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| Presbitero |
PresbiteroIl presbitero dal greco πρεσβυτερος, presbyteros e dal latino presbyter, da cui deriva il più comune termine prete letteralmente "anziano" è, nella chiesa cattolica e in altre chiese cristiane, un ministro religioso che presiede il culto, guida la comunità cristiana, e annuncia la parola di Dio.
Nella chiesa cattolica ogni presbitero è incardinato in una diocesi o in un istituto religioso, sotto l'autorità di un vescovo diocesano o di un superiore religioso.
Il presbitero che è incardinato in una diocesi prende il nome di "presbitero diocesano". Invece quello che appartiene a un'ordine religioso viene detto "presbiter religiosi".
Lo statuto teologico del presbitero è quello della partecipazione al ministero del vescovo, come collaborazione al servizio del Vangelo. Il presbiterato è il secondo grado del sacramento dell'Ordine, che nella dottrina della chiesa cattolica fu istituito dallo stesso Gesù Cristo.
Si comincia ad usare la parola "presbitero" per riferirsi alle guide della chiesa già nel tempo del Nuovo Testamento. San Pietro, nella sua prima lettera (5,1-4), afferma:
:Esorto gli anziani che sono tra voi, quale anziano come loro, testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi: pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non per forza ma volentieri secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo; non spadroneggiando sulle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge. E quando apparirà il pastore supremo, riceverete la corona della gloria che non appassisce.
Il testo esprime la coscienza che il servizio del presbitero è una funzione del tipo del pastore, cioè della guida del popolo di Dio.
Al tempo stesso il testo ci fa intuire che nel II secolo il termine non aveva il significato tecnico che ha oggi che indica il secondo grado del sacramento dell'ordine, ma si riferiva in forma più ampia al ministero di guida della chiesa: di fatto Pietro, che nella visione odierna chiameremmo vescovo e papa, si riferisce a sé come "presbitero come gli altri presbiteri"
Nelle lettere di Sant'Ignazio di Antiochia († 107) troviamo per la prima volta la tripartizione vescovo, presbiteri, diaconi, nella forma in cui ancora oggi è praticata nella chiesa cattolica. In essa l'episcopato ha forma "monarchica", cioè il vescovo è la guida assoluta della comunità a lui affidata, e i presbiteri sono suoi fedeli collaboratori, attacati a lui "come le corde alla cetra" (lettera agli efesini 4,1).
Terminata l'epoca delle persecuzioni, quando non c'era più scontro né con il mondo pagano romano né con l'ebraismo, si cominciò a usare anche la parola "sacerdote" per indicare i presbiteri. Ciò corrispose a un processo che fu generale nella chiesa, e che consistette nel riscoprire tipi e figure dell'Antico Testamento. Fu solo in quest'epoca che si vide nei sacerdoti dell'Antico Testamento la prefigurazione di quelli del Nuovo. Fino a quell'epoca la parola "sacerdote" era usata nel senso dell'odierno "sacerdozio comune" dei fedeli (sacerdozio battesimale). Corrispondentemente, si cominciò a usare l'espressione sommo sacerdote per riferirsi al vescovo.
Con il Concilio Vaticano II si è riscoperto l'uso antico della parola "presbitero", e i documenti dello stesso Concilio preferiscono abitualmente questa parola alla più comune "sacerdote".
Categoria:Cristianesimo
Categoria:Ministeri della Chiesa Cattolica
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Lingua greca
Questo articolo tratta sia del greco antico che del greco moderno.
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Per lingua greca (Ελληνικά) si intende la lingua (o le lingue) parlata dalle popolazioni greche, sia nella Grecia propria sia nei vari territori in cui i Greci si insediarono nel corso dei secoli, in un arco di tempo che va almeno dalla metà del II millennio AC al giorno d'oggi.
Lingua con 3500 anni di storia, il greco ha conosciuto profonde trasformazioni nel corso dei secoli ed è possibile individuare nel corso della sua ininterrotta evoluzione almeno tre grosse fasi linguistiche: greco antico (dal XIV secolo AC sino al V secolo DC, greco medioevale o bizantino (dal VI secolo al XV secolo e il greco moderno o neogreco (dal XVI secolo fino ad oggi); ognuna di queste fasi, a sua volta, ha conosciuto tanto un'evoluzione storica che una diversificazione geografica, con l'esistenza di una serie di dialetti distinti.
Storia
È possibile suddividere la storia del greco in una serie di fasi:
Con tale nome si indica la fase più remota della lingua greca, conosciuta solo tramite ricostruzione interna, da cui derivano tutti i dialetti greci di età storica, ma già distinto dall'antenato comune protoindoeuropeo. Si ritiene che fosse parlato all'inizio del II millennio AC nella penisola balcanica, ma gli esatti tempi di insediamento dei Greci nella penisola ellenica rimangono discussi.
È il greco conosciuto tramite le tavolette in lineare B, e risale ad un'epoca compresa tra il XIV secolo AC e il XII secolo AC. Tale lingua presenta caratteri propri che rendono impossibile considerarla la comune antenata di tutti i dialetti del I millenio AC, anche se il suo status (dialetto greco effettivamente parlato oppure linguaggio stilizzato della scrittura) e la sua collocazione nella classificazione dei dialetti greci è discussa. In genere, la si ritiene affine all'arcadico-cipriota.
Greco arcaico e classico
La caratteristica di questa fase della storia e della lingua greca è un'estrema frammentazione, con un gran numero di varietà locali. I linguisti raggruppano di solito questi dialetti in cinque grossi gruppi: dialetti nord-occidentali, dorico, eolico, arcadico-cipriota, e ionico, di cui l'attico costituisce una varietà dai tratti peculiari. È da notare che accanto ai dialetti parlati, estremamente diversificati, esistono una serie di "dialetti letterari", forme codificate, di uso panellenico, e legate a specifici generi letterari e non alla lingua parlata dall'autore: così esiste una "lingua omerica" (a base ionica ma con elementi eolici), per la poesia epica, una lingua della lirica corale, basata sul dorico e così via.
greco ellenistico o koiné diálektos ("lingua comune")
Le conquiste di Alessandro Magno e la diffusione della cultura greca in una vastissima area favoriscono lo sviluppo di un linguaggio comune, che superi le divisioni dialettali del greco arcaico e classico. Questa lingua comune, o koiné, si basa sull'attico, depurato dai suoi tratti più caratteristici e con interferenze da parte di altri dialetti (soprattutto lo ionico). Questa lingua rimase in uso per tutta l'età ellenistica e romana, costituendo la lingua franca di tutta la parte orientale dell'Impero Romano.
Greco medioevale o greco bizantino
Il greco bizantino costituisce la naturale evoluzione della koiné sotto l'impero bizantino, generalizzando i mutamenti fonetici e la semplificazione grammaticale iniziata nel periodo precedente. Caratteristico di quest'epoca è anche il divario tra la lingua parlata e la lingua letteraria, rimasta legata ai modelli classici e fortemente arcaizzante.
La dominazione turca riduce drasticamente la produzione scritta in greco, mentre la lingua parlata è pesantemente influenzata dal turco e dalle altre lingue vicine (numerosi anche i prestiti dall'italiano).
Un nuovo impulso alla lingua greca è dato solo nel XIX secolo dall'indipendenza, anche se il nuovo Stato crea una barriera tra la lingua parlata (o dhimotikì), con i suoi dialetti, e la lingua ufficiale, la katharevousa (o Katharévussa) , una forma artificiale, "purificata" di greco. La prima era la lingua usata dal popolo, la seconda era invece ricca di parole prese in prestito da altre lingue, ed era una lingua molto simile al greco antico ed era la lingua ufficiale dello stato.
Per tale motivo era fatto comune che un oggetto avesse due nomi, uno ufficiale e uno usato comunemente dalla gente.
Tale situazione si mantenne sino al 1976, anno in cui, grazie ad una riforma linguistica, la dhimotikí diviene lingua ufficiale.
Nel 1982 venne semplificata l'accentazione. Attualmente nel greco post-moderno le parole polisillabiche vengono tutte accentate con l'accento acuto, mentre i monosillabi non vengono accentati (sistema unitonico di accentazione).
Classificazione
Il greco costituisce un ramo autonomo della famiglia indoeuropea, ma la sua esatta posizione nell'albero genealogico rimane oggetto di discussione. Essa infatti appartiene alle lingue centum, ma presenta numerose caratteristiche proprie di una lingua satem. Accanto ad accostamenti con lingue illiriche e della Tracia, troppo poco conosciute per poter trarre conclusioni certe, si è ipotizzata una particolare vicinanza tra il greco e la lingua armena.
Tra le tra le lingue indoeuropee è la seconda lingua più antica per attestazione, dopo l'ittita, e quella in assoluto documentata per il più ampio arco di tempo.
Distribuzione geografica
La distribuzione geografica della lingua ha conosciuto profonde variazioni: originariamente parlata nella Grecia propria e nelle isole greche, si espanse con le ondate successive della colonizzazione greca prima sulle coste dell'Asia Minore, e quindi per tutto il bacino del Mediterraneo e penetrando in particolar modo in Sicilia e nell'Italia Meridionale (la Magna Grecia).
