini naturali" della Francia. Lo zar Alessandro gli impose l'abdicazione. Egli, dopo aver più volte tentennato, decise di abdicare in favore del figlio e della reggenza di Maria Luisa. Ma il nemico decise per un abdicazione totale, poiché Talleyrand aveva già preso accordi per restaurare sul trono i Borboni. Napoleone, indignato, minacciò di rimettersi alla testa dei suoi eserciti e marciare su Parigi, ma i marescialli lo costrinsero a cedere. L'abdicazione divenne effettiva il 6 aprile. Il 12, Napoleone ingerì una forte dose di veleno ma miracolosamente si salvò. Dopo un memorabile addio alla Vecchia guardia, Napoleone subì il dramma della fuga per la Francia sollevata contro di lui, ed egli fu costretto ad indossare un'uniforme austriaca per non finire linciato dalla folla. Imbarcatosi precipitosamente su un bastimento inglese, il 4 maggio 1814 sbarcò all'isola d'Elba, dove il nemico aveva deciso di esiliarlo, pur riconoscendogli la sovranità sull'isola e il titolo di Imperatore. Stabilitosi a Portoferraio, Napoleone nei dieci mesi di esilio non rimase inoperoso ma costruì infrastrutture, miniere, strade, difese, mentre il Congresso di Vienna che doveva disegnare la nuova Europa della Restaurazione ipotizzava di esiliarlo nell'oceano.
I "Cento giorni"
Pur impegnato nei lavori sull'Elba, Napoleone continuava a ricevere notizie della situazione francese. Il nuovo sovrano, Luigi XVIII, borbone, era inviso alla popolazione: nel solco della Reastaurazione, Luigi stava lentamente smantellando tutte le conquiste della Rivoluzione legittimate da Napoleone. Queste notizie, aggiunte alla voce ormai certa che i nemici fossero prossimi a trasferirlo lontano dall'Europa, portarono Napoleone ad agire. Imbarcatosi in gran segreto con uno sparuto gruppo di granatieri su un bastimento, l'imperatore eluse la sorveglianza inglese e il 1 marzo 1815 sbarcò in Francia nel golfo di Cannes. Iniziavano i leggendari 'cento giorni'. La popolazione lo accolse con un entusiasmo soprendente, e gli eserciti inviatigli contro da Luigi invece di fermarlo si unirono a lui. Il maresciallo Ney, che Napoleone stesso aveva definito "il più prode dei prodi" dopo le sue eroiche imprese nella ritirata di Russia, giurò allora al sovrano borbone che avrebbe condotto Napoleone a Parigi "in una gabbia di ferro". Giunto davanti a lui, non resistette al vecchio padrone e senza sparare un colpo crollò tra le sue braccia. Il 20 marzo Napoleone entrò trionfalmente a Parigi, mentre Luigi era fuggito in gran fretta sotto suggerimento del sordido Talleyrand, il quale al Congresso di Vienna spinse le teste coronate a riprendere la spada contro il despota.
Riorganizzato in gran fretta l'esercito, Napoleone chiese in tutti i modi ai nemici nuovamente coalizzatisi una pace alla sola condizione di mantenere il trono di Francia: non venne ascoltato. Intanto, in campo politico l'imperatore aveva ben compreso i limiti del suo governo precedente ed aveva promulgato una costituzione maggiormente liberale, ritornando più fedelmente ai principi del 1789. Per evitare una nuova invasione del suolo patrio, Napoleone fece la prima mossa e giunse quasi alle porte di Bruxelles, battendo Blucher a Ligny. Il 18 giugno 1815 si combatté la battaglia di Waterloo. Il piano strategico di Napoleone venne mandato all'aria dall'inefficienza dei suoi marescialli, principalmente Grouchy, il quale era stato inviato a distruggere la colonna prussiana ma in pratica svanì nel nulla; le forze inglesi di Wellington, unitesi con quelle prussiane, batterono i francesi. Napoleone tentennò a impiegare la Vecchia guardia, firmando la sua disfatta. Ultimo ad arrendersi, il generale Cambronne, all'imposizione di resa degli inglesi, rispose semplicemente Merde. Napoleone schierò le sue forze in quadrati e iniziò una lenta e ordinata ma drammatica ritirata. Wellington è un pessimo generale. Stasera ceneremo a Bruxelles, aveva dichiarato la mattina della battaglia. In serata, l'imperatore era sulla strada di ritorno per Parigi con nel cuore la certezza della fine di ogni suo sogno.
Impostagli dalla camera la nuova abdicazione (Avrei dovuto farli impiccare tutti, sbottò Napoleone), egli dichiarò di immolarsi in olocausto per la Francia e chiese che venisse rispettata la sua volontà di porre sul trono all'età giusta suo figlio Napoleone II. Invano. Le forze nemiche entrarono brutalmente a Parigi e restaurarono Luigi XVIII. Napoleone si rifugiò alla Malmaison, la vecchia casa dove aveva abitato con la moglie Josephin morta da poco. La sua intenzione era di fuggire negli Stati Uniti, ma rifiutò di trasvestirsi perché ciò avrebbe infamato il suo onore. Invece, con un gesto storico, il 15 luglio 1815 Napoleone si arrese a bordo della nave inglese Bellerofonte. Chiese di essere deportato in Inghilterra, ma invece i nemici avevano già deciso l'esilio a Sant'Elena, piccola isola nel mezzo dell'Oceano atlantico.
L'esilio a Sant'Elena e la morte
Oceano atlanticoIl 16 ottobre 1815 un bastimento inglese giunge a Sant'Elena col prezioso carico. Ivi, con un piccolo seguito di fedelissimi, Napoleone dettò le sue memorie ed espresse il suo disprezzo per gli Inglesi, personificati nell'odiosa figura del 'carceriere' di Napoleone sir Hudson Lowe. Egli dettò al conte di Las Cases il Memoriale di Sant'Elena, una delle più grandi opere letterarie della storia e l'opera in cui appare nella sua fulgida grandezza e verità la figura e il senso ultimo di Napoleone. Nella seconda metà dell'aprile del 1821, lui stesso scrisse le sue ultime volontà e molte note a margine (per un totale di 40 pagine).
I dolori allo stomaco di cui già soffriva da tempo, acuitisi nel clima inospitale dell'isola e dal duro regime inglese, lo condussero alla morte il 5 maggio 1821: poco dopo aver appreso la notizia Alessandro Manzoni scrisse la famosa ode Il cinque maggio, che ebbe una forte eco in tutta Europa e che fu tradotta in tedesco da Johann Wolfgang Goethe. Fu vera gloria?, egli si chiese. Ai posteri l'ardua sentenza: nui chiniam la fronte al Massimo Fattor, che volle in lui del creator suo spirito più vasta orma stampar.
Le ultime parole di Napoleone furono: "Francia, esercito, Giuseppina" (France, les Armée, Josephine): i tre più grandi amori della sua vita. Egli chiese di essere seppellito sulle sponde della Senna, ma fu invece seppellito a Sant'Elena. Nel 1840 i suoi resti furono trasportati in Francia e inumati all'Hôpital des Invalides a Parigi. Nove anni dopo la morte di Napoleone, i Borboni furono cacciati. La statua dell'imperatore venne restaurata sulla colonna di Place Vendome. Quando Gerolamo Bonaparte portò la notizia a Letizia, la vecchia madre ormai inferma, essa si rianimò e cercò con gli occhi il busto del figlio: L'imperatore è tornato a Parigi, sussurrò.
Teorie sulla causa della morte
La causa della morte di Napoleone non è certa.
La versione ufficiale parla di morte dovuta ad un tumore allo stomaco, come risultò dall'autopsia. Lo stesso padre di Napoleone morì per la stessa malattia. Ci sono anche varie teorie che sostengono la tesi del lento avvelenamento con l'arsenico. Infine secondo un'altra teoria furono i medici di Napoleone a causarne la morte: a causa del tumore allo stomaco cercavano di alleviargli i dolori sottoponendolo a clisteri giornalieri e gli somministravano sostanze varie per farlo vomitare. Queste cure privarono l'organismo di Napoleone di potassio, avendo come risultato una grave forma di tachicardia che lo uccise.
Nel 1955 furono pubblicati i diari di Louis Marchand, cameriere di Napoleone. La sua descrizione negli ultimi mesi prima della morte porta alcuni alla conclusione che sia stato avvelenato con l'arsenico. L'arsenico a quel tempo era talvolta utilizzato come veleno ed era difficilmente rilevabile se somministrato per un lungo periodo di tempo.