Sono però le conquiste di Alessandro Magno a sancire la massima diffusione del greco, sia come lingua parlata (le città di fondazione ellenistica come Alessandria d'Egitto, o Antiochia, erano città greche), sia come lingua veicolare, diffusa sino all'India. Se nei territori più orientali dell'ex-impero di Alessandro, a seguito della nascita dell'impero partico, l'uso del greco declina piuttosto rapidamente, la sua funzione di lingua franca nel bacino del Mediterraneo Orientale resta indiscusso anche sotto la dominazione romana.
In epoca bizantina, il greco sostituisce completamente il latino come lingua ufficiale, ma le conquiste arabe del VII secolo, e il progressivo declino dell'Impero Bizantino nel corso dei secoli successivi ne riducono progressivamente l'area di influenza e la caduta di Costantinopoli nel 1453 ne costituisce il tracollo. Anche sotto la dominazione turca però il greco resiste come lingua parlata in Grecia e presso le comunità greche sparse per l'Asia Minore; un'ulteriore contrazione dell'area di influenza greca si è avuta con gli eventi successivi alla distruzione di Smirne e allo "scambio di popolazione" tra Grecia e Turchia.
Attualmente, il greco moderno è parlato da una popolazione di circa 15 milioni di persone, prevalentemente in Grecia e a Cipro, ma anche in alcune comunità dell'Albania ed è ancora molto diffuso presso le numerose comunità greche di tutto il mondo. Nella stessa Italia meridionale sono presenti alcune isole linguistiche parlanti greco (griko), nel Salento e in Calabria.
Dialetti
Il greco in tutte le sue fasi ha conosciuto ampie diversificazioni dialettali, ed essi vanno considerati in un ambito cronologico preciso. Si distinguono allora due fasi:
- greco antico: in età arcaica e classica la diversificazione dialettale era la norma e gli antichi greci stessi ne avevano piena consapevolezza. I moderni studiosi di dialettologia hanno radunato i dialetti greci antichi in cinque grossi gruppi: i dialetti nord-occidentali, il dorico, l'eolico, l'arcadico-cipriota e lo ionico, di cui l'attico costituisce una variante ampiamente autonoma.
:Una serie di tratti condivisi legano i dialetti nord occidentali e il dorico, da una parte, lo ionico e l'arcadico-cipriota dall'altro; l'eolico invece appare di classificazione più problematica, in posizione mediana tra i due gruppi. Questi dialetti declinarono rapidamente in età ellenistica, e furono soppiantati dalla koiné senza lasciare discendenti: sono per il moderno Tsaconico è accertata una ascendenza chiaramente dorica.
- greco medioevale e moderno. Sulle divisioni linguistiche dell'età bizantina siamo meno informati; in epoca moderna è però possibile distinguere una serie di dialetti:
- la dhimotikí, parlata nello stato greco, che presenta a sua volta una serie di differenziazioni locali (si distingue tra varianti settentrionali e meridionali, a loro volta con ulteriori differenziazioni)
- il greco cipriota, affine ai dialetti meridionali della dhemotikí.
- lo tsaconico: parlato in un'area ristretta della Laconia, questo dialetto è l'unico dialetto moderno a discendere direttamente da un dialetto antico, il dorico.
- il pontico e il cappadocio: originariamente parlati rispettivamente nella zona settentrionale della Turchia e nella Cappadocia, questi dialetti, pur derivando dalla koiné avevano preservato caratteristiche tipicamente ioniche. I parlanti di queste varietà furono costretti a trasferirsi nella Grecia propria con lo "scambio di popolazione" avvenuto negli anni '20 tra Grecia e Turchia.
- il grico: parlato in due isole linguistiche italiane, nel Salento e in Calabria, la posizione di questo dialetto non è chiara: essi preservano certe caratteristiche degli antichi dialetti italioti, ma la loro derivazione è discussa.
Sistemi di scrittura
La più antica (II millennio AC) forma di scrittura nota per il greco è la lineare B, derivata a sua volta dalla lineare A, usata dai minoici, che si ritiene non parlassero una lingua indoeuropea. Si tratta di un sistema di scrittura prevalentemente sillabico, corredato da una certa quantità di ideogrammi, usato esclusivamente per scopi amministrativi, strutturalmente inadatto per la scrittura di una lingua come il greco: in esso infatti non era possibile distinguere le consonanti occlusive in sorde, sonore e sorde aspirate, che venivano rese tutte con uno stesso segno, e non c'era modo di contrassegnare i gruppi consonantici o le consonanti finali. L'uso di questa forma di scrittura fu abbandonato con il crollo della civiltà micenea.
Solo alcuni secoli dopo, nell'VIII secolo AC, dopo un periodo di alcuni secoli in cui mancano testimonianze scritte, i greci svilupparono un nuovo sistema di scrittura, adattando alla propria lingua l'alfabeto fenicio con l'introduzione di simboli distinti per le vocali: nasceva così l'alfabeto greco. Di tale alfabeto esistettero in età arcaica numerose varianti, ma a partire dal V secolo AC l'alfabeto ionico si impose, divenendo in età ellenistica l'unico alfabeto del mondo greco. Questo alfabeto, seppure con piccole modifiche rispetto agli esempi più antichi, è quello tutt'ora usato per il greco moderno.
Influenza sulle altre lingue
La lingua greca classica è alla base della morfologia di molte delle parole moderne delle lingue indoeuropee, soprattutto di quelle romanze. Molte parole composte italiane del lessico scientifico – in medicina quasi tutti i nomi delle patologie (termine stesso coniato dal greco) – sono state coniate da essa. Qualche esempio: astronomia, democrazia, filosofia, antropologia, spinterogeno, metafisica, isterectomia, morfologia. Ma nella lingua italiana sono presenti anche moltissime parole non composte di origine greca, diffusesi spontaneamente e non coniate, poiché alcuni idiomi parlati localmente nella penisola italica, come i dialetti campani, derivano dalla stratificazione di altre lingue (nello specifico latino, castigliano e dialetti franchi) sul greco e a loro volta hanno influenzato il toscano, poi divenuto lingua nazionale. Le stesse parole "patologia" e "dialetto" sono di origine greca.
Greco classico e greco moderno
È tendenza diffusa tra gli studiosi considerare il greco classico e il greco moderno due lingue differenti. In Italia, uno dei pochi paesi europei in cui è diffuso lo studio delle lingue classiche nell'àmbito dell'istruzione secondaria, si tende a chiamare semplicemente "greco" il greco classico e a utilizzare l'aggettivo "moderno" per indicare la lingua oggi ufficiale della Grecia. Non a caso i vocabolari di greco classico si chiamano semplicemente "vocabolari di greco", mentre sulle copertine di quelli di greco moderno viene aggiunto l'aggettivo "moderno".
Il greco moderno adotta la pronuncia cosiddetta itacistica, che prende il nome dalla pronuncia del grafema η (che si chiama "ita" e si legge i), mentre la maggior parte dei grecisti ritiene che la pronuncia del greco classico corretta, o quantomeno più vicina a quella originale, sia quella cosiddetta etacistica, in cui appunto il grafema η si chiama "eta" e si legge e. La pronuncia etacistica è quella utilizzata per lo studio del greco classico ovunque, tranne che nella Grecia stessa, dove la lingua antica viene studiata adoperando la stessa pronuncia di quella moderna, non per una semplice questione convenzionale ma perché in Grecia si ritiene che le due lingue siano molto più simili tra loro rispetto a quanto ritengono i grecisti di fama internazionale, che sono quasi tutti italiani e tedeschi. In effetti è molto difficile risalire alla pronuncia effettivamente in uso in età classica, specie se consideriamo che la lingua greca classica non è altro che un insieme di dialetti (eolico, dorico, ionico e attico oppure eolico, dorico e ionico-attico) unificati da Alessandro Magno con la κοινή διάλεκτος (koinè diálektos, idioma comune).
Voci correlate
- Isola linguistica greca (Lingua grecanica parlata nell´Italia meridionale)
- Alfabeto greco
- Segni diacritici dell'alfabeto greco
categoria:Lingua greca
als:Griechische Sprache
ja:ギリシア語
ko:그리스어
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simple:Greek language
th:ภาษากรีก
Chiesa cattolicaLa Chiesa cattolica è, tra le Chiese cristiane, quella che conta il maggior numero di aderenti.
Organizzazione ecclesiastica
La Chiesa cattolica è composta da tutti i suoi battezzati, e da un punto di vista territoriale è suddivisa in Chiese particolari, chiamate diocesi nella Chiesa latina ed eparchie nelle Chiese orientali, le quali sono affidate ad un vescovo, che è considerato il successore degli apostoli. A capo del collegio dei vescovi sta il vescovo di Roma, il papa, che è considerato il successore dell'apostolo Pietro.
Le diocesi sono a loro volta suddivise in parrocchie, rette dai parroci. Col Concilio di Trento (XVI sec), venne data grande importanza amche alle parrocchie rurali, mentre più anticamente erano state le pievi, raggruppamenti di paesi intorno al centro più grande della zona, a segnare la divisione delle diocesi.
Nel corso dei secoli si sono sviluppate esperienze comunitarie al di fuori della diocesi, soprattutto configurate in ordini monastici e ordini religiosi. I primi, a cui può segnare nascita in occidente la Regola di S. Benedetto, si svilupparono in un momento di crisi (sec VIII - XII dell'era Volgare) come oasi di pace al cui interno potesse continuare la vita Cristiana. I secondi, nati durante la riforma del XII sec. (da non confondere con quella Protestante) erano più immersi nel mondo e destinati ad un'epoca di maggiore apertura come era il Rinascimento (tra essi ricordiamo i Francescani e i Domenicani)
L'Ordine sacro
La struttura ecclesiastica cattolica è organizzata secondo una gerarchia di livelli dell'ordine sacro. In ordine decrescente essi sono:
- Vescovo, che è il successore dei dodici apostoli.