Nel 2001 Pascal Kintz dell'Istituto di medicina legale di Strasburgo aggiunse credibilità a questa ipotesi con uno studio sul livello di arsenico da sette a ventotto volte superiore al livello normale trovato in una ciocca di capelli di Napoleone conservata dopo la sua morte.
Analisi più recenti sulla rivista Science et Vie mostrarono che una simile concentrazione di arsenico era presente in campioni di capelli di Napoleone presi nel 1805, 1814 e 1821. L'investigatore incaricato (Ivan Ricordel, responsabile di tossicologia della Polizia di Parigi), stabilì che se l'arsenico fosse stata la causa della morte, sarebbe dovuto morire anni prima. L'arsenico era del resto usato in molte carte da parati (per il colore verde) e spesso in qualche medicina, sicché il gruppo sostenne che facilmente la fonte poteva essere qualche lozione per i capelli.
Bibliografia
In italiano ed attualmente reperibili sono i seguenti volumi:
- Luigi Mascilli Migliorini, Napoleone, ed. Salerno, 2001
- Georges Lefebvre, Napoleone, ed. Laterza, 2003
- Emil Ludwig, Napoleone. Voleva dominare il mondo ma fu sconfitto... Ma oggi tutti lo ricordano, mentre il nome dei vincitori è caduto nell'oblio, ed. BUR, 2000
- Alexandre Dumas (padre), Napoleone, ed. Newton & Compton 2002
Di queste biografie, le ultime due sono le più romanzate e piacevoli nella lettura, le prime due invece scritte con piglio storiografico danno una lettura obiettiva del personaggio.
- David G. Chandler, Le Campagne di Napoleone, ed. BUR, 1992
- David G. Chandler, I marescialli di Napoleone, ed. BUR, 1996
Questi due volumi, scritti da uno dei più importanti esperti militari del periodo napoleonico, offrono una chiara comprensione del suo genio tattico.
- Emmanuel de Las Cases, Il memoriale di Sant'Elena, ed. BUR, a cura di Luigi Mascilli Migliorini, 2 voll., 2004
- Napoleone Bonaparte, Autobiografia, ed. Arnoldo Mondadori Editore, 1994
- Napoleone Bonaparte, Aforismi politici, pensieri morali e massime sulla guerra, ed. Newton & Compton, 2002
Queste ultime opere fanno parlare Napoleone stesso. Principale resta il Memoriale, la vera autobiografia napoleonica, mentre le ultime due sono raccolte di frasi, lettere, proclami.
Filmografia
Di seguito sono citati i film che hanno avuto per soggetto il personaggio di Napoleone Bonaparte e che sono reperibili in lingua italiana.
- 1927 - Napoléon di Abel Gance con Albert Dieudonné (Francia) - storia di Napoleone dalla fanciullezza alla campagna d'Italia del 1796, in 235', prima parte di un ciclo mai realizzato.
- 1935 - Campo di maggio di Giovacchino Forzano con Corrado Racca (Italia) - Dall'esilio a Sant'Elena, Napoleone rievoca i Cento Giorni e Waterloo, in 103'.
- 1943 - Sant'Elena, piccola isola di Renato Simoni con Ruggero Ruggeri (Italia) - La storia dell'esilio dell'imperatore a Sant'Elena, in 82'.
- 1952 - Napoleone di Carlo Borghesio con Renato Rascel (Italia) - commedia parodistica in cui il busto di Napoleone racconta le sue gesta a quello di Giulio Cesare, in 90'.
- 1954 - Désirée di Henry Koster con Marlon Brando (USA) - La tormentata vicenda d'amore tra Napoleone e la sua fiamma Désirée, conclusa col matrimonio con Giuseppina, in 110'.
- 1954 - Napoleone Bonaparte di Sacha Guitry con Daniel Gélin e Raymond Pellegrin (Francia-Italia) - la storia completa di Napoleone dalla nascita alla morte racconta da Talleyrand ai suoi amici, in 180'.
- 1960 - Napoleone ad Austerlitz di Abel Gance con Pierre Mondy (Francia-Italia-Jugoslavia) - Napoleone dall'incoronazione alla battaglia di Austerlitz, in 170'.
- 1970 - Waterloo di Sergej Bondarčuk con Rod Steiger (URSS-Italia) - I Cento Giorni e la battaglia di Waterloo (forse la più lunga nella storia del cinema) in 135' - quattro ore in originale.
- 2002 - Napoléon di Yves Simoneau con Christian Clavier (Francia, Germania, Italia, Canada, USA) - produzione televisiva in quattro puntate tratta dal ciclo di Max Gallo con Isabella Rossellini, Gerard Depardieu e John Malkovich
Battaglia di Trafalgar
La battaglia di Trafalgar fu una celebre battaglia navale combattuta il 21 ottobre 1805 dalla flotta dei francesi di Napoleone, assieme a quella dell'alleata Spagna, comandate dall'ammiraglio Pierre Charles Silvestre de Villeneuve, contro la flotta britannica comandata dall'ammiraglio Horatio Nelson (che morì nel corso della battaglia al comando della sua nave, la H.M.S. Victory).
L'intento della Spagna era di risollevarsi dal suo declino e iniziare una nuova fase di espansione, perciò si era alleata con Napoleone.
Ma nella preparazione della propria flotta fece un grande errore: la scelta del tipo di navi. Le navi inglesi erano piccole e veloci, adatte agli stretti spazi della Manica e la superiorità numerica delle navi spagnole non servì.
A seguito della sconfitta di Napoleone, la flotta inglese prese il controllo assoluto dei mari.
Trafalgar
Trafalgar
Trafalgar
Trafalgar
ja:トラファルガーの海戦
simple:Battle of Trafalgar
1793
Eventi
- 24 novembre - Francia: Va in vigore il Calendario Rivoluzionario Francese
Nati
Morti
- 6 gennaio - Parigi: Carlo Goldoni, drammaturgo italiano
- 21 gennaio - Luigi XVI, re di Francia, ghigliottinato
- 13 luglio - Jean Paul Marat (assassinato da Charlotte Corday)
- 16 ottobre - Maria Antonietta, Regina di Francia, ghigliottinata
093
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SchukowGeorgi Konstantinowitsch Schukow (russisch Георгий Константинович Жуков, wiss. Transliteration Georgij Konstantinovič Žukov; - 19. November/1. Dezember 1896 in Strelkowka, Rayon Malojaroslawez, Oblast Kaluga; † 18. Juni 1974 in Moskau) war ein sowjetischer General und vierfacher Held der Sowjetunion.
Berühmtheit erlangte er durch die Einnahme von Berlin 1945. Als offizieller sowjetischer Vertreter nahm er am 9. Mai 1945 (Moskauer Zeit, nach MEZ 08.05.) die Urkunde über die bedingungslose Kapitulation Deutschlands entgegen.
Leben
bedingungslose Kapitulation
Als Sohn streng christlich-orthodoxer Eltern in einem Dorf im Gouvernement Kaluga besuchte Georgi Schukow eine kirchliche Schule und war dort auch Chormitglied. Ab 1908 absolvierte er in Moskau bei seinem Onkel eine Kürschnerlehre. 1911 machte er einen Abschluss in der Abendrealschule (Городское училище) von Moskau. 1915 wurde er in die zaristische Armee eingezogen, wobei er seinen Schulabschluss verheimlichte und daher nur Unteroffizier wurde. Diesen Schritt begründete er damit, dass ihm sein Nachbar in Strelkowka, der Offizier war, als abschreckendes Beispiel gedient habe, sich für diese Laufbahn zu entscheiden. Im Ersten Weltkrieg errang er zwei Auszeichnungen (Georgs-Kreuz 3. und 4. Klasse), unter anderem für die Gefangennahme eines deutschen Offiziers.
1918 trat er als Freiwilliger in die Rote Armee ein. Hier durchlief er zwischen 1923 und 1939 die Stationen vom Kavallerieregiment bis zum Korps. Ab 1919 war er Mitglied der Kommunistischen Partei Russlands, der Vorläuferin der KPdSU.
Am 20. August 1939 schlug Schukows Korps die Haupttruppen der 6. japanischen Armee in Khalkhin Gol (Mongolei) – Japan hatte das Ostufer der Stadt besetzt – vernichtend, wofür er erstmals als „Held der Sowjetunion“ ausgezeichnet wurde. Insgesamt erhielt er diese Ehrung viermal. Im Juni 1940 wurde Schukow Armeegeneral und war am Beginn des Großen Vaterländischen Krieges Mitglied des Generalstabs. Im September 1941 kommandierte er die Leningrader Front und leitete die Verteidigung der Stadt gegen die deutschen Truppen. Ab dem 10. Oktober des Jahres organisierte er die Verteidigung und die Gegenoffensive bei Moskau, wobei er aus 100.000 Einwohnern der Stadt Milizdivisionen zusammenstellte.