- Presbitero
- Diacono
Questi ordini, insieme agli ordini religiosi e, in passato, agli ordini minori, costituiscono nel complesso il clero.
Il Papato
Il papato è l'istituzione più caratteristica della Chiesa cattolica, che la distingue dalle altre Chiese. Il suo ruolo è andato crescendo nel II millennio, fino a raggiungere il suo apice nel XIX secolo con la dichiarazione sull'infallibilità papale del Concilio Vaticano I. Secondo questa dottrina il papa può esercitare il diritto di dare insegnamenti riguardo alla fede ed alla morale da ritenere parte del deposito della fede o sviluppi con essa compatibili. Comunque, a partire dalla definizione dell'infallibilità del 1870, quest'ultima è stata chiamata in causa una sola volta da Papa Pio XII negli anni 1950 nella promulgazione del dogma dell'Assunzione di Maria.
Ogni Papa continua il suo servizio fino alla morte (ciò valeva anche per gli altri vescovi fino a non molto tempo fa) o rinuncia (che è avvenuta due volte in tutta la storia del papato).
Il papa è assistito nei suoi compiti dai cardinali.
La procedura per l'elezione del papa e la nomina dei vescovi ha subito numerosi cambiamenti nel corso dei secoli: dai tempi moderni il papa viene eletto in conclave dai cardinali, i Principi della Chiesa; a lui compete invece nominare direttamente i membri del clero di gerarchia più elevata, a partire dai vescovi (normalmente dopo consultazione con gli altri prelati). Tutti i membri della gerarchia ecclesiastica rispondono a lui ed alla Curia Romana nel suo insieme.
Il Papa risiede nella Città del Vaticano, stato indipendente situato nel centro di Roma e riconosciuto dalla diplomazia internazionale come Santa Sede.
La Chiesa cattolica afferma come verità rivelata (dogma) che il Papa è infallibile quando parla ex cathedra, cioé quando esercita il "suo supremo ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i cristiani" e "definisce una dottrina circa la fede e i costumi".
Storia della Chiesa
Per tutto il I millennio la chiesa cattolica condivide la sua storia con la gran maggioranza delle altre confessioni cristiane odierne.
A partire dal II millennio si realizzano divisioni, per cui dal 1054 la storia della chiesa cattolica è distinta da quella delle chiese ortodosse.
A partire poi dal XVI secolo, la storia della chiesa cattolica si sdoppia da quella delle chiese protestanti storiche europee.
Liturgia
La liturgia è il culto pubblico della Chiesa. Essa consiste nei sacramenti e nella preghiera pubblica. Le forme sono molto variate nel corso dei secoli e, fino agli anni '60 del XX secolo, nelle Chiese cattoliche di rito romano e ambrosiano essa era celebrata in latino, ragione per cui la Chiesa cattolica occidentale era anche detta Chiesa latina.
La Chiesa cattolica celebra la Eucaristia (o Messa) in modo particolare la domenicale e gli altri giorni festivi come celebrazione solenne e festosa della resurrezione di Cristo, conseguenza diretta del suo sacrificio sul Calvario. Messe feriali sono celebrate tutti i giorni a parte il Venerdì e Sabato Santo).
Altro pilastro della preghiera liturgica è la Liturgia delle ore (o ufficio divino), che consiste nella "consacrazione" del corso del giorno e della notte. Le principali ore sono Lodi e Vespri (Preghiera del mattino e della sera). Le preghiere consistono principalmente in salmi. Possono essere aggiunti da uno a tre periodi di preghiera intermedi (Terza, Sesta e Nona) e un'altra preghiera dopo il tramonto (Compieta), ed un altro periodo variabile dedicato principalmente a letture dalla Bibbia o a padri della Chiesa. Come per la messa, la liturgia delle ore ha ispirato importanti composizioni musicali dal canto gregoriano alla polifonia, fino alle complesse orchestrazioni dell'età barocca.
Dottrina
Rivelazione
La Chiesa cattolica considera come fonti della rivelazione la Sacra Scrittura e la Tradizione. Vengono considerati autorevoli i canoni di 21 Concili ecumenici, di cui i primi sette in comune con le Chiese orientali e gli scritti dei Padri della Chiesa.
Nei riti occidentali cattolici viene professata una formula di fede (il Credo Niceno-Costantinopolitano) leggermente variata rispetto alla cristologia ortodossa per l'aggiunta del cosiddetto filioque, che costituì una delle cause di scisma con le Chiese ortodosse.
Riflessione della Chiesa Cattolica su se stessa
A partire dal Concilio Vaticano II, la Chiesa cattolica cerca di comprendere la propria natura e la propria missione secondo varie direttrici, che hanno il loro fondamento nella Bibbia, e in particolare nel Nuovo Testamento:
- la Chiesa è il popolo di Dio in cammino verso la patria celeste;
- la Chiesa è germe del Regno di Dio nella storia degli uomini;
- la Chiesa è il Corpo di Cristo, di cui lo stesso Gesù Cristo è il capo, e coloro che credono in Cristo sono le membra.
Catechismo
Una moderna sintesi di tutta la dottrina cattolica può essere trovata nel Catechismo della Chiesa Cattolica (la cui ultima versione è stata redatta nel 1992 sotto Papa Giovanni Paolo II da una commissione con a capo Joseph Ratzinger, futuro Papa Benedetto XVI, allora cardinale, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede.
Chiese e riti cattolici
La Chiesa cattolica è formata da 24 Chiese sui iuris che sono in comunione con la Chiesa di Roma. Di seguito è l'elenco di tutte le chiese cattoliche suddivise per riti. I riti ambrosiano e romano sono gli unici rimasti dei vari riti occidentali, soppressi dopo il Concilio di Trento. Tutti gli altri sono riti orientali. Molte chiese di rito orientale sono dette "uniate" poiché derivate da chiese ortodosse o da Chiese orientali antiche e in seguito unitesi a Roma.
- Chiesa latina
- rito romano
- rito ambrosiano (praticato nell'arcidiocesi di Milano)
- rito mozarabico (praticato nella diocesi di Toledo)
- rito Bizantino
- Chiesa Cattolica Greco-Melkita
- Chiesa greco-cattolica ucraina
- Chiesa Cattolica Rumena
- Chiesa Rutena
- Diocesi di Krizevci
- Chiesa Cattolica Macedone
- Chiesa Cattolica Slovacca
- Chiesa Cattolica Ungherese
- Chiesa Cattolica Italo-Albanese
- Chiesa Cattolica Greca
- Chiesa Cattolica Bulgara
- Chiesa Cattolica Albanese
- Chiesa Cattolica Russa
- Chiesa Cattolica Bielorussa
- Chiesa Cattolica Georgiana
- rito Alessandrino
- Chiesa Cattolica Copta
- Chiesa Cattolica Etiope o Geez
- rito Antiocheno
- Chiesa Maronita
- Chiesa Cattolica Sira
- Chiesa Cattolica Siro-Malankarese
- rito Caldeo
- Chiesa Caldea
- Chiesa Cattolica Siro-Malabarese
- rito Armeno
- Chiesa Cattolica di rito Armeno
Cattolico e romano
Fino all'anno Mille, prima dello scisma d'Oriente (1054), con il termine Chiesa cattolica si identificava l'intera Chiesa orientale e occidentale, e prima della Riforma protestante il termine "cattolico" non aveva assunto anche il significato confessionale che ha avuto dal Concilio di Trento, che può essere considerato l'evento che ha formato la fisionomia moderna della Chiesa, anche in rapporto alle altre confessioni cristiane.
Recentemente si è diffuso l' anglicismo Chiesa cattolica romana, derivato dall'inglese Roman Catholic Church. Questo ossimoro aveva originariamente un significato polemico, come limitazione geografica alla pretesa di universalità della Chiesa cattolica e in analogia con la denominazione geografica di alcune chiese di stato protestanti. In realtà il termine è improprio, poiché la Chiesa cattolica è formata dalla Chiesa di Roma più altre chiese orientali e occidentali.
Voci correlate
- Chiesa cattolica italiana
- Tradizione cattolica
- Elenco dei Papi
- Città del Vaticano
- Chiesa di Roma
- Religione
- Stato della Chiesa cattolica
- Gallicanesimo
- Codice di diritto canonico
- Concilio Vaticano II
- Eresia
- Comunità ed Ordini religiosi
Collegamenti esterni
Siti ufficiali
- [http://www.vatican.va/phome_it.htm Sito ufficiale della Santa sede in italiano]
- [http://www.chiesacattolica.it/ Sito ufficiale della Chiesa cattolica italiana]
- [http://www.vatican.va/archive/ccc/index_it.htm Catechismo della Chiesa Cattolica]
Punti di vista critici
- [http://www.we-are-church.org/it/ Associazione Noi Siamo Chiesa] Per la riforma della Chiesa Cattolica.
- [http://www.anticlericale.net/ Associazione anticlericale] Un giudizio alternativo.
- [http://www.adistaonline.it/ ADISTA] Fatti, notizie, avvenimenti su mondo cattolico e realtà religiose.
categoria:Cattolicesimo
ja:カトリック教会
simple:Roman Catholicism
Religione
Il termine religione ha origine dal latino religo (che sta per legare insieme) e con questa espressione si intende la relazione che si stabilisce tra una persona ed una o più divinità o forze sovrannaturali e fra gli uomini che praticano uno stesso culto; in altri termini si può definire come una proiezione metafisica condivisa codificata e tramandata all'interno di un contesto sociale. Il bisogno religioso è presente in ogni cultura in forme esternalizzate da riti che hanno una valenza sociale e possono o meno avere un contenuto etico (guidare il comportamento interiore) e filosofico (dare risposte a domande universali). Alcune religioni sono dette "rivelate" in quanto si ritengono depositarie di una rivelazione e spesso adottano dei Testi Sacri nei quali sono comprese tutte o parte delle rivelazioni divine.
Classificazione
Una prima classificazione delle religioni, in base al numero e alla qualità della divinità, può essere la seguente:
Monoteismo
Per monoteismo (dal greco "μόνος" = unico, solo e "θεός" = dio) si intende la fede in una sola divinità identificata con il termine Dio. È noto che spesso si è avuta un'evoluzione da un culto di tipo enoteistico, dove i fedeli accettano l'esistenza di altri dei stranieri, ma adorano solo ed esclusivamente il loro dio, a quello monoteistico.
Politeismo
Il Politeismo è un tipo di religione e di culto in cui il credo si fonda sulla devozione o l'adorazione di più dei o divinità, posti o meno sullo stesso piano di importanza. Il termine deriva dalle parole greche poly+theoi, letteralmente "molti dei".
Enoteismo
L'Enoteismo è una forma di culto intermedia tra politeismo e monoteismo in cui viene venerata in particolar modo una singola divinità senza tuttavia negare l'esistenza di altri dei accanto ad essa. Ne sono un esempio i culti misterici, la religiosità araba preislamica o le devozioni particolari di alcune città nei confronti di una divinità specifica.
Panteismo
Il panteismo (dal greco "παν-" = "tutto", "completo". "θεος" = dio/divino) letteralmente significa "tutto è dio/divino". Normalmente questo si collega alla convinzione che Dio sia coincidente con tutto l'esistente, l'intero universo o la natura.
Animismo
L'Animismo è una forma primitiva di religiosità basata sull'attribuzione di un principio vitale ad ogni essere ed oggetto. Si tratta di una religione fondata sul culto di entità incorporee che animano il mondo. Questa dottrina riesce a spiegare ogni fenomeno della vita trovandone la causa e l'origine nellanima, cioè nello spirito vitale che lo determina. Anche i fenomeni naturali fanno credere all'uomo primitivo che tutto ciò che lo circonda sia animato da spiriti molto potenti, solitamente malvagi, che provocano disgrazie umane e catastrofi ambientali.
Elenco delle principali religioni mondiali
(In ordine alfabetico)
Buddhismo
Il Buddhismo non dovrebbe essere considerato alla stregua nè di una religione nè di una filosofia, ma dovrebbe essere definito come una disciplina spirituale di anagogia individuale.
Questa disciplina fu annunciata dal maestro spirituale Gautama Siddhartha, vissuto nel VI secolo a.c., e detto il Buddha, ossia "l'Illuminato" od anche meglio "il Risvegliato".
Tale disciplina, attraverso il raggiungimento del satori (ossia il "risveglio spirituale"), si propone di indicare la Via (l'ottuplice sentiero) ed insieme di fornire gli strumenti per il superamento della condizione di sofferenza esistenziale in cui versa l'umanità (dottrina buddhista delle 4 Nobili Verità).
Cristianesimo
Il Cristianesimo. È la religione più diffusa nel mondo e in particolare in Europa, in America e in Oceania. Le forme storiche del cristianesimo sono molteplici, ma è possibile indicare tre principali suddivisioni: il Cattolicesimo, il Protestantesimo, l'Ortodossia. Tutte queste forme considerano la Bibbia (seppure con qualche differenziazione sul numero dei libri) un testo ispirato da Dio. La Bibbia é composta dall'Antico Testamento, che deriva dalla Torah ebraica, e dal Nuovo Testamento: quest'ultimo ruota interamente sulla figura di Gesù Cristo e del suo lieto annuncio chiamato Vangelo.
Ebraismo
L'Ebraismo è stata la prima religione monoteistica, dalla quale derivano numerosissime altre religioni. Il suo testo sacro è il Tanach, composto da Torah (Pentateuco), Neviim (Profeti) e Ketuvim (Agiografi). Oltre a questi, è riconosciuto il valore della tradizione orale.
Induismo
L'Induismo è la più antica delle principali religioni del mondo, con una storia plurimillenaria risalente ad oltre 6000 anni fa, ed è attualmente la terza più diffusa, dopo il Cristianesimo e l'Islamismo. Possiede più testi sacri, tra cui i Veda, le Upanishad e la Bhagavad Gita. Contrariamente all'opinione popolare, il vero Induismo non è né politeista né monoteista, ma è propriamente una religione enoteista: i diversi aspetti della Divinità (tra cui la Trimurti, ovvero l'insieme di Brahma, Vishnu e Shiva, rispettivamente il Creatore, il Preservatore e il Distruttore) e Avatar (come Rama o Krishna) adorati dagli indù sono considerati come diverse forme o emanazioni dell'Uno, l'Assoluto o Brahman (principio impersonale e fondante di ogni realtà, da cui scaturiscono tutti gli esseri), forme adottate per rendere Dio accessibile all'uomo.
Islamismo
- L'Islamismo, il cui libro sacro è il Corano. Condivide con l'Ebraismo e il Cristianesimo gran parte del Vecchio Testamento. Infatti il distacco dall'Ebraismo risale ad Ismaele, figlio di Abramo e della sua schiava. Riconoscono la vita e le opere di Gesù senza però ritenerlo figlio di Dio. Le due suddivisioni principali sono l'Islamismo Sciita e l'Islamismo Sunnita.
Altre religioni
Altre religioni, diffuse soprattuto in Asia e in Europa sono:
- Odinismo
- Celtismo
- Caodaismo o Cao Dai
- Confucianesimo
- Baha'i
- Sciamanesimo
- Shintoismo
- Neopaganesimo o Paganesimo
- Taoismo
- Zoroastrismo
La Magia è religione?
Secondo alcuni anche la Magia e il Satanismo si possono in un certo senso considerare religioni. Ma la magia è concettualmente diversa dalla religione. La magia riguarda la sfera pratica dell'agire, conscio o inconscio che sia. A seconda dell'uso che se ne fa, viene distinta in magia bianca o magia nera (v. stregoneria, satanismo). Chi opera per il flusso regolare della natura, e per districare le situazioni riguardanti le persone (anche solo con le parole) attua magia bianca. Chi, al contrario, tende a dividere, creare conflitti, imporre il proprio volere ad altri (in maniera palese oppure occulta),e perciò tende a distorcere il normale corso degli eventi, attua magia nera.
Religioni estinte
Esistono infine le grandi religioni del passato, ora estinte:
- Religione greca antica
- Religione romana antica
- Religione egiziana
- Religione etrusca
- Religione maya
- Religione azteca
- Religione inca
Voci correlate
- Ateismo
- Agnosticismo
- Laicismo
- Pluralismo religioso
- Psicologia della religione
- Neopaganesimo
- Spiritualità
ja:宗教
ko:종교
ms:Agama
simple:Religion
th:ศาสนา
DiocesiLa diocesi è, nella Chiesa cattolica e nelle altre chiese di ordinamento episcopale, una porzione della comunità cristiana delimitata in maniera territoriale e affidata al governo pastorale di un vescovo. In Italia può corrispondere (ma non necessariamente) al territorio di una provincia.
L'uso più antico della parola "diocesi" come unità amministrativa si trova nel mondo greco orientale, applicato appunto a tre distretti: Cibyra, Apamea e Synnada. Quest'ultima è stata aggiunta alla provincia di Cilicia nel periodo di Cicerone. Questi accenna al fatto nelle sue lettere familiari (EB 1911). La parola, equivalente ad un distretto di raccolta delle tasse, fu applicata poi al territorio in sé.
Nella riorganizzazione dell'impero cominciata da Diocleziano e portata a termine da Constantino, l'impero è stato diviso in dodici diocesi, di cui la più grande, Oriens, includeva sedici province e la più piccola, Bretagna, includeva quattro (vedi l'articolo sulle province romane).
Ogni diocesi era governata da un pretore vicario, sottoposto al prefetto. Fra IV e il VI secolo, siccome la vecchia struttura amministrativa romana cominciava a sbriciolarsi, la posizione dei vescovi nell'impero cristianizzato si espanse per riempire il vuoto.
L'aristocrazia senatoriale romana, specialmente nelle province, rimase una fonte di autorità locale. In quell'epoca, tuttavia, era spesso conferita all'ufficio spirituale dei vescovi. Non sorprende, quindi, nel momento in cui la chiesa cattolica e poi le chiese orientali hanno cominciato a definire la loro struttura amministrativa, hanno usato la vecchia terminologia romana per descrivere le unità amministrative e la sua gerarchia. L'autorità ecclesiastica e quella secolare erano confuse l'una nell'altra. Nell'impero bizantino questa confusione iniziale è diventata dottrina ufficiale (vedi Cesaropapismo.
Dottrina e prassi cattolica
La Chiesa Cattolica si organizza in regioni e province eccelesiastiche. Una diocesi "capoluogo" di una regione o provincia ecclesiastica è detta arcidiocesi. Il vescovo preposto ad essa si dice arcivescovo.
Nel 2003 la Chiesa Cattolica era articolata in 569 archidiocesi 2014 diocesi.
Definizione
Il Concilio Vaticano II spiega:
:La diocesi è una porzione del popolo di Dio, affidata alle cure pastorali del vescovo, coadiuvato dal suo presbiterio, in modo che, aderendo al proprio Pastore, e, per mezzo del Vangelo e della SS. Eucaristia, unita nello Spirito Santo, costituisca una Chiesa particolare, nella quale è presente e opera la Chiesa di Cristo, Una, Santa, Cattolica e apostolica (Christus Dominus 11).
Collaboratori del vescovo
Per le diocesi più grandi il vescovo è aiutato da un vescovo ausiliare.
Ogni diocesi ha un vicario generale, che dove non c'è vescovo ausiliare è il primo collaboratore del vescovo, e ne fa le veci in sua assenza.
In ogni diocesi ci possono essere vari vicari episcopali, ai quali il vescovo affida la animazione e coordinazione di alcuni aspetti particolari: pastorale, vita religiosa, evangelizzazione, ecc. Il vicario giudiziale è prescritto dal Codice di Diritto Canonico, e coordina i tribunali diocesani.
I presbiteri condividono con il vescovo la cura pastorale del popolo di Dio, nel servizio parrocchiale o negli organismi diocesani.
i diaconi sono collaboratori del vescovo nell'annuncio della Parola di Dio, nell'amministrazione di alcuni sacramenti, e nell'animazione della carità.
Organismi diocesani
Il vescovo, che è il pastore proprio di una diocesi, è coadiuvato nella sua funzione pastorale da vari organismi, che sono espressione della natura comunionale della Chiesa:
- Il consiglio pastorale diocesano è un organo consultivo con il quale il vescovo traccia le linee fondamentali della pastorale diocesana.
- Il consiglio presbiterale è eletto dai presbiteri della diocesi, e assiste il vescovo in vari aspetti più specifici della pastorale diocesana. Il Codice di diritto canonico pescrive per quali decisioni il vescovo deve prima consultare il consiglio presbiterale.
- La curia vescovile è l'insieme delle commissioni diocesane, che portano avanti la pastorale nei suoi aspetti diocesani.
- Il tribunale diocesano, prescritto dal Codice di Diritto Canonico. Al suo interno prevede il tribunale dei matrimoni.
Pagine correlate
- Elenco delle Diocesi italiane
- Elenco delle Diocesi tedesche
Collegamenti esterni
[http://www.newadvent.org/cathen/05001a.htm voce Diocese (in inglese) de la Catholic Encyclopedia]
Categoria:Gerarchia cattolica
Categoria:Cristianesimo
Categoria:Diritto canonico
MinisteroPer la trattazione degli aspetti del ministero cristiano e notariale vedi rispettivamente ministero (cristianesimo) e ministero (notaio).
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Un Ministero (anche detto Dicastero) è uno degli organi del governo, tipicamente distinto da una specifica competenza amministrativa.
Nel governo della repubblica italiana, ai sensi della Costituzione, il ministero è retto da un ministro è può essere dotato di uno o più sottosegretari con deleghe di dettaglio per competenze di maggior specificità. Al ministero può essere attribuita una branca dell'ordinamento e dell'apparato amministrativo, ovvero il ministero può avere funzioni di tanto minima complessità operativa da essere privo di proprio personale e dotazioni (a parte le finanziarie), ed il suo titolare è in questo caso detto Ministro senza portafoglio.
Tipici ministeri nella storia della repubblica italiana sono, o sono stati (in ordine alfabetico):
- Ministero degli Affari Esteri
- Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio
- Ministero delle Attività Produttive
- Ministero delle Comunicazioni
- Ministero della Difesa
- Ministero delle Finanze
- Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti
- Ministero dell'Interno
- Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca
- Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale
- Ministero per le Pari Opportunità
- Ministero della Salute
- Ministero del Tesoro
Un ministero che ebbe notevole influsso sulla vita nazionale durante il Fascismo, fu il Ministero della Cultura Popolare (Min.Cul.Pop).
I ministeri attuali
Il governo attuale, guidato dal Presidente del Consiglio dei Ministri prevede una serie di ministeri così composta:
Ministeri
- Ministero degli Affari Esteri
- Ministero dell'Interno
- Ministero della Giustizia
- Ministero della Difesa
- Ministero dell'Economia e delle Finanze
- Ministero per le attività produttive: Industria / Commercio Estero
- Ministero delle Comunicazioni
- Ministero dell'Ambiente e della tutela del Territorio
- Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca
- Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti
- Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
- Ministero della Salute
- Ministero per i Beni e le Attività Culturali
- Ministero delle Politiche Agricole e Forestali
Ministeri senza portafoglio
- Ministero degli Affari Regionali
- Ministero della Funzione Pubblica
- Ministero delle Pari Opportunità
- Ministero delle Politiche Comunitarie
- Ministero dei Rapporti con il Parlamento
- Ministero delle Riforme Istituzionali e Devoluzione
- Ministero dell'Innovazione e Tecnologie
- Ministero per l'Attuazione del Programma di Governo
- Ministero per gli Italiani nel mondo
Categoria:Diritto costituzionale
Categoria:Stato
PresbiteratoIl presbitero dal greco πρεσβυτερος, presbyteros e dal latino presbyter, da cui deriva il più comune termine prete letteralmente "anziano" è, nella chiesa cattolica e in altre chiese cristiane, un ministro religioso che presiede il culto, guida la comunità cristiana, e annuncia la parola di Dio.
Nella chiesa cattolica ogni presbitero è incardinato in una diocesi o in un istituto religioso, sotto l'autorità di un vescovo diocesano o di un superiore religioso.
Il presbitero che è incardinato in una diocesi prende il nome di "presbitero diocesano". Invece quello che appartiene a un'ordine religioso viene detto "presbiter religiosi".
Lo statuto teologico del presbitero è quello della partecipazione al ministero del vescovo, come collaborazione al servizio del Vangelo. Il presbiterato è il secondo grado del sacramento dell'Ordine, che nella dottrina della chiesa cattolica fu istituito dallo stesso Gesù Cristo.
Si comincia ad usare la parola "presbitero" per riferirsi alle guide della chiesa già nel tempo del Nuovo Testamento. San Pietro, nella sua prima lettera (5,1-4), afferma:
:Esorto gli anziani che sono tra voi, quale anziano come loro, testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi: pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non per forza ma volentieri secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo; non spadroneggiando sulle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge. E quando apparirà il pastore supremo, riceverete la corona della gloria che non appassisce.
Il testo esprime la coscienza che il servizio del presbitero è una funzione del tipo del pastore, cioè della guida del popolo di Dio.
Al tempo stesso il testo ci fa intuire che nel II secolo il termine non aveva il significato tecnico che ha oggi che indica il secondo grado del sacramento dell'ordine, ma si riferiva in forma più ampia al ministero di guida della chiesa: di fatto Pietro, che nella visione odierna chiameremmo vescovo e papa, si riferisce a sé come "presbitero come gli altri presbiteri"
Nelle lettere di Sant'Ignazio di Antiochia († 107) troviamo per la prima volta la tripartizione vescovo, presbiteri, diaconi, nella forma in cui ancora oggi è praticata nella chiesa cattolica. In essa l'episcopato ha forma "monarchica", cioè il vescovo è la guida assoluta della comunità a lui affidata, e i presbiteri sono suoi fedeli collaboratori, attacati a lui "come le corde alla cetra" (lettera agli efesini 4,1).
Terminata l'epoca delle persecuzioni, quando non c'era più scontro né con il mondo pagano romano né con l'ebraismo, si cominciò a usare anche la parola "sacerdote" per indicare i presbiteri. Ciò corrispose a un processo che fu generale nella chiesa, e che consistette nel riscoprire tipi e figure dell'Antico Testamento. Fu solo in quest'epoca che si vide nei sacerdoti dell'Antico Testamento la prefigurazione di quelli del Nuovo. Fino a quell'epoca la parola "sacerdote" era usata nel senso dell'odierno "sacerdozio comune" dei fedeli (sacerdozio battesimale). Corrispondentemente, si cominciò a usare l'espressione sommo sacerdote per riferirsi al vescovo.
Con il Concilio Vaticano II si è riscoperto l'uso antico della parola "presbitero", e i documenti dello stesso Concilio preferiscono abitualmente questa parola alla più comune "sacerdote".
Categoria:Cristianesimo
Categoria:Ministeri della Chiesa Cattolica
Categoria:Cristianesimo
ja:司祭
San Pietro ApostoloPer il fondatore della chiesa cristiana si veda San Pietro
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San Pietro Apostolo è un comune di 1.925 abitanti della provincia di Catanzaro.
Categoria:Comuni della provincia di Catanzaro
Categoria:Comuni della Calabria
Categoria:Comuni italiani
Gloria
Il termine gloria può asumere diversi significati:
- Nella tradizione religiosa giudaico-cristiana, la Gloria e la manifestazione della presenza di Dio.
- Gloria è la forma abbreviata di Gloria in Excelsis Deo, la principale dossologia della messa della Chiesa Cattolica Romana.
- Gloria è la forma abbreviata di Gloria Patri, una dossologia più breve e comune.
- In ottica, una gloria è un fenomeno ottico prodotto dalla riflessione della luce verso la sua fonta, da parte di una nuvola di goccioline di dimensioni uniformi.
- Gloria è un nome femminile di persona
- Gloria è il nome d'arte di una cantante italiana di musica leggera.
- Gloria è il nome d'arte di una famosa cantante bulgara
- Gloria e il titolo di numerose canzoni.
- Gloria è un film del 1999 di Sidney Lumet, remake di Gloria - Una notte d'estate, film del 1980 di John Cassavetes
- Gloria è un personaggio della Banda Disney.
Voci correlate
- Mano della Gloria, è la mano di un impiccato disseccata e conservata in salamoia.
II secolo
I millennio AC |
I millennio |
II millennio
II secolo AC |
I secolo AC |
I secolo |
II secolo |
III secolo |
IV secolo |
V secolo
Anni 100 | Anni 110 | Anni 120 | Anni 130 | Anni 140
Anni 150 | Anni 160 | Anni 170 | Anni 180 | Anni 190
Avvenimenti
- 116: L'Impero romano raggiunge la sua massima estensione con la presa della città persiana di Susa.
- 132-135: Rivolta degli ebrei seguaci di Bar Kokhba.
- Nascono le prime eresie: Montanisti e Saturnini ai primi posti.
- Con Traiano, nativo della Spagna, finisce l'era degli imperatori italiani.
- Principato elettivo.
- Marco Aurelio contro i Quadi e i Marcomanni.
- Assassinio di Commodo, seconda anarchia militare. Si succederanno i regni effimeri di Elvio Pertinace e Didio Giuliano
- Ultima stoà.
Personaggi significativi
- Traiano (53 - 117), imperatore romano, conquista la Dacia, allora retta dal re Decebalo (98 - 117).
- Adriano (76 - 138), imperatore romano (117 - 138).
- Antonino Pio (86 - 161), imperatore romano (138 - 161).
- Marco Aurelio (121 - 180), imperatore romano (161 - 180) e filosofo stoico.
- Apuleio (ca. 125 - ca. 180), scrittore de "La metamorfosi"
- Claudio Tolomeo (ca. 90 - 170), astronomo e matematico greco.
- Galeno (131 - Roma, 201), medico greco, anatomista e compilatore delle conoscenze medice del suo tempo.
- Plutarco (ca. 45 - ca. 125), storico greco.
- Svetonio (75 - 160), storico.
- Montano, eretico frigio, fondatore dell' eresia apocalittica detta montanismo.
- Tertulliano, letterato cristiano.
- Plinio il giovane, erudito e uomo pubblico.
- Antinoo, giovane greco famoso per la sua belezza, amato e divinizzato da Adriano
Invenzioni, scoperte, innovazioni
- Invenzione della carta in Cina
Categoria:II secolo
ja:2世紀
ko:2세기
th:คริสต์ศตวรรษที่ 2
Sant'Ignazio di AntiochiaSant'Ignazio di Antiochia fu un vescovo dell'Asia Minore dell'inizio del II secolo.
Fu il secondo successore di Pietro come vescovo della chiesa di Antiochia di Siria, cioè della terza città per grandezza del mondo antico.
Sotto la persecuzione (98-117) dell'imperatore Traiano fu imprigionato, condotto a Roma sotto la scorta di una pattuglia di soldati, e ivi morì martire nel 107 divorato dalle fiere.
Durante il viaggio da Antiochia a Roma scrisse sette lettere alle chiese che incontrava sul cammino o vicino ad esso. Esse ci sono rimaste e sono una testimonianza unica della vita della chiesa dell'inizio del II secolo. Da Smirne scrisse alle comunità dell'Asia Minore, di Efeso, di Magnesia e di Tralli; scrisse poi ai Romani, supplicandoli di non impedire il suo martirio. Da Troade poi scrisse alla chiesa di Filadelfia e a quella di Smirne. Scrisse anche a San Policarpo, vescovo di quest'ultima città.
Le sue lettere esprimono calde parole d’amore a Cristo e alla Chiesa. Appaiono per la prima volta le espressioni "Chiesa cattolica" e "Cristianesimo", che sono ritenuti neologismi creati da lui. Sono una finestra aperta per cononoscere le condizioni e la vita della chiesa del suo tempo. In particolare appare per la prima volta nelle sue lettere la concezione tripartita del ministero cristiano: vescovo, presbiteri, diaconi.
La Chiesa cattolica celebra la sua festa il 17 ottobre.
Riferimenti esterni
[http://www.lalode.com/17ottobre.htm Vita di Sant'Ignazio di Antiochia e alcuni dei suoi testi più famosi]
Ignazio di Antiochia
107
Eventi
- Traiano divide la Pannonia in due parti tra il 102 e quest'anno.
- Primo anno dell'era yongchu della Dinastia Han.
Nati
Morti
- Sant'Ignazio di Antiochia, martire, divorato dalle fiere a Roma
- Tito, discepolo di Paolo (data tradizionale)
007
ko:107년
Impero romano
L'Impero romano succedette alla Repubblica Romana, controllò il mondo Mediterraneo e gran parte del Nord Europa dopo il 31 AC; entrò in crisi nel III secolo DC e si riorganizzò su basi autocratiche, spostando il proprio baricentro in oriente, dove con l'imperatore Costantino ebbe una nuova capitale. In seguito l'impero venne diviso in un impero d'oriente e un impero d'occidente, ma Roma non fu più capitale, neanche dell'occidente. L'ultimo imperatore romano nella metà occidentale dell'Impero fu deposto nel 476. La parte orientale dell'Impero sopravvisse senza interruzioni, ma con graduale perdita di territori fino al 1453 quando Costantinopoli cadde sotto il dominio dei Turchi (si veda Impero Bizantino). Gli stati successori in occidente (Regno franco e Sacro romano impero) ed in oriente (la Russia degli Zar) continuarono ad usare i titoli adottati dall'Impero romano, fino all'epoca delle rivoluzioni.
Influenze dell'Impero romano sul modo di governare, la legge, l'architettura e molti altri aspetti della vita risultano inevitabili.
L'ascesa di Augusto e gli imperatori Giulio-Claudi
Quando la Repubblica Romana (509 AC - 31 AC) arrivò alla fine, Caio Giulio Cesare Ottaviano, pronipote di Giulio Cesare e da lui adottato, rafforzò la sua posizione con la sconfitta del suo unico rivale per il potere, Marco Antonio, nella battaglia di Azio. Anni di guerra civile avevano lasciato Roma quasi senza legge. Tuttavia Roma non era ancora preparata ad accettare il controllo di un despota.
Ottaviano agì astutamente. Per prima cosa sciolse il suo esercito ed indisse elezioni. Ottaviano fu eletto alla
prestigiosa carica di console. Nel 27 AC, ufficialmente restituì il potere al
Senato di Roma, e si offrì di rinunciare alla sua personale supremazia militare ed
egemonia sull'Egitto. Non solo il Senato respinse la proposta, ma gli fu anche dato il controllo della
Spagna, Gallia e Siria. Poco dopo Il Senato gli concesse anche l'appellativo di "Augusto".
Augusto sapeva che il potere necessario per un governo assoluto non sarebbe derivato dal consolato. Nel 23 AC, rinunciò a questa carica, ma si assicurò il controllo effettivo assumendo alcuni poteri legati alle antiche magistrature repubblicane.
- Gli fu garantita a vita la tribunicia potestas, legata in origine alla magistratura di tribuno della plebe, che gli permetteva di convocare il Senato e decidere e porre questioni avanti ad esso.
- Ricevette inoltre limperium, ossia il comando militare, che gli dava autorità suprema in tutte le questioni riguardanti il governo del territorio.
Il 27 AC e il 23 AC segnano le principali tappe di questa vera e propria riforma costituzionale, con la quale si considera che Augusto assumesse concretamente i poteri propri di imperatore di Roma. Egli tuttavia più tipicamente usò titoli come "Principe" o "Primo Cittadino".
Con i nuovi poteri che gli erano stati conferiti, Augusto organizzò l'amministrazione dell'Impero con molta padronanza. Stabilì moneta e tassazione standardizzata; creò una struttura di servizio civile formata da cavalieri ed uomini liberi (mentre in precedenza erano prevalentemente schiavi) e previde benefici per i soldati al momento del congedo.
Fu un maestro nell'arte della propaganda, favorendo il consenso dei cittadini alle sue riforme. La pacificazione delle guerre civili fu celebrata come una nuova età dell'oro dagli scrittori e poeti contemporanei, come Orazio, Livio e soprattutto Virgilio. La celebrazione di giochi ed eventi speciali rafforzavano la sua popolarità.
Augusto inoltre per primo creò un corpo di vigili del fuoco, ed una forza di polizia per la città di Roma, che fu suddivisa amministrativamente in 14 regioni.
Il controllo assoluto dello stato gli permise di indicare il suo successore, nonostante il formale rispetto della forma repubblicana. Inizialmente si rivolse al nipote Marco Claudio Marcello, figlio della sorella Ottavia, al quale diede in sposa la figlia Giulia. Marcello morì tuttavia nel 23 AC: alcuni degli storici successivi ventilarono l'ipotesi, probabilmente infondata, che fosse stato avvelenato da Livia.
Augusto maritò quindi la figlia alla sua "mano destra", Agrippa. Da questa unione nacquero tre figli Caio Cesare, Lucio Cesare e Postumo (così chiamato perché nato dopo la morte del padre) e i due maggiori furono adottati dal nonno con l'intento di farne i suoi successori, ma morirono anch'essi in giovane età. Augusto mostrò anche favore per i suoi figliastri (figli del primo matrimonio di Livia) Tiberio e Druso, che conquistarono a suo nome nuovi territori nel nord.
Dopo la morte di Agrippa nel 12 AC, il figlio di Livia, Tiberio, divorziò dalla prima moglie, figlia di Agrippa e ne sposò la vedova, Giulia. Tiberio fu chiamato a dividere con l'imperatore la tribunicia potestas, che era fondamento del potere imperiale, ma poco dopo si ritirò in esilio volontario a Rodi. Dopo la morte precoce di Caio e Lucio nel 4 AC e 2 AC rispettivamente, e la precedente morte del fratello Druso maggiore (9 AC), Tiberio fu richiamato a Roma, e venne adottato da Augusto, che lo designava in tal modo proprio erede.
Roma
Il 9 agosto 14, Augusto morì. Poco dopo il Senato decretò il suo inserimento fra gli dei di Roma. Postumo Agrippa e Tiberio erano stati nominati coeredi. Tuttavia Postumo era stato esiliato e venne ben presto ucciso. Si ignora chi ordinasse la sua morte, ma Tiberio ebbe la via libera per assumere lo stesso potere che aveva avuto il padre adottivo.
I primi anni del regno di Tiberio furono pacifici e relativamente tranquilli. Tiberio assicurò il potere di Roma e la sua ricchezza. Nel 19 fu accusato della morte del nipote, il popolare Germanico. Nel 23 morì suo figlio, Druso minore. Sempre più Tiberio si ritirava in se stesso e diede il via ad una serie di processi ed esecuzioni per tradimento. Lasciò il potere nelle mani del comandante della guardia pretoriana, Elio Seiano. Tiberio stesso si ritirò a vivere nella sua villa di Capri nel 26 lasciando Seiano al potere. Seiano proseguiva le persecuzioni. Anche lui cominciò a consolidare il proprio potere; nel 31 fu nominato console insieme a Tiberio e sposò Livilla, nipote dell'Imperatore. Ma la sua potenza divenne eccessiva e la paranoia dell'Imperatore che aveva sfruttato tanto abilmente per il suo interesse, colpì questa volta lui. Seiano fu messo a morte, insieme a molti dei suoi amici lo stesso anno. Le persecuzioni continuarono fino alla morte di Tiberio nel 37.
37
Al momento della morte di Tiberio, molti dei personaggi che avrebbero potuto succedergli erano stati brutalmente uccisi. Il successore più logico (scelto anche da Tiberio) era il suo pronipote e figlio di Germanico, Caio (meglio conosciuto col nome di Caligola). Caligola iniziò il regno ponendo fine alle persecuzioni e bruciando gli archivi dello zio. Ma sfortunatamente cadde presto malato e a partire dal tardo 37 gli storici successivi riportano una serie di suoi atti insensati, alterando probabilmente in parte le vicende storiche. Pare che avesse ordinato ai suoi soldati di invadere la Britannia, ma avesse cambiato parere all'ultimo minuto, mandandoli invece a raccogliere conchiglie sulla riva del mare. Vernivano inoltre riportati i rapporti incestuosi che avrebbe avuto con le sue sorelle. Il suo ordine di erigere una sua statua nel tempio di Gerusalemme, sebbene fosse di normale amministrazione nelle province orientali il culto riservato al sovrano, scatenanò l'opposizione degli Ebrei. Nel 41, Caligola cadde vittima di una congiura, assassinato dal comandante della guardia Cassio Cherea. L'unico membro rimasto della famiglia imperiale era un altro nipote di Tiberio: Tiberio Claudio Druso Nerone Germanico, meglio noto come Claudio.
Claudio era stato a lungo considerato un debole ed un pazzo dal resto della famiglia. E tale fama, alla quale contribuì anche lo scrittore Tacito, gli rimase per tradizione. Egli non fu tuttavia né paranoico come lo zio Tiberio, né pazzo come il nipote Caligola, e fu invece capace di amministrare con responsabile capacità. Riorganizzò la burocrazia e mise ordine nella cittadinanza e nei ruoli senatoriali. Proseguì la conquista e colonizzazione della Britannia, creando nel 43 la nuova provincia, ed aggiunse all'Impero molte provincie orientali. In Italia costruì un porto invernale ad Ostia, creando magazzini per accumulare granaglie e cereali provenienti da altre parti dell'Impero e da usare nella cattiva stagione.
Sul fronte familiare, Claudio ebbe meno successo. La moglie Messalina lo tradiva e fu quindi messa a morte; successivamente sposò la nipote Agrippina. Questa, insieme con molti dei suoi liberti aveva uno straordinario potere su di lui e probabilmente lo uccise nel 54. Claudio nello stesso anno fu inserito fra gli dei. La morte di Claudio spianò la strada al figlio di Agrippina, il sedicenne Lucio Domizio Enobarbo, che adottato da Claudio aveva preso il nome di Tiberio Claudio Nerone Domiziano, noto come Nerone.
Inizialmente, Nerone lasciò il governo di Roma a sua madre ed ai suoi tutori, in particolare a Seneca. Tuttavia divenendo adulto, il suo desiderio di potere aumentò; fece giustiziare la madre ed i tutori. Durante il regno di Nerone ci fu una serie di rivolte e ribellioni in tutto l'Impero: in Britannia, Armenia, Partia e Giudea. L'incapacità di Nerone di gestire le ribellioni e la sua sostanziale incompetenza divennero rapidamente evidenti e nel 68, cosicché perfino la guardia Imperiale lo abbandonò. Nerone si suicidò, e l'anno 69 (noto come l'anno dei quattro Imperatori) fu un anno di guerra civile, con gli Imperatori Galba, Otone, Vitellio e Vespasiano al trono in rapida successione. Alla fine dell'anno, Vespasiano riuscì a consolidare il suo potere come Imperatore di Roma.
Si veda anche Albero genealogico Giulio-Claudio e [http://www.wikipedia.org/wiki/Roman_Emperors/JulioClaudian (l'albero genealogico degli Imperatori Giulio Claudi in inglese)]
Gli Imperatori Flavi
Vespasiano era stato un Generale Romano di notevole successo ed aveva amministrato molte
parti esterne dell'Impero.
Aveva sostenuto la candidatura imperiale di Galba; tuttavia alla sua morte, Vespasiano divenne il maggior aspirante al trono. Dopo il suicidio di Otone, Vespasiano riuscì a dirottare la
fornitura invernale del grano per Roma, mettendosi in ottima posizione per sconfiggere l'ultimo rivale, Vitellio. Il 20 dicembre 69, alcuni sostenitori di Vespasiano occuparono Roma. Vitellio fu ucciso dalle sue truppe, ed il giorno successivo il Senato confermò Imperatore Vespasiano.
Vespasiano fu praticamente un autocrate, ed ebbe molto meno appoggio dal Senato dei suoi predecessori
Giulio-Claudii. Questo è esemplificato dal fatto che lui stesso riferisce la sua salita al potere l'1 luglio quando
fu proclamato Imperatore dalle truppe, invece del 21 dicembre quando fu confermato dal Senato. Egli volle, negli anni successivi, espellere i Senatori a lui contrari.
Vespasiano riuscì a liberare Roma dai problemi finanziari creati dagli eccessi di Nerone e dalle guerre civili. Aumentando le tasse in modo drammatico (talvolta più che raddoppiate), egli riuscì a
raggiungere una eccedenza di bilancio ed a realizzare progetti di lavori pubblici. Egli fu il primo committente del Colosseo e costruì un Foro il cui centro era il Tempio della Pace.
Vespasiano fu inoltre effettivamente imperatore delle provincie. I suoi generali soffocarono ribellioni in Siria e Germania. Infatti in Germania riuscì ad allargare le frontiere dell'Impero, e gran parte della Bretagna fu portata sotto il dominio di Roma. Inoltre estese la Cittadinanza romana agli abitanti della Spagna.
Un altro esempio delle sue tendenze monarchiche fu la sua insistenza che gli succedessero i figli Tito e Domiziano; il potere imperiale non era visto allora come ereditario. Tito, che aveva avuto qualche successo militare all'inizio del regno di Vespasiano, fu visto come il supposto erede al trono; Domiziano era visto come meno disciplinato e responsabile. Tito affiancò il padre nei compiti di censore e console e lo aiutò nel riorganizzare i ruoli del Senato. Il 23 giugno 79, alla morte di Vespasiano, Tito fu immediatamente confermato imperatore.
Il breve regno di Tito fu marcato dai disastri: nel 79 l'eruzione del Vesuvio distrusse Pompei, e nell'80 un incendio distrusse gran parte di Roma. La sua generosità nella ricostruzione dopo le tragedie, lo rese molto popolare. Tito fu molto fiero dei suoi progressi nella costruzione del grande anfiteatro cominciato dal padre. Egli tenne la cerimonia inaugurale nell'edificio non ancora terminato durante gli anni 80, con un grandioso spettacolo in cui si esibirono 100 gladiatori e che durò 100 giorni. Tuttavia il Colosseo fu completato solo durante il regno di Domiziano. Tito morì nell'81 a 41 anni e ci furono voci che fosse stato assassinato dal fratello impaziente di succedergli.
Fu con Domiziano che i rapporti già tesi tra la dinastia flavia ed il senato si andarono sempre più logorando. Le cause di questo difficile sodalizio furono dapprima la divinizzazione del culto personale dell'imperatore secondo modalità tipicamente ellenistiche ed in seguito il divorzio dalla moglie Domizia, di estrazione senatoria. Anche sul fronte esterno le cose non andavano meglio; nonostante i successi della guerra britannica, finita nell'84, e la vittoria sui Catti, la guerra dacica (85-89) finì col pagamento dell'alleanza con Decebalo. Nell'89 Domiziano dovette reprimere la ribellione di Antonino Saturnino a Magonza. La parte finale del suo regno fu macchiata dalla condanna dei filosofi e, nel 95, dalla persecuzione contro i Cristiani. L'anno seguente Domiziano morì, vittima di una congiura.
Gli imperatori adottivi
Il periodo che va dalla fine del I alla fine del II secolo è caratterizzato da una successione non più dinastica, ma adottiva, basata sui meriti dei singoli scelti dagli imperatori come loro successori.
Nerva (96-98), un anziano senatore scelto come successore di Domiziano, adottò un eminente personaggio militare, Traiano. Durante l'impero di quest’ultimo (98-117), le conquiste derivanti dalle guerre daciche e dalle campagne contro i Parti, con la creazione di tre nuove provincie (Armenia, Mesopotamia e Assiria), consentirono all'impero di raggiungere la sua massima estensione.
A lui succedette Adriano (117-138), che accrebbe i poteri del principe rispetto a quelli del senato ed unificò la legislazione dell'impero. Negli anni del suo regno vi fu un periodo di pace, turbata esclusivamente dalla seconda rivolta giudaica (132-135), e l'imperatore si occupò della fortificazione dei confini settentrionali, con la realizzazione del Vallo di Adriano in Britannia ed il consolidamento del confine germanico.
Antonino Pio (138-161), capostipite della Dinastia degli Antonini, continuò la politica pacifica del predecessore, fu un saggio amministratore e riconfermò al senato le prerogative passate, tanto da meritarsi l'appellativo di pio.
Alla sua morte gli succedettero Marco Aurelio (161-180) e Lucio Vero, morto nel 169.
Il periodo del regno dell'imperatore filosofo non fu felice come i precedenti: dal 162 al 165 vi fu una guerra contro i Parti, nel 166 scoppiò una pestilenza, dal 167 al 175 le campagne contro Marcomanni e Quadi e la rivolta di Avidio Cassio in Oriente misero a dura prova le finanze dell'impero. I prodromi della crisi che investì l'impero romano nel III secolo si fecero maggiormente sentire con la successione al trono di Commodo (180-192).
Il figlio di Marco Aurelio incrinò l'equilibrio istituzionale raggiunto e con il suo atteggiamento dispotico favorì il malcontento delle province e dell'aristocrazia. Il suo assassinio diede il via ad un periodo di guerre civili.
L'ultimo periodo della pax romana può essere considerata l'età più felice dell'impero romano: tramite la politica di pace instaurata e la prosperità derivatane il governo imperiale attirò consensi unanimi, tanto che Nerva ed i suoi successori sono anche noti come i cinque buoni imperatori.
Lo sviluppo economico e la coesione politica ed ideale, raggiunta anche per l'adesione delle classi colte ellenistiche, che contraddistinsero il secondo secolo, non devono, comunque, trarre in inganno, in quanto da lì a poco l'impero comincerà a mostrare i primi sintomi della decadenza.
La tarda età imperiale
Durante il III secolo, le guerre civili, la crisi economica conseguente, l'indebolimento delle difese, la pressione dei barbari, i cambiamenti sociali e religiosi mettono in pericolo l'esistenza stessa dell'impero. Da tale crisi l'impero esce trasformato, ma saldo con Diocleziano, che ne modifica profondamente l'ordinamento.
Nei primi anni del secolo la dinastia dei Severi attua una politica accentratrice ed un processo di relativa democratizzazione. In tale programma si inserisce la Constitutio antoniniana promulgata da Caracalla (Marco Aurelio Antonino) nel 212 che, concedendo la cittadinanza romana a tutti gli uomini liberi residenti nell'impero, sana le disparità giuridiche, fiscali ed amministrative. Nel 235, l'assassinio di Alessandro Severo apre un periodo di anarchia militare, durante il quale si susseguono numerosissimi imperatori che restano in carica pochi mesi, o anche pochi giorni. In tale situazione prevalgono gli interessi particolari delle differenti parti dell'impero che cercano di risolvere con interventi pragmatici i problemi che il potere centrale non è in grado di risolvere. Le spinte eccentriche vengono in qualche modo frenate dall'imperatore Diocleziano istituendo la tetrarchia, un regime collegiale di due Augusti e due Cesari che amministrano raggruppamenti distinti di province dell'Impero, accresciute in numero e riunite in diocesi. In questa circostanza anche l'Italia viene suddivisa in province. Più in generale si verifica in questi anni una progressiva marginalizzazione delle aree più antiche dell'impero a vantaggio di un oriente, forte della tradizione ellenistica, assai più prospero quanto a politica amministrazione e cultura. Ciò crea i presupposti per il frazionamento dell'impero che avviene di fatto nel 395, alla morte di Teodosio I. La pressione dei barbari ai confini e l'enorme estensione degli stessi rende l'esercito garante della sopravvivenza dello Stato ed il comando delle truppe è affidato ad ufficiali di carriera, che sostituiscono nell'incarico i senatori, spezzando il già labile legame fra il potere costituzionale e quello militare ed aprendo agli ufficiali la possibilità di ottenere cariche di notevole importanza nell'amministrazione dello Stato. Inoltre la necessità di frequenti leve estende il reclutamento a cittadini di tutto l'impero e, poi, anche ai barbari. Lo spopolamento delle campagne, dovuto sia alla crisi militare, sia alla scarsità di manodopera servile, porta ad una crisi economica, aggravata dall'insicurezza delle vie di comunicazione che causa la riduzione dei commerci. La necessità di mantenere in efficienza gli eserciti comporta un inasprimento fiscale e la conseguente inflazione provoca un aumento dei prezzi che colpisce soprattutto le città. Pestilenze e catastrofi naturali aggravano la situazione con un imponente calo della popolazione.
Storici antichi dell'Impero
In latino
- Livio - la sua è una storia della Repubblica Romana, ma scritta durante il regno di Augusto [http://www.thelatinlibrary.com/florus2.html Si veda collegamento esterno sulle opere]
- Svetonio [http://www.biblio-net.com/lett_cla/svetonio.htm Si veda collegamento esterno sulle opere]
- Tacito [http://www.biblio-net.com/lett_cla/tacito.htm Si veda collegamento esterno sulle opere]
- Ammiano Marcellino
In greco
- Eusebio di Cesarea
- Sozomen
Letteratura latina del periodo imperiale
- Lucio Apuleio
- sant'Agostino d'Ippona
- Orazio
- Virgilio
Studi del XVIII secolo e XIX secolo
- The History of the Decline and Fall of the Roman Empire, Edward Gibbon (1776 - 1788)
Studi moderni sull'Impero romano
- Brown, P., Società romana e impero tardo-antico, Roma-Bari 1986.
- J.B. Bury, A History of the Roman Empire from its Foundation to the death of Marcus Aurelius, 1913
- Jacques, F. - Scheid, J., Roma e il suo impero. Istituzioni, economia, religione, Laterza, Roma-Bari 1992.
- Jones, A.H.M., Il tardo impero romano. 284-602 d.C., Milano 1973-1981.
- Luttwak, E.N., La grande strategia dell'impero romano, Milano 1991.
- Mazzarino, S., L'impero romano, Roma-Bari 1995.
- Rémondon, R., La crisi dell'impero romano, Milano 1975.
- Rostovzev, M., Storia economica e sociale dell'Impero romano, Firenze 1980.
- Wacher, J. (a cura di), Il mondo di Roma imperiale, Roma-Bari 1989.
- Wheeler, M., La civiltà romana oltre i confini dell'impero, Torino 1963.
Voci correlate
- Consoli Repubblicani Romani
- Imperatori romani
- Limes
- Costantinopoli
- Impero Bizantino
- Imperatori Bizantini
- Pax Romana
- Strade Romane
- Letteratura latina
Sulle battaglie:
- Lista battaglie romane
Collegamenti esterni
- [http://www.imperium-romanum.it/IR/impero/urbe_colonie.htm Le città romane]
- [http://www.imperium-romanum.it/IR/principale.htm Imperium-Romanum]
- [http://www.signainferre.it Signa Inferre]
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Categoria:Storia d'Italia
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EbraismoL'Ebraismo è il complesso di credenze religiose, scritte ed orali, e l'insieme di tradizioni culturali, etniche e rituali proprie del popolo ebraico.
Religione ebraica
Sacre Scritture e monoteismo
Il testo sacro per antonomasia, ma non l'unico nell'Ebraismo, è la Torah, scritto in ebraico, corrispondente ai 5 libri del Pentateuco e forse redatto in maniera definitiva tra il VII ed il VI secolo AC a testimonianza della scelta del Popolo di Israele, da parte di Dio, quale suo sacerdozio e del patto stretto da Questi con gli Ebrei. Il Canone ebraico delle Sacre Scritture venne definito nel I secolo d.C.
Il fulcro della fede israelitica è la confessione monoteistica ( | | |