Für seine Leistungen bei der Blockade der Stadt Leningrad sowie bei der Schlacht um Stalingrad ernannte man ihn 1943 zum Marschall der Sowjetunion. Im Sommer 1943 war er an Planung und Ausführung der Schlacht bei Kursk beteiligt. In der Endphase des Krieges kommandierte Schukow die 1. Belorussische Front, die im Winter Anfang 1945 eine entscheidende Rolle spielte.
Einen Höhepunkt in Schukows Laufbahn stellte die Einnahme von Berlin dar; er war sowohl an der Planung als auch an der Ausführung beteiligt. Am 16. April 1945 begann die Offensive der von Schukow geführten 1. Belorussischen Front sowie der 1. Ukrainischen Front, an der 18 Armeen beteiligt waren. Am 25. April war Berlin eingeschlossen.
In der Nacht des 8./9. Mai nahm Schukow für die sowjetische Siegerseite die Urkunde über die bedingungslose Kapitulation Deutschlands entgegen und wurde anschließend Vorsitzender der sowjetischen Militäradministration (siehe Alliierter Kontrollrat). Am 24. Juni 1945 nahm er in Moskau die Siegesparade ab.
Nach dem Ende des Zweiten Weltkrieges fiel er jedoch recht bald in Ungnade und wurde am 9. Juni 1946 von seinem Posten als Oberbefehlshaber des Heeres und stellvertretenden Verteidigungsminister abberufen und als Kommandeur des Wehrbezirks Odessa nach Odessa versetzt. Ab dem 10. Januar 1948 wurde seine Wohnung mehrfach durchsucht, nachdem untergeordnete Kommandeure ihn beschuldigt hatten, sich im besetzten Deutschland bereichert zu haben, was im Zuge dieser Durchsuchungen auch bestätigt wurde (Unter anderem wurden 323 Pelze und 60 Bilder konfisziert). Da sich jedoch die meisten Offiziere bereichert haben dürften, waren wohl politische Gründe ursächlich für diese Maßnahmen. Im Februar 1948 wurde Schukow in den militärisch drittrangigen Wehrbezirk Ural versetzt. Unmittelbar nach Stalins Tod wurde er nach Moskau zurückbeordert und als stellvertretender Verteidigungsminister und Kommandeur des Heeres wieder eingesetzt.
Er soll laut Chruschtschow am 26. Juni 1953 die Festnahme Berijas durchgeführt haben, stritt dies jedoch ab. Allerdings wurde er unmittelbar nach der Verhaftung Berijas ins Zentralkomitee der KPdSU berufen, so dass anzunehmen ist, dass er in dem Machtkampf doch eine Rolle spielte. Von Juni bis Oktober 1957 saß er im Präsidium. Am 9. Februar 1955 wurde er Verteidigungsminister.
Da Schukow in der Sowjetunion überaus beliebt und in der Armee selbst hochverehrt war, fühlte sich Chruschtschow von ihm zunehmend in seiner Macht bedroht. Während einer Jugoslawien-Reise wurde er am 26. Oktober 1957 aus seinem Ministeramt und dem Parteipräsidium entlassen und im Oktober 1958 in den Ruhestand geschickt.
Marschall Schukow war verheiratet und hatte drei Töchter, die in Moskau leben. Schukow starb 1974 und wurde an der Kremlmauer beerdigt.
Seine Memoiren, die er 1969 schrieb und die erst nach seinem Tod in unzensierter Version erschienen, erlebten bislang 12 Auflagen, die letzte zum sechzigsten Jubiläum der Schlacht um Moskau 2002.
Ihm zu Ehren stiftete Boris Jelzin im Jahre 1994 den einklassigen militärischen Georg-Schukow-Orden.
Werke
- Erinnerungen und Betrachtungen (Воспоминания и размышления, 1969/1992)
- aktuelle Auflage: Moskau 2002, OlmaPress
Weblinks
Schukow, Georgi Konstantinowitsch
